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Libri dalla categoria Templari

L’Anima dei Luoghi

L’Anima dei Luoghi

Conversazione con Carlo Truppi

Autore/i: Hillman James

Editore: Rizzoli

prima edizione, prefazione di Carlo Truppi.

pp. 154, Milano

Un dialogo sulla riscoperta del senso della bellezza, per cogliere la natura segreta dei luoghi che vive insieme all’anima del mondo e a quella dell’uomo.

Nell’antica Grecia, luoghi quali incroci, sorgenti, pozzi, boschi erano “abitati”: da dèi e dee, ninfe, “daimones”. Gli uomini dovevano essere consapevoli dello spirito, della sensibilità, dell’immaginazione che vi sovrintendeva e di come corrispondere al luogo in cui ci si trovava. Nella nostra cultura, invece, a partire da Cartesio e Newton – con le astrazioni del razionalismo e la rivoluzione scientifica del Seicento -, i luoghi hanno perso l’anima: abbiamo sostituito l’individualità, la specificità di ciascun luogo con l’idea di uno spazio “vuoto”, uniforme, che si può misurare e occupare. Seguendo le orme di Carl Gustav Jung e dei greci, James Hillman – il grande psicologo e filosofo americano che ha riportato al centro della nostra riflessione l’idea di “anima” – recupera l’antica nozione di una natura animata che assorbe i pensieri e le tradizioni degli uomini che la abitano da secoli o millenni. In questo nuovo libro, Hillman parla dell’anima dei luoghi – e del senso della bellezza, e della necessità di preservarlo – con l’architetto Carlo Truppi, in un dialogo nato in un luogo speciale, Siracusa, in occasione di un convegno sul recupero dell’isola di Ortigia. È un dialogo che si snoda in una terra di frontiera, e su sentieri diversi e intrecciati lo psicologo e l’architetto vanno alla ricerca di idee e di significati che superano i confini tra le discipline. È un appello a risvegliarsi dall’”anestesia” e dall’incapacità di provare sensazioni che avvolge la nostra cultura, a riscoprire la concezione “animistica”, e dunque pagana, secondo la quale tutto è vivo, tutto ci parla. È un atto di fede nella bellezza che sola può restituire un senso all’architettura, al paesaggio, alle città, e alla nostra stessa vita: se case, monumenti e città vogliono dare un contributo positivo alla vita degli uomini che vi abitano, devono rispettare e rispecchiare la natura segreta dei luoghi in cui sorgono: l’anima dei luoghi respira insieme all’anima del mondo e alla nostra anima.

James Hillman è uno dei grandi filosofi contemporanei, oltre che il più illustre esponente della psicanalisi di matrice junghiana. Ha insegnato alle università di Yale, Syracuse, Chicago e Dallas.
Tra le sue opere, ristampate da Adelphi, ricordiamo Il codice dell’anima (1997), Puer Aeternus (1999), la forza del carattere (2000), Il sogno e il mondo infero (2008). Presso Rizzoli sono usciti i due libri-intervista con Silvia Ronchey, L’anima del mondo (1999) e Il piacere di pensare (2001), Il potere. Come usarlo con intelligenza (2002), tutti disponibili in edizione tascabile Bur, e Il linguaggio della vita. Conversazioni con Laura Pozzo (2003).

Carlo Truppi è professore ordinario di Cultura tecnologica della progettazione presso la Facoltà di Architettura di Catania con sede a Siracusa.
Svolge attività didattica anche presso le Facoltà di Architettura di Roma e Milano. Ha scritto numerosi saggi, tra cui Tra costruzione e progetto (Franco Angeli 1991), Continuità e mutamento (Franco Angeli 1994), La città del progetto (Liguori 1999), e un romanzo, Il treno nella stanza (Guida 2002).

Il Diritto Romano Cristiano – Orientamento Religioso della Legislazione – Volume 1

Il Diritto Romano Cristiano – Orientamento Religioso della Legislazione – Volume 1

Autore/i: Biondi Biondo

Editore: Dott. A. Giuffrè Editore

unica edizione.

pp. XII-464, Milano

Sommario:

Capitolo primo

  • La questione dell’influsso cristiano sulle leggi romane

Capitolo secondo

  • Posizione della Chiesa di fronte al diritto romano

Capitolo terzo

  • Il diritto romano-cristiano – Concetto, fonti e metodo di ricostruzione

Capitolo quarto

  • I precedenti

Capitolo quinto

  • Orientamento cristiano dell’impero e della legislazione

Capitolo sesto

  • La concezione teocratica dello Stato

Capitolo settimo

  • Imperium e Sacerdotium

Capitolo ottavo

  • Canones e leges

Capitolo nono

  • La difesa legislativa della fede cattolica

Capitolo decimo

  • Ius singulare ecclesiastico – Immunità e privilegi

Capitolo undicesimo

  • Disciplina ecclesiastica

Capitolo dodicesimo

  • Funzioni civili dei vescovi – Episcopalis audientia

Attore Musica e Scena

Attore Musica e Scena

La messa in scena del dramma wagneriano – La musica e la messa in scena – L’Opera d’arte vivente

Autore/i: Appia Adolphe

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

prefazione e cura di Ferruccio Marotti, in prima di copertina: Spazio ritmico, Il palombaro di Schiller, 1910.

pp. 256, 32 illustrazioni b/n f.t., illustrazioni b/n, Milano

Il volume raccoglie gli scritti di Adolphe Appia da La musica e la messa in scena (1895) a La messa in scena del dramma wagneriano (1899), fino a ciò che, dell’attività teorica e artistica di Appia, costituisce il punto di arrivo: L’opera d’arte vivente pubblicata a Ginevra nel 1921.
Sono scritti che si pongono come la base istituzionale per la storia della regia, ma il loro valore supera di gran lunga quello che siamo abituati ad attribuire all’opera di ogni “fondatore”: essi si prestano a letture aperte ad alcuni dei temi più stimolanti del dibattito sullo spettacolo contemporaneo.
Secondo quanto rileva Ferruccio Marotti nella prefazione al volume in cui ricostruisce anche l’insieme dell’attività teatrale dell’artista ginevrino, quel che di più “moderno” l’opera di Appia ci offre è, innanzitutto, contenuto nel rigore della sua teoria, o meglio nella teoria del suo rigore. Il sistema di Appia è deduttivo, l’unica premessa è la musica come principio ordinatore. I passaggi della deduzione si pongono tutti come una equazione il cui primo membro e costituito dalla realtà – negativa – rappresentata da ciò che il teatro è, e il secondo da ciò che il teatro dovrebbe essere, da ciò che il teatro può divenire. Ogni passaggio, in fondo, non fa che rispecchiare – nella sostanza – il precedente e il seguente: solo gli estremi si configurano, di volta in volta, sotto specie particolari diverse.
Ma, nel crogiuolo di un tale sistema, tutti gli elementi dello spettacolo si trasformano, assumono valori nuovi. e insospettati. Il teatro viene vivisezionato: non di una riforma si tratta, ma di una negazione totale che lascia il posto ad una utopia altrettanto radicale. Il teatro del futuro non è il futuro del teatro: “Prima o poi arriveremo a quel che si chiama «La Scala», cattedrale dell’avvenire, che accoglierà le manifestazioni più diverse della nostra vita sociale e artistica in uno spazio libero, vuoto, trasformabile, e sarà il luogo per eccellenza in cui l’arte drammatica fiorirà con o senza spettatori… L’arte drammatica di domani sarà un atto sociale al quale ognuno darà il suo apporto.”

