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Libri dalla categoria Benessere

Il Vangelo del Ghetto

Il Vangelo del Ghetto

Le «storie di Gesù»: leggende e documenti della tradizione medievale ebraica

Autore/i: Di Segni Riccardo

Editore: Newton Compton Editori

unica edizione, introduzione dell’autore.

pp. 240, nn. illustrazioni b/n, Roma

Le interpretazioni polemiche e alternative della narrazione evangelica sono iniziate mentre Gesù ancora predicava, e si sono sviluppate per secoli. Un notevole gruppo di queste tradizioni è confluito in testi ebraici, conosciuti con il nome comune di Toledòth Jeshu, le storie di Gesù.
Messi al bando come opera calunniosa e blasfema, considerati con imbarazzo dagli stessi ebrei, questi testi, valutati oggi con atteggiamento libero da pregiudizi, mostrano importanti motivi di interesse. Questa edizione è la prima che sia mai stata fatta in lingua italiana. Accanto alla traduzione di un’ampia parte di testi, compare un’analisi accurata delle componenti, delle influenze e dell’evoluzione dei racconti, garantita da una nuova ricerca nelle biblioteche di tutto il mondo.
Quest’opera non farà forse luce sulla vita di Gesù, come supponeva Voltaire. ma contribuirà ad arricchire il nostro sapere sulle conoscenze dei primi secoli del Cristianesimo e i suoi drammatici rapporti con la religione ebraica, da cui ha avuto origine.

Riccardo Di Segni divide il suo tempo, secondo un’antica tradizione ebraica, tra l’esercizio di una professione «laica» (è radiologo ospedaliero) e l’attività di rabbino, come consulente dell’Istituto Superiore di Studi Ebraici. È autore di diversi studi pubblicati in riviste specializzate e di un tentativo di analisi antropologica di alcuni campioni mitici e rituali ebraici, Le unghie di Adamo, 1981.

Collana diretta da Alfonso Di Nola
Magia e religioni / 8

Riti e incantesimi, sogni mitici e narrazioni sacrali sono strutture essenziali delle culture umane, il topos di una storia «diversa» dove, in contrasto con il dominio tecnico sulla realtà, si condensano utopie e speranze di riscatto dall’angoscia del tempo. Libera da ogni pregiudizio etnocentrico nella tensione rispettosa verso ogni manifestazione religiosa, mistica e magica, questa collana intende offrire testi e saggi collocati nel rifiorente interesse per tali problemi. E ogni volta il rigore filologico e il rifiuto di ogni approssimazione e mistificazione si accompagnano all’impegno etico di una comunicazione diretta anche al lettore non specializzato, che, come ogni altro, ha il diritto di seguire il suo itinerario negli universi seppelliti e, insieme, presenti del mito e del rito.

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Introduzione
Glossario

IL VANGELO DEL GHETTO

  • Tradizione testuale
  • Le storie di Gesù
  • Avvertenze per la traduzione
  • Le Toledòth in aramaico
  • Il gruppo «Elena»
  • Testi italiani
  • Dalle Toledòth slave
  • La versione Huldricus
  • Storia e significato delle Toledòth Jéshu
  • La cornice storico-geografica degli avvenimenti
  • Le storie della nascita di Gesù
  • Gesù: il nome, la famiglia, i primi episodi della vita
  • Miracoli e magia
  • La predicazione di Gesù e le polemiche ebraico—cristiane
  • Maestri e discepoli di Gesù: Giovanni e Giuda
  • Dall’arresto alla sepoltura
  • Aspetti e motivi particolari
  • Gli «Atti» nelle Toledòth

Conclusioni
Bibliografia

La Psicoanalisi della Percezione nella Musica e nelle Arti Figurative

La Psicoanalisi della Percezione nella Musica e nelle Arti Figurative

Titolo originale: The Psychoanalysys of Artistic Vision and Hearling

Autore/i: Ehrenzweig Anton

Editore: Casa Editrice Astrolabio

prefazioni dell’autore, nota dell’editore, traduzione di Susanna Aymone Marsan.

pp. 300, nn. illustrazioni, b/n, Roma

Questo primo tentativo di applicare i concetti psicoanalitici alla psicologia della percezione determina una profonda rivoluzione delle categorie estetiche e psicologiche dominanti, e ci costringe a percepire la realtà in un modo nuovo e diverso.

L’autore parte da un dato basilare sempre più trascurato, cioè che l’arte è un fatto sensibile: l’analisi estetica presuppone e implica strettamente un’analisi della percezione, l’una illumina l’altra e viceversa. In questo senso un collegamento tra la psicologia della percezione e l’estetica è il più fruttuoso e promettente campo di ricerche per entrambe le discipline. Questa impostazione di analisi ha consentito a Ehrenzweig di individuare nella struttura del- la percezione una dimensione “inconscia” o “profonda”, che può essere studiata e concettualizzata nel migliore dei modi applicando gli strumenti elaborati dalla psicoanalisi.

Con questa illuminante scoperta Ehrenzweig inizia a dissodare il terreno vergine di una psicoanalisi della percezione, in particolare studiando la dinamica dei livelli coscienti e dei livelli inconsci di percezione sulla base sperimentale dell’esperienza artistica della musica e delle arti figurative. Egli esamina dettagliatamente le svariate forme di percezioni inarticolate (inconsce) che si incontrano nelle esperienze estetiche e plastiche, nella percezione delle note musicali, del ritmo, dei timbri, del colore, del chiaroscuro, della prospettiva, ecc. E lentamente, grado per grado, scopre che questi elementi inarticolati hanno una storia che rivela le tensioni dinamiche a cui sono sottoposti: una che li attira “verso il basso”, cioè che renale a rimuovere sempre più gli elementi articolati trasformandoli in percezioni inconsce, l’altra che tende “verso l’alto”, cioè che preme per dare un’articolazione (una gestalt buona) quanto più possibile agli elementi inarticolati. Cosi impostata, l’indagine di Ehrenzweig conduce a risultati estremamente vasti e rivoluzionari nella concezione e nella fruizione dell’arte, come anche nella teoria della percezione.

Anton Ehrenzweig nacque nel 1908 a Vienna, dove studiò legge, psicologia e arte. Divenne un buon pianista e cantante, e rivelò un notevole talento per il disegno. Nel 1938 emigrò in Inghilterra, a Londra, dove ha insegnato e ha scritto una ricca messe di articoli e studi sulla psicoanalisi e sull’estetica, tra cui il volume The Hidderz Order of Art, pubblicato postumo nel 1967, un anno dopo la sua morte.

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Ringraziamenti
Prefazione alla seconda edizione
Prefazione e introduzione

PRIMA PARTE
LA PSICOANALISI DELLA PERCEZIONE DELLA FORMA (ASTRATTA)

1. La “Fallacia dello Psicologo” nell’osservazione delle percezioni inarticolate
2. Forme artistiche prive di gestalt
3. L’elaborazione secondaria nello stile e nella decoratività ornamentale
4. Una teoria dinamica dei sentimenti del bello e del brutto
5. L’articolazione del linguaggio della forma musicale
6. L’ordine nell’ascolto temporale e non-temporale
7. I quattro stadi del processo di articolazione
8. La struttura inarticolata (“sconcertante”) del motto di spirito

SECONDA PARTE
LA PSICOANALISI DELLA PERCEZIONE COSALE (SIGNIFICATIVA)

9. La reificazione della forma astratta
10. Il principio formale inconscio nella musica
11. Distruzione cosale e immagini “astratte”
12. Le svolte decisive nella storia dell’arte occidentale
13. Le alterazioni di Cézanne e la visione periferica
14. Il rapporto tra la percezione cosale e la percezione gestaltica
15. Una teoria dinamica del sentimento plastico
16. Il sentimento di verità scientifica e le illusioni di esternalità dell’arte

Poscritto
Addendum

Commentari Reali degli Incas

Commentari Reali degli Incas

Titolo originale: Primera parte de los Commentarios Reales que tratan del origine de los Yncas, Reyes que fueron del Perù

Autore/i: de la Vega Inca Garcilaso

Editore: Rusconi Libri

prima edizione, edizione italiana e introduzione a cura di Francesco Saba Sardi, cartine disegnate da Riccardo Orsolano.

