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Libri dalla categoria Fascismo

Edda di Snorri – Miti e Leggende dell’Antica Scandinavia

Edda di Snorri – Miti e Leggende dell’Antica Scandinavia

Titolo originale: Snorra Edda

Autore/i: Snorri Sturluson

Editore: Rusconi

terza edizione, introduzione e traduzione dal norreno di Gianna Chiesa Isnardi.

pp. 244, Milano

«… Búri, era bello d’aspetto, grande e potente. Generò un figlio che si chiamava Borr, questi prese in moglie colei che si chiamava Bestla, figlia del gigante Bölthorn, ed ebbero tre figli.
Il primo si chiamava Ódhinn, il secondo Vili, il terzo Vé.
E in fede mia so che Ódhinn e i suoi fratelli saranno i signori del cielo e della terra.
»

L’Edda di Snorri, tradotta ora per la prima volta in italiano, costituisce assieme all’Edda poetica uno dei principali monumenti della letteratura islandese medioevale e, nel contempo, una delle fonti più ricche per la conoscenza dell’antica mitologia germanica, e scandinava in particolare. L’opera fu composta attorno al 1220 dall’islandese Snorri Sturluson, uomo di grande talento, ed è un vero e proprio capolavoro letterario che ha suscitato in passato e continua oggi a suscitare un interesse profondo.
Tutto si svolge in un alone di irrealtà: un re leggendario, Gylfi, desideroso di penetrare i misteri divini, si traveste da vecchio ed entra nel sacro recinto dell’Asgardhr, dimora degli dèi. Qui, sotto il falso nome di Gangleri, interroga una triade divina dalla quale riceve la rivelazione. Viene a conoscere, in tal modo, il segreto dell’origine del cosmo, la creazione degli dèi, giganti, nani, elfi, Valchirie, streghe, le imprese leggendarie degli eroi protagonisti del mito dei Nibelunghi. Personaggi che si muovono in un mondo in cui l’umano attinge al divino e viceversa, dove l’eroe è dio e il dio eroe, accomunati dalla sottomissione a un destino ineluttabile che agli dèi concede solo la facoltà di conoscere in anticipo gli eventi, ma non quella di alterare i suoi decreti.
Così è narrato anche il mito del «crepuscolo degli dèi», fine di questo mondo. Di questo, beninteso, perché il mondo è un momento, un singolo attimo dell’eternità attuantesi in una serie di cicli in perenne rinnovamento. La malinconica certezza di un destino cui né uomini né dèi possono sfuggire soffonde su tutte queste figure un alone di indefinita e rassegnata bellezza.

Snorri Sturluson (1179-1241), figlio di un capitano dell’Islanda occidentale, abile diplomatico e uomo d’affari, finì assassinato perché coinvolto in complotti politici.
È la maggiore personalità letteraria del Medioevo scandinavo. La sua Edda (titolo poi passato anche alla maggiore raccolta poetica della letteratura scandinava antica) è un manuale di tecnica poetica scritto per gli scaldi (poeti di corte), ma contiene importanti notizie sulla religione e sulle tradizioni germaniche delle origini.

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Introduzione
Nota filologica

Parte prima

  • L’inganno di Gylfi

Parte seconda

  • Arte poetica

Bibliografia
Indice dei nomi

… E le Mura Crollarono – Le Molte Vite di Martin Luther King

… E le Mura Crollarono – Le Molte Vite di Martin Luther King

Titolo originale: And the Walls Came Tumbling Down

Autore/i: Abernathy Ralph David

Editore: SugarCo Edizioni

introduzione dell’autore, traduzione di Carlo Donato.

pp. 328, Milano

…..E le mura crollarono è la coinvolgente e magistrale storia di due figure carismatiche del movimento per i diritti civili. Se Martin Luther King può essere paragonato a Mosè, il reverendo Ralph David Abernathy, recentemente scomparso, è stato come Giosuè: Al suo fianco in tutte le sue battaglie e infine suo successore.
Nel 1956, quando Rosa Parks venne arrestata per essersi rifiutata di cedere il suo posto in un autobus di Monthgomery, in Alabama, è stato Abernathy a fare in modo che King si unisse alla protesta. Insieme hanno guidato lo storico boicottaggio degli autobus che si protrasse per 381 giorni. Nel corso dell’apertura di questa fase della moderna lotta per i diritti civili, la casa di Abernathy e la sua chiesa sono state fatte saltare con la dinamite.
Abernathy e King hanno contribuito alla fondazione della conferenza della leadership cristiana meridionale, l’organizzazione che scaturì dal boicottaggio. Migliore amico e collaboratore di King, insieme a lui Abernathy è stato incarcerato più di 40 volte nel corso del suo cammino non violento. Le loro proteste e le loro marce li hanno condotti in tutto il sud – Selma, Albany, Birmingham – e anche a Washington e a Chicago. Le loro vittorie, e persino le loro sconfitte, hanno portato a radicali cambiamenti sociali e giuridici in tutto il paese. Nel 1968 Martin Luther King venne assassinato; morì tra le braccia di Abernathy. Durante quel periodo di enorme tensione, Abernathy ha preso in mano le redini del movimento non violento.
…e le mura crollarono racconta le grandi proteste per l’emancipazione dei neri americani; ricorda le amare sconfitte, le sofferenze e le morti patite; ma celebra anche le vittorie che hanno integrato la società attuale, che hanno dato potere economico e politico ai diseredati e che hanno portato speranza alla gente che speranza non aveva.
…e le mura crollarono è la storia di un uomo eccezionale seguito passo passo nella sua vita privata, nella sua costante capacità di divertirsi e di coinvolgere altri nel divertimento, nel suo debole per le donne, che furono nel suo letto – in un motel di Memphis – anche la notte prima dell’assassinio. «Martin era un eroe – commenta l’autore – e le donne sono sempre state attratte dagli eroi». E la vita privata di Martin Luther King attirò pure l’attenzione di J. Edgar Hoover, capo dell’FBI, che cominciò a piazzare microfoni nelle varie stanze degli alberghi dove si recava l’apostolo della non violenza per raccogliere notizie sulla sua vita sessuale.

