Libri dalla categoria Preistoria
La Chiave Segreta dell’Immortalità – Ascension
Storie e vicende di esseri di luce e maestri immortali
Autore/i: Shumsky Susan
Editore: Macro Edizioni
prefazione di Joanna Cherry, traduzione di Valeria Valli.
pp. 320, nn. illustrazioni b/n, Cesena (FC)
Chi sono i maestri ascesi e gli esseri divini?
Come incontrarli?
Vuoi conoscere le loro storie e i loro volti?
Vuoi sapere cosa significa sperimentare
l’ascensione e camminare al di là della morte?
L’insegnante spirituale e autrice di fama internazionale Susan Shumsky, in quest’opera raccoglie racconti di incontri con esseri divini e storie di persone viventi che potrebbero essere maestri ascesi.
Ci spiega come incontrare le nostre divine guide interiori e scoprire i loro nomi e ruoli.
Ci spinge inoltre in profondità a trovare il nostro sé superiore, l’angelo custode, la guida spirituale, il maestro insegnante e il nostro Dio.
Non moriremo mai!
Al di là dei confini mortali della nostra forma fisica,
noi siamo esseri di luce immortali,
eternamente viventi in uno splendido corpo radioso
di sfere luminose in molteplici dimensioni.
Tu non morirai mai.
Sei un essere di luce immortale e vivi per l’eternità in un corpo di luce.
Questo corpo fisico che temporanea-mente abiti non è la tua vera dimora.
Tu risiedi in uno splendido, radioso corpo di sfere luminose in molteplici dimensioni.
Non sei mai nato e non muori.
Sei eterno, senza inizio né fine.
Fino a questo momento, probabilmente ti sei identificato con il tuo corpo fisico, mortale ed effimero, soggetto a morte, sopravvivenza, crescita, cambiamento, decadenza e morte. Senza una visione dell’immortalità, vedi soltanto la conchiglia. Senza riconoscere la permanenza alla base del tuo essere, percepisci solo le catene della vita mortale.
Leggendo questo libro possiamo:
- scoprire chi sono i maestri ascesi e gli esseri divini e come incontrarli
- conoscere le storie, i dipinti e i disegni di esseri immortali
- comprendere cosa significa sperimentare l’ascensione e camminare al di là della morte
- leggere racconti di incontri con esseri divini e storie di persone viventi che potrebbero essere maestri ascesi
- capire come incontrare i nostri divini maestri interiori e scoprire i loro nomi.
“Susan Shumsky fornisce le chiavi segrete che dischiudono la porta dell’immortalità fisica.” (Joe Vitale, autore di fama internazionale)
“Lei c’è stata, è questo che fa di lei una grande insegnante.” (Larry Dossey, autore de Il Potere delle Premonizioni, Macro Edizioni 2011)
Susan Shumsky, insegnante spirituale altamente stimata, pioniera nel campo dello sviluppo personale e speaker professionale di gran fama, la dottoressa Susan Shumsky è autrice di fama internazionale.
Per ventidue anni ha studiato come studente residente con Maharishi Mahesh Yogi, fondatore di Meditazione Trascendentale e guru dei Beatles, facendo parte del suo staff personale per sette anni. Spesso ospite di trasmissione televisive (NBC, CBS, ABC, e FOX TV) è comparsa sulle riviste Woman’s World, Cosmopolitan e GQ.
Ha insegnato a migliaia di persone di tutto il mondo a meditare, sviluppare l’intuizione, e conseguire l’autorealizzazione e l’illuminazione.
Il Volto di Gesù
Storia di un’immagine dall’antichità all’arte contemporanea
Autore/i: Caroli Flavio
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
premessa dell’autore.
pp. 114, nn. fotografie a colori, Milano
«Dalle Catacombe a Raffaello, da Gauguin a Pasolini: duemila anni di immagini di Gesù.»
La prima immagine. Di Gesù che il mondo possiede è, paradossalmente, una caricatura nata dalla fantasia di un nemico dei cristiani: raffigura un crocifisso con testa d’asino. Risale al II secolo, ed è stata quindi realizzata quando ormai coloro che lo hanno conosciuto vita non ci sono più. Ogni successiva raffigurazione del Figlio di Dio sarà dunque frutto esclusivamente dell’immaginazione umana.
Flavio Caroli si è interrogato sui vari modi di rappresentare Gesù, curiosità nata da ragazzo confrontando il Cristo con la barba del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini con quello imberbe dei mosaici ravennati di Sant’Apollinare Nuovo e del mausoleo di Galla Placidia. Sollecitato da tale contrasto, l’autore ripercorre la tradizione iconografica millenaria che vede il Figlio di Dio raffigurato ora simile a un giovane Apollo ora nei panni di un uomo maturo, con barba e capelli lunghi.E ci mostra come, inizialmente, vengono esclusi gli episodici umilianti della sua vita: Cristo immaginato quale dispensatore di leggi, Maestro o guaritore fino al Medioevo, periodo in cui inizia a dominare la sofferenza della Croce, resa emblematica di Cimabue con la figura di un uomo crocifisso che si contorce in un ultimo brivido di vita. Sarà la Resurrezione di Piero della Francesca, in pieno Umanesimo, a fondere tragedia della carne, magistralmente interpretata da Donatello, e classicismo, in uno dei ritratti più sublimi della storia della pittura. Luce naturale e luce sovrannaturale esprimono la doppia natura di Cristo nella Trasfigurazione di Raffaello, mentre la Pietà Rondanini di Michelangelo concede spazio soltanto al disfacimento del corpo.
Nel mondo contemporaneo Gesù diviene testimone della solitudine e dell’infelicità dell’artista e dell’uomo moderno, come dimostra il Cristo nell’orto degli ulivi di Gauguin, che si ritrae nei panni del figlio di dio abbandonato dagli apostoli. Con Guttuso, invece, il dramma della crocifissione si trasforma nella metafora di uno stato esistenziale che tocca l’umanità intera, soprattutto negli anni tragici della guerra. E Warhol non manca di fare di Gesù un oggetto di provocazione, un’icona del consumo, nella sua rilettura dell’Ultima Cena di Leonardo; un richiamo alla pittura del passato che caratterizza anche i lavori di registi come Pasolini, Zeffirelli e Olmi. Il volto di Gesù è l’appassionante racconto di come nell’arte ha risposto nei secoli al mistero delle sembianze di Cristo. Una sfida alla nostra immaginazione, poiché «anche le immagini che produrrà su di lui la fantasia del futuro non saranno né oggettive né innocenti. Saranno le immagini del Gesù di cui avrà bisogno il mondo di domani».