pp. LXXIX-872, nn. tavole e carte geografiche a colori e b/n f.t., Milano

In tutte le regge trovarono giardini e orti a ricreazione dell’Inca. Vi impiantavano ogni sorta di alberi belli e appariscenti, aiuole di fiore, nonchè piante odorose e aggraziate, contraffatte d’oro e d’argento. V’erano anche animali grandi e piccoli, del pari fusi in oro e argento, come conigli, topi, lucertole, serpi, farfalle, volpi, gatti di montagna, ché non ne avevano di domestici. In molte case reali, fors’anche in tutte, erano bagni con grandi tinozze d’oro e d’argento, e tubature d’oro e d’argento, dalle quali usciva l’acqua per le tinozze. La maggior parte di queste ricchezze vennero fuse dagli indiani che s’erano avveduti della brama d’oro e d’argento degli spagnoli, e poi nascoste, né sono più apparse e neppure si spera che ricompaiano. L’Inca comandò che gli abituri e le capanne sparsi per le solitudini cedessero il posto a villaggi con strade e quartieri, e che i villaggi con strade e quartieri, e che i villaggi stessi fossero costruiti nei siti più adatti. Ordinò inoltre che rinunziassero a qualsiasi altro dio che non fosse il sole, e che gettassero le pietre policrome che si tenevano in casa a mò di idoli, più atte a far da blocco a fanciulli che non a essere adorate da uomini; e che obbedissero in tutto e per tutto alle leggi e ai decreti degli Incas, per insegnare i quali mandò uomini esperti che, i ogni villaggio, fungessero da maestri. Mentre Huayna Cápac era nei palazzi reali di Tumipampa, gli giunse la nuova che gente straniera e mai vista in quelle terre andava, a bordo di una nave, lungo la costa del suo Impero, per riconoscere quelle terre. La nave in questione apparteneva a Vasco Núñez de Balboa, primo scopritore del Mare del Sud.

Maestosa macchina cronista e narrativa barocca, i Commentari Reali degli Incas, pubblicati per la prima volta nel 1609, opera di uno dei massimi prosatori del siglo de oro iberico, Garcilaso de la Vega «el Inca», figlio di un nobile spagnolo e di un’erede della dinastia incaica, ospitano in sé due anime. In essi l’informazione storica si unisce all’accorata rievocazione di un momento impareggiabile delle vicende umane, il sorgere e l’inabissarsi della “patria” incaica di Garcilaso, una delle più singolari formazioni statali mai apparse e insieme centro di convergenza degli apporti più disparati meso e sudamericani. Nei Commentari, collocati sullo spartiacque che separa il tramonto del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, si ritrovano così, accanto a una sorprendente esattezza e a un vigile senso critico, il modo “classico” di concepire la storia come sistema di esempi da imitare, e insieme la nostalgia per il “buon selvaggio” e per la presunta perfezione d’un mondo di sudditi “mansueti” e di sovrani “paterni”, inflessibili ma amorevoli, di un impero insomma che viene proposto a modello delle monarchie europee, una condizione edenica impareggiabile, “redenta” e distrutta dalla colonizzazione e dalla cristianizzazione forzosa.
«Primo grande scrittore latino-americano», com’è stato definito, il meticcio Garcilaso ha dunque composto un doloroso epicedio, è sceso nella cripta dei suoi ricordi personali, ha sondato l’anima del suo popolo di origine, e ne ha riportato i più esaurienti e preziosi frammenti dell’universo incaico, una “splendida barbarie” edificata da conquistatori che vanno annoverati tra i più grandi, abili ma anche implacabili, del mondo “aircaico”: sovrani che, forse partiti da Machu Picchu verso il 1.000 d.C., fondarono l’attuale Cuzco, sottomisero l’odierno Perù, la Bolivia, parte dell’Ecuador e del Cile, e tentarono invano di invadere l’Amazzonia: un «impero tutto d’oro», così apparve agli spagnoli, che «crollò in una nuvola di polvere dorata» (Philip Means) sotto i colpi di un pugno di manigoldi assetati di ricchezze e guidati dall’ex guardiano di porci Francisco Pizzaro.
Indispensabile chiave per la comprensione del “continente inquieto”, com’è stato giustamente definito il Sudamerica, i Commentari, in cui si mescolano “favole” e fatti reali ancor più stupefacenti, è un policromo arazzo in cui trascorre, nel suo, residuo fulgore non ancora del tutto appannato dalla “leggenda nera” dei feroci e sanguinari conquistadores, il mondo esotico e bellissimo delle “Indie occidentali” sospese tra “verità” e leggenda. Puntiglioso registratore di eventi, Garcilaso de la Vega ha così composto un monumentale opus, ingiustamente negletto in Italia (e notissimo invece nei Paesi di lingua spagnola, anglosassone, tedesca e francese), al quale si sono abbeverate generazioni di storici, come alla fonte scritta più preziosa e praticamente unica per la comprensione del mondo precolombiano sudamericano: un saggio antropologico ante litteram oltre che un racconto sapientemente ritmato, lucido e smagliante. Specchio senza equivalenti di un triste destino collettivo e di un’immedicabile nostalgia personale, i Commentari contano tra i pochi libri davvero “da salvare”. Un saggio introduttivo e apparati critici e illustrativi tentano di ridargli legittima cittadinanza in un universo, il nostro, che dopo tutto è il rampollo degli eventi qui riferiti.

L’Ordalia

L’Ordalia

Romanzo

Autore/i: Chiusano Italo Alighiero

Editore: Rusconi Libri

terza edizione.

pp. 192, Milano

Romanzo storico d’avventure, romanzo picaresco e romanzo politico. Romanzo che mescola epica elegiaca e comicità plautina. Descrive l’avventuroso itinerario, negli anni a cavallo dell’Anno Mille, di un ex scrivano pontificio, che insegue, attraverso l’Italia feudale, il segno di una Chiesa senza potere temporale.

Romanzo storico d’avventure, romanzo picaresco e romanzo politico, che mette a frutto la lezione della grande tradizione del realismo romantico francese (da Stendhal a Giono) e del Bildungsroman, del “romanzo di formazione”, tedesco (da Goethe a Mann a Grass), L’ordalia si presenta come un’affascinante metafora esistenziale proiettata in una vicenda del passato a cavallo dell’Anno Mille.
Il protagonista, Runo, scrivano alla corte pontificia, scopre che la famosa “donazione di Costantino”, su cui si basa il potere temporale del Papato, è un falso. Da allora, crollate le antiche certezze, tutto intorno e dentro di lui diventa problematico, e la sua vita sarà un correre attraverso l’Italia alla ricerca della verità in se stesso, negli altri, nel mondo, nella Chiesa. Incontrerà il suo padre naturale (da cui apprende di essere lui stesso, anagraficamente, un “falso”) e il suo grande maestro e padre spirituale (Petro), la donna che lo spinge alla degradazione e al delitto (Antea) e quella che gli da la gioia dei sensi e la pace dello spirito (Necola), lo straniero che gli reca il fascino ambiguo di lontane eresie orientali (Teofilatto) e quello che gli fa intravedere un futuro laico e razionalista (Mummatiani), il potente che lo affascina col suo vitalismo selvaggio (Arduino d’Ivrea) e quello che lo conquista col suo altissimo indifeso idealismo (Ottone III). Dalla Roma corrotta, fatiscente e magnifica, attraverso una Toscana ancora agreste, ma già prossima allo sboccio della sua grande civiltà e una Romagna ancora bizantina, l’avventura di Runo corre fino alle nordiche “terre di frontiera” di Ivrea e di Vercelli, fino alle arcaiche solitudini intatte del Biellese, per chiudere, in una tragica apertura sul domani, nella città senza domani di Ravenna, inseguendo il sogno di una Chiesa libera dal potere temporale.
La fine segna un punto d’arrivo anche interiore: ma di quelli che si pagano col più alto dei prezzi. Non per nulla il titolo si richiama alle “ordalie”, cioè alla prova crudele di quei “giudizi di Dio” in cui la risposta dell’Eterno era spesso quella disperante del silenzio.

Italo Alighiero Chiusano, nato a Breslavia (la tedesca Breslau, oggi la polacca Wroclaw) nel 1926 da un diplomatico italiano, vive a Frascati, presso Roma. Apprezzato germanista, è autore di La letteratura tedesca: storia e antologia (1969), Heinrich Böll (1974), Storia del teatro tedesco moderno (1976). Attivo collaboratore della radio e della televisione (di particolare interesse la sua lunga serie di radiodrammi), ha pubblicato anche racconti, poesie, epigrammi satirici. Come romanziere ha al suo attivo due “meditazioni per immagini” sulla storia: La prova dei sentimenti (Rizzoli, 1966) e Inchiesta sul mio amore (Mursia, 1972).

