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Libri dalla categoria Indagine

Invece della Catastrofe – Perché Costruire un’Alternativa è Ormai Indispensabile

Invece della Catastrofe – Perché Costruire un’Alternativa è Ormai Indispensabile

Autore/i: Chiesa Giulietto

Editore: Edizioni Piemme

prima edizione, copia con dedica e autografo dell’autore.

pp. 294, Casale Monferrato (AL)

Nella vita quotidiana di ognuno di noi la crisi ha assunto i tratti di un personaggio da tragedia antica: il fato, il convitato di pietra, una presenza immanente e ostile, eppure inafferrabile. Conseguenza inevitabile quando gli effetti di una congiuntura globale sono ormai alle porte delle nostre case, colpiscono le nostre vite, corrodono la speranza di un futuro per i nostri figli e sgretolano ciò che davamo per scontato: stile di vita, lavoro, salute, istruzione. C’è la sensazione diffusa che tutto ciò sia solo la punta di un iceberg, che queste perdite siano in realtà le estreme propaggini di un enorme buco nero in espansione. Ma mancano le prove, perché nessuno dice veramente come stanno le cose. C’è un silenzio colpevole perché interessato da parte dei pochi che sanno.
Invece della catastrofe vuole svelare le tremende verità che ci vengono nascoste e lanciare un drammatico appello alle coscienze. La crisi economica è solo un aspetto del problema. Crisi climatica, ambientale, energetica, demografica, crisi dei rifiuti, crisi dell’acqua sono tutte strettamente connesse. L’illusione degli ultimi tre secoli che in un sistema finito di risorse fosse possibile una crescita infinita si è definitivamente infranta. L’umanità sta andando a marce forzate verso la catastrofe, una catastrofe immane rispetto alla quale le due guerre mondiali che abbiamo vissuto saranno rappresentazioni secondarie e minori.
Un cambiamento di rotta è ancora possibile, ma i tempi per questa trasformazione sono ormai strettissimi. La posta in gioco è enorme e il tempo a disposizione breve. Non ci resta che lottare. Perché il solo modo di non restare sotto le macerie è avviare una transizione verso un’altra organizzazione sociale, una nuova strategia del genere umano.

Un brano:
«Noi europei, noi italiani, dobbiamo uscire subito dalla NATO. Prevengo le numerose obiezioni delle persone oneste e preoccupate (non quelle – che saranno certamente furibonde – dei sostenitori dell’attuale, mortifero sistema). Una di queste è: come si può restare fuori da un conflitto che “oscurerà il mondo”? Banalmente: ho già sottolineato che una guerra di queste proporzioni non lascerà da parte nessuno. Esattamente come il cambiamento climatico non farà sconti nemmeno al più virtuoso dei paesi e dei popoli della Terra. Vero, verissimo. Ma un conto è essere il bersaglio, un altro conto è correre il pericolo di essere colpiti dalle schegge. Un conto è giungere impreparati all’esecuzione sacrificale, un altro è predisporre tutte le possibili misure di difesa nella situazione data. Propongo insomma di ridurre la probabilità del danno.
Altra obiezione: quale sarà la sorte dei “neutrali” che, non avendo partecipato, saranno totalmente soggetti al volere del vincitore e non potranno invocare la sua gratitudine? Rispondo che siamo già soggetti al volere di uno dei contendenti, che mostra di non avere per noi né solidarietà né considerazione. In ogni caso, dopo la carneficina il vincitore si prenderà tutto comunque, che sia l’attuale Impero declinante o i suoi avversari. Ai minori, quali noi siamo, toccherà servire, poiché le risorse – la cui scarsezza ha prodotto la guerra – saranno comunque indisponibili per tutti. E ciò che resterà in piedi sarà in condizioni tali da non poter garantire una vita nemmeno lontanamente paragonabile a quella cui siamo abituati. Dobbiamo sapere che, con ogni probabilità, sarà una lotta all’ultimo sangue tra contendenti non virtuosi, ciascuno del quali cercherà di accaparrarsi il miglior livello di consumi possibile eliminando il concorrente. In un tale scontro selvaggio non vi sarà alleanza possibile. La neutralità è dunque un obbligo pratico, oltre che politico e morale.»

Giulietto Chiesa è uno dei più noti giornalisti italiani. Esperto di politica internazionale, studioso della comunicazione, nel 2010 ha fondato il laboratorio politico Alternativa, di cui è presidente. Per Piemme ha pubblicato i bestseller Zero e Zero².

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  1. Avviso ai lettori
  2. Note preliminari per una teoria della sopravvivenza
  3. La convergenza dei punti critici
    • Il fallimento della sinistra mondiale
    • «Come un ladro nella notte»
    • Singolarità
    • Convergenza delle criticità
  4. Le guerre prossime venture
    • Perché (quasi) nessuno parla di guerra?
    • Le “mosse del cavallo”
    • Guerra di sterminio
    • Fuori dalla NATO
    • Dichiarazione preventiva di non belligeranza
    • Fine del mondo unipolare
    • Le dimensioni del caos
    • Quale Europa?
  5. Matrix
    • Intellettuali e comunicazione
    • Pizarro contro Atahualpa
    • Una nuova arma
    • Lo spettacolo
    • Spettacolo e lotta di classe
    • Villaggio globale
    • La transizione che non ci fu
    • Camminare con il passo dell’Uomo
    • Un immenso esercito di gatekeepers
    • La Grande Fabbrica dei Sogni e delle Menzogne
    • Homo videns
  6. Non cadere nella Rete
  7. Il collasso della finanza mondiale
    • Fermare la follia
    • Creazione di denaro
    • L’atto culminante della globalizzazione
    • La finanza creativa
  8. La crisi dell’Europa
    • Uscire dall’Europa?
    • Uscire dall’euro?
    • C’è, e da dove viene, l’offensiva contro l’euro?
    • Unica strada: il controllo pubblico dei mercati finanziari
    • Quale sovranità nazionale?
  9. Appunti sulla fenomenologia della “Nuova Classe”
  10. Il debito che non si può (più) pagare
    • Il debito americano
    • Il debito italiano
    • Stati senza territorio
  11. Apprendisti stregoni
    • Le tecnologie? Un pericolo in più, non una salvezza
    • Il fattore “esterno” Uomo
    • Interferenze umane nei processi naturali
    • Turbare l’universo
    • La vertigine dell’intelligenza parallela
    • L’irresistibile nano-incontrollabilità
  12. Quale democrazia?
    • I paletti fondativi
    • “Masse solitarie”?
    • Rappresentanza, masse, élite
    • Come stanno cancellando la democrazia liberale
    • La difesa dei territori
  13. Decrescita e transizione
    • Una premessa
    • Un discorso che non sta in piedi
    • Impossibilità della “transizione in un paese solo
    • La minaccia che pesa sul lavoro
    • Benessere senza consumo

