Libreria Editrice OssidianeLibreria Editrice Ossidiane

Libri dalla categoria Simbologia

Il Fascino di Roma nel Medioevo

Il Fascino di Roma nel Medioevo

Le «Meraviglie di Roma» di maestro Gregorio

Autore/i: Nardella Cristina

Editore: Viella Libreria Editrice

con il testo latino della «Narracio de mirabilibus urbis Romae» e traduzione italiana a fronte, nuova edizione riveduta e ampliata.

pp. 216, 17 illustrazioni b/n f.t., Roma

Per tutto il Medioevo non esistette una sola città paragonabile a Roma per la quantità e la qualità dei monumenti posseduti e per il numero di visitatori che vi giungevano, desiderosi di visitare i centri più importanti della cristianità ma anche attratti dal fascino delle antiche vestigia pagane. L’esigenza di indicazioni per muoversi nella città portò alla compilazione delle prime guide per i pellegrini, da cui scaturì nel XII secolo un originale prodotto letterario, i Mirabilia urbis Romae, che ebbe innumerevoli versioni nei tre secoli successivi.

In questa tradizione spicca per originalità la Narrazione delle meraviglie della città di Roma, compilata tra il XII e il XIII secolo da un erudito inglese, maestro Gregorio. Formatosi culturalmente nello studio dei classici, l’autore è completamente assorbito dalla contemplazione dell’antica Roma – al punto di trascurare la città cristiana – e descrive con vera passione artistica i monumenti pagani. Fin da primo impatto ci comunica il fascino subìto, quando dall’altura di Monte Mario gli si presenta una città dove «così numerose sono le torri da sembrare spighe di grano, tante le costruzioni dei palazzi, che a nessun uomo riuscì mai di contarle».

Di questa opera singolare il libro fornisce il testo originale latino e la traduzione italiana a fronte, preceduti da un ampio studio introduttivo.

Cristina Nardella si è laureata in Storia medievale all’Università di Roma “Tor Vergata”. Tra le sue opere ricordiamo L’antiquaria romana dal Liber Pontificalis ai Mirabilia aibis Romae, in Roma antica nel Medioevo, a cura di P. Zerbi (Milano 2001) e la cura dell’edizione della Storia gerosolimitana di Fulcherio di Chartres, in Crociate, a cura di G. Zaganelli (Milano 2004).

Visualizza indice

1. I Mirabilia urbis Romae
1.1. Il viaggio a Roma.
1.2. La tradizione medievale delle descrizioni della città.
Note al capitolo 1.

2. Maestro Gregorio
2.1. Un’opera di difficile datazione.
2.2. Il prologo: l’autore si presenta.
2.3. La formazione culturale.
2.4. La città visitata, la città immaginata.
2.5. La rivalutazione del patrimonio artistico romano.
2.6. Una personalità di transizione.
Note al capitolo 2.

3. La Narrazione delle meraviglie della città di Roma
3.1. I Mirabilia di Benedetto canonico e la Narrazione di maestro Gregorio.
3.2. Le porte della città. 3.3. Le statue del Campidoglio.
3.4. Le statue del Quirinale.
3.4.1. La Venere capitolina.
3.4.2. I Dioscuri.
3.4.3. Le statue dei Fiumi.
3.5. I palazzi.
3.6. I templi.
3.6.1. Il tempio di Pallade.
3.6.2. La riscoperta del Pantheon come tempio classico.
3.7. Il Campus Lateranensis.
3.7.1. Una descrizione dettagliata del primo museo del mondo.
3.7.2. La statua di Marco Aurelio.
3.7.3. Il Colosso.
3.7.4. Il Priapo.
3.7.5. La lupa e l’ariete.
3.7.6. La tavola di bronzo.
3.8. I monumenti celebrativi.
3.8.1. Gli archi trionfali.
3.8.2. Le colonne onorairie.
3.8.3. Piramidi ed obelischi.
Note al capitolo 3.

Maestro Gregorio, Narrazione delle meraviglie della città di Roma.
Edizione e traduzione
Note
Opere citate
Indice dei nomi
Illustrazioni

La Città della Gioia

La Città della Gioia

Titolo originale: La Cité de la Joie

Autore/i: Lapierre Dominique

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, introduzione e ringraziamenti dell’autore, traduzione di Elina Klersy Imberciadori.

pp. 480, Milano

Un prete cattolico francese, un giovane medico americano, un’infermiera assamita e un uomo-risciò si incontrano nello sconvolgente scenario d’un quartiere di Calcutta per aiutare, Curare, salvare.
Condannati a essere eroi, lottano e vincono in mezzo alle settantamila “luci del mondo” che popolano la Città della Gioia.
La loro epopea è un canto d’amore, un inno alla vita, una lezione di tenerezza e di speranza per gli uomini del nostro tempo.

Mi trovavo a Calcutta e un giorno un uomo-risciò mi condusse in uno dei quartieri più poveri e sovrappopolati di questa città, dove trecentomila senzatetto vivono nelle strade. Conoscere questo quartiere che si chiama Anand Nagar, la Città della Gioia, ha cambiato la mia vita. In questo inferno ho infatti trovato più eroismo, più amore, più solidarietà, più gioia che in molte altre metropoli del nostro ricco occidente. Ho incontrato gente che non ha niente e tuttavia possiede tutto. In tanta bruttura, nel fango e nella sporcizia ho scoperto più bellezza e Speranza che in molti dei nostri paradisi. E soprattutto ho scoperto che questa città disumana ha il magico potere di creare dei santi. Santi come Madre Teresa, ma anche santi sconosciuti come Paul Lambert, sacerdote cattolico francese che si è stabilito nella Città della Gioia per dividere l’esistenza dei più diseredati e soccorrerli. Come il giovane medico americano venuto dalla Florida per curare uomini senza alcuna risorsa medica. Come il vecchio londinese fabbricante di camicie che salva bambini e lebbrosi. Come Bandona, la dolce infermiera assamita divenuta l’Angelo di misericordia di tutti gli infelici della Città della Gioia. Come migliaia di uomini, donne e bambini, condannati a sopravvivere con poche rupie al giorno, a superare le maledizioni di un destino implacabile. A vincere con il sorriso. Per raccontare la loro epopea, mi Sono immerso per mesi nella tremenda realtà del loro quartiere. Ho dormito nel tugurio di Lambert, un bugigattolo di un metro per due, senz’aria ne luce, invaso dall’acqua e dallo straripamento delle fogne a ogni temporale. Ho vissuto per giorni e giorni con Lambert, Max e Bandona nella piccola colonia di lebbrosi in fondo alla bidonville e ho scoperto la loro straordinaria cultura, il loro gusto per le feste. Ho trascorso molte ore con il padrino della mafia locale, un uomo la cui statura ricorda quella dei grandi imperatori mongoli. Ho assistito alle Suggestive rappresentazioni della leggenda. Insieme ai bambini ho partecipato al gioco più importante della bidonville, quello del cervo volante: un aquilone fatto di pezzi di cartone e di tela che porta con sé sopra il grigiore dei tetti tutti i sogni di questo popolo di condannati. Ho partecipato alle nascite, ai matrimoni, alle cremazioni, alle feste degli indù, dei musulmani, dei sikh, dei cristiani è di tutte le comunità di questo mosaico di popoli e religioni. Ho tirato risciò e arrotolato bidi nei laboratori simili a galere dove bambini di sei o sette anni preparano milleduecento Sigarette al giorno. Ho imparato a lavarmi dalla testa ai piedi con meno di mezzo litro di acqua. Ma soprattutto ho imparato a mantenere sempre il sorriso, a ringraziare Dio per il più piccolo beneficio, a ascoltare gli altri, a non avere paura della morte, a non disperare mai.