La Scoperta dell’Ombra

La Scoperta dell’Ombra

Da Platone a Galileo la storia di un enigma che ha affascinato le grandi menti dell’umanità

Autore/i: Casati Roberto

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, in sovraccoperta: Immagine da K.J. Holyoak e P. Thagard, Mental Leaps, 1995.

pp. 282, nn. illustrazioni b/n, Milano

Perché i bambini sono incuriositi e spaventati dalle ombre?
Perché Galileo disegna un cratere che non c’è quando pubblica le prime immagini della luna vista al telescopio?
Talete ha veramente calcolato l’altezza delle piramidi misurandone l’ombra?
Perché per Platone le ombre sono una metafora della conoscenza inferiore?
Perché i pittori hanno paura delle ombre?
Perché Leonardo non capisce le ombre?
Perché l’esploratore Peary cerca di nascondere le ombre nella foto che dice di aver scattato il giorno della conquista del polo nord?
Perché Dante nel Purgatorio si stupisce quando vede la sua ombra?
Come sarebbe un mondo senza ombre?

C’è qualcosa di più strano e inquietante di un’ombra? Le ombre sono i messaggeri dell’impero delle tenebre, immagini di cui non ci si può liberare, macchie nere che turbano i sonni dell’uomo da tempo immemorabile.
Certo sono fenomeni bizzarri: sono attaccate al corpo ma impossibili da catturare, crescono e diminuiscono, scompaiono e ricompaiono e alla fine del giorno si ricongiungono alla notte. Sono difficili da disegnare e molti grandi pittori non sono riusciti a addomesticarle.
Eppure le ombre sono state la chiave per risolvere alcuni grandi problemi scientifici: il perchè delle eclissi, le distanze tra terra, luna e sole, la forma e la dimensione della terra, la struttura del sistema solare. Contemplando le ombre si è riusciti, tra l’altro, a determinare la latitudine di un luogo, si è visto che la luna è costellata di valli e montagne, si e capito che Saturno è circondato da straordinari anelli e che la luce viaggia a velocità finita.
Questo libro racconta la storia del ”club dell’ombra”: da Eratostene a Galileo, dagli astronomi arabi ai matematici moderni, dai pittori greci a Leonardo. Lottando con l’ombra e usando immaginazione e creatività, personaggi noti e meno noti ci hanno insegnato a convivere con questa compagna che da sempre nel mito, nei racconti e nella letteratura viene trattata – ingiustamente – con sospetto.

Roberto Casati è nato a Milano nel 1961. Ricercatore del CNRS, vive a Parigi dove lavora al CREA (Centre de Recherche en Epistemologie Appliquée), un laboratorio dell’École Polytechnique. Si occupa della cognizione di oggetti strani – immagini, colori, suoni, luoghi, buchi – e ombre. Ha pubblicato, con Achille Varzi, Buchi e altre superficialità (Garzanti 1996) e Parts and Places (MIT Press, 1999).

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I – In principio era l’ombra

Parte prima
NEL CUORE DELL’OMBRA

II – Ombre antiche e moderne
III – Mercanti d’ombra
IV – L’ombra nella mente
V – L’ombra del dubbio

Parte seconda
OMBRE NEL CIELO

VI – Effetti speciali
VII – Eclissi, coni d’ombra e piramidi
VIII – Il furto della meridiana
IX – All’ombra del minareto
X – Il tempo fugge dal buco nell’ombra

Parte terza
IL SECOLO DELL’OMBRA

XI – Guerre d’ombra
XII – Venere imita l’ombra di Diana
XIII – Forse Saturno ha divorato i propri figli
XIV – La velocità dell’ombra

Parte quarta
VISIONI D’OMBRA

XV – La linea d’ombra e i raggi ombrosi
XVI – La trame dell’ombra
XVII – Lezioni di tenebra
XVIII – Le memorie dell’oltretomba

FINALE

  • La scoperta dell’ombra

NOTIZIE SULL’OMBRA

  • I nomi dell’ombra
  • Principali scoperte e misure scientifiche che riguardano le ombre o di cui le ombre sono state lo strumento

Letture
Ringraziamenti
Indice dei nomi

La Civiltà del Rinascimento in Italia

La Civiltà del Rinascimento in Italia

Autore/i: Burckhardt Jacob

Editore: Newton Compton Editori

edizione integrale, introduzione di Ludovico Gatto, traduzione riveduta e aggiornata di Domenico Valbusa.

pp. 416, Roma

«Splendido fiore sbocciato in mezzo al deserto»: così Burckhardt definisce il Rinascimento italiano, preso a modello di vita politica e culturale. Profondamente critico nei confronti del proprio tempo, del progresso, dell’ottimismo e delle orgogliose certezze borghesi di cui aveva intuito l’intima fragilità, Burckhardt orienta la propria ricerca verso quest’epoca, considerata in continuo e vitale rinnovamento. Sebbene possa apparire discutibile l’affermazione della maturità e della pienezza storica, in senso moderno, raggiunte dallo Stato rinascimentale, la comprensione reale dello spirito del periodo rende comunque l’interpretazione di Burckhardt straordinariamente organica, e conserva ancora oggi il suo valore. La chiarezza dell’esposizione, l’ampiezza della ricerca e l’unitarietà con cui viene rappresentata ne hanno decretato l’enorme successo.

«Già forse di per sé i contorni ideali di una data epoca culturale si presentano diversamente all’occhio di ciascun osservatore: quando poi si tratti per giunta di una civiltà che, quale madre immediata, continua ad influire sulla nostra, riesce quasi impossibile evitare che ad ogni tratto non si inserisca il sentimento e il giudizio soggettivo tanto di chi scrive, quanto di chi legge.»

Jacob Burckhardt nacque a Basilea nel 1818, da una famiglia legata da lungo tempo alla Comunità protestante della città renana. Studiò teologia, storia, filosofia e storia dell’arte. Fu spesso in Italia e, conteso da diverse università per la sua eccezionale erudizione, accettò l’ordinariato a Basilea nel 1858. Insegnò fino al 1893 e morì nel 1897.

Ludovico Gatto, professore emerito di Storia medievale presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma la Sapienza, è autore, fra l’altro, di L’atelier del medievista, Viaggio intorno al concetto di Medioevo. Con la Newton Compton ha pubblicato: La grande storia del Medioevo, Le grandi donne del Medioevo, Storia di Roma nel Medioevo, Gli imperi del Medioevo e Il Medioevo giorno per giorno.

Massaggio Tradizionale Cinese

Massaggio Tradizionale Cinese

Terapeutica, massaggio dei tessuti, manipolazioni articolari, vertebrali e viscerali

Autore/i: Deydier-Bastide Michel

Editore: Edizioni Mediterranee

pp. 288, 80 fotografie e 32 disegni, Roma

Pur facendo parte dei metodi terapeutici della Medicina Tradizionale Cinese, il massaggio costituisce allo stesso tempo una disciplina autonoma che permette di trattare un gran numero di disturbi e sofferenze. Ha un’efficacia notevolissima: mira a ripristinare la mobilità, a ridurre le tensioni dei tessuti, a migliorare la circolazione dell’energia e dei liquidi. Le sue indicazioni nell’ambito della medicina interna sono assai numerose, e vanno ben oltre i problemi articolari.
Dalla terapia traumatica fino ai trattamenti pediatrici, passando peri disturbi funzionali digestivi o respiratori, la cura dello stress e dei dolori, l’accompagnamento del passaggio dalla vita alla morte, la preparazione degli sportivi e delle donne in stato interessante, il trattamento complementare di alcune importanti malattie, la medicina manuale cinese propone sempre a chi soffre una soluzione umana ed efficace.
Quest’opera, insieme analitica e sintetica, presenta gli elementi essenziali della medicina manuale tradizionale cinese. È concepita per accompagnare e completare la pratica di colui che deve comprendere e aiutare, avendo come unico strumento le proprie mani.