Pellegrinaggio alle Sorgenti – L’Incontro con Gandhi e con l’India

Pellegrinaggio alle Sorgenti – L’Incontro con Gandhi e con l’India

Titolo originale: Pèlerinage aux Sources

Autore/i: del Vasto Lanza

Editore: Editoriale Jaca Book

prima edizione italiana, traduzione dell’autore.

pp. 286, Milano

Lanza del Vasto, ormai noto in tutto il mondo per la sua opera, per la sua comunità patriarcale, per le azioni non violente, per i suoi scritti, per i suoi testi letterari, narra in questo libro, diffuso nel dopoguerra in un amplissimo numero di copie, il suo primo incontro con Ghandi e con l’India. Ghandi lo chiamerà, lui occidentale, lui cristiano, “shantidas”, che significa «servitore di pace». Nel fascino di un racconto che prende il lettore attraverso una continua pacifica meraviglia, questo testo può dare una grande risposta all’esigenza di pace profonda, di religiosità, di significato presente nelle attuali generazioni.

Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto nasce nel 1901 a San Vito dei Normanni nelle Puglie, da madre belga e da padre siciliano. Riceve un’educazione internazionale. Dall’infanzia parla tre lingue, più tardi ne imparerà una quarta. Compie a Parigi gli studi classici, all’università di Pisa si laurea in filosofia. Non si decide per nessuna carriera. Si dà alla poesia, alla riflessione, agli studi, ai viaggi, alla pittura, al cesello, alla musica. A venticinque anni si converte a quella che era già la sua religione, il cristianesimo, e opta per la povertà volontaria. Vagabonda per le strade d’Europa, di Terra Santa, d’india. Cerca una via di uscita alla guerra, all’ingiustizia, alla miseria. Nel 1937 si reca da Gandhi che lo chiamerà «shantidas», cioè «servitore di pace». Di ritorno in Europa sposa Simone Gébelin, una musicista cui egli darà il nome di Chanterelle. Con lei fonda la prima comunità dell’Arche, ordine Patriarcale, non-violento, rurale, artigianale, ecumenico, e lancia più tardi in Francia la «Action civique non violente». La sua casa madre, situata nell’alta Linguadoca, conta un centinaio di membri e una filiale in Marocco ai bordi del Sahara. Il movimento ha migliaia di aderenti nei paesi di lingua francese e spagnola, in America latina, in Catalogna, in Canada.

Zarafa – La Vera Storia della Giraffa più Famosa del Mondo

Zarafa – La Vera Storia della Giraffa più Famosa del Mondo

La vera storia di una giraffa, dal cuore dell’Africa al centro di Parigi

Autore/i: Allin Michael

Editore: Garzanti Editore

unica edizione, prologo dell’autore, traduzione dall’inglese di Marco Papi.

pp. 160, numerose tavole b/n f.t., Milano

«L’animale che il pascià d’Egitto ha inviato al nostro sovrano è uno dei più felici acquisti che avremmo potuto fare: una giraffa vivente non è mai arrivata in Francia e l’Europa civilizzata non ne ha più viste per diciotto secoli. Non abbiamo nessuna informazione sulle condizioni di questo prezioso animale, né sappiamo se è giovane o adulto, gracile o in buona salute, domestico o selvatico, e perciò vi preghiamo di scriverci delucidazioni in proposito, e nel caso che l’animale sia in pericolo di vita, di inviarci anche un suo disegno a colori che documenti esattamente le sue proporzioni e la forma della testa vista di fronte e di profilo».
(Il Comitato scientifico e amministrativo del Museo di Storia Naturale di Parigi al prefetto di Marsiglia, 28 novembre 1826)

Nell’ottobre del 1826 sul molo del porto di Marsiglia attraccò una nave con un carico straordinario: la prima giraffa mai vista nell’Europa moderna, un prodigio di natura offerto in dono dal viceré d’Egitto Mehmet Ali al re di Francia Carlo X.
Zarafa è la ricostruzione di questa vicenda curiosa e piena di sorprese, propiziata dalla spedizione africana di Napoleone che innescò un’autentica mania egittologica. Le trame per portare Zarafa in Europa furono lunghe e complesse: coinvolsero in primo luogo il modernizzatore dell’Egitto, Mehmet Ali Pascià, un ex mercenario albanese analfabeta.
Un ruolo determinante ebbe anche un rispettabile avventuriero italiano, Bernardino Drovetti, trafficante di antichità e animali esotici, nonché console generale di Francia.
La famosa giraffa venne catturata in Sudan ancora piccolissima e giunse per vie misteriose prima a Khartum e poi al Cairo (dove venne separata dal fratellino), superando le rapide del Nilo. Attraversò il Mediterraneo su una nave con il ponte bucato per far uscire la testa dell’altissimo animale. Incredibile fu anche il trasferimento verso Parigi, un’autentica processione tra due ali di folla incuriosita. Fino ad approdare al Jardin des Plantes, lo zoo parigino dove Zarafa abitò fino alla morte, circondata da un alone di curiosità, da qualche mistero e soprattutto daH’amicizia di Atir, il suo custode arabo che fece con lei l’intero viaggio e rimase a Parigi ad accudirla per 18 anni. Rievocando con mille aneddoti questo episodio curioso e dimenticato, Michael Allin ci guida in un viaggio nella storia e nella geografia, in paesaggi ora esotici ora familiari.
È una vicenda ricca di episodi divertenti, è rincontro di due mondi lontanissimi ma anche la storia di una grande amicizia, quella tra la simpaticissima Zarafa e il tenero Atir.

Michael Allin vive a East Hampton nello stato di New York. Questo è il suo primo libro.

Le Origini degli Anni Giubilari – Dalle Tavolette in Cuneiforme dei Sumeri ai Manoscritti Arabi del Mille dopo Cristo

Le Origini degli Anni Giubilari – Dalle Tavolette in Cuneiforme dei Sumeri ai Manoscritti Arabi del Mille dopo Cristo

Quattromila anni di condono dei debiti, restituzione delle terre e liberazione degli schiavi

Autore/i: Bottini Laura; Madaro Paola; Simonetti Cristina; Bianchi Francesco; Scheuermann Georg; Zappella Marco

Editore: Edizioni Piemme

unica edizione, a cura di Marco Zappella.

pp. 304, Casale Monferrato (AL)

«Perché il forte non opprimesse il debole, per far giustizia all’orfano e alla vedova, per rendere giustizia all’oppresso, ho scritto le mie parole preziose sulla mia stele e l’ho drizzata davanti alla mia statua di re di giustizia.»
(Epilogo del Codice di Hammurabi, 1792 a.C.)