“Benché sia il risultato di una lunga inchiesta, questo libro non pretende di essere una testimonianza sull’India.
Amo troppo questo paese, conosco troppo la sua diversità, ho troppa ammirazione per le sue virtù, per la pertinacia di cui da prova nel vincere le sue difficoltà, l’intelligenza che testimonia nella soluzione dei suoi problemi per non mettere in guardia il lettore contro il pericolo di una estrapolazione abusiva.
La mia testimonianza riguarda in realtà solo un piccolo gruppo di uomini che una natura implacabile e circostanze ostili hanno strappato da casa e sbalzato in una città che ha dimostrato la sua volontà di accoglierli al di la dell’immaginabile.
Ho voluto rispettare il loro anonimato. Ho perciò cambiato i loro nomi e modificato un certo numero di particolari che riguardano gli avvenimenti di cui sono protagonisti e che si sono svolti molti anni fa. Ma gli uomini che li hanno vissuti esistono ancora.”

Autore a soli diciassette anni di uno dei primi bestseller del dopoguerra, Un dollar les mille kilometres, Dominique Lapierre ha sempre avuto un profondo interesse per le grandi epopee umane. Dopo dieci anni di reportages per “Paris Match”, nel 1960 si unisce a Larry Collins per scrivere Parigi brucia? (dal quale sarà tratto un grande film), Gerusalemme, Gerusalemme, Stanotte la libertà, Il quinto cavdliere – quattro bestseller in tutto il mondo, pubblicati in trenta lingue e letti da pi di cento milioni di persone.
Nel 1980 Lapierre si separa provvisoriamente da Collins per realizzare un progetto che gli sta a cuore dal suo soggiorno in India in occasione dell’inchiesta per Stanotte la libertà. Fonda un’associazione a favore dei bambini lebbrosi di Calcutta. Grazie a una parte dei suoi diritti d’autore e alla generosità di cinquemila simpatizzanti, Oggi Lapierre cerca di sopperire alle necessita dei duecento bambini della Casa della Resurrezione di Calcutta (Associazione “Action pour les enfants des lépreux de Calcutta” 26 avenue Kiéber, 750116 Parigi – CCP 1590.65.C Parigi).
Durante una visita ai “suoi bambini” di Calcutta, Lapierre scopre in un giorno l’universo della Città della gioia.

Il Mito dell’Interiorità

Il Mito dell’Interiorità

Tra psicologia e filosofia

Autore/i: Jervis Giovanni

Editore: Bollati Boringhieri Editore

a cura di Gilberto Corbellini e Massimo Marraffa, premessa dei curatori, introduzione degli autori.

pp. LXIII-240, Torino

Negli ultimi trent’anni è cambiata l’antropologia di base delle scienze umane. L’immagine dell’uomo ha dovuto fare i conti con un nuovo naturalismo, che ha portato a compimento il processo di decentramento  della soggettività iniziato con Copernico e Galileo e proseguito con Darwin e Freud. Un presupposto metodologico che era stato dato per autoevidente, quello dell’assoluta diversità della natura umana rispetto a quella animale, è andato definitivamente in frantumi.
In questo quadro, la psicologia scientifica è giunta a risultati talora apparentemente paradossali. La psicologia intuitiva – ci spiega questo libro – è come l’astronomia intuitiva: come siamo inclini a credere che il Sole giri intorno alla Terra e che la Terra stia al centro dell’universo così anche l’autocoscienza umana viene presa intuitivamente come un dato primario. E ormai non è più sufficiente a corregiere questa ingenuità il ricorso all’inconscio di Freud. In panni da antimaestro illuminista, Giovanni Jervis scandaglia qui senza dogmatismi le complessità della «scienza della mente», esplorando alcuni temi all’intersezione di psicologia e filosofia: l’inconscio, la coscienza, l’identità, l’io, la persona. Un’esplorazione che ci svela i miti, i riti e le retoriche dell’interiorità.

Giovanni Jervis (1933-2009), psichiatra e psicologo, ha insegnato Psicologia dinamica all’Università «La Sapienza» di Roma. Ha collaborato con l’etnologo Ernesto de Martino, ha avuto un ruolo da protagonista nelle esperienze di riforma dell’assistenza psichiatrica pubblica in Italia, si è occupato dei fondamenti teorici e metodologici della psicologia. Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Pensare dritto, pensare storto (2007) e La razionalità negata (con G. Corbellini, 2008); ha inoltre curato Il secolo della psicoanalisi (1999) e La bottega della psichiatria (con A. M. Ferro, 1999).

Un Incontro Pericoloso – Una Diabolica Combinazione di Amore e Morte

Un Incontro Pericoloso – Una Diabolica Combinazione di Amore e Morte

Titolo originale: Eine Gefährliche Begegnung

Autore/i: Jünger Ernst

Editore: Bompiani

traduzione di Anna Bianco, in copertina: Puy Jean, Nu assis (1909) olio su tela.

pp. 194, Milano

Parigi, fine Ottocento: in una tranquilla domenica di settembre un giovane di nome Gerhard, dall’aspetto timido e trasognato, si aggira nelle viuzze assolate di Pigalle deciso a trovare qualcosa o qualcuno che lo aiuti a dare una svolta alla sua esistenza. Portato dal caso, ecco Ducasse, un uomo che, al contrario di lui, conosce bene come gira il mondo e ora assiste con freddezza al lento deteriorarsi della propria vita. L’incontro pericoloso avviene adesso, nel momento in cui Ducasse indica a Gerhard una donna affascinante nel cui volto “stridono bellezza e inquietudine”: da qui ha inizio una storia di eros e di sangue che sospinge Gerhard dentro una fitta trama di atti fortuiti e fatali, che coinvolgeranno l’ombra di Jack lo Squartatore e un investigatore appassionato della metafisica del delitto, un’amabile ruffiana e un corazziere in disgrazia; Raccontando una storia provocatoriamente poliziesca, molto vicino a un qualsiasi fatto di cronaca nera, Jünger, con mano leggera e divertito distacco, introduce il lettore nelle zone d’ombra della vita là dove si nasconde il tormento del male e della morte.

Nato a Heidelberg nel 1895, Ernst Jünger è considerato una delle figure intellettuali più importanti e discusse della cultura contemporanea.
Studioso di zoologia e filosofia, combattente volontario nella prima guerra mondiale, aderì al nazismo per poi distaccarsene in un secondo momento. È autore di saggi di riflessione filosofica, sociale e politica (Tempeste d’acciaio, 1920; L’operaio, 1932; Lo Stato universale, 1960); di opere letterarie (Heliopolis 1949; Il problema di Aladino, 1983); e di scritti autobiografici (Diario 1941-1945, 1949).

Il Pianeta Dove è Nato il Sesso

Il Pianeta Dove è Nato il Sesso

Un romanzo solo per adulti

Autore/i: Kanto Peter

Editore: Olympia Press Italia

traduzione di Sandro Marchi, titolo originale: World where sex was born.

pp. 172, Milano

Eccoci, dopo il grande P.J. Farmer, al secondo volume di Fantascienza Erotica.