In Armonia con l’Infinito

In Armonia con l’Infinito

Autore/i: Trine R. W.

Editore: Edizioni Alaya

prefazione dell’autore.

pp. 184, Milano

Sommario:

  • Prefazione dell’Autore
  • Pienezza di pace, di potere e di abbondanza. Preludio
  • La verità suprema dell’Universo
  • La verità suprema della vita umana
  • Pienezza di vita, salute e vigore corporei
  • Segreto potere ed effetti dell’amore
  • Saggezza ed illuminazione interna
  • Realizzazione della pace perfetta
  • Il possesso del pieno potere
  • La legge della prosperità
  • Come gli uomini siano diventati profeti, veggenti, saggi e salvatori
  • Il principio comune a tutte le religioni. La religione universale
  • Entrando in possesso delle più alte dovizie

Oltre Pechino – Donne e Chiesa nel Duemila

Oltre Pechino – Donne e Chiesa nel Duemila

Autore/i: Zambonini Franca; Vasaio Maria Elena

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prefazione di Mary Ann Glendon.

pp. 160, Milano

«I diritti di una donna sono i diritti umani»: ecco la summa della IV conferenza mondiale sulla donna svoltasi a Pechino nel settembre del 1995. Un risultato importante, di grande responsabilità, scaturito dall’incontro di 189 delegazioni governative, con la presenza di 30 mila donne, più 25 mila partecipanti al Forum delle organizzazioni non governative. Un vertice tutto al femminile sui principali temi della condizione della donna nella società contemporanea che ha suscitato reazioni contrastanti: c’è chi ha scorto in Pechino uno spartiacque, c’è chi, al contrario, ritiene Pechino caduta in un silenzio assordante. In questo libro, le due autrici offrono una lettura diversa, lontana sia da toni trionfalistici sia da tentazioni pessimistiche: la loro proposta consiste nel saper partire da Pechino per andare oltre questa data, assumendone i risultati non come punto di arrivo ma come punto di partenza. Nel proporre la loro riflessione Zambonini e Vasaio si avvalgono di una pluralità di voci estremamente significative nel mondo femminile, disegnando così un panorama di ampio respiro dell’universo donna nella sua dimensione culturale, sociale, istituzionale.

Lettere Aperte

Lettere Aperte

La verità, i valori, la saggezza e la speranza di un uomo cha ha dedicato la sua vita alla conoscenza e alla fede

Autore/i: Guitton Jean

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, prefazione dell’autore, traduzione di Marisa Aboaf, titolo originale: Lettres ouvertes.

pp. 138, Milano

Con la semplicità e l’immediatezza che solo i grandi scrittori sanno raggiungere, Jean Guitton affida a una serie di lettere immaginarie le riflessioni, i pensieri, le domande, le inquietudini di chi vive nella pienezza della spiritualità cristiana. A novantatré anni, il teologo, pittore e accademico di Francia ci lascia entrare nel suo mondo di uomo di cultura e di fede, ci fa conoscere la sua storia, ci presenta con dolcezza le figure, forti e pudiche, che hanno reso felice e degna di essere vissuta la sua vita. In questo originale e personalissimo epistolario, la madre, la moglie, il fratello, gli amici, sono i destinatari di alcune lettere piene di tenerezza e di gratitudine. Altri messaggi hanno, invece, corrispondenti diversi, straordinari e perfino impossibili: uomini e donne di oggi e di ieri noti e ignoti, l’angelo custode, il cagnolino Gyp, bambini, animali, letterati, filosofi, sovrani. Guitton invia una speciale missiva a papa Giovanni Paolo II, dichiara a Marcel Proust la propria ammirazione per il suo genio, medita sulla tragica vicenda dell’amico e discepolo Louis Althusser, si rivolge con ammirazione al grande Pascal. Tutti i temi che sono stati al centro del vasto itinerario di ricerca del teologo sono presenti in Lettere aperte: l’esistenza di Dio, il problema del tempo e dell’eternità, la morte come nuova vita, il senso della testimonianza cristiana sulla terra. Alla pluralità dei destinatari corrisponde una varietà di atteggiamenti, di toni e di soggetti che rende il libro una profonda esperienza spirituale. La freschezza e la vivacità di questi brevi testi, frutto di un’intelligenza lucida e talvolta pungente, arrivano a illuminare – meglio di qualunque biografia e con elegante leggerezza – i tratti profondi, il profilo interiore di una personalità che si è sempre dedicata all’indagine intorno al mistero della vita, dell’essere, del tempo.

Jean Guitton (1901), allievo e assistente di Bergson, ha insegnato filosofia all’università di Digione e alla Sorbona; dal 1961 è membro dell’Académie française. Amico personale di Giovanni XXIII e poi di Paolo VI, ha partecipato ai lavori del Concilio Vaticano II. Ha pubblicato, fra l’altro, Il problema di Gesù (Boria 1964), Paolo VI segreto (San Paolo Edizioni 1985), L’assurdo e il mistero (Rusconi Libri 1986), Dialoghi con Paolo VI (Rusconi Libri 1986), La famiglia e l’amore (San Paolo Edizioni 1987), Il mio secolo, la mia vita (Rusconi Libri 1990), Dio e la scienza (Bompiani 1992), Che cosa credo (Bompiani 1993).