Fin dalla nascita delle prime società urbane, cinquemila anni fa, alcuni re, in circostanze significative, tramite editti specifici, gli editti giubilari, concedevano il condono dei debiti, la restituzione delle terre e la liberazione degli schiavi. Questi editti servivano a scongiurare il progressivo impoverimento dei piccoli e medi proprietari terrieri da un lato e ad arginare la concentrazione dei beni nelle mani di pochi dall’altro. In ambito giudaico l’anno giubilare si colora di motivazioni sempre più religiose, fino a divenire, nell’antica teologia cristiana, semplicemente l’immagine della remissione escatologica.
Partendo dalle prime attestazioni in sumerico e accadico del III millennio a.C., qui tradotte per la prima volta in italiano, fino agli autori cristiani in lingua araba del Medioevo, il libro presenta una visione storica globale delle origini e degli sviluppi degli anni giubilari. Un percorso affascinante, tra testi e contesti, per risalire ai fondamenti di una figura giuridico-religiosa, il giubileo, che nel corso del tempo ha assunto valenze diverse, per sfociare in line nell’anno santo tipico della Chiesa cattolica.

Marco Zappetta è membro dell’Associazione Biblica Italiana. Oltre all’insegnamento dell’esegesi dell’Antico Testamento in Istituti di Scienze religiose del Lazio, ha al suo attivo qualificate pubblicazioni scientifiche. Attualmente alterna il lavoro di ricerca alla collaborazione editoriale. Ha curato, tra l’altro, l’edizione italiana del Dizionario enciclopedico della fibbia (Borla-Città Nuova).

Le Armi della Persuasione – Come e perché si Finisce col Dire di Si

Le Armi della Persuasione – Come e perché si Finisce col Dire di Si

Titolo originale: Influence. The Psychology of Persuasion

Autore/i: Cialdini Robert B.

Editore: Giunti

terza edizione, presentazione di Assunto Quadrio, introduzione dell’autore, traduzione di Gabriele Noferi.

pp. X-310, illustrazioni b/n, Firenze

«Quali sono i meccanismi psicologici della persuasione? Questo libro ce lo dice con la semplicità e con la forza straordinaria che i dati scientifici assumono allorché si giustappongono perfettamente alle esperienze quotidiane di ciascuno di noi.» (Gabriele Calvi)

Perché una richiesta formulata in un certo modo viene respinta, mentre una richiesta identica, però presentata in maniera leggermente diversa, ottiene invece il risultato voluto? Cialdini ha scoperto che alla base delle migliaia di tattiche usate quotidianamente dai persuasori ci sono sei schemi fondamentali: in questo libro ne rivela tutti i meccanismi di funzionamento.

«Cialdini illustra gli abissi dell’umana persuadibilità, ma lo fa in modo che l’umanità stessa non ne esca priva di dignità» (Assunto Quadrio, Università Cattolica di Milano).

«Questo libro è un ottimo esempio di come, in un’opera introduttiva, ricchezza di documentazione ed eleganza espositiva possano felicemente convivere» (Luciano Arcuri, Università di Padova).

«I segreti dell’arte di persuadere sono qui messi a nudo da un famoso psicologo sociale: un libro scritto con chiarezza e competenza che si offre all’attenzione del lettore curioso e dello specialista» (Alessandro Salvini, Università di Padova).

Robert B. Cialdini si dedica da più di venti anni all’indagine scientifica dei processi di persuasione, settore in cui è diventato indiscusso punto di riferimento.
E a Cialdini che si deve la scoperta dei sei fondamentali modelli sottesi a tutte le tattiche persuasive.
La pubblicazione della prima edizione di questo libro – rapidamente diventato un best seller in tutto il mondo – dove questi sei modelli venivano per la prima volta organicamente presentati, ha segnato una vera e propria svolta nella psicologia sociale contemporanea. Cialdini proviene dalla Columbia University ed è attualmente professore di psicologia all’Arizona State University, Tempe.

Francesco d’Assisi

Francesco d’Assisi

Autore/i: Cardini Franco

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

pp. 288, Milano

Francesco d’Assisi piace a tutti, e piace molto. Troppo, perché questo unanime giudizio non nasconda un grave malinteso. In realtà, lo si è presentato in troppi e antitetici modi, tutti «ritagliati» e «giustificati» da letture parziali o tendenziose (oppure, al contrario, semplicistiche e acritiche) delle fonti. Così, abbiamo avuto un Francesco tradizionalista e uno progressista, un fedele figlio del papato e un semieretico, uno stracattolico e un preprotestante; il Risorgimento ha fatto di lui un precursore dell’unità d’Italia; alcuni l’hanno salutato come il fondatore della sensibilità rinascimentale; nel Novecento, ci sono stati un Francesco socialista e uno fascista; scrittori e poeti – da Hesse a D’Annunzio – e poi anche registi cinematografici – da Rossellini a Zeffirelli alla Cavani – hanno proposto ciascuno il «loro» Francesco; ora, ecologisti e ambientalisti vedono in lui il loro santo, l’amico degli animali e della natura. Franco Cardini rilegge le fonti e ricolloca Francesco d’Assisi nel suo contesto storico. Ne emerge una figura della quale sappiamo poco, e sulla quale le testimonianze si incrociano e si contraddicono tanto che, dall’una all’altra, egli sembra cambiare fortemente di profilo. Inutile tentare la ricostruzione eclettica d’un quadro così contraddittorio. Come l’Arnaldo da Brescia di Arsenio Frugoni o il Citizen Kane di Orson Welles, anche il Francesco che ci rimane attraverso la memoria storica sembra avere più volti. Eppure, non c’è dubbio che su di lui qualcosa di «obiettivo» si possa e si debba cercar di comprendere e di dire. Forse non ha mai parlato con gli uccelli o col lupo: ma non è detto che non l’abbia fatto. Certo era un santo che faceva pochi miracoli. Era anche un uomo che sapeva spesso esser duro, al contrario dell’immagine oleografica che di lui ci è stata tramandata. A tutt’oggi, resta un enigma. Eppure l’alta poesia dei suoi scritti e il fascino profondo della sua rilettura del Cristo e del suo sforzo di adeguare la propria vita al modello proposto dal Cristo continuano a commuoverci e a turbarci. Forse non è un santo per tutte le stagioni. Forse è davvero uno sconfitto e un tradito: lo è stato da quasi subito, fin da quando era in vita. Forse la fama e l’afFetto che ancor oggi sembrano circondarne la memoria sono soltanto la perpetuazione di antichi e non innocenti malintesi. Ma resta una figura eccezionale, uno di quegli uomini capaci di imporsi come asse attorno al quale danzano i secoli.

