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Libri dalla categoria Simbologia

Jeet Kune do

Jeet Kune do

Il libro segreto di Bruce Lee

Autore/i: Bruce Lee

Editore: Edizioni Mediterranee

introduzione e cura di Linda Lee, introduzione di Gilbert L. Johnson, traduzione di Stefania Bonarelli.

pp. 160,12 foto b/n, 150 disegni b/n, Roma

Il materiale raccolto in quest’opera rappresenta, in realtà, una sorta di diario segreto e di guida personale al combattimento, che Bruce Lee ha sviluppato in tanti anni di pratica e di studi. Infatti, Bruce Lee, creatore di questo nuovo, formidabile stile di lotta, aveva anche una ricchissima biblioteca dedicata alle arti marziali, dalla quale attingeva ispirazione e insegnamenti.
Il Jeet Kune Do è un sistema di lotta «totale», nel senso che può adottare tutte le forme e tutti gli stili, si serve di tutti i metodi e non è condizionato da nessuno di essi: usa tutte le tecniche utili al suo scopo, che è unicamente quello della vittoria finale.
Il libro è ricchissimo di illustrazioni dello stesso Bruce Lee, che spiegano chiaramente le azioni e i movimenti da compiere. Inoltre, le caratteristiche, le qualità e la personalità del vero combattente vengono delineate sia sotto il profilo tecnico-pratico, sia sotto quello psicologico. L’opera si rivelerà pertanto preziosissima per tutti coloro che praticano un’arte marziale, o comunque uno sport competitivo che li pone di fronte ad un avversario, quali il pugilato, la lotta e la scherma.
Tratti dalla mole di appunti dello stesso Lee, le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato anche gli indispensabili Manuale pratico del Jeet Kune Do, Il Tao del Kung Fu e i quattro volumi di tecniche segrete: Tecniche di autodifesa, Tecniche di base, Tecniche avanzate e Tecniche superiori.

Bruce Lee (San Francisco 1940 – Hong Kong 1973) nel 1953 all’età di 13 anni iniziò a praticare il Kung-Fu con lo stile Wing-Chun. Sembrava molto portato per quest’arte tanto che lasciò la sua carriera da ballerino. Da quel momento per il giovane Bruce iniziò una nuova vita. Bruce nella sua vita non studiò soltanto Arti Marziali ma imparò dal suo maestro Yip Man diversi pensieri come il pensiero filosofico di Budda, Confucio, Lao Tzu, e dei fondatori del Taoismo. Nel 1959 Bruce tornò a San Francisco dove studiò e cominciò ad insegnare il Kung-Fu. In questo periodo vinse molto tornei e in molte esibizioni attirò l’attenzione di molti registi. A Los Angeles Bruce Lee cominciò la sua carriera di attore recitando nella popolare serie televisiva ’The Green Hornet’ con il ruolo di Kato. Bruce in quel periodo insegnava Kung-Fu anche a molto famosi attori. Cominciò la pubblicazione dei suoi primi libri sulla sua nuova arte il “Jeet Kune Do”. Fino ad allora lui si era limitato a scrivere tutti i suoi pensieri sulle Arti Marziali andando ad elaborare questo nuovo tipo di stile. Avendo una grande conoscenza era in grado di stabilire e di migliorare molte tecniche da lui apprese in precedenza. Bruce recitò in 25 film e serie televisive. Nel 1972 in uno dei suoi film migliori di Kung-Fu ’Return of the Dragon’, Bruce recitò insieme a Chuck Norris, Danny Ionosante e Kareem Abdul-Jabbar. Il 20 Luglio 1973 morì a Hong Kong: le cause sono ancora un grande punto interrogativo.

Il Paese dei Dragoni Selvaggi

Il Paese dei Dragoni Selvaggi

La Cina e i suoi fiumi

Autore/i: Lotti Carlo

Editore: Colombo

prefazione dell’autore, in sovracopertina: il Dragone del Fiume, sul retro della sopracopertina: Shen Zhotien, Luci nelle tre gole dello Yangtze.

pp. 152, nn. tavv. b/n f.t., 1 cartina b/n, Roma

Carlo Lotti e nato a Roma nel 1916.
Laureato in ingegneria (1939); docente universitario (1961) ; Cavaliere del Lavoro (1977).
Inizia l’attività professionale nel 1946 dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale, da cui è uscito con il grado di capitano ed alcuni riconoscimenti al merito ed al valore. Nel 1950 riceve l’incarico della progettazione e della direzione esecutiva della diga di San Giuliano sul Bradano dalla Impresa Cidonio; della stessa Impresa assume più tardi la direzione tecnica.
Nel 1957 torna alla libera professione e costituisce il suo «studio di ingegneria», che poi si trasforma nella Società di Ingegneria C. Lotti & Associati, di cui tuttora ha la presidenza. Partecipa alla progettazione ed alla realizzazione di importanti opere idrauliche in Italia ed all’estero: è consulente delle maggiori Istituzioni internazionali quali le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, la Comunità Europea.
È autore di articoli tecnici pubblicati in Italia ed all’estero e di un testo sui «Sistemi delle risorse idriche» tradotto in inglese.
Motivi di lavoro lo portano a compiere frequenti e lunghi viaggi in molti paesi del continente asiatico, in Africa, in America Latina. In Cina va più volte fin dal 1971 e sviluppa amichevoli rapporti con gli ambienti tecnici locali, che gli consentono ripetute visite all’interno del paese: da qui l’idea di questo libro.