Adolphe Apple nasce a Ginevra nel 1862. La sua vita, pressoché priva di grandi accadimenti esteriori, cela le idee, i sogni, le sconfitte di un uomo, un “malato di nervi”, che la società respinge in una casa di cura. In queste case, chiamate meno eufemisticamente manicomi, ritorna periodicamente sino alla morte nel febbraio 1928.
Oltre a quelle della pubblicazione delle sue tre opere, le altre date della vita di Appia segnano il suo incontro con la Ritmica di Dalcroze (1906), le sue messe in scena, fra il 1923 e il 1925, del Tristano e Isotta, dell’Oro del Reno e della Walkiria (la prima alla Scala di Milano, con Toscanini), e – fra il 1909 e il 1927 – una lunga serie di esposizioni in tutta Europa dei suoi disegni e bozzetti.

Il Signorino

Il Signorino

Titolo originale: Bocchan

Autore/i: Natsume Sōseki

Editore: Neri Pozza Editore

traduzione di Antonietta Pastore.

pp. 160, Vicenza

Bocchan: così si chiama in giapponese questo celebre romanzo di Natsume Sōseki, che costituisce forse l’opera più letta nel Giappone moderno.
Bocchan è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino maschio. Le domestiche, ad esempio, chiamano bocchan il bambino della famiglia presso cui prestano servizio.
È un nome che potrebbe perfettamente corrispondere al nostro «signorino», se non fosse molto meno formale e deferente e, soprattutto, se non assumesse una sfumatura negativa, quasi offensiva quando, usato ironicamente, prende il significato di ragazzino immaturo, irresponsabile, ingenuo.
Il personaggio, che è all’opera in queste pagine, è inguaribilmente, irrimediabilmente bocchan, un «signorino» nella duplice accezione del termine giapponese.
In età infantile, disprezzato dal padre e ignorato dalla madre che gli preferisce il fratello più grande, viene chiamato affettuosamente bocchan da Kiyo, la domestica di casa, una donna all’antica che considera il legame con lui alla stregua di quello che univa servitore e padrone in epoca feudale.
Diventato adulto, resta un «signorino» dall’aria svagata, dalla sfrontata mancanza di rispetto per l’etichetta, dalla disarmante sincerità.
Insegna matematica, in una scuola della provincia giapponese, ad allievi chiassosi e zucconi e in mezzo a insegnanti che non sono altro che un branco di caproni arroganti, disonesti e ipocriti.
Dovrebbe rassegnarsi e capire che l’ipocrisia sta diventando norma nel Giappone moderno, ma non cessa un solo istante di difendere con irruenza, inpulsività e commovente ingenuità l’antico senso dell’onore.
Considerato da molti il capolavoro di Natsume Sōseki, Il signorino fu scritto di getto a partire da una marea di appunti presi in mesi di studio e riflessione. Iniziato il 17 marzo 1906, giorno in cui Natsume Sōseki scrisse 109 pagine senza mai apportare una correzione, il romanzo è forse l’opera più autobiografica di Sōseki, quella in cui l’autore giapponese esprime più che altrove la sua estraneità alle norme sociali, l’amore-odio per la cultura occidentale, il suo sguardo perso tra l’ironico e il malinconico.
Ritratto di un giovane eroe ribelle inusuale nella letteratura del Sol Levante, Il signorino è il romanzo più amato dalla gioventù giapponese, oggetto di un culto comparabile in qualche modo a quello che in Occidente è riservato al Giovane Holden.

«Il romanzo più letto in Giappone, l’opera più lieve e divertente di Sōseki». (Donald Keene)

«Bocchan, romanzo scanzonato, divertente, ironico, che prende di mira l’ambiente scolastico di provincia nelle sue piccinerie e meschinità». (Angelo Z. Gatti, la Stampa)

«Il sottile crinale che separa il Giappone-Giappone dal Giappone-Japan, il Giappone tradizionale da quello occidentalizzato, sta nella penna, anzi nel pennello di Natsume Sōseki». (Daniele Abbiati, Il Giornale)

«Il signorino sembra stia alla cultura giapponese come Il giovane Holden sta alla nostra: un “cult”». (Maria Serena Palieri, L’Unità)

«Un libro incantevole, pieno di malinconiche tenerezze ma anche di trovate umoristiche, di osservazioni fulminanti che non risparmiano proprio nessuno». (Marisa Poletti Scurati, Il Cittadino)

«Bocchan. È questo il titolo originale del romanzo di Sōseki, un classico ormai di culto del più importante autore del Giappone moderno». (Paola Babich, Intimità)

Natsume Sōseki viene unanimemente considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki, Kawabata e Mishima. Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Sōseki nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli. Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006). Seguirono Bocchan (Il signorino, Neri Pozza 2007) nel 1906 e Sanshiro nel 1908. Morì nel 1916 a 49 anni.Tra le sue opere ricordiamo Il viandante, Erba lungo la via e i due grandi romanzi apparsi in Italia sempre nelle edizioni Neri Pozza: Guanciale d’erba e Il cuore delle cose.

L’Opera Lirica – Musa Bizzarra e Altera

L’Opera Lirica – Musa Bizzarra e Altera

Titolo originale: Opera. The Extravagant Art

Autore/i: Lindenberger Herbert

Editore: Società Editrice Il Mulino

prefazione dell’autore, traduzione di Marco Beghelli.

pp. 296, Bologna

Molto tempo è trascorso da quando, nella Firenze tardo-rinascimentale, l’opera mosse i suoi primi passi nell’intento di ricongiungersi a un archetipo ideale, la tragedia greca. Eppure con la sua esuberanza espressiva e i palesi artifici, con la sua spiccata dimensione rituale e la sollecitudine nell’appropriarsi di linguaggi associati ad altre forme artistiche, essa suscita ancora l’entusiasmo in un pubblico sempre più numeroso. Se l’annosa questione del primato tra parole e musica è in fondo un segno della vocazione del melodramma a trasgredire i consueti confini tra le arti, uno studio dell’opera nella sua evoluzione dal Seicento ai nostri giorni non può esaurire la sua polivalenza alla luce di un singolo modello interpretativo. Per far ciò, questo volume non si limita a considerare i tratti formali e strutturali salienti dell’opera lirica – il dualismo tra libretto e partitura, il ricorso ad arti ausiliarie quali la danza e la scenografia, l’alternarsi di aria e recitativo, l’abuso di virtuosismi tecnici da parte dei cantanti – ma la raffronta ad altri generi, innanzitutto al romanzo. Le scene ambientate in un teatro d’opera che appaiono in numerosi romanzi da Flaubert a Joyce utilizzano infatti l’immediatezza passionale e la forza persuasiva del melodramma come una vera e propria forma di arte ingenua. Così la riconsiderazione dello status oscillante dell’opera tra linguaggio popolare ed eloquenza sublime, nonché dei luoghi più abusati della critica musicale o delle forme di divismo all’interno di uno «star system» ancora arcaico rispetto a quello odierno, costituisce per l’autore di questo libro una preziosa occasione per Situare il dramma musicale entro l’ampio quadro della storia della cultura occidentale.

Herbert Lindenberger insegna Letteratura comparata nella Stanford University. Tra le sue opere possono essere ricordate «On Wordsworth’s Prelude» (1963), «Historical Drama» (1975) e «Saul’s Fall» (1979).

