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Powershift la Dinamica del Potere – Conoscenza, Ricchezza e Violenza alle Soglie del XXI Secolo

Powershift la Dinamica del Potere – Conoscenza, Ricchezza e Violenza alle Soglie del XXI Secolo

Autore/i: Toffler Alvin

Editore: Sperling & Kupfer Editori

prefazione dell’autore, traduzione di Lino Berti.

pp. 654, Milano

«Questo è un libro sul potere alle soglie del Ventunesimo secolo. Argomenti trattati: la violenza, la ricchezza e la conoscenza, e i ruoli che esse giocano nelle nostre esistenze. Esso analizza i nuovi percorsi per raggiungere il potere in un mondo in subbuglio. Nonostante la diffidenza che circonda il concetto stesso, a causa dell’abuso che se ne è fatto, il potere, in quanto tale, non è né buono né cattivo. È un inevitabile risvolto di ogni rapporto umano, e influisce su tutto, dalle nostre relazioni sessuali al lavoro che svolgiamo, alle automobili che guidiamo, alla televisione che guardiamo, ai sogni che culliamo. Ne siamo un prodotto molto più di quanto la maggior parte di noi possa immaginare. Tuttavia, tra tutti gli aspetti della nostra vita, il potere rimane uno dei meno compresi e dei più importanti, specialmente per la nostra generazione. Siamo alla vigilia, infatti, dell’Era del Powershift. Viviamo in un momento in cui l’intera struttura del potere che ha tenuto insieme il mondo si sta disintegrando e se ne sta formando una radicalmente diversa. E ciò si sta verificando a ogni livello della società.»

In questa brillante sintesi – risultato di una serie affascinante di fatti, aneddoti, ritratti di massime personalità a livello politico ed economico – Alvin Toffler approfondisce e conclude l’analisi iniziata con Lo choc del futuro e La Terza Ondata. Tema comune alle tre opere è il cambiamento: l’autore infatti esamina a fondo ciò che accade all’individuo quando la società in cui vive si trasforma in qualcosa di diverso e inatteso. Tema specifico di questo libro è il concetto di «powershift»: non un semplice trasferimento di potere all’interno della quotidianità – nel mondo dei supermarket, degli ospedali, delle banche, degli uffici, dei media – ma una modificazione improvvisa e radicale della sua stessa natura. E con una trattazione rigorosa ma avvincente, l’illustre futurologo individua nella conoscenza, nell’arte, nella scienza, nei valori morali, nell’informazione, la vera fonte di questa nuova struttura dinamica – e del sistema che sostituirà il passato industriale – che proprio per la sua essenza coinvolge interamente l’uomo: la sua mente, la sua psiche, la sua stessa esistenza. Uno studio illuminante, unico nel suo genere, sulla mutata geografia del potere, destinato a coinvolgere e stimolare i numerosissimi lettori di Toffler e tutti coloro che vogliono affrontare con strumenti adeguati la realtà alle soglie del Ventunesimo secolo.

Alvin Toffler è un futurologo e critico sociale di fama mondiale. È stato Associate Editor della rivista Fortune, Visiting Professor alla Cornell University, Visiting Scholar presso la Russell Sage Foundation. ha insegnato alla New School for Social Research e ha ottenuto lauree honoris causa in Scienze, Lettere e Giurisprudenza. Tra le sue opere, tradotte in tutte le lingue, si ricordano Lo choc del futuro (che ha vinto in Francia il prestigioso Prix du Meilleur Livre Etranger e negli Stati Uniti il McKinsey Foundation Book Award), La Terza Ondata, L’ecospasmo, Previsioni & premesse e L’azienda flessibile, tutti pubblicati in Italia da Sperling & Kupfer.

Il Breviario dei Laici – 2 Volumi

Il Breviario dei Laici – 2 Volumi

Volume primo: Un itinerario di meditazione per ogni giorno dell’anno – Volume secondo: Le pagine più belle e più ricche di spiritualità della letteratura universale

Autore/i: Autori vari

Editore: Rizzoli

a cura di Luigi Rusca, introduzione di Dante Isella, in copertina: Michelangelo, volta della Cappella Sistina, Vaticano (particolari).

vol. 1 pp. 612, vol. 2 pp. 613-1216, Milano

Volume primo: Un itinerario di meditazione per ogni giorno dell’anno

Tra le molte antologie che sono state fatte nel Novecento, una ha superato i limiti del genere per diventare un testo culturalmente necessario: si tratta del «Breviario dei laici» a cura di Luigi Rusca. Lo stesso Rusca racconta nell’Avvertenza l’origine di quest’opera, che prende forma e sostanza in casa di monsignor Giuseppe De Luca durante i giorni drammatici dell’occupazione tedesca di Roma. Dall’incontro fra un laico e un religioso, entrambi lettori eccezionali, come direbbe Carlo Bo, è nato un libro di lettura singolare, che dovrebbe indurre tutti a fermarsi ogni giorno su alcune pagine, alla stessa maniera del sacerdote con il suo breviario. L’intento di Rusca è chiaro ed esplicito quando afferma che «… è stato quello di offrire alla lettura e alla meditazione quotidiana degli scritti in prosa e in versi di autori italiani e stranieri d’ogni tempo (con esclusione soltanto dei viventi), scritti capaci di suscitare un interesse spirituale, che abbiano un fine di elevazione morale». È un intento che riteniamo essere oggi ancor più condivisibile di quando Rusca scriveva tali parole. E aggiungeva: «La persona avveduta e preparata non avrà necessità né di consigli né di guide in proposito. Possiederà i propri livres de chevet, saprà dove trovare nella biblioteca domestica le pagine adatte a confortare, a purificare, a fortificare l’animo. Per coloro, invece, che di una guida sentono il bisogno, è stata messa assieme la presente raccolta antologica, che offre, appunto, per ogni giorno dell’anno, qualche pagina che ci è sembrata degna di esser letta, e capace di lasciare dietro di sé una benefica scia nella mente e nel cuore del lettore».

Volume secondo: Le pagine più belle e più ricche di spiritualità della letteratura universale

L’ateo dice: «Io non conosco Dio, non ho bisogno di questa nozione». È, come se un uomo che naviga in una barca sul mare dicesse che non conosce il mare, ma non ha bisogno di averne la nozione. Quell’infinito che ti circonda, su cui tu ti muovi, le leggi di quest’infinito, le tue relazioni con esso sono appunto Dio. Dire che non lo vedi è fare come lo struzzo. (Leone Tolstoi)

Luigi Rusca (1895-1986), letterato lombardo, laureato in storia antica, ha svolto un ruolo di spicco nello sviluppo dell’editoria milanese tra le due guerre. Segretario generale del TCI, è stato redattore capo di «Le vie d’Italia». Straordinaria figura di intellettuale-imprenditore, è stato l’ideatore di famose grandi collane, quali la «Medusa», gli «Omnibus», la raffinata «Biblioteca romantica», «Libri gialli», «Libri verdi», ecc. Nominato dagli alleati commissario straordinario dell’EIAR, la riorganizzò ribattezzandola RAI. Nel dopoguerra fu ancora attivo nell’editoria progettando assieme a Paolo Lecaldano la famosa «Biblioteca Universale Rizzoli».
Nel 1957 ha pubblicato il «Breviario dei laici», cui seguirono il «Vangelo festivo» e «Pensieri di un laico».

