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Per Amore di un Figlio

Per Amore di un Figlio

Titolo originale: For the Love of a Child

Autore/i: Mahmoody Betty; Dunchock Arnold D.

Editore: Sperling & Kupfer Editori

traduzione di Elena Malossini Fumero.

pp. VIII-368, Milano

«“Mamma, guarda, la bandiera americana!” esclamò Mahtab mentre ci avvicinavamo statunitense ad Ankara. Il suo respiro ghiacciava l’aria; io sentivo appena i miei piedi. A ogni passo i nostri muscoli indolenziti ci ricordavano la marcia di cinque giorni a piedi e a cavallo attraverso le montagne turco-iraniane, la via presa dai contrabbandieri che aveva reso possibile la nostra fuga. Ero una quarantenne con una bimba di sei anni. Ambedue eravamo state portate al punto di rottura.
Intrappolate in Iran per diciotto mesi, avevamo visto la nostra bandiera solo in fotografia – dove veniva invariabilmente dissacrata dandola alle fiamme -, o rozzamente dipinta sul pavimento in cemento delle scuole, perché fosse calpestata o coperta di sputi dai bambini prima di entrare nelle aule. Vederla sventolare liberamente sopra le nostre teste significò qualcosa di importante per me quel giorno. Quella bandiera era il simbolo della nostra liberazione.
»

Nel 1987 l’americana Betty Mahmoody catturò l’attenzione e l’ammirazione generale con il volume in cui raccontava la sua avventurosa e temeraria fuga dall’Iran, in compagnia della figlia Mahtab, dopo essere stata tenuta prigioniera dal marito, un integralista musulmano. Condotta in quel Paese con il pretesto di una visita ai parenti di lui, la donna, separata dalla figlia, era stata poi costretta a sottomettersi ai più rigidi costumi locali nonché a trattamenti degradanti. Il volume, edito in Italia da Sperling & Kupfer con il titolo Mai senza mia figlia, fu un best-seller non solo negli Stati Uniti, ma anche in tutto il mondo, con oltre quindici milioni di copie vendute. Avvincente ed emozionante come un romanzo, il libro lanciava un potente grido di allarme sul problema della sottrazione dei minori a opera di genitori di nazionalità diversa. A distanza di anni dalla vicenda, l’autrice continua a ricevere centinaia di lettere da uomini e donne che chiedono consiglio o aiuto. In Per amore di un figlio Betty Mahmoody riprende la narrazione delle proprie vicende dal punto in cui si era interrotta, ossia l’arrivo all’ambasciata statunitense in Turchia. Descrive poi il suo riadattamento culturale all’America, l’incubo costante di un ritorno del marito e della sua vendetta, il timore di un rapimento della figlioletta, il senso di frustrazione nei confronti di un sistema legale che non garantisce alcuna protezione né a lei né a Mahtab. Ma non parla soltanto della sua storia tormentata: con sensibilità – e con la competenza che l’esperienza subita le ha conferito – la coraggiosa madre riferisce altre drammatiche situazioni simili alla sua in un appassionalo lesto di denuncia in cui si pone generosamente al servizio di tutti i bambini «rubati».

Belly Mahmoody vive oggi nel Michigan. Viaggia in lutto il mondo per far conoscere la sua esperienza e promuovere l’associazione One World: For Children – da lei fondala insieme con Arnold D. Dunchock -, che si occupa del problema dei rapimenti di minori da parie di genitori di nazionalità differente. Arnold D. Dunchock. avvocato, vive nel Michigan.

The Sims – Similitudini, Simboli & Simulacri

The Sims – Similitudini, Simboli & Simulacri

Autore/i: Bittanti Matteo; Flanagan Mary

Editore: Edizioni Unicopoli

prima edizione, introduzione degli autori.

pp. 200, Milano

The Sims è un vero e proprio metavideogioco, un testo polisemico che trascende i confini del ludus elettronico. Il gioco di Wright è, allo stesso tempo, un fumetto, un fotoromanzo, un videoclip. Molti utenti lo considerano l’equivalente videoludico dei reality TV show: così come Big Brother spettacolarizza la normalità del quotidiano, analogamente, il gioco di Wright mette in scena il triviale dell’esistere e del resistere. Per altri ancora, The Sims è la quintessenza della cosiddetta “narrativa emergente.”
Matteo Bittanti e Mary Flanagan, due giovani studiosi di new media, hanno tentato di risolvere l’affascinante enigma di The Sims. Adottando metodologie di analisi che spaziano dalla semiotica alla narratologia, dai cultural studies alla teoria dei nuovi media, gli autori hanno “smontato” il gioco di Wright fino a metterne a nudo i significati più reconditi.

Matteo Bittanti è Senior Adjunct Professor nei programmi di Visual Studies e Visual & Critical Studies del California College of the Arts di San Francisco & Oakland, California. Insegna corsi su teorie dei media, arte, visual culture, tra cui Game Studies, Advanced Visual Studies, Bright Lights, Global Cities, Perceptions e Eye Openers: Introduction to Visual Studies. Vive a San Francisco.

Mary Flanagan, una delle più attente studiose dei new media, Mary Flanagan ha approfondito istanze relative all’intersezione tra l’arte, la tecnologia e gli studi di gender attraverso una serie di saggi critici nonché di opere d’arte che sono state esposte in alcune delle più prestigiose gallerie statunitensi (Central Fine Arts Gallery di Soho, la Guggenheim Gallery Online presso Chapman University, The Physics Room, turbulence.org, New York Hall of Science e la Biennale di Whitney 2002). La sua pubblicazione più recente è la seminale antologia critica reload: rethinking women + cyberculture (MIT Press, 2002), che indaga gli usi sociali delle nuove tecnologie da parte dell’utenza femminile. I suoi articoli sono apparsi su pubblicazioni come Art Journal, Wide Angle, Convergence e Culture Machine. È l’autrice del net-game per ragazze “The Adventures of Josie True.”