La Vita Quotidiana delle Donne nella Francia di Luigi XIV

La Vita Quotidiana delle Donne nella Francia di Luigi XIV

Autore/i: Dulong Claude

Editore: Rizzoli

traduzione di Rosanna Pelà.

pp. VIII-342, nn. ill. b/n, Milano

Ha un senso parlare delle donne in generale per l’epoca di Enrico IV e di Luigi XIV? Che cos’hanno in comune Ninon de Lenclos, la grande cortigiana, e una strega di campagna, una preziosa di Parigi e una cantante girovaga?
Un’ingiustizia di base: la condizione in cui il loro sesso è tenuto. in tutte le classi sociali, la tirannia del padre e del marito e una realtà, come la morte di parto e un rischio che non fa distinzione di ceto. Eppure, come dimostra l’autrice di questo libro, proprio in questo periodo la società, l’opinione pubblica e la chiesa stessa andarono gradualmente evolvendosi in una direzione favorevole alle donne. Ma non si può dimenticare che, prima di tutto, esse dovettero solo ai loro sforzi il conseguimento, lento e faticoso, del diritto alla considerazione della società, all’istruzione, al lavoro, se non all’amore. Di questa’lotta, che si svolse su terreni diversi e ineguali, la Dulong racconta le insospettate vicende, attraverso una serie di ritratti e di ambienti minutamente ricostruiti: figure di donne della nobiltà e del popolo, sante e regine, attrici, indovine o letterate.

Claude Dulong, storica e arohivista-paleografa, si è dedicata soprattutto allo studio del XVII secolo francese. Due delle sue opere, Anne d’Autriche (1978) e L’Amour au XVIIᵉ siècle (1969), hanno ricevuto il Grand Prix Gobert dell’Académie Francaise. Ha pubblicato anche una Vie quotidienne à l’Elysée au temps de Charles de Gaulle.

La Quarta Scelta

La Quarta Scelta

Autore/i: Saccà Antonio

Editore: Dino Editori

nota dell’editore.

pp. 232, Roma

La tecnologia libererà l’uomo dal lavoro come attualmente è svolto, assicurando il benessere senza relazione con il lavoro compiuto? Stabilirà una sproporzione tale tra fatica e vantaggi che coloro i quali lavorano non avranno di che lamentarsi? La tecnologia e ormai il solo modo perché l’uomo dedicando il meno tempo possibile alla ragione strumentale possa ritrovare se stesso. Il grado più alto di società tecnologica forse consentirci all’individuo la possibilità del ripiegamento, creativo, sopra se stesso. Dedicare scarso tempo alla estraneazione del lavoro e delle macchine e quindi riprendere la propria identità. Una società completamente razionale per lasciare tempo agli individui di potere, appunto per questo, svolto il lavoro nel modo più proficuo, ritrovare la irrazionalità del se stesso. Che significa irrazionalità ? Essere se stessi. Noi siamo costretti a negarci perché dobbiamo impegnare troppo tempo nel lavoro razionalizzato. Ma se la razionalità e affidata alle macchine l’uomo potrebbe dedicarsi alla fantasia del vivere. Questo saggio affronta il dramma di una società tecnologica che organizza minuziosamente l’intera vita dell’uomo in alternativa ad una società tecnologica che organizza solo il lavoro e lascia all’uomo il tempo per vivere. Avremo o no una società cristiana cioè dei rapporti umani individualizzati nell’éra tecnologica? I rapporti umani saranno possibili proprio nell’éra della tecnologia avanzata o ci avviamo verso l’organizzazione assoluta e la guerra finale?

Antonio Saccà, siciliano d’origine, vive a Roma nella cui Università insegna Sociologia delle forme espressive. È giornalista pubblicista. Ha pubblicato i seguenti saggi: La letteratura italiana attuale – 1962; Ideologie del nichilismo 1971; Contro la ragione – 1974; L’assoluto privato – 1977; e inoltre i volumi di poesie: La conclusione – 1965; Il silenzio – 1970; Il clandestino – 1972; L’ambito 1975. Collabora a Il Tempo.

Etica come Responsabilità

Etica come Responsabilità

Prospettive a confronto

Autore/i: Autori vari

Editore: Mimesis Edizioni

testi di: Claudia Dovolich, Adriano Fabris, Mario Signore, Salvatore Veca, Luis Miguel Arroyo, Carmelo Vigna, Giuseppe Lissa, Francesca Brezzi, Maria Teresa Pansera, Laura Tundo, Anna Maria Nieddu, Chiara Di Marco, Claudia Dovolich, a cura di C. Dovolich.

pp. 288, Milano

La responsabilità è il nodo che tesse la trama discontinua e problematica di queste riflessioni. Si tratta di una nozione attualmente al centro di un radicale cambiamento, perché essa non è assunta da un soggetto egemone ma da una singolarità decentrata che prende forma nella relazione all’alterità, esponendosi all’evento dell’altro. Alterità e responsabilità, divenute questioni cardini della nostra contemporaneità, si configurano però in termini non univoci: la relazione all’altro è molteplice e l’alterità non ha solo i contorni definiti di una trascendenza verticale, ma quelli sfumati e mobili di numerose trascendenze orizzontali. La responsabilità non è più ricercata/trovata nel solo contesto del reciproco riconoscimento, segnato troppo spesso dalla logica del dominio e dalla morale del debito, ma si colora dei toni dell’asimmetria, dell’anacronia e del disequilibrio indicando verso un’etica del dono. Nella polifonia delle voci che compongono questo testo risuona anche il legame tra la responsabilità e la risposta, espressa o meno ma sempre data, anche quando viene rifiutata, all’altro, anonimo e indifferente o singolare e insostituibile, ma anche e soprattutto all’appello del pensiero.

