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Libri dalla categoria Matematici

Freud e Jung – Anni di Amicizia, Anni di Distacco

Freud e Jung – Anni di Amicizia, Anni di Distacco

Titolo originale: Freud and Jung. Years of Friendship, Years of Loss

Autore/i: Donn Linda

Editore: Leonardo Editore

prima edizione, prefazione dell’autrice, traduzione di Silvia Vignato.

pp. 272, numerose tavole b/n f.t., Milano

Freud vuole darmi il suo affetto, io invece ho bisogno di comprensione. Vorrei essergli amico da pari a pari, mentre lui vuole fare di me un figlio. (Carl Gustav Jung)

Jung è pazzo. (Sigmund Freud)

A Roma Sigmund Freud si rispecchiava nel Mosè di Michelangelo, “immobile nella sua furia pietrificata in un misto di dolore e disprezzo”. In quello stesso autunno del 1913, sulla riva del lago di Zurigo Carl Gustav Jung costruiva casette di sassi e si sentiva come se gli cadessero addosso dei macigni. L’amicizia complessa, conflittuale e intensissima che per sei anni aveva legato il padre della psicoanalisi al suo ribelle principe ereditario si era appena dissolta, come un sogno doppio, esaltante, angoscioso, che al risveglio lascia nella memoria solo residui frammentari e taglienti. Il sogno di Freud e di Jung, magistralmente interpretato da Linda Donn in tutti i suoi significati storici e umani, ci fa apparire in una nuova luce, densa di chiaroscuri, le private inquietudini e la grande avventura intellettuale dei due fondamentali capiscuola della psicoanalisi.
“Succede spesso che uomini seri ed eccellenti non riescano a evitare di farsi del male a vicenda, perché non potrebbero altrimenti esprimere la pienezza del loro affetto” scriveva Freud in una lettera del 1922; parlava di altri, ma lacerando una ferita sua, che nessuna autoanalisi poté rimarginare completamente. In fondo alla intricata rete di transfert reciproci, entusiasmi, reticenze, discussioni, incontri e scontri, collaborazione, rivalità, odio e amore che avvolse Freud e Jung fino all’incomprensione e allo scisma insanabile, si annidava da sempre un drammatico equivoco semantico: destinando il giovane Jung a succedergli, Freud si aspettava di venire simbolicamente ucciso da lui come è giusto che tocchi a ogni padre-re, ma agli occhi di Jung fu invece un padre-dio per liberarsi del quale non bastava una laica detronizzazione. Fu necessario spingersi a una sofferta apostasia.
L’attenta, vivacissima ricostruzione di due vite dedicate alla scoperta di territori della psiche mai sospettati prima diventa quindi una ricognizione affascinante in due universi mentali paralleli e divergenti, sotterraneamente uniti da affinità inattese.

Linda Donn, laureata in psicologia, vive a New York. Questo libro è il prodotto di quattro anni di ricerche d’archivio e di quattro viaggi in Europa, dove l’autrice ha raccolto le memorie e le testimonianze di amici, familiari et collaboratori di Jung e ha potuto accedere ai ricordi personali di Paula Fichtl, la vecchia cameriera di Freud.

Il Prigioniero del Tempio – Detenzione, Processo e Morte di Luigi XVI

Il Prigioniero del Tempio – Detenzione, Processo e Morte di Luigi XVI

Autore/i: Hanet Jean-Baptiste (Cléry); Marie-Thérèse-Charlotte di Francia; de Firmont Edgeworth

Editore: Bonacci Editore

unica edizione, introduzione, traduzione e note di Enrica Lucchini, prefazione di Francesco Perfetti, collana: Storia e politica. Fonti e documenti 2.

pp. 218, Roma

I diari di Cléry e di Marie-Thérèse, unitamente al memoriale dell’abate de Firmont rappresentano le uniche, attendibili fonti sugli ultimi mesi di vita di Luigi XVI imprigionato con i congiunti al Tempio prima di essere processato, condannato e avviato al patibolo. Scritti in uno stile scarno ed essenziale, che sottolinea la tragicità degli eventi e fa rivivere il penoso dramma umano dei protagonisti, questi testi, ancora oggi, a duecento anni dagli avvenimenti che li originarono, si offrono come una lettura appassionante. Essi, presentando Luigi XVI in una forzata intimità borghese, ne restituiscono un’immagine diversa da quella diffusa dall’oleografia rivoluzionaria: non mostro sanguinario o sovrano inetto privo delle qualità necessarie per esercitare il difficile mestiere di re, ma uomo dotato di grande dignità e non comune fermezza di carattere.
L’ampio studio introduttivo di Enrica Lucchini, cui si devono la traduzione dei testi e le annotazioni, offre un preciso e articolato inquadramento storico-critico degli avvenimenti.

Jean-Baptiste Hanet, detto Cléry, è la sola persona autorizzata dalle istituzioni rivoluzinarie a risiedere al Tempio durante la prigionia della famiglia reale. Rimane accanto a Luigi XVI fino al giorno della decapitazione.

Marie-Thérèse-Charlotte, primogenita di Luigi XVI e di Maria Antonietta, condivide la prigionia al Tempio ed è la sola a uscire viva dalla lugubre fortezza medievale. Henri Essex Edgeworth de Firmont, confessore della sorella di Luigi XVI, rimane accanto al re e lo conforta nelle ultime ore di vita.

Il Grande Esodo – Storia delle Migrazioni Italiane nel Mondo

Il Grande Esodo – Storia delle Migrazioni Italiane nel Mondo

Autore/i: Incisa di Camerana Ludovico

Editore: Edizioni Corbaccio

introduzione dell’autore, in copertina: Partenza dal porto di Palermo, 1913.