Un’astronave attraversa gli spazi sconfinati con cinque persone a bordo: tre uomini e due donne. Lo scopo della spedizione è quello di scoprire un altro pianeta abitato e entrare così in contatto con un’altra civiltà. Finora, tutte le ricerche in questo senso sono state negative. Ma il capitano Smith, che comanda la spedizione. spera proprio che questa sia la volta buona. Il viaggio non presenta difficoltà esterne, mentre all’interno dell’astronave, invece, le cose si complicano e i rapporti tra i membri dell’equipaggio diventano infuocati. Solo il sangue freddo del capitano Smith salva la situazione. E, all’arrivo sul pianeta prefisso, la grande scoperta di una civiltà che, della propria vita, ha lasciato solo le tracce delle città e delle strade ma, almeno in apparenza, nessun essere vivente. Nessuno ad eccezione del Gant, una misteriosa creatura i cui poteri soprannaturali gli avventurosi astronauti finiranno per scoprire insieme ai nostri lettori.
Avventuroso, divertente, spigliato, questo romanzo associa, a un impianto di fantascienza tradizionale, la componente erotica e il fine umorismo di un noto autore dell’Olympia Press: Peter Kanto.

Allevamenti e Puledri

Allevamenti e Puledri

Autore/i: Autori vari

Editore: Edizioni A.N.A.C.T.

prefazione di Gianfranco Fabbri (Presidente Anact).

pp. 320, nn. illustrazioni e fotografie a colori, Roma

Dalla prefazione:
«La crescita e l’evoluzione internazionale dell’allevamento del cavallo da corsa, l’aumentata consistenza del patrimonio equino, la competitività sempre più pressante rendono necessaria un‘adeguata preparazione degli allevatori e di tutti gli operatori del settore ed un‘approfondita conoscenza dei problemi legati all’allevamento.
Ci è sembrato opportuno proporVi in versione italiana il libro Breding Management and Foal Development, predisposto dalla Equine Research di Tyler nel Texas, rielaborato secondo le esigenze del nostro allevamento.
Il manuale, che abbiamo intitolato Allevamenti e Puledri si rivolge soprattutto ai nuovi allevatori, a tutti coloro che intendono intraprendere un’attività tanto appassionante quanto difficile. Ovviamente la passione non basta: per creare le premesse di risultati positivi ed evitare delusioni cocenti occorre un ricco bagaglio di cognizioni specifiche (cura del terreno, gestazione di una fattrice, nascita e cura di un puledro etc…) che verrà poi affinato dall’esperienza e dalla professionalità.
Anche gli allevatori con maggiore dimestichezza potranno comunque confrontare le loro esperienze ed aggiornare le loro conoscenze: esigenza imposta dal rapido progresso della scienza e della tecnologia.
Il testo è stato tradotto, come del resto nello spirito degli autori, con terminologie di facile comprensione anche quando sono state affrontate le materie più tecniche, in maniera da consentire una facile lettura ed un’agevole consultazione.
Il lettore non dovrà inoltre stupirsi nel leggere, a volte, la ripetizione di argomenti già trattati: la riproposizione è risultata necessaria per la completezza dei singoli capitoli.[…]»

Visualizza indice

PREFAZIONE

Capitolo 1. IL PROGETTO DELL’ALLEVAMENTO

Capitolo 2. I DOCUMENTI DELL’ALLEVAMENTO

Capitolo 3. CENNI SUL SISTEMA RIPRODUTTIVO DELLO STALLONE

Capitolo 4. INFERTILITA E IMPOTENZA DELLO STALLONE

Capitolo 5. L’APPARATO RIPRODUTTIVO DELLA FATTRICE

Capitolo 6. INFERTILITA DELLA FATTRICE

Capitolo 7. LA GESTIONE DELLA FATTRICE

Capitolo 8. L’INDIVIDUAZIONE DEL CALORE

Capitolo 9. METODI E PROCEDURE DI ACCOPPIAMENTO

Capitolo 10. LA GRAVIDANZA

Capitolo 11. L’ABORTO

Capitolo 12. IL PARTO

Capitolo 13. LE ANOMALIE DEL PARTO

Capitolo 14. L’ALLATTAMENTO

Capitolo 15. IL REDO NEONATO

Capitolo 16. IL REDO ORFANO

Capitolo 17. IL PRIMO ANNO DI VITA

APPENDICE

Gli ausili diagnostici
Termografia
L’identificazione del cavallo

Psychologia

Psychologia

Autore/i: Stanghetti Giuseppe

Editore: Ex Officina Typographica «Cuore di Maria»

pp. XI-228, Roma

Roma, 1° Ottobre 1933

Chiarissimo Professore,
Ho sotto gli occhi il bel volumetto di Psicologia, che Ella destina sopra tutto agli alunni di Filosofia del Pont. Ateneo Urbano di Propaganda Fide. Ho letto qua e là le nitide pagine e vi ho trovato i pregi consueti delle Sue lezioni: chiarezza, sobrietà ed eleganza di stile, congiunte con la sodezza della dottrina tomistica.
Auguro al Suo lavoro la migliore fortuna, sicuro come sono che i cari studenti della Propaganda ne profitteranno assai per la loro formazione scolastica, che deve essere, con la pietà, il fondamento della loro attività sacerdotale e missionaria, domani.
Mi creda, con particolare stima ed ossequio,
Suo devmo in Xto F. Borgongini Duca Arciv. tit. di Eraclea.

I Papi – Storia e Segreti

I Papi – Storia e Segreti

Dalle biografie dei 264 romani pontefici rivivono retroscena e misteri della cattedra di Pietro tra antipapi, giubilei, conclavi e conncili ecumenici.

Autore/i: Rendina Claudio

Editore: Newton Compton Editori

premessa e introduzione dell’autore.

pp. 864, nn. illustrazioni b/n, Roma

Le biografie dei 264 romani pontefici, da san Pietro fino a Giovanni Paolo II, rappresentano, come in un lungo racconto, lo sviluppo di quel “potere” e emblematico che è il papato nel suo doppio volto, spirituale e temporale. Al “vicario di Cristo”, si guarda in queste pagine con occhio attento anche all’aspetto umano, astenendosi da indebite valutazioni teologiche e ridimensionando il mito del personaggio. Di qui un susseguirsi di ritratti ogni volta diversamente concepiti nella loro impostazione. Ora si evidenzia l’aspetto storico e il legame con gli avvenimenti politici del tempo; ora prevale la curiosità, l’aneddoto, l’aspetto folcloristico; ora l’immagine di un papa rivive intrecciata a quella di uno o più antipapi ovvero di un imperatore, e ancora, un concilio o un conclave possono aiutare a capire il vero volto di un pontefice. L’insieme di tutti questi profili non può che rappresentare le infinite sfaccettature di una sovranità nei suoi contrastanti momenti di “santità” e “diavoleria”. E ci consente di ripercorrere in vario modo duemila anni di storia, fino agli avvenimenti del papato dei primi mesi del 1999.

Claudio Rendina, scrittore e poeta, ha legato il suo nome a opere di successo dedicate a Roma e al mondo pontificio, tra le quali, per la Newton & Compton: Il Vaticano. Storia e segreti (premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri 1987), Pasquino statua parlante (premio Fregene 1991) e Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Roma (1998). Ha diretto la rivista «Roma ieri, oggi, domani».