  • Claudia Dovalich, Questioni etiche
  • Adriano Fabris, L’etica e il problema del senso
  • Mario Signore, Etica della responsabilità e responsabilità del pensare. Una sfida per la cultura contemporanea
  • Salvatore Veca, Emozioni e ragioni in una teoria della giustezza
  • Luis Miguel Arroyo, Sfide etiche e antropologiche della genetica e della biotecnologia
  • Carmelo Vigna, Bioetica e dignità della vita umana
  • Giuseppe Lissa, Emmanuel Lévinas: dalla libertà alla responsabilità
  • Francesca Brezzi, Dall’homo faber all’homo ludens: quale etica per la società tecnologica?
  • Maria Teresa Pansera, L’etica nell’era della tecnica
  • Laura Tundo, Democrazia giustizia cosmopolitismo. Prospettive etico-politiche per il terzo millennio
  • Anna Maria Nieddu, Responsabilità e autodeterminazione. Linee di una ricerca per un’etica dell’azione responsabile
  • Chiara Di Marco, Critica e cura. Ragioni e passioni nelle etiche decostruttive
  • Claudia Dovalich, Pensare l’alterità

Nichilismo Sacro Comunità

Nichilismo Sacro Comunità

Autore/i: Autori vari

Editore: Mimesis Edizioni

a cura di Chiara Di Marco.

pp. 188, Milano

La questione dell’Europa. Un’interrogazione etica e politica che, diversamente posta e sviluppata da Nietzsche e Heidegger, sollecita la nostra contemporaneità a ripensare il nihilismo articolandolo al pensiero della comunità e del sacro in una relazione che non sia più di mera contrapposizione o esclusione. Ciò che è in gioco, per noi, è la possibilità di rispondere alla domanda di un’identità europea che ha posto e continua a porre in grande imbarazzo politici, intellettuali, uomini di fede e di scienza nella misura in cui la necessità di un’intesa capace di risolvere conflitti e contrapposizioni sembra essere generata più che da una volontà disposta a incontrare-ascoltare gli altri, dalla caparbia egoità che sostiene e garantisce particolarismi individuali e collettivi. Questione spinosa ma urgente in una realtà politica, religiosa e culturale dove l’unità della politica economica mostra tutta la sua fragilità. In quest’ottica i saggi qui proposti sondano la fecondità che i termini sacro e comunità hanno – se sottratti al circolo del nihilismo reattivo – di arginare l’arroganza e l’intolleranza del Pensiero Unico, quella di un nihilismo che ha generato forme del pensare e dell’agire che hanno aperto nel secolo appena trascorso un vuoto di senso e di valori che, nell’estremismo violento di un’ideologia del terrore che grida «viva la morte», invera la fredda e lucida affermazione con cui Horkheimer e Adorno aprono Dialettica dell’illuminismo.

Chiara Di Marco insegna Etica sociale e Filosofia morale nei corsi di laurea in Filosofia e in Scienze Filosofiche della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Roma Tre. Ha orientato la sua attività di ricerca attorno alle questioni del soggetto, del potere e della differenza-alterità seguendone lo sviluppo attraverso la riflessione di Georges Bataille, Michel Foucault, Jacques Derrida e Gilles Deleuze. Tra le sue principali pubblicazioni: Gilles Deleuze e il pensiero nomade (1995); Critica e cura di sé. L’etica di Michel Foucault (1998); Percorsi dell’etica contemporanea (cur.) 1999; Un mondo altro è possibile (cur.) 2004; Georges Bataille. Etica dell’incompiutezza (2006); Georges Bataille. Amicizia e comunicazione, B@belonline/print, II, 2006; Corpo io sono e anima. L’ambiguità della bio-politica, B@belonline/print, V, 2008; Grazia Sovranità Amicizia. Georges Bataille e la passione per l’“inutile” (2009); Immagine-desiderio, pensare-creare: concetti, percetti, affetti (2010); Fiducia nell’incompiutezza (2010).

Israele

Israele

Una società in evoluzione

Autore/i: Segre Vittorio D.

Editore: Rizzoli

la presente edizione è stata aggiornata dall’autore con l’aggiunta dei capitoli 7-8-9 e 10, premessa e introduzione dell’autore, traduzione di Bruno Oddera.

pp. 304, Milano

Gli ebrei, dei quali è stato detto che si tratta di un popolo ostacolato da «un eccesso di storia e da un difetto di geografia», hanno creato nel 1948 in Palestina uno Stato intralciato da un eccesso di geografia e da un difetto di storia politica. Che cos’è oggi, a venticinque anni dalla fondazione, lo Stato di Israele? Come si è arrivati all’insediamento di milioni di ebrei della diaspora in un ambiente geograficamente e politicamente ostile? Fino a qual punto l’esistenza di uno Stato ebraico laico in Palestina può essere spiegata dal tentativo di realizzare gli ideali dell’illuminismo? Qual è stato il contributo di un movimento nazionalista discusso come il sionismo alla creazione dello Stato ebraico? E quali prospettive si aprono dinanzi a questo stato dopo le vittoriose guerre contro gli arabi?
L’autore risponde, con Israele, una società in evoluzione, a questi interrogativi, e a molti altri ancora. Con l’obiettiva chiarezza di uno studioso della storia e della politica, e, al contempo, con le conoscenze di prima mano di un uomo che ha vissuto personalmente l’esperienza dei kibbutzim e ha partecipato ad altre manifestazioni della collettività ebraica tornata nella sua sede nazionale: l’attività clandestina, l’esercito e l’attività diplomatica, Vittorio D. Segre fa il punto sulla realtà rappresentata dallo Stato d’Israele nel travagliato Medio Oriente per poi proiettarla nel più vasto ambito mondiale.
Il libro di Segre, dunque, oltre a essere uno studio storico e politico di grande interesse, offre al lettore la garanzia di quella conoscenza profonda degli uomini e delle cose che può essere raggiunta soltanto attraverso la partecipazione personale agli eventi svoltisi «in un’atmosfera di passione e di dedizione – religiosa, ideologica, nazionale e persino culturale – nella quale… uomini e donne sentivano la carezza della storia nella loro esistenza quotidiana e un rapporto diretto con le glorie della cristianità, del giudaismo e dell’Islam».

Vittorio D. Segre nato in Italia nel 1922, Vittorio D. Segre si stabilì a diciassette anni in un kibbutz palestinese, e ben presto entrò in contatto con l’Haganà. Nel 1941 si arruolò nel Palestine Regiment e in seguito collaborò con la British Military Intelligence, con l’incarico di tenere i contatti con gruppi di antifascisti italiani. Nel 1949 il ministero degli Esteri israeliano lo nominò Attaché a Roma e più tardi Addetto stampa a Parigi. Attualmente insegna all’Università ebraica di Gerusalemme e all’Università di Haifa. Collabora regolarmente al Corriere della Sera e ad altre pubblicazioni europee.