Mal’Aria – Romanzo

Mal’Aria – Romanzo

Autore/i: Baldini Eraldo

Editore: Edizioni Frassinelli

pp. 146, Milano

Roma, 1925. In un sabato pomeriggio piovoso l’ispettore della sanità Carlo Rambelli è strappato alla pace domestica da una convocazione urgente presso la sede della direzione generale di Sanità pubblica. Dalle varie Prefetture sono appena giunti i dati sulla mortalità infantile: cifre impressionanti, soprattutto quelle relative alla zona paludosa di Spinaro, vicino a Ravenna. L’alto tasso di mortalità pare legato alle febbri malariche e, fatto curioso, nessun decesso è avvenuto in ospedale. La stranezza di questa situazione colpisce persino gli alti vertici del Regime, che incaricano Rambelli di raggiungere immediatamente la località. Solo quattrocento chilometri dividono la capitale dalle mefitiche paludi sul delta del Po. Eppure il giovane funzionario ha l’impressione di immergersi in una realtà dai contorni surreali. Un mondo coperto da una nebbia fitta, che tutto avvolge, paesaggi e anime. Un mondo in cui la verità e la superstizione, il presente e il passato si mescolano senza soluzione di continuità. Un mondo in cui omertà e giochi di potere politico scavano i mille percorsi di un labirinto inquietante e claustrofobico, una trappola da cui è impossibile uscire Mal’aria è un romanzo dalle tinte gotiche in cui il procedere della vicenda, sorretto da una scrittura limpida ed efficace, culmina in un finale drammatico e scioccante.

«A destra della strada luccicavano le risaie, nelle quali da poco era stato mietuto il raccolto. A sinistra, tra vaste macchie di canne brune e rugginose, baluginavano stagni e stretti canali. Il disco del sole, basso sull’orizzonte piatto e sgombro, si disegnava nitido e arancione dietro la foschia. I pochi alberi che si vedevano sembravano sentinelle solitarie, neri e immobili avamposti in un mondo senza verticalità, dove anche le case erano basse e la vista poteva perdersi lontano, quando la nebbia lo permetteva.»

Eraldo Baldini è nato e vive a Ravenna. Nel 1991, con il racconto Re di Carnevale, ha vinto la sezione letteraria di Mystfest di Cattolica. Nel 1994 sono usciti La collina dei bambini e Urla nel grano. È del 1995 il romanzo Bambine; del 1996 L’uccisore e del 1997 L’estate strana. Suoi racconti appaiono in diverse antologie. Insieme a Carlo Lucarelli, Marcello Fois, Giampiero Rigosi, Simona Vinci e altri fa parte della redazione di Incubatoio 16, rivista letteraria su Internet. È affermato anche come saggista, in campo etnografico e antropologico.

Più Forte del Male – La Mia Sfida Contro Ogni Limite

Più Forte del Male – La Mia Sfida Contro Ogni Limite

Autore/i: Macchi Fabrizio

Editore: Edizioni Piemme

prima edizione, a cura di Pietro Cabras, prefazione di Luca Pancalli, prologo dell’autore.

pp. 192, numerose fotografie a colori f.t., Casale Monferrato (AL)

«Se non raccontassi me stesso, non crederei a una virgola di questo libro. E invece è tutto vero. Ma vi confesso che ogni volta che mi guardo indietro, io stesso mi stupisco ancora un po’». (Fabrizio Macchi)

Nel ciclismo detiene il record mondiale dell’ora. Ha collezionato medaglie e trionfi nello sci, nel canottaggio e nell’atletica leggera, vincendo tre maratone di New York. Ha una rubrica su SkySport, un sito internet visitatissimo, una famiglia meravigliosa. Si sta preparando per le paralimpiadi di Pechino 2008. Fabrizio Macchi, campione dello sport, dopo aver superato il calvario di un tumore osseo e l’amputazione di un arto a sedici anni, si è reinventato la vita: una vita oltre ogni limite.

Nel 1982, Fabrizio è un bambino come tanti, che vive la sua infanzia a Varese, tutto preso dai giochi, dagli amici e dalle corse all’aria aperta. Finché, a tredici anni, un ginocchio comincia a fare male. Non è una botta, come i medici pensano all’inizio, ma un tumore osseo, che porta Fabrizio a un calvario ospedaliero estenuante, segnato da 17 operazioni chirurgiche e 20 cicli di chemioterapia. Sofferenza e dolore indicibili. E inutili. Perché alla fine il tumore è sempre lì. Finché Fabrizio, a sedici anni, sceglie di farsi amputare la gamba, per smettere di soffrire e tornare libero.
La nuova vita al principio non è facile. L’handicap, i pregiudizi, le difficoltà. Sembrano tutti ostacoli insormontabili. Finché Fabrizio prende un’eroica decisione: per avere il meglio, occorre puntare al meglio. Non accontentarsi di una vita normale, ma vivere una vita straordinaria.
A distanza di vent’anni, Fabrizio ha realizzato il suo sogno: diventare un campione nello sport con medaglie e trionfi in varie discipline. Oggi, sposato con Patrizia, l’atleta racconta da vincitore la sua storia. Una testimonianza toccante, all’insegna del coraggio e del non arrendersi mai.

Fabrizio Macchi, nato a Varese nel 1970, dopo il tumore al ginocchio e la perdita della gamba, ha iniziato una vita nuova, dedicata allo sport, per diventare il campione che sognava di essere quand’era bambino. Nel ciclismo ha raccolto innumerevoli successi (alle paralimpiadi, ai nazionali) fino a detenere il record mondiale dell’ora. Ha una rubrica settimanale su Sky-Sport, scrive su «La Gazzetta dello Sport» ed è testimonial dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) a cui sono devoluti i diritti d’autore di questo libro. Si sta preparando per le paralimpiadi di Pechino 2008.

Pietro Cabras, 40 anni, sardo, sposato e padre di due figli, è giornalista del «Corriere dello Sport» per il quale ha scritto e scrive di ciclismo e di calcio. Ha collaborato con Fabrizio Macchi alla stesura di questo libro-testimonianza.