pp. 432, numerose tavole b/n f.t., Milano

Dal Medioevo ai nostri giorni, dall’America all’Estremo Oriente, dai politici agli artisti, dai borghesi ai proletari, II Grande Esodo è uno straordinario affresco degli italiani fuori d’Italia. Un libro che, grazie alla prospettiva di lungo periodo e alla vastità delle ricerche compiute, ridimensiona lo stereotipo negativo dell’emigrante straccione e racconta con partecipazione e ammirazione l’epopea di milioni di italiani, grandi e piccoli.
Sulla grande emigrazione italiana fra Ottocento e Novecento sono apparsi studi storici e sociologici, resoconti giornalistici e racconti letterari che hanno talora suscitato (come Sull’Oceano di Edmondo De Amicis) grandi emozioni umane e passioni politiche. Mai prima d’ora tuttavia l’esodo italiano era stato raccontato e studiato in una lunga prospettiva storica. È questa la prima originalità del libro di Ludovico Incisa di Camerana. Guardato dall’alto della storia, il grande affresco dell’Italia nel mondo assume nuovi lineamenti e suggerisce nuove riflessioni. Non esiste soltanto l’emigrazione miserabile e «stracciona» su cui molti scrittori hanno versato in questi anni lacrime di rabbia e di indignazione sociale. Vi fu la grande emigrazione mercantile, dalla fine del Medio Evo al Rinascimento, primo esperimento di globalizzazione economica. Vi fu il ciclo culturale tra la fine del Rinascimento e l’Ottocento, durante il quale gli emigranti italiani erano pittori, scultori, poeti di corte, cantanti, attori, ballerine, architetti, generali, banchieri, consiglieri del principe, prelati, spose di sovrani, segretari di Stato ed esuli politici. Vi fu l’esodo di massa dal 1861 al 1914, che diffuse stereotipi e pregiudizi alquanto diversi da quelli che avevano distinto l’immagine dell’Italia all’estero nei secoli precedenti. Vi fu un ciclo «misto», dal 1945 al 1970, durante il quale partirono dall’Italia operai e tecnici, minatori e imprenditori, proletari e borghesi. E vi è infine un ciclo recente, non ancora concluso, durante il quale le distanze tra la madrepatria e le sue colonie demografiche nel mondo si sono fortemente accorciate. Mentre i figli e i nipoti della vecchia emigrazione hanno ormai raggiunto posizioni eminenti, altri italiani all’estero scelgono di tornare in patria. Mentre gli emigranti di un tempo salivano lentamente i gradini della scala sociale, quelli d’oggi s’inseriscono subito nelle università, nei laboratori di ricerca, nei mercati finanziari, nel mondo nuovo del design e della moda. Mentre l’emigrazione è stata per molto tempo una scelta definitiva, ora si configura come una sorta di «pendolarismo» su scala internazionale.
La seconda originalità del libro è lo stile dell’autore. Il Grande Esodo è un’opera di sociologia storica, ricca di acute riflessioni sulla natura del fenomeno e sulle sue relazioni con la realtà italiana. Ma è anche un grande palcoscenico attraversato da una folla di personaggi grandi e piccoli, tutti descritti con le qualità letterarie di un autore che dimostra di possedere, di fronte alla varietà dei casi umani, una straordinaria combinazione di ammirazione, compassione e ironia.

Ludovico Incisa di Camerana è stato ambasciatore in America Latina e sottosegretario di Stato agli Affari esteri nel governo Dini. Nei suoi libri ha studiato le dimensioni sociali ed economiche del fascismo, la modernizzazione della Spagna franchista, la storia dell’America Latina, la politica estera degli Stati Uniti ei rapporti internazionali nella guerra fredda. Tra le sue opere menzioniamo L’Argentina, gli italiani, l’Italia, Stato di guerra e, nella Collana Storica della Corbaccio, I caudillos, una grande storia «biografica» dell’America Latina e L’Italia della luogotenenza.

Le Olimpiadi dei Nazisti – Berlino 1936

Le Olimpiadi dei Nazisti – Berlino 1936

La storia completa delle celebri Olimpiadi del 1936. Un capitolo fondamentale nella storia dello sport, della politica e della creazione del consenso.

Autore/i: Large David Clay

Editore: Edizioni Corbaccio

introduzione dell’autore, traduzione dall’americano di Marco Sartori, collana: Collana storica, titolo originale: Nazi Games. The Olimpics of 1936, in copertina: La tuffatrice statunitense Dorothy Poynt.

pp. 504, numerose tavole b/n f.t., Milano

«Un libro che, attraverso la storia delle Olimpiadi del 1936, getta una luce penetrante sulla storia del Terzo Reich.» (Publishers Weekly)

Adolf Hitler non aveva abitudini sportive. Quando fu incarcerato, dopo il fallito putsch di Monaco (1923), e cominciò a ingrassare, un amico gli consigliò di unirsi ai compagni di prigione per fare qualche esercizio sportivo. Indignato, rispose: «È fuori discussione. Un Führer non può correre il rischio di essere battuto dai suoi seguaci in qualche competizione, compresa la ginnastica, o in giochi qualsiasi». Ma in Mein Kampf raccomandò ai giovani un’ora di addestramento fisico al mattino e una al pomeriggio «in modo da coprire ogni tipo di sport e di esercizio ginnico». Dopo la conquista del potere nel 1933, quindi, non tardò a intuire che i Giochi olimpici di Berlino, programmati per il 1936, si sarebbero prestati a una grande operazione di regime. Occorreva dimostrare la qualità dell’atletica tedesca. Occorreva esibire al mondo le straordinarie capacità organizzative della Germania. E occorreva soprattutto proclamare concretamente la validità dei principi razziali a cui il regime intendeva ispirarsi. Lo sforzo organizzativo fu rigoroso e scrupoloso. Come scrive David Clay Large, i tecnici del Comitato olimpico tedesco, con la regia di Leni Riefenstahl, prepararono minuziosamente il trasferimento della fiamma olimpica dalla Grecia a Berlino. Il problema non era soltanto logistico. Si voleva gettare un ponte tra la Germania e l’Antica Grecia, dare una base storica e spirituale al neopaganesimo che sarebbe stato da quel momento la vera religione del Reich. Al programma politico e ideologico del regime hitleriano corrispose una forte campagna per il boicottaggio dei Giochi lanciata dalle comunità ebraiche con l’appoggio di forze politiche anti-naziste e anti-fasciste. Prevalse tuttavia la convinzione che l’interesse sportivo dovesse avere la meglio sulle considerazioni politiche e, addirittura, la speranza che i Giochi avrebbero dato un grande contributo alla riconciliazione internazionale e alla pace. Il libro di David Clay Large dimostra come questi nobili principi fossero illusori e velleitari. I Giochi furono sin dall’inizio, inevitabilmente, una festa politica, sceneggiata e orchestrata in funzione delle ambizioni e della strategia della Germania di Hitler. Vi fu per il Reich un episodio imbarazzante: le quattro medaglie conquistate da un grande atleta nero americano, Jesse Owens. Ma il successo dei Paesi autoritari (l’Italia fascista conquistò ventidue medaglie) sembrò dimostrare che le grandi democrazie erano afflitte da un processo di graduale decadenza. E l’apparizione della televisione negli stadi (quattordici unità mobili create da Telefunken e DaimlerBenz per venticinque sale di spettacolo) consolidò l’immagine della Germania come potenza scientifica e tecnologica.
Questo libro non è soltanto una storia dei Giochi di Berlino. È anche storia del movimento olimpico, della sua evoluzione, del contesto politico internazionale in cui le Olimpiadi del 1936 furono realizzate, del modo in cui quell’evento è ricordato nella Germania d’oggi. Jesse Owens (l’atleta a cui Hitler non aveva voluto stringere la mano) tornò a Berlino nel 1951 e fece un «giro della vittoria» nello stadio in cui aveva trionfato quindici anni prima. Alla sua morte, nel 1980, i berlinesi gli dedicarono una via.