Teoria dello Sviluppo Economico

Teoria dello Sviluppo Economico

Titolo originale: Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung

Autore/i: Schumpeter Joseph

Editore: Sansoni Editore

introduzione di Paolo Sylos Labini, nota del revisore, prefazioni dell’autore, tradotto dalla 4ᵃ edizione tedesca 1934 da Lapo Berti, rivisto sulla edizione inglese (1934) da Valdo Spini.

pp. XLIX-300, Firenze

Quando nel 1912 uscì la prima edizione di questa Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung, dominava incontrastata fra gli economisti di professione la teoria marginalistica, con i suoi due rami, quello dell’equilibrio generale (Walras, Pareto) e quello degli equilibri parziali (Marshall, Fisher). L’analisi dello sviluppo non esisteva: o meglio, lo sviluppo era considerato un problema di carattere storico, e in particolare le fluttuazioni si pensavano dovute a fattori contingenti, esterni al sistema economico, e quindi irrilevanti per l’economista puro.
È in tale clima che maturò questa fondamentale opera di Schumpeter, divenuta ormai un classico. Il suo assunto era oltremodo ambizioso: compiere una doppia sintesi: fra l’analisi «statica» tradizionale e l’analisi «dinamica»; e, su questo secondo piano, fra l’analisi dello sviluppo e l’analisi delle fluttuazioni.
Sviluppando una originale intuizione, al limite fra economia e sociologia, sulla funzione, propria dell’imprenditore, di introdurre «innovazioni» nel processo economico, Schumpeter giunse all’affermazione, in quel periodo del tutto eretica – anche perché erano state completamente dimenticate dagli economisti puri le tesi dei classici e di Marx in particolare – che le fluttuazioni economiche non sono accidentali, bensì rappresentano il modo di sviluppo normale del capitalismo.
Questa edizione, che rappresenta la prima traduzione italiana integrale e tiene conto della traduzione inglese del 1934, riveduta dallo stesso Schumpeter, è preceduta da una lucida introduzione di Paolo Sylos Labini, nella quale si pone il problema di cosa, in quest’opera, rimanga di rilevante e vitale alla luce dei più recenti sviluppi teorici.

Schumpeter nacque a Triesch (Moravia) nel 1883. Studiò a Vienna a nel 1906 conseguì il titolo di «Doctor utriusque iuris». Nel 1908 pubblicò la sua prima grande opera: Wesen und Hamptinhalt der theoretischen Nationaloekonomie, cui seguirono nel 1912 questa Teoria dello sviluppo economico e nel 1919 Zur Soziologie der Imperialismen. Dopo aver insegnato a Bonn, nel 1932 si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove insegnò ad Harward fino alla morte (1950) e pubblicò le sue altre grandi opere Business Cycles (1939), Capitalismo, Socialismo e Democrazia (1942) e, postuma, la Storia dell’analisi economica (1954).

L’Antropologia dopo l’Antropologia

L’Antropologia dopo l’Antropologia

Autore/i: Sobrero Alberto

Editore: Meltemi Editore

premessa dell’autore.

pp. 240, Roma

Questo libro alza il sipario sul dialogo fra l’antropologia e la filosofia: un dialogo difficile ma insieme fecondissimo che ha suscitato riflessioni e domande ancora in gran parte aperte.
“Più selvaggio della maggior parte dei suoi selvaggi!”. Perchè Wittgenstein su Frazer è cosi sprezzante? E perchè se Frazer merita tanto disprezzo, Wittgenstein rifletterà sul Ramo d’oro per gran parte della sua vita?
A interrogativi simili lavoreranno Gregory Bateson, cui spetta un posto fondamentale nella storia dell’antropologia; Hans Georg Gadamer, con la sua riformulazione del concetto di cultura; Paul Ricceur, con la sua critica allo strutturalismo di Claude Lèvi-Strauss.
Wittgenstein, Bateson, Gadamer, Ricouer: tutti in fondo rimproverano all’antropologia di aver tradito le ragioni della sua nascita, di non aver saputo mantenere quella promessa di riflessivita e di critica culturale che era implicita nel suo voler viaggiare per il mondo. Per tutti loro c’è bisogno di una nuova antropologia che sappia porre al suo centro un interrogativo: in che modo possiamo davvero conoscere ciò che ci è estraneo?

Alberto Sobrero è presidente del Corso di Laurea in Teorie e Pratiche dell’Antropologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Tra le sue ultime opere: Antropologia della città (1994) e Hora de Bai (1997).

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Premessa

Capitolo primo
Il paradosso elementare della conoscenza

“E se Moore e questo re si incontrassero e discutessero…”
Magia, Religione, Scienza
Wittgenstein e Russell
Il documento di una tendenza dell’animo umano

Capitolo secondo
La prospettiva etnologica di Wittgenstein: guardare il mondo dalla periferia

Ridisegnare i confini
“Pazienza, voi ricercatori! Il mistero sarà illuminato dalla sua propria luce” (K. Kraus)
La rappresentazione perspicua
Fugaci esempi di comportamento conforme

Capitolo terzo
I linguaggi della vita

Per formazione e per mestiere io sono un antropologo
Epistemologia sperimentale
I criteri del processo mentale

Analitici e continentali
Una storia imprevedibile
Appunti sul metalogo

Capitolo quarto
Naven, un libro goffo e illegibile

Naven
Una prima lettura
Una seconda lettura
Una terza lettura

Capitolo quinto
Gadamer. Le radici umanistiche della cultura

Ermeneutica e antropologia
L’utopia di Gadamer
La via lunga di Paul Ricoeur

Bibliografia

La Spada Occidentale – Combattimento, Arte Sacra, Iniziazione

La Spada Occidentale – Combattimento, Arte Sacra, Iniziazione

Autore/i: Bessi Livio

Editore: Castelvecchi Editore

introduzione dell’autore.

pp. 192, nn. illustrazioni b/n, Roma

Anche nella civiltà occidentale, come nell’Oriente antico, la spada è al centro di riflessioni che non hanno nulla da invidiare alla filosofia zen. Questo libro ricostruisce direttamente dalle fonti originali con quali tecniche i guerrieri «senza macchia e senza paura» della cavalleria medievale si preparavano al combattimento. Dall’allenamento fisico alla meditazione profonda, dalle polveri alchemiche alla polvere della battaglia: la vita di un guerriero dipendeva tutta dalla dimestichezza e dall’identificazione con «il serpente di acciaio», «l’albero della conoscenza» e molti altri modi di dire per indicare la spada. Una complessa simbologia antropomorfa accompagnava questa visione: la spada come «dirittura dell’anima», come asse portante della figura umana, come principio di equilibrio energetico, come testimonianza della Croce del Cristo, come simbolo vivente per operazioni esoteriche (che solo l’iniziato poteva compiere e comprendere).

Livio Bessi (Roma, 1962) è uno studioso di scienze e di tradizioni antiche e medievali. Si è già occupato di erboristeria antica, e ha in corso di pubblicazione un importante studio su questo per Edizioni Mediterranee.

I Guerrieri delle Galassie

I Guerrieri delle Galassie

Astronavi di incredibile grandezza, armi e macchine spettacolari capaci di spaccare in due interi pianeti, sbalorditive battaglie nello spazio per la conquista di sistemi solari, spietate lotte tra umani e alieni. Questi sono gli elementi della migliore fantascienza avventurosa. In questo volume sono riuniti i migliori romanzi e racconti dei più celebri autori del mondo.

Autore/i: Autori vari

Editore: Casa Editrice Nord

cura e introduzione di Sandro Pergameno, traduzioni di vari autori.

pp. IV-776, Milano

Continuando la nostra annuale rassegna di migliori racconti e romanzi brevi incentrati su un particolare tema della letteratura fantascientifica abbiamo prescelto come soggetto di questo dodicesimo volume della collana «Grandi Opere Nord» la guerra nello spazio, vale a dire come gli scrittori di fantascienza vedono la guerra futura, l’evoluzione delle armi spaziali e della disciplina militare. Astronavi di grandezza incredibile, lunghe chilometri, armi spettacolari capaci di spaccare in due interi pianeti; PNT sbalorditive nello spazio per la conquista di sistemi solari e addirittura di interi imperi galattici; lotte spietate tra umani e alieni, invasioni Stellar, tutti questi sono sempre stati gli ingredienti fondamentali della migliore-fantascienza avventurosa, basata su quel «sense of wonder», che ha sempre affascinato gli scrittori e i lettori di questo tipo di lettura.
In questo volume abbiamo voluto raccogliere i racconti e romanzi brevi che descrivono vicende di guerra futura e storie di soldati, racconti che tracciano l’evoluzione della fantascienza avventurosa spaziale dagli anni venti in poi.