Credere e Amare

Credere e Amare

Autore/i: Dacquino Giacomo

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, introduzione dell’autore.

pp. 242, Milano

«Nel vuoto che la ragione e la tecnologia non possono colmare è il cuore che torna al centro delle pulsioni umane, si avverte un bisogno di spiritualità, di sintonia con il mistero, un’aspirazione profonda a superare la soddisfazione egoistica dei bisogni individuali per dare un senso alla vita e alla morte.»
In questo libro, Giacomo Dacquino traccia il percorso che conduce, a prescindere dalle credenze personali e dall’identità confessionale, a una forma matura di religiosità, frutto di una virtuosa alleanza di ragione e sentimento. Dall’analisi di numerosi casi clinici, che illustrano un’ampia gamma di esperienze e vissuti religiosi (dall’ateo «nevrotico» alla suora «femminista»), emergono così i requisiti psicologici fondamentali per compiere con piena coscienza la propria scelta tra fede e ateismo. Svelando i meccanismi inconsci dell’adesione a sette millenaristiche o sataniche, dottrine misticheggianti o culti orientali, ed esaminando le ragioni dello straordinario successo del fenomeno della New Age, l’autore ci offre gli strumenti per comprendere la natura Idei cosiddetto «bisogno religioso», che riappare prepotentemente con il nuovo millennio, e ci invita a non giudicare né condannare, ma a prestare un ascolto «amoroso» a ciò che i singoli individui, tra dubbi amletici e certezze assolute, hanno da dire in materia. Amare, dunque, come presupposto indispensabile del credere, o meglio sentirsi amati e saper amare perché la ricerca di Dio non si risolva nella falsa sicurezza di un’ennesima prigione interiore, estrema difesa contro ansie e paure del nostro tempo. E perché una cosa è certa: per amare Dio in modo adulto occorre, prima di tutto, imparare ad amare se stessi e i propri simili.

Psichiatra, psicoterapeuta e docente universitario, Giacomo Dacquino esercita la professione a Torino, dove vive. Allievo e collaboratore di Silvano Arieti al Medicai College di New York, è autore di numerose pubblicazioni di psichiatria, sessuologia e psicoterapia, e di oltre una dozzina di libri, tradotti in Europa e in America, tra cui, editi da Mondadori: Che cos’è l’amore. L’affetto e la sessualità nel rapporto di coppia (1994), Paura d’amare. Come evitare e superare i fallimenti affettivi (1996), Legami d’amore. Come uscire dall’isolamento affettivo (1997), Se questo è amore. Conoscersi meglio per imparare a farsi amare (1999).

La Paura e la Speranza – Per Capire che cosa ci sta Succedendo

La Paura e la Speranza – Per Capire che cosa ci sta Succedendo

Europa: la Crisi Globale che si Avvicina e la Via per Superarla

Autore/i: Tremonti Giulio

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione.

pp. 114, Milano

Abbiamo i telefonini ma non abbiamo più i bambini. Non solo. Come in un mondo rovesciato, oggi il superfluo costa meno del necessario. Puoi andare a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40. Doveva essere l’età dell’oro: non è così. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette; i mutui si mangiano i bilanci delle famiglie; stiamo consumando le risorse del pianeta; i segnali che vengono dal mondo non sono segnali di pace.
Giulio Tremonti ha da tempo compreso ciò che sta lentamente emergendo nella consapevolezza comune: la globalizzazione, tanto celebrata, ha un lato oscuro, fatto di disoccupazione e bassi salari, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali. E, per l’Europa in cui viviamo, di un doppio declino: cadono sia i numeri della popolazione, sia i numeri della produzione.
Con un’analisi sferzante e autorevole, Tremonti ci racconta le cause della situazione attuale, i passi falsi della politica e le spietate dinamiche della finanza internazionale, delineando i contorni della crisi globale di cui ogni giorno vediamo al telegiornale i singoli episodi. Ma cerca anche di indicare una strada percorribile per superare questo momento, per vincere la paura e tornare alla speranza.
La pianta della speranza non può nascere solo sul terreno dell’economia, ma soprattutto su quello della morale e dei principi. Si tratta di rifondare la politica europea a partire da sette parole d’ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell’identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al ’68 e ai suoi errori.
Ben oltre un semplice richiamo al protezionismo o al conservatorismo, questo libro è il manuale di montaggio della “fortezza Europa” contro l’attacco dell’Asia e contro la tempesta, sempre più violenta, che sta arrivando dalla globalizzazione.

L’Italia dei Sequestri

L’Italia dei Sequestri

Dal banditismo sardo alla mafia, dalla ’ndrangheta alle Brigate Rosse, venti anni di storia italiana attraverso i fatti, i nomi, i retroscena della più vergognosa «industria» del nostro paese

Autore/i: Fontana Bruno; Serarcangeli Pierpaolo

Editore: Newton Compton Editori

unica edizione, presentazione degli autori.

pp. 240, numerose illustrazioni b/n, Roma

Sequestro di persona. Un primato della cronaca nera. Giornali, radio, televisione danno ormai largo spazio a questo argomento di grande attualità. Viene rilasciato un ostaggio e subito se ne cattura un altro. Da molti anni un esercito di piccole e grandi bande conduce una battaglia spietata contro lo Stato, contro la convivenza civile, contro la dignità dell’individuo.
Preoccupante il fenomeno. Brutali e terribili le storie. Sorprendenti e contorti i retroscena.
Questo libro è un viaggio nell’inferno. Uno scomodo itinerario nella catena di montaggio dell’«industria» italiana più vergognosa. Trame sotterranee. Risvolti allarmanti. Tanti fatti. Tanti nomi.
La mafia. La ’ndrangheta. I sequestri ’politici. Le sanguinose azioni delle Brigate Rosse. Le costituzioni e ricostituzioni dei «clan». Le fitte maglie di una rete che ha imprigionato il Paese. Dalla Sardegna al Piemonte. Dalla Lombardia al Lazio. Dalla Toscana alla roccaforte dell’Aspromonte. Queste pagine sono una precisa radiografia del fenomeno. Sono uno studio accurato. Una cronaca scrupolosa e avvincente che sollecita riflessioni inquietanti e numerose domande.