David Clay Large insegna Storia contemporanea presso la Montana State University ed è un esperto di storia tedesca del Novecento. È autore di Where Ghosts Walked: German to the Front Between Two Fires e Berlin.

Lo Spazio dell’Anima – Vita di una Chiesa Medievale

Lo Spazio dell’Anima – Vita di una Chiesa Medievale

Autore/i: Bacci Michele

Editore: Editori Laterza

prima edizione, premessa dell’autore, collana: Storia e società, in sovraccoperta: Andrea di Buonaiuto, La Chiesa militante e trionfante (part.). Firenze, Santa Maria Novella.

pp. XVII-302, numerose tavole a colori e b/n f.t., Bari

Quando facciamo ingresso in una chiesa romanica o gotica che è giunta fino ai nostri giorni spesso fatichiamo a comprendere, in molti suoi aspetti, quanto rimane dell’assetto originario e della sua decorazione. Come non chiedersi per quale motivo le pareti della navata siano ricoperte da una sequenza irregolare e disordinatissima di pitture murali a soggetto religioso? E quale criterio sta alla base della disposizione di altari secondari, nicchie ricavate nello spessore delle pareti, piccoli armadi a muro, sostegni e mensole, transenne, barriere divisorie, tombe, sarcofagi, rialzi, pedane, volte e cappelle? «Quello che propongo al lettore è di accodarci a una pia signora nel percorso da casa sua al luogo di culto, in modo da capire com’era fatta una chiesa della sua epoca e, soprattutto, che cosa bisognava fare una volta giunti al suo interno».

Michele Bacci (Pisa, 1970), storico dell’arte, insegna Iconografia e iconologia presso l’Università di Siena ed è co-direttore della rivista “Iconographica”. Si occupa dei diversi aspetti della storia del culto e delle funzioni delle immagini nel Medioevo, con un’attenzione particolare alla storia degli incontri e degli scambi culturali fra le diverse sponde del Mediterraneo. Fra i suoi libri, Il pennello dell’Evangelista. Storia delle immagini sacre a san Luca (Pisa 1998), “Pro remedio animae”. Immagini sacre e pratiche devozionali in Italia centrale (Pisa 2000) e, per i nostri tipi, Investimenti per l’aldilà. Arte e raccomandazione dell’anima nel Medioevo (2003).

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Premessa

I. Lo spazio e l’esperienza del sacro

  • La porta del cielo
  • A spasso per la Gerusalemme celeste
  • Spazi e sensazioni del sacro
  • Le case di Dio
  • Santi luoghi
  • Luoghi devoti
  • Incontri ravvicinati con i personaggi sacri

II. Dalla casa alla chiesa

  • Fuori dall’uscio di casa
  • Storie di campanili e di campane
  • Fuori dalla chiesa
  • La fronte della chiesa
  • Oltre la soglia dello spazio sacro
  • Gesti e prostrazioni
  • I frequentatori delle chiese: le donne
  • I penitenti in chiesa
  • Peccatori ed elemosine
  • Eretici, scettici, liberi pensatori, curiosi e professionisti

III. Le parti della chiesa

  • Il corpo della chiesa
  • La chiesa dei vivi e dei morti
  • Le tombe dei santi
  • Omaggi per i santi
  • “Imagines de cera”
  • La chiesa come luogo delle immagini
  • Lo spazio dei chierici

IV. L’uso della chiesa

  • Il Santo dei Santi
  • L’impatto visivo (ed emotivo) della liturgia
  • La chiesa si muta d’abito
  • Cerimonie speciali, feste e spettacoli
  • La chiesa come palcoscenico
  • La chiesa fuori dalla chiesa

V. Le chiese degli altri

  • Il modello spaziale latino e il giudizio degli altri
  • Davanti alla moschea
  • La sinagoga
  • Il tempio buddhista
  • Il tempio pagano
  • I cristiani d’Oriente
  • Le chiese dei greci
  • Le chiese del diavolo
  • Bilancio finale

Epilogo. Improvvisatori di spazi sacri: storia di due Guglielmi alla corte del Gran Khan
Note
Bibliografia
Referenze iconografiche
Indice dei nomi
Indice dei luoghi.

Hans Urs Von Balthasar – La Prima Biografia del Teologo della Bellezza

Hans Urs Von Balthasar – La Prima Biografia del Teologo della Bellezza

Autore/i: Guerriero Elio

Editore: Edizioni Paoline

seconda edizione, collana: I teologi del 20° secolo 2.

pp. 432, numerose tavole a colori e b/n f.t., Cinisello Balsamo

Hans Urs von Balthasar (1905-1988) occupa un posto di rilievo tra i teologi del XX secolo. Dotato di straordinaria sensibilità per la musica e l’arte, studiò letteratura, filosofia e teologia, mirando a comporre un simposio della cultura occidentale, incentrato sulla figura di Cristo.
Il fondamento come l’approdo nell’amore trinitario di Dio è esposto nei quindici volumi di Gloria, Teodrammatica, Teologia, l’opera più originale del pensiero cattolico in questo secolo.
Uomo sensibile e appassionato, von Balthasar in vita non rifuggì dalla polemica, sempre pronto, tuttavia, a ricordare che «solo l’amore è credibile». A lui si deve se, dopo secoli, la teologia cattolica ha osato ancora parlare di bellezza.
Le vicende biografiche, i numerosi incontri con personaggi del mondo letterario, filosofico, teologico, le articolazioni del pensiero sono esposti con passione e chiarezza da Elio Guerriero che ha avuto modo di conoscere e frequentare a lungo il teologo svizzero. L’opera è arricchita da documenti significativi per la storia della teologia.

Elio Guerriero è nato a Capriglia (Avellino) nel 1948. Ha studiato teologia al Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo in Roma e filosofia all’Università Cattolica di Milano. Presso le Edizioni Paoline ha pubblicato Silone l’inquieto. L’avventura umana e letteraria di Ignazio Silone; è curatore dell’edizione italiana delle opere di von Balthasar e responsabile della rivista Communio.

Il Segreto delle Donne – Viaggio nel Cuore del Piacere

Il Segreto delle Donne – Viaggio nel Cuore del Piacere

Titolo originale: Les Secret des Femmes. Voyage au Cœur du Plaisir et de la Jouissance

Autore/i: Brune Élisa; Ferroul Yves

Editore: Ponte alle Grazie

prefazione di Élisa Brune, introduzione degli autori, traduzione di Monica Fiorini, collana: Saggi.

pp. 352, illustrazioni b/n, Milano

Un punto cieco, un mito, un mistero, un problema. Un segreto. Ecco che cos’è, ancora oggi, l’orgasmo femminile. E non è bastata la rivoluzione sessuale, non sono stati sufficienti i passi avanti scientifici e sociali: il crollo dei tabù morali non ha spalancato le porte del piacere, e il divario tra godimento maschile e godimento femminile è ancora il segno di una differenza che è venuto il momento di colmare. Ma è difficile uscire dal labirinto quando non si conosce il disegno generale e non si osa chiedere informazioni. Élisa Brune e Yves Ferroul fanno proprio questo: attraverso un’accurata raccolta di tutte le conoscenze attuali, partendo dalla preistoria e arrivando ai giorni nostri, mescolando sapientemente ricerca, inchiesta e testimonianze, forniscono la mappatura per orientare l’universo femminile nelle anse dell’estasi, pongono le domande che nessuno osa fare, danno le risposte che tutti cercano. Il loro filo d’Arianna riporta la felicità dei corpi all’ordine del giorno, ridonando piacere al piacere e contribuendo a svelare una volta per tutte le fragili geometrie di quell’appagamento sessuale che sta al cuore del Segreto delle donne.