I Bugiardi – Tivù, Giornali e Partiti nell’Italia delle Tangenti e della Mafia

I Bugiardi – Tivù, Giornali e Partiti nell’Italia delle Tangenti e della Mafia

Autore/i: Pansa Giampaolo

Editore: Sperling & Kupfer Editori

avvertenza dell’autore.

pp. XIX-332, Milano

Chi sono i bugiardi? Per cominciare, certamente i politici e i partiti. Quasi tutti ci hanno mentito sul disastro italiano, raccontando montagne di bugie sul crack finanziario dello Stato, sulla corruzione partitica, sul fallimento della lotta alla mafia. I politici sono stati bugiardi persino nei confronti di se stessi. La partitocrazia marciva, ma i capi partito giuravano, imperturbabili: okay, è tutto a posto. Anche adesso i bugiardi politici mentono. Dicono che, con la fine dei partiti di oggi, finirà la democrazia e morirà la libertà. Eppure sanno che non è vero. Sanno che, a finire, saranno soltanto le carriere e le tangenti di tanti dinosauri partitici, bestioni già condannati all’estinzione, che tuttavia non vogliono mollare e si preparano a fare gli ultimi, più terribili danni. Ma se questi dinosauri hanno imperversato tanto a lungo, e ancora oggi ingombrano il campo, è perché a difenderli c’erano altri bugiardi. Sono le tivù, i giornali, i direttori, le grandi firme, gli opinionisti che li hanno protetti, lisciati, leccati, incensati con un martellante bombardamento di menzogne. Questa santa alleanza tra cattiva politica e cattiva informazione ha prodotto un mostro che Giampaolo Pansa, in questo nuovo libro, chiama il Sistema dei Bugiardi. Un sistema che ogni giorno circonda, assale, stordisce e raggira gli Italiani qualunque. Un sistema imperniato sulla Rai, ma che si avvale di un’armata variopinta, inzeppata di personaggi di ogni stazza, stile e colore, ti ritroverete tutti in questo racconto che rivela crime la partitocrazia e i media al suo servilo abbiano fatto il loro poco onorevole lavoro in un anno fatale per l’Italia: dal caso Togliatti al caso Chiesa, il tangentocrate pizzicato a Milano dal giudice Di Pietro; dal delitto Lima alla selvaggia campagna elettorale per il 5 aprile; dall’esplodere del terremoto di Tangentopoli al caos partitico di una tremenda estate, in un’Italia che sembra franare senza rimedio e dove la mafia è in grado di uccidere chi vuole, prima il giudice Falcone, poi il giudice Borsellino e poi chissà quanti altri ancora. Anche il libro di Pansa è come la storia che racconta: ruvido, angosciato, grottesco, furibondo. Una testimonianza dura di quel che l’autore ha visto e sentito. Con tanti episodi sconosciuti e tante sanguigne cattiverie per molti eccellenti del partitismo e dell’informazione, tutti chiamati per nome e cognome. Ecco la saga de I bugiardi, un libro che aiuterà a capire perché questa repubblica rischia di affogare nella corruzione e nel delitto.

Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. Ha lavorato alla Stampa, al Giorno, al Messaggero, al Corriere della Sera e a Repubblica. Oggi è il condirettore dell’Espresso. Tra i suoi ultimi libri: Carte false, Lo sfascio, Il malloppo, L’intrigo, Il gladio e l’alloro, Il regime.

Madre Notte

Madre Notte

Titolo originale: Mother Night

Autore/i: Vonnegut Jr Kurt

Editore: Rizzoli

prima edizione, introduzione dell’autore, traduzione di Luigi Ballerini.

pp. 228, Milano

Un americano dal passato turbolento e gremito di stupefacenti avventure, Howard W. Campbel Jr., sta aspettando nella sua cella di prigione accanto a quella di Eichmann il processo e la probabile condanna quale propagandista del nazismo e quindi del genocidio. Si è consegnato egli stesso l’unica volta che, nella sua vita di disinvolto servitore di padroni sovente opposti, ha creduto di provare un senso di colpa. Ma è destino che la resa dei conti non venga mai per questo singolare individuo, in cui l’assoluta mancanza di ideali e di coerenza raggiunge estremi tali che la sua irresponsabilità confina con una sconvolgente e assurda forma di innocenza. In lui non sembrano esistere né valori né ideologie, ma soltanto un perenne e ammiccante scambio delle parti. Egli si muove non senza divertimento alla ricerca di una maschera che non trova mai; o meglio, ne trova un numero sempre crescente e contraddittorio.
Vonnegut ha scritto con Madre notte uno degli esemplari più caratteristici e più irriverenti di quella «commedia nera» che è forse il filone qualificante della letteratura americana degli ultimi anni; una satira resa aspra e demistificante dalla deliberata assenza di alternative, di una morale, di una soluzione edificante da proporre. Il suo gioco diventa più sottile pagina dopo pagina, orchestrato da una invenzione grottesca e da un gusto per l’imprevisto calcolato che non conosce momenti di ristagno. È un gioco che coinvolge il lettore e lo invita beffardamente a guardarsi allo specchio; che lo fa sussultare per la sorpresa mentre lo colpisce con una insistente provocazione.
L’interrogativo «arrivederci» finale di Campbell non è di un genere che inviti al sorriso o lasci dormire tranquilli. Ponendosi nella grande tradizione anglosassone della satira che risale fino al riso aspro e contratto di Swift, Vonnegut restituisce all’humour una sua dimensione naturale : quella tragica.
(Claudio Gorlier)

Kurt Vonnegut Jr., è nato a Indianapolis 1 11 novembre 1922. Si conquistò la notorietà con il primo romanzo, Player Piano, una satira spietata del mondo dell’automazione, scritto mentre era impiegato in una grossa compagnia americana di elettricità. Lasciato l’impiego si stabilì a Cape Cod dove vive tuttora con la moglie e sei figli. Ha scritto successivamente The Sirens of Titan e Cat’s Cradle, due romanzi di fantascienza, il secondo dei quali pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo di Ghiaccio nove. Dopo il presente Madre notte – libro corrosivo, d’impostazione psicologica, magistralmente imperniato sugli aspetti più originali del «grottesco» – comparirà, sempre nelle edizioni Rizzoli, God Bless You, Mr. Rosewater, la sua ultima opera.