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I Guerrieri delle galassie (Antologia) Traduzione di varî

Presentazione (Introduzione) di Sandro Pergameno

INDICE

La nemesi dei Robot (Racconto, Robot Nemesis, 1939) di E. E. «doc» Smith (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

I predatori di stelle (Racconto lungo, The Starcombers, 1956) di Edmond Hamilton (Traduzione di Ugo Malaguti)

La città degli dei (Romanzo breve, City of the Lost Ones, 1958) di Leigh Brackett (Traduzione di Ugo Malaguti)

Io sono niente (Racconto, I Am Nothing, 1952) di Eric Frank Russell (Traduzione di Remo Genocchi)

Il bottone del panico (Racconto, Panic Button, 1959) di Eric Frank Russell (Traduzione di Maurizio Nati)

Il transumano (Racconto, The Trans-Human, 1953) di Murray Leinster (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

I bracconieri dello spazio (Racconto, The Cosmic Poachers, 1953) di Philip K. Dick (Traduzione di Marina Nunzi)

La fiamma e il martello (Racconto lungo, The Flame and the Hammer, 1957) di Robert Silverberg (Traduzione di Marina Nunzi)

L’uomo dei miracoli (Romanzo breve, The Miracle-Workers, 1958) di Jack Vance (Traduzione di Maurizio Gavioli)

Fratello d’acciaio (Racconto lungo, Steel Brother, 1952) di Gordon R. Dickson (Traduzione di Roberto Genovesi)

K94 chiama Terra (Racconto lungo, On Messenger Mountain, 1964) di Gordon R. Dickson (Traduzione di Antonangelo Pinna)

Lo chiamerai «Signore» (Racconto, Call Him Lord, 1966) di Gordon R. Dickson (Traduzione di Ugo Malaguti)

Cacciatore torna a casa (Racconto lungo, Hunter, Come Home, 1963) di Richard Mc Kenna (Traduzione di Enrico Cecchini)

La nave fortezza (Racconto, Fortress Ship, 1963) di Fred Saberhagen (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

Unità da combattimento
(Racconto, Combat Unit, 1960) di Keith Laumer (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

Mia è la vendetta (Racconto lungo, Vengeance Is Mine, 1964) di Lester Del Rey (Traduzione di Beata Della Frattina)

I re (Racconto lungo, Kings Who Died, 1962) di Poul Anderson (Traduzione di Beata Della Frattina)

L’avamposto dell’Impero (Romanzo breve, Outpost of Empire, 1967) di Poul Anderson (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

I guerrieri (Racconto, The Warriors, 1966) di Larry Niven (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

L’astronave in naftalina (Racconto, The Moothballed Spaceship, 1973) di Harry Harrison (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

Frammento di tempo (Racconto, Time Piece, 1970) di Joe Haldeman (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

Il Gioco di Ender (Racconto lungo, Ender’s Game, 1977) di Orson Scott Card (Traduzione di Maria Cristina Pietri)

Un Inquieto Batter d’Ali

Un Inquieto Batter d’Ali

Via di Heinrich Von Kleist

Autore/i: Carpi Anna Maria

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, in sovraccoperta: Ritratto di Heinrich von Kleist (1831 ca.)
miniatura di Peter Friedel.

pp. 368, 18 illustrazioni e foto b/n, Milano

Drammaturgo, prosatore e poeta tra i massimi della letteratura tedesca, Von Kleist rivelò la sua grandezza soprattutto in tre drammi (“Pentesilea”,”Caterina di Heilbronn” e “Il principe di Homburg”). Alla produzione drammatica affiancò una cospicua serie di racconti. Di Kleist restano più di duecento lettere, e parallela alle lettere doveva essere la sua “Storia della mia anima”, mai mostrata a nessuno, mai finita e forse data alle fiamme alla vigilia del suicidio. Questa biografia restituisce, in una narrazione serrata, tragica, lirica, un personaggio estremo, sempre alla ricerca, come i suoi protagonisti, di una verità che sfugge e di una “impossibile” via che porti alla felicità.

Anna Maria Carpi è nata nel 1939 a Milano, da madre emiliana e padre di origine irlandese. Ha studiato lingue e letterature straniere alla Statale di Milano. Ha vissuto a più riprese a Bonn, a Berlino e a Mosca. Ha insegnato letteratura tedesca all’ Università di Macerata (1968-80) e alla Ca’ Foscari di Venezia (1980-2009) e dal 2001 insegna traduzione letteraria dal tedesco alla Statale di Milano. Vive a Milano. È autrice di un diario inedito di 15.000 pagine e di studi su Kleist, Th.Mann, Handke e sulla poesia tedesca del ’900. Per le sue traduzioni dalla poesia tedesca (Nietzsche lirico, Benn, Celan, Enzensberger, H.Mueller, Gruenbein, Krueger) ha avuto nel 2012 il Premio nazionale per la traduzione. Nel settembre 2015 ha ricevuto il Premio Città di Sant’Elpidio a mare, per la miglior traduzione italiana della poesia straniera, È membro delle giurie del Premio Monselice e del Premio internazionale Wuerth di Stoccarda e dal 2013 dell’Akademie der Sprache und der Dichtung di Darmstadt. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Carducci alla carriera.

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– Dopo la fine

1777-1801

– All’ombra della Guarnigione

– Preparativi di nozze

1801-1806

– Non voglio impieghi

– Lei, signore, ha scritto anche dei versi

1807-1810

– Sulla bilancia del mio tempo

1810-1811

– Il povero Kleist

– A casa, per l’ultima volta

– Le date

– Bibliografia

– Indice dei nomi

– Indice delle opere di Kleist

Studio dell’Uomo Mediocre

Studio dell’Uomo Mediocre

Autore/i: Guillaume Renato A.

Editore: Casa Editrice Valentino Bompiani

il manoscritto del presente volume, che la morte prematura non concesse all’autore di licenziare per la stampa, fu sistemato a cura del prof. Gustavo Barbensi.

pp. 260, Milano

La ventura di essere un uomo d’eccezione tocca a pochi. Gli altri sono gli uomini medi, collocati tra gli estremi: la massa degli uomini che lavorano, pazienti come formiche a far camminare il mondo, al quale di tanto in tanto un genio o uno pseudogenio da uno scrollone, cosicchè quelli debbono ricominciare pazienti a ricostruirlo.
Dell’uomo medio si dice dispregiativamente che è mediocre. Il Guillaume, giunto al termine di una vita ricca d’esperienze, ha voluto vedere quanta giustizia ci fosse in questo bisticcio di parole e ci ha dato un ritratto di questo uomo medio, che lo redime o lo condanna a seconda dei casi con equità e senza falsi lenocini, Studio quanto mai interessante, in cui un medico conferisce a un tesoro di osservazioni acute e dirette una intelaiatura di cognizioni scientifiche che gli permettono, di sviluppare quelle correlazioni tra il carattere e il sostrato somatico ed ereditario che non possono mancare in uno studio moderno di natura essenzialmente psicologica. Un libro in cui ogni lettore ritroverà se stesso.