Bruno Fontana è nato a Biserta, in Tunisia, nel 1936. Ha studiato letteratura in Francia e cinematografia in America. Dal 1968 vive a Roma, dove alterna la professione di giornalista e scrittore a quella di sceneggiatore e regista. Fra le sue precedenti pubblicazioni: Les fruits verts (Parigi, 1961); Il tempo delle belve (Roma, 1970); La notte degli ostaggi (Milano, 1975); Donne di New York (Roma, 1988).

Pierpaolo Serarcangeli vive a Roma, dove è nato nel 1949. Ha lavorato presso notissime industrie come esperto in fisica nucleare applicata nel campo della medicina. Ha pubblicato un romanzo, La rificolona (Milano, 1975) ed è co-autore di due antologie sui poeti dialettali italiani, I trovieri (Milano, 1975-1978). Abbandonato il campo scientifico, dirige dal 1985 la Casa Editrice che porta il suo nome.

Poesie

Poesie

Autore/i: Villon François

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

testo francese a fronte, con un’appendice di canzoni di Charles d’Orléans, introduzione, traduzione e note di Luigi de Nardis.

pp. XXXVII-138, Milano

François Villon nacque a Parigi nel 1431. Si chiamava François de Montcorbier, e prese il nome di Villon dal Cappellano di SaintBenoît-le-Bétourné, Guillaume Villon, che fu suo protettore alla prematura morte del padre. Il poeta segui regolari studi, e nel 1452 si licenziò presso la Facoltà delle Arti di Parigi. La sua biografia, troppo spesso romanzata dalla morbosa sensibilità dei moderni cui riesce difficile inquadrarla nella rozza cornice della società medievale, è quella di un cattivo soggetto, anzi di un delinquente comune. A Parigi, la sera del 5 giugno 1455, uccise un prete in una rissa; nel 1456 prese parte al furto di cinquecento scudi d’oro nel collegio di Navarra. Vagabondò a lungo: in carcere nel 1561, a Meung-sur-Loire ; ancora in carcere, nel 1462, a Parigi, una volta per furto, un’altra per rissa. In quest’ultima occasione i giudici, esasperati, lo condannarono a morte. La pena gli fu poi commutata nel bando per dieci anni da Parigi. Tale bando, che porta la data del 5 gennaio 1463, è l’ultimo documento intorno alla sua vita.
Come la sua patria, mèmore ancora degli orrori della guerra dei Cento Anni e della santa esaltazione di Giovanna d’Arco; come la sua Parigi, la Parigi di Carlo VII e poi di Luigi XI, con i suoi conventi e le sue prigioni, con le sue sordide case e la sua Sorbona; cosi anche i temi e gli accenti della poesia di Villon sono i più vari e i più contraddittori: dal riso plebeo ai crucci di un’anima tormentata; dalla pittura brutale del mondo delle taverne, al commosso meditare sull’umano destino; dall’orrore di fronte alla morte, alla pietà per la vecchia madre. Ma schemi e pianti, oscenità e rimorsi si sciolgono in una dolorosa cadenza, fatta di stanchezza della vita randagia, di nostalgia per la giovinezza perduta, di pietosa contemplazione della morte.
Dell’opera di Villon questo volume presenta le parti più significative e poeticamente più valide. La traduzione a fronte, leggibile autonomamente grazie alla scelta d’un linguaggio non archeologicamente ricostruito, è del tutto aderente al ritmo dei testi originali ed è stata condotta in base a ineccepibili criteri filologici. L’Appendice, che contiene sette ‘canzoni’ di Charles d’Orléans, serve a mostrare l’aspetto più cortese e più squisitamente letterario della civiltà culturale alla quale appartenne Villon.

L’Ozio

L’Ozio

Pigra inoperosità o pausa creativa? L’autore rivelazione del Premio Strega 1990, fruga tra storia, letteratura e costume per cercare la verità sul padre dei vizi

Autore/i: Cuomo Franco

Editore: Nuova Edizioni del Gallo

pp. 160, Roma

Un luogo comune le cui origini si perdono nella notte dei tempi attribuisce all’ozio la paternità dei vizi.
È da qui che nasce questa divertente, varia e puntigliosa ricerca, volta a ricostruire dapprima l’identita della variegata progenie dell’ozio ed a riabilitare — quanto meno riconsiderare — ciascun vizio alla luce di tutto quel che sottintende, per spingersi quindi sul terreno di una più estesa e spregiudicata analisi dell’intera questione. L’ideologia dell’ozio attraverso Nietzche, Wilde e Russell; la politica dell’ozio nella «Gran bonaccia delle Antille» di Calvino; la mistica occidentale di Kierkegaard e quella orientale dei poeti arabi; l’ozio del risveglio di Tannhäuser, l’«Anatol» di Shnitzler, gli oziosi itinerari di Fitzgerald, gli ozi d’amore di Don Giovanni e Casanova: che cos’è dunque l’«Ozio»? È soltanto «pigra inoperosità, abituale e infingarda», come i più sono portati a ritenere? O non è anche una pausa creativa, un momento di grande ricchezza interiore, durante il quale l’intelligenza si ritempra nell’attesa e nel silenzio?
Ognuno scelga, per dirla con Shakespeare, come gli piace.