L’Acqua Alta e i Denti del Lupo – Josif Džugašvili a Venezia

L’Acqua Alta e i Denti del Lupo – Josif Džugašvili a Venezia

Autore/i: Termini Emanuele

Editore: Exorma Edizioni

pp. 192, numerose illustrazioni b/n, Roma

Nel 1907, un giovane anarchico georgiano, che combatte a suo modo contro l’Impero russo di Nicola II, decide di intraprendere un lungo e tortuoso viaggio clandestino. Obiettivo: arrivare a Berlino per incontrare segretamente Lenin.
Josif Džugašvili nascosto nella sala macchine di un cargo che trasporta grano, parte da Odessa per arrivare al porto di Ancona. Da lì, con l’aiuto degli anarchici del posto, raggiunge Venezia presentandosi alla soglia del Monastero di San Lazzaro degli Armeni, nella laguna veneta, dove sarà ospite dei padri mechitaristi.
È una leggenda? Negli anni Cinquanta il giornalista italiano Gustavo Traglia cercò di scoprire le motivazioni che portarono Josif in Europa, ma la pubblicazione delle sue ricerche fu ostacolata da chi preferiva mantenere un’assoluta segretezza su quel viaggio, anche a distanza di molti anni. Perché?
L’autore indaga sulla vicenda, insegue le poche tracce e i tanti pseudonimi che Josif dissemina lungo il suo cammino, raccoglie indizi e rintraccia le fonti. Assieme a lui torniamo ad ammirare la Venezia delle calli, dei sotoporteghi, dei ponti, dei tramonti in laguna. Tra i turisti che sbarcano dai “mostri bianchi” e i veneziani che si tengono stretta la loro città, riusciremo forse a scoprire se nel 1907 il bolscevico è davvero stato lì.

Emanuele Termini è nato, vive e lavora in Friuli Venezia Giulia. Grande viaggiatore, si è laureato in Lettere all’Università degli studi di Udine ma fra le sue tante e varie attività ce n’è solo una, per ora, che riguarda la letteratura, infatti questa è la sua prima opera ed è un ottimo inizio.

Diluvio e Torre di Babele

Diluvio e Torre di Babele

Titolo originale: Déluge et Arche de Noé – La Tour de Babel

Autore/i: Parrot André

Editore: Sansoni Editore

prima edizione, traduzione di Ada Amaraschi.

pp. 144, tavole b/n f.t., illustrazioni b/n, Firenze

Il diluvio segna una frattura nella storia dell’umanità. Le tradizioni più varie considerano questo cataclisma come una sorta di linea di confine. È tuttavia necessario operare un’accurata distinzione in tutti i racconti sparsi per il mondo e affrontare il diluvio nel suo aspetto di avvenimento storico come fenomeno sicuramente mesopotamico. L’opera di André Parrot compie questo profondo lavoro di dimensionamento e di strutturazione storica superando mediante l’archeologia la grandissima difficoltà della questione causata dai cinquemila anni che ci separano dall’epoca del diluvio. Si tratta di un lavoro affascinante che non può non colpire la fantasia del lettore pur nella esatta impostazione della ricerca archeologica e nella severa cornice di studio entro cui essa viene situandosi. Egualmente per la leggendaria torre di Babele il lavoro di André Parrot riassume il risultato di vent’anni di ricerche nel suolo mesopotamico e di riflessione sui resultati archeologici nei confronti dei dati biblici. La «Torre della Scrittura» cessa così di essere una manifestazione dell’orgoglio dell’uomo per trasformarsi in una mano tesa verso il cielo come una richiesta di aiuto.
Questa ardita tesi perseguita e sostenuta nel corso degli anni è di nuovo proposta nel tentativo di giungere ad una efficace sintesi poiché, come osserva Parrot, spesso la verità risiede nella conciliazione degli estremi. Ne deriva una conclusione logica per cui dietro la torre costruita in mezzo alla pianura di Shinear appare tutta la umanità ansiosa che si stringe e si sforza di penetrare il mistero del suo destino.
Un libro dunque di eccezionale interesse, che porta finalmente di fronte ai nostri occhi nella salda realtà dei dati archeologici due tra gli avvenimenti biblici che più hanno influito sulla fantasia e la immaginazione dell’uomo.

Jim Ha Cambiato Strada – Romanzo

Jim Ha Cambiato Strada – Romanzo

Titolo originale: Forced entries: The Downtown Diaries 1971-1973

Autore/i: Carroll Jim

Editore: Edizioni Frassinelli

nota dell’autore, traduzione di Tullio Dobner, in copertina: foto di Cindy Lewis rielaborata da Dario Frascoli.

pp. 208, Milano

«Jim ha cambiato strada coglie il periodo dei primi anni Settanta a New York meglio di qualunque altra cosa abbia letto da molto tempo.» (William Burroughs)

«Una cosa è sicura: ho raso al suolo questa città nella mia carne, nel cuore e nello spirito. Sono stufo marcio della velocità di New York, dell’accelerazione costante e delle sue forzate perversioni e oscillazioni. Non ne posso più del bisogno di tirar tutto dentro… ogni festa, ogni apertura… sempre a strappare quasi in senso letterale il mio corpo in direzioni diverse. […] Non posso reggere uno stile costante nella mia scrittura su queste piattaforme mutevoli di artificio e rapido cambiamento. Cerco di innescare la mia vita e il mio lavoro, di star dietro allo sfiancante schivare di macchine e droghe. Ma quando cammini su un filo tanto sottile sopra a un abisso cosmopolita così chic e squallido, non ti fermi a pensare. Non puoi fermarti. Vai avanti, con i piedi piegati sul filo, con l’intuito come tuo unico attrezzo da equilibrista. Da qualche tempo l’equilibrio è il mio lavoro principale. Ne sono consumato. Ma quanto è lungo il filo?»