Il nostro proposito è mostrare che la sessualità non è né un fine né un mezzo, è un’avventura. Una terra incognita da esplorare con un compagno di viaggio. E come in tutti i viaggi, bisogna partire con un minimo di preparazione.

«Un excursus inedito in un continente sconosciuto. Una summa, un breviario, una raccolta di testimonianze. In altre parole: tutto quello che volevate sapere sull’orgasmo ma non avete mai osato chiedere». (Le Nouvel Observateur)

«Un fenomeno ancora oggi poco conosciuto e poco indagato, appesantito da strati di pregiudizi e luoghi comuni. Per questo Il segreto delle donne è un libro che farà epoca». (Sciences Humaines)

Élisa Brune è scrittrice e giornalista. Ha conseguito un dottorato in Economia ambientale, pubblicato romanzi e libri di divulgazione scientifica. Tra i suoi campi d’interesse ci sono l’astronomia, i vulcani, l’ipnosi e la sessualità femminile.

Yves Ferroul è sessuologo, docente di storia della medicina e della sessuologia, vicepresidente del Syndicat national des Médecins sexologues. Ha fondato il sito sexodoc.

I Cinque Tibetani – Applicazioni Pratiche del Manuale di Peter Kelder

I Cinque Tibetani – Applicazioni Pratiche del Manuale di Peter Kelder

Volume 2°

Autore/i: Kelder Peter

Editore: Edizioni Mediterranee

introduzione dell’editore, traduzione dall’inglese di Milvia Faccia.

pp. 264, 70 fotografie b/n, Roma

Dopo il successo mondiale de I Cinque Tibetani che ha rivelato il segreto della Fonte della Giovinezza attraverso la pratica dei cinque antichi riti tibetani, si è reso indispensabile un seguito per rispondere alle richieste di quei lettori che sentivano l’esigenza di notizie più dettagliate e di ragguagli circa i temi trattati solo di sfuggita da Peter Kelder.
In questo nuovo manuale, scritto a più mani da esperti di salute e benessere, da medici, giornalisti e ricercatori, troverete un gran numero di informazioni connesse alla dieta, alla respirazione, all’energetica della voce e molti altri argomenti che approfondiscono e completano i cinque semplici esercizi appresi in Tibet dal colonnello Bradford.
Conoscerete inoltre le edificanti esperienze delle persone che praticano i Cinque Riti, testimoni dell’efficacia di questa saggezza che potenzia, migliora la salute, accresce la gioia di vivere e prolunga l’esistenza.

Peter Kelder, cresciuto negli USA presso una famiglia adottiva olandese, andò via di casa ancora adolescente per affrontare le sfide della vita, raggiungendo, attraverso molteplici esperienze, una profonda saggezza. In seguito, come ufficiale della marina mercantile, ha vissuto in ogni angolo del mondo ed è divenuto un versatile conversatore in molte lingue, amante dei libri, delle biblioteche e della poesia.
Ha lavorato per un certo tempo come ricercatore presso i maggiori studi cinematografici di Hollywood e nel 1939, pubblicando I Cinque Tibetani, ha reso noto al mondo intero il segreto della giovinezza che un ufficiale inglese – la cui identità è celata dallo pseudonimo di «Bradford» – aveva appreso in Tibet. Il suo libro è diventato un best-seller ed è stato tradotto in una dozzina di lingue e perfino in braille.

L’Intelligenza del Cuore – Le Emozioni e lo Sviluppo della Mente

L’Intelligenza del Cuore – Le Emozioni e lo Sviluppo della Mente

«Le emozioni sono la chiave dello sviluppo mentale e, nel corso di tutta la vita, rendono possibile il pensiero creativo in ogni sua forma.»

Autore/i: Greenspan Stanley I.; Lieff Benderly Beryl

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani, collana: Saggi, titolo originale: The Growth of the Mind.

pp. 340, Milano

Una piccola grande rivoluzione è oggi in corso: la rivincita delle emozioni, degli affetti sull’aspetto razionale della nostra vita. E non solo perché la società contemporanea, con i suoi ritmi di lavoro esasperati, con l’erosione dei legami familiari e di amicizia, con l’imporsi dell’individualismo atomizzato, ci sta creando attorno una sorta di deserto, povero di relazioni affettive rilevanti. Ma anche perché i risultati di una serie di ricerche scientifiche sullo sviluppo dell’intelligenza nel bambino, oltre all’esperienza clinica con neonati, ragazzi e adulti, hanno iniziato a mettere in discussione il primato, da secoli indiscusso, dell’intelligenza razionale su quella emotiva.
Nell’Intelligenza del cuore Stanley I. Greenspan sovverte definitivamente quella teoria e afferma che, al contrario di quanto sostengono grandi studiosi come Piaget, alla base dello sviluppo dell’intelligenza ci sono proprio quelle interazioni emotive che il neonato prima e poi il ragazzo e l’adulto vivono con le persone che li circondano. Un ambiente ricco di affetti, insomma, non garantisce solo una crescita emotivamente equilibrata, ma anche una buona maturazione intellettiva.
Forte della sua vastissima esperienza di lavoro con bambini colpiti da problemi relazionali e con famiglie a rischio, l’autore lancia un grido di allarme: allevando i nostri figli in un mondo povero di sentimenti rischiamo di produrre nuove generazioni di uomini e donne che saranno carenti anche dal punto di vista intellettuale. Nella seconda parte del libro propone perciò a tutti noi, ai singoli, alle famiglie e alle istituzioni, come cambiare di segno i valori della società e dare alle esperienze emotive maggiore importanza nel progetto della nostra vita personale e collettiva. «L’attenzione all’esperienza soggettiva non è un esercizio puramente umanitario o estetico, ma è cruciale per la sopravvivenza umana.»

Stanley I. Greenspan, considerato oggi la massima autorità nel campo della psicologia evolutiva, insegna psichiatria, scienze comportamentali e pediatria alla George Washington University Medical School. Psichiatra e psicoanalista infantile al Psychoanalitic Institute di Washington, ha creato il National Center for Clinical Infant Programs, che ora dirige. Ha pubblicato numerose opere, tra cui Infancy and Early Childhood, Intelligence and Adaptation, The Development of the Ego, The Challenging Child.