Sulla Strada

Sulla Strada

Autore/i: Kerouac Jack

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

in appendice La «beat generation» di Fernanda Pivano, traduzione di Magda de Cristofaro.

pp. 340, Milano

Dean e Sal (Neil Cassady e Jack Kerouac) percorrono con una infinita ansia di vita, di esperienza, di fisica autenticità le strade dell’America e del Messico. Sulla strada ne registra, nei ritmi serrati della prosa e delle immagini i viaggi, le rivelazioni, gli incontri, ed è un romanzo fortemente autentico nel suo impulso autobiografico e adolescenziale, nel senso più pieno e migliore del termine. Romanzo dell’amicizia e delle difficoltà dell’amore, della ricerca di sé, del desiderio di appartenenza e della impossibilità a rinunciare al desiderio e al bisogno di rivolta, romanzo dell’ansia di un andare senza fine che cancelli l’ombra della noia e quella più grande ed oscura della morte, romanzo che sembra dare corpo ancora una volta a tutti i grandi miti dell’America. Non c’è da stupirsi che sia tanto amato.
Ma Sulla strada è anche romanzo della coscienza dell’oscurità, del silenzio insuperabile, della impossibilità della comunicazione desiderata, del ritorno ossessivo a cui ogni partire sembra ricondurre, un romanzo che, ascoltato attentamente nei suoi valori compositivi, è assai più serio di quanto a volte noi lettori, presi dai suoi ritmi, non vorremmo.

Jack Kerouac, Lowell, Massachusetts, 1922 – St Petersburg, Florida, 1969. Con Allen Ginsberg e William Burroughs agli inizi degli anni Cinquanta diede vita al nucleo storico della Beat Generation. Sulla strada, il romanzo del 1957 che lo rese celebre, divenne il manifesto di un’intera generazione.

L’Ascesi Filosofica – Studi sul Temperamento Platonico

L’Ascesi Filosofica – Studi sul Temperamento Platonico

Autore/i: De Monticelli Roberta

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

prima edizione, ringraziamenti e introduzione dell’autore, collana: Campi del Sapere/Feltrinelli – Filosofia.

pp. 240, ill. a colori e in b/n f.t., Milano

…L’esperienza che si fa visione di idee non è prerogativa del filosofo più che di ogni altro indagatore umano. Gli studi contenuti in questo libro sono riflessioni di argomento etico, estetico e psicologico. La filosofia che propongono non è un modo privilegiato dell’esperienza di significato, ma un tentativo metodico di liberarci dalle barriere che ne precludono l’accesso. E’ un esercizio di liberazione dell’intelligenza dalle “cose estranee” che gli atteggiamenti filosofici oggi dominanti frappongono fra noi e la nostra aspirazione a comprendere chi siamo. Superando sia le tendenze naturalistiche che quelle ermeneutiche, emerge qui una terza possibilità, nella scia aperta dalla fenomenologia di radice husserliana, cui appunto questo libro si ispira…

Roberta De Monticelli, docente di Filosofia moderna e contemporanea all’Università di Ginevra. Si è occupata di logica e filosofia del linguaggio, fenomenologia ed estetica. Fra le sue pubblicazioni: Dottrine dell’intelligenza. Saggio su Frege e Wittgenstein (De Donato, 1982); Il problema dell’individuazione. Leibniz, Kant e la logica modale (Milano, 1984); Il richiamo della persuasione. Lettere a Carlo Michelstaedter (Marietti, 1988); Le preghiere di Ariele (Garzanti, 1992).

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Ringraziamenti

Introduzione:

Il temperamento platonico e la fenomenologia
Il pensiero e le sue fonti
L’esperienza dei filosofi
Gli affetti metafisici

I. La Conversione filosofica

  • Stili di spiegazione
  • Il dubbio radicale
  • L’attualità del vivere e la psicologia
  • Causalità, motivazione, libertà: fenomenologia della passività
  • Via negationis
  • Egologia negativa
  • Un peccato d’orgoglio? (Sui pericoli dell’idealismo)
  • La conversione filosofica
  • Che cosa intendiamo per realtà?
  • L’epocché
  • La riduzione e gli altri esiti della notte oscura
  • La veglia dell’io puro

II. L’autorità perduta

  • Una meditazione oziosa?
  • La grande svolta dell’etica
  • Le etiche possibili: abbozzo di una classificazione
  • La vocazione filosofica

III. L’allegria della mente

  • Leggerezza e gravità
  • Una teoria dell’ispirazione
  • L’amore della conoscenza e quello del suo oggetto
  • La felicità dello spettatore
  • Il dono e i dati

IV. L’immaginazione ontologica

  • Gli enfants du paradis
  • Memoria o visione?
  • Una favola leibniziana
  • La dottrina
  • Le immagini

V. La notte stellata. Una disgressione estetica

  • Le basi di una teoria
  • Un’esperienza

VI. Il disordine della mente

  • Malinconia e mania
  • La prospettiva degli Antichi
  • Il temperamento angelico e i pericoli dell’entusiasmo
  • Il disordine dell’amore
  • I moderni
  • Binswanger e l’io trascendentale

VII. Amore e cura

  • I due volti dell’inquietudine
  • Binswanger e l’eredità husserliana
  • La polemica heideggeriana
  • Ontico e ontologico
  • Persona e libertà

VIII. Il delirio di autenticità

  • Il dubbio del professore
  • La persuasione e la retorica
  • La dismisura del desiderio
  • IX. L’anima, la fonte e il castello
  • Bios e zoè
  • Ricordo di Edith Stein
  • Soggetto, mente/spirito, ego, persona
  • Momenti d’essere