Franco Cuomo, giornalista e scrittore, è attualmente inviato speciale dell’Avanti.
È stato in precedenza redattore del Mattino, corrispondente della Reuter, vicedirettore di Fiera, collaboratore della RAI, del Messaggero e di altre testate. È autore di romanzi e Saggi di successo tra cui «Gunther d’Amalfi, cavaliere templare», che ha ricevuto, nel 1990, il Premio della Presidenza del Consiglio ed è stato finalista al Premio Strega.

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Orchidee

Orchidee

Guide verdi di giardinaggio

Autore/i: Rittershausen Wilma

Editore: Zanichelli Editore

prima edizione, traduzione e adattamento di Gina Barnabè Bosisio, titolo originale: An illustrated Guide to Growing Your Own Orchids.

pp. 160, interamente e riccamente illustrato a colori, Bologna

Una guida illustrata a più di 150 specie da coltivare in casa o in serra.

120 fotografie a colori per aiutare a comporre la propria tavolozza di fiori.

Le Tre Età

Le Tre Età

Autore/i: González-Palacios Alvar

Editore: Longanesi & C.

unica edizione.

pp. 382, 32 tavole b/n f.t., Milano

Le Tre Età è l’auto biografia di un connaisseur d’eccezione, Alvar Gonzáles-Palacios, cubano di nascita, trasferitosi giovanissimo in Italia, dove indirizzò la sua formazione verso la storia dell’arte, alla scuola di Roberto Longhi, allontanandosi da una originaria inclinazione per la poesia e la letteratura. L’Avana, Firenze, Roma e altre capitali sono dunque i luoghi principali nella cadenza della narrazione, nella quale si muovono personaggi noti e meno noti, tratteggiati con il diletto e il distacco di un pittore neoclassico, legati alla rievocazione partecipe di ambienti e case. Questo è il motivo ricorrente che accompagna tutto il libro, anche quando si descrivono la giovinezza a Cuba e il mondo culturale dell’isola negli anni Cinquanta o quando si analizza il metodo del proprio mestiere, tra storia e critica. Lo svolgersi del racconto mantiene un ritmo cadenzato in modo da allontanare il pericolo dell’elegia nostalgica. E quest’aria finisce per avvolgere anche le persone, le loro vicende che appaiono inevitabilmente espressione dei loro ambienti in un curioso rovesciamento di prospettiva.
L’autore finisce per parlare di sé attraverso ciò che lo ha circondato, che ha percorso: tutto questo in un crescendo che sembra fare da contrappunto alla maturazione personale, come se lo sviluppo di quest’ultima rendesse più naturale il vedersi attraverso le persone, gli ambienti, le cose. È questa una delle artio – quasi perduta ormai – del narratore: infatti il testo finisce per rivelare l’andamento di un romanzo del Settecento, con l’originale presenza di arredi e stanze in veste di personaggi aggiunti e non di meri fondali.
Sarebbe tuttavia un errore considerare questo libro un racconto autobiografico di conversazione in interni: se si presta orecchio, il sonoro della scrittura rivelerà timidezza e orgoglio. D’altra parte il ritmo inusuale non è solo dato dallo scrittore che si è originalmente appropriato di una lingua non sua, ma anche da un animo che, pur legato al privilegio sociale e incline al lusso, sa che in essi non è racchiusa la verità della propria storia.
Ma il garbo e l’ironia, che denotano un senso malinconico della saggezza con cui sono osservate cose e persone, cedono il passo ad una grazia narrativa diversa, quella destinata a tratteggiare le vicende di un’attività professionale volta alla scoperta e allo studio di aspetti della storia dell’arte spesso negletti.
Le arti decorative, nel loro significato più alto di aggettivi della storia, hanno costituito il nucleo centrale degli interessi dello scrittore, che qui ne parla con lo stile disincantato di chi sa riconoscere quanto ambienti e oggetti possano dirci della nostra e della altrui vita.

Alvar Gonzàlez-Palacios ha studiato all’Avana, a Parigi e a Firenze. Fra le sue ultime pubblicazioni si ricordano una monografia su Luigi Valadier, il catalogo ragionato (in due volumi) dei mobili del Palazzo del Quirinale e una raccolta di saggi, Il velo delle Grazie. Da Longanesi sono apparsi Il Tempio del Gusto (due volumi, 1984 e 1986), dedicato alle arti decorative in Italia e riconosciuto dalla critica internazionale come una pietra miliare di questi studi, Il Gusto dei Principi (1993) e L’Armadio delle Meraviglie (1997).

Alla Scoperta dell’El Dorado – La Mitica Città d’Oro che Ossessionò i Sogni dei Conquistadores

Alla Scoperta dell’El Dorado – La Mitica Città d’Oro che Ossessionò i Sogni dei Conquistadores

Titolo originale: The Golden Dream

Autore/i: Silverberg Robert

Editore: Edizioni Piemme

prima edizione, traduzione dall’inglese di Franca Genta Bonelli.

pp. 416, illustrazioni b/n, numerose tavole b/n f.t., Casale Monferrato (AL)

La leggenda dell’El Dorado, il favoloso regno del «re coperto doro», la mitica città interamente costruita di metallo lucente ha ossessionato gli avventurieri europei per più di un secolo e ha alimentato la fantasia di scrittori e poeti.

Nulla riuscì a fermare coloro che partivano alla ricerca dell’El Dorado, non le montagne coperte di neve né le pianure infuocate, non l’aria rarefatta degli altipiani né l’oscuro intrico delle foreste tropicali. Continuavano ad andare avanti, uccidendo e saccheggiando, sopportando tormenti incredibili, viaggiando, come scrisse un cronachista di allora, «con l’anima tra i denti».