Flavio Caroli è ordinario di Storia dell’Arte moderna presso il Politecnico di Milano. Storico dell’arte moderna e contemporanea, ha dedicato i suoi studi alla linea introspettiva dell’arte occidentale, con molte pubblicazioni, fra cui: Leonardo. Studi di fisiognomica (1991), Il Cinquecento lombardo. Da Leonardo a Caravaggio (2000), Lorenzo Lotto (1975,1980), Tiziano (1990), Sofonisba Anguissola e le sue sorelle (1987), L’arte dalla psicologia alla psicanalisi. Teoria artistica e ricerche sul profondo dal XV al XX secolo (1984), Fede Galizia (1989), Giuseppe Bazzani. L’opera completa (1988), Il Gran Teatro del Mondo. L’anima e il volto del Settecento (2003), La pittura contemporanea dal Romanticismo alla Pop Art (1987), Dalla Scapigliatura al Futurismo (2001), Primitivismo e Cubismo (1977), Anni Trenta (1982), La politica dell’arte (1979), Europa, America. L’astrazione determinata 1960-1976 (1976), Parola-Immagine (1979), Nuova immagine (1980), Magico Primario (1982), Anni Ottanta (1985), Storia della fisiognomica da Leonardo a Bacon (1998), La storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli (2001), Le tre vie della pittura (2004), Arte d’Oriente Arte d’Occidente (2006), e, con Lodovico Festa, Tutti i volti dell’arte (2007). Poiché ciò che non può essere teorizzato deve essere raccontato, ha anche incontrato due volte la letteratura, con Mayerling, amore mio! (1983) e Trentasette. Il mistero del genio adolescente (1996,2007).
La Religione dei Romani
La religione e il sacro in Roma antica
Autore/i: Del Ponte Renato
Editore: Rusconi
prima edizione, premessa e introduzione dell’autore, in sovraccoperta: uno dei due Dioscuri, frammento di affresco da Pompei, Napoli, Museo Nazionale.
pp. 304, nn. tavole b/n f.t., illustrazioni b/n, Milano
I Romani furono gli autori di un originale, intenso e straordinario rapporto col divino. Senza questo rapporto non si potrebbero concepire, né la stessa esistenza fisica della città di Roma, né il millenario ciclo della sua civiltà.
Un «re àugure», al quale la tradizione mitologica dà il nome di Romolo, segna con l’aratro i confini della futura città. La fondazione di Roma, scrive Renato Del Ponte nella Religione dei Romani, fu il compimento di un atto giuridico-religioso.
Ebbe così inizio la pax deorum, garanzia di protezione da parte delle divinità. Da quel primo rito, sicuro e tangibile, Renato Del Ponte sviluppa un’indagine storica globale sull’universo religioso dell’antica Roma.
L’autore perlustra l’intero territorio laziale, partendo dai luoghi sacri nei villaggi protostorici per arrivare al culto della miriade di piccoli dèi che sovrintendevano alla vita quotidiana. La ricerca si allarga ai grandi dèi come Vesta, custode del fuoco inestinguibile, o come Marte che presiede alla guerra e Quirino che veglia sulla pace.
Il culmine della potestà religiosa è rappresentato da Giove Ottimo Massimo, definitiva espressione dell’unità fra la res publica e il divino, nella speculare rispondenza delle concezioni religiose dei Romani con le loro strutture giuridiche, sociali, politiche e militari.
Concepita secondo una visione assolutamente originale, diversa dalle tradizionali tendenze storiografiche, La religione dei Romani si propone come la più viva e attuale rivalutazione critica del sistema politeistico della Roma antica. Le ricerche di Renato Del Ponte sono costantemente documentate sulla base dei più recenti scavi archeologici e dei progressi avvenuti negli ultimi vent’anni nel campo delle scienze linguistiche e storico-religiose.
Renato Del Ponte, nato a Lodi nel 1944, vive in Lunigiana dove insegna italiano e latino nei Licei. Dal 1972 al 1990 ha diretto la rivista «Arthos», da lui stesso fondata, rivolta a studi e approfondimenti di carattere storico, archeologico, filosofico e religioso (Vi è comparso un suo saggio Sull’origine dei Liguri, ampliato in libro nel 1992). Ha curato l’edizione critica di un testo politico medievale (Tractatus de potestate summi Pontificis di Guglielmo da Sarzano, 1971) e tradotto e commentato la Relatio III di Quinto Aurelio Simmaco (1987).
Animatore culturale e conferenziere, studioso di storia delle religioni, di simbolismo e di storia delle idee, ha pubblicato Dèi e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica (Genova 1985 e 1988) e Il movimento tradizionalista romano nel ’900. Studio storico preliminare (Scandiano 1987).
Ha in progetto un ampio studio sulle origini del conflitto fra platonismo e aristotelismo nel XV secolo.
Luoghi e Corpi
Antropologia dello spazio, del tempo e del potere
Autore/i: Remotti Francesco
Editore: Bollati Boringhieri Editore
prima edizione, prefazione dell’autore.
pp. 192, Torino
Perché, in numerosi regni dell’Africa precoloniale, alla morte del sovrano il cadavere veniva consegnato alla foresta e la sua capitale abbandonata e distrutta? “Luoghi e corpi” è il nesso fondamentale: da qui la cultura e anche il Potere come separazioni e differenze, come segni che, incidendo luoghi e corpi, danno forma al tempo. Società e Potere decidono su “ciò che scompare”, “ciò che rimane”, “ciò che riemerge”. Il tamburo Bagyendanwa – un Noi sociale che permane al di qua dello scomparire e del riemergere del potere – obbliga a risalire a una convenzione originaria, a far luce sul “come se”, sulla “finzione”, a interrogarsi sulla sacralizzazione e sui processi di desacralizzazione che la modernità non può affatto vantare come suo momento esclusivo.
Anche dèi e altari sono spesso concepiti come precari e transeunti.
Sullo sfondo, il “flusso”, una sorta di basso continuo che ogni società avverte e coltiva. E tra “flusso” e “struttura” ogni Noi sceglie i compromessi della propria identità.
Francesco Remotti (1943) insegna antropologia culturale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha condotto ricerche etnografiche tra i Nande dello Zaire, e dirige la Missione etnologica italiana in Zaire e in Burundi. Tra le sue Pubblicazioni più recenti: con P. Scarduelli e U. Fabietti, Centri, ritualità, potere (Il Mulino 1989); Noi, Primitivi (Bollati Boringhieri 1990).
Ri-Legature Buddhiste
Autore/i: Venturini Riccardo
Editore: EUR – Edizioni Universitarie Romane
introduzione dell’autore.
pp. 542, Roma
Il buddhismo, com’è noto, sorse in India in quel fervido periodo in cui, contemporaneamente, fiorivano Socrate, Confucio e Lao-tzu, i profeti di Israele, Zarathustra, periodo nel quale l’umanità ha compiuto un passo fondamentale nell’approfondimento della coscienza di sé e dell’Essere nella sua interezza. Diffusosi in tutto il mondo, è ormai presente anche nel nostro Paese, sempre portando un messaggio di consapevolezza, di compassione, di gentilezza e di eleganza.