X. Sulla conoscenza essenziale secondo Platone

  • Apollo e la memoria
  • Le Idee e le vite
  • Lo studio del Bello
  • Tu non sei morta…
  • Il principio della conoscenza essenziale

Bibliografia

Il Fiore delle Georgiche

Il Fiore delle Georgiche

Autore/i: Publio Virgilio Marone

Editore: Gentile Editore

testo latino a fronte, traduzione italiana di Salvatore Quasimodo, con quattro disegni di Domenico Cantatore.

pp. 120, Milano

Un incontro con Virgilio, soprattutto con quello mansuetus delle Georgiche, potrebbe rivelare oggi un desiderio di «lasciare» il tempo o di forzarlo in un al di là caro alla consuetudine della poesia. Ma Virgilio, con la sua continua invenzione della natura, interroga sè stesso, non rivolge domande agli altri, non pone occasioni al canto. Nella sua voce possiamo riconoscerci antichi per quel «sentimento della solitudine», che è il riflesso della pena dell’uomo, del dolore in senso assoluto.
E non vogliamo ricordare soltanto l’Orfeo del IV Libro, che entra nella memoria del poeta dopo il dorato viaggio nel regno delle Api, ma la stessa nascita del verso virgiliano mentre cede l’alessandrinismo dei neoteroi, la necessità della sua parola quale somma di quella degli uomini del suo tempo.
La rassegnazione alla solitudine, opposta al dolore lucreziano, avvicina a noi Virgilio più degli altri poeti latini dell’antichità classica. […] (Salvatore Quasimodo)

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Nota del traduttore

LIBRO PRIMO

  • Nel cielo del nord con sinuose curve

LIBRO SECONDO

  • Non le selve della Media, ricchissima terra…
  • Alle selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera
  • A me care più d’ogni cosa mi accolgano le Muse

LIBRO TERZO

  • Se una bella giovenca pascola nell’aspra Sila
  • E quando al richiamo di Zefiro la lieta stagione
  • Impara ad accendere il cedro odoroso nelle stalle

LIBRO QUARTO

  • Il pastore Aristeo fuggendo da Tempe

La Dottrina di Schopenhauer

La Dottrina di Schopenhauer

Le teorie schopenhaueriane considerate nella loro genesi e nei loro rapporti con la filosofia indiana

Autore/i: Vecchiotti Icilio

Editore: Ubaldini Editore

presentazione dell’autore.

pp. 608, Roma

Il libro che si presenta deve la sua notevole mole alla articolata complessità del suo contenuto. Il volume si può idealmente dividere in due parti, una prima “parte” contiene la premessa storica ed ambientale della filosofia di Schopenhauer, in rapporto soprattutto a quella filosofia indiana, che è parsa caratterizzare la produzione dello Schopenhauer maturo. La ricerca e la conseguente trattazione sono state qui particolarmente ampie, nel senso che vi si tratta non soltanto del modo come la filosofia indiana entrò nel mondo occidentale, ma anche del significato che ebbe in esso, nel mondo tedesco in particolare e nella filosofia tedesca. Molte pagine sono dedicate al drammatico ed equivoco “confronto” di Hegel con la filosofia indiana. Dalla situazione complessiva così delineata il Vecchiotti prende le mosse per parlare dello Schopenhauer, anche, ma non soltanto in rapporto con la filosofia indiana. Il fatto è che l’esame di questo rapporto, per essere impostato storicamente, doveva essere ricostruito geneticamente e questo non poteva non significare che una trattazione-ricostruzione delle dottrine schopenhaueriane si rendeva necessaria, se si volevano evitare gli astratti confronti che tanto piacquero a certi dotti del secolo scorso e che ancora continuano a soddisfare qualche palato facile. La seconda “parte” del libro segue perciò la filosofia dello Schopenhauer dal suo primo formarsi fino alle sue ultime enunciazioni. Si è tenuto conto anche del “lascito” di manoscritti, anche se l’edizione Huebscher, la prima veramente esemplare, è uscita solo dopo che il libro era già stato ultimato da molto tempo. L’attenzione rivolta alla filosofia indiana porta l’autore a conclusioni genericamente negative, rispetto al problema dell’”influsso”, ma non del tutto o assolutamente, appunto perché l’opera è volta a distinguere fase da fase, aspetto da aspetto, momento da momento. Ma il libro vuol dare anche qualcosa di più e cioè un’analisi delle dottrine del filosofo nel loro strutturarsi e complicarsi, in un tentativo di ricostruzione organica pur nella molteplicità degli elementi elaborati.

Icilio Vecchiotti è nato a Roma.
Laureatosi ventenne in Giurisprudenza e quindi in Filosofia, si è dedicato alle discipline filosofiche e a quelle linguistiche. È libero docente di Storia della filosofia nella Università di Roma. Sue opere sono: Pensatori dell’India Contemporanea (Roma, 1959); Premessa a Jacobi (ibid.); Relazione e Concreto (Roma, 1960); Premessa al Kâmasutra (Roma, 1964); Bhagavad-Gîtâ (1965); Che cos’è la filosofia indiana (1968); oltre a vari articoli e recensioni concernenti la filosofia indiana ed occidentale e la linguistica (il suo orizzonte filologico spazia per diverse famiglie linguistiche). Per la nostra Casa editrice ha in preparazione altri saggi.

I Primi Elementi di Occultismo

I Primi Elementi di Occultismo

Autore/i: Bricaud J.