Il Risveglio Epico

Il Risveglio Epico

Autore/i: Gianni Angelo; Galleno Giuseppe; Desideri Antonio

Editore: La Nuova Italia

prefazioni degli autori.

pp. VII-964, numerose tavole a colori fuori testo, Firenze

Dalla prefazione degli autori:
“Questa antologia si presenta con alcune singolari novità di impostazione, né pare necessario spendervi intorno molte parole, bastando di per sé l’indice del volume a darne atto. I grandi poemi tradizionali, dall’Iliade all’Eneide, vi sono presentati con il debito risalto, ma in modo agile e con spirito moderno. I poemi del medioevo europeo è del rinascimento, dai Nibelunghi al Canto della schiera di Igor al’Orlando Furioso alla Gerusalemme Liberata, vi compaiono nelle pagine di maggiore interesse con chiarezza di annotazioni e di premesse. Così i Lusiadi, così il Don Chisciotte, così la Divina Commedia (della quale è fatta esplicita parola nei programmi), che non vi sta però come qualcosa di diverso, di estraneo, ma come la voce più grande della civiltà comunale italiana e l’eco di quelle lotte generose in chiave epica, insomma.
Ma altre opere si accompagnano poi a queste, che sinora non avevano fatto parte del panorama epico scolastico, dal Ramayana dell’antichissima India alla Tavola Rotonda, dalle cronache anonime del nostro medioevo, così vigorose ed epiche da far spicco sulle pagine stesse dell’Iliade, alla Bibbia, che pareva sinora condannata alle citazioni dell’insegnante di religione, e presenta invece alcune pagine più alte dell’epica, sia pure in chiave intensamente religiosa: quella Bibbia di cui già scriveva il laicissimo Francesco De Sanctis,
cent’anni or sono: «Mi meraviglio come nelle nostre scuole, dove si fanno leggere tante cose frivole, non sia entrata ancora un’antologia biblica».[…]”

Poesia Latina dell’Età Imperiale

Poesia Latina dell’Età Imperiale

Autore/i: Autori vari

Editore: Ugo Guanda Editore

con testo a fronte, introduzione, testi, traduzione, note e cura di Carlo Carena.

pp. XL-584, 24 tavole in bianco e nero fuori testo, Parma

La poesia della latinità imperiale è una delle regioni meno conosciute nella gran patria dei poeti. Eppure i cinque secoli che vanno da Tiberio a Teodorico non solo produssero ancora fulgidi capolavori, ma furono tutti un pullulare di ingegni poetici, e, pur attraverso involuzioni e tentativi, rivelano costantemente una linea umana di irrequietezza e intensità, che li rende ricchi di attrattive attuali ad ogni altra età di crisi. Il volume POESIA LATINA DELL’ETÀ IMPERIALE, inserito nel paesaggio della lirica mondiale, vorrebbe offrire quelle insospettate scoperte di bellezza e meditazione. La sdegnosa malinconia di Giovenale, la ispirazione cosmica di Manilio o naturalistica di Columella e Nemesiano, il gusto paesaggistico di Ausonio e Rutilio, la liricità audace di Petronio e dei Poetae novelli, le ultime voci romane di Claudiano e Draconzio o le prime nuove, nostre, di Seneca e Boezio, devono entrare nel patrimonio culturale e spirituale di ogni lettore avveduto. Nel volume sono rappresentati una cinquantina di autori con parecchie migliaia di versi, scelti dalle miriadi superstiti con orecchio teso a quali voci appaiono conservare una vibrazione o la tradizione abbia riconosciuto universali; e illustrati e tradotti con adesione moderna. I rischi sono molti e di ogni genere; ma non esisteva in Italia, e ci pare neppure all’estero, un’opera che presentasse quella interessante stagione poetica con larghezza e rigore di disegno.

Victorio un Grande Capo Apache

Victorio un Grande Capo Apache

Titolo originale: In the Day of Victorio

Autore/i: Ball Eve

Editore: Rusconi

prima edizione, premessa di Padre Albert Braun (O.F.M.), prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Piero D’Oro, in sovraccoperta: Foto di Victorio, sfondo di Karl Bodmer (acquarello su carta), Fort McKenzie at the Mouth of the Marias River.

pp. 256, nn. fotografie e illustrazioni in bianco e nero fuori testo, Milano

Testimoni di una drammatica epopea, le cime dei Tres Castillos, al confine tra il Messico e il Texas, sono ancora oggi un riferimento storico di fondamentale importanza. Sotto i Tre Castillos, il 15 ottobre 1880, un gruppo di Apache difese con le armi in pugno, per l’ultima volta, ciò che avevano di più caro: la loro terra d’origine.
Il libro di Eve Ball, Victorio, un grande capo apache, rievoca le fasi di quell’episodio: la fuga dalla riserva di San Carlos, le peregrinazioni nel deserto, le imboscate, i bivacchi, il massacro. A ricordare la vicenda è un ragazzino apache, James Kaywaykla, che a quell’epoca aveva dieci anni. Kaywaykla visse a lungo, mantenne sveglia la mente, ricordò sempre quel che aveva visto. Dalla sua collaborazione con Eve Ball è nato questo libro nel quale spicca la figura di Victorio, il capo che guidò gli Indiani ribelli verso Ojo Caliente, dove gli Apache Warm Springs vivevano in libertà.
Due eserciti, quello americano e quello messicano, mossero guerra a Victorio. Dopo i sanguinosi attacchi e i colpi di mano, sembrò che la via per Ojo Caliente fosse aperta. Ma il sogno degli Apache si frantumò quando vennero a mancare le munizioni. Victorio sparò l’ultimo proiettile, quindi morì.
Tuttavia non fu una sconfitta inutile. Da quel giorno nacque la leggenda di un capo apache che aveva saputo tenere viva la speranza in un sogno, un miraggio, un traguardo irraggiungibile. Il personaggio storico di Victorio si trasformò in un simbolo. Le emozionanti memorie di Kaywaykla si uniscono al lavoro di ricerca scientifica svolto da Eve Ball. Il pellerossa e la statunitense collaborano in armonia per tracciare l’indimenticabile ritratto di un uomo che preferì la morte alla umiliante legge imposta dai Bianchi: quella delle «reservations».

Eve Ball ha vissuto a lungo nel Nuovo Messico, sull’altopiano del fiume Ruidoso, a poca distanza dalla riserva dei Mescalero. Fin dall’infanzia si è interessata alla vita e alla cultura dei Pellerossa, diventando in seguito una delle più quotate ricercatrici sul mondo degli Apache.

James Kaywaykla, pronipote del capo apache Nana, è vissuto fino al 1963. Fu sul sentiero di guerra al fianco dei capi anziani. Nel 1886 si trasferì in Florida con la sua gente. In seguito fu membro del comitato che scelse la riserva dei Mescalero come territorio per gli Apache Chiricahua e Warm Springs. Negli ultimi anni soggiornò spesso in casa di Eve Ball per svolgere con maggiore continuità il filo delle sue narrazioni.