Beryl Lieff Benderly, giornalista specializzata in psicologia, è autrice di vari libri, tra cui Dancing without Music: Deafness in America e The Myth of Two Minds: What Gender Means and Doesn’t Mean.

Luisa Bàccara – La Musicista che Visse per d’Annunzio e gli Sacrificò Tutto, anche l’Onore

Luisa Bàccara – La Musicista che Visse per d’Annunzio e gli Sacrificò Tutto, anche l’Onore

Autore/i: Federici Antonella

Editore: Neri Pozza Editore

unica edizione, con un testo di d’Annunzio, in copertina: xilografia di Adolfo de Carolis.

pp. 136, 24 illustrazioni b/n f.t., Vicenza

Smikrà, l’aveva soprannominata lui. Piccolo lo chiamava lei. Erano nomi di quelli che si danno nel mezzo di un’intimità e di una tenerezza che poi, quando sono passate, non fa più piacere ricordare, che ci fanno sentire deboli, e stupidi.
Poi le cose cambiano, con quello strazio che comportano, con il silenzio che subentra su quel versante e le poche cose che diventano, orribilmente, l’esistenza di ogni giorno, quella che Gabriele ha rifiutato fino alla morte, quella che lei cercava disperatamente.
Lui era fuori dai canoni, non voleva accettare convenzioni. Non gli è mai importato che una donna fosse già moglie o madre, gli importava di vivere nella vita quelle sensazioni che, quasi sempre, all’interno della coppia, si perdono appena subentra l’abitudine.
Luisa era una donna disposta a vivere per un uomo solo; fu una compagna che a costo di qualunque umiliazione rimase dove «credeva» che fosse il suo posto.
Lo sdoppiamento Luisa-Smikrà interessava solo d’Annunzio. Luisa era la donna che restava a casa, Smikrà era la realizzazione dei sensi di lui.
Smikrà non è mai stata interessante per nessuno, tanto che l’hanno dimenticata; lo è stata per lui fintanto che così l’ha chiamata. Ritrova adesso il suo posto in un libro che parla delle abitudini di ogni giorno e dei fatti che seguitarono il loro tormento al di là dell’amore e dei nomignoli.
Il ricordo di Luisa Bàccara, con l’inedito carteggio qui riportato, consente uno sguardo privato su d’Annunzio. Dai telegrammi di lui emerge tutta quella dolcezza che non gli si volle mai riconoscere; dagli scritti di lei un’indomabile gelosia, la disperazione per la paura di perdere lo scopo della vita.
Perché ho scritto questa storia? Perché io sto spudoratamente, malgrado tutto e anche in questa occasione, dalla parte di lui. E siccome questo pezzetto di storia mancava, ho preferito scriverlo ricordando quello che d’Annunzio ha creato. Volevo si capissero le ragioni di lei, ma anche quelle di lui, perché la ragione non sta mai da una parte sola. Chi non sa più di storie d’amore troverà in sé solo un po’ di commozione per questa storia di Luisa Bàccara, e forse irritazione per quei nomignoli; chi ancora crede nell’amore… Non lo so.
(A.FED.)

Antonella Federici nata a Brescia il 1952 risiede a Treviso. Giornalista professionista dal 1980, è stata cronista di nera e giudiziaria per 15 anni. Attualmente lavora per il Gazzettino alla redazione Cultura e spettacoli. Cura la pagina dei libri e si occupa anche di cinema, teatro, lirica e televisione.

Blu Profondo – L’ultima Immersione

Blu Profondo – L’ultima Immersione

Titolo originale: The Last Dive

Autore/i: Chowdhury Bernie

Editore: Sperling & Kupfer Editori

prefazione di Homer Hickam, traduzione di Marco Bosonetto.

pp. XI-358, numerose fotografie a colori f.t., Milano

In acqua tutto conta di più: la paura, il coraggio, l’esperienza e… il tempo. A ogni immersione con le bombole, il sub rinnova la sfida con se stesso ed esplora i propri limiti, confrontandosi con i rischi legati ai tempi della decompressione e a particolarissime condizioni fisiche. «Volevo capire quale sirena induceva me e migliaia di altri sub ad affrontare le acque profonde e assassine», ammette Bernie Chowdhury, esperto di speleologia subacquea, scampato – dopo molte escursioni fortunate e migliaia di ore di brevetto alla tragedia che nel 1992 spense la vita di Chris e Chrissy Rouse, padre e figlio con la passione del mare e solo diciassette anni di differenza. Sportivi abituati a missioni potenzialmente mortali e inguaribili sognatori, i Rouse e l’autore stesso formavano affiatati scuba-diving team sempre a caccia di relitti sommersi e grotte inesplorate. A un giorno e mezzo dal porto di New York un cimitero di U-boot della seconda guerra mondiale è un invito irresistibile a tuffarsi nelle acque gelide dell’Atlantico per realizzare la speranza di identificare l’ultimo sommergibile senza nome. Ma la pratica dell’immersione e la comunità dei sub hanno regole a cui è impossibile sfuggire… Una storia vera – arricchita da un suggestivo inserto fotografico a colori – in cui si intrecciano avventura e ossessione, l’ambizione e il fascino di scafi spettrali abitati da creature marine non sempre innocue, che appassiona per lo spessore umano dei protagonisti e gli aspetti estremi di un racconto che lascia letteralmente senza fiato.

«Finalmente un nuovo genere che mette in scena le paure legate agli abissi… Per scalare l’Everest ci vogliono giorni, mentre alla maggior parte dei subacquei d’immersione profonda bastano 40 minuti per scendere e ore per risalire con il malore da decompressione sempre in agguato… Indimenticabile storia fatale di due sub inseparabili fino all’ultima avventura.»
(New York Times Book Review)

«Come Bernie Chowdhury dimostra in questo racconto mozzafiato che svela i virtuosismi tecnici dei sub ’di lungo corso’, l’acqua può diventare territorio di ossessioni e di sfide fatali …»
(News day)

«Un libro che esplora da vicino i limiti tollerati dal corpo e dalla psiche umani alla prova degli abissi.»
(Sunday Express Magazine/London)

«Padre e figlio… nuotano per la pura gioia di esplorare, protagonisti di un’avventura da brivido pagata a carissimo prezzo.»
(Sherry Sontag, coautrice di Immersione rapida)

Bernie Chowdhury, statunitense, è istruttore di sub, esperto di immersioni in grotta e di esplorazione di relitti. Amico dei Rouse, con i quali ha condiviso molte imprese subacquee, è membro dell’Explorers Club, ha fondato la rivista specializzata Immersed e ha curato alcuni documentari sull’immersione estrema.