Editore: Giuseppe Brancato Editore

traduttore Pietro Bornia con aggiunte dello stesso e numerose figure illustrative.

pp. 112, ill. b/n, Catania

Sommario:

Cap. I – Sommario storico dell’occultismo
Cap. II – Teorie dell’occultismo
Cap. III – La costituzione dell’uomo
Cap. IV – Il corpo astrale
Cap. V – Il piano astrale
Cap. VI – Gli elementini
Cap. VII – La morte e i subì misteri
Cap. VIII – Aure ed immagini astrali
Cap. IX – L’occultismo pratico

Vita dell’Arte Risonanze dell’Estetica di Hegel

Vita dell’Arte Risonanze dell’Estetica di Hegel

Autore/i: Autori vari

Editore: Quodlibet

prima edizione, a cura e traduzione di Francesca Iannelli.

pp. 160, Macerata

Ripetutamente si è considerato Hegel il profeta di un’apocalisse culturale, il filosofo visionario che ha vaticinato una morte dell’arte che nel Novecento si sarebbe manifestata in tutta la sua drammaticità. Ma l’eredità che la filosofia dell’arte hegeliana ha consegnato al nostro tempo è veramente un’eredità luttuosa? Alcuni tra i più autorevoli interpreti di Hegel, da Dieter Henrich a Annemarie Gethmann-Siefert, da Erzsébet Rózsa a Klaus Vieweg si confrontano con questo interrogativo mostrando le suggestioni ancora vive nella filosofia dell’arte sviluppata da Hegel durante gli anni trascorsi dal 1818 al 1831 a Berlino. Da questo confronto con lo Hegel berlinese si aprono molteplici interstizi che garantiscono all’arte nuova vita, nonostante la frammentazione e la parzializzazione che la investe nel moderno. Quando l’arte si svincola dal legame simbiotico con la religione e si secolarizza rimane infatti come elemento imperituro l’umano, quel nuovo sacro che l’arte moderna celebra nelle sue opere, spesso dissonanti. E seppure la più elevata destinazione dell’arte è ormai passata, essa continua ad essere Bildung, continua cioè a formare la coscienza umana attraverso la profonda capacità di rispecchiamento che offre agli uomini in ogni epoca.

Profezie per il Terzo Millennio

Profezie per il Terzo Millennio

Autore/i: Gentili Antonio

Editore: Editrice Àncora

seconda edizione rinnovata, presentazione di Vittorio Messori.

pp. 256, Milano

«Se Noè avesse letto il futuro, certamente si sarebbe calato a picco con tutti gli abitanti dell’arca» (E. Cioran).
Eppure, nonostante le previsioni più catastrofiche, l’uomo è attratto dalla vertigine del futuro, vuole conoscerlo. Per questo legge con curiosità le profezie, cercando in esse segni e tracce di quanto potrà accadere.
Questo libro, rigoroso nel contenuto e scorrevole nello stile, attraverso una seria analisi delle profezie laiche e religiose, aiuta a decifrare l’enigma di un mondo che si apre su un nuovo millennio. Alla luce della parola di Dio, il futuro, terra della paura, si trasforma in avvenire, paese della speranza.

Antonio Gentili, barnabita, licenza in teologia e laurea in filosofia, attualmente risiede e opera nel convento di Campello sul Clitunno (Pg), dopo essere stato per anni animatore della casa per ritiri spirituali di Eupilio (Co). Studioso di spiritualità, ha esplorato le grandi tradizioni meditative dell’occidente e dell’oriente. Guida Corsi di meditazione e preghiera profonda e organizza Settimane di digiuno e meditazione per la purificazione integrale. È autore di spiritualità tra i più noti.

Enciclopedia delle Mummie

Enciclopedia delle Mummie

Autore/i: Di Leo Filippo

Editore: Libritalia

introduzione dell’autore.

pp. 320, La Spezia

Il volume riassume dalla A alla Z informazioni sulla genesi e l’identità delle mummie, un tempo esseri umani.
Faraoni, Alessandro Magno, Napoleone, Lenin, Evita Peròn e molti Santi cristiani, hanno trovato “l’immortalità” nella mummificazione.
L’Enciclopedia delle Mummie si propone di dare ragguagli aggiornati che possono interessare sia o studioso esperto, sia il lettore curioso.

Miti e Leggende dell’Oriente

Miti e Leggende dell’Oriente

Autore/i: Trome Alba

Editore: Giuseppe Brancato Editore

prologo e introduzione dell’autrice.

pp. 156, nn. tavv. a colori f.t., nn. tavv b/n, Catania

Dall’introduzione dell’autrice:
«Sotto la denominazione di “Mitologia Orientale” si possono comprendere agevolmente le tradizioni di un’area molto vasta e varia che esprime i miti e le filosofie mitologiche dell’India, dell’Asia Sud-Orientale, della Cina e del Giappone, alle quali possono essere assimilate le cosmologie mitologiche di aree in passato strettamente connesse a loro come l’Egitto, la Mesopotamia o, ancora, le culture primitive dell’Africa.
Il mito, nell’oriente, è soprattutto cosmogonico e si estende specialmente alla narrazione della nascita dell’universo, dell’ordine divino delle cose, della creazione dell’uomo e della personificazione dei fenomeni naturali (come il vento o il terremoto) in personaggi divini.
Il bacino del  fiume Indo è ad oggi la probabile culla dei miti più antichi propagatisi con le grandi migrazioni tra il 6000/4000 A.C. nelle aree suddette, ma anche in Europa e forse addirittura in modo che risulta ancora misterioso nelle americhe.
L’universo così vasto dei miti da esplorare ci ha indotti a favorire alcune religioni antiche ed oggi de finite morte, a discapito di altre che oggi hanno meno elementi mitici e più elementi di fede tipici delle religioni moderne.»