Katherine Mansfield

Katherine Mansfield

Titolo originale: Katherine Mansfield. A biography

Autore/i: Meyers Jeffrey

Editore: Rusconi

prima edizione, traduzione dall’inglese di Lidia Lax, in sovraccoperta: Katherine Mansfield nel ritratto di Anne Estelle Rice, 1918, National Art Gallery, Wellington, Nuova Zelanda.

pp. 400, numerose tavole in bianco e nero fuori testo, Milano

«Io sono una scrittrice a cui non importa di nulla se non di scrivere – è questo che sento. Quando sono con le persone, mi sento come un dottore con i suoi pazienti – molto comprensiva – molto interessata ai malati, molto ansiosa che loro mi dicano tutto quello che possono – ma per quanto riguarda me – del tutto sola, del tutto isolata – una condizione singolare.» (Katherine Mansfield a Dorothy Brett)
I temi di Katherine, che si sviluppano direttamente dall’esperienza personale, sono quelli di un’inferma sola, spaventata e sensibile, che vuole sfuggire alle oppressioni della realtà adulta per rifugiarsi nei ricordi d’infanzia, e trattano dell’abbandono, della solitudine e di una profonda paura della morte.
I racconti di Katherine sul matrimonio riflettono la sua paura di essere abbandonata e tradita, la sua gelosia autodistruttiva e il senso di colpa, dovuto alle sue infermità. Danno un rilievo alla protagonista isolata, che ha bisogno di comprensione e di amore, e alla mancanza di comprensione e di onestà basilari nei rapporti coniugali.

Quando Katherine Mansfield morì, nel 1922, attorno alla sua personalità di donna e di scrittrice fu creato un mito sentimentale e idealizzato che per molti decenni ha diffuso la falsa leggenda di una creatura delicata e sensibile. In realtà l’immagine personale di Katherine è assai più terrestre e cupa. Essa fu l’eroina appassionata e tragica di una vita tempestosa e drammatica, votata caparbiamente alla sua vocazione di scrittrice. Nella ricerca ansiosa di una completa libertà creativa, sfidò convenzioni sociali e restrizioni morali, piegò la sua ricerca dell’amore a esperienza da utilizzare poi nell’arte, rimanendone dolorosamente ferita e traumatizzata.
Jeffrey Meyers ripercorre, attraverso un’imponente ricerca di documenti e testimonianze, il breve e intenso itinerario sentimentale di Katherine Mansfield: l’infanzia ansiosa e solitaria, di «piccola selvaggia» ribelle al conformismo della famiglia; l’esperienza del risveglio dei sentimenti; la ricerca della libertà sessuale e la resa distruttiva al «duro cammino dell’amore» nella convinzione che il vivere allo sbaraglio avrebbe fatto più ricca la sua arte; le amicizie lesbiche; la straordinaria relazione con il marito John Middleton Murty. Le sconsiderate avventure erotiche di Katherine portarono a risultati tragici. Nel primo anno di vita in Europa ebbe un’infelice storia d’amore con un uomo, concepì un bambino illegittimo, sposò un altro uomo per lasciarlo il giorno successivo al matrimonio, attraversò un periodo di tossicomania e perse il bambino in un parto prematuro. Gli ultimi anni della sua vita furono dominati da un’incessante peregrinazione tra Francia, Italia e Svizzera nel tentativo di arrestare lo sviluppo della tubercolosi e ristabilire la salute in declino implacabile. Disperata, sentendosi braccata dalla morte, ripose infine ogni speranza nelle dottrine mistiche di Gurdjieff, nel cui istituto morì a trentaquattro anni.
Le drammatiche vicende della breve vita di Katherine Mansfield sono intimamente legate alla sua esperienza di scrittrice; le tempeste dei sentimenti la deprimevano ma anche la ispiravano, eccitandola a scrivere, spesso con frenesia. Meyers riserva una costante attenzione a questo rapporto di stretta interdipendenza e indaga con acuta sensibilità nelle relazioni di Katherine con i protagonisti della civiltà letteraria del suo tempo: la sua amicizia profonda e agitata con D.H. Lawrence e la moglie Frieda, l’ammirazione impastata d’invidia e diffidenza per Virginia Woolf, l’adulazione sentimentale per Bertrand Russell, l’incontro illuminante con James Joyce, che è una delle molte e sorprendenti rivelazioni di questa affascinante biografia.

Jeffrey Meyers è professore alla University of Colorado. Ha scritto vari libri sulla letteratura di lingua inglese del primo Novecento e in particolare su T.E. Lawrence e George Orwell. Tra le sue opere ricordiamo: A Fever at the Core, Married to Genius, Homosexuality and Literature.

Giovani all’Opposizione – Mutamento, Benessere, Violenza

Giovani all’Opposizione – Mutamento, Benessere, Violenza

Titolo originale: Young Radicals. Notes on Committed Youth

Autore/i: Keniston Kenneth

Editore: Giulio Einaudi Editore

nota introduttiva di Carlo Dondolo, traduzione di Giovanna Stefancich.

pp. XXVII-364, Torino

In Giovani all’opposizione Kenneth Keniston ricostruisce il «processo di politicizzazione» di un gruppo di giovani militanti della Nuova Sinistra americana: si tratta di quattordici attivisti che, nel 1967, lavorarono alcuni mesi per la Vietnam Summer, un’organizzazione che si opponeva all’impegno militare americano nel Sud-Est asiatico. Mediante una serie di interviste registrate, selezionate e commentate, Keniston ricostruisce dalla voce stessa di questi giovani il loro sviluppo psicologico, esamina il peso che ha avuto su di loro l’esperienza della Nuova Sinistra e dimostra come il loro approdo a un impegno politico «radicale» sia stato determinato da fattori psicologici, storici e sociali.
L’analisi che Keniston compie del contesto familiare da cui questi giovani provengono, allo scopo di mostrare le radici biografiche della loro politicizzazione, è particolarmente ricca e fornisce spunti di ricerca molto stimolanti anche per analoghe situazioni italiane. Keniston sostiene che la società moderna sta creando uno specifico stadio di vita che si situa tra l’adolescenza e l’età adulta. I temi fondamentali sui quali questi giovani militanti – che l’autore identifica come la «gioventù postmoderna» – tornano con insistenza sono il benessere, il mutamento e la violenza. Il loro atteggiamento verso questi temi risulta decisivo nella loro ricerca di risposte e soluzioni a problemi che riguardano tutti.

Kenneth Keniston è professore di psicologia presso la sezione di psichiatria della Yale Medical School. Collabora a numerose riviste accademiche e scientifiche americane. Prima di Giovani all’opposizione aveva scritto The Uncommitted: Alienated Youth in American Society [I disimpegnati: la gioventù alienata nella. società americana].

De Erotographia – Nuove Scritture del Desiderio

De Erotographia – Nuove Scritture del Desiderio

Autore/i: Ranieri Daniela

Editore: Castelvecchi Editore

prefazione di Massimo Canevacci.

pp. 224, numerose illustrazioni a colori e bianco e nero, Roma

Il corpo è il vero centro dei linguaggi visivi di oggi: tutti i codici di comunicazione, da quello della merce a quello dell’estetica, obbediscono ormai ai voleri di questo feticcio desiderato e desiderante, perlustrato e osservato in ogni piega, eppure irriducibilmente misterioso e lontano. Sul potere del corpo e sul corpo si sviluppa il discorso del sadomasochismo come insieme di pratiche sessuali: non più classificabili come perverse, ma portatrici di istanze creative cui la moda, l’arte e la pubblicità si ispirano sempre più di frequente. Il porno-sado-chic è ormai una grammatica universalmente accettata: il modello di riferimento non è più una liberazione sessuale, ma una liberazione tramite costrizione, una fissità ossessiva dello sguardo sul corpo/segno/merce. È ora di fondare una nuova Etnografia del Desiderio, una Erotographia in grado di divinare i segni di questo linguaggio, le tracce del potere, la memoria e l’effimera presenza-a-se-stesso del corpo (livido, ferita, arrossamento, ecc.). Oltre l’oscenità, oltre la morale, rimane come nuda evidenza «la forza scarnante del desiderio».