Michel Deydier-Bastide è stato allievo del Professor Lo Chi Kwong. Grazie ai suoi insegnamenti, ha ottenuto un dottorato all’Università di medicina di Hong Kong. Per diversi anni ha operato il trattamento del dolore mediante l’agopuntura e attualmente dirige il Collegio di Medicina Orientale di Montpellier, dove esercita anche la Medicina Tradizionale Cinese.

Il Settimo Senso – Un Nuovo e Rivoluzionario Approccio Terapeutico

Il Settimo Senso – Un Nuovo e Rivoluzionario Approccio Terapeutico

Autore/i: Butto Nader

Editore: Edizioni Mediterranee

pp. 184, 70 illustrazioni di cui 42 a colori, Roma

In quest’opera, l’Autore cerca di realizzare una fusione fra diversi aspetti della vita umana che variano dalla psicologia fino al corpo fisico, passando attraverso lo stato spirituale-energetico. Molti anni di pratica medica, infatti, gli hanno consentito di acquisire una profonda conoscenza nell’ambito del corpo energetico, e di comprendere più precisamente la differenza fra mente e anima e fra anima e spirito. Da dove proviene l’energia che ci anima? Che caratteristiche ha? Quale rapporto ha con il corpo fisico e come lo influenza? Da dove viene il nostro spirito e dove va dopo la morte? Qual è il suo rapporto con lo spirito universale (Dio)? Per poter rispondere a queste domande e a tante altre ha cominciato a studiare l’energia cosmica e le sue caratteristiche in maniera del tutto scientifica, ispirandosi a Wilhelm Reich, e ha poi aggiunto alcune sue esperienze cliniche usando il “settimo senso” come mezzo di approfondimento della vera essenza dell’essere umano. Nel trattare questo argomento, è imprescindibile la comprensione del passaggio e della trasformazione dell’energia in materia e viceversa, attraverso lo studio della fisica quantistica. Nader Butto ha quindi elaborato un modello energetico dinamico-funzionale relativamente semplice, il quale chiarisce finalmente diverse leggi fisiche universali che dirigono la nostra vita a livello fisico, mentale e spirituale. La legge delle polarità è una di queste leggi, che ci permette di capire il modo di interazione fra gli esseri umani. Il contenuto energetico dei poli è molto importante e determinante del livello di vitalità generale, perché essi sono come il generatore che fornisce la forza motrice dell’energia vitale in tutto il corpo lungo i meridiani. Il rapporto fra il tipo di malattia, l’organo colpito e il conflitto specifico che ha causato la malattia è quello che offre un maggior interesse clinico-pratico e presenta un enorme potenziale nella applicazione a livello terapeutico e a scopo preventivo. Attraverso le tecniche di “lavaggio energetico” e di “regressione energetica” e mediante l’uso della percezione energetica con il “settimo senso” è possibile stabilire il rapporto transtemporale fra il conflitto psicologico, il blocco energetico e la manifestazione dei sintomi. Guarire un ammalato non significa solo applicargli certe tecniche: questo non ha alcun senso senza la pazienza, l’affetto e l’Amore verso il prossimo e verso l’Universo intero. La sola tecnica, senza l’anima umana, ci trasformerebbe in macchine, cosa che ancora non siamo.

Nader Butto, nato a Nazareth (Israele), si è laureato in medicina a Torino nel 1983, si è specializzato in cardiologia in Israele. Dal 1995 ha seguito per dieci mesi in Francia uno stage di cardiologia invasiva, in particolare cardiologia angioplastica coronaria; nei due mesi successivi ha frequentato a Milano il centro Columbus per completare la sua preparazione nella ultrasuoni intracoronarica. Nel 1998 è stato a Phoenix (Arizona U.S.A.) per la specializzazione in angioplastica carotidea. Attualmente lavora nel reparto di cardiologia al Centro Medico Rabin a Petah Tikva (Israele) come cardiologo specialista in angioplastica coronaria. Attraverso una lunga ricerca dell’anima umana ha sviluppato un suo personale metodo, “Dynamic Energy” che integra medicina convenzionale con delle discipline millenarie orientali basate sul modello energetico ed aggiunge l’aspetto psicologico come radice delle alterazioni patologiche fisiche. Su questo argomento tiene conferenze e seminari in Spagna, Germania, Italia, Israele.

L’Impero del Mitra

L’Impero del Mitra

I briganti siciliani del dopoguerra

Autore/i: Nicolosi Salvatore

Editore: Bonanno Editore

prefazione Roberto Gervaso.

pp. 582, 113 illustrazioni b/n f.t., Acireale

Questa è la storia, mai fatta sin’oggi, dell’altro brigantaggio postbellico, il brigantaggio del centro e dell’est della Sicilia, che fu coevo di quello di Giuliano ma ne fu profondamente diverso. Altri banditi, meno noti di quel celeberrimo esemplare, e taluni anzi del tutto sconosciuti, ne sono i protagonisti: ma più sanguinari e dissennati, rozzi e solitari; non un esercito bensì piuttosto una torma discorde di “artigiani del crimine” (come li definisce nella prefazione Roberto Gervaso), ognuno con propri connotati e propria personalità che lo differenziavano dai colleghi. Il campionario che ne risulta è sorprendentemente svariato.
C’è il guerriero Rosario Avila, che dichiarò “lotta eterna ai carabinieri” e ne eliminò undici; il tozzo e fierissimo Giuseppe Dottore, che dal comunismo militante passò alla “macchia”; il forsennato Vincenzo Stimoli, che andava ad ammazzare i suoi nemici nel centro del paese e sotto gli occhi di tutti; il bellissimo e giovanissimo Alfio Pellegriti, trucidato a tradimento nel sonno; il capostipite Giuseppe Russo, maestro di tanti altri in quel reame di montagna; Antonino Molano, il contadino che sterminò una famiglia, che volle possedere tutte le donne che incontrava e che morì per mano di un gregario; Agatino Ciadamidaro, il vetusto patriarca delle mani pulite, che una sola volta usò il mitra, e lo usò contro se stesso, nell’ultimo e unico conflitto, per non consegnarsi vivo ai carabinieri; Salvatore Fuselli, bandito di città , nel quartiere della malavita a Catania. furono costoro i fuoriclasse di quell’epoca cruenta; ma accanto a loro e dietro a loro operarono centinaia di altri scellerati. La loro carriera si sarebbe conclusa in un cimitero, come per i personaggi della “Sponn River Anthology”, o in un carcere. E fu sempre una breve carriera: in quegli anni, fra il 1944 e il 1948, in cui la lotta al banditismo si combattè con risolutezza e ad armi pari, i fatti dimostrarono un principio oggi troppo spesso dimenticato o anche capovolto: che “il delitto non rende”.

Salvatore Nicolosi, capocronista del quotidiano ” La Sicilia”, è uno specialista in materia di brigantaggio siciliano, l’unico giornalista che abbia seguito fra il 1944 e il 1948, da “inviato”, tutte quelle vicende. Sulla base della sua straordinaria esperienza (conobbe personalmente decine di banditi, oltrechè, sulla sponda opposta, numerosi uomini della Legge) e di una documentazione quantomai abbondante e accurata egli fa in questo volume il racconto di quegli anni tormentosi, con vivacità di cronista e scrupolo di storico.

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Prefazione

  • Banditi e briganti
  • Russo il precursore
  • Stimoli, la “iena di Adrano”
  • Gli allievi di Stimoli
  • Spitaleri, il bandito leale
  • Antonio Molano, erotomane e sanguinario
  • La banda dei Niscemesi
  • Singolari leggende intorno al “ladro Dottore”
  • Fuselli & C., banditi in città

Epitaffio
Ringraziamenti

La Psicologia Sociale dell’Industria

La Psicologia Sociale dell’Industria

Democrazia o autoritarismo nelle fabbriche?

Autore/i: Brown James A. C.

Editore: Il Saggiatore

prefazione di C.A. Mace, introduzione dell’autore, traduzione di Liliana Bonini, titolo dell’opera originale: The social psychology of industry, collana: «I Gabbiani» 87.

pp. 384, Milano

La prima rivoluzione industriale fa parte ormai della storia e la seconda (l’automazione) è in corso. Ciò ha trasformato la nostra società. Tutti i problemi relativi alla vita e al lavoro nelle grandi fabbriche o nelle grandi aziende, un tempo trascurati, vengono ora studiati attentamente. L’esatta considerazione e l’appropriata soluzione di questi problemi non hanno solo un peso economico ma anche un valore umano, sociale politico. Economie di tipo capitalistico e economie di stato conoscono il fenomeno dell’assenteismo: perché gli operai si assentono? James A.C. Brown espone in quest’opera ormai classica le idee e le teorie fondamentali che stanno alla base della psicologia del lavoro, teorie che interessano dirigenti, lavoratori e sindacalisti.