Visualizza indice

Premessa
Introduzione

I Papi (da pag. 15-264)

Pio XI  (1939-1958)
Giovanni XXI  (1958-1963)
Paolo VI  (1963-1978)
Giovanni Paolo I  (1978)
Giovanni Paolo I  (1978)

APPENDICE

Papi e antipapi sulla cattedra di Pietro

Elenco cronologico di papi e antipapi
Osservazioni sull’elenco e «curiosità» varie
La profezia di Malachia

Come viene eletto il papa

Dalle origini al conclave a oggi
Il cambiamento del nome
L’incoronazione
Stemmi e araldica pontificia

Concili ecumenici e giubilei

I concili
I giubilei

Bibliografia

Indice di papi e antipapi

Storie dello Spazio Esterno

Storie dello Spazio Esterno

Le migliori storie della fantascienza di tutti i tempi sull’esplorazione, conquista e colonizzazione del cosmo

Autore/i: Autori vari

Editore: Casa Editrice Nord

a cura di Sandro Pergameno, copertina di Michael Whelan, Collana Grandi Opere Nord 8.

pp. XXVIII-696, Milano

Il viaggio attraverso le misteriose profondità dello spazio siderale, la lotta con belve e mostri strani e terribili o nemici meno appariscenti ma altrettanto letali Come virus e batteri alieni, l’incontro o lo scontro con le altre razze intelligenti che popolano universo, la costruzione di una civiltà galattica che copra distanze di centinaia o addirittura migliaia di agi luce: quale autore di fantascienza, nel corso della sua carriera letteraria, non si è mai cimentato almeno con uno di questi temi? Forse davvero nessuno, perchè in fondo si potrebbe affermare che la conquista dello spazio, l’esplorazione di mondi alieni, la colonizzazione dei pianeti lontani, esprimono forse meglio di ogni altra tematica l’essenza della letteratura fantascientifica. Questo volume, che è il logico complemento del precedente Storie dello spazio interno (che limitava la sua attenzione ai pianeti del nostro sistema solare), è dedicato appunto all’esplorazione di mondi lontani, distanti  decine o centinaia di anni luce dalla Terra: mondi strani e affascinanti, con flora e fauna misteriose, bizzarre, e con civiltà aliene evolute o barbariche, creati dalla fervida immaginazione dei maggiori autori di fantascienza.

Troverete qui ventisei racconti e romanzi brevi, tutti assolutamente inediti nel nostro Paese, tra i più belli mai prodotti da questo genere letterario, partoriti dalla penna di autori come Poul Anderson, Robert Silverberg, Murray Leinster, Jack Vance, Philip José Farmer, Larry Niven, Edgar Pangborn, Eric Frank Russell, Gordon Dickson, George R.Martin, e altri grandi narratori della fantascienza moderna.

Visualizza indice

Storie dello spazio esterno (Antologia) Traduzione di varî

Presentazione (Introduzione) di Sandro Pergameno

Parte Prima: Esplorazione della Galassia: Strani pianeti e strane forme di vita (Saggistica)

Il viaggio che durò 600 anni (Racconto lungo, The Voyage That Lasted 600 Years, 1940) di Don Wilcox (Traduzione di Roberta Rambelli)

Le rosse colline dell’estate (Racconto lungo, The Red Hills of Summer, 1959) di Edgar Pangborn (Traduzione di Roberta Rambelli)

Alaree (Racconto, Alaree, 1958) di Robert Silverberg (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Le piante (Racconto, The Plants, 1946) di Murray Leinster (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Il pianeta solitario (Racconto lungo, The Lonely Planet, 1949) di Murray Leinster (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Il mondo di mezzo (Racconto lungo, The World Between, 1965) di Jack Vance (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Rumore (Racconto, Noise, 1952) di Jack Vance (Traduzione di Roberta Rambelli)

Lassù è favoloso (Racconto lungo, Some Fabulous Yonder, 1963) di Philip José Farmer (Traduzione di Roberta Rambelli)

Re della sabbia (Racconto lungo, Sandkings, 1979) di George R. R. Martin (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Parte Seconda: Buchi neri e nebulose (Saggistica)

Alla stella oscura (Racconto, To the Dark Star, 1968) di Robert Silverberg (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Marea (Racconto, There Is a Tide, 1968) di Larry Niven (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Nebbia di stelle (Romanzo breve, Starfog, 1967) di Poul Anderson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Parte Terza: Struttura sociale degli alieni e loro antropologia (Saggistica)

La notte di Hoggy Dorn (Romanzo breve, The Night of Hoggy Dorn, 1958) di Richard Mc Kenna (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

A modo mio (Racconto, Mine Own Ways, 1960) di Richard Mc Kenna (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Black Charlie (Racconto, Black Charlie, 1954) di Gordon R. Dickson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Sangue vagabondo (Racconto lungo, Blood’s a Rover, 1952) di Chad Oliver (Traduzione di Roberta Rambelli)

Ali (Racconto, Wings) di Vonda N. Mc Intyre (Traduzione di Roberta Rambelli)

Parte Quarta: Forme aliene di religione e politica (Saggistica)

Il diavolo su Salvation Bluff (Racconto, The Devil On Salvation Bluff, 1954) di Jack Vance (Traduzione di Roberta Rambelli)

Sacrificio Inumano (Racconto, Unhuman Sacrifice, 1958) di Katherine Maclean (Traduzione di Roberta Rambelli)

Il tempio della tentazione (Racconto, The Shrine of Temptation, 1962) di Judith Merril (Traduzione di Roberta Rambelli)

La via della Croce e del Drago (Raccnto, The Way of Cross and Dragon, 1979) di George R. R. Martin (Traduzione di Roberta Rambelli)

Il metodo Yilliano (Racconto, Protocoll, 1962) di Keith Laumer (Traduzione di Roberta Rambelli)

Parte Quinta: Rapporto fra colonizzatori e colonizzati (Saggistica)

Scende rapida la sera (Racconto, Fast Falls the Eventide, 1952) di Eric Frank Russell (Traduzione di Roberta Rambelli)

Homo Aquaticus (Racconto, Homo Aquaticus, 1963) di Poul Anderson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Datti da fare (Racconto, The Helping Hand, 1950) di Poul Anderson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Il lago di Tuonela (Racconto lungo, The Lake of Tuonela) di Keith Roberts (Traduzione di Roberta Rambelli)

INDICE

La Rivolta dei Tartari

La Rivolta dei Tartari

Autore/i: De Quincey Thomas

Editore: Sansoni Editore

traduzione e nota di Nicola De Feo.

pp. 100, Firenze

Capolavoro di De Quincey saggista. De Quincey racconta la fuga del popolo dei Tartari, nella seconda metà del diciottesimo secolo, dalle steppe dell’ Asia centrale fino alla Cina.

Poligrafo, erudito, grecista, Thomas de Quincey nacque vicino a Manchester nel 1785 e morì nel 1859 a Edimburgo. Dopo un’adolescenza travagliata, studiò a Oxford e in seguito, per mantenere la famiglia numerosa, intraprese la carriera giornalistica prima a Edimburgo e poi a Londra, dove divenne collaboratore del «London Magazine». Dalla sua lunga esperienza di consumatore d’oppio, De Quincey trasse ispirazione per la sua opera più famosa, le Confessioni di un mangiatore d’oppio (1822). Fra i suoi libri si ricordano La rivolta dei tartari (1837), Le avventure di una monaca vestita da uomo (1847) e Il postale inglese (1849).

Bella Lavita

Bella Lavita

Autore/i: Dalla Lucio

Editore: Rizzoli

prima edizione.

pp. 112, Milano

Questa ultima estate mentre ero a Tremiti per scrivere e incidere le canzoni del nuovo disco, mi venivano in mente, nella splendida tranquillità dell’isola e nella magica assenza del tempo, molte storie da raccontare con la musica e altre, invece, da raccontarvi soltanto con le parole, a bassa voce dentro l’orecchio per non disturbare il suono e la brezza profumata del vento quando passa tra i pini della pineta e per non spaventare con i suoni “imballati” delle chitarre quello strano bianco gabbiano che è il vostro cuore.

Ecco come da 11 canzoni sono nati 11 racconti, la cui forza sta nella scrittura di Lucio Dalla, quella scrittura che in parte già conosciamo, così carica di poesia e così visionaria, dove le parole sono accostate con fantastico azzardo e le situazioni narrate sono puntuali e al tempo stesso sanno sorprendere, pure se i protagonisti – personaggi bislacchi che compongono una galleria straordinaria e implausibile – in qualche modo sono poi proprio l’uomo e la donna della porta accanto.

Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943.
Comincia a suonare fin da giovanissimo. Il suo debutto nella canzone avviene nel 1964 e nel ’71 approda alle grandi cifre di vendita con “4/3/1943”.
Con l’album “Com’è profondo il mare” (1977) debutta come autore dei testi delle sue canzoni.
Nel 1986 esce “Dallamericaruso” contenente la canzone “Caruso” riconosciuta come il capolavoro di Dalla (oltre otto milioni di copie nelle trenta versioni del brano che circolano per i paesi di tutto il mondo, tra cui la versione di Luciano Pavarotti).
Nell’ottobre 2001, a 35 anni di distanza dal suo primo album che si intitolava “1999”, esce “LUNA MATANA”.
Questo è il suo primo libro.

Li Tre Libri dell’Arte del Vasaio

Li Tre Libri dell’Arte del Vasaio

Nei quali si tratta non solo la pratica ma brevemente tutti gli secreti di essa cosa che persino al dì d’oggi è stata sempre tenuta ascosta (del Cavalier’ Cipriano Piccolpassi Durantino)

Autore/i: Piccolpasso Cipriano

Editore: All’Insegna del Giglio

cura e introduzione di Giovanni Conti, edizione completa del manoscritto con i disegni originali.

pp. 264, nn. illustrazioni b/n, Firenze

Dall’introduzione:
«Ospite nella Terra di Durante, sul finire del 1556 e nei primi mesi del 1557, il vecchio cardinal Turnone poteva riposare le tensioni di una travagliata alleanza dei Francesi con la Santa Sede e interessarsi, col distacco affettuoso del mecenate, all’arte del vasaio che a quel tempo e in quel luogo godeva di un successo invidiato da molti centri italiani e stranieri. L’esperto diplomatico, già consigliere di Francesco I e ora inviato da Enrico II, avrà pensato oltremodo vantaggioso un trattato che potesse diffondere i segreti di tanto successo, e la richiesta – sospettosamente demagogica – che rivolge al Piccolpasso, è conferma della sua passione ambiziosa e, per noi, garanzia attendibile delle qualificate attitudini dell’autore.
L’impegno del Piccolpasso ebbe, infatti, felice conclusione e il trattato era compiuto certamente prima del 1559 per ricordare, ancora vivente, Ercole II d’ Este «cristiano et illustrissimo… figliolo» del duca Alfonso (p. 191). Ma forse era compiuto anche prima del maggio 1558, prima cioè che il Piccolpasso si trasferisse a Perugia per assolvere i nuovi incarichi della Fortezza Paolina.
Il nome del committente resta, nel manoscritto, soltanto in alcuni versi mimetizzati nel disegno per un ornato a «troffei» (p. 204) dove l’esaltazione di facoltà taumaturgiche è metafora probabile del suo mecenatismo nella Terra durantina o possibile allegoria dei successi diplomatici da lui ottenuti.
Al tempo dell’incontro col Turnone aveva, il Piccolpasso, poco più di trent’anni e una insolita preparazione culturale, una competenza dell’argomento che denota pratica di mestiere e attenzioni di teorico […]»

Guarire – Agire sulla Coscienza per la Salute del Corpo

Guarire – Agire sulla Coscienza per la Salute del Corpo

Il metodo rivoluzionario di un uomo che ha guarito se stesso: il Sistema Corpo Specchio per individuare la vera origine dei propri disturbi.

Autore/i: Brofman Martin

Editore: TEA – Tascabili degli Editori Associati

prefazione e introduzione dell’autore, traduzione di Rossella Panigatti, illustrazioni di Lou Verstegen e Sitara Nathalie Huguet.

pp. 288, nn. illustrazioni b/n, Milano

«Scopo di questo libro è presentare la guarigione come una tecnologia della coscienza, come una serie di strumenti accessibili a tutti coloro che desiderano impararne l’uso. È un manuale sul processo di guarigione, che coniuga le idee della tradizione orientale con quelle della psicologia occidentale. Non esiste malattia dalla quale qualcuno, da qualche parte, non sia già guarito. Quello che riesce a uno riesce a tutti. Tutto può essere guarito.»

  • Il nostro corpo e la «mappa» della nostra coscienza, in cui affondano le radici di ogni malattia.
  • Il Sistema Corpo Specchio di guarigione e conoscenza di sé.
  • Una novità assoluta.

Martin Brofman, laureato in psicologia e teologia, da più di vent’anni si dedica alla divulgazione e all’insegnamento del suo Sistema Corpo Specchio per guarire se stessi e gli altri.

Il Gesto Femminista

Il Gesto Femminista

La rivolta delle donne: nel corpo, nel lavoro, nell’arte

Autore/i: Autori vari

Editore: DeriveApprodi

a cura di Ilaria Bussoni e Raffaella Perna.

pp. 168, nn. fotografie e illustrazioni b/n, Roma

«Materializzare la vagina, farle un doppio con le dita, fu anche un modo per esorcizzarne il problema, per liberarla e liberarci di lei in quanto schiavitù» (Claire Fontaine)

Negli anni Settanta, migliaia di donne in Italia e in Europa sono scese in piazza per protestare accomunate dallo stesso gesto: con le mani congiunte, a formare il simbolo del sesso femminile, hanno rivendicato con forza e come mai prima di allora il diritto di vivere una sessualità libera e di riappropriarsi del loro corpo. Se la storia del femminismo si lega a una pluralità di prospettive, teorie e azioni fortemente eterogenee, il «gesto della vagina» ha rappresentato un simbolo nel quale i movimenti delle donne si sono per lo più riconosciuti, nato dal bisogno di dare visibilità e forma tangibile alla rimozione del genere femminile. Sul piano della sessualità, del lavoro e dell’immagine delle donne.
A partire dalle molte fotografie di questo gesto, che hanno contribuito a formare l’iconografia e l’immaginario estetico del femminismo, il libro ripercorre in modo trasversale alcune esperienze di un movimento che si è configurato come la sfida più radicale alla cultura patriarcale delle società capitaliste. E che ha trovato espressione nell’azione e nella pratica politica, così come nei vari linguaggi artistici, dal cinema alla letteratura, dal teatro all’arte visiva e alle pratiche performative di Body Art.
Attraverso il contributo di militanti femministe, sociologhe, antropologhe, filosofe, storiche dell’arte, fotografe e registe, appartenenti a generazioni diverse, il libro affronta la genesi e le implicazioni di quel gesto, mettendo in luce la pluralità e la complessità degli approcci femministi ai temi del corpo, del lavoro e della percezione del sé.