Daniela Ranieri (Roma 1977), laureata in Scienze della Comunicazione, collabora con la cattedra di Antropologia culturale dell’Università «La Sapienza» di Roma. Si interessa di ricerca teorica e di videoarte digitale, con particolare riguardo alla sfera del corpo e della scrittura, dell’occhio e della etnografia surrealista.

Dal Linguaggio alle Lingue – Viaggio nel Mondo della Parola

Dal Linguaggio alle Lingue – Viaggio nel Mondo della Parola

Titolo originale: Du langage aux langues

Autore/i: Bijeljac Ranka; Breton Roland

Editore: Electa / Gallimard

traduzione: Claudia Matthiae.

pp. 160, numerose illustrazioni e fotografie b/n e colori, Trieste

Percepire una parola sembra naturale, eppure l’analisi dei segnali acustici porta alla luce un meccanismo straordinariamente complesso. Secondo quale processo si realizza l’acquisizione del linguaggio nel bambino? In quale fase della storia dell’umanità compare il linguaggio, in che modo e perché? Qual è la strada che dal linguaggio conduce alla lingua? A questi interrogativi risponde, da diverse prospettive, la scienza della linguistica. Le funzioni del linguaggio si collocano infatti su due livelli: quello del singolo individuo e quello di ogni società accomunata da una lingua da lei stessa creata. Ranka Bijeljac, docente di psicolinguistica, e Roland Breton, esperto di geolinguistica, raccontano la scoperta di questa capacità peculiare all’uomo ed esplorano il regno della lingua in un percorso allargato ad altre discipline della conoscenza umana. Il quadro della loro ricerca ne conferma la premessa di fondo, ovvero il legame indissolubile fra uomo e linguaggio.

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  • I. – IL “DONO DELLA PAROLA”
  • II. – L’ACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO
  • III. – LA LINGUA, CEMENTO SOCIALE
  • IV. – MIGLIAIA DI LINGUE
  • V. – LA GEOPOLITICA DELLE LINGUE
  • VI. – VITA E MORTE DELLE LINGUE

TESTIMONIANZE E DOCUMENTI

  • Il mistero della parola
  • E prima venne l’ascolto…
  • La lingua muta
  • Lingue senza frontiere
  • Lingue lontane
  • La lingua tradotta
  • Uno, nessuno, centomila: l’italiano
  • Lingua in rivolta
  • La lingua digitale

APPARATI

Indice delle illustrazioni
Indice dei nomi
Bibliografia

La Repubblica Romana ha i Giorni Contati

La Repubblica Romana ha i Giorni Contati

Autore/i: Pazzaglia Riccardo

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, collana: Ingrandimenti, in sovraccoperta: la Chiesa di S. Pancrazio sul Gianicolo, presso la Porta omonima dopo la battaglia, 1849 dipinto dell’epoca. Museo del Risorgimento, Roma.

pp. 206, Milano

Con il Regno dei due cognati Riccardo Pazzaglia ha narrato il decennio francese, con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat provvisori re di Napoli per meriti di famiglia.
In Garibaldi ha dormito qui ha proseguito la storia del Regno delle Due Sicilie fino al 1860 e alla sua fine con la gloriosa difesa di Gaeta. Con La Repubblica Romana ha i giorni contati Riccardo Pazzaglia riprende il suo viaggio di inviato speciale nelle pagine della Storia. Questa volta attraverso le linee francesi per farci rivivere gli ultimi giorni della Repubblica Romana del 1849. Una ricostruzione attenta, attraverso lettere, articoli, proclami, libelli dell’una e dell’altra parte.
Tra le menzogne della storiografia risorgimentale – che ancora si leggono nei libri di scuola – e quella della rabbiosa reazione clericale, Pazzaglia ci aiuta a capire come si svolsero veramente i fatti, senza farsi mettere in soggezione dagli eroi futuri “inventati” dalla stampa democratica (lo dice Pisacane). Ma un’altra Repubblica Romana era stata proclamata dai giacobini nel 1798, questa volta sostenuta dalle baionette del Direttorio del generale Berthier. Ed ecco che l’autore interrompe la sua narrazione per riportarci a quegli anni: la morte del generale Duphot che dà il pretesto per l’arrivo di Berthier; il lungo viaggio di Pio VI esule, quasi deportato; i due tentativi dell’Armata borbonica di liberare Roma, prima e dopo la breve vita della consorella Repubblica Partenopea; e infine l’arrivo da Venezia del nuovo papa Pio VII che si riguadagna il soglio di Pietro riscattandolo a Parigi con l’incoronazione a imperatore di Napoleone.
Con puntigliosa precisione di storico, ma nel suo stile brillante di scrittore satirico, Riccardo Pazzaglia si muove nella Roma dell’Ottocento, facendoci incontrare i personaggi che oggi vediamo due piedistalli dei monumenti: Garibaldi con Anita che sta già male; Carlo Pisacane con la sua amante Enrichetta Di Lorenzo, la principessa di Belgioioso perduta dietro dietro Mazzini. E il giovane Manara, Enrico Dandolo con il fratello Emilio, il truce Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, l’invincibile Giacomo Medici, lo sfortunato capitano Goffredo Mameli (uscendo da Roma, i suoi volontari passano sotto le finestre dell’ospedale in cui sta morendo e lo salutano cantando il suo inno). E prima di loro, negli ultimi anni del Settecento, una folla di preti spretati con le sciabole al fianco, che innalzano gli “alberi della Libertà”, gli “insorgenti” di Trastevere che sparano sugli occupanti, le feste nei teatri, i tesori depredati, le dame repubblicane che “volendo imitare la statua della Libertà, vanno in giro con certe maglie color carne che sembrano quasi nude”.
Un nuovo libro palpitante di vita, che chiude la “trilogia dell’Ottocento”. Da leggersi tutto in una notte.

Riccardo Pazzaglia è nato a Napoli. Giornalista e scrittore, ha condotto e diretto programmi radiofonici e televisivi. Regista e sceneggiatore di film, ha scritto anche commedie per il teatro. Collabora a quotidiani e riviste. Ha pubblicato fra l’altro: Il brodo primordiale, Rizzoli 1985; Partenopeo in esilio, Rizzoli 1985; La stagione dei bagni, Rizzoli 1987; Il regno dei due cognati, Mondadori 1993 e Garibaldi ha dormito qui, Mondadori 1995. Vive e lavora a Roma.