James A.C. Brown nacque a Edimburgo nel 1911 e morì a Londra nel 1965. Studiò medicina e psichiatria, interessandosi sempre più da vicino dei rapporti tra individuo e società e soprattutto tra individuo e società industriale. Il libro che presentiamo fu il frutto di ricerche teoriche ma anche di esperienze dirette. Per diversi anni fu direttore dell’Institute of Social Psychiatry. Altre sue opere importanti sono: Freud e i postfreudiani, The Distressed Mind e Techniques of Persuasion.

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Prefazione
Introduzione

  • Retrospettiva storica
  • La natura umana e la società
  • Il lavoro di Elton Mayo
  • L’organizzazione formale dell’industria
  • L’organizzazione effettiva della fabbrica
  • Atteggiamenti e sondaggi di opinione
  • Il lavoro, la sua natura, le sue condizioni e la sua motivazione
  • Leaders e leadership
  • La frustrazione

Sommario e conclusioni

Unità ・ Identità ・ Causalità

Unità ・ Identità ・ Causalità

Una introduzione allo studio della percezione

Autore/i: Bozzi Paolo

Editore: Cappelli Editore

unica edizione, prefazione di Fabio Metelli, introduzione dell’autore.

pp. 428, nn. figure b/n, Bologna

Dalla prefazione di Fabio Metelli:
«Il mondo della percezione e il nostro mondo, il mondo delle cose e degli uomini con cui abbiamo direttamente a che fare, tanto, diverso dal mondo astratto della fisica e delle scienze naturali in generale. Studiare la percezione significa esplorare sistematicamente questo mondo delle apparenze, mettere in luce le condizioni che ne determinano le varie proprietà e i diversi aspetti.
Tale studio costituisce uno dei più importanti capitoli della Psicologia. Infatti la conoscenza del mondo fenomenico è una premessa necessaria per lo studio della condotta, che la maggioranza degli Psicologi considera l’oggetto della psicologia. Senza la conoscenza dell’ambiente in cui ogni essere vivente, uomo o animale, agisce, l’applicazione della più raffinata metodologia allo studio della condotta è vana.
Benché conti non pochi cultori appassionati, non si può dire che tale campo di studi sia propriamente popolare, nemmeno tra gli stessi psicologi. Forse perché è un tema che appare estraneo a quella capacita di capire gli altri e di prevedere ed influenzare le loro azioni, che costituisce la nozione di psicologia propria del senso comune, la quale probabilmente ha contribuito a dirigere verso la psicologia scientifica coloro che vi si sono dedicati e sta tuttora al fondo delle loro aspirazioni. È forse anche per una particolare difficoltà propria di questo campo di studi. Nel campo della Percezione è altrettanto difficile «vedere» i problemi quanto risolverli.[…]» (Fabio Metelli)

Paolo Bozzi (1930-2003), psicologo sperimentale formatosi a Trieste con Gaetano Kanizsa, dopo aver insegnato psicologia presso le università di Padova e di Trento, è stato fino al 1999 professore ordinario di Metodologia delle scienze del comportamento alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Trieste. Musicologo, padre della “fisica ingenua”, allievo di Rodolfo Lipizer per il violino, ha pubblicato Unità, Identità, Causalità (Cappelli 1969), Fenomenologia sperimentale (Il Mulino 1989), Fisica ingenua (Garzanti 1990), Experimenta in visu (Guerini 1993), Vedere come (Guerini 1998) oltre che Rodolfo Lipizer nei miei ricordi (Studio Tesi 1997).

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Prefazione (F. Metelli)
Nota

CAPITOLO I. – L’unità come problema per la psicologia
1. Introduzione
2. Critica all’interpretazione empirica del concetto di numero
3. Critica all’interpretazione empirica del concetto di unità
4. L’unità come fatto empirico
5. Osservazioni di Aristotile sulle strutture unitarie
6. La critica di Hume: le sensazioni elementari
7. Uno schema psico-fisico
8. Helmholtz

CAPITOLO II. – L’unità come problema per la psicologia (continuazione)
1. Alcune proposte della teoria della gestalt
2. Unità e omogeneità
3. Vicinanza e somiglianza
4. Destino comune e impostazione obbiettiva
5. Direzione e chiusura
6. La pregnanza
7. L’esperienza
8. Gli esperimenti di Gottschaldt
9. Il «tutto» e le «parti»
10. «Parti» e «frammenti»
11. La quantità come qualità
12. La percezione della molteplicità

Sommario dei Capitoli I e II

CAPITOLO III. – L’identità
1. Introduzione
2. Identità e mutamento
3. L’identità come proprietà degli oggetti
4. Il punto di vista elementaristico (HUME)
5. Russell e Quine
6. L’identicità
7. Identità e identicità
8. Identità e movimento
9. Gli esperimenti di von Schiller

CAPITOLO IV. – L’identità (continuazione)
L’identità nelle strutture: gli esperimenti di Ternus
Identità e permanenza. La «presenza amodale
Le unificazioni «amodali»
Il «passare dietro»
Apparire e sparire. Nascita e annullamento
Una ricercai di A. C. Sampaio
L’effetto «tunnel»
L’identità. come dato e l’identità come giudizio

Sommario dei capitoli III e IV

CAPITOLO V. – La causalità
1. Introduzione
2. Evento e rapporto
3. Causalità e implicazione
4. L’espressione probabilistica di connessioni causali
5. Esistono «fatti» causali?
6. Alcune tesi di Aristotile
7. Sesto Empirico
8. La critica di Hume
9. Maine de Biran
10. Bergson e Sommer
11. L’interpretazione di Dunker
12. L’interpretazione di Koffka
13. La teoria di Kòhler
14. Un’interpretazione «storica» della causalità

CAPITOLO VI. – La causalità (continuazione)
1. La percezione della causalità
2. Il «lancio» e lo «spingimento»
3. Le condizioni del «lancio»: gli oggetti
4. Il «raggio d’azione»
5. La percezione della forza
6. Le proprietà degli oggetti
7. Le condizioni del lancio: spazio, tempo, moto
8. La velocità dei mobili. Le traiettorie
9. La struttura generale del «lancio»
10. Lo «spingimento»
11. La «trazione»
12. L’ampliamento del moto
13. La base fenomenologica dei concetti fisici
14. La causalità qualitativa
15. Nuove ricerche nel territorio della causalità
16. Discussioni intorno alle tesi di Michotte. Causalità ed espressività
17. Sulla teoria generale della causalità (Nota)

Sommario dei Capitoli V e VI

Indice degli esperimenti
Indice degli argomenti discussi
Indice delle illustrazioni
Indice dei nomi

Il Training Autogeno ・ Metodo di Autodistensione da Concentrazione Psichica ・ 2 Volumi

Il Training Autogeno ・ Metodo di Autodistensione da Concentrazione Psichica ・ 2 Volumi

Volume I : Esercizi Inferiori – Volume II : Esercizi Superiori. Teoria del metodo

Autore/i: Schultz J. H.

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

seconda edizione basata sulla 12ª edizione tedesca riveduta e ampliata, prefazione all’edizione italiana di Cornelio Fazio, presentazione dell’autore, prefazione all’edizione originale dell’autore, traduzione dal tedesco di Giuseppe Crosa.

vol. 1 pp. XXIII-336, vol. 2 pp. 337-642, Milano

Questo volume, pubblicato per la prima volta nel 1932 e che ha raggiunto in Germania nel 1976 la quindicesima edizione, presenta una tecnica psicoterapeutica semplice, rapida, facilmente accessibile al paziente e tale da offrire al terapeuta una guida, dei criteri Validi, dei sistemi di riferimento suoi quali impostare il contatto con il paziente stesso.
Con il sistematico e preciso allenamento agli esercizi di questa tecnica di autodistensione psichica e somatica è possibile smorzare, risolvere, eliminare sintomi disturbanti, mobilizzare attitudini interiori che non riuscivano a realizzarsi spontaneamente, smantellare resistenze che impedivano il ristabilirsi di equilibri funzionali alterati, trasferire dinamismi positivi negli strati più profondi della personalità, decondizionare situazioni patologiche anche da tempo stabilizzate.
Il training autogeno non è però soltanto un metodo psicoterapeutico che permette di realizzare risultati terapeutici indiscutibili, ma anche un’impostazione teorica che consente un tentativo per il superamento di quello che Freud chiamava il “muro della biologia.” Con il training autogeno il rapporto psiche-soma è colto direttamente in atto nelle sue supponibili correlazioni funzionali; con esso è forse possibile trovare i punti di contatto tra il mondo dei conflitti e il soma.