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I.  La mediocrità umana

II.  Lo studio dell’uomo mediocre

III.  L’uomo mediocre nel mondo

VI.  Uomini nel cerchio rosso

V.  Vita dell’uomo mediocre

VI.  L’umana intelligenza

VII.  L’umana stupidita

VIII.  La donna e la mediocrità

IX.  Decadenza fisico-psichica

X.  Il Paradiso terrestre

Giuseppe Persiani e Fanny Tacchinardi – Due Protagonisti del Melodramma Romantico

Giuseppe Persiani e Fanny Tacchinardi – Due Protagonisti del Melodramma Romantico

Autore/i: Ciarlantini Paola

Editore: Società Editrice Il Lavoro Editoriale

copia con dedica e autografo dell’autrice.

pp. 208, 16 illustrazioni b/n f.t., nn. spartiti musicali b/n, Bologna

Sulla base di documenti inediti, questo libro ricostruisce la vicenda biografica e artistica di Giuseppe Persiani, fortunato autore dell’”Ines de Castro” e di sua moglie Fanny Tacchinardi, cantante prediletta di Donizetti, prima interprete della “Lucia di Lammermoor” e celebre prima-donna delle scene teatrali europee nella prima metà dell’Ottocento.
“Ne esce – come ha sostenuto il musicologo Alberto Zedda – uno spaccato assai interessante e per molti versi inedito di quel periodo di transizione che vede la scomparsa del mondo belcantistico e l’affermazione del melodramma romantico. Attraverso la storia dei due personaggi si colgono le conseguenze artistiche e sociologiche di questa trasformazione; per una sorte davvero singolare i coniugi Persiani sembrano incarnare, nelle opere e nella carriera, il destino di questa fase transitoria sinora poco studiata”.

La Meravigliosa Arte dell’Inganno

La Meravigliosa Arte dell’Inganno

Come confondere le idee e indurre in errore nei campi più svariati: dalla guerra alla magia, dai giochi agli sport, dal sesso alla religione, dalla politica allo spionaggio, dagli affari all’arte e alla scienza

Autore/i: Bowyer J. Barton

Editore: SugarCo Edizioni

premessa e prologo dell’autore, traduzione dall’americano di Bruno Oddera, titolo originale: «Cheating: Deception in War & Magic, Games & Sports, Sex & Religion, Business & Con Games, Politics & Espionage, Art & Science».

pp. 272, Milano

A nessuno piace essere ingannato, imbrogliato o frodato, sebbene l’occasionale e bizzarra sorpresa sia di solito bene accetta specie, e soprattutto, se per mano dell’Houdini o del Geller di turno.
L’inganno è naturalmente un aspetto della mistificazione, che costituisce una parte significativa del comportamento umano. Alcune mistificazioni sono istituzionalizzate e innocue: i trucchi con le carte, la prestidigitazione, l’illusionismo; altre sono ormai talmente logiche e necessarie da non essere più considerate un imbroglio: la mimetizzazione in tempo di guerra, l’illusione dello spazio tridimensionale in un dipinto bidimensionale, le finte in una partita di calcio.
La meravigliosa arte dell’inganno è un’arguta, provocante e piacevole rassegna dell’imbroglio, della truffa e del raggiro nelle svariate sue forme: dal bluff al poker al gioco delle tre carte all’angolo delle strade, dallo spionaggio alle grandi astuzie di guerra (a cominciare dal cavallo di Troia per arrivare all’operazione Overlord della seconda guerra mondiale e oltre), dall’illusionismo ai falsi in arte.
Oltre a permettere di determinare il vostro livello di Mach (sta per Machiavelli), questo libro vi svelerà tutta una serie di trucchi di maghi famosi e onorati e di raggiri di famosi birboni non altrettanto onorati.
Essere uomini significa ingannare o restare vittime dell’inganno. La meravigliosa arte vi insegnerà almeno le regole del gioco. Buona fortuna. Potreste averne bisogno perché, dopo il fatto, il consiglio non vale.

J. Barton Bowyer è uno pseudonimo collettivo sotto cui si celano più di uno e meno di cinque studiosi e storici di fama internazionale che hanno insegnato per anni in varie università americane e preparato dozzine di studi per la CIA e altre agenzie governative.
Al presente gli autori risiedono tutti a Washington e dintorni.
Questa è la loro prima opera scritta in collaborazione.

I Cacciatori di Prestigio

I Cacciatori di Prestigio

Titolo originale: The Status Seekers

Autore/i: Packard Vance

Editore: Giulio Einaudi Editore

traduzione di Giancarlo Buzzi.

pp. 362, Torino

Cacciatori di prestigio sono coloro che vivono assillati dalla smania «di circondarsi di prove visibili del rango superiore cui ritengono di appartenere».
All’infuori di pochi aristocratici, che non hanno bisogno di «far colpo » sul prossimo, e dei ceti più umili della popolazione, cui ogni ascesa è preclusa in partenza, l’America d’oggi è – secondo Packard – una nazione di arrampicatori sociali, di snob; e questo, su uno sfondo di «benessere per tutti», di «eguaglianza materiale» quale nessun altro paese al mondo può vantare. Proprio nel momento in cui l’antico sogno della abolizione delle differenze di classe si sta realizzando sul terreno pratico, la società americana se ne allontana su quello psicologico. L’alto dirigente di grande azienda non vuole, nel suo club, il dirigente medio, e questi a sua volta non invita a pranzo il contabile che pure abita nella casa accanto, mentre il contabile non lascia giocare i suoi figli con quelli del capo operaio. È un complicatissimo e affascinante gioco di esclusioni e discriminazioni che non tiene più conto del valore umano, della simpatia, dell’intelligenza dell’individuo, ma esclusivamente del suo «prestigio» sociale, tradotto in termini di «quanto guadagna?», «ha fatto l’università?», «che macchina ha?», «quanto avrà pagato la sua casa?», «dove si veste?», oltre che, molto spesso, di «è ebreo?», «è straniero?», «è o non è episcopale?» L’autore ha suddiviso l’immenso materiale da lui raccolto in tre anni di ricerche e di interviste, in una serie di agili capitoli che coprono tutti i livelli e tutte le sfumature della stratificazione sociale americana: dal mondo dell’industria e della finanza a quello del cinema, dai centri residenziali alle città operaie, dalle scuole ai club, dalla scelta degli antipasti a quella dei soprammobili, dal modo di viaggiare a quello di corteggiare le ragazze. È un quadro preciso, spesso crudele, talvolta divertentissimo, cui tuttavia Packard non manca di apporre inquietanti considerazioni: quali il diffondersi di una acuta «scontentezza» tra gente che gode di grande prosperità, o l’aumento delle nevrosi causate da questo assurdo e spesso vano inseguimento dei simboli del successo, o la crescente frattura fra le classi, il conformismo e la solitudine del cittadino americano paralizzato dalle nuove gerarchie, la continua perdita di vitalità e iniziativa di tutta una società dove, più che essere o fare, conta parere. Vance Packard, laureato in giornalismo alla Columbia University, dopo aver lavorato nella redazione di un quotidiano di Boston e in seguito per la Associated Press, è diventato un assiduo collaboratore delle principali riviste americane, specializzandosi nello studio del «comportamento umano». E membro della American Sociological Society. Di lui, si legga in questa collana la famosa indagine sulle nuove tecniche pubblicitarie negli Stati Uniti: I persuasori occulti.