Imboscate, tradimenti, maledizioni, incontri con le mitiche amazzoni… i cercatori inseguivano il loro sogno dorato e le loro gesta sono, al tempo stesso, un monumento all’illusione e un’epopea di emozionanti avventure. Eppure c’era un nucleo di verità in quella storia fantastica…

Robert Silverberg è tra i più noti scrittori americani di fantascienza. Tra i suoi romanzi, che hanno vinto numerosi premi, ricordiamo Valentin e Pontifex e Le cronache di Majipor. Studioso del tardo medioevo, è anche autore di brillanti saggi, tra i quali, La leggenda del prete Gianni (Piemme, 1998) e Navigatori dell’ignoto (Piemme, 1999).

Una Mente Inquieta – L’Universo della Malattia Maniaco-Depressiva nello Straordinario Racconto di una Psichiatra che l’ha Attraversato

Una Mente Inquieta – L’Universo della Malattia Maniaco-Depressiva nello Straordinario Racconto di una Psichiatra che l’ha Attraversato

Titolo originale: An Unquiet Mind

Autore/i: Jamison Redfield Kay

Editore: Edizione CDE

prefazione di Athanasio Koukopoulos, prologo dell’autore, traduzione di Elena Campominosi.

pp. 216, Milano

È stato dopo molti e ragionevoli dubbi che l’autrice di questa coraggiosa autobiografia, una psichiatra considerata fra le massime autorità nel campo delle ricerche sulla malattia maniaco-depressiva, ha trovato il coraggio di raccontare la propria storia. Una lotta, durata oltre trent’anni contro gli stati maniacali, depressivi e psicotici. Una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi “essere depressi” e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel.

«Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge

Bambina emotiva, poi adolescente depressa e infine giovane vittima della sindrome maniaco-depressiva, per Kay Redfield Jamison, studiare e comprendere la sua malattia era l’unica speranza di salvezza. Il suo libro è il coraggioso resoconto di una lotta durata trent’anni, una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi “essere depressi” e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel del “male oscuro”.

Kay Redfield Jamison è docente di psichiatria alla prestigiosa Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora. Autrice in collaborazione con Frederick K. Goodwin, del trattato Manic-Depressive Illnes, considerato fondamentale per la comprensione dei disturbi dell’umore, ha ricevuto premi e riconoscimenti per aver curato alcuni seguitissimi special televisivi sul rapporto tra la depressione e le arti, tema al quale ha dedicato il volume Toccato dal Fuoco, pubblicato nelle edizioni TEA.

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Prefazione
Prologo

Parte prima: Lassù nell’indomito blu

  • Nel sole
  • Un’educazione per la vita

Parte seconda: Una follia non tanto sottile

  • Voli della mente
  • Quando ti manca Saturno
  • L’ossario
  • Professore di ruolo

Parte terza: L’amore, questa medicina

  • Ufficiale e gentiluomo
  • Mi dicono che ha piovuto
  • Amore che mira Follia

Parte quarta: Una mente inquieta

  • A proposito di pazzia
  • L’elica anomala
  • Esercitare la professione
  • Una vita a sbalzi d’umore

Epilogo
Ringraziamenti

La Chiave

La Chiave

Autore/i: Tanizaki Junichiro

Editore: Bompiani

prefazione di Geno Pampaloni, traduzione di Satoko Toguchi.

pp. 128, Milano

Un amore coniugale si conclude in distruzione; lo strumento narrativo sono i diari intimi tenuti parallelamente – e sotto chiave – dai due coniugi con la speranza prima, e la certezza poi, che ciascuno legga in segreto le pagine scritte dall’altro. Lui è un maturo professore universitario che, avvertendo l’incombere della vecchiaia e l’affievolirsi del proprio vigore, decide di infrangere ogni tabù attraverso una graduale e sistematica opera di corruzione nei confronti della splendida moglie. Lei ha dieci anni di meno e non comuni brame e disposizioni sensuali, ma nel corso della lunga vita matrimoniale – iniziata e trascorsa in un milieu perbenista e borghese – non ha mai accondisceso alle fantasie del marito, né ha mai affrontato il problema del sesso. Per destare nella donna le proprie concupiscenze, il protagonista si serve di ogni mezzo a disposizione: alcool, voyeurismo, materiale fotografico. E raggiunge il suo intento anche troppo bene: la bella addormentata si desta, fino a prendersi per amante il fidanzato della figlia e a divenire insaziabile nella ricerca di un appagamento che si rivelerà fatale. Della Chiave, una di quelle opere che si affacciano senza vertigini su un angolo dell’inferno, in cui si è costretti a riconoscere una parte viva, inconfessata, dolorosa di noi stessi, Henry Miller ha scritto: “Solo un ’veterano’ della letteratura avrebbe potuto trattare questo difficile soggetto con tanta audacia, con così pura e schietta onestà. È un libro che merita di essere considerato un classico”.

Junichiro Tanizaki nasce a Tokio nel 1886. Iscrittosi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Tokio, interrompe gli studi per assecondare una precoce vocazione narrativa. I racconti Il tatuaggio e Himitsu gli guadagnano i primi riconoscimenti della critica. Agli anni giovanili, dominati da una vena sadica e sensuale, segue un periodo di “vagabondaggio” sia fisico che morale, contrappuntato da un matrimonio non felice e dalla sofferta perdita della madre. Dopo il grande terremoto del Kanto, nel 1923 si trasferisce nel Kansai che diviene la sua residenza d’elezione. Da allora e fino al 1950 durante il cosiddetto “periodo classico” tutte le sue opere si caratterizzano per uno specifico riferimento al passato; il romanzo L’amore di uno sciocco segna lo stacco dalla fase precedente. Del 1928 sono Manji e Gli insetti preferiscono le ortiche; del 1931 Racconto di un cieco e Vita segreta del signore di Bushu; del 1932 I canneti; del 1933 La storia di Shunkin e un breve saggio da molti considerato il suo capolavoro, Libro d’ombra; del 1936 Là gatta; del 1935-38 la versione moderna del Genji monogatari. Nel 1943 la censura blocca la pubblicazione a puntate di quello che sarà il suo romanzo più lungo, Neve sottile (1948), a cui segue La madre del generale Shigemoto (1950). Dopo alcuni anni di silenzio appare nel 1956 La chiave, un romanzo che fa scandalo e gli dà fama mondiale, quindi Il ponte dei sogni (1959), Diario di un vecchio pazzo (1962) e La primavera dei miei 79 anni, pubblicato postumo nell’anno della morte, il 1965. L’Opera omnia in 28 volumi vede la luce nel 1966. Negli anni sessanta Bompiani ha pubblicato i suoi romanzi e racconti più importanti.