Le Dimore Inquiete

Le Dimore Inquiete

L’invisibile che ogni giorno possiamo vedere

Autore/i: Bona Gian Piero

Editore: Rizzoli

prima edizione.

pp. 232, Milano

Tre case eccezionali e strane stipate di echi remoti che turbano le coscienze, dando probabilità concrete a fatti improbabili. Personaggi che vivono due realtà parallele, due discorsi, due destini, vestiti del doppio abito della verità quotidiana. Così la lettura oscilla tra il vento del passato e le voci del futuro alla scoperta del normale presente, che si rivela nel suo fondo più inquietante e inafferrabile di quanto la nostra ragione possa supporre. Musiche, parole, gesti calati nella fodera di un tempo puntuale, ma incalcolabile; stanze, giardini, oggetti fasciati da spazi fatali che si dilatano nel presagio: un mondo emozionante che l’Autore comunica attraverso il filtro della sensibilità autobiografica.
Morbosa immaginazione e raffinata cultura accendono d’insolite meditazioni sulla vita e sulla morte la sua pagina sorprendente. Tre vicende di realismo visionario e di paura psicologica, condotte sul filo sapiente di uno stile policromo, a vetrata, a cornice, a guglia, tre brevi romanzi che vengono a inaugurare una stagione inaspettatamente nordica e magica della nostra letteratura mediterranea. Qui lo scrittore ci prende per mano dietro una porta socchiusa, nell‘ombra, e ci trascina con lui nella sua conturbante esperienza del Mistero. «Che vi siano o no i fantasmi» egli dice «ch’essi siano realtà o fantasia, non ha alcuna importanza.
Il mondo ha dimensioni visibili e invisibili, e il passaggio fra le une e le altre si chiama sempre inquietudine o follia.»

Gian Piero Bona è nato a Carignano di Torino. Nel ’55 il suo primo libro di poesie I giorni delusi, Mondadori, battezzato da Montale, apre un discorso neo-ermetico che via via attraverso ulteriori prove, Olimpiadi (1958), Il liuto pellegrino (1960), Eros Anteros (1962), Alchimie della vita (1972), si fa psicologicamente simbolico ed epigrammatico. Dopo il suo primo romanzo naturalistico Il soldato nudo, Lerici 1960, e i seguenti realistico-fantastici Il piccolo caos, Lerici 1963, Premio internazionale Silver Caffè, I pantaloni d’oro, Feltrinelli 1969, la sua natura di visionario si precisa qui ne Le dimore inquiete, che può definirsi il primo vero «testo» metanaturalistico della narrativa italiana del dopoguerra. Oltre a queste opere di poesia e narrativa Bona ha scritto sceneggiature cinematografiche e televisive, libretti d’opera e quattro drammi per teatro: Il silenzio delle cicale, Le tigri, L’accoppiamento, – rappresentato nel ’73 e pubblicato da Sipario – e Swastika, tragedia in versi.

Psicologia dei Fenomeni Occulti

Psicologia dei Fenomeni Occulti

Spiritismo e magia, sonnambulismo e visioni mistiche: lo studio del paranormale e delle sue relazioni con l’inconscio nelle ricerche del grande psicoanalista svizzero – Edizione integrale

Autore/i: Jung Carl Gustav

Editore: Newton Compton Editori

traduzione di Celso Balducci

pp. 160, Roma

Lo studio delle manifestazioni cosiddette «paranormali» ha avuto sempre un ruolo di grande rilievo nelle ricerche di Jung. Egli scriveva infatti: «Una psicologia della coscienza può appagarsi del materiale tratto dalla vita personale, ma non appena desideriamo spiegarci una nevrosi abbiamo bisogno di un’anamnesi che si spinga più a fondo di quanto faccia la coscienza». Di qui la necessità di esplorare tutti i campi per trovare una risposta alle immagini dell’inconscio e dunque di avvicinarsi all’occultismo, alla magia, al misticismo. È ciò che Jung fa nei saggi raccolti in questo volume, indagando la natura di questi fenomeni con il rigore – ma anche con l’apertura mentale – del grande ricercatore.

«In questa età di materialismo […] si è avuta una reviviscenza della fede negli spiriti, sia pure a un livello più elevato. Non Si tratta di una ricaduta nella superstizione, ma […] del bisogno di proiettare la luce della verità su un caos di fatti malsicuri.» (C. G. Jung)

Carl Gustav Jung nato a Kesswill, in Turgovia, nel 1875, era figlio di un pastore protestante. Studiò medicina a Basilea e nel 1900 si trasferì a Zurigo, dove iniziò la pratica medica sotto la guida di Eugen Bleuler. Allievo e seguace di Freud, Jung si allontanò dal maestro nel 1913, a causa di forti dissensi. Tra le sue opere, che hanno creato un nuovo indirizzo nella ricerca psicoanalitica, ricordiamo La psicologia della dementia praecox, Libido, simboli e trasformazioni, L’io e I inconscio, La psicologia del transfert. È morto a Küsnacht, nel 1961.

Può Mai l’Amore Essere Peccato? – I Preti si Raccontano. Quattordici Storie di Omosessualità

Può Mai l’Amore Essere Peccato? – I Preti si Raccontano. Quattordici Storie di Omosessualità

Titolo originale: Kann denn Liebe Sünde sein?

Autore/i: Migge Thomas

Editore: Marsilio Editori

prima edizione, traduzione Valentina Di Rosa, collana: Gli Specchi.

pp. 176, Venezia

…«È il primo uomo che ho veramente baciato, il primo con il quale non ho avuto paura dell’Aids… Molti confratelli mi hanno detto che è difficile vivere, come membro di un ordine, una relazione. Ma… ciò che vivo con quest’uomo è puro amore: non può essere peccato!» (Adriano, francescano, vive a Roma).

Quattordici preti omosessuali raccontano in questo libro la loro esperienza, il dramma di una condizione esistenziale insopportabile, l’irresistibile attrazione per la propria sessualità e nello stesso tempo la convinzione della scelta religiosa mai messa in discussione, la contraddizione tra la loro coscienza che non li fa sentire in peccato e la morale della Chiesa ufficiale. Quattordici testimonianze che reclamano senza morbosità e con coraggio una nuova consapevolezza e una nuova etica…

Thomas Migge ha studiato scienze politiche, storia e sociologia a Duisburg e Roma. Attualmente è corrispondente e collaboratore estero da Roma di giornali e periodici tedeschi e austriaci.