Il Bordello Galleggiante

Il Bordello Galleggiante

Titolo originale: The Floating Brothel

Autore/i: Rees Siân

Editore: Garzanti Editore

prima edizione, traduzione dall’inglese di Barbara Bagliano, collana: Memorie, documenti, biografie, in copertina: in alto, un militare sia avvia verso il porto del piacere, in basso, la Lady Julian nel 1782.

pp. 272, numerose tavole b/n f.t., Milano

Da Londra al Brasile, dal Sudafrica all’Australia, lo straordinario viaggio della Lady Julian e delle sue indimenticabili passeggere: 237 tra prostitute, vagabonde e borseggiatrici condannate all’esilio dai tribunali di Sua Maestà alla fine del Settecento.

Nel luglio del 1789 la Lady Julian, una nave che aveva imbarcato 237 tra prostitute, borseggiatrici, vagabonde e altre donne condannate all’esilio dai tribunali di Sua Maestà, lasciava il porto di Londra: era diretta verso Botany Bay e la futura Sydney, per offrire ai coloni servizi sessuali e assicurare una discendenza.
Fu un viaggio per certi aspetti memorabile: come ricorda una testimonianza dell’epoca, «le donne – molte della quali erano prostitute londinesi – avevano trasformato la nave in un bordello galleggiante».
Ma il viaggio della Lady Julian non è affascinante solo per le avventure sentimentali ed erotiche delle «mogli temporanee» del suo equipaggio. È anche un’avvincente discesa nei bassifondi della società inglese dell’epoca. È una imprevedibile crociera che attraversa tutti gli oceani, dalle Canarie al Brasile, dal Sudafrica all’Australia.
È l’approdo su una terra lontana e inospitale di un gruppo di donne destinate a diventare protagoniste di una pagina poco nota nella storia di un grande paese.

Siân Rees è nata in Cornovaglia da una famiglia di costruttori di navi ed è da sempre affascinata dal mare. Si è laureata in storia a Oxford e si è recata a Sydney per completare la ricerca sul viaggio della Lady Julian.

Prima della Bibbia – Sulle Tracce della Religione Arcaica del Proto-Israele

Prima della Bibbia – Sulle Tracce della Religione Arcaica del Proto-Israele

Autore/i: Baldacci Massimo

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

introduzione dell’autore, collana: Uomini e religioni, in sovraccoperta: Pieter Bruegel, La piccola torre di Babele, 1563 circa Rotterdam, Museum Boymans-van Beuningen.

pp. 304, tavole a colori f.t., Milano

Jhwh era Dio di Israele ma nessuno, prima di Osea o di Amos o del secondo Isaia, immaginava di essere nel peccato se coltivava la sua fede politeista o se annetteva alla figura di Jhwh simboli propri di El o di Baal, né se l’affiancava alla divinità femminile di Asherah, da sempre presente in ogni casa a protezione della famiglia.

È forse un caso che la solenne proclamazione di fede del Deuteronomio reciti “mio padre era un arameo errante”? o che il profeta Isaia indichi la lingua ebraica come “lingua di Canaan”? o che dei 1454 termini utilizzati nella letteratura di Ugarit per descrivere il mondo divino, ben 711 (quasi il 50%!) vengano reimpiegati dalla Bibbia ebraica? o che i testi più antichi della Bibbia presentino inequivocabili radici cananee?
Qualunque sia stata la nascita di Israele, questa avvenne in territorio cananeo, tra popolazioni cananee, in un periodo storico a cultura cananea e, probabilmente, da genti cananee. È la Bibbia stessa, del resto, a imporre di essere letta in relazione con i testi delle culture circostanti, perché in essa traspaiono con evidenza il colore dei miti delle origini, le antiche migrazioni delle singole tribù, le leggendarie storie degli eroi, i culti ancestrali della pietà popolare. La Bibbia della fede non può essere separata dalla Bibbia della storia. La comprensione è strettamente legata al contesto della sua nascita, fatto di tribù semitiche con dialetti diversi, di potenti città stato, di raffinata cultura letteraria e religiosa, di grandi dei. Chi viene prima, allora, Jhwh, oppure El, Baal, Shamash, Resep, Molok, o le dee Asherah e Anat? e la religione di Israele è sempre stata monoteista? oppure al monoteismo si arrivò gradualmente? e quando, e come?
Disponendoli secondo l’ordine del canone biblico, questo volume presenta i numerosi e a volte emblematici testi paralleli alla Bibbia ebraica presenti negli scritti dei popoli circostanti, dalle vicinissime città stato cananee di Ugarit e della Fenicia, ai regni siriani di Mari ed Ebla, alla potente realtà aramaica, alla cultura millenaria della Mesopotamia. Una grande rassegna per comprendere la Bibbia nel contesto socio-culturale da cui è sorta, un’opera unica nel panorama culturale italiano, e non solo italiano.

Massimo Baldacci (Università di L’Aquila; Visiting Professor in Germania), formatosi al Pontificio Istituto Biblico sotto la guida autorevole di Carlo Maria Martini, Luis Alonso Schökel e Mitchell Dahood, è uno dei più autorevoli esperti a livello mondiale della letteratura cananea. Tra le sue pubblicazioni recenti: La scoperta di Ugarit (Piemme, Casale Monferrato 1996); Il libro dei morti dell’antica Ugarit. Le più antiche testimonianze sull’Aldilà prima della Bibbia (Piemme, Casale Monferrato 1998) e nel 1999 presso Mondadori Il diluvio. Mito e realtà del più grande cataclisma di tutti i tempi.

Dopo la Bomba – Tutto quello che si Deve Sapere per Sopravvivere ad un Attacco Nucleare

Dopo la Bomba – Tutto quello che si Deve Sapere per Sopravvivere ad un Attacco Nucleare

Autore/i: Mazzini Francesco

Editore: EPC Editrice

unica edizione, prefazione dell’autore.

pp. 240, numerose illustrazioni b/n, Roma

Questo libro ti insegna cosa devi fare per sopravvivere tu, con la tua famiglia, ad un attacco nucleare, come ti devi proteggere in casa tua se non hai un rifugio migliore, quali aiuti puoi aspettarti dalle autorità e che cosa invece devi fare da solo.
Contiene utili consigli per proteggerti dalle radiazioni dovute al fall-out e ti dice come devi comportarti quando l’attacco è finito e l’aria, l’acqua e gli alimenti saranno contaminati ancora per molti anni.
Il libro contiene anche un regolo per il calcolo delle dosi da radiazioni, utili tabelle per controllare le diete alimentari, criteri per valutare il grado di protezione dei locali scelti come rifugio ed infine riporta la normativa tecnica della protezione civile svizzera per la costruzione dei rifugi privati.

L’ingegner Francesco Mazzini, direttore del Laboratorio di difesa atomica, è uno dei maggiori esperti italiani nel campo dei rischi nucleari, in pace e in guerra. Parallelamente all’attività svolta nel Centro studi ed esperienze del Corpo Nazionale Vigili del fuoco, l’autore del volume ha fatto parte di commissioni e gruppi di studio, in campo internazionale, sui problemi dell’emergenza nucleare. Ha dedicato all’argomento numerose memorie scientifiche.