Progetto Uomo : è Possibile? – Interrogativo di Erich Fromm

Progetto Uomo : è Possibile? – Interrogativo di Erich Fromm

Autore/i: Punturi Giuseppe

Editore: Edizioni Templari

introduzione dell’autore.

pp. 136, Roma

Dall’introduzione dell’autore Giuseppe Punturi:
«Questa ricerca vuole essere una riflessione, breve, motivata ed organica, sotto il profilo pedagogico, del pensiero di Erich Fromm, caratterizzata dalla nostra interpretazione e, nel contempo, coerente alle idee ed alle proposte del maestro.
Perché la scelta di fondo è l’area dell’educazione?
L’area dell’educazione, a nostro modo di pensare, è strettamente legata all’area dell’uomo: l’essere trascende il carcere del suo isolamento per mezzo dell’educazione. […]»

Giuseppe Punturi operatore culturale presso il Consiglio Regionale della Calabria, docente di Sicurezza Sociale, è nato a Monasterace e risiede a Reggio Calabria. Svolge studi e ricerche nel settore socio-scolastico, caratterizzati dalla massima rigorosità scientifica e dall’impegno di chiarezza espositiva, riflettenti, nel contempo, la sua concezione personalistica-cristiana del mondo, della società e dell’uomo. Proveniente dai ruoli magistrali ed animatore di aggiornamento didattico, continua a porre in modo sistematico la sua attenzione alla crescita culturale e professionale dei docenti e alla gestione sociale della scuola.
Per la sua attività di ricercatore ba ricevuto il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La Via del Cuore – L’Uomo Nuovo per il Nuovo Millennio

La Via del Cuore – L’Uomo Nuovo per il Nuovo Millennio

Autore/i: Osho Rajneesh

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

premessa dell’autore, traduzione di Gagan Daniele Pietrini e Swami Anand Videha.

pp. 336, Milano

«Il miracolo non è camminare sull’acqua o sul fuoco; il miracolo è risvegliarsi. Il resto sono tutte sciocchezze.»

«Il genere umano si sta avvicinando a un momento assolutamente unico, in cui potrà fare un balzo quantico. Per secoli la consapevolezza non è cambiata, solo pochissimi individui – un Buddha, un Krishna, uno Zaratushtra – hanno spiccato il balzo oltre la condizione umana, aprendo la strada agli altri. Ma ora il momento si sta avvicinando, soprattutto in Occidente, perchè si e raggiunto un sufficiente grado di benessere, la povertà non è più una regola e la gente può pensare a cose più elevate e volgere lo sguardo alle stelle.»
Con queste parole di grande ottimismo, Osho commenta l’arrivo del terzo millennio, epoca in cui, secondo lui, potrà nascere l’Uomo Nuovo, finalmente consapevole e capace di soddisfare le sue più alte aspirazioni. In queste pagine, egli affronta i temi più importanti nella vita di una persona – l’amore, l’educazione, la libertà, l’immortalità… -, offrendoci spunti di riflessione profondissimi, ma al tempo stesso estremamente concreti. Una volta raggiunta la consapevolezza su questi aspetti, saremo in grado di realizzare l’«utopia concreta» di Osho, come spesso è stato definito il suo messaggio all’umanità, sviluppando le nostre potenzialità e avvicinandoci agli altri con sensibilità nuova.

Osho (1931-1990), mistico, ha insegnato filosofia all’Università di Jabalpur e ha fondato la comunità di Pune, in India, famosa tutto il mondo come centro di meditazione. I suoi insegnamenti hanno influenzato milioni di persone di tutte le eta e di ogni livello sociale e di istruzione. Il «Sunday Times» e «Panorama» lo hanno definito «uno dei mille uomini che hanno fatto il XX secolo». Da Mondadori ha pubblicato: Il lungo, il corto, il nulla (1993), Che cosé la meditazione (1996), Il canto della meditazione (1997), L’amore nel Tantra (1998), L’arte di ricrearsi (1998) e L’immortalità dell’anima (1999).

Manuale di Mistica – Sintassi dell’Esperienza Religiosa

Manuale di Mistica – Sintassi dell’Esperienza Religiosa

Autore/i: Baget Bozzo Gianni

Editore: Rizzoli

prima edizione, in collaborazione con Giorgio Sacchi.

pp. 160, Milano

La mistica è una dimensione dell’uomo. Il linguaggio vi conduce, ma solo quando vi è giunto, esso appare come significante. Questo libro vuole usare il racconto cristiano quale via a un’esperienza di ciò che l’uomo è, nella sua dimensione infinita, quella che emerge nella coscienza della solitudine, della finitezza incompiuta e aperta.
Il suo metodo di paragonare il senso delle parole cristiane e le esperienze che oggi sono divenute possibili in un tempo in cui l’umanità ha in sé stessa come insieme il potere di dare vita e morte.
Orizzonte di ogni linguaggio e di ogni senso, il divino è ciò che è continuamente sperimentato, ma solo raramente riconosciuto. Possiamo continuare a vivere con un Dio privo di senso e un uomo privo di significato?
Ma è possibile ritrovare oggi un senso e un significato all’esistere umano, in un tempo che non ci consente regole o definizioni? È ancora possibile dire il divino nell’unica forma in cui è stato possibile dirlo in ogni religione, cioè nella forma del racconto?
Il libro vuole rileggere le parole cristiane come nuove, senza nulla togliere alla radicalità delle questioni e dei rifiuti che hanno tolto all’uomo delle culture cristiane di accoglierle come comprensione di sé.

Gianni Baget Bozzo, sacerdote, teologo, politologo e giornalista, vive a Genova, scrive su periodici e quotidiani, in particolare è articolista politico per «La Repubblica». Tra le molte opere di cui è autore vanno segnalate Ortodossia e liberazione (Rizzoli 1980), Il futuro viene dal futuro e Vocazione (Rizzoli 1982).

Personaggi dei Promessi Sposi

Personaggi dei Promessi Sposi

Autore/i: Russo Luigi

Editore: Editori Laterza

avvertenza alla seconda edizione, prefazione dell’autore.

pp. 392, Bari

I personaggi dei Promessi Sposi sono tra le non molte creazioni della nostra letteratura che siano nella conversazione quotidiana come un vivo repertorio di tipi morali e, talvolta, come citazioni proverbiali. Tuttavia, nel don Abbondio chiamato ad esemplificare senz’altro, nella casistica popolare, una forma di viltà fra comica e furbesca, sarebbe difficile riconoscere quell’altissima condizione poetica, fatta di polemica religiosa, di rigore morale e di umana pietà. di cui il don Abbondio manzoniano è riuscita espressione Alla scoperta dei complessi significati culturali e letterari, e della vera natura poetica dei personaggi, quest’opera del Russo introduce e guida secondo una via d’accesso che certamente è la più praticabile per il lettore non specialista, pur non rinunciando ad affrontare le questioni fondamentali che i Promessi Sposi hanno posto alla critica letteraria. Le grandi figure dell’invenzione poetica manzoniana – don Rodrigo e fra Cristoforo, l’innominato e il Borronieo – sono infatti le occasioni iniziali dell’analisi critica; ma, nello stesso tempo, attraverso il ricorso diretto e frequente ai testi e il confronto fra le varie stesure del romanzo, il Russo scompone la compattezza realistica di ciascuna storia nelle sue componenti morali, psicologiche, ideologiche, e ricostruisce infine il processo in cui gli sparsi motivi dell’ispirazione manzoniana confluiscono nell’unita di un sentimento poetico, del quale i singoli personaggi non sono che le viventi immagini, le inseparabili proiezioni. Nato dalla rielaborazione di un corso universitario, questo volume del Russo propone un tipo di lettura che più appare umile, rispettosa dei testi e più riesce penetrante, capace di preziose illuminazioni critiche: come l’avvertimento, fondamentale. che il cristianesimo dei Promessi Sposi non costituisce il limite ideologico, e quasi confessionale, del romanzo, ma è, al contrario, lo stato d’animo dominante che da forma alle immagini e ai personaggi più diversi: un sentimento religioso che alimenta non un’astratta e edificante immagine dell’uomo, ma una pena dolorosa per il suo difficile destino terreno.