Franco Cardini insegna storia medievale nelle Università di Bari e Firenze e collabora a vari quotidiani e periodici. Tra i suoi libri più recenti vanno ricordati Il Barbarossa (Mondadori 1985) e Quell’antica festa crudele (nuova edizione Il Saggiatore 1987) oltre ad alcune raccolte di saggi.

Il Male Oscuro

Il Male Oscuro

Autore/i: Berto Giuseppe

Editore: Rizzoli

introduzione di Carlo Salinari.

pp. III-418, Milano

La nevrosi che si scatena nel protagonista dopo l’atroce morte del padre; il suo crescere e proliferare mostruosamente fino a procurargli acuti malesseri fisici, che i medici tentano invano di curare; infine la scoperta della psicanalisi che magari non lo guarisce ma dà un volto e un nome a ogni cosa, a tutti gli incubi, i sogni e le fobie, e gli rivela il suo processo d’identificazione col padre. È questa l’ardua, rischiosa e vischiosa materia di un romanzo fra i più interessanti di questi ultimi anni, il primo che – dopo «La coscienza di Zeno» di Svevo – affronti come tema centrale l’analisi del profondo. Per rappresentare questa discesa agl’inferi, Berto ha creato uno stile originalissimo, un discorso indiretto libero che assorbe in sé dialogo, riflessione e descrizione, in un fittissimo concatenarsi di frasi dal movimento vorticoso e frenetico, coinvolgendo completamente il lettore.

Giuseppe Berto, nato nel 1914 a Mogliano Veneto, è laureato in lettere. I suoi romanzi «Il cielo è rosso» (1947), «Il brigante» (1951), «Il male oscuro» (1964), e «La cosa buffa» (1966) hanno avuto successo in tutto il mondo. Ha pubblicato anche il romanzo breve «Le opere di Dio» (1948), il diario «Guerra in camicia nera» (1955), il volume di racconti «Un po’ di successo» (1963), il dramma «L’uomo e la sua morte» (1964), la favola «La fantarca» (1965), il pamphlet «Modesta proposta per prevenire» (1971), i lavori teatrali «Anonimo veneziano» (1971, ripubblicato sotto la veste di romanzo breve nel 1976) e «La passione secondo noi stessi» (1972). Ultimi suoi lavori sono: «Oh Serafina!» (1973) da cui è stato tratto un film di successo, e la raccolta di racconti «È forse amore» (1975). Nel 1964, realizzando un caso unico, con «Il male oscuro» ha vinto contemporaneamente il premio Viareggio e il premio Campiello.

Nel Cuore degli Uomini – I Sentimenti Maschili Messi a Nudo

Nel Cuore degli Uomini – I Sentimenti Maschili Messi a Nudo

Autore/i: Boralevi Antonella

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

pp. 154, Milano

Gli uomini non fanno più l’amore.
Le statistiche in proposito sono agghiaccianti.
Poveri uomini! Non sempre sono al corrente di come va il mondo; di tanto in tanto uno di loro – avendo calcolato, con l’aiuto di ricordi già sbiaditi, la media dei suoi rapporti sessuali, ed essendosi accorto di quanto sia modesta – si convince di essere un caso pressoché unico, e prova stupore e vergogna; non sa di essere nella norma.
Ma cosa c’è nel cuore e nel cervello di questi uomini stanchi e svogliati, che l’amore non lo fanno più (semmai preferiscono comprarlo in videocassetta: bell’e fatto), o lo fanno così di rado? È la domanda che Antonella Boralevi si è posta, ed è una domanda che riguarda tutti e tutte, se non altro perché, come membri dell’umanità, non si può restare indifferenti d fronte al brutto momento che sta attraversando una sua parte consistente; e poi, se gli ambientalisti si preoccupano per la scomparsa del lupo siberiano, è giusto preoccuparsi anche per quella del maschio occidentale.
Antonella Boralevi ha sempre mostrato di possedere una dote rara, figlia dell’intelligenza e dell’attenzione: la capacità di «vedere» i mutamenti del costume; in altri libri «vide», al momento giusto, la frivolezza salottiera e l’arroganza rampante; qui «vede» – e ci fa vedere – come si manifestino, nella vita quotidiana, l’inversione dei ruoli e la femminilizzazione del maschio, sempre più travolto da ondate di emotività (un tempo si parlava di homo ludens; oggi sarebbe più giusto parlare di homo lugens – di uomo che piange).
Ma, come il titolo rivela, Nel cuore degli uomini ha un’ambizione più vasta e più delicata: andare oltre la superficie, e osservare la crisi degli uomini dall’altro lato – quello intimo; ecco perché Antonella Boralevi si è rivolta ai personaggi dei romanzi, considerati in questo libro una fonte di informazioni alla stregua delle altre – perché ci sono cose che le statistiche ignorano, che il giornalismo non può cogliere e che la letteratura sa.

Antonella Boralevi Man è scrittrice e giornalista. Ha pubblicato Far salotto (1985), Così fan tutti (1987), Viva la faccia: cronache degli anni di bronzo (1989), tutti da Mondadori. Scrive di cultura e di costume sul «Messaggero». È autrice, ideatrice e conduttrice di talk-show televisivi. Per RaiUno: «Il viaggio» (1992), «La penisola del tesoro» (1993); per RaiDue «Donne e guai» (1994) e «Uomini» (1995). Per RaiTre ha realizzato le dirette dal Festival di Spoleto (1984 e 1985). È fiorentina, è sposata e ha due figli, Tommaso e Ginevra.

Memorie di una Maîtresse Moscovita

Memorie di una Maîtresse Moscovita

Titolo originale: Dnevnik Odnoj Moskovskoj Madam

Autore/i: Volgina Lena

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

unica edizione, introduzione dell’autrice, traduzione di Stefania Bertola.

pp. 174, Milano

Intelligente e spregiudicata, una maîtresse moscovita racconta le sue avventure dai cupi anni brežneviani al grande boom del postperestrojka.