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Preti e omosessuali. Un reportage

  • Il sesso è la fiamma che mi anima – Jean-Marie
  • Non posso negare me stesso! – Adriano
  • Sono uno scaldabagno senza diritti – Franz
  • Non mi voglio lamentare! – Norbert
  • Non ho fatto proprio nulla di perverso! – Martin
  • Perché tante chiacchiere? – Giuseppe
  • Contro la repressione di un sistema fossilizzato – Joseph
  • Mi sento sconfitto e deluso – Arthur
  • Un vero sacerdote non può essere un omosessuale convinto – Thorsten
  • Fantastico il coraggio di uscire allo scoperto – Klaus
  • La sincerità e l’amicizia non possono essere peccati – Robert
  • Finalmente mi si è aperto il cuore – Andreas
  • Dovunque vai, sei sempre lo stesso – Herbert, il protestante
  • I preti omosessuali sono poveri diavoli! – Una conversazione con tre sacerdoti “normali”

Mario Andreis – L’Ora del Partito d’Azione • Scritti Scelti 1944-1985

Mario Andreis – L’Ora del Partito d’Azione • Scritti Scelti 1944-1985

Autore/i: Autori vari

Editore: Istituto Storico della Resistenza in Piemonte

a cura di giovanni De Luna.

pp. 160, foto b/n, Torino

«Quel sano realismo piemontese che è la forza del nostro Mario», «Mario – lo vedo ogni giorno di più – ha veramente la passione e il genio della politica» ; «Mario solidissimo, quadratissimo, sempre padrone di sé, forte di quel suo penetrante buon senso contadino». Ma chi è Mario e chi è che parla tanto bene di lui? Questi lusinghieri giudizi rimbalzano da due lettere di Giorgio Agosti a Dante Livio Bianco, scritte nella primavera del 1944, nel vivo della lotta partigiana.
Agosti era allora la massima autorità politico-militare delle Formazioni Giustizia e Libertà in Piemonte, Bianco era il comandante militare delle bande GL dislocate nel Cuneese, le più agguerrite e le più efficienti. Entrambi, quindi, uomini di primissimo piano del Partito d’A-
zione piemontese, Giorgio e Livio erano anche e soprattutto amici e intrattenero una corrispondenza fittissima per tutto il periodo della Resistenza, dando vita a uno scambio epistolare segnato da una reciproca fiducia e da una totale sincerità. Il Mario che ritorna nelle loro lettere sempre accompagnato da parole di ammirazione è Mario Andreis, che allora, insieme a Franco Venturi e allo stesso Giorgio Agosti, guidava l’Esecutivo piemontese del PdA. Andreis (che era nato a Saluzzo il 4 maggio 1907), nel 1944 aveva 37 anni ed era di soli tre
anni più vecchio di Agosti; il rispetto che lo circondava era quindi riferito ad altre ragioni che a quelle anagrafiche, affondando le sue radici direttamente nell’esperienza politica e umana che ne aveva scandito l’approdo al Partito d’Azione prima e alla lotta armata poi.
[…] Andreis aveva alle spalle anni molti più «pesanti» che gli avevano regalato una maturità e una consapevolezza sconosciute ai suoi coetanei. Era stato tra i protagonisti dell’attività clandestina di Giustizia e Libertà a Torino nel decennio 1930-1940 e nel Partito d’Azione rappresentava quasi fisicamente la continuità con i riferimenti politici e umani dell’antifascismo “organizzato”, quello che nel ventennio aveva continuato ad operare nel carcere, al confino, nella clandestinità, tessendo le trame di una lotta mai rassegnata, in grado di resistere allo scoramento e ai cedimenti opportunistici nel norne di una speranza che l’8 settembre avrebbe finalmente contribuito a rendere progetto politico operativo. […]

Nato a Saluzzo nel 1907, laureatosi in giurisprudenza a Torino nel 1929, Mario Andreis con Aldo Garosci e Luigi Scala organizza il primo nucleo del movimento antifascista Giustizia e Libertà a Torino e anima il foglio “Voci d’officina”, uscito nel settembre-ottobre 1931. La rete cospirativa, che collabora con gruppi comunisti, viene smantellata: Andreis è arrestato il 16 dicembre 1931 e il 29 aprile 1932 è condannato dal Tribunale Speciale a 8 anni di reclusione. Nel dicembre 1934 viene liberato per amnistia e si stabilisce a Fossano, dove vive sorvegliato. È nuovamente fermato in occasione della retata del 15 maggio 1935 che colpisce Gl a Torino.
Nel 1939 si sposa con la pittrice Lea Reviglio e, trovato un impiego presso la Marelli, si trasferisce a Milano. Qui prende parte al processo di impianto del Partito d’Azione.
Dopo l’8 settembre 1943, Andreis è tra i primi organizzatori delle formazioni partigiane Gl piemontesi. Dall’ottobre è membro dell’Esecutivo regionale del PdA; in seguito rappresenta il partito nel Clnrp.
Dopo il 25 aprile 1945, Andreis assume la guida della Segreteria piemontese del PdA, mantenendola fino al 1° marzo 1947. Dalla Liberazione sino al 23 agosto 1945 è direttore del quotidiano torinese del partito, “Giustizia e Libertà”. Nel 1946 è nominato membro della Consulta. Con lo scioglimento del PdA, nell’ottobre 1947, come altri compagni entra nel Psi.
Andreis milita nel Psi per il resto della vita, assumendo anche incarichi di rilievo, come la presidenza dell’Inail (1967-1973); inoltre, entra a fare parte del Consiglio di amministrazione della Bnl, dell’Inps e dell’Inam e diviene vice presidente del Credito italiano. Negli anni Sessanta è vice presidente dell’Anpi. Studioso di problemi economici, si interessa in modo particolare di relazioni economiche internazionali. Dal 1975 al 1980 è consigliere del Centro studi Piero Gobetti. Muore a Roma nel giugno 1985.

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Introduzione
Scritti di Andreis

  • Settembre 1943
  • Le origini del PdA
  • Nascita del Governo Parri
  • Una difficile normalità politica
  • La rottura con Parri e La Malfa
  • Una crisi irreversibile
  • Verso la dissoluzione