Non meno incisiva del suo romanzo d’esordio, questa seconda prova narrativa di Jim Carroll fa ritrovare al lettore le stesse atmosfere, lo stesso stile ironico, allucinato, immaginifico e inquietante di Jim entra nel campo di basket, di cui riprende la struttura diaristica, registrando con pungente acutezza confusi stati d’animo, incontri stravaganti, scioccanti esperienze e pensieri fulminanti di un giovane poeta, ex campione di basket, bruciato molto precocemente e che vive perennemente in bilico tra visioni e lucidità. Sulla scena folle e trasgressiva della New York dei primi anni Settanta, a contatto con personaggi degli ambienti artistici e intellettuali più all’avanguardia, Jim, tra eccitanti e pasticche varie, cerca faticosamente di liberarsi dalla sua ossessione, la droga. Visita mostre di pittura, assiste a letture di poesia, incontra Andy Warhol, discute d’arte con Robert Smithson, chiacchiera con Alien Ginsberg, vede W.H. Auden, va a cena con Bob Dylan, ascolta al Max’s Kansas City i Velvet Underground. Ma un giorno l’istinto di sopravvivenza ha un brusco sussulto e Jim, disgustato dalla sua esistenza, decide di cambiare strada, abbandonando una metropoli degradata e degradante per trasferirsi in una località della California alla ricerca di un nuovo equilibrio e di nuova linfa per alimentare la sua ispirazione. Alternando episodi descritti in toni lirici ad altri evocati con la crudezza di una corsa atroce verso l’autodistruzione, Jim racconta un’avventura personale che, malgrado tutto, cela un disperato anelito di purezza, un profondo desiderio di emergere dalle sabbie mobili che ormai gli stringono la gola. Intimi e rivelatori, i brani di questo libro aprono significativi squarci su un mondo immerso in tinte acide, illuminato da sciabolate di luce fredda e artificiale come i bagliori del neon, un incubo da cui Jim riesce finalmente a risvegliarsi.

Musicista e poeta, Jim Carroll è nato a New York nel 1951. A sedici anni ha già pubblicato una raccolta di poesie e ha terminato Jim entra nel campo di basket, cronaca asciutta e disincantata degli anni 1963-1966, libro culto in America, edito in Italia da Frassinelli. Nel 1972 esce la seconda antologia poetica. Nel 1974, per liberarsi dalla tossicodipendenza, Carroll va a vivere vicino a San Francisco. Fondatore e leader del gruppo rock Jim Carroll Band, è uno dei personaggi più amati dai giovani americani.

Pino con Occhio – La Mia Vita da Burattino

Pino con Occhio – La Mia Vita da Burattino

Autore/i: Perrotta Francesca

Editore: Edito in proprio

unica edizione, illustrazioni, introduzione e testo di Francesca Perrotta, copia con dedica dell’autrice.

pp. 112, riccamente illustrato con 38 tavole b/n, Ciità di Castello (PG)

Francesca Perrotta è un’artista romana, che da disegnatrice e scultrice, ha posto al centro della sua ricerca il tema del rapporto tra luce e tenebre. In questo percorso, fatto di contrasti e sfumature, nasce il suo incontro con il modo reale e fantastico di Pinocchio.
Il burattino collodiano, personaggio provocatore, disubbidiente e ricco di umanità, ha generato in Francesca la voglia di misurarsi anche con la scrittura, aprendole una nuova possibilità espressiva. Si origina così questo racconto che dà voce alle emozioni e ai pensieri di Pinocchio e accompagna le 38 tavole disegnate a matita.

Zigulì – La Mia Vita Dolceamara con un Figlio Disabile

Zigulì – La Mia Vita Dolceamara con un Figlio Disabile

Autore/i: Verga Massimiliano

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

edizione speciale non definitiva.

pp. 188, Milano

«Metà di quello che ho scritto è uscito in una notte. Il resto sul tram, mentre andavo al lavoro» racconta Massimiliano Verga, padre di Jacopo, Cosimo e Moreno, un bellissimo bambino di otto anni, nato sano e diventato gravemente disabile nel giro di pochi giorni. «Così ho raccolto gli odori, i sapori e le immagini della vita con mio figlio Moreno. Odori per lo più sgradevoli, sapori che mi hanno fatto vomitare, immagini che i miei occhi non avrebbero voluto vedere. Ho perfino pensato che fosse lui ad avere il pallino della fortuna in mano, perché lui non può vedere e ha il cervello grande come una Zigulì. Ma anche ai sapori ci si abitua. E agli odori si impara a non farci più caso.
Non posso dire che Moreno sia il mio piatto preferito o che il suo profumo sia il migliore di tutti. Perché, come dico sempre, da zero a dieci, continuo a essere incazzato undici. Però mi piacerebbe riuscire a scattare quella fotografia che non mi abbandona mai, quella che ci ritrae quando ci rotoliamo su un prato, mentre ce ne fottiamo del mondo che se ne fotte di noi.
Questo libro è uno dei tanti scatti che ho fatto negli ultimi anni. Ma mi sento come un fotografo che usa ancora una macchina analogica. Per vedere se è lo scatto giusto, devo aspettare che qualcuno sviluppi la pellicola e mi faccia avere la stampa.»
Queste pagine sono una raccolta di pensieri e immagini quotidiane su che cosa significhi vivere accanto a un disabile grave (la rabbia, lo smarrimento, l’angoscia), pensieri molto duri, ma talvolta anche molto ironici, su una realtà che per diverse ragioni (disagio, comodità, pietà) tutti noi preferiamo spesso ignorare. E che forse, proprio perciò, nessuno ha mai raccontato nella sua spietata interezza.

Massimiliano Verga ha 42 anni. Insegna sociologia del diritto all’llniversità degli Studi di Milano-Bicocca, divertendosi molto. Ama la montagna ma vorrebbe vivere al mare, se non fosse che i suoi figli e San Siro sono a Milano.