Cortigiana non si nasce, e non è neppure così facile diventarlo. Ci vogliono bellezza, talento, classe, grandi capacità organizzative, e non guastano rigorosi studi universitari. Ad affermarlo – e a dimostrarlo – è l’autrice di questo libro, Lena Volgina, star indiscussa della prostituzione moscovita negli anni Settanta e Ottanta.
Nella Russia di Breznev diventare cortigiana di lusso era una delle poche strade che consentissero a una bella ventenne di realizzare i suoi sogni più sfrenati, per esempio possedere un paio di autentici Levi’s o avere una stanza da bagno tutta per sé. E Lena ha cominciato a prepararsi per la sua futura carriera quando aveva appena tredici anni…
Nella sua irresistibile ascesa ai beni di consumo ha incontrato qualche non trascurabile ostacolo: il KGB, la mafia, un killer psicopatico, i poliziotti di quartiere, un’amica un po’ pazza e un po’ gay, un protettore tanto potente da essere destinato a sicura rovina, ma alla fine Lena ha saputo superare ogni avversità, ed è così arrivata a una serena – e ricca – maturità.

Lena Volgina è nata nel 1952 a Mosca, dove tuttora risiede. Questo è il suo primo libro.

Il Sesso Guarito – Le Medicine per Curare l’Amore

Il Sesso Guarito – Le Medicine per Curare l’Amore

Autore/i: Jannini A. Emmanuele

Editore: Sperling & Kupfer Editori

pp. XI-252, Milano

«Immagino il sessuologo medico come colui che sia capace di coordinare la complessa fase della diagnosi, comprendendo il linguaggio di branche diverse della medicina e delle scienze umane. E sia parimenti in grado di indirizzare il paziente verso la terapia, o, più sovente, verso le cure più efficaci. Sappia quindi scegliere tra bisturi, farmaci e psicoterapia e sia libero il più possibile da ideologie.»

Chi apre questo libro trova diverse chiavi di lettura. Innanzitutto vi è spiegato come la medicina cura l’amore. E indicati i progressi che la scienza medica ha compiuto negli ultimi anni al fine di comprendere le varie patologie sessuali. Scoperte importanti che rivoluzioneranno le nostre idee su come curare chi è afflitto da simili disturbi. Ecco un altro aspetto fondamentale contenuto in queste pagine. La tesi, cioè, che il monopolio della psicosessuologia nella cura dei problemi sessuali va solo a scapito delle possibilità di guarigione dei pazienti. Ecco perché diventa questione preliminare scegliere correttamente il professionista da consultare. A seconda dell’origine, psichica o fisica, del disagio, l’autore spiega quando è necessario rivolgersi allo psicologo, quando al medico, quando a nessuno dei due. Inoltre, questo libro può anche essere letto come una raccolta di storie: sessanta casi clinici reali che, illustrano vite paradigmatiche di gente comune, aiutano il lettore a capire e a individuare le malattie che possono causare disfunzioni sessuali. Nonché a orientarsi nelle terapie mediche possibili. Rivolto alle donne, agli uomini, alle coppie, Il sesso guarito è un testo chiaro e indispensabile in cui il rigore scientifico è coniugato alla facilità di lettura. Ma è anche un primo sasso lanciato per provocare un importante dibattito sui possibili scenari di una nuova scienza: la sessuologia medica.

Emmanuele A. Jannini, nato a Milano, si è laureato in medicina e specializzato in endocrinologia, malattie metaboliche e andrologia a Roma. Ricercatore universitario. è attualmente incaricato di sessuologia all’Università dell’Aquila, dopo aver lavorato alcuni anni negli Stati Uniti, presso i National Institutes of Health di Bethesda.

La Tigre in Corpo – Le Virtù Curative dell’Antiginnastica

La Tigre in Corpo – Le Virtù Curative dell’Antiginnastica

Titolo originale: Le Repaire du Tigre

Autore/i: Bertherat Thérèse

Editore: Edizione CDE

con la collaborazione di Charles Degot per le fotografie, introduzione dell’autore, traduzione di Leonella Prato Caruso.

pp. 206, numerose illustrazioni b/n, Milano

Abbiamo una tigre nel nostro corpo. Una tigre che si nasconde là dove noi non possiamo vederla. Che ha la sua tana nella nostra schiena. Che sposta le ossa sotto la nostra epidermide. Che si distende e si allunga dovunque, nella nuca, nei reni, nelle parti posteriori delle cosce e delle gambe, sotto i piedi e sotto le dieci dita dei piedi. Questa tigre funziona come un tutto unico. Se la nuca si muove, la schiena e le dita dei piedi reagiscono e si muovono a loro volta. Una parte di tigre non si muove mai senza le altre parti. Thérèse Bertherat chiama «tigre» il sistema muscolare meravigliosamente concatenato che occupa il dietro del nostro corpo. Sovrapposti come scaglie di una corazza e simmetricamente disposti intorno alla nostra spina dorsale, i molti muscoli dell’animale si contraggono come un solo muscolo, dalla nuca alla punta dei piedi. Vi sono schiene dall’espressione straziante, con le articolazioni storte, le vertebre deviate, le cartilagini consunte, le estremità ossee deformate. Sono le schiene di chi vive in maniera disarmonica il rapporto tra il dritto e il rovescio del suo corpo; di chi non si chiede se un esercizio fisico che da sollievo a una zona non sia invece nocivo per un’altra; di chi non conosce l’arte di ammansire la tigre. Perché quest’arte esiste. È un’arte dello scioglimento e della distensione, fatta di movimenti semplici che mandano la loro eco benefica ed equilibratrice attraverso tutto il corpo. L’ha messa a punto e la espone in questo volume Thérèse Bertherat, la creatrice dell’antiginnastica.

Thérèse Bertherat è nata a Lione.
Attualmente esercita a Parigi dove tiene corsi di antiginnastica. Ha scritto anche: Les saisons du Corps, Le corps a des raisons e Courrier du corps.

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Introduzione

1. La tigre

  • La tana della tigre
  • Anatomia della tigre
  • La preda della tigre
  • Le origini
  • Astuzie di tigre
  • Trappole per tigri

2. Balsamo

  • Tigre, ci sei?
  • L’occhio della tigre
  • La bocca della tigre
  • L’orecchio della tigre
  • Il collo della tigre
  • Il respiro della tigre
  • Tigre senza cuore?
  • La tigre si “fa” mani e piedi
  • La tigre in piedi
  • Lasciar fare alla tigre

I Figli di Ippocrate – Storia della Medicina dagli Antichi Greci ai Trapianti d’Organo

I Figli di Ippocrate – Storia della Medicina dagli Antichi Greci ai Trapianti d’Organo

Duemila anni di storia della medicina raccontati da uno scienziato che è anche un brillante narratore.