Luigi Russo, nato a Delia in Sicilia, il 29 novembre 1892, studiò alla Scuola Normale di Pisa, si laureò con una tesi su Pietro Metastasio, pubblicata nel 1915: in essa già si riconosceva lo studioso orientato verso lo storicismo. A Napoli, dopo gli anni sul Carso, visse dal 1017 al 1023, e fu insegnante al collegio militare della Nunziatella. Passato al Magistero di Firenze, fu molto vicino a Michele Barbi. Passò all’Università di Pisa nel ’34. È morto il 14 agosto 1961 a Fiumetto di Marina di Pietrasanta. Dopo il 25 luglio 1943 e, di nuovo, subito dopo la Liberazione fu direttore della Scuola Normale superiore e retore dell’Università di Pisa. Nel settembre 1945 diffuse il «Premio a Belfagor», la «Rassegna di varia umanità» che uscì nel gennaio 1946 e che tuttora si pubblica a cura di Carlo Ferdinando Russo. Militanti erano già state le sue riviste «Leonardo» (1925-29) e «La Nuova Italia» (1930-31).
Un elenco delle opere, critiche e polemiche, e dei commenti ai classici italiani si può vedere nell’interno di questo volume, alle pagine 376-7. Belfagor ha pubblicato nel novembre 1961 un fascicolo di «Scritti su Luigi Russo», e viene pubblicando pagine inedite e rare del suo fondatore.

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Avvertenza alla seconda edizione

Prefazione

I. L’ispirazione dei «Promessi Sposi»

1. I personaggi dei «Promessi Sposi» e la critica – 2. La discussione sull’oratoria dei «Promessi Sposi»

II. L’innominato

1. L’innominato e la critica – 2. Le fonti storiche e letterarie dell’innominato – 3. Il delitto del sagrato ed il nomignolo di conte del Sagrato – 4. Don Rodrigo «spagnolato» ed il conte del Sagrato «patriotta» – 5. Don Rodrigo alla Malanotte e la sua menomazione di tirannello – 6. Il colloquio di Egidio e del conte del Sagrato – 7. Il conte del Sagrato e l’innominato – 8. Il colloquio del conte del Sagrato con il cardinale – 9. La conversione in atto dell’innominato – 10. La crisi della volontà dell’innominato – 11. Il colloquio della vecchia del castello con l’innominato – 12. L’innominato, Lucia e la vecchia a colloquio – 13. La commedia della vecchia – 14. La notte dell’innominato – 15. I dibattiti del suicidio dell’innominato – 16. La visita al cardinale

III. Il cardinale Borromeo

1. La biografia del cardinale nei giudizi della critica – 2. La curiosa acrisia manzoniana – 3. Don Abbondio e la sua funzione artistica – 4. Il soliloquio di don Abbondio nel suo viaggio alla Malanotte – 5. Il colloquio del cardinale e di don Abbondio – 6. Il progressivo umanizzamento del cardinale – 7. Tratti poetici nella parlata del cardinale – 8. Il cardinale, Lucia, Agnese e il sarto

IV. Don Rodrigo

1. Don Rodrigo e il conte Attilio – 2. Don Rodrigo, tirannello per paura, e sua religiosità involontaria – 3. Don Rodrigo e la scena del convito – 4. La disputa cavalleresca – 5. La poesia di fra Cristoforo e di Adelchi – 6. Prime avvisaglie dello scontro di don Rodrigo e di fra Cristoforo. L’Azzeccagarbugli – 7. La figura del podestà – 8. I personaggi d’autorità e il machiavellismo – 9. La discussione sulla carestia e battute del primo scontro con fra Cristoforo – 10. La logica del temperamento di fra Cristoforo – 11. Della coerenza interna dei personaggi – 12. Nuovi sviluppi del colloquio di don Rodrigo e fra Cristoforo e lo scoppio della tempesta – 13. Don Rodrigo e i ritratti degli antenati – 14. La passeggiata di don Rodrigo per passar la mattana – 15. Don Rodrigo e il puntiglio – 16. Il Manzoni e le passioni d’amore – 17. Il sogno di don Rodrigo e la sua morte – 18. La morte di don Rodrigo

V. Fra Cristoforo

1. Fra Cristoforo e le ricerche degli eruditi – 2. Idealità e realismo della figura di fra Cristoforo – 3. La satira storica di una civiltà – 4. Il duello di Lodovico col signore prepotente – 5. La decisione di Lodovico e la diplomazia dei cappuccini – 6. La scena del perdono, stampa del Seicento – 7. Fra Cristoforo e il paesaggio – 8. Fra Cristoforo e la morale cattolica – 9. Fra Cristoforo e una sua pretesa marachella – 10. Fra Cristoforo profeta armato e non disarmato – 11. Fra Cristoforo e una sgridata del padre guardiano – 12. Fra Cristoforo e il rifugio delle donne nel convento – 13. Fra Cristoforo e fra Galdino – 14. I cappuccini nel romanzo – 15. Il tramonto di fra Cristoforo – 16. I «Promessi Sposi» poema della giustizia divina

Opere di Luigi Russo

I Premi Hugo 1976-1983

I Premi Hugo 1976-1983

I racconti e romanzi di fantascienza che hanno vinto il prestigioso premio Hugo degli ultimi otto anni.

Autore/i: Autori vari

Editore: Casa Editrice Nord

a cura di Sandro Pergameno, Collana Grandi Opere Nord 10, copertina a cura di David Hardy.

pp. XII-768, Milano

Il premio Hugo rappresenta per la fantascienza ciò che l’Oscar rappresenta per il mondo del cinema e dello spettacolo. Ogni anno questo ambitissimo premio viene presentato alla Convention Mondiale e viene assegnato, tramite il voto dei presenti (appassionati, scrittori, agenti letterari, editori), alle migliori storie dell’anno precedente.
Molte sono le categorie premiate: migliore romanzo, migliore romanzo breve, migliore racconto lungo, migliore racconto breve. Questo per quanto riguarda la narrativa; ci sono poi i premi per il miglior film, la migliore rivista, il miglior artista, e altri di cui troverete l’elenco completo nella lunga appendice di questo volume.
Il volume che avete tra le mani, riunisce le opere che hanno vinto il Premio Hugo dal 1976 al 1983. Ben ventun storie già considerate dei veri  «classici» della narrativa i fantascienza. Ventun opere la maggior parte delle quali inedite in Italia, scritte dai più famosi maestri di – questo genere. Si tratta di una prestigiosa raccolta di pezzi eccezionali che rappresenta quanto di meglio si possa trovare in circolazione di narrativa fantascientifica, che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato.