La Tela del Ragno – Il Delitto Moro

La Tela del Ragno – Il Delitto Moro

Autore/i: Flamigni Sergio

Editore: Kaos Edizioni

premessa dell’autore.

pp. 450, Milano

La ricostruzione della strage di via Fani (Roma, 16 marzo 1978), dei successivi 55 giorni del sequestro Moro, e di tutti i misteri intorno al delitto che ha segnato mutandola la storia della Repubblica.

Gli affiliati alla Loggia segreta P2 insediati ai vertici dei Servizi e delle forze di sicurezza • Le indagini approssimative e omissorie, e i depistaggi delle ricerche della “prigione” brigatista • I reperti scomparsi e le ambiguità della magistratura romana • Le manovre occulte e le implicazioni internazionali • Gli infiltrati nelle Br, e l’enigmatico capo brigatista Mario Moretti • Le responsabilità e le reticenze del ministro dell’Interno Francesco Cossiga • Le lettere di Moro e i comunicati delle Brigate rosse • Dai servizi segreti alla tipografia romana delle Br • Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa e i documenti del covo Br di via Monte Nevoso • Il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, e il conflitto del clan andreottiano con Carmine Pecorelli • I silenzi e le bugie dei brigatisti dissociati.

Sergio Flamigni (Forli, 1925), parlamentare del Pci dal 1968 al 1987, ha fatto parte delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Moro, sulla Loggia P2 e Antimafia. Ha scritto: Trame atlantiche. Storia della Loggia P2 (1996); «Il mio sangue ricadrà su di loro». Gli scritti di Aldo Moro prigioniero delle Br (1997); Convergenze parallele (1998); Il covo di Stato (1999); I fantasmi del passato (2001); La sfinge delle Brigate rosse (2004); Le Idi di marzo (2007); La prigione fantasma (2009).

Quando l’Europa è Diventata Cristiana (312-394) – Costantino, la Conversione, l’Impero

Quando l’Europa è Diventata Cristiana (312-394) – Costantino, la Conversione, l’Impero

Titolo originale: Quand notre monde est devenu chrétien (312-394)

Autore/i: Veyne Paul

Editore: Garzanti Editore

traduzione dal francese di Emanuele Lana, collana: Collezione storica, in sovraccoperta: Battesimo di Costantino, Roma, SS. Quattro Coronati, Cappella di San Silvestro.

pp. 208, Milano

La conversione di Costantino al cristianesimo è uno degli avvenimenti decisivi della storia mondiale. Poco prima, nel 309 e nel 311, due feroci persecuzioni avevano provocato migliaia di vittime tra i seguaci del nuovo culto. All’epoca solo una piccola percentuale degli abitanti dell’immenso impero era di religione cristiana. Ottant’anni dopo il paganesimo sarebbe stato vietato, scomparendo per sempre dalla storia.
Paul Veyne, uno dei massimi studiosi dell’antichità, individua le ragioni di quella svolta epocale: le cause storiche, che affondano le radici nella situazione politica dell’impero romano; ma anche le motivazioni personali, radicate nella psicologia di un sovrano che si riteneva il salvatore dell’umanità e che fu dunque in grado di compiere un gesto di straordinaria audacia.
Quando l’Europa è diventata cristiana ricostruisce la cornice di quella rivoluzione politica, culturale e religiosa, e ne analizza le conseguenze. La cristianizzazione dell’impero seguì un cammino tortuoso, che portò finalmente alla sintesi tra due sistemi di valori, cambiando profondamente sia la romanità sia la Chiesa, che convertì milioni di persone senza fare martiri. Ma quel processo lasciò anche cicatrici profonde: l’antisemitismo cristiano iniziò proprio allora a sedimentare i suoi veleni. Senza dimenticare che quegli eventi così lontani nel tempo riverberano ancora nel dibattito politico, come conferma la discussione sulle radici cristiane dell’Europa. Veyne ci offre così una riflessione documentata e a tratti provocatoria sul rapporto tra ideologia e religione, tra monoteismo e psicologia, tra storia e politica.

«Ho scritto questo libro contro me stesso. Sono totalmente miscredente e fra tutte le religioni quella che sopporto meno è proprio il cristianesimo. Ma da storico ho dovuto sforzarmi di non prendere partito né pro né contro. La cosa più difficile è stato capire cosa si ha nel cuore e nell’animo quando si è cristiani.» (Paul Veyne)

«Paul Veyne è un grande irregolare della storiografia francese, di quelli che scrivono divinamente… Il suo è un libro magnifico che si legge come un romanzo.» Marina Valensise, (Il Foglio)

«È un ritemprante percorso spirituale, anticonformista, appassionante, che rende il lettore più intelligente.» (Le Vif/L’Express)

«Il libro di Paul Veyne non è soltanto un libro di storia erudito e solido, è anche una miniera di profonde riflessioni sulla nostra civiltà.» (Le Figaro Littéraire)

Paul Veyne (Aix-en-Provence, 1930), storico e archeologo, è considerato il massimo esperto dell’antica Roma. Membro della École française de Rome, fino al 1998 ha ricoperto la cattedra di Storia romana al Collège de France, di cui attualmente è professore onorario. Vive a Bédoin, nella Valchiusa. Tra le sue numerose opere, le più recenti sono: La società romana (Laterza, 2004); I greci hanno creduto ai loro miti? (Il Mulino, 2005); La vita privata nell’impero romano (Laterza, 2006) e L’impero greco-romano. Le radici del mondo globale (Rizzoli, 2007).

Quando i Genitori si Separano

Quando i Genitori si Separano

Titolo originale: Quand les Parents se Séparent

Autore/i: Dolto Françoise

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

introduzione di Silvia Vegetti Finzi, presentazione dell’autrice, traduzione di Sergio Benvenuto.

pp. XIV-142, Milano

Un amore finito, un matrimonio in frantumi: con dolore e con innumerevoli difficoltà la coppia si separa, divorzia. Ma il dolore dei figli è quasi sempre più lacerante, le loro difficoltà sono maggiori, e spesso i genitori non sono in grado di offrire né consolazione né sicurezza. Per aiutare tanti bambini a superare senza traumi il momento della crisi, per evitare che diventino le vittime di contese giudiziarie o di ricatti affettivi, occorre qualcosa di più del buon senso e della buona volontà. In questo volume la grande psicoanalista francese Françoise Dolto, da sempre attenta esploratrice dell’universo infantile, affronta con lucidità e competenza il complesso rapporto tra genitori separati e figli, analizzandone le svariate problematiche: come gestire la custodia dei figli, quale relazione instaurare tra i bambini e la giustizia, la scuola, le famiglie dei genitori. Sulla base della sua ricca esperienza, la Dolto indica il non facile cammino che bisogna intraprendere per far sì che un evento potenzialmente doloroso e perturbatore, quello della separazione, possa diventare una tappa verso una più equilibrata assunzione di responsabilità da parte degli adulti e dei bambini.