Autore/i: Nuland Sherwin B.

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, prefazione dell’autore, traduzione di Paola Frezza, titolo originale: Doctors, in sovracoperta: Henry Gervex, Il dottor Péan mentre illustra la sua teoria di pizzicamento dei vasi all’Hôpital Saint Louis (1887), particolare, Parigi.

pp. IX-506, Milano

Al giorno d’oggi la medicina cerca di imporre un’immagine di sé la più rassicurante, scientifica, asettica e disincarnata possibile. I dottori scrutano la superficie del corpo e interrogano il paziente, esaminano i risultati di analisi, emettono diagnosi, prescrivono terapie. La medicina è chiamata a una serie di compiti non facili: riportare l’inesauribile e disordinata insorgenza di sintomi e di casi individuali sotto la coperta di un sapere preciso, efficace e credibile; arginare con la fredda precisione delle sue armi la minaccia del male, del dolore e della morte; garantire risposte rapide ed efficienti a esigenze e bisogni sempre più diversificati e urgenti.
I figli di Ippocrate non vuole essere semplicemente una storia della medicina, dei suoi insuccessi, dei suoi eroi, ma vuole mostrarci il caleidoscopico mutare delle attese, delle speranze, delle frustrazioni e dei sogni dell’uomo costantemente esposto ai devastanti attacchi della malattia. Da Ippocrate e Galeno a Vesalio, ad Harvey, dalla nascita dell’anestesia all’epoca dei trapianti: la storia che S. Nuland ci racconta non è fatta solo di concetti, teorie, esperimenti, ma anche e soprattutto di singoli individui, con le loro intuizioni, le loro meschinità, i loro colpi di genio o di sfortuna, le loro simpatie e antipatie, le loro grandezze e i loro momenti di disperata solitudine.
Il progresso della medicina (e della scienza in generale) di cui si parla in questo libro non è qualcosa di ineluttabile, guidato dai ferrei meccanismi di una impersonale necessità, ma è il prodotto dell’ostinazione, dell’audacia, del caso, della paura e della speranza degli uomini.

Sherwin B. Nuland insegna chirurgia e storia della medicina all’Università di Yale. Dirige il «Journal of the History of Medicine» ed è autore di The Origins of Anesthesia.

Ombre sul Lago • Dal Carteggio Churchill-Mussolini all’Oro del PCI

Ombre sul Lago • Dal Carteggio Churchill-Mussolini all’Oro del PCI

Le incredibili vicende del carteggio Churchill-Mussolini – L’oro di Dongo, il PCI e Botteghe Oscure – Il ruolo di Michele Moretti «Pietro» – Le ultime parole del duce – Il valigiaio di piazza S. Fedele

Autore/i: Cavalleri Giorgio

Editore: Edizioni Piemme

seconda edizione, prefazione di Renzo Salvi, nota introduttiva dell’autore.

pp. 240, illustrazioni b/n, fotografie e tavole b/n f.t., Casale Monferrato (AL)

Nella straordinaria esperienza della Resistenza, con i suoi settantamila caduti e il comportamento eroico di uomini, donne, adolescenti, hanno pesato a lungo – tutt’ora pesano – alcune ombre e contraddizioni mai risolte alle quali il presente volume vuole dare un contributo di chiarezza.
Dal racconto del commissario della 52ª Brigata Garibaldi, Michele Moretti, al dramma dei partigiani «Neri» e «Gianna», dalle incredibili vicende del carteggio Churchill-Mussolini alla spartizione del composito tesoro della Repubblica Sociale Italiana emerge uno scenario complesso e intricato, in cui le decisioni passarono attraverso un ristrettissimo numero di persone facenti capo a Luigi Longo e al suo luogotenente lombardo Pietro Vergani.
Il 28 aprile di cinquantanni fa, qualche mese prima che nell’Europa centrale calasse quella che Winston Churchill definì «cortina di ferro», un gruppo di partigiani decise di aprire una personale
«guerra fredda» senza la quale, forse, la storia della Repubblica italiana sarebbe stata diversa.

Giorgio Cavalieri, giornalista e scrittore, è nato nel 1940 a Como dove abita.
Collabora e ha collaborato a vari quotidiani e riviste fra le quali «Storia Illustrata», «Jesus», «Rocca», l’ex jugoslavo «Panorama». Autore di numerose pubblicazioni sulla storia del movimento operaio e sulla Resistenza, è vice presidente dell’Istituto Storico «Achille Grandi» con sede a Roma.

Mussolini ha Sempre Ragione – I Decaloghi del Fascismo

Mussolini ha Sempre Ragione – I Decaloghi del Fascismo

Autore/i: Galeotti Carlo

Editore: Garzanti Editore

pp. 256, numerose tavole a colori f.t., Milano

Nella propaganda di un regime reazionario di massa come quello mussoliniano, i decaloghi occupano un ruolo chiave: condensano in massime brevi e chiare lo stile di vita dell’uomo nuovo fascista.
Elementare strumento di formazione e controllo delle coscienze rivolto al popolo, il decalogo è ripreso, come il catechismo, dalla tradizione religiosa, ma ha anche altri precedenti nella Rivoluzione francese.
La propaganda fascista ne abusò: oltre al celeberrimo decalogo di Leo Longanesi (per il quale «Benito Mussolini ha sempre ragione»), altri decaloghi si moltiplicano per le più varie categorie: balilla e militi, piccole italiane e donne, imprenditori, madri, coloni dell’Africa Orientale, ma anche sposi e puerpere, pedoni e ciclisti…
Raccogliendo materiale spesso trascurato, Carlo Galeotti esplora con arguzia modi e metodi dei decaloghi fascisti, che vengono inseriti nel loro contesto storico e commentati. Ne esce un catalogo curioso, che illumina la natura profonda del totalitarismo all’italiana – ma anche la velleità di certe sue ambizioni.