Oggi in Occidente, in un mondo ”disincantato” e dopo il tramonto delle ideologie, il buddhismo viene seguito da chi avverte l’esigenza di altre forme di spiritualità e interrogato da chi cerca, nei più diversi sistemi di pensiero, elementi utili per una nuova sintesi culturale.
Ma può un insegnamento nato 2500 anni fa, sviluppatosi lontano da Eschilo e Platone, dal diritto romano e dal cristianesimo, da Pico della Mirandola e da Cartesio, dai ”lumi” e dal Romanticismo, da Nietzsche e da Freud, dalla scienza e dalla democrazia, offrire validi apporti? All’inverso, può la cultura occidentale arricchire la tradizione buddhista, come in passato hanno fatto la Cina, il Tibet e il Giappone?
Con i saggi qui raccolti sotto il titolo di Ri-legature buddhiste, l’Autore offre un contributo di risposta a queste domande, ove ”ri-legare” è legare insieme, evidenziare rapporti, creare nessi, come vuole la parola che già di per sé riporta a religio.
Riccardo Venturini è stato professore ordinario di Psicofisiologia clinica nell’Università di Roma “Sapienza”. Laureato in filosofia e in medicina, si è dedicato agli studi psicofisiologici, svolgendo ricerche in campo sperimentale e clinico. Da vari anni si occupa degli stati di coscienza e dei livelli di vigilanza, nel contesto della psicologia occidentale e in quello delle psicologie tradizionali orientali, interessandosi, in particolare, dell’esperienza religiosa e delle tecniche di meditazione e di preghiera. Tra le opere: I livelli di vigilanza, Roma, Bulzoni, 1973; Coscienza e cambiamento – una prospettiva transpersonale, II ed., Assisi, Cittadella Ed., 1998.
Introduzione
I. EPITOME
II. DOTTRINA, STORIA
- Cosa è il buddhismo?
- Il corpo nell’insegnamento buddhista
- L’esperienza del corpo tra buddhismo e modernità
- Armonia tra mente e corpo nel buddhismo?
- Silenzio e parola nell’insegnamento del Buddha
- Le religioni alle soglie del 2000
- Il Dharma buddhista e gli “altri”
- Bioetica alla luce del Dharma
- Sulla Lettera su alcuni aspetti della meditazione cristiana
III. PAESI
- Giappone
- Cultura europea e religiosità giapponese
- Religione, salvezza e modernizzazione nella società giapponese
- Cerimonie degli addii
- Mongolia
- Sulle orme di Ossendowski: buddhismo e storia della Mongolia del Novecento
IV. PSICOLOGIA
- Psicologia transpersonale
- Altruismo e prosocialità – un approccio interculturale
- Spiritualità in psicologia, psicopatologia, psicoterapia
- Psicologia, psicofisiologia e nuovi movimenti
- Il vuoto mentale nelle psicologie tradizionali e l’ “attività psichica indifferenziata” nelle ricerche di Sante De Sanctis
V. INTERVISTE, LEZIONI E SEMINARI
- Gli opposti sacro e profano
- Paura di vivere – Paura di morire
- Parliamo del corpo
VI. FRAMMENTI
Recensioni
Note dal Blog
B. V. M. – Beata Vergine Maria
Le manifestazioni mariane in una nuova luce
Autore/i: Malanga Corrado; Pinotti Roberto
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
premessa degli autori.
pp. 336, illustrazioni b/n, Milano
Fra tutti i fenomeni che sfuggono alla comprensione della Scienza ufficiale, quelli denominati B.V.M. occupano senz’altro un posto molto particolare. Questa sigla (letteralmente l’acronimo di «Blessed Virgin Mary», cioè «Beata Vergine Maria») è infatti quella con cui i ricercatori del paranormale indicano le «apparizioni mariane», ovvero le inspiegabili manifestazioni di un’entità sacra che possono essere ricondotte alla figura della Vergine Maria. In questo documentatissimo saggio i due autori, prendendo in considerazione una vasta casistica internazionale che va dall’antichità ai giorni nostri, cercano di dipanare i molteplici misteri celati in questo tipo di fenomeni, studiandoli non solo sotto l’aspetto tecnico ma anche sotto quello sociologico. Un libro che apre spiragli sorprendenti su di un universo sconosciuto.
Corrado Malanga e ricercatore di Chimica presso l’Università di Pisa e consulente del Centro Ufologico Nazionale.
Roberto Pinotti, sociologo, giornalista scientifico e consulente dell’Ente Spaziale Europeo, e autore di diversi saggi divulgativi, tra i quali Angeli, Dei, Astronani (1991), UFO: Scacchiere Italia (1992) e I continenti perduti (1995), tutti già pubblicati negli Oscar.
L’Arte di Persuadere Se Stessi
Autore/i: Boudon Raymond
Editore: Rusconi
prima edizione, avvertenza dell’autore, traduzione dal francese di Giovanna Cifoletti, in copertina: Paolo Viterbini, Miraggio, 1993, tecnica mista su tela, cm. 50 x 70.
pp. 460, Milano
Molte delle scienze umane moderne – scrive Raymond Boudon – hanno apportato, per vie diverse e spesso indipendenti le une dalle altre, contributi sostanziali all’analisi della persuasione e dell’autopersuasione. E proprio con la presente opera Boudon fissa una tappa di grande rilievo nello sviluppo di una delle più significative tradizioni di filosofia e sociologia.
Il filo rosso che attraversa e unifica le affascinanti pagine del libro è l’idea («modello di Simmel») stando alla quale un’argomentazione ritenuta irreprensibile dalla logica e dal pensiero scientifico può produrre idee false, anzi può configurarsi come una delle fonti principali di idee dubbie, fragili e false.
Anche alla luce di siffatta prospettiva teorica, e con la forza probatoria di molti, di molto brillanti e istruttivi esempi, Boudon discute: delle forze che ci inducono ad acconsentire; delle buone ragioni per credere in idee false, e di quegli a priori (epistemologici, logici e linguistici) che – apparentemente innocui e di uso comune – possono condurre, sulla base di solidi argomenti, a idee dubbie e false. Da qui è naturale il passaggio compiuto da Boudon nel rimettere in discussione la teoria della razionalità, persuaso – com’egli è – della bontà e dell’importanza dell’idea di razionalità soggettiva sostenuta da Herbert Simon. E, alla fine, ritornando sul tema del filo conduttore dell’opera, l’Autore situa «il modello di Simmel» all’interno della teoria della conoscenza adottata da Simmel soprattutto nella Filosofia del denaro.
