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Voci Sciamaniche – Rassegna di Narrativa Visionaria

Voci Sciamaniche – Rassegna di Narrativa Visionaria

Titolo originale: Shamanic Voices. A Survey of Visionary Narratives

Autore/i: Halifax Joan

Editore: Rizzoli

nota dell’autrice, traduzione di Riccardo Piccoli, collana: Pâramita.

pp. 280, numerose tavole in bianco e nero f.t., illustrazioni b/n, Milano

na figura si aggira da due secoli intorno alla cultura occidentale, di cui detiene la chiave delle origini, e alla quale offre una promessa sia di morte sia di possibile risurrezione: lo sciamano. Quando Caterina di Russia lancia una satira contro Cagliostro, la intitola Lo sciamano siberiano, ma la prima apparizione letteraria di una seduta sciamanica, correttamente descritta, è in un poema di Coleridge. Slowacki fa arringare da uno sciamano gli esuli polacchi in Siberia. Sono avvisaglie sporadiche della presenza incombente. La sua prima irruzione è nel 1912, con l’almanacco Der blaue Reiter, di Kandinsky e Marc, che allinea figure dell’arte singalese e africana invocando una pittura e una plastica terapeutiche e metafisiche: sciamaniche. Ne restarono disintegrati i canoni estetici dell’Occidente. In quegli anni Otto Fries col saggio Odisseo come sciamano insegnava a rileggere Omero. Lentamente si giunse infine all’opera capitale di H.M. e Nora K. Chadwick, The Origins of Poetry, del 1940, dopo la quale è diventata inutile una teoria della poesia che non ne riconosca le origini, sia per i contenuti che per i ritmi, sciamaniche.
Seconda data capitale è la pubblicazione di Lo sciamanesimo e le tecniche arcaiche dell’estasi di Eliade, 1951. Mancava un’antologia ragionata ed esauriente delle voci stesse dei «maestri dell’estasi», ed è ciò che fornisce questo volume, che forse segna la terza svolta, decisiva, nell’assimilazione della lezione sciamanica. Jean Halifax era la persona adatta a compiere il lavoro: ha praticato psichiatria, utilizzando gl’insegnamenti antropologici, ha studiato da vicino sciamani operanti, specialmente nell’America del Sud. Si è posta a un crocevia morale dell’epoca: la cura dei moribondi di cancro, condotti, con sostanze simili a quelle usate da certi praticanti sciamanici, a esplorare una vita diversa prima di abbandonare e per abbandonare la vita comune. Da queste esperienze nascono l’integrità, la compattezza che reggono il suo lavoro, sollevandolo al di là di un’accurata, fredda, erudita raccolta e interpretazione dei dati. La Halifax vuol preparare la via a una coscienza sincretica e metafisica dell’esistenza, grazie a questo vertiginoso periplo di testimonianze. Offre una terapia alla mente moderna citando sciamani da tutte le direzioni della rosa dei venti, dall’unico mondo umano disponibile al di fuori di una storia d’orrori. (Elémire Zolla)

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