Un brano:
Questo libro parla di un gesto. Del gesto che per tutti gli anni Settanta i collettivi e i movimenti delle donne, soprattutto in Italia ma non solo, hanno praticato ed esibito sulla scena pubblica, nei cortei, per strada, nei tribunali, nelle università, di fronte al Parlamento, nelle assemblee. Donne isolate, in gruppi sparuti e più grandi, in manifestazioni folte o ridotte. In qualunque postura del corpo, sedute, in piedi, abbracciate, correndo, sfilando, saltando, ballando. Con ogni espressione, accigliate, aggressive, minacciose, ironiche, ridendo, più di tutto ridendo. A fare questo gesto sono state donne di qualunque età, bambine, adolescenti, adulte e anche molte anziane. Vestite in qualunque modo, anche se non sempre sappiamo precisamente con quali colori. Un gesto trasversale che serpeggia tra le mani delle donne, che si fa con le mani delle donne, che sembra non ricalcare la frammentazione della ricca (e conflittuale) galassia politica dei movimenti di quegli anni. Un gesto nel quale tante tantissime donne si sono riconosciute e che sembrano aver avuto voglia di praticare. Militanti, rivoluzionarie, casalinghe, operaie, studentesse… ma in quel gesto, anche solo fatto per una volta, anche solo per un momento, femministe. Un gesto che, così come compare in una genealogia incerta, poi scompare. Un momento c’è, poi non c’è più. Sembra durare circa un decennio: i Settanta. Spunta insieme ai movimenti delle donne, alla politica delle donne, al femminismo. Insieme alla pillola anticoncezionale, ai consultori, allo speculum, al divorzio, all’aborto, ai processi per stupro, dopo le minigonne e forse insieme agli zoccoli. Va a mettersi tra uomini e donne, tra marito e moglie, tra compagno e compagna, anche tra donna e donna. All’incrocio di relazioni amorose, affettive, familiari. Di rapporti di potere, di gerarchie, di forme di subordinazione. Di rapporti di produzione e di riproduzione. Questo libro parla di un gesto, ed è dunque un ossimoro. Perché un gesto non dice, non comunica, sta fuori da un linguaggio, ma sta dentro una lingua. La lingua di un segno. Un segno che qui è metonimia, dunque una parte che sta per il tutto. Un segno che non sta per un pieno, bensì per un vuoto che pure non è mancanza. Non è un braccio alzato in un pugno chiuso, una mano puntata come una pistola e nemmeno due dita divaricate per dire della vittoria, fosse anche quella della Rivoluzione. Un gesto che ha reso visibile ciò che prima restava invisibile, che allarga uno spazio nella forma di un buco non tondo. Col gesto si apre un varco e non è subito pieno, perché non fa posto a un oggetto specifico, fa posto e basta. E quel varco, quell’apertura non saranno mai pieni e infatti c’è posto per tutto: per l’immagine e la percezione di sé, per il proprio genere e l’altro, per una continua interrogazione sul chi siamo, sull’identità e la sua costruzione, sulla soggettività e la sua «natura», sul potere in quanto soggetto, sulla soggezione di essere oggetto, sul corpo e sull’anima, sul come si nasce e come si diventa, sulle relazioni esistenti e quelle da inventare, sul piacere e sul godimento. Di certo non si può dire che quel gesto sia passato inosservato. Non agli obiettivi fotografici, come appunto dimostra questo libro. Non allo sguardo di coloro ai quali era rivolto, come dimostra il corso delle cose. Nel guardare le immagini che scorrono lungo le pagine non si può non pensare a un certo imbarazzo che deve aver colto gli spettatori diretti, e forse anche le spettatrici, di quel gesto esibito, sbattuto sotto lo sguardo altrui e spesso incorniciato dallo sguardo di chi lo ha agito. Non si può non immaginare l’urto, lo shock percettivo che lì si è ingenerato. Senz’altro un mondo è crollato. A partire da una fessura. Di questa fessura parlano gli interventi che compongono questo libro. Tra loro diversi per approccio e analisi, che in alcun modo si è voluta esaustiva, compilativa, cronologica. È un libro per immagini a partire da un’immagine, su ciò che oggi di quel gesto – non più agito – ci rimane. Ne parla chi c’era tra gli abbracci di un corteo di donne e chi stava dall’altra parte della macchina fotografica. Chi ha filmato quel movimento di mani molti anni dopo. Chi, trascorse alcune generazioni, lo ha scoperto nei libri di storia. Chi lo analizza, guardando ad «altre» donne, che nella strada verso la propria liberazione hanno messo in scena «altri» gesti. O chi lo ha ritrovato nelle pratiche delle artiste, tra gli anni Settanta e Ottanta. Chi lo riporta a un pensiero. Chi, oggi, lo osserva forse pensando «peccato non esserci state». Dev’essere stata una bella festa. Qui abbiamo provato a raccontarla, per frammenti di immagini e di narrazioni, per dire del mondo che da quella fessura si è cominciato a intravedere. Il suo bilancio e ciò che ne resta, o cosa sia diventato, sono un’altra storia. (Ilaria Bussoni e Raffaella Perna)

L’Architettura della Scuola Regionale di Ani nell’Armenia Medievale

L’Architettura della Scuola Regionale di Ani nell’Armenia Medievale

Problemi attuali di Scienza e di Cultura – Relazione svolta nella seduta del 1˚ Marzo 1976 – Accademia Nazionale dei Lincei – Anno CCCLXXIV・1977- Quaderno N. 235

Autore/i: Cuneo Paolo

Editore: Accademia Nazionale dei Lincei

pp. 86, LXIV (64) tavv. b/n f.t. e 21 fig. b/n, Roma

Dal testo:
« La regione in cui sorgono i resti della città di Ani, capitale dell’Armenia medievale, e che si identifica per decine di chilometri all’intorno con il territorio dell’antico cantone di Širak, consiste in un vasto sistema di altopiani ondulati, compresi mediamente tra i 1200 e i 2000 metri di altitudine, attraversati da Nord a Sud dal fiume Axuryan (in turco Arpa çayi) uno degli affluenti di sinistra del fiume Araks, l’antico Araxes  (in turco Aras Nehri), che scorre, con andamento prevalente da Ovest a Est, verso il Mar Caspio, segnato il limite meridionale della regione.
Dei diversi rilievi montuosi che circondano lo Širak i più elevati sono, ad Est, il Mar Aragac (in turco Alagöz Dagi), che culmina a oltre 4000 m, e all’estremo Sud il M. Ararat, la cui vetta supera i 5000 metri. Il letto profondamente incassato dell’Axuryan, che attraversa tutta la regione da Nord a Sud con andamento tortuoso, forma per un lungo tratto il confine attuale, definito in epoca recente, tra i due stati, l’Unione Sovietica e la Turchia, che si dividono i territori già facenti parte dell’antica regione […] »

A Caccia della Lepre

A Caccia della Lepre

La meditazione silenziosa della tradizione cristiana

Autore/i: Fracassa Lorella

Editore: Lindau

introduzione dell’autrice.

pp. 160, Torino

Da sempre l’uomo cerca Dio, “come un cane da caccia che ha nelle narici la traccia della lepre” (Anselm Grün). È proprio partendo da questa incessante caccia sulle tracce di Dio che Lorella Fracassa ripercorre una vicenda umana e spirituale dei nostri tempi, quella del monaco benedettino John Main, e svela i fili che la collegano a un’epoca molto remota della storia cristiana e a pratiche spirituali che oggi si tende erroneamente ad accreditare alla sola cultura orientale. Si tratta della riscoperta della meditazione silenziosa cristiana, le cui origini risalgono al monachesimo egiziano e di cui Giovanni Cassiano (360-432 ca.) fu un significativo e suggestivo interprete.
Questa pratica è presente nelle filosofie e nella spiritualità di ogni epoca e luogo (induismo, buddhismo, cristianesimo, sufismo islamico). L’uomo che medita in silenzio ritrova la condizione primordiale del suo essere, quella eternità silente che ha lasciato entrando nel tempo.
Per il “segugio” cristiano la meditazione silenziosa (e la preghiera ripetuta intorno alla quale essa ruota) rappresenta uno strumento di purificazione, di approfondimento spirituale, di incontro personale con Gesù e di trasformazione dell’esistenza. Dio non è lontano e irraggiungibile. Dio è dentro ciascuno di noi, è parte di noi e la meditazione silenziosa rappresenta il modo per maturare questa consapevolezza e continuare la “caccia” secondo un nuovo percorso, luminoso e appagante.