Nato a Göttingen nel 1884. J. H. Schultz iniziò gli studi di medicina nella città natale, proseguendoli poi a Breslavia e a Losanna. Fu allievo dell’ipnotista Vogt e si occupò all’inizio dal secolo del movimento psicoanalitico, da cui poi si distacco per realizzare una propria tecnica personale. Docente di neurologia e psichiatria nel 1919, fu incaricato dell’insegnamento della psicologia medica a Dresda. Schultz fu uno dei pionieri della formazione psicoterapeutica del medico con il volume “Trattamento psicologico dell’ammalato” del 1929. Dal 1936 al 1945 Schultz fu presidente dell’Istituto germanico per le ricerche psicologiche e per la psicoterapia di Berlino. Lasciato tale incarico, continuò la propria missione di docente terapeuta, fino alla morte avvenuta il 19 settembre 1970.

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Volume Primo:

Prefazione all’edizione italiana
Presentazione dell’opera di J.H. Schultz
Prefazione alla prima edizione tedesca
Prefazione all’undicesima edizione tedesca

Capitolo Primo
Evoluzione storica, significato e scopi del metodo

Capitolo Secondo
Svolgimento Abituale

1. L’Atteggiamento somatico durante gli esercizi
2. La chiusura degli occhi
3. L’atteggiamento psicologico di calma
4. Esercizio dell’esperienza della pesantezza
5. Esercizio del calore
6. Esercizi complementari del “training autogeno”
a) Esercizio del cuore
b) Esercizio del respiro
c) Esercizio del plesso solare
d) Esercizio della fronte
7. Riassunto

Capitolo Terzo:
Possibilità del ciclo inferiore

1. Nei soggetti normali
a) Autosedazione (smorzamento della risonanza emotiva)
b) Ricupero di energie
c) Catalessia
d) Modificazioni del vissuto cenestesico
e) Regolazione vasomotoria
f) Modificazioni delle capacità mnemoniche
g) Formulazioni di proponimenti
h) Introspezione e presa di coscienza di sé

2. In patologia
a) Alterazioni funzionali generali
b) Alterazioni neurofunzionali specifiche

Capitolo Quarto
Inconvenienti e difficoltà nello svolgimento degli esercizi inferiori

Volume Secondo:
Presentazione

A) Esercizi Superiori

Capitolo Quinto
Tecnica e possibilità del ciclo superiore

Capitolo Sesto
Considerazioni generali sulla tecnica e sull’impiego del metodo

B) Considerazioni teoriche sul metodo

Capitolo Settimo
Controlli sperimentali

Capitolo Ottavo
Tentativo di una interpretazione teorica del metodo

C) Metodologie affini

Capitolo Nono
Esempi dimetodologie trattate dall’etnologia e dalla psicologia religiosa

Capitolo Decimo
Ipnosi e Suggestione

Capitolo Undicesimo
Lo Yoga

Capitolo Dodicesimo
Rilassamento progressivo secondo Edmund Jacobs

D) Rapporti generali del metodo

Capitolo Tredicesimo
Training autogeno, Psicoterapia e teoria delle Nevrosi

Capitolo Quattordicesimo
Training autogeno, Ginnastica e Pedagogia

Appendice
Questionario “Pesantezza”
Questionario “Callore”
Questionario “Indagini particolari”
Indice per argomenti
Indice dei nomi

Lo Zen e l’Arte della Spada

Lo Zen e l’Arte della Spada

Titolo originale: The unfettered mind

Autore/i: Takuan Sōhō

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

premessa e introduzione dell’autore, traduzione di Paola Gonella.

pp. 128, Milano

Per gli occidentali la spada è un’arma, uno strumento offensivo e di espressione della potenza individuale. Nulla di più lontano rispetto alla concezione zen, per cui essa è simbolo di potere e purezza, di virtù, di onore e di autorità divina; sapersi destreggiare con la spada, fermarsi a contemplarla e a lucidarla sono azioni che entrano a far parte integrante dell’esercizio spirituale. In questi scritti di un grande maestro di spiritualità qual è il monaco zen Takuan Sōhō, presentati dallo studioso di cultura e arte giapponese William Scott Wilson, è custodito il segreto dello “spirito della spada” giapponese.

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Premessa
Introduzione

La Testimonianza Segreta della Saggezza Immutabile

I. L’infermità nel permanere nell’ignoranza
II. La saggezza invariabile di tutti i Buddha
III. Lo spazio in cui nemmeno un capello può entrare
IV. L’azione della scintilla e del sasso
V. Dove si pone la mente
VI. La Mente Corretta e la Mente Confusa
VII. La Mente-che-è-qualcosa e la Mente della Non-Mente
VIII. Metti una zucca nell’acqua, affondala e vedrai che ruotando tornerà a galla
IX. Plasmati una mente che non abbia luoghi «di stallo»
X. Alla ricerca della mente perduta
XI. Lancia una palla nella corrente e non si fermerà
XII. Segna il confine tra prima e dopo
XIII. La pioggia arde il cielo, il fuoco purifica le nuvole

Il Tintinnio Cristallino delle Gemme

Gli Annali della Spada Taia

Bibliografia

La Preghiera dell’Uomo – Antologia delle Preghiere di Tutti i Tempi e di Tutti i Popoli

La Preghiera dell’Uomo – Antologia delle Preghiere di Tutti i Tempi e di Tutti i Popoli

Autore/i: Di Nola Alfonso M.

Editore: Ugo Guanda Editore

premessa, traduzione e commento di Alfonso M. Di Nola.

pp. 688, 36 tavole b/n f.t., Parma

I primitivi, gli aztechi, i maya, l’Egitto, gli Assiro-babilonesi, gli Ebrei, il vedismo, l’induismo, il buddismo, il lamaismo, lo scinto, il confucianesimo, il tao, la Grecia e Roma, i culti misterici, magici e astrologici, l’Islam e il Cristianesimo.
Uomini e dei nelle più vive testimonianze della storia religiosa – dalle elementari suggestioni dell’esorcismo primitivo al fulgore delle religioni superiori – dall’invocazione esquimese al Gran Castoro agli inni vedici e ai salmi.
Le emozioni elementari del mondo magico e religioso, l’horror sacro e il sentimento della meraviglia cosmica, le intuizioni dell’infinito e dell’eternità e, insieme, la sete del divino, la confidente speranza e il caritatevole abbandono in Dio, attraverso l’inesorabile fluire delle religioni positive nel tempo della storia, hanno segnato la loro testimonianza più valida e commossa nella preghiera.
Ecco perché questa raccolta – nella quale Di Nola con amorosa pazienza ha riesumato testi antichissimi e suggestivi ora per documentare riti singolari, curiosi e dimenticati, ora per ripresentare voci di autentica altissima poesia – è destinata insieme allo specialista e all’uomo di cultura: ché l’uno saprà ricostruirvi quasi una storia delle religioni «per fontes» l’altro potrà fermare, nella varietà. dei testi, i ritmi del dialogo che da sempre la creatura ha aperto con Dio.