L’Ultimo Uomo del Bounty – La Misteriosa Storia di ciò che Accadde Dopo l’Ammutinamento

L’Ultimo Uomo del Bounty – La Misteriosa Storia di ciò che Accadde Dopo l’Ammutinamento

Titolo originale: Life and Death in Eden

Autore/i: Lummis Trevor

Editore: Edizioni Piemme

prima edizione, prologo dell’autore, traduzione di Giovanna Cettuzzi.

pp. 320, illustrazione b/n, numerose tavole b/n f.t., Casale Monferrato (AL)

1789. Alcuni marinai del Bounty, guidati da Fletcher Christian, si ammutinano e abbandonano il comandante Bligh e i suoi fedelissimi a bordo di una scialuppa nel Pacifico. È l’inizio di una fuga disperata dal lungo braccio della giustizia britannica. Gli ammutinati fanno rotta verso Tahiti, un paradiso dove il pane cresce sugli alberi e le ragazze si donano con gioia. Da lì alcuni partono alla ricerca di un’isola deserta. Approdano a Pitcairn, un fazzoletto di terra disabitato, e devono reinventarsi l’esistenza e ridefinire ogni regola. La vita sembra scorrere serenamente… Ma d’un tratto si scatena una terribile spirale di violenza, una sorta di follia omicida, che culminerà nella sopravvivenza di un unico uomo bianco: John Adams.
Un avvincente “giallo storico”, costellato da curiose descrizioni degli usi e dei costumi delle società polinesiane. Un viaggio nell’Eden, e nel suo torbido, sanguinoso passato.

Trevor Lummis, ex marinaio scelto della marina mercantile britannica, è ora uno storico assai stimato. È stato ricercatore all’Università dell’Essex e si è specializzato in storia sociale del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Ha pubblicato altri tre saggi, occupandosi soprattutto di tradizioni orali. La minuziosa ricerca per ricostruire la vicenda degli ammutinati del Bounty e di Pitcairn Island lo ha impegnato a lungo. Oggi vive a Londra.

Volo di Notte – Corriere del Sud

Volo di Notte – Corriere del Sud

Titoli originali: Vol de Nuit – Courrier Sud

Autore/i: de Saint Exupéry Antoine

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

traduzione di Cesare Giardini.

pp. 240, Milano

Volo di notte è la cronaca e la umana testimonianza dei primi audaci voli notturni compiuti sulle regioni semideserte dell’America Latina per un collegamento commerciale rapido fra Rio de Janeiro e gli scali del Sud. I due personaggi che guidano il racconto sono Rivière, il padrone della Compagnia aerea che, aspettando notizie dei suoi piloti, si va dicendo: “Questa sera, con i miei corrieri in volo, io sono responsabile d’un cielo intero…”; e Fabien, il pilota “che sta per sparire”, che si sacrifica perché ha sfidato la tempesta senza avere strumenti per potersi difendere. È dunque Fabien un eroe obbligato e ambiguo, la vittima predestinata della voracità umana, oltreché dell’umana temerarietà?
Questi interrogativi che sorgono così spontanei, rendono ancora più vivo e drammatico l’interesse per Volo di notte.

Fiabe di Roma e del Lazio

Fiabe di Roma e del Lazio

Autore/i: Autori vari

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

scelte e con introduzione di Cecilia Gatto Trocchi, tradotte da Vincenzo Cerami.

pp. 240, Milano

Questa serie dedicata alle fiabe regionali italiane è, in qualche modo, suggerita dalla grande ripresa d’interesse, a tutti i livelli e nelle forme più varie, per il folclore e la cultura popolare. Essa presenta, in forma
semplice e attraente, le fiabe più celebri e più tipiche della tradizione popolare. Ogni volume è stato curato, in stretta collaborazione, da uno studioso, cui è spettato il compito di raccogliere e scegliere il materiale, e da uno scrittore che lo ha fedelmente trascritto nella prospettiva di una lettura moderna e fruibile da tutti. L’Introduzione premessa a ciascuna raccolta delinea, in termini piani e divulgativi, i caratteri fondamentali della produzione fiabesca di ogni regione.

Storia del Teatro Giapponese

Storia del Teatro Giapponese

Autore/i: Lorenzoni Piero

Editore: Sansoni Editore

in copertina: il danzatore Kinosuke in un balletto Kabuki.

pp. 236, XVI tavole b/n f.t., Firenze

La letteratura drammatica giapponese occupa un posto importante nella storia del teatro universale. Dall’aristocratico teatro del al teatro di marionette, dal popolare Kabuki su su fino alle nuove forme drammatiche contemporanee tra le quali lo shimpa, autori e attori nipponici presentano opere e rappresentazioni non soltanto nel loro civilizzatissimo paese ma anche presso gli studiosi e gli spettatori occidentali.
È questa la prima storia completa – sia pur sintetizzata per ragioni di spazio e nell’intento di essere alla portata di ogni lettore – che venga pubblicata in Italia sul teatro giapponese dalle origini ai giorni nostri. Particolare rilievo è stato dato agli elementi tecnici che distinguono i teatri del e del Kabuki, ai maggiori drammaturghi del passato e del presente, agli elementi di contorno, maschere, strumenti musicali, abiti e costumi che del teatro nipponico costituiscono l’elemento più affascinante, agli attori e alle opere di maggior rilievo.
Questa agile sintesi dovuta a Piero Lorenzoni così conclude la sua rapida corsa attraverso i tempi successivi di un’arte secolare:
«L’ultima guerra mondiale che ha seminato distruzioni e rovine  in quello che fu un tempo il glorioso Impero del Sol Levante, ha tuttavia permesso in un neo-democratico Giappone, l’introduzione di una cultura occidentale essenziale ad un popolo per troppi secoli abbarbicato al fascino di una tradizione per certa parte scontata. Sono rimasti, fedeli custodi di un passato letterario ricco di storia e soprattutto di poesia, i vessilliferi degli spettacoli tradizionali, quali il e il Kabuki, che godono tutt’oggi di vasto prestigio. Accanto a loro tuttavia fervono le novissime reclute della letteratura e del teatro, più vicine e propense alle correnti americane e occidentali in genere, delle quali l’occupazione del Giappone e la sua democratizzazione hanno permesso una rapida assimilazione».