Lorella Fracassa (delle Suore Maestre di Santa Dorotea) è nata a Roma nel 1960. E docente liceale di Lettere e ha completato la sua formazione psicopedagogica specializzandosi in Counseling Educativo presso la SISF (Scuola Internazionale di Scienze della Formazione) di Venezia. Ha conseguito il Dottorato in Lettere Cristiane e Classiche presso I’UPS (Università Pontificia Salesiana) di Roma, approfondendo in particolare la storia del Cristianesimo antico e la spiritualità del Deserto. È interessata al Dialogo Interreligioso e in particolare alle religioni asiatiche. Attualmente vive a Padova.

Visualizza indice

Introduzione
Un dittico

PARTE PRIMA. LA PREGHIERA PERDUTA

PARTE SECONDA. LA CACCIA ALLA LEPRE

1. Seguire la propria natura, o dell’uomo-monaco

2. Vedere la lepre, o dell’esperienza

3. L’inseguimento strategico, o del «mantra»

4. Fiutare le tracce, o del soffio dei venti

5. Affrontare rovi e spine, o della spoliazione

6. Cacciare con la muta, o della comunita

Conclusioni
Bibliografia

APPENDICE

Cenni biografici
Breve glossario

Religione e Scienza – Una introduzione

Religione e Scienza – Una introduzione

Titolo originale: Religion and Science. An Introduction

Autore/i: Sweetman Brendan

Editore: Editrice Queriniana

edizione italiana, premessa e traduzione dall’inglese a cura di Andrea Aguti (Università di Urbino), introduzione dell’autore.

pp. 280, Brescia

Questo libro è una perfetta introduzione al tema “scienza e religione”, davvero un modello esemplare. Fornisce un pregevole resoconto su come pensatori di ieri e di oggi hanno affrontato l’argomento. Offre valutazioni filosofiche obiettive ed equilibrate sulle loro riflessioni. È istruttivo, ragionato, ben costruito, scritto con eleganza. Una sintesi essenziale e completa, un saggio autorevole e documentato. «Il libro di Sweetman aiuterà i lettori ad affrontare seriamente questioni cruciali, anche complesse» (Brian Davies, Fordham University, New York).

Tanto la religione quanto la scienza apportano oggi un contributo decisivo in molteplici aree del nostro vivere, sovrapponendo le loro prospettive non sempre in modo pacifico e generando ampi dibattiti. Quando si parla di questioni-chiave come Big bang e “disegno intelligente”, evoluzione e vita extraterrestre, neuroscienze e rapporto mente/corpo, genoma umano e cellule staminali spesso non si è distanti da temi etici scottanti, ma anche da questioni ultime come la natura dell’universo, il senso dell’esistenza umana, la salvezza, Dio. La teoria evoluzionistica è per esempio carica di implicazioni filosofiche, religiose, morali; l’esistenza di un “progetto intelligente” sull’universo tocca il cuore della nostra comprensione della natura umana; e così via…
L’autore, che innanzitutto riassume brillantemente la storia del rapporto tra religione e scienza fino alla contemporaneità, dimostra una eccellente maestria nello spiegare le questioni che ricoprono grande interesse per noi oggi.
Le sue spiegazioni delle dottrine religiose e delle teorie scientifiche sono accurate e al tempo stesso di facile comprensione. Soprattutto, Sweetman prova che il rapporto tra scienza e religione può essere di tipo cooperativo, piuttosto che conflittuale: può e deve svilupparsi in termini di dialogo, portando quei due ambiti dell’umano a reciproco rispetto e mutua collaborazione.

Brendan Sweetman, originario di Dublino (Irlanda), ha compiuto gli studi di scienze religiose e filosofia a Cambridge (Regno Unito) e Los Angeles (California, USA). Ha svolto importanti ricerche sulla filosofia della religione, sull’etica applicata, su pensatori come Gabriel Marcel e Jacques Derrida, sul rapporto fra l’epistemologia contemporanea, il metodo scientifico e la fede religiosa. Attualmente è direttore, oltre che docente, del Dipartimento di filosofia della Rockhurst University con sede a Kansas City (Missouri, USA).
Apprezzato per le sue notevoli capacità di divulgazione, ha fra l’altro pubblicato: Contemporary Perspectives on Religious Epistemology (Oxford 1992); Why Politics Needs Religion. The Place of Religious Arguments in the Public Square (Downer’s Grove/IL 2006); Religion. Key Concepts in Philosophy (London 2007); A Gabriel Marcel Reader (South Bend/IN 2011).

Visualizza indice

Premessa all’edizione italiana di Andrea Aguti

1. Introduzione

  • Perchè ci interessiamo del rapporto tra religione e scienza?
  • Religione, scienza e secolarismo
  • Alcuni modelli di rapporto tra religione e scienza
  • Un approccio filosofico alla religione e alla scienza

2. Religione e scienza nella storia

  • Il mondo antico: Aristotele
  • Il mondo medievale: Agostino e Tommaso
  • La Riforma protestante
  • La controversia di Galileo nel XVII secolo
  • Galileo, Newton e lo sviluppo della scienza
  • Gli sviluppi nel XVIII secolo
  • Il XIX secolo: Darwin e Freud

3. Scienza e naturalismo nel XX secolo

  • Il successo della scienza
  • Il metodo scientifico e la conoscenza oggettiva
  • Realismo versus antirealismo
  • La svalutazione della verità nella storia della scienza
  • Il volto moderno della scienza: il naturalismo

4. Dio e l’evoluzione

  • Evoluzione e cultura moderna
  • Breve storia dell’evoluzione
  • La teoria dell’evoluzione
  • Le prove dell’evoluzione: domande e risposte
  • Implicazioni religiose, filosofiche e morali dell’evoluzione

5. La scienza e la persona umana

  • Una sfida alla comprensione tradizionale della persona umana
  • La natura della coscienza
  • Il libero arbitrio umano
  • L’immortalità
  • L’intelligenza artificiale
  • La ricerca dell’intelligenza extraterrestre

6. Il progetto nell’universo

  • L’argomento di William Paley
  • L’argomento delle “leggi della fisica” tratto dal disegno dell’universo
  • Il progetto all’inizio: l’argomento antropico
  • Gli argomenti del disegno intelligente

7. Dio e l’universo

  • L’universo e la teoria del Big bang
  • Dio come causa prima
  • Il significato della relatività e della meccanica quantistica
  • Come agisce Dio nel mondo?

8. Scienza, religione e etica

  • La mappatura del genoma umano
  • Cellule staminali e clonazione
  • Conclusione: qualche lezione per scienziati e credenti

Guida ad ulteriori letture
Indice analitico

Gli Assassini sono tra Noi

Gli Assassini sono tra Noi

Memorie e rivelazioni dell’uomo che ha organizzato le ricerche dei criminali nazisti nel mondo

Autore/i: Wiesenthal Simon

Editore: Garzanti Editore

prima edizione, traduzione dall’inglese di Giorgio Brunacci, titolo originale: «The murderers among us», in sopracoperta: Fotomontaggio di S. Wiesenthal Mauthausen 1945.