Dalla premessa di Alfonso M. Di Nola:
“I testi che compongono questa raccolta rappresentano una esauriente tipologia di uno dei fenomeni centrali della vita religiosa e, insieme, un contributo all’indagine storico-religiosa, secondo una formula chiaramente espressa dal Deissmann, per il quale, nel campo di tale indagine, non vi sono fonti più istruttive delle preghiere e delle testimonianze sulla preghiera. Esse caratterizzano una religione, un’epoca religiosa, un uomo religioso più efficacemente che la mitologia, la leggenda, il dogma, la morale o la teologia, concetto che il Sabatier riconfermava, considerando la storia della preghiera come la sostanziale storia dello sviluppo religioso dell’umanità.
Oltre l’indicato valore documentario, la presente raccolta – la prima del genere dopo quelle circoscritte alla preghiera del monachesimo indiano del Neumann, al buddhismo arcaico del Rhys Davids, alla religione assirobabilonese dello Zimmern e del Gressmann e dopo le varie raccolte di preghiere cristiane -, pur prevalentemente limitata ai confini della preghiera liturgica, con la intenzionale esclusione delle alte voci della preghiera personale aliturgica, custodisce i suggestivi ritmi di un eterno dialogo tra l’uomo e Dio, tra la creatura inchiodata al suo spazio e al suo tempo e le energie cosmiche, dalle più elementari forme nelle quali questo dialogo si è espresso fino alle più complesse esperienze della religiosità. Così che, scorrendo i testi che seguono, rimarremo sempre come sospesi ai limiti di quell’infinito mistero del quale la creatura si sente circondata, quando sente se stesso, il suo destino e il suo dramma in rapporto all’universo spaziotempo, nel quale sentimento sembra essere in nuce tutta la esperienza religiosa.
E riconosceremo costantemente codesta nucleare sostanza del fatto religioso, quale che sia la forma nella quale la preghiera ha trovato la sua espressione storica, l’ingenuo desolato grido del primitivo, invocante protezione contro il fulmine o Cibo per i suoi piccoli, ancora saturo della poeticità e della sublimità che il Vico ritrovava negli uomini che furono al principio del mondo, o il complesso testo di una liturgia shinto o la fiduciosa attesa del provvidente intervento del Padre, che pervade la pre- ghiera neotestamentaria.
Questo duplice valore – documentario e poetico – giustifica una raccolta come questa, che può, perciò, accompagnare, quale proficuo ausilio di fonti, la lettura e lo studio dei saggi che alla preghiera hanno dedicato, tra gli altri, lo Heiler, il Segond, il Puglisi, il Lehmann, il Jammes, il Beck, lo Strong, i quali saggi difettano appunto di una esemplificazione documentaria sufficientemente atta a convalidare le linee di una teoria generale della preghiera e delle particolari teorie degli autori. Né si esclude che questa raccolta, indipendentemente da tale funzione ausiliaria, costituisca essa medesima una storia della preghiera per fontes, e cioè un itinerario documentato attraverso la selva delle religioni positive considerate nel loro momento di preghiera, fermate nell’attimo nel quale divengono colloquio con Dio.[…]” (Alfonso M. Di Nola)

La Polemica sul Medioevo

La Polemica sul Medioevo

Autore/i: Falco Giorgio

Editore: Guida Editori

introduzione di Fulvio Tessitore, prefazione dell’autore.

pp. 384, Napoli

Giorgio Falco (1888-1966), già ordinario di Storia Medioevale e moderna nelle università. di Genova e Torino, è considerato uno dei maggiori storici italiani del Novecento. Alunno di Pietro Fedele a Torino, risentì l’influenza di Benedetto Croce, ripensandone gli insegnamenti con autonomia critica. Le sue opere più importanti, oltre le numerose edizioni di testi medievali e le ampie ricerche dedicate ai comuni medievali della Campagna e della Marittima, sono La polemica sul Medio Evo (Torino, 1933); La Santa Romana Repubblica (I ed., Napoli, 1942 sotto lo pseudonimo di G. Fornaseri); Albori d’Europa (Roma, 1947); Pagine sparse di storia e di vita (Milano – Napoli, 1960); In margine alla vita e alla storia (pubblicato postumo a Milano nel 1969). La polemica sul Medio Evo è uno dei più illustri documenti di quella che può definirsi la storia delle idee di scuola italiana.
Il libro ricostruisce la concezione che del Medio Evo come epoca storica ebbe la coscienza storiografica europea dal ’500 all’800. I capitoli più importanti sono quelli dedicati a Voltaire, Robertson, Gibbon, Condorcet, cioè ai grandi storici illuministi. Per tal via il libro si inserisce, con una posizione di particolare rilievo, nella discussione sulla storicità, antistoricità o astoricità dell’Illuminismo. Si può ben dire che, dopo il libro del Falco, il problema fu posto su nuove, più solide basi, così che la ricerca è degna di stare accanto alle più insigni ricostruzioni della storiografia illuministica, da Dilthey a Cassirer, a Meinecke.

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Introduzione di Fulvio Tessitore

Prefazione

  • I. – Formazione e dissoluzione degli schemi teologici
  • II. – La storiografia italiana del ’400 e del ’500
  • III. – Sentimento patrio e medio evo nella storiografia tedesca prima della riforma
  • IV. – La visione protestante del medio evo
  • V. – La storiografia accademica del Seicento e lo schema periodico del medio evo
  • VI. – La condanna illuministica nell’«Essai sur les maurs» del Voltaire
  • VII. – La cultura del medio evo nell’«Esquisse» del Condorcet
  • VIII. – La politica del medio evo europeo nella visione di G. Robertson
  • IX. – La crisi del medio evo illuministico nella «Decline and Fall» di E. Gibbon
  • X. – I grandi quadri della storia gibboniana
  • XI. – Medio evo e metodo storico nella storiogafin academic: di J. C. Gatterer e A. L. Schlözer
  • XII. – La rivalutazione del medio evo in G. Von Müller
  • XIII. – Lo storicismo cattolico di Federico Schlegel
  • XIV. – Conclusione

Ginnastiche Dolci

Ginnastiche Dolci

L’antiginnastica: storia e tecniche di un metodo basato sulla distensione; l’uso di movimenti liberi e coscienti riconcilia il corpo con le proprie leggi.

Autore/i: Houareau Maria-José

Editore: Red Edizioni

traduzione dal francese di Andrea Caizzi, disegni di Agnès Molnar e Yanné Emmer, titolo originale: Toutes les gymnastiques douces.

pp. 224, nn. illustrazioni b/n, Como

La ginnastica dolce, o “antiginnastica”, si differenzia da quella tradizionale per un aspetto essenziale, e precisamente perchè lo sforzo vi è bandito, sostituito da movimenti coscienti del corpo basati sulla sensazione e la distensione.
Questo metodo, che è anche arte di vita, esplora molto sottilmente il sistema muscolare nella sua integrità, stimolando il funzionamento dei muscoli che non vengono mai sollecitati, né nella vita corrente né in alcuno sport.
I disturbi e i malesseri che con troppa facilità vengono attribuiti alla fatica o a cause esterne, certo non si manifesterebbero se fosse data al corpo la possibilità di funzionare correttamente, cioè di agire al massimo delle proprie potenzialità.
La ginnastica dolce, tecnica multiforme che si serve degli apporti di molte discipline (dalla danza al mimo, dalla recitazione allo yoga, dall’atletismo all’espressione corporea…) è un cammino verso la riconciliazione del corpo con le proprie leggi.

Maria-José Houareau ha una lunga pratica di differenti forme di danza e delle tecniche corporee dolci. Laureata in psicologia, incominciò a studiare danza classica a Parigi, ma allo stesso tempo iniziò ad esplorare altre vie: scopre la danza moderna, la danza indiana, l’hatha yoga e soprattutto incontra Ellé Foster, poi Muriel Jaër, con la quale lavora da più di quindici anni. Il suo interesse per le ginnastiche dolci l’ha spinta ad approfondire i vari aspetti tecnici e storici; questo libro è frutto di tale lavoro di ricerca, forse la più ampia documentazione sino ad oggi realizzata in materia.