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I Premi Hugo 1976-1983 (Antologia) – Traduzione di varî

Introduzione di Sandro Pergameno – [1976] (Saggistica)

Il Boia torna a casa (Romanzo, My Name Is Legion, 1975) di Roger Zelazny (Traduzione di Roberta Rambelli)

Ai confini di Sol (Racconto lungo, The Borderland of Sol, 1975) di Larry Niven (Traduzione di Roberta Rambelli)

L’ingegner Dolf (Racconto, Catch That Zeppelin!, 1975) di Fritz Leiber (Traduzione di Beata Della Frattina) – [1977] (Saggistica)

Houston, Houston, ci sentite? (Romanzo breve, Houston, Houston, Do You Read) di James jr. Tiptree (Traduzione di Vanna Barcaroli)

Con qualunque altro nome (Romanzo breve, By Any Other Name, 1976) di Spider Robinson (Traduzione di Roberta Rambelli)

L’uomo del bicentenario (Racconto lungo, The Bicentennial Man) di Isaac Asimov (Traduzione di Beata Della Frattina)

Tricentenario (Racconto, Tricentennial, 1976) di Joe Haldeman (Traduzione di Roberta Rambelli) –  [1978] (Saggistica)

Stardance (Romanzo breve, Stardance, 1977) di Spider Robinson, Jeanne Robinson (Traduzione di Roberta Rambelli)

Occhi d’ambra (Racconto lungo, Eyes of Amber, 1977) di Joan D. Vinge (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)

Jeffty ha cinque anni (Racconto, Jeffty Is Five, 1977) di Harlan Ellison (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli) – [1979] (Saggistica)

La luna dei cacciatori (Romanzo breve, Hunter’s Moon, 1978) di Poul Anderson (Traduzione di Annarita Guarnieri)

Cassandra (Racconto breve, Cassandra, 1978) di C. J. Cherryh (Traduzione di Roberta Rambelli) – [1980] (Saggistica)

Mio caro nemico (Romanzo breve, Enemy Mine, 1979) di Barry B. Longyear (Traduzione di [Delio Zinoni) – [1981] (Saggistica)

Il mantello e il bastone (Racconto lungo, The Cloak and the Staff, 1980) di Gordon R. Dickson (Traduzione di Roberta Rambelli)

La grotta dei cervi danzanti (Racconto, Grotto of the Dancing Deer, 1980) di Clifford D. Simak (Traduzione di Roberta Rambelli) – [1982] (Saggistica)

Il gioco di Saturno (Romanzo breve, The Saturn Game, 1981) di Poul Anderson (Traduzione di Annarita Guarnieri)

La variante dell’Unicorno (Racconto, Unicorn Variation, 1981) di Roger Zelazny (Traduzione di Antonio Bellomi)

Lo spacciatore (Racconto, The Pusher, 1981) di John Varley (Traduzione di Roberta Rambelli) – [1983] (Saggistica)

Anime (Romanzo breve, Souls, 1982) di Joanna Russ (Traduzione di Roberta Rambelli)

Servizio antincendio (Racconto lungo, Firewatch, 1982) di Connie Willis (Traduzione di Roberta Rambelli)

Elefanti malinconici (Racconto, Melancholy Elephants, 1982) di Spider Robinson (Traduzione di Roberta Rambelli)

Appendice. I Premi Hugo (Saggistica)

INDICE

Letteratura ed Analisi Testuale

Letteratura ed Analisi Testuale

Itinerari di analisi sui testi francesi ed inglesi

Autore/i: Bertoni Del Guercio Giuliana; Caponera Maria Gabriella

Editore: Franco Angeli Editore

seconda edizione.

pp. 172, 5 figure b/n, Milano

L’analisi del testo, la sua collocazione nel contesto storico – sociale, la sua funzione relativamente al ruolo svolto dagli intellettuali, l’uso di materiale integrativo, il rapporto tra linguaggio letterario e non letterario sono alcuni degli aspetti affrontati in questo volume, frutto di una rielaborazione di materiali sperimentati nella maggior parte dei casi in classe e presentati ad un seminario Cidi-Lend.
Nella prima parte sono esplicitate, con materiali esemplificativi in lingua italiana, le premesse teoriche e metodologiche su cui poggia il tipo di analisi testuale proposto da ciascuna delle autrici e sviluppato nelle due sezioni della seconda parte dedicate a testi letterari francesi ed inglesi dei secoli XVI-XIX.
Obiettivo comune delle autrici, che utilizzano strumenti didattici e procedimenti tra loro diversi, è di far praticare agli allievi l’esperienza di alcuni aspetti oggettivi del testo – necessario presupposto di ogni successiva, eventuale riappropriazione soggettiva – attraverso un preciso piano di lavoro che propone una lettura con difficoltà via via crescenti di strutturazione e di significati.

Giuliana Bertoni Del Guercio, docente di lingua e letteratura francese, collabora a «Le français dans le monde», a «Riforma della Scuola», e a «Lingua e nuova didattica»; recentemente è stata chiamata a dirigere una collana di testi letterari inglesi e francesi organizzati su base tematica e destinati alla secondaria superiore. È segretaria nazionale di Lend (movimento di Lingua e Nuova Didattica).

Maria Gabriella Caponera, docente di lingua e letteratura inglese nelle classi sperimentali di un istituto tecnico romano, è presente con un proprio saggio in «L’insegnamento della letteratura di lingua straniera nella secondaria superiore» (Bologna, 1978); è coautrice di un testo di letture inglesi su materiali autentici «Skip & Scan» (Bologna, 1981); collabora alla rivista «Lingua e nuova didattica».

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Presentazione
Parte I – La specificità del linguaggio letterario
Premessa
1. Testo letterario e testi non letterari: livelli di complessità, di Maria Gabriella Caponera
2. La funzione poetica del linguaggio, di Giuliana Bertoni Del Guercio
Parte Il – Analisi di testi
Sez. I – Analisi di testi di letteratura francese
di Giuliana Bertoni Del Guercio
Premessa
1. Prima analisi: una lettera di Madame de Sévígné (1674)
a. Collocazione del testo nel piano di lavoro
b. Di che testo si tratta
c. Lettura del testo
d. Schema del testo
e. Testo
f. Analisi del testo
g. Che conclusioni trarre dall’analisi di questo testo
2. Seconda analisi: «La bataille», da «Candide» di Voltaire (1759)
a. Collocazione del testo nel piano di lavoro
b. Collocazione del testo nell’opera
c. Lettura del testo
d. Schema del testo
e. Testo
f. Analisi del testo
g. Che conclusioni trarre dall’analisi di questo testo
3. Terza analisi: «La promenade sur le lac», da «La nouvelle Héloise» di Rousseau (1761)
a. Collocazione del testo nel piano di lavoro
b. Collocazione del testo nell’opera
c. Lettura del testo
d. Schema del testo
e. Testo
f. Analisi del testo
g. Che conclusioni trarre dall’analisi di questo testo
4. Quarta analisi: «Le lac», da «Méditations poétiques» di Lamartine (1820)
a. Collocazione del testo nel piano di lavoro
b. Presentazione del testo
c. Lettura del testo
d. Schema del testo
e. Testo
f. Analisi del testo
g. Che conclusioni trarre dall’analisi di questo testo
5. Quinta analisi: «L’horloge», da «Les fleurs du mal» di Baudelaire (1861)
a. Collocazione del testo nel piano di lavoro
b. Collocazione del testo nell’opera
c. Lettura del testo
d. Schema del testo
e. Testo
f. Analisi del testo
g. Che conclusioni trarre dall’analisi di questo testo
Bibliografia
Sez. Il – Analisi di testi di letteratura inglese
di Maria Gabriella Caponera
Premessa
1. Poesia drammatica: W. Shakespeare, «The Merchant of Venice»
a. Gli obiettivi
b. Il testo
c. Le fasi di lavoro
1. Lettura, comprensione, pronuncia
2. Scomposizione del testo
3. Ricostruzione del testo
4. Verifica di un tema generale dell’opera
5. Fenomeni a cui il testo rimanda
2. Poesia drammatica: W. Shakespeare, «Macbeth»
a. Gli obiettivi
b. Il testo
c. Le fasi di lavoro
3. Prosa d’argomentazione: A. Smith, «The Wealth of Nations»
a. Gli obiettivi
b. Il testo
c. Gli esercizi
d. Osservazioni sugli esercizi
4. Esempi di scrittura romantica
a. S.T. Coleridge, The Rime of the Ancient Mariner
1. Il testo
2. Gli esercizi
b. Reviews to Keats’s Lamia
1. Il testo
2. Gli esercizi
5. Prosa descrittiva: C. Dickens, «Bleak House»
a. Gli obiettivi
b. Il testo
c. Gli esercizi
d. Osservazioni sugli esercizi
Fonti