Raymond Boudon, tra i massimi sociologi contemporanei, è membro dell’Institute de France e dell’Accademia americana delle scienze e delle arti. È professore di sociologia presso la Sorbona di Parigi. Fra le sue principali opere, tradotte in italiano, ricordiamo: Metodologia della ricerca sociologica (Il Mulino, 1970); Stratturalismo e scienze umane (Einaudi, 1970); Istruzione e mobilità sociale (Zanichelli, 1979); Effetti «perversi» dell’azione sociale (Feltrinelli, 1981); Il posto del disordine (Il Mulino, 1985); L’ideologia. Origine dei pregiudizi (Einaudi, 1991).
La Conoscenza Personale
Verso una filosofia post-critica
Autore/i: Polanyi Michael
Editore: Rusconi
prima edizione, prefazione dell’autore, premessa e traduzione dall’inglese di Emanuele Riverso, in sovraccoperta: Illustrazione tratta da un manoscritto italiano di scienza e strumenti, senza titolo, inedito, Piemonte 1780.
pp. 632, Milano
Quest’opera è certamente una delle più significative e rivoluzionarie del nostro secolo. Essa proclama una nuova maniera di vedere e intendere la scienza, la società, l’uomo, gli altri viventi e l’universo intero in base ad una profonda revisione del processo cognitivo.
Molte voci si sono levate nel corso di questo secolo a criticare la scienza, facendola responsabile delle nostre incapacità di riflessione e delle frustrazioni che giorno per giorno viviamo; ma queste critiche sono venute troppo spesso da fonti sospette; esse hanno generalmente criticato ciò che non conoscevano se non in forma esteriore e confusa. Polanyi è invece uno scienziato autentico, che ha ritenuto di dover condurre in prima persona una riflessione accurata su ciò che egli ed i suoi colleghi scienziati effettuavano nel lavoro che compivano in quanto persone tra persone in una società umana.
Da questa riflessione è scaturita una consapevolezza della realtà della scienza che, mentre la difende da attacchi infondati e ingiustificati, mette in luce la sua dimensione umana in cui la meschinità e l’incertezza non distruggono caratteri di vera e propria epicità.
L’impresa che l’umanità ha compiuto e compie portando avanti la scienza, liberata da ogni falso orpello e da ogni presunzione retorica di tipo positivistico, appare da questa riflessione come la più degna, la più bella, la più nobilitante che possa esserci in un contesto di pace, libertà e convivenza democratica.
Michael Polanyi, professore di Chimica-Fisica all’Università di Manchester dal 1933 al 1948, dal 1948 al 1958 ha tenuto la cattedra di Studi Sociali presso la stessa Università. Successivamente eletto Senior Research Fellow al Merton College di Oxford, è morto nel 1976. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Atomic Reactions (1933), USSR Economics (1936), The Contempt of Freedom (1940), Science, Faith and Society (1946), The Logic of Liberty (1951), The Study of Man (1958).
La Fisica del Cristianesimo
Dio, i misteri della fede e le leggi scientifiche
Autore/i: Tipler Frank J.
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
prima edizione, introduzione dell’autore, traduzione di Tullio Cannillo.
pp. 362, nn. illustrazioni b/n, Milano
Dobbiamo accettare le implicazioni delle leggi fisiche, qualunque esse siano.
Se le leggi fisiche implicano l’esistenza di Dio, allora Dio esiste.
Mai come di questi tempi la questione della compatibilità tra fede e ragione, tra scienza razionale e credenze religiose ha appassionato il pubblico dei lettori. Molti libri di successo radicalizzano lo scontro, sostenendo che nessuna teologia può resistere di fronte al cammino inarrestabile del progresso scientifico. Frank J. Tipler, fisico americano, non è d’accordo. Passando in rassegna secoli di scritti e discussioni, si è reso conto che in tutto il dibattito su scienza e religione non era mai stata condotta alcuna seria ricerca di carattere scientifico sulle affermazioni e le credenze del cristianesimo e ha deciso di intraprendere questa originalissima indagine. La fisica del cristianesimo presenta gli affascinanti risultati del suo studio pionieristico: nulla, nella dottrina cristiana e nel racconto biblico, è incompatibile con le leggi della fisica moderna. L’esistenza del Dio di ebrei e cristiani, la Causa prima dell’universo, non contraddice nessuna legge di natura; al contrario, sono gli stessi fisici che postulano la necessità di una Singolarità cosmologica, un inizio non causato del cosmo. I miracoli raccontati nei Vangeli, lungi dall’essere improponibili in un quadro di riferimento scientifico, sono invece fisicamente realistici: è addirittura possibile ideare dei veri e propri esperimenti per provare la validità di alcuni dei miracoli più importanti. Dalla verginità di Maria all’incarnazione, alla resurrezione, l’autore ci dimostra come gli assunti in apparenza meno scientificamente plausibili del cristianesimo si fondino, o possano fondarsi, su leggi fisiche certe e possano trovare conferma nei più recenti studi di laboratorio. L’impostazione rigorosamente razionale di Tipler e il suo stile chiaro e accessibile distinguono questo libro da tutti gli altri che trattano dei conflitti tra scienza e religione. Rivolto non soltanto ai lettori cristiani ma anche a chiunque sia interessato a un argomento che suscita accese contrapposizioni intellettuali e appassionati dibattiti culturali, La fisica del cristianesimo costituisce uno straordinario ponte gettato tra la nuova scienza e la teologia.
Frank J. Tipler insegna fisica matematica alla Tulane University a New Orleans. Ha pubblicato La fisica dell’immortalità (Mondadori 1995) e con John D. Barrow Il principio antropico (Adelphi 2002).
Planetario
Simboli, miti e misteri di astri, pianeti e costellazioni
Autore/i: Cattabiani Alfredo
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
prefazione dell’autore.
pp. 446, nn. illustrazioni b/n, Milano
Perchè l’Orsa Maggiore si chiama così?
Quale dio misterioso si nasconde dietro il Toro?
Quali sono i pianeti, i caratteri, le pietre, i profumi e i fiori di ogni segno zodiacale?
Fin dall’antichità gli uomini, osservando il cielo notturno, hanno riconosciuto fra i pianeti e le stelle immagini fantastiche: l’Ariete, la Vergine, lo Scorpione, ma anche Orione, il Cane, il Cigno… Queste ottantotto figure mitiche, alle quali si legano segni zodiacali, tradizioni religiose, usanze popolari, leggende, sono tuttora adottate convenzionalmente dagli astronomi per identificare le costellazioni.
In Planetario Alfredo Cattabiani affronta un viaggio virtuale nel firmamento simbolico, in cui si ritrovano tracce delle civiltà mesopotamica, egizia e greca, per dipingere un affresco mitico-astronomico che fa da sfondo alla cultura occidentale. Non è un caso, perciò, che il libro sia «costellato» di versi di autori di ogni epoca – da Ovidio a Dante, a Pascoli -, di curiose etimologie di parole quali «artico» (dal greco arktós, orso) e «settentrione» (dal latino septem triones, sette buoi), e di eroi come Ercole o Perseo e divinità come Giove, Marduk, Osiride o Horo, che a loro volta richiamano altri misteri.