pp. 352, 45 illustrazioni b/n f.t., Milano

«Se anche tu vivessi fino a poter raccontare la verità,» disse una SS al suo prigioniero ebreo Simon Wiesenthal, «nessuno ti crederebbe. Direbbero che sei matto. Ti rinchiuderebbero in un manicomio…»
Il mondo ha creduto, invece, alla verità che Simon Wiesenthal – il famoso ex architetto polacco che ha organizzato le ricerche dei criminali nazisti nel mondo va rivelando: anche perchè essa viene presentata scarna, disadorna, senza effetti, ricca soltanto dei rigorosi elementi di prova. Sono i fatti a parlare da soli, a dire l’invocazione estrema – non dimenticateci! non dimenticate! – che non possono più ripetere le bocche di undici milioni di persone, sigillate dalla morte nei campi di sterminio.
Grazie a Wiesenthal, la giustizia degli uomini ha potuto mettere le mani su Adolf Eichmann, il realizzatore della «soluzione finale», su Erich Rajakowitsch, lo sterminatore degli ebrei d’Olanda, su Franz Murer, «il macellaio di Vilma» che uccise gli 80.000 ebrei del ghetto di quella città. Sempre grazie alla sua documentazione è stato possibile identificare l’oscuro agente della Gestapo che arrestò Anna Frank, individuare il luogo dove tuttora si nasconde il vice di Hitler, Martin Bormann (responsabile tra l’altro del massacro dei 9000 militari italiani di Cefalonia), localizzare ad Addis Abeba Karl Babor, il famigerato «Herr Doktor» che uccideva gli internati nel campo di Grossrosen con un’iniezione nel cuore e che per sfuggire all’arresto si gettò in un fiume infestato da coccodrilli.
Pur grondando tanto sangue, le memorie di Simon Wiesenthal non sono soltanto un racconto di orrore. Quasi ogni pagina porta il segno di una fede più alta nel Dio di tutti gli uomini, nell’umanità stessa. Occorre sapere il peggio per diventare migliori, occorre conoscere non per vendicarsi ma per ricordare: solo se sapremo – e ricorderemo – «ciò che è avvenuto non potrà ripetersi, nè fra venti nè fra cinquanta 0 cento anni…».
Qualcuno ha paragonato Simon Wiesenthal a «un soldato che combatte ancora la sua battaglia, in un settore isolato, senza sapere che la guerra è già finita…». Ma la battaglia è in corso, dal momento che «gli assassini sono ancora tra noi». E Wiesenthal, d’altronde, si batte per l’umanità, per la storia. La sua non è solo la guerra di un «anti» contro i nazisti: è la lotta dei molti e inermi che vengono oppressi, lotta destinata a non aver fine finchè esisteranno, pochi o tanti, gli oppressori.

Simon Wiesenthal è nato a Buczacz, in Polonia, il 31 dicembre 1908. Il padre, commerciante, richiamata come ufficiale nell’esercito austro-ungarico (la Galizia faceva allora parte dell’Impero), morì nella prima guerra mondiale: la famiglia… si trasferì dapprima a Vienna, dove Simon cominciò gli studi, poi tornò nella Galizia; ma il giovane Wiesenthal non fu accolto al Politecnico polacco di Lvov, dove i posti a disposizione degli studenti ebrei erano limitatissimi, e dovette recarsi a Praga per seguire i corsi universitari. Stava mettendosi in luce come brillante architetto quando scoppiò la seconda guerra mondiale. Dopo l’occupazione tedesca, Simon Wiesenthal conobbe ben tredici campi di prigionia. Nel dopoguerra lavorò dapprima per l’Office of Strategic Services (OSS) e per il Counter-Intelligence Corps americani, quindi creò a Linz, con l’aiuto di pochi «volontari», il Centro di Documentazione sui crimini di guerra nazisti. Chiuso nel ’54, quando la denazificazione in Germania sembrava giunta a un punto morto, il Centro venne riaperto dopo la cattura e il processo di Eichmann. Wiesenthal non è più tornato a occuparsi di architettura («Mi sconfortò vedere come erano crollate sotto le bombe, in pochi secondi, le solide case che avevo costruito…») e dedica al Centro tutto il tempo di cui dispone: «Penso» dice, «di dover pagare il prezzo della vita che mi è stata lasciata.»

Una Mente Inquieta – L’Eccezionale Testimonianza di una Psichiatria che ha Attraversato il Tunnel della Depressione

Una Mente Inquieta – L’Eccezionale Testimonianza di una Psichiatria che ha Attraversato il Tunnel della Depressione

Titolo originale: An Unquiet Mind

Autore/i: Jamison Redfield Kay

Editore: TEA – Tascabili degli Editori Associati

prefazione di Athanasio Koukopoulos, prologo dell’autore, traduzione di Elena Campominosi, collana: Esperienze n° 6 – Storie vere Testimonianze di vita autentiche

pp. 224, Milano

…”Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge“…

Bambina emotiva, poi adolescente depressa e infine giovane vittima della sindrome maniaco-depressiva, per Kay Redfield Jamison, studiare e comprendere la sua malattia era l’unica speranza di salvezza. Il suo libro è il coraggioso resoconto di una lotta durata trent’anni, una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi “essere depressi” e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel del “male oscuro”.

Kay Redfield Jamison è docente di psichiatria alla prestigiosa Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora. Autrice in collaborazione con Frederick K. Goodwin, del trattato Manic-Depressive Illnes, considerato fondamentale per la comprensione dei disturbi dell’umore, ha ricevuto premi e riconoscimenti per aver curato alcuni seguitissimi special televisivi sul rapporto tra la depressione e le arti, tema al quale ha dedicato il volume Toccato dal Fuoco, pubblicato nelle edizioni TEA.

Visualizza indice

Prefazione
Prologo

Parte prima: Lassù nell’indomito blu

  • Nel sole
  • Un’educazione per la vita

Parte seconda: Una follia non tanto sottile

  • Voli della mente
  • Quando ti manca Saturno
  • L’ossario
  • Professore di ruolo

Parte terza: L’amore, questa medicina

  • Ufficiale e gentiluomo
  • Mi dicono che ha piovuto
  • Amore che mira Follia

Parte quarta: Una mente inquieta

  • A proposito di pazzia
  • L’elica anomala
  • Esercitare la professione
  • Una vita a sbalzi d’umore

Epilogo
Ringraziamenti

Psichiatria e Antipsichiatria

Psichiatria e Antipsichiatria

Titolo originale: Psychiatry and Anti-Psychiatry

Autore/i: Cooper David

Editore: Armando Armando Editore

pp. 168, Roma

L’autore di questo volume propone una tesi paradossale, tagliente: la pratica psichiatrica ufficiale e i connessi tipi di trattamento acquisiscono ed esauriscono il loro senso nell’ambito di un’operazione per mezzo della quale alcuni membri di una famiglia e di una società in genere fanno sì che altri vivano al posto loro il caos che rifiutano di affrontare dentro di sé. Più precisamente, la teoria e la pratica ufficiale della psichiatria offrono gli alibi necessari a questa operazione e, convalidandola, la rendono irreversibile.
David Cooper illustra il fondamento di questa tesi con un accurata critica degli assunti teoretici della psichiatria, di cui denuncia la derivazione dalle scienze naturali e, di conseguenza, la assoluta irrilevanza per la situazione umana; nonchè attraverso una dettagliata ricostruzione del processo di invalidazione sociale e del ruolo che in tale processo svolgono la famiglia prima ed il medico poi.
Infine, nell’ultimo capitolo, l’autore ci propone il resoconto dello svolgimento, e delle connesse difficoltà, di quella che egli definisce un’esperienza di anti-pschiatria; e cioè di un tentativo di vivere la pratica psichiatrica in una forma che rifiuti il ruolo, che invece secondo Cooper abitualmente svolge, di esecutrice di una nascosta violenza.

Visualizza indice
  • Violenza e psichiatria
  • La famiglia e la schizofrenia
  • Studio di una famiglia
  • L’infermo, la sua famiglia e l’ospedale
  • Villa 21: un esperimento in anti-psichiatria
  • Ulteriori considerazioni