Budda

Budda

Autore/i: Percheron Maurice

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

traduzione di L. G. Tenconi.

pp. 192, nn. ill. b/n, Milano

Un brano tratto da L’india prebuddistica:
«Concepire un movimento spirituale isolato nel tempo e nello spazio è impossibile. Ogni nuovo tentativo intrapreso dall’essere umano per meglio circoscrivere i problemi riguardanti la sua propria essenza, la sua origine e il suo divenire è un punto in una successione di punti. Ed è pure – il che conta assai più – la risultante di milioni di pensieri che l’hanno preceduto. Spesso è anche una reazione a tali pensieri medesimi. Talvolta perfino un ritorno a concetti originali che furono deviati: in tal caso la riforma tende a ricollocarli in luce, per quanto sembrino essere stati dimenticati dalla coscienza e non siano più localizzati che negli strati profondi della psiche.
Il buddismo, che viene volentieri qualificato alla stregua d’un avvenimento storico, è assolutamente estraneo” all’aspetto fenomenico. Un carattere fortuito, inatteso, non l’ha presentato mai; doveva prodursi e, non fosse stato formulato nel V secolo della nostra èra, sarebbe fatalmente apparso nei decenni successivi, fossero cinquanta o cento non conta.
Ciò è quanto dire che non si può parlare del Budda o del buddismo primitivo senza fare il punto in cui l’India si trovava a quel tempo, sia socialmente che metafisicamente. Ciò che fu apportato ·dal Perfetto non può davvero essere ammesso come un’eresia: l’eresia di solito, mostra un carattere aggressivo di discontinuità, che invece la Dottrina non ha presentato mai. Si potrebbe piuttosto dire che da quasi un millennio, la sclerosi religiosa nella quale l’India si imbalsamava, nascondeva un germe che andava prendendo forma a poco a poco.
Alla sua nascita, il buddismo, di estenuanti battaglie da dare non ne trovò, questo è sicuro. Innanzi tutto perché non era improntato ad un carattere rivoluzionario abbastanza ardente per suscitare una energica reazione da parte delle concezioni indiane che stava per sfrondare, pian piano, fino alle radici. Secondariamente perché si andò formando in una regione in cui i brahmani non esercitavano ancora un valido potere: l’epigrafia e l’archeologia ci forniscono infatti la prova che nel V secolo[…]»

Breve Storia della Cina Moderna

Breve Storia della Cina Moderna

Autore/i: Epstein Israel

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

introduzione dell’autore, traduzione dall’inglese di Giuliano Manacorda.

pp. 180, Milano

Israel Epstein è cresciuto in Cina e vi ha trascorso la maggior parte della vita.
Prima e durante la guerra popolare di resistenza al Giappone (1937-45) fu corrispondente di numerose agenzie di stampa e giornali stranieri, e lavorò sia nelle zone controllate dal Kuomintang (Cian Kai-seek) che in quelle liberate e sotto il controllo del Partito Comunista Cinese, assistendo di persona a molti avvenimenti politici e militari del tempo. È autore di alcuni studi sulla storia cinese: “La guerra del popolo,” che tratta dei primi anni della guerra cino-giapponese, pubblicato in Inghilterra nel 1939, e “La rivoluzione incompiuta in Cina,” opera di più ampio respiro, pubblicata negli Stati Uniti nel 1947 e tradotta in varie lingue. Trascorsi diversi anni negli Stati Uniti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1951 ritornò in Cina dove vive e lavora, a Pechino, quale giornalista e scrittore.
La “Breve storia della Cina moderna” unisce al rigore scientifico la compendiosità della trattazione; un sommario, insomma, intelligente e vivace. Il lettore potrà trovarvi una rapida e precisa informazione sui problemi della Cina moderna, ed insieme i motivi di nuovi interessi e di nuove letture sull’argomento.

La Distruzione dei Miti

La Distruzione dei Miti

Autore/i: Cillo Giovanni

Editore: Nuovedizini Enrico Vallecchi

pp. 230, Firenze

Questo saggio si può definire, in breve, una «cronistoria» della poetica del mito all’interno delle opere di Cesare Pavese.
E non a caso si parla di «cronistoria»: a differenza di quanto aveva finora fatto la critica, l’indagine è svolta qui tenendo sempre presente, per quanto possibile, la prospettiva di Svolgimento cronologico delle scritture pavesiane; ed in tale angolo di visuale, ben si comprende quale importanza assumano, quasi come ideali fili conduttori, gli scritti di Pavese che presentano un carattere di durata nel tempo: Il mestiere di vivere, i due volumi dell’epistolario, la raccolta dei saggi. Nel corso della sua «ricognizione», l’autore, pur con lo sguardo sempre presente alla testimonianza dei testi, si serve, di volta in volta, degli strumenti di interpretazione più opportuni, al di là di ogni rigida schematizzazione: dalla critica d’impostazione storico-sociologica, alla linguistica, alla psicanalisi.

Giovanni Cillo è nato a Lecce nel 1946. Ha studiato a Firenze e vi si è laureato, nel 1972, in Letteratura italiana moderna e contemporanea.