Tuttavia, Cattabiani non si limita a indagare figure del nostro immaginario collettivo per restituire a esse il loro autentico significato spesso stravolto da interpretazioni riduttive, ma rilegge temi astronomici e astrologici per coglierne le valenze profonde. Da queste pagine si comprende così come il nostro sapere sull’argomento sia ispirato a una visione sacrale del cosmo, perla quale ogni fenomeno è una manifestazione dell’Uno da cui tutto deriva e su cui tutto si fonda.
Corredato da cartine astronomiche che ne facilitano la lettura, scritto con rigore scientifico, ma anche con uno stile chiaro e accattivante, Planetario è la prima opera completa sulla remota cultura umana che si è sviluppata attorno alle stelle e, al tempo stesso, una guida pratica e originale per osservare il cielo a occhio nudo, come facevano gli antichi, e coglierne profondissime suggestioni.
Alfredo Cattabiani, nato a Torino, vive nel quartiere medievale di Viterbo. Già direttore editoriale di alcune case editrici, ha ideato e condotto molti programmi per Radio Rai, collabora con varie testate giornalistiche e ha curato o tradotto opere di Antonio Rosmini, Joseph de Maistre, Simone Weil, Georges Bernanos, Jules Barbey d’Aurevilly, Pierre Drieu La Rochelle e Baltasar Graciàn. Studioso di storia delle religioni, di simbolismo e di tradizioni popolari, ha pubblicato: Bestiario (Editoriale Nuova, 1984; nuova edizione con il titolo Bestiario segreto, Rusconi, 1995), Erbario (Rusconi, 1985), Bestiario di Roma (con Marina Cepeda Fuentes; Newton Compton, 1986; premio Tevere 1986), Calendario (Rusconi, 1988), Simboli, miti e misteri di Roma (Newton Compton, 1990), Santi d’Italia (Rizzoli, 1993; premio Estense 1993), Lunario (Mondadori, 1994) e Florario (Mondadori, 1996; premio Scanno 1997).
Keiraku-Shiatsu
Il metodo di cura manuale che nasce dalla tradizione giapponese dello zen. La regolazione dei flussi di energia per ristabilire e mantenere la buona salute.
Autore/i: Yahiro Yuji
Editore: Red Edizioni
disegni dell’autore, fotografie di Toshihiko Sato, in copertina: sole (yang) e nuvole (yin), simboli di energia vitale in trasformazione, stampa tratta da un manuale meteorologico del diciannovesimo secolo.
pp. 176, nn. fotografie e illustrazioni b/n, Como
Keiraku sono chiamate, nella medicina tradizionale giapponese, le vie percorse dei flussi di energia che costituiscono la struttura‘energetica del corpo; shiatsu è una terapia manuale [assai diversa dal massaggio quale noi lo conosciamo) capace di ristabilire l’equilibrio, il ritmo e la funzionalità dei flussi energetici, dai quali in primo luogo dipende lo stato di salute e di benessere dell’individuo. Questo tipo di conoscenze viene ancora oggi coltivato gelosamente da ristretti circoli di persone e considerato quasi materia iniziatica, oppure – all’estremo opposto – viene divulgato ed occidentalizzato in modo tale che ne risulta appiattito ogni spessore ed ogni valore di confronto per la nostra cultura.
Diversa la via seguita dall’autore di questo libro, che si è proposto la massima chiarezza ed accessibilità, senza decapitare però il suo insegnamento da quegli aspetti propri della filosofia zen che ne costituiscono un grande fascino.
Le illustrazioni in colore nel corso del libro sono tratte da un testo giapponese della fine del Settecento, di cui è autore Rinryohaku Fusuito, e che è alla base anche dell’odierno shiatsu terapeutico.
Yuji Yahiro, nato in Giappone, è stato il primo studioso di shiatsu ad importare e diffondere questa pratica in Italia; viene riconosciuto come maestro da numerosi praticanti e cultori di questa disciplina. Nella sua pratica di vita, Yuji si ispira alla dottrina dello zen; ha fondato da qualche anno un’associazione di filosofia e meditazione orientali a cui fa capo anche una scuola di shiatsu.
Trattato delle Confetture
Contenente i modi e le guise di fare ogni sorta di confetture liquide, sia allo zucchero che al miele che al vin cotto.
Autore/i: Nostradamus
Editore: Emme Edizioni
cura e introduzione di Fabrice Guérin, traduzione e note di Maria Luisa Mazzini.
pp. 104, nn. illustrazioni b/n, Milano
Oltre alle “Vrayes centurie et Prophéties”, altre opere altrettanto misteriose e fors’anche solo parzialmente esplicate sono apparse sotto il nome di prestigioso di Nostredatem. Tra le altre: Le Traité des Fardements et Confitures (Antoine Volant, Lyon, 1555), L’excellent et tris utile opuscule de plusieurs exquises recettes (Benoist Rigaud, Lyon, 1557), Le remède tris utile contro la peste et toutes fièvres pestilentielles, avec la manière de guérir. Aussi la singulière recette de l’æuf dont usait l’Empereur Maximilien I, per non parlare d’un testo non citato neppure dal suo biografo Chavigny, Les Hiéroglyphes d’Horapollo (l’”escriture D.M. trouvée“, di Centuria VIII, 66?), di cui solo nel 1968 è stato ritrovato il manoscritto.
Sono tutte “sue” e solo “sue” le opere che vanno sotto il nome dell’Adepto? Sono state scritte da lui per la prima o per l’ultima volta? A ciò sembra contraddire un passaggio del loro stesso “Autore”, contenuto nella Prefazione alle Profezie, e cioè nella lettera a Cæsar Nostradamus filius: “…E stante che molti volumi che sono stati ascosi per lunghi secoli mi son stati manifestati. Ma temendo per quanto sarebbe accaduto, ne ho fatto, dopo lettura, presente a Vulcano che, nel mentre li veniva a divorare, la fiamma, lambendo l’aria, rendeva una chiarità, [più luminosa] insolita, più chiara, [più luminosa] di natural fiamma, siccome luce di fuoco di cataclisma folgorante, illuminante di subito la casa, come se fosse stata in subita conflagrazione”.
Avvertimento che il nostro Autore ci rinnova nella non poco preziosa (poiché certamente inedita in non pochi essenziali passaggi), traduzione dei Geroglifici di Horapollo se, sottolinea, l’ha condotta anche a partire da “un esemplare vecchio, in greco, dei Druidi”.
Lungo quindi, misterioso dunque, il percorso – prima durante dopo – di quest’opera e magistero del fuoco, ch’è cucina sì, ma cucina, quantomeno abbiamo l’ardire di sospettare, d’alchimia, non fosse per le implicazioni greche di esso nome.
Tutte le ricette sono commentate e rese attuabili. Per gli appassionati di numerologia è stata integrata la numerazione originale. Il Lettore vi troverà alcune preziose avvertenze circa la cottura dello zucchero, non semplicissima per gli inesperti, e tuttavia premessa per confettare ogni frutta “in tutta perfezione”.