Letteratura Giapponese

Letteratura Giapponese

Titolo originale: Japanese Literature

Autore/i: Keene Donald

Editore: Sansoni Editore

premessa dell’autore, traduzione di G. Lenci, in sovracoperta: Un episodio del Genij Monogatari, Gouache della scuola Tosa, c. 1600, Parigi, Museo Guinet.

pp. 156, XVI tavole b/n f.t., Firenze

La letteratura giapponese è caratterizzata da una rara molteplicità di generi e di forme. Questo profilo di storia letteraria giapponese ne abbraccia tutte le espressioni – la poesia, il teatro, la novellistica, la narrativa ecc. – ponendole in rapporto col parallelo sviluppo delle forme letterarie dei paesi dell’Occidente. Il rapporto tra la letteratura occidentale e la letteratura giapponese è più ampio e complesso di quanto di solito si è portati a credere: D. Keene dedica a questo problema un intero capitolo della sua opera, in quanto ritiene essenziale la trattazione delle reciproche influenze per chiarire gli aspetti più complessi di una cultura e di un’arte. Ne deriva una trattazione approfondita e articolata che, pur non rinunciando all’agilità della sintesi, raggiunge una dimensione non strettamente letteraria, entro la quale hanno il giusto risalto la storia della civiltà e del costume di tutto un popolo.
L’opera di D. Keene, nata da una lunga esperienza di insegnamento universitario e dalla consuetudine diretta con i testi esaminati, si presenta come un raro esempio di profilo letterario, semplice ed essenziale, ma sostenuto da una documentazione precisa e da una attenzione costante per quelli che sono i caratteri fondamentali e i problemi più evidenti di una letteratura per noi quasi inesplorata. In questo senso il lettore italiano troverà in quest’opera una guida preziosa e uno strumento indispensabile d’informazione.

Giuseppe in Egitto

Giuseppe in Egitto

Titolo originale: Joseph in Ägypten

Autore/i: Mann Thomas

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

introduzione di Roberto Fertonani, traduzione di Bruno Arzeni, in copertina: Raffaello (e aiuti), «Giuseppe spiega i sogni al Faraone», Roma, Logge Vaticane.

pp. 512, Milano

Uscito nel 1936 a Vienna, «provvisorio rifugio della casa editrice berlinese alla quale appartenevo», scrive Thomas Mann, Giuseppe in Egitto è il terzo romanzo della tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli in corso di pubblicazione negli Oscar. In una fusione armoniosa fra i temi della miglior narrativa orientale il più noto patrimonio culturale biblico, Mann racconta in queste pagine il soggiorno di Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, nella casa di Potifar, cortigiano di Faraone al quale gli Ismaeliti l’hanno venduto. Tema principale del romanzo è la passione d’amore non corrisposta di Mut-em-enet, moglie di Potifar, per il giovane Giuseppe. In una sorta di analisi psicologica d’eccezione, il comportamento di Mut-em-enet viene descritto dall’autore nelle diverse fasi di quel processo destinato a portare la donna alla distruzione della propria dignità morale: l’iniziale riservatezza, poi il timido approccio, l’avance più sfacciata, e infine la minaccia e la vendetta contro l’incorruttibile ebreo che non vuole tradire il suo Dio e i suoi ideali. Dell’intera tetralogia è questo il romanzo cui l’autore attribuisce il primato. «Giuseppe in Egitto» afferma Thomas Mann nel saggio Sedici anni «mi appariva in modo indiscutibile essere il vertice poetico dell’opera, precipuamente per la riabilitazione che vi avevo compiuta col rendere più umana la figura della moglie di Potifar e la dolorosa storia della sua passione per il maestro di casa del suo fittizio consorte.»

Il Giovane Giuseppe

Il Giovane Giuseppe

Titolo originale: Der Junge Joseph

Autore/i: Mann Thomas

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

introduzione di Lea Ritter Santini, traduzione di Bruno Arzeni, in copertina: Il dio Thot, divinità mitica dall’aspetto di un babbuino che porta sul capo un disco lunare (IV sec. a.C.), Parigi, Louvre, Dipartimento di Antichità egiziane.

pp. 268, Milano

Il giovane Giuseppe è il secondo romanzo (1934) della celebre tetralogia manniana Giuseppe e i suoi fratelli, il cui primo volume, Le storie di Giacobbe (1933) è pubblicato in questa stessa collana. Forse il miglior libro di Thomas Mann, secondo André Gide, questo romanzo svolge la motivazione psicologica dell’odio dei fratelli per Giuseppe, figlio dell’amatissima Rachele e per questo prediletto dal padre Giacobbe. L’eroe vi è presentato in tutte le sue umane fragilità: la sua natura curiosa e instabile è quella appassionata ed egocentrica dello studioso e del letterato, la sua personalità quella versatile dell’artista; il dio cui è devoto è Thot, una mitica divinità egizia che presiede a tutte le attività intellettuali. È «un romanzo – sono parole dello stesso Mann – con ostacoli saggistici, un insieme di ricerca e di epica, di messa in scena e di giocosa scientificità». In appendice al volume si pubblicano, nella taduzione di Lea Ritter Santini, due testi inediti: un’introduzione di Thomas Mann alla tetralogia, e il bellissimo frammento “Il fanciullo Henoch” trovato fra le parti del romanzo non rielaborate.