Gli Uomini e le Masse

Gli Uomini e le Masse

Saggio di ricerca su atteggiamenti di vita e di lavoro in una grande città industriale

Autore/i: Diena Leone

Editore: Giulio Einaudi Editore

prefazione di Mario Melino.

pp. 250, Torino

«Il problema del tempo libero è da tempo oggetto di studio e di dibattito in moltissimi ambienti, economici, culturali, politici, in Italia ed all’estero.
Una vera e propria inchiesta sociologica, condotta con rigore di metodo e con approfondimento di contenuto, tuttavia non era stata ancora compiuta.
Non a caso sono stati scelti come luogo di ricerca Milano, e come soggetto di studio i giovani operai; perché è evidente che l’interesse maggiore consiste nel modo di formazione dei fenomeni di massa, proprio là dove più avanzate siano le condizioni della tecnica moderna e della civiltà meccanica.
Tra le occupazioni di tempo libero l’aspetto che più turba sia lo studioso sia il profano è il timore che i moderni mezzi di comunicazione (radio, televisione, cinema) e la standardizzazione del lavoro e della vita quotidiana forzino il sorgere di uomini acquiescenti e spiritualmente poveri, e perciò destinati al. più piatto conformismo.
La presente inchiesta, condotta con metodo originale, smentisce in gran parte quelle apprensioni. I giovani operai milanesi dimostrano una sorprendente capacità di reazione ed una non comune forza di volontà di fronte alle difficoltà del mondo moderno.
Donde traggono questo rifiuto di lasciarsi travolgere dagli ingranaggi della grande città industriale? Lo studio propone una tipologia di personalità ricche e dinamiche che lottano per migliorare se stesse e la loro situazione.[…]»

Salute e Magia Attraverso i Secoli

Salute e Magia Attraverso i Secoli

Autore/i: Lorìa Emilio

Editore: Piccina Nuova Libraria

presentazione di Rosalio Josè e Cardinale Castillo Lara (Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano).

pp. XIII-798, nn. illustrazioni b/n, Padova

Il filo conduttore del libro è certamente la testimonianza che, nella sua istintiva aspirazione alla sanità, di fronte all’impotenza, talvolta, della scienza, l’uomo ha sempre finito per confidare nell’aiuto divino. Confidenza attestata, come l’Autore ampiamente dimostrerà, dalle mitologie di tutti  popoli, dall’antico Testamento, dai Vangeli infine e dalla venerazione, dopo Cristo, ai molti Santi stimati taumaturghi e protettori dei singoli ammalati. Testimonianza convalidata da fonti storiche, citazioni letterarie, reperti archeologici e soprattutto da abbondante iconografia laboriosamente reperita ed elencata con appassionato studio dall’Autore.
Miracolo, più spesso, è divenuto sinonimo di guarigione prodigiosa. L’Autore si è limitato, allo studio di soli sette Santi protettori (Anna, Apollonia, Biagio, Camillo, Lucia, Cosma e Damiano) dei quali riporta le notizie più rare e peregrine su toponomastica e folclore, usanze e credenze, rappresentanze e ricorrenze, tradizioni, cerimonie e festività, raffigurazioni e attribuzioni tutte autenticate – le più note come le più ignote – da fonti, testi e precisi riferimenti a tempi e luoghi. Su “S. Camillo de Lellis” l’Autore si sofferma per ben centocinquanta pagine: anche perché l’agiografia offre al Lorìa l’occasione di fare ampio esame (e rettifica) delle diverse ipotesi diagnostiche della ferita di cui soffrì il santo. Ne meravigli che autore di tanta erudita ricerca sia un medico dentista anziché uno storico: perché molto spesso. attraverso i secoli, medicina s’è accompagnata a cultura; ma soprattutto perché Lorìa e nato a Petilia – l’antica Petelia – in terra di Magnagrecia ove la cultura si assimilava fin col dialetto.
Quest’opera scritta da uomo di scienza e pervasa di lede e vuole essere un implicito riconoscimento che la dove cessa la fiducia nell’opera della scienza, istintivamente l’uomo attinge alla fede nell’aiuto divino: nel miracolo appunto.
“Non ho né argento, né oro; ma ti do quello che ho nel nome di Gesù Cristo Nazareno alzati e cammina” disse Pietro allo storpio dalla nascita. E da quella prima guarigione operata da un Santo, i miracoli dei Santi protettori in medicina si perpetuano ancora. Il progresso scientifico, anche in medicina, ha di certo ridimensionato di molto la credenza dell’intervento divino in molte guarigioni, “resta però” riconosce l’Autore “il ricordo del santo protettore… coll’aggravarsi della malattia o… di fronte ai mali incurabili ed inguaribili”.
Ed è anche l’intramontabile “ricordo del Santo protettore” un aspetto – neanche il minore, in questo nostro tempo di fede obliata o negletta – dell’attualità del libro del Lorìa.
(Antonio Carvelli)

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Presentazione
Salve al Lettore

Capitolo 1
La devozione per “iprotettori” è tradizione pagana?
Bibliografia

Capitolo 2
S. Anna
Iconografia
Bibliografia

Capitolo 3
S. Apollonia
Iconografia
Bibliografia

Capitolo 4
S. Biagio
Iconografia
Bibliografia

Capitolo 5
S. Lucia
Iconografia
Bibliografia

Capitolo 6
Ss. Cosma e Damiano
Iconografia
Bibliografia

Capitolo 7
S. Camillo
Iconografia
Bibliografia

Capitolo 8
Martirologio
Bibliografia

Capitolo 9
Santità
Bibliografia

Capitolo 10
Medicina, Stregoneria, Magia, Santimonia
Bibliografia

Capitolo 11
Sistema ospedaliero
Bibliografia

Capitolo 12
Esculapio
Iconografia
Bibliografia

Capitolo 13
Guarigioni operate dal Cristo

Abbreviazioni
Elenco autori
Indice analitico
Indice delle illustrazioni

Guida di Roma

Guida di Roma

Autore/i: Brengola Paola

Editore: Editori Laterza

in copertina: disegno di Pasquale di Zio.

pp. 384, con illustrazioni, Bari

24 itinerari per la visita della città.
6 itinerari storici: La città antica, Roma cristiana e medievale, Il Rinascimento romano, La città barocca, Il Settecento, La città moderna.
Ostia antica.
Tivoli e i Castelli.
Musei e gallerie.
Vita quotidiana di ieri e di oggi.
Feste e tradizioni.
Negozi e curiosità.
Parchi e giardini.
La cucina romana.
Il Tevere.
Trasporti e parcheggi.
Che cosa far fare ai bambini.
Serate tradizionali e serate alternative.
Tutti i consigli utili a chi arriva in macchina, in treno, in aereo.

Viaggio in Giordania

Viaggio in Giordania

Titolo originale: Travels in Syria and Holy Land

Autore/i: Burckhardt Johann Ludwig

Editore: Cierre Edizioni

a cura di Luigi Marino, presentazione Suleiman Farajat, prefazione di Giampaolo Calchi Novari, traduzione dall’inglese di Francesco Brunelli, collana: Lontananze.

pp. 248, illustrazioni a colori e b/n, Verona

J. L. Burckhardt è svizzero ma la sua cultura è quella che circola nell’Europa del suo tempo – i primi decenni dell’Ottocento – tutta rivolta a esplorare e conoscere le aree strategiche del mondo, sulle quali le potenze europee, con la Gran Bretagna in testa, puntano gli occhi. Egli percorre le vie del Vicino Oriente, tra Siria e la Palestina, deciso poi a spingersi in Africa. È attratto dal deserto purificatore, dai beduini (in questo è padre di Lawrence d’Arabia) e dalle meraviglie archeologiche della regione, dove visita e descrive per la prima volta l’affascinante Petra. Il suo libro Travels in Syria and the Holy Land è un classico della letteratura da viaggio.

I topomini e i nomi comuni in lingua araba appaiono nel testo così come li ha trascritti il Burckhardt. Lo stesso vale per le iscrizioni greche e latine che, presentando numerose ambiguità, si è ritenuto di non dover tradurre.

Johann Ludwig Burckhardt, nato a Losanna nel 1784, compì i suoi viaggi nel Vicino Oriente fra il 1810 e il 1816 per conto dell’African Association, fondata in Inghilterra sul finire del Settecento per promuovere l’esplorazione delle aree interne dell’Africa e della zona di Suez. I suoi scritti e le sue relazioni di viaggio, pubblicati dopo la sua morte, avvenuta al Cairo nel 1817, sono riconosciuti come uno dei primi e principali contributi alla moderna conoscenza del mondo arabo.

Note in seconda di copertina, una carta seicentesca dei paesi arabi, con la Palestina e la Siria, che comprendeva allora l’attuale territorio della Giordania, la quale, come stato moderno nasce solo nel 1921.

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Presentazione

Tra deserti, beduini e città morte

Viaggio in giordania

  • I. – Boszra e l’altopiano dell’Haouran
  • II. – Djerash
  • III. – Da Szalt a Amman
  • IV. – Amman e Medaba
  • V. – Kerek e il Mar Morto
  • VI. – Tafyle
  • VII. – Da Petra al Cairo

Nella Giordania di oggi

  • I. – Rivisitando gli itinerari di Burckhardt
  • II. – Le identificazioni storiche delle località della Giordania visitate da Burckhardt
  • III. – Il quadro storico-politico attuale

Bibliografia