Visualizza indice

I. Il colore del tempo o della religione fascista

  • Quasi una provocazione: un test di Turing per le società totalitarie

II. «Mussolini è Dio»

  • Il Credo di Bontempelli e le preghiere al Duce

III. Una fede consapevole

  • Il fascio littorio
  • Il santo manganello, l’olio di ricino e…
  • Padroni del tempo
  • I mistici di Mussolini e il superamento della morte

IV. L’italiano nuovo

  • Il pedagogo globale
  • Il primo giornalista d’Italia
  • Carri di Tespi e telefoni bianchi
  • Radio Balilla
  • I bimbi d’Italia alla scuola di Grazia Deledda
  • Credere obbedire combattere
  • L’italiano nuovo e lo stile fascista o dello Starace-pensiero

V. La democrazia totalitaria
VI. I decaloghi

I DECALOGHI FASCISTI

  • Decalogo dell’italiano (successivo al 1913)
  • Decalogo della scuola elementare prefascista (1920)
  • Il decalogo del 1923
  • Decalogo per le donne (1925)
  • «Decalogo» dei fascisti all’estero
  • IV anno dell’era fascista (1925)
  • Dal decalogo di Leo Longanesi (1926) a quello del Milite Fascista del 1942
  • Decalogo del Balilla e dell’Avanguardista (1927)
  • Decalogo del milite fascista (1928)
  • «Decalogo» dal Catechismo fascista di Berlutti-Turati (1929)
  • Decalogo del Balilla II (1929)
  • Decalogo per le giovani camicie nere (1930)
  • Decalogo dell’avanguardista al campo (1930)
  • Decalogo del giovane fascista (1931) e decalogo per i giovani fascisti (successivo al 1936) di Giovanni Giuriati
  • Decalogo-consegna del Duce (1933)
  • Decalogo di Guido Pallotta (1934)
  • Decalogo del cittadino-soldato (1935)
  • Decalogo della piccola italiana (1935)
  • Decalogo del lavoratore italiano in Africa Orientale Italiana (1936)
  • Decalogo del milite fascista XVI e.f. (1938)
  • Decalogo razzista (1938)
  • Decalogo dell’italiano nuovo di Arnaldo Mussolini (1939)
  • Decalogo autarchico (fine anni Trenta)
  • Decalogo di Benito Mussolini (1940)
  • Decaloghi della famiglia (1941)
  • Decaloghi della Decima Mas (successivo al 1941 e successivo al 25 luglio 1943)
  • Decaloghi vari

APPENDICE
Un esempio di culto dei morti
Ordine del giorno del Comando federale di Viterbo PNF-GIL del luglio 1941 XIX. Guido Pallotta presente!

L’ABC della Relatività

L’ABC della Relatività

Un classico della divulgazione scientifica per capire le teorie della relatività ristretta e generale e le loro numerose applicazioni

Autore/i: Russell Bertrand

Editore: TEA – Tascabili degli Editori Associati

pp. 194, Milano

«Tutti sanno che Einstein ha fatto qualcosa di sorprendente, ma pochi sanno cosa abbia fatto esattamente.» In questo classico della divulgazione scientifica, Russell ci rende comprensibili le teorie della relatività ristretta e generale e ci spiega, con chiarezza e con un linguaggio privo di difficoltà terminologiche, le loro applicazioni in innumerevoli campi.

La Rivoluzione Cinese

La Rivoluzione Cinese

Autore/i: Mao Tse Tung

Editore: Newton Compton Editori

introduzione di Augusto Illuminati.

pp. 352, Roma

Quando, negli anni della Rivoluzione Culturale, la Repubblica Popolare Cinese iniziò a diffondere in milioni di copie il «libretto rosso» delle citazioni di Mao Tse tung, molti politici ed intellettuali della stessa sinistra sembrarono irridere al catechismo delle Guardie Rosse – moderni iconoclasti che in forma tanto clamorosa e aggressiva imprimevano al giovane Stato socialista un volto nuovo e inatteso. In realtà l’opera di Mao Tse tung, esemplarizzata a scopo di divulgazione nelle proposizioni del «libretto rosso», ha rappresentato una delle espressioni più rigorose’e avanzate del marxismo-leninismo; e proprio nella misura in cui la sua elaborazione ha accompagnato, riflesso, condizionato nel suo intero arco la Rivoluzione Cinese, dalle prime esperienze di rivolta contadina, fino alla sconfitta dell’imperialismo giapponese, del kuomintang di Chiang Kai-shek e più tardi del revisionismo di Liu Shiao-chi. Tanto più necessario, dunque, è divenuto oggi un riesame critico delle tappe principali di tale sviluppo parallelo alla luce degli avvenimenti più recenti, quali la tragica fine di Lin Piao e l’apertura commerciale e politica all’occidente capitalista. Avvenimenti che sembrano riaccendere la discussione sulla varia, complessa, ma inarrestata dinamica della più grandiosa esperienza proletaria del dopoguerra.

Gilles e Jeanne

Gilles e Jeanne

Romanzo

Autore/i: Tournier Michel

Editore: Garzanti Editore

prima edizione, traduzione e postfazione di Oreste del Buono.

pp. 116, Milano

Se non fosse storicamente provato che Gilles de Rais fu effettivamente un luogotenente di Giovanna d’Arco, questo romanzo breve potrebbe anche apparirci come un frutto della fantasia di Tournier, uno di quegli esperimenti di storia ipotetica, in cui si mescolano le funzioni e i personaggi della Storia.
In realtà, Tournier, anatomizzatore della psiche umana, vede il, legame storico tra Gilles e Jeanne unicamente sotto l’aspetto morale, in termini di contrasto tra bene e male. Giovanna, la ragazza maschio inviata da Dio a salvare la Francia, non sa nemmeno che cosa sia il male: abitata da voci sublimi, è automaticamente condotta a quel comportamento candido-adamantino che pare fatto apposta per seminare dubbi e indurre sospetti.
Vampirescamente scaldato al cuore di lei, Gilles de Rais vive letteralmente di riflesso, deciso a seguirla «sino all’inferno». E quando il rogo, col suo conturbante profumo di carne bruciata, gli sottrae quell’unico fantasma morale, Gilles non può che volgersi al male, inseguendo disperatamente e dappertutto «il viso di lei in tutti gli esseri giovani che incontra».
L’immagine angelicata della pulzella si trasforma cosi in un fantasma di morte, in voce diabolica: stretto nella morsa della coazione a ripetere, decadentemente ispirato dall’odore di morte, Gilles giunge a soffocare nel delitto quegli infantili volti simili a Giovanna ma sempre imperfetti, che gli ricordano il viso cancellato di lei: e si trasforma nel mitico Barbablù consegnatoci dalla tradizione. Nella sua favola storica, Tournier non vuole assolvere Gilles de Rais o giustificarne i delitti, ma penetrare i meandri di un’anima travolta dalla durezza della Storia, già affacciata sopra gli orrori di quel mondo moderno che si appresta ad accogliere i frantumi dell’uomo gotico.