Da Mito al Materialismo

Da Mito al Materialismo

Autore/i: Mordini Attilio

Editore: Il Campo Editore

prefazione di Giovanni Cantoni.

pp. XI-300, Firenze

Prima di poter vedere questo volume distribuito nelle librerie, moriva, il 4 ottobre 1966, il suo Autore, Attilio Mordini, Terziario Francescano.
Nato a Firenze il 22 giugno 1923, educato dai Padri Scolopi e in seguito dai Salesiani, si arruolava volontario di guerra nell’ultimo conflitto, e al termine di esso riprendeva gli studi universitari interrotti per laurearsi poi a pieni voti con una tesi in letteratura tedesca sul gusto dei primitivi in Stefan George. Nello stesso periodo di tempo poté seguire i corsi della Pontificia Università Gregoriana.
Illustrando i risultati dei suoi studi, ha collaborato all’Ultima, la rivista fondata da Giovanni Papini, e a varie pubblicazioni di indirizzo cattolico come Carattere, L’Alfiere, il Ghibellino, Adveniat Regnum. Ha pure attivamente partecipato più volte ai convegni degli Scrittori Cattolici promossi da Ragguaglio.
È stato lettore di italiano all’Università di Kiel, e prima e dopo la sua permanenza in Germania ha pubblicato scritti su Kairos, rivista di teologia e scienza delle religioni edita dai Benedettini di Salisburgo, e su Antaios, di Basilea.
È autore della voce «Il lavoro in luce cristiana» della Moderna Enciclopedia del Cristianesimo, edita dalle Edizioni Paoline, e del volume Il Tempio del Cristianesimo (Torino 1963), nel quale ha analizzato, in una sintesi personalissima e nello stesso tempo universale, l’iter della civiltà cristiana dall’Incarnazione ad oggi. Per i suoi scritti ha meritato di essere definito, da un autorevole recensore spagnolo, «el florentino teocratico».
Oltre agli scritti editi restano, più numerosi e più importanti, gli inediti, che vedranno presto la luce. Con essi l’Autore ha lasciato la testimonianza preziosa di una vita pienamente coerente ai principi professati, arricchita da un lungo calvario di sofferenze e di dolori nobilmente accettati e trasfigurati.
La sua voce si leva fra le più consapevoli e le più significative di quella patristica che si va delineando in questi ultimi anni, e che si propone di affrontare coraggiosamente i problemi del nostro tempo nel solco vivo della tradizione cattolica.

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Prefazione

IL MITO ANTICO E LA LETTERATURA MODERNA

  • Cappuccetto rosso
  • La bella addormentata nel bosco
  • Puccettino
  • Cenerentola
  • Il gatto con gli stivali
  • Il castello
  • Il divano occidentale-orientale
  • Così parlò Zaratrustra… la canzone a ballo
  • Pinocchio
  • Il vascello fantasma
  • Il settimo sigillo
  • La fontana della Vergine
  • Per un’estetica della trascendenza

REDENZIONE E LINGUAGGIO

  • Città mitica e città mistica
  • Forma contenuto e materia
  • Linguaggio e democrazia
  • Simbolismo mitico e materialismo dialettico
  • La sapienza di Sant’Antonino nelle sue opere minori
  • Il mito antico e la buona novella
  • Il linguaggio del simbolo

CULTURA E PSEUDO CULTURA

  • Cultura e rito
  • Cultura naturaliter christiana
  • Degenerescenza moderna
  • Te culture di Babilonia
  • L’impegno cristiano nella cultura
  • La falsa cultura dell’acquiescenza
  • Cultura matris

Bibliografia

Esercizi – Poesie e Traduzioni

Esercizi – Poesie e Traduzioni

Autore/i: Bemporad Giovanna

Editore: Garzanti Editore

prima edizione.

pp. 184, Milano

C’è una piccola (ma non tanto esile) leggenda su Giovanna Bemporad, rinfrescata ultimamente dalle pagine del biografo di Pasolini, E. Siciliano. Ma sui crucci, le disperazioni e gli slanci di quest’adolescente in fuga ai suoi tempi, materialmente in lotta coi suoi fantasmi poetici, non sarà ora il caso di soffermarsi. Fu allora che nell’agitata vigilia e poi nel primo periodo del dopoguerra essa affrontò, per trascriverli, i grandi poeti dell’antichità classica e del Simbolismo europeo. Quell’epoca ci è stata restituita da decine di traduzioni d’un impeccabile dettato personale, assai vicine per intimo rigoglio stilistico, eppure lontane da quelle di L. Traverso, che fu il suo mallevadore, assieme a C. Izzo e a M. Praz.
Sono state quelle vigilie accanite di poesia altrui a dare la spinta e impronta a Esercizi, oppure l’ardore derivato da un’esperienza umana assai bruciante a rifluire contemporaneamente nel territorio altrui e nel proprio? Chi può dirlo? Resta il fatto che, accennando per la Bemporad a un’estrema coincidenza di arte e vita, intesa quest’ultima come totale consunzione intellettuale, Pasolini nell’articolo che dedicò a Esercizi tenne a citare una frase di Cocteau non poco allusiva: «I gesti dell’equilibrista devono sembrare assurdi a coloro che non sanno che egli cammina sul vuoto e sulla morte.»
Due metafore della lirica della Bemporad: per quanto riguarda il «vuoto» era lo stesso Pasolini a notare che esso dovesse essere, in una tale esperienza poetica, «vuoto d’amore», e che occorreva quindi all’autrice riempirlo «di una sostanza del tutto equivalente all’amore»: la poesia, appunto, l’ansia di risillabare il mondo interiore con una sapienza antica.
Non ci è difficile riconoscere che, mentre ad alcuni poeti basta un solo modello di poesia, alla Bemporad sembra indispensabile tutta la poesia, l’intero suo corpo sensibile, altrimenti lei, così anticonformista rispetto alle mode correnti, non troverebbe come far vibrare la sua voce ad altezze inconsuete. E questa la prima immagine che si stacca dalla lirica di Esercizi e che ritroviamo, proprio al colmo della stagione ermetica, quasi dimentica di prenderne le distanze, impavida nel ricercare il cuore della nostra creazione poetica (Leopardi innanzitutto), ferma al crocicchio donde partono le grandi arterie del Simbolismo europeo. E pertanto la novità non starebbe, a nostro avviso, nell’estenuare questo ma nell’esaltarlo con una densità espressiva che trova nell’endecasillabo il suo vero punto di forza.

Giovanna Bemporad nata a Ferrara da madre veneta e da padre urbinate, Giovanna Bemporad esordì appena adolescente con una traduzione dell’Eneide in endecasillabi che la impose all’attenzione della critica.
In seguito, alternando alle versioni dei classici (l’Odissea di Omero) o dei moderni (l’Elegia di Marienbad di Goethe, gli Inni alla notte di Novalis, l’Elettra di Hofmannsthal ecc.) Il proprio lavoro creativo, ha raccolto in un volumetto, ormai introvabile, uscito a Venezia nel 1948, che si intitolava appunto Esercizi, un’ampia scelta di sue poesie e traduzioni (dagli antichissimi poemi indiani dei Veda, a Omero, a Saffo; dai grandi simbolisti francesi ai moderni lirici tedeschi: Hoelderlin, Rilke e George), a cui Pier Paolo Pasolini dedicò subito un saggio appassionato sottolineandone i pregi con lucido acume critico. Il tempo non ha intaccato la nitida bellezza delle poesie e il «dettato impeccabile» delle traduzioni contenute in quel volumetto che viene ora riproposto, ampiamente riveduto e con l’aggiunta di brani dell’Eneide e di molte poesie inedite, in questa edizione.

Il Soprannaturale

Il Soprannaturale

Autore/i: Autori vari

Editore: Casa Editrice Marietti

prima edizione, a cura di Antonio Piolanti.

pp. 764, numerose tavole monocrome fuori testo, Torino

L’uomo è l’eterno viandante: dall’Eden al Calvario, dalla terra al Cielo, egli sale verso l’eterno suo destino. Cadute e riprese, smarrimenti e ritorni non spezzano la linea ascendente segnata dalla mano di Dio.
Questo essenziale itinerario dell’uomo, uscito dalle mani del Creatore è quasi rinnovato attimo per attimo dai segreti influssi della Grazia, è delineato nel presente volume, redatto da Specialisti nei vari settori dalla scienza teologica.
Opera di vasta apertura sui problemi dell’anima, indispensabile per tutti coloro che coltivano i valori dello spirito: ministri della parola, direttori d’anime, docenti, educatori.