Linee di Antropologia Culturale – 2 Volumi

Linee di Antropologia Culturale – 2 Volumi

Autore/i: Catemario Armando

Editore: Qualecultura

prefazione dell’autore.

vol. 1 pp. 454, vol. 2 pp. 455-834, Vibo Valentia

Quest’opera di Armando Catemario, in due volumi, intende offrire un contributo al dibattito sui compiti e gli obiettivi dell’antropologia culturale.
Più che un’introduzione teorico-metodologica alla disciplina, mira però ad illustrarne concretamente i temi, con un ampio apporto di dati descrittivi, sistematicamente presentati nell’intento di poterne trarre considerazioni generali, secondo la tradizione classica dei trattati americani.

In una prima parte, vengono anzitutto discusse alcune accezioni assunte dalla nomenclatura della disciplina, della quale viene anche delimitata l’area, in piena indipendenza da diffusi compromessi accademici. A tal fine, il concetto di cultura, oggetto riconosciuto e al tempo stesso ancora indefinito di questa scienza, viene qui riproposto ma affrontato con nuova rigorosa analisi, per concludere che la cultura è tutto ciò che l’uomo crea, al di fuori di ogni eredità biologica, e che non può quindi coincidere con la mera tradizione, o solo con la creazione orale.
Né può consistere in una vaga “visione del mondo”, che impedirebbe di considerare adeguatamente la concatenazione specifica dei modi di vita di un popolo, strettamente collegati, tra l’altro, a concrete e particolari condizioni esistenziali. E una delimitazione di questa ricerca ai popoli “senza scrittura” finirebbe per implicare una ideologia discriminativa ed emarginante.

In conclusione, la cultura comprende le idee pratiche e teoriche create dai gruppi umani nel tempo e nello spazio. L’antropologia culturale, come è implicito nel termine, non studia però la sola creazione culturale, ma l’uomo stesso quale portatore di cultura : ci dirà allora qualcosa sulle possibilità dell’uomo, precisamente dell’uomo come specie, nella variabilità dei suoi comportamenti.

Nella seconda parte dell’opera, è quindi descritta e discussa l’intera gamma delle attività umane, nella variabilità delle strutture, nelle funzioni individuali e collettive, nella genesi e nei mutamenti, nelle relazioni, e nei loro riferimenti sociali e psicologici alle varie situazioni storiche. Così che dalle tecniche di sussistenza all’organizzazione economica, con la conseguente differenziazione sociale, e all’organizzazione politica; dalla regolamentazione del sesso e dagli schemi organizzativi dei principali raggruppamenti ai modelli educativi e di conservazione del sapere, alle forme di socialità, di svago e di rito, sino al controllo sociale, alla struttura caratteriale collettiva ed alla configurazione culturale globale : l’ordine della presentazione risponde al tentativo di cogliere nella gerarchia delle attività, in relazione alla gerarchia reale dei bisogni, l’efficacia determinante di alcune componenti della cultura in rapporto ad altre.
Il lavoro si conclude poi con i problemi relativi al contatto e allo sviluppo delle culture.

È ovvio, scrive l’autore, che una scienza la quale studi le creazioni storiche dell’uomo, anzi le creazioni del suo stesso modo di vivere, vada a toccare il punto nevralgico dei conflitti sociali, e che perciò l’ideologia s’inserisca inevitabilmente nello schema concettuale dello scienziato. E’ altrettanto ovvio, perciò, che non possono non esistere ottiche diverse. L’antropologia culturale critica, cui fa riferimento l’impostazione di quest’opera, è infatti una di queste ottiche possibili, ed ha stretti rapporti con il marxismo, per ciò che si riferisce all’analisi delle opere umane in rapporto all’uomo e alle sue condizioni di fatto nella storia. Gli interessi problematici – e quindi la visione del mondo, se si vuole – che sottendono questo lavoro, si potrebbero riassumere nella focalizzazione in chiave critica del problema generale del “dominio” a tutti i suoi livelli.

Armando Catemario, nato a Napoli nel 1932, dove si è laureato in giurisprudenza, ha completato in Germania i suoi studi di filosofia del diritto e scienze umane. Assistente ordinario presso l’Istituto di Sociologia della Facoltà di Magistero dell’Università di Roma, consegue la libera docenza in filosofia morale e dal 1966 insegna Antropologia culturale nella stessa facoltà.
Utilizzando gli strumenti della ricerca interdisciplinare, egli ha centrato fin dall’inizio i suoi interessi sul problema della normatività, vista nelle sue origini e conseguenze culturali, usufruendo anche dell’esperienza diretta di un training psicoanalitico.
Tra i suoi scritti principali sono da segnalare: La società malata, Napoli 1962. – La teoria della socializzazione nell’antropologia culturale, in «Rassegna Italiana di Sociologia», 1, 1965. – Destino cosmico e destino individuale, in AA.VV., Riscoperta dell’uomo: dal mito all antropologia, 1967. – Technique sociale et reconstruction, Atti del Congresso della «Academie de Philosophie des Sciences», Bruxelles 1968. – La concezione dell’antropologia culturale nel pensiero di Muhlman, in «Rivista di Sociologia», 14, 1967.

Madonna – Immacolata Trasgressione

Madonna – Immacolata Trasgressione

Autore/i: De Palma Leo

Editore: Francesco Bevivino Editore

pp. 96, Milano

La coerenza non è il suo forte. Sarà anche vero, ma lei, dell’incoerenza, ne ha fatto un’arma di successo. È stata Cenerentola negli anni Ottanta, amante saffica nei Novanta, ora una perfetta lady inglese, brava madre di famiglia. Orfana di madre giovanissima, a 20 anni parte da un paesino del Michigan per approdare a New York, con 35 dollari in tasca e un obiettivo: “Diventare più famosa di Dio”. Vende hamburger, lavora in un’impresa di pulizie, non sa cantare, né ballare, né recitare. Passano pochi anni e Madonna incide il suo primo album. Da allora non ha sbagliato un disco, ma ha sbagliato quasi tutti i film. Ha scritto anche libri erotici e fiabe per bambini; è sfacciata e arrogante con gli uomini e madre adorabile con i suoi due figli.
Una cosa è certa: non è ancora stanca di fare la star e di nutrire il suo insaziabile desiderio di conquistare fama e potere.