Culture e Civiltà dell’Asia Centrale
Autore/i: Bussagli Mario
Editore: ERI – Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana
unica edizione, prefazione e introduzione dell’autore.
pp. X-322, nn. illustrazioni b/n, 1 tav. b/n f.t., Torino
La storia e la cultura delle regioni centro-asiatiche non sono soltanto una pagina curiosa ed importante dell’evoluzione umana.
Intrecciandosi di continuo con quelle del mondo classico e del medioevo europeo producono una serie vastissima di fenomeni, spesso insospettati, quasi sempre poco noti, che chiarificano ampi periodi della nostra storia e che non dovrebbero essere ulteriormente ignorati. Il volume dedicato all’Asia centrale è nato appunto per questo: per mettere a disposizione degli specialisti e dei curiosi una massa enorme di dati che, dalle antichissime migrazioni preistoriche scende fino alla formazione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. In un arco di tempo che copre più di diecimila anni, figure notissime come Attila, Gengis Khan, Tamerlano ricevono nuova luce affiancandosi all’esame di fenomeni grandiosi come l’espansione ellenistica in Asia, l’azione dei mongoli in Terra Santa, la presenza di avventurieri toscani alla loro corte, la nascita della potenza russa per antitesi difensiva nei riguardi dell’Orda d’Oro.
Dagli antichi cacciatori di mammuth fino alle attuali tensioni prodotte dalla localizzazione delle centrali atomiche e missilistiche russe e cinesi la storia dell’Asia centrale dimostra una singolarissima coerenza ed un’importanza eccezionale, perché le terre dove essa si è svolta e si svolge meritano davvero la definizione di «pernio del mondo».
Mario Bussagli, ordinario di Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia centrale nell’Università di Roma, è nato a Siena il 23-IX-1917. Laureatosi sotto la guida di Giuseppe Tucci, si è dedicato, fra i primi, allo studio del mondo centro-asiatico nei suoi vari aspetti: soprattutto per quanto riguarda i rapporti fra Oriente ed Occidente nell’ambito delle arti figurative. Specialista di fama internazionale ha svolto e svolge una vasta attività scientifica. È membro della Commissione Nazionale Italiana per l’U.N.E.S.C.O. con la quale collabora anche in sede internazionale.
Direttore dell’Istituto per l’India e l’Asia Orientale della Facoltà di Lettere di Roma ha una larga produzione scientifica concretizzata in più di cento pubblicazioni redatte in varie lingue. A queste si affianca una nutrita attività giornalistica, radio-televisiva e cinematografica, diretta ad un’efficace divulgazione delle moderne conoscenze orientalistiche.
Alcune delle sue più importanti e recenti pubblicazioni nel campo degli studi centro-asiatici sono:
- La peinture de l’Asie centrale, Skira, Genève, 1964
- Cusanica et Serica, in «Rivista degli Studi Orientali», 1964
- Steppe culture, in «Enciclopedia Universale dell’Arte», 1966
- Bronzi cinesi, Milano 1968 (tradotto in inglese, Chinese Bronzes, Londra, New York, Toronto, Sidney 1969)
- La pittura dell’Asia centrale, Firenze, Sansoni, 1969.
Prefazione
I – Introduzione
II – Origini delle culture nomadi
III – Origini e caratteri delle culture e delle civiltà sedentarie
IV – Dalla fase scitica al periodo «Unno-sarmatico»
V – Il problema degli Unni di Attila
VI – Fra Cina ed Iran. Storia politica e culturale delle regioni carovaniere
VII – Gli Imperi Turchi
VIII – Gengis Khan, il dominatore del mondo
IX – La crociata mongola e l’esplorazione dell’Asia
Conclusione
Appendice
Cartine storico-geografiche e tavole illustrative
Bibliografia
Indice dei nomi
Jakob Lorber lo Scrivano di Dio
Profetizzò l’esistenza e la natura degli atomi e dei quasar – Previde la nascita delle radiocomunicazioni e dei voli atmosferici e spaziali – Indicò la crisi della nostra epoca industrializzata con tre parole: inquinamento, disoccupazione, inflazione.
Autore/i: Eggenstein Kurt
Editore: Armenia Editore
prefazione dell’autore, traduzione di Paola Giovetti Tenti.
pp. 504, 1 cartina b/n f.t., Milano
Un numero sempre maggiore di persone ha, ai nostri giorni, la sensazione che i mutamenti del tipo più diverso, che si sono verificati sulla terra nel giro di pochi anni, non possono essere considerati fenomeni passeggeri. Sebbene il livello di vita sia migliorato con sorprendente velocità, regnano ovunque scontentezza, invidia e odio. La barbarie spirituale e morale si diffonde; violenze e assassinii sono all’ordine del giorno. Sempre più preoccupati, gli uomini si chiedono se il costante aumento di catastrofi naturali, come terremoti, inondazioni, siccità, uragani e cambiamenti climatici stiano diffondendo |a tendenza ad una evoluzione terribile.
In questa situazione, all’uomo dell’era industriale viene annunciato un messaggio profetico che risale al XIX secolo e che fa veramente meditare. Questo messaggio soprannaturale, proposto dal profeta Jakob Lorber, la cui autenticità è dimostrata in maniera pienamente convincente, non lascia dubbi sul fatto che l’umanità si trovi ad una svolta e che su di essa si abbatteranno tremende catastrofi.
Il libro di Eggenstein ci presenta la figura di un profeta moderno, profondamente vicino all’anima umana e alle sue aspirazioni di un’esistenza migliore. Inoltre sottolinea come le rivelazioni di Lorber siano state confermate, dopo cento e più anni, dai risultati delle ricerche scientifiche e come questo profeta ci ammonisca sui reali contenuti dell’astronomia, della fisica atomica e dell’antropologia, che sono alla base del nostro pensiero sociale e scientifico.
Leggende del Popolo Curdo
Parola di Fiaba n° 21
Autore/i: Autori vari
Editore: Arcana Editrice
prima edizione italiana, introduzione e cura di Balulì Zanà.
pp. 184, Milano
Popolo diviso fra cinque nazioni, Turchia, Iran, Siria, Iraq e Armenia, i Curdi erano originariamente pastori nomadi, provenienti quasi certamente dall’antica Persia.
La loro storia è tra le più travagliate.
Passato via via dal dominio arabo a quello ottomano, il Kurdistan non fu mai uno stato unitario e l’identità nazionale e perfino la lingua curda furono negate dai regnanti di turno fino alla seconda guerra mondiale, quando almeno il Kurdistan iracheno ottenne, nel 1970, una parziale autonomia.
Tale nelle grandi linee la storia di questo popolo, che sta venendo prepotentemente alla ribalta della storia.