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Il soprannaturale DI A. PIOLANTI

I. PRESUPPOSTI

  • Elevazione primitiva al soprannaturale: giustizia originale di I. TUBALDO
  • Il peccato originale di P. PARENTE
  • La Redenzione di P. PARENTE

II. IL SOPRANNATURALE NELLA: PRESENTE ECONOMIA DI SALVEZZA

  • Sorgenti della vita divina di E. MURA, R. SPIAZZI e M. SCHMAUS
  • La realtà della vita divina di A. PIOLANTI
  • Il fremito della vita divina di A. PIOLANTI
  • L’espansione della vita divina verso i peccatori e gli infedeli di G. VASSALLI
  • Il dinamismo della vita divina di L. MACALI e R. SPIAZZI
  • La preghiera di L. GILLON
  • L’esperienza della vita divina di E. BALDUCCI
  • L’esperienza meravigliosa del divino di E. GARCIA
  • Socialità della vita divina nella Comunione dei Santi di A. PIOLANTI
  • La visione beatifica di A. PIOLANTI

III. DEVIAZIONI DOTTRINALI

  • L’opposizione al soprannaturale di G. DE PLINVAL
  • Il soprannaturale in Lutero, Zuinglio e Calvino, nell’Anglicanismo, nel Baianismo e nel Giansenisme di L. CRISTIANI
  • Deviazioni segnalate dall’enciclica «Humani generis» di A. PEREGO

IV. RIPERCUSSIONI DEL SOPRANNATURALE

  • Ripercussioni del soprannaturale nella vita religiosa dei popoli di L. VANNICELLI
  • Ripercussioni del soprannaturale nella filosofia di G. CRISTALDI
  • Il soprannaturale nelle professioni di P. PALAZZINI
  • Il soprannaturale nella letteratura di B. MATTEUCCI
  • Ripercussioni del soprannaturale nell’arte di E. AMADEI
  • Conclusione di G. BOZZETTI

Type and Typography – The Designer’s Type Book

Type and Typography – The Designer’s Type Book

Complete alphabets of over 1100 fonts of type plus essential type information

Autore/i: Rosen Ben

Editore: Reinhold Publishing Corporation

preface and introduction by the author, foreword by Will Burtin.

pp. 406, New York

A practical workbook for the graphic designer, “Type and Typography” presents complete alphabets of the best type faces available in the United States today. Included are Aurora Condensed and Aurora Bold Condensed, Eurostile, Folio – with alternate characters – and showings of Standard, News Gothic, Univers and Venus series. The faces have been carefully selected from existing fonts here and abroad on the basis of design excellence, utility and general availability.
Each face is shown in all characters, including capitals, lower case, figures, and basic punctuation marks. Styles considered to be basic family groups are shown in display sizes ranging from 72 to 18 or 16 point, and in text sizes ranging from 14 to 6 point. Each point size shown in the text faces is set both solid and leaded so that the reader may consider the style, weight and legibility of various amounts of leading.
Indispensable as a reference work, the book also contains valuable information such as identification by foundry and size, recognition traits, comparisons of cuts from different manufacturers, and material on photo-lettering and photo type-setting.
Of particular interest are “The Specialist Pages” by well-known practitioners in the graphic arts. The guest contributors are Lester Beall, Sol Cantor, Eli Cantor, van Chermayeff and Tom Geismar, Mortimer Leach, Herb Lubalin, Ed Rondthaler, Otto Storch, and Europeans Aldo Novarese and Herman Zapf.
The bulk of the type showings in this book have been set by The Composing Room with supplementary faces and text set by York Type. Many faces set to layout by foundries here and abroad are included in this collection.

Ben Rosen has long been aware of the need among graphic designers for a practical type book. For many years he has headed his own design firm, specializing in general publication design, corporate
graphic styling, and package design. Among his clients have been Philip Morris, Inc., International Business Machines Corporation, National Aniline, Tishman Realty, and The Memorial Sloan-Kettering Cancer Center.
Mr. Rosen has received numerous awards for his work from various organizations including the American Institute of Graphic Arts, the Art Directors Club, the Type Directors Club, the “Journal of Commercial Art,” and the Printing Industries of Metropolitan New York.
Before establishing his own firm, Mr. Rosen worked for such outstanding designers as Will Burtin, Henry Dreyfuss, and J. Gordon Carr. He studied at the Cranbrook Academy of Art, Bloomfield Hills, Michigan where he was awarded a scholarship; he also attended the Society of Arts and Crafts, Detroit, and Pratt Institute, New York City. From 1955 to 1957, Mr. Rosen established and taught a workshop course in Package Design at the School of Visual Arts, New York City.

L’Opera di Einstein

L’Opera di Einstein

Autore/i: Autori vari

Editore: Gabriele Corbo Editore

prima edizione, introduzionedi U. Curi, saggi di F. Balibar, E. Bellone, B. Bertotti, R. Bodei, P. Budinich, F. Cramer, U. Curi, W. Kaempfer, H. D. Kittsteiner, J. M. Lévy-Leblond, G. V. Pallottino, D. W. Sciama, J. Stachel, D. Wandschneider. P. Zellini.

pp. 192, Ferrara

La teoria di Einstein non si distingue dalle teorie classiche perché ha introdotto l’idea di relatività, ma perché ha generalizzata, resa più complessa, inserita in dispositivi concettuali in grado di unificare campi prima separati, la teoria della relatività ha dato luogo, al di fuori della fisica, ad una lunga serie di fraintendimenti e di equivoche generalizzazioni.
Mentre la filosofia, la letteratura, l’opinione comune si sono assuefatte ad interpretazioni banali e fuorvianti della teoria della relatività, agli occhi del mondo Einstein è divenuto un mito. Con una bella immagine si è detto che per eccesso di splendore la luce abbagliante che scaturisce dalla sua opera ne ha impedito una completa conoscenza. Solo l’avvio concreto del progetto di pubblicazione integrale dello straordinario lascito di manoscritti consente oggi di riprendere sotto diverse e molteplici angolazioni una figura che si credeva perfettamente delineata. I saggi raccolti in questo volume mostrano, proprio a partire da Einstein e da una più approfondita conoscenza della sua opera, come il cammino della scienza abbia bisogno di progetti radicalmente innovativi, di una potente immaginazione che stravolga cid che è diventato ovvio. In ogni campo del sapere è viva l’esigenza di un pensiero Creativo, che offra nuovi strumenti intellettuali.

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UMBERTO CURI – Introduzione

I. La relatività speciale

JOHN STACHEL

  • «Quale canzone cantarono le sirene»
  • Come scoprì Einstein la teoria speciale della relatività?