Michel Tournier, nato a Parigi nel 1924, è l’autore di Venerdì o il limbo del Pacifico (1967, Grand Prix du roman de l’Académie frangaisc); Il re degli ontani (1970, Prix Goncourt); Le meteore (1979).
Di Tournier Garzanti ha pubblicato Gaspare, Melchiorre e Baldassarre (1984).

Lieder e Prose

Lieder e Prose

Autore/i: Martin Lutero

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

introduzione e cura di Emilio Bonfatti, traduzioni di Emilio Bonfatti, Casalegno, Germana d’Alessio, Valdo Vinay.

pp. XXXVII-476, Milano

L’incidenza di Lutero sui diversi piani della storia tedesca e tale da consentire le più diverse prospettive di lettura, sia tematiche sia ideologiche; resta, centrale, il problema di «come» il Riformatore sia arrivato a comunicare il proprio messaggio e a farlo sedimentare nelle coscienze, e di quali ne fossero i destinatari. Tramontata l’immagine di un Lutero inventore del tedesco moderno e di una Bibbia letta in ogni casa, si tratta di mettere a fuoco, attraverso una serie di scritti esemplari, l’autore di canti religiosi, il predicatore, il polemista. I Lieder, sottratti alla sfera angusta dell’espressione di sentimenti individuali, mostrano allora per intero il loro legame con le esigenze di una comunità che deve imparare, celebrare e trasmettere la propria fede; mentre per il loro verso sermoni e prefazioni ai testi biblici esibiscono un raro equilibrio fra urgenza del messaggio dottrinale e attenzione ai fruitori delle opere. Emerge cosi un Lutero privo si di ambizioni letterarie e lontano dalle ragioni dell’umanesimo, ma capace di un uso assolutamente nuovo della parola: il ritmo incalzante della frase, l’uso di proverbi, motti di spirito e locuzioni popolari accorciano la distanza fra l’autore e il lettore, lasciando intatta, pur nella forma scritta, la «viva voce» del Riformatore.

Mio Caro Kawabata

Mio Caro Kawabata

Titolo originale: ’Azīzī al-sayyid Kawābātā Mukhtārāt

Autore/i: Daif Rashid

Editore: Edizioni Lavoro

traduzione dall’arabo e cura di Isabella Camera d’Afflitto.

pp. 142, Roma

Il romanzo si impernia su un meccanismo inconsueto: una lettera allo scrittore giapponese Yasunari Kawabata, premio Nobel per la letteratura nel 1968, morto suicida nel 1972. Il pretesto serve all’autore per analizzare da una parte la condizione di un intellettuale libanese figlio delle tensioni del suo tempo – il conflitto tra maroniti e musulmani, tra palestinesi e nazionalisti libanesi – e dall ’altra il vuoto ideologico in cui si sono ritrovati gli orfani dell’ Unione Sovietica dopo il crollo del muro di Berlino. La descrizione del travaglio intellettuale del protagonista, fusa mirabilmente con la rievocazione della sua infanzia in una regione della montagna libanese, dà vita a un romanzo, abilmente strutturato, con una scrittura raffinata e complessa, non priva di venature ironiche.

Rashid Daif, nato in Libano nel 1945, insegna lingua e letteratura araba all’Università di Beirut. Dopo un esordio poetico, si dedica dal 1980 alla narrativa. Le sue opere tradotte in Francia hanno fatto conoscere anche al lettore occidentale il talento di questo autore, fortemente segnato dalla dura esperienza della guerra civile libanese. Questo è il suo primo romanzo tradotto in italiano.

Nel Cuore del Pianeta

Nel Cuore del Pianeta

Cristianesimo, ebraismo, islamismo e marxismo tra libertà, uguaglianza e fraternità

Autore/i: Dürrenmatt Friedrich

Editore: Marcos y Marcos

prima edizione, premessa dell’autore, traduzione dal tedesco di Daniela Idra, collana: Biblioteca germanica, titolo originale: Nachgedanken.

pp. 128, Milano

“Impossibile riformare un sistema inaffidabile. Oggi, a un sistema inaffidabile sulla via del tramonto, la Russia, se ne è contrapposto uno forse più nuovo, ma altrettanto inaffidabile: gli Stati Uniti d’America”.
Negli ultimi anni di vita, Dürrenmatt segnalò spesso come il nostro pianeta stesse trasformandosi in una “valle del caos”.
Attratto dalle manifestazioni più eclatanti del mondo e dell’universo, fece costruire un osservatorio dietro casa, si dedicò allo studio di filosofie e religioni. Ripetutamente, in chiavi diverse, tentò di fornirci letture globali sullo stato dell’uomo. Con il suo stile asciutto e apodittico da antico saggio – mai una parola di troppo – in questo testo inedito del 1980 Dürrenmatt confronta le grandi civilizzazioni che nel Ventesimo secolo hanno raggiunto un cozzo frontale. Alterna riflessioni a geniali apologhi. Riscrive a modo suo, come già fece con Il minotauro e La morte di Socrate, pagine di storia e mitologia greca. Cosa avvicina, si chiede, e cosa mette in urto Bibbia e Corano, Marxismo e Capitalismo? Quali sono le radici di queste grandi costellazioni, quali i pregiudizi, le concezioni religiose, i fondamenti scientifici e gli orizzonti sociali di questi “massimi sistemi”?
Affetti come siamo da una profonda “crisi da globalizzazione”, non possiamo non raccogliere la sfida del grande scrittore svizzero, non dialogare con la sua lucida e cinica dialettica. E divertirci leggendo di Giove e Pallade Atena che si godono alla TV il loro spettacolo preferito. Titolo: “Sulla terra”.

Abbandonata l’università dopo discontinui studi in filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che ventenne nel mondo del teatro.
La messa in scena, nel 1952, di Il matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione di Il giudice e il suo boia lo portarono alla ribalta della scena culturale svizzera.
La visita della vecchia signora e I fisici lo resero celebre in tutto il mondo.
I miti greci e le vicende dell’Antico Testamento, “succhiati” ancora bambino dal padre – pastore protestante – così come città e cittadine della provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte delle sue opere teatrali e narrative.
Nella sua produzione romanzesca – quasi sempre polizieschi di elegantissima fattura – Dürrenmatt vede e denuncia, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri, Bene e Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente, intellettualmente, moralmente.
Marcos y Marcos ha pubblicato Nel cuore del pianeta, Mida, Romolo il grande, Franco Quinto. Commedia di una banca, Il minotauro e Un angelo a Babilonia.