Gli Ittiti: un Impero sugli Altipiani

Gli Ittiti: un Impero sugli Altipiani

Autore/i: Macqueen James G.

Editore: Fratelli Melita Editori

prefazione dell’autore, traduzione di Beatrice Oddo.

pp. 176, nn tavv. b/n f.t., nn. ill. b/n, Roma

Popolo di lingua indoeuropea, gli Ittiti dominarono gran parte dell’attuale Turchia tra il XVII e il XIII secolo a.C. Estendendo la loro influenza militare fino alla Siria e all’Eufrate, essi raggiunsero l’egemonia come grande potenza del mondo medio-orientale ,con la vittoria di Qadesh sugli Egizi e la conquista di Babilonia. Quest’opera passa in rassegna le prove testuali e archeologiche per ricostruire la storia e la cultura degli Ittiti e suggerisce le motivazioni economiche che possono aver influenzato gran parte della loro politica. Nel contesto dei territori in cui gli Ittiti realizzarono il loro impero, l’autore viene altresì esaminando le lingue e le religioni, l’arte e la letteratura che caratterizzarono una delle fasi più creative nella istoria del mondo antico.
La civiltà degli Ittiti e quella dei popoli con cui essi vennero a contatto: storia e religione, società e amministrazione, arte e’ letteratura, guerra e vita d’ogni giorno nell’antica Anatolia.

James G. Macqueen, archeologo scozzese, professore nella Bristol University, ha :svolto lavori di ricerca sulle antiche civiltà dell’Anatolia, con importanti imprese di scavo. Ha inoltre scritto un libro sulla storia e la civiltà dell’antica Babilonia.

La Vita delle Termiti

La Vita delle Termiti

Un mondo misterioso e fantastico raccontato da un grande etnologo e poeta dei primi del ’900

Autore/i: Maeterlinck Maurice

Editore: Rizzoli

prefazione di Giorgio Celli, introduzione dell’autore, traduzione di Enrico Piceni.

pp. 176, nn. ill. b/n, Milano

Nel 1901 Maeterlinck scrive «La vita delle api». «La vita delle termiti» è del 1926. Nei venticinque anni che corrono tra le due opere l’atteggiamento nei confronti della vita del poeta belga è profondamente mutato: «questo libro» scrive l’autore «potrà essere accostato a “La vita delle api”: ma il colore e l’ambiente non sono gli stessi. E, in un certo senso, il giorno e la notte, l’alba e il crepuscolo, il cielo e l’inferno. Da un lato… tutto è luce, primavera, estate, sole, profumi, spazio, ali, azzurro, rugiada e felicità senza uguale tra le allegrezze della terra: dall’altro, tutto è tenebre, oppressione sotterranea, asprezza, avarizia sordida e grossolana, atmosfera di carcere, di ergastolo, di sepolcro…». Si tratta, come sottolinea Giorgio Celli, di «una discesa agli inferi, un viaggio senza ritorno, la Visitazione di un labirinto di Cnosso abitato da un popolo cieco e terrificante. Una discesa all’inferno stercorario, anale, immaginato da Strindberg». E non soltanto questo. Non si tratta soltanto di una acutizzazione, già in germe nelle opere precedenti, del pessimismo di Maeterlinck, di una sua irresistibile propensione per i colori cupi – di questi colori sono già piene le pagine del Pélleas – oppure del viaggio dell’uomo giunto nel secondo eone della sua vita, secondo la concezione junghiana «nelle zone ctonie e sommerse, del suo io, alla ricerca del patto di alleanza del conscio con l’inconscio»; ma anche e soprattutto di una specie di parabola profetica dei destini futuri dell’umanità. Nel «comunismo integrale» del termitaio sembra quasi che Maeterlinck abbia presentito qualcosa che va oltre ad una ideologia politica realizzata; oltre il «Brave New World» huxleyano: la traduzione in realtà del mondo sognato dall’ingegneria genetica; perché cosa è d’altro questa «sinistra e prospera repubblica » in cui tutto è buono, nulla si perde, dove non esistono rifiuti «tutto è commestibile, tutto è cellulosa, gli escrementi sono usati quasi indefinitivamente, e l’escremento stesso… è la materia prima di tutte le industrie, compresa quella dell’alimentazione»; in cui ogni uovo, secondo gli imperscrutabili dettami della Mente del termitaio e le necessità della sua perfetta economia, può generare ora una regina, ora un principe, ora un operaio, ora un guerriero indifferentemente, se non, già realizzato in natura, il programma dell’ingegneria genetica? Tornano alla mente le favole più fantasiose degli anni Trenta: gli uomini senza volto del Cobra Signore delle Tenebre e gli Shmoos di Al Capp: ma la fantasia più sfrenata non arriva mai a concepire un organismo così perfetto – nel suo totale vuoto sentimentale – come il termitaio. Il mistero di questa organizzazione, o organismo perfettissimo, non era risolto quando Maeterlinck scriveva il libro, e non lo è neppure oggi, più di cinquant’anni dopo: nella sua introduzione Giorgio Celli fa il punto sulla situazione, riassumendo e commentando vivacemente le teorie più avanzate che sono state formulate da allora ai giorni nostri, esponendo l’opera del poeta alla luce dell’attualità.

Maurice Maeterlinck (Gand 1862, Nizza 1949) è stato il più importante poeta simbolista belga. Tra le sue opere più note solo il Pelleas et Melisande (1892) musicato da Debussy, e l’Uccello azzurro (1909). Fu appassionatissimo di entomologia, e la sua trilogia divulgativa dedicata agli insetti sociali, La vita delle api (1901), La vita delle termiti (1926) e La vita delle formiche (1930), gli diede fama mondiale.