ENRICO BELLONE

  • La relatività speciale e la seconda rivoluzione scientifica

FANCOISE BALIBAR

  • Einstein 1905: Annus mirabilis

II. La relatività generale

BRUNO BERTOTTI

  • La teoria della relatività generale a confronto con l’esperienza

DENNIS W. SCIAMA

  • L’impatto di Einstein sulla cosmologia

GIOVANNI V. PALLOTTINO

  • Aspetti interdisciplinari e ricadute tecnologiche della ricerca di onde gravitazionali

PAOLO BUDINICH

  • Einstein e l’unificazione delle forze: storia di un fallimento

III. Fisica e filosofia

JEAN-MARC LEVY-LEBLOND

  • L’albero che nasconde la foresta: a proposito del mito einsteiniano

REMO BODEI

  • Tempi paralleli, tempi plurimi, tempi locali. Come muta l’immagine del tempo nella cultura filosofica di fine Ottocento

DIETER WANDSCHNEIDER

  • Aspetti filosofici delle teorie della relatività speciale e della relatività generale di Einstein

WOLFGANG KAEMPFER

  • La rifrazione prismatica
  • La relatività delle prospettive nella letteratura di fine secolo

IV. Le scienze nell’epoca della relatività

PAOLO ZELLINI

  • Pensiero e formule matematiche: storia di una crisi

FRIEDRICH CRAMER

  • L’evoluzione divora i propri figli
  • Sulla differenza tra le categorie newtoniane e gli esseri viventi

DENNIS W. SCIAMA

  • Einstein e la termodinamica dei buchi neri

HEINZ D. KITTSTEINER

  • Il concetto di relatività nella storiografia e nella filosofia della storia

L’Industria del Santino – Anno Santo ’75 Ovvero la Fede nel Profitto?

L’Industria del Santino – Anno Santo ’75 Ovvero la Fede nel Profitto?

Autore/i: De Lutiis Giuseppe

Editore: Guaraldi Editore

presentazione di Nazareno Fabbretti, introduzione dell’autore.

pp. 216, Rimini

La dinamica del processo di industrializzazione ha intaccato a fondo le tradizioni religiose nei paesi a tecnologia avanzata e quindi anche nel nostro. Ma in Italia, paese di grosse contraddizioni, resistono ancora forme arcaiche cristianesimo pagano che la Chiesa, pur tentando prudentemente di escludere dalla propria immagine, utilizza dal punto di vista liturgico ed economico. È una forma di mistificazione ideologica e di commercializzazione del sacro che sollecita a modi di partecipazione confessionale sempre più passivi. Manovrando abilmente la molla del bisogno di protezione, sempre presente nelle classi povere e non politicizzate, questo cattolicesimo deteriore è riuscito a impiantare un sistema organico di richieste e concessioni che porta al totale controllo di un intero settore della popolazione. La grazia istituzionale si sviluppa così come virtù autonoma e condizione di salvezza in cambio dell’obbedienza e della sottomissione all’autorità. Il povero diventa abbondante e docile materia prima; il giro di affari si allarga e, all’insegna del pietismo e del paternalismo, si sviluppa una vera industria della carità. L’orfano, il negretto, il diseredato vengono recuperati come Specchietti per le allodole e buttati sulla piazza con la stessa indifferenza con cui in altri campi del mercato dei consumi vengono utilizzati il nudo, il sesso e la giovinezza. Partendo dall’analisi di quegli imponenti supermarket del Sacro che sono i Santuari per concludere col «santino postale», l’ultimo e più raffinato espediente per «Capitalizzare» la devozione popolare che si basa sul principio squisitamente manageriale proprio delle nuove che tecniche di «mailing», la ricerca di De Lutiis è ben lontana dal ricalcare le orme del fanatico e sterile anticlericalismo dei primi del secolo, inducendoci ad una continua, sollecitazione politica, prima ancora che morale, che svolge ognuno di noi, credente o meno. E non a caso questa indagine – si può ben dire «dissacrante» – si apre ricostruendo il primo e più autentico boom del dopoguerra italiano: quello dei miracoli, nel 1948, alla vigilia delle prime elezioni politiche, e di madonne che si misero a lacrimare e a viaggiare da un capo all’altro della penisola, spaventate evidentemente dalla prospettiva che dalla Resistenza potesse nascere una società diversa con meno pellegrini e più giustizia.

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Dall’«industria» alla fede. Prefazione di Nazareno Fabbretti
Introduzione La fabbrica del pellegrino

  • Il boom dei miracoli
  • Lourdes ovvero il ciclo francese
  • La via mariana al miracolismo
  • L’autarchia nel Santuario
  • Indulgenze. Quanto costa non ammazzare l’eretico
  • Tre madonne meridionali
    • La Madonna dell’Arco
    • Siracusa
    • Pompei
  • San Gennaro e la concezione borbonica
  • Padre Pio: dalle stigmate al miliardo
  • Fratel Gino si fa le ossa
  • La concorrenza dei privati
  • Il demonio colpisce ancora
  • Il santino bussa sempre due volte
  • Reliquie. Le cinque mammelle di Sant’Agata

La Sapienza Monastica

La Sapienza Monastica

Autore/i: Autori vari

Editore: Edizioni Camaldoli

pp. 160, 1 tavola in bianco e nero fuori testo, Camaldoli (Ar)

Il monachesimo non sembra appartenere alle cose essenziali, né a quelle che definiscono l’uomo, né a quelle che definiscono l’uomo religioso, né a quelle, finalmente, che definiscono l’uomo religioso cristiano. Eppure, la permanente presenza del monachesimo nella storia dell’umanità, delle religioni e del cristianesimo non ci permette di fare a meno di considerarlo.
Potremmo dire che la vita monastica è anzitutto una grazia. E lo è nella duplice accezione del termine: dono «gratuito» e «bello». Volendo, con un gioco di parole, si potrebbe definire la vita monastica come un «dono di bellezza» che Dio ha fatto alla terra.
Per vivere il dono nella Chiesa, il monachesimo continua ad attingere dai suoi Padri nella fede e nell’esperienza monastica. Da essi riceve energia nuova per i tempi nuovi. Pacomio, Cassiano, Benedetto, Bernardo, ai quali ci richiamiamo in questo Quaderno sono alcuni, e non certo i minori, dei nostri Padri antichi.

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La grazia del monachesimo / Innocenzo Gargano

TEOLOGIA MONASTICA

  • EMANUELE BARGELLINI, La Chiesa e la comunità monastica icona della Trinità

PROFILI SPIRITUALI

  • VINCENZO BONATO, Contemplazione e carità in Cassiano
  • MARIA IGNAZIA ANGELINI, La sapienza «dei principianti»

RICERCHE

  • INNOCENZO GARGANO, La comunità «cenobitica». Dalla lettera XXII di Girolamo ad alcuni codici legislativi del «corpus pacomianum»
  • BENEDETTO CALATI, L’esperienza di Dio in S. Bernardo

APPENDICE

  • L. – A. LASSUS, Chi è S. Romualdo?

Schede librarie (a cura di Giordano Remondi)

Le Ferite dell’Anima – I Meandri della Vergogna

Le Ferite dell’Anima – I Meandri della Vergogna

Autore/i: Cazzullo Carlo Lorenzo; Peccarisi Cesare

Editore: Edizioni Frassinelli

introduzione degli autori.

pp. XVI-224, Milano

«”Qual’è la cosa più umana? Risparmiare vergogna a qualcuno”, afferma Nietzsche ne La Gaia Scienza. Da qui le due facce della vergogna, verso di sé e verso il prossimo. Sentimento profondo e segnale d’allarme per l’io. Tra le sue qualità è insita una dinamica critica e ripartiva dei valori della personalità»