Le favole che compongono questo libro sono state faticosamente raccolte dalle fonti dei vari Paesi interessati e rielaborate da un esperto di letteratura del Vicino Oriente.
Sono racconti semplici, incentrati sulle esperienze e la mentalità di due personaggi tipici della cultura curda, il pastore e il viaggiatore, nonché sulla vita familiare.
La lezione che se ne può trarre, oltre al divertimento, è inaspettata: sdrammatizzante, generosa e fondamentalmente ottimista.
Parola di Fiaba: In questa collana sono raccolte fiabe e leggende che la fantasia dei vari popoli ha creato, elaborato e consegnato alla tradizione. Esse costituiscono un inestimabile patrimonio di tutti.
Metafisica dell’Opzione Intellettuale
Autore/i: Cardona Carlos
Editore: Edizioni Università della Santa Croce
prefazione e cura di Marco Porta, presentazione e introduzione dell’autore, traduzione di Andrea Zanni.
pp. 192, Roma
Nella Metafisica dell’opzione intellettuale la riflessione cardoniana manifesta una peculiare intenzionalità “diagnostica”, alla ricerca delle cause profonde del movimento di pensiero che dichiarando intransitabile la strada della trascendenza metafisica ho reso problematici i rapporti tra ragione e fede. Individuando, con Fabro, Gilson e molti altri, nel cogito cartesiano il punto di avvio della costruzione dei “Sistemi” moderni, Cardona ravvisa nell’affermazione teoretica dell’assolutezza del soggetto il ruolo decisivo della volontà: il cogito non è l’inizio assoluto, esso è preceduto da un volo, e più precisamente da una volontà di potere.
A distanza di oltre trent’anni dalla prima edizione spagnola (1969), la Metafisica dell’opzione intellettuale conserva la sua forza di stimolante “provocazione” socratica, in una stagione culturale che patisce una crisi tipicamente sofistica di svalutazione della verità, che divenendo “indifferente” rende sempre più confuso, sul piano della coscienza etica, il confine tra normalità ed eccezione. Di qui la necessità, come ha saputo fare Cardona, di diagnosticare in profondità i mali da curare, e di proporre adeguate terapie, non semplici cure palliative.
La Metafisica dell’opzione intellettuale punta a una rinnovata proclamazione della possibilità e necessità della conoscenza metafisica come reductio ad fundamentum, indispensabile per la fondazione dell’antropolo io e dell’etica. Il filosofo catalano, convinto che dopo l’occaso della parabola razionalista, o la filosofia riesce a ricuperare l’essere oppure si ripiega in un nolo cogitari, che rischio continuamente di concludere al nolo esse, afferma che la metafisica non si può risanare sul piano della pura teoresi. L’ipertrofia moderna della ragione, come pure la sua ricaduta “debolistica” postmoderna, sono oscillazioni ricorrenti dello spirito umano, che la Rivelazione cristiana mostra intimamente ferito dal peccato originale. Il lavoro di discernimento e di risanamento dovrò iniziare dalle fondamenta, dall’intelligenza, dalla volontà, dalla vita stessa degli intellettuali. (dalla prefazione di Marco Porta)
Pensiero e Poesia
Autore/i: Heidegger Martin
Editore: Armando Armando Editore
introduzione, traduzione e commento di Armando Rigobello.
pp. 84, 4 fotografie b/n, Roma
Heidegger poeta è forse meno noto che come pensatore. Per qualcuno può essere una inattesa scoperta.
«Arte e pensiero nella filosofia di Martin Heidegger» e tuttavia il tema di un convegno recentissimo svoltosi a Pisa, la Città del primo traduttore di Heidegger, Armando Carlini, mentre la presente raccolta poetica era in bozze.
Nel testo che presentiamo brevi parole introducono ogni partitura poetica e ne illustrano la singolare situazione di paesaggio da cui la poesia ha preso le mosse. In due o tre righe di prosa, spesso altamente poetica essa stessa, Heidegger riesce a delineare uno stato d’animo di trepida attesa in uno sfondo in cui le forze naturali irrompono violente oppure si dispongono in una pacata composizione. La singolarità delle connotazioni, le inconsuete sottolineature, tutto contribuisce a stabilire un rapporto col mondo circostante che è insieme di distacco dalla sua immagine ordinaria e di partecipazione ad un suo volto inconsueto.
Da questa rottura con la consuetudine nasce la poesia.
Il pensiero non procede dalla ricerca critica, ma dall’abbandono alla rivelazione che viene dalle profondità dell’essere, non è tormento speculativo ma quiete serena. L’ontologia si presenta allora come fenomenologia, il pensare diviene esperienza del pensare; al dominio logico succede il raccoglimento, l’attesa, il ringraziamento: pensare è ringraziare.
Pensare è collocarsi in una dimensione di luminosità indiretta, rifiutare formalizzazioni logiche o oggettivazioni e avvertire, fare esperienza del pensiero che sopraggiunge come la luce nella radura del bosco.
Tutto è dominato da quell’avvento che è insieme un ritorno, in una posizione che oscilla tra la contestazione radicale e la quiete serena di una panica dimora nell’eterno. Quel pensare da cui siamo investiti e che solo la poesia ha la forza di esprimere, è il pensare l’essere senza la rottura di una misteriosa continuità che colloca pensiero e essere in una stessa dimensione, sia pure variegata di atti incompiuti, di silenzi allusivi, di espressioni interrotte.
Le Passioni Umane
Autore/i: Blais Gérard
Editore: Edizioni Paoline
versione dalla quinta edizione francese di C. Amedei.
pp. 376, Milano
Questo lavoro sulle passioni umane si rivolge a tutti coloro che s’interessano alla psicologia. Chi non vede che la conoscenza delle proprie passioni può grandemente aiutare a dominarsi? La conoscenza delle passioni umane è indispensabile agli educatori preoccupati di perfezionarsi nella loro delicatissima arte; agli oratori sacri o profani che si sforzano di persuadere e di convincere: a tutti coloro che debbono guidare gli uomini e che a tal fine devono obbedire alla psicologia dei loro sudditi per poter meglio esercitare la loro autorità su di essi.
La carità fraterna deve assolutamente tener conto delle passioni umane e la migliore conoscenza di esse può aiutarci a perfezionarla concretamente mediante la preoccupazione di meglio comprendere e rispettare gli altri per amarli maggiormente. Nella redazione di questo studio, l’Autore ha avuto una cura costante di concisione e di precisione. La parte speculativa, ma specialmente l’introduzione che tratta delle passioni in generale, potrebbe scoraggiare per le sue necessarie sottigliezze. Ma il lettore costante, che saprà costringersi a quest’ascesi dello spirito, comprenderà meglio ciascuna delle passioni e scoprirà il vero fondamento di certe applicazioni.
Costume e Società nei Giochi a Stampa di Giuseppe Maria Militelli
Foligno, Palazzo Alleori Ubaldi, 10 settembre – 9 ottobre 1988
Autore/i: Autori vari
Editore: Electa
introduzione di Carlo Ceccarelli, in sovraccoperta: Giuseppe Maria Mitelli, Zugh d’tutt i zugh, 1702.
pp. 160, interamente e riccamente illustrato a colori e b/n, Perugia
Il gioco è circondato dal discredito.
Gli studi sulla storia e sulla tecnica dei giochi sono circondati dal discredito. Michael Dummett tiene a Oxford la Cattedra che fu di Alfred Julius Ayer, e ha scritto vertiginosi libri di filosofia, per esempio su Gottlob Frege, ma ha scritto anche due trattati sul gioco dei tarocchi. “The Times Literary Supplement” lo ha rimproverato per due volte: a chi può interessare una esposizione minuziosa dei vari modi di giocare ai tarocchi? si chiedeva il recensore. Il professor Dummett, diceva il recensore, invece di perder tempo in argomenti meritevoli di tanto discredito avrebbe fatto meglio a occuparsi d’altro, per esempio dell’iconologia delle tradizioni esoteriche: “Professor Dummett would better have devote his time to investigating… ” A un ben più modesto studioso nostrano, che ha scelto di occuparsi di letteratura italiana e di Storia e tecnica dei giochi, il “Corriere della sera ” ha rimproverato questa seconda attività come “badalucco o trastullo”, segno di “un atteggiamento di scontroso orgoglio di scetticismo inciprignito” (Franco Fortini).
Ma i toni minacciosi del “Times Literary Supplement” e del “Corriere della Sera” sono solo manifestazioni pittoresche di un atteggiamento più radicato. Quanto sia nullo in certi ambienti l’interesse per la storia e la tecnica dei giochi vedremo più avanti, quando mi toccherà di accennare alla zara di Dante Alighieri e al tric-trac di Giuseppe Parini.
Direte che i dantisti e i parinisti fanno bene a non perder tempo con la zara e col tric-trac, perché in Dante Alighieri e in Giuseppe “Parini maiora premunt. Ma se autori minori come Cesare Beccaria e Giammaria Ortes si occupano del faraone, ancora“ una volta i loro specialisti non se ne vogliono occupare o tendono a dire che Cesare Beccaria e Giammaria Ortes non si sono occupati del faraone.
Non mi nascondo infine che il mio discorso avrà un interesse ancor più limitato, in quanto nella storia e tecnica dei giochi i trentatré del Mitelli costituiscono un capitolo chiuso: si tratta di giochi estinti o in via di estinzione.
Ho sottolineato all’inizio del presente paragrafo che i trentatré giochi del Mitelli servivano anche per giocare. Sottolineo ora che i trentatré giochi del Mitelli servivano anche per giocare. (Giampaolo Dossena)
Giuseppe Maria Mitelli nacque a Bologna nel 1634, secondo figlio di Agostino Stamani detto Metelli o Mitelli, celebre frescante del tempo, e a Bologna morì nel 1718. Avviato dal padre all’arte pittorica, fu allievo “di maestri quali l’Albani, il Guercino, Simone Cantarini, Flaminio Torri. Direttore dell’Accademia Clementina ebbe come discepolo prediletto il Francia.
Nonostante la sua dichiarata ambizione ad essere considerato essenzialmente pittore, il suo nome resta legato alla produzione incisoria – di cui ci restano circa seicento esemplari – nella quale riflette il gusto tipico del suo – tempo in, raffigurazioni di scene popolaresche, interpretate in chi a ve moraleggiante. Ciò si evidenzia nelle tavole dei Giochi la cui grande diffusione, – non scissa da un» evidente interesse economico, rappresenta un ampio riscontro didattico della volontà controriformistica di Cui il Mirelli si fa efficace interprete.
La Vita della Giumenta Bianca
Il mondo incantato e il paradosso della sobrietà
Autore/i: Addey Etain
Editore: Edizioni Scientifiche Ma.Gi.
pp. 302, Roma
Per ognuno di noi il viso familiare del cosmo è il luogo che conosciamo.
È attraverso le cose ordinarie del nostro quotidiano, nel luogo che chiamiamo casa, che il cosmo ci parla.
Raccontando delle pecore da governare, del letame da mettere sulla carriola, dei ladri nel pollaio, della legna da tagliare per il fuoco, della vita della giumenta bianca e di come morì alla vigilia del matrimonio di sua figlia Melissa, Etain Addey ci dice di fatto che le cose primarie della vita sono porte segrete di un mondo incantato, che la vita povera dischiude al mistero della natura e che uscendo dal sentiero battuto e avventurandosi per le stradine dimenticate e piene di rovi si entra davvero in un’altra dimensione. Per accedervi, però, sono indispensabili concretezza, rigorosità e il lavoro delle mani.
Le trame qui narrate testimoniano che la magia non è finzione e che l’avventura non richiede lunghi viaggi e molti soldi: è qui, sotto gli occhi, a portata di mano, in casa nostra, nascosta nelle piccole cose, nella cura del luogo amato, campagna o città che sia. Il segreto è nel silenzio che permette di fare le connessioni fra il mondo esterno e il mondo interiore, che sono un solo mondo, vivo e aperto a un dialogo con noi.
E l’interiorità del mondo – scrive l’autrice – aspetta con pazienza il ritorno a casa di noi tutti; aspetta che riprendiamo la conversazione interrotta. Se ci rivolgiamo al mondo, il mondo ci risponde nel suo linguaggio elegante e preciso, di corpi e di situazioni, e le sue comunicazioni sono sorprendenti e del tutto personali.
Sono venuta in Italia a vent’anni dalla nativa Inghilterra, alla ricerca di un qualcosa all’epoca non meglio precisato. Ho lavorato per dieci anni a Roma in una multinazionale farmaceutica come segretaria della direzione, diventando sempre più scandalizzata dalla mancanza di etica a cui spesso assistevo. A venticinque anni ho iniziato a girare l’Umbria in cerca di un posto dove poter vivere e alla fine ho trovato, sulle colline di Gubbio, un piccolo podere con un rudere come casa. Ho lasciato il lavoro e la città e mi sono trasferita lì. La bellezza del luogo e la gioia di questa vita hanno ripagato tutto: l’niziale ignoranza dei mestieri, la perdita della casa e la vita da sfollati dopo il terremoto, la costruzione della casa di legno, il freddo e il caldo, gli errori da contadina principiante commessi…
Insieme al mio compagno Martino ho tirato su tre figli con il lavoro della terra, lasciandoli liberi di studiare sul posto. Insieme abbiamo fatto del nostro meglio per diventare indigeni del luogo che ora chiamiamo casa. Siamo soci fondatori del gruppo Sentiero Bioregionale e del mercatino locale. Sono autrice di due volumi – Una gioia silenziosa e Acque profonde – in cui racconto la vita nel e del mio luogo. (Etain Addey)