La vergogna è un fenomeno profondo che raccoglie stimoli del pensiero e dell’emozione. Come diceva Nietzsche “tutto ciò che è profondo ama la maschera”: così ci appare la vergogna, che nasce da un profondo senso di sé, il narcisismo, e lo difende con forza, anche se con imbarazzo. Può sorgere dall’invidia, dalla gelosia, dall’ostilità. Ma prima di manifestarsi è sempre una meditazione interiore. Ha facce strane, come quella dell’uomo che al cinema si nasconde dietro il bavero del cappotto per la vergogna di essere creduto omosessuale perché senza una ragazza; quella del politico lombardo, che sfiora il suicidio dovendo confessare alla moglie di avere avuto due gemelli da una relazione romana o quella dell’impiegato modello che si vergogna della sua paura per il mercurio dei termometri. Storie vere dal lettino del Padre della psichiatria italiana, filtrate attraverso la penna di un giornalista medico-scientifico che da oltre dieci anni parla alla gente dalle pagine del “Corriere”: la vergogna di mostrarsi in costume o quella di non saper sostenere una conversazione, di non riuscire a rispondere a un’interrogazione in classe o anche solo ordinare un caffè al bar. Vergogna per non aver fatto e di aver malfatto, la vergogna degli innocenti, degli impetuosi e degli impietosi, la vergogna nelle situazioni più varie della vita, dove pudore e insicurezza si mescolano a un eccessivo desiderio, sempre legato alla critica “interiore”. La vergogna vive in una costante bipolarità di pensiero e di emozione, una bipolarità emotiva e cognitiva che va sempre sfruttata per accelerare la propria crescita interiore e per superare i pregiudizi che ancora circondano le malattie, dall’influenza all’epilessia, dall’impotenza alla paranoia. L’”art de bien vivre”, dall’ascolto alla parola, dalla comunione alla relazione, in un linguaggio adatto sia agli psichiatri che all’uomo della strada, perché, come dice Nietzsche, “la vera libertà è liberarsi dalla vergogna”.

Carlo Lorenzo Cazzullo
è il Presidente Onorario della Società Italiana di Psichiatria. Nato come medico al Besta di Milano nel ’40, di aver frequentato nel periodo postbellico l’Istituto Rockefeller e la Columbia University; ha diretto il Reparto di Psichiatria della Johns Hopkins University. Tornato nel ’60 in Italia a dirigere la prima Cattedra di Psichiatria dell’Università di Milano e il primo Istituto di Psichiatria dell’Ospedale Policlinico della stessa città, ha fondato due Centri per la Sclerosi multipla (Gallarate, 1963 e Milano, 1986). Nel ’76 nasce con lui la legge che riformò l’ordinamento universitario rendendo la psichiatria italiana autonoma e indipendente. È autore di oltre 700 lavori scientifici, una ventina di libri e un trattato di psichiatria di quasi 2000 pagine, testo di riferimento per tutti i medici italiani, dai quali Cazzullo è unanimemente considerato il Padre della psichiatria del nostro Paese.

Cesare Peccarisi, un pò medico e un pò giornalista, ha iniziato a frequentare l’Istituto Besta di Milano nell’83 e nell’89 ha curato l’edizione italiana dei volumi sul sistema nervoso della collana Frank H. Netter, nota ai medici di tutto il mondo. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, è oggi responsabile dell’ufficio Stampa di varie società e associazioni mediche e di pazienti (SISC, SIP, ARINCEF, AIC), si occupa delle relazioni con i media di congressi nazionali e internazionali di neurologia e Psichiatria e ha curato l’edizione di decine di libri con nomi illustri della medicina, fra cui Umberto Veronesi, Renato Boeri, Marco Trabucchi e lo stesso Carlo Lorenzo Cazzullo. I suoi articoli divulgativi, diretti sia ai medici che al grande pubblico, sono ormai centinaia e dal ’90 è ospite assiduo dell’inserto di medicina e salute del Corriere della Sera.

Collodi e Pinocchio

Collodi e Pinocchio

Autore/i: Lorenzini Paolo

Editore: Casa Editrice A. Salani

seconda edizione.

pp. 126, Milano

Collodi e Pinocchio (prima ed. Salani, 1954) è un piccolo, divertente memoriale delle res gestae del «grande zio».
L’irriverenza – talvolta sorniona, talvolta decisamente beffarda – con cui Paolo delinea il personaggio del Collodi, le sue stramberie, i suoi piccoli vizi, la sua umanità chiusa e profonda, rappresenta un saggio inimitabile di quello spirito fiorentino che conobbe forse, in epoca postgranducale, il suo momento più brillante.

Paolo Lorenzini (Firenze, 1876-1958) è più conosciuto sotto lo pseudonimo di Collodi Nipote. Figlio di un fratello minore di Carlo, Ippolito («Cortona»,personaggio anch’egli estroso, commediografo e poeta popolare), ebbe vita tanto lunga quanto avventurosa. La sua fama di scrittore è legata a Sussi e Biribissi, celebre parodia del Viaggio al centro della Terra di Jules Verne. Ma anche la trilogia Le avventure di Chifellino, Il testamento di Berlingaccio e Chitarrino e Tirindello, nonché una serie di fortunate riprese di Pinocchio, costituiscono il frutto di una inesauribile vena fantastica.

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  • Io e Collodi
  • L’uomo e il tipo
  • Il giornalista
  • Lo scrittore e Pinocchio
  • Ritratti di Collodi e altro

Posidonio e i Celti

Posidonio e i Celti

Il ruolo del grande filosofo stoico nella storia dell’etnografia antica

Autore/i: Ruggeri Miska

Editore: Firenze Atheneum

prefazione di Domenico Musti, collana: Tubinga Universale Atheneum a cura di Costanza Tonini.

pp. 168, Firenze

…Posidonio è l’ultimo grande scrittore greco, un uomo che ciascuno, una volta che gli si sia accostato, non può non onorare ed amare…(Karl Mullenhoff, Deutsche Altertumskunde)

Posidonio di Apamea, una grande e “misteriosa” figura di cui tutti, antichi e moderni, parlano, ma che pochi conoscono. Il “vero” Posidonio è sempre stato sfuggente, intrappolato e nascosto in pagine di altri, spesso anche cercato (e trovato!) dove non era.
Quest’opera ce lo restituisce in tutta la sua multiforme personalità, esaminandone la vita, gli scritti, la grande fortuna goduta nell’antichità, la filosofia, le conoscenze scientifiche, il lavoro di storico e geografo. In rilievo soprattutto le sue innovazioni in campo etnografico: Posidonio elimina con l’autopsia secolari pregiudizi, con un’accurata critica delle fonti errori e leggende, giunge a risultati ineguagliati e fa dell’incontro barbari – mondo greco-romano uno dei capisaldi della sua ricerca. I suoi “eroi” sono i Celti, coraggiosi, forti e sani, che nelle sue calde pagine, riportate in appendice per la prima volta in traduzione italiana, appaiono maestosi come non mai; l’esatto contrario dei popoli orientali, in decadenza tra lussuria, mollezza e superstizione.

Miska Ruggeri, giornalista, è nato a l’Aquila e si è laureato in Lettere Classiche all’Università La Sapienza di Roma.

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Prefazione di Domenico Musti
Avvertenza
Introduzione

I. Posidonio: la vita, le opere la fortuna

  • La vita
  • Le opere
  • La fortuna nell’antichità
  • La filosofia e la scienza
  • Posidonio storico
  • Posidonio geografo

II. L’etnografia pre-posidoniana

  • I primordi dell’indagine etnografica
  • L’etnografia in prosa: Ecateo di Mileto
  • L’etnografia del V e del IV secolo
  • L’etnografia in età ellenistica

III. Posidonio etnografo

  • Etnografia celtica
  • Gli altri popoli dell’Ovest e del Nord
  • I popoli dell’Est e del Sud

IV. L’etnografia post-posidoniana

Conclusioni

Appendice

I frammenti etnografici di Posidonio
Bibliografia
Indice dei nomi
Indice degli interpreti