Françoise Dolto (1908-1988), specialista in psicoanalisi infantile, è stata allieva di Jacques Lacan con il quale nel 1964 ha dato vita alla Scuola Freudiana di Parigi. Nota a livello mondiale per i suoi lavori scientifici, ha creato le Maisons Vertes, un esperimento pionieristico di iniziazione precoce del bambino alla vita sociale. Autrice di numerosi saggi e manuali, nella collezione Oscar ha pubblicato: Adolescenza, Il bambino e la città, Come allevare un bambino felice, Il desiderio femminile, I problemi dei bambini, Solitudine felice e, con Nazir Hamad, Quando i bambini hanno bisogno di noi.

Medicina Cinese – Fondamenti e Metodo • La Tela che non ha Tessitore

Medicina Cinese – Fondamenti e Metodo • La Tela che non ha Tessitore

Titolo originale: The Web that has no Weaver. Understanding Chinese Medicine

Autore/i: Kaptchuk Ted J.

Editore: Red Edizioni

quarta edizione, traduzone dall’inglese di Augusto Sabbadini (Shantena), collana: L’altra medicina Studio/21.

pp. 296, illustrazioni b/n, Como

Con grande unanimità di consensi, si riconosce a questo libro un’importanza fondamentale per la conoscenza della medicina cinese. ’La tela che non ha tessitore’ (questo il titolo originale) ne offre infatti una presentazione articolata ed esauriente, in cui hanno pari rilievo e si integrano reciprocamente tanto il contesto filosofico e culturale da cui essa trae origine, quanto le tecniche diagnostiche e il sistema terapeutico in cui si è organizzata.
Un’integrazione di questo tipo deve essere supposta per ogni scienza, ma è tanto più necessaria per la medicina cinese, che non è stata protagonista, come quella occidentale, di mutamenti o svolte clamorose nel tempo, di scontri con la tradizione, di specialistiche parcellizzazioni. Proprio sottolineando e approfondendo lo ’spirito filosofico’ della medicina cinese, l’autore procede nell’esposizione delle sue peculiari caratteristiche, a partire dal tema in essa centrale della malattia come ’quadro di disarmonia’.
Ma il pregio del libro non è solo la correttezza dell’approccio. Esponendo fondamenti e metodo della medicina cinese, che esiste concretamente e parallelamente a quella occidentale, l’autore in modo implicito propone un confronto: non per esprimere un verdetto sulla superiorità dell’una o dell’altra, ma perché di ognuna si possa assumere una visione critica costruttiva e un’aperta consapevolezza delle debolezze e dei punti di forza.

Ted J. Kaptchuk dirige la Pain and Stress Relief Clinic presso l’ospedale Lemuel Shattuck di Boston, un reparto cronicario d’avanguardia, in cui operano contemporaneamente specialisti dei diversi sistemi di medicina, occidentali e orientali, praticati nel mondo. Da questa straordinaria esperienza è nato un libro, scritto da Kaptchuk in collaborazione con Michael Croucher, Le arti del guarire, pubblicato da red edizioni.

Musica Distante – Meditazioni sulle Virtù

Musica Distante – Meditazioni sulle Virtù

Autore/i: Trevi Emanuele

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, collana: Letteratura contemporanea, in sovraccoperta: Maestro del Libro di casa, Tre angeli in volo, Basilea, Kunstmuseum.

pp. 160, illustrazioni b/n, Milano

«Si tratta di incamminarsi in quella terra di nessuno nella quale il desiderio della bellezza e l’esigenza della giustizia inducono a ridefinire senza tregua i confini dell’identità, coinvolta in una interminabile migrazione attraverso tutte le forme possibili della vita, tutti i paesaggi contenuti nella vastità della terra che abitiamo, tutti i sogni che rimangono ancora da sognare.»

In compagnia dei libri e delle opere d’arte si spende il proprio tempo per i più diversi motivi. C’è chi legge un grande romanzo per trovare il sonno, e chi gli dedica infinite e minuziose ricerche erudite. C’è chi divora le pagine in preda al dèmone dell’identificazione, e chi lentamente ne assapora le astuzie dello stile. Esiste, fra le tante, anche la possibilità di interrogarlo per quanto esso ha da suggerire riguardo alle apparenze della vita, alla nostra perenne fatica di decifrarle. Attraverso la sua particolare bellezza, quel romanzo potrà allora riservare al suo lettore una chiave d’accesso a se stesso, o un tenue filo d’Arianna nel labirinto delle esperienze e dei desideri. Non si tratta allora di critica letteraria, almeno non nel senso dello spazio limitato e spesso futile che la riflessione sulla letteratura talvolta ha voluto ritagliarsi, ma di una preoccupazione di natura morale.
Servendosi del sistema delle virtù, uno dei più fortunati e duraturi edifici del pensiero morale cristiano, utilizzando le quattro virtù cardinali e le tre teologali come i cardini e i decumani di una città ideale, Emanuele Trevi ha costruito una pianta arbitraria eppure necessaria, labile eppure inevitabile, per leggere opere letterarie e figurative che vanno da Jacopone da Todi ad Alain-Fournier, da Leopardi a Kafka, da Simone Martini al Pisanello, avanti e indietro nel tempo, da Giotto a Vermeer e da Angela da Foligno a Walter Benjamin.
Nell’eleganza di queste pagine il lettore scoprirà il candore e l’azzardo di chi cerca di scoprire nei libri e nelle immagini dipinte un senso ultimo delle cose, un ammaestramento, però senza farsi prendere dalla tentazione universalizzante e senza mai nascondersi la natura parziale del proprio ragionare, ovvero senza mai perdere la consapevolezza di stare cucendo “intorno al profilo evanescente di sette nomi le idee che possono combaciare con il loro vuoto.” E si tratta di un vuoto che nel tempo ha lavorato limando, erodendo anche i significati di queste virtù.
Pochi sanno ormai riconoscere, nella parola attuale, il significato originario della “prudenza” o le sfumature della “speranza”. Qualcuno si sorprenderà di trovare Apuleio nel capitolo dedicato alla “fede” o Joyce in quello in cui si parla della “giustizia”. Ma è a questa “musica distante” che dobbiamo abituarci, per cogliere, sul sottilissimo discrimine tra l’abitudine e la rivelazione, l’elemento simbolico che ci fa riconoscere, per un attimo, il senso della nostra vita. Come quella distant music che Gretta, la protagonista de I morti, il celebre racconto di Joyce, ascolta sulle scale, alla fine di un banale ricevimento, e la musica le ricorda il ragazzo che era morto per lei, tanti anni prima.
E allora la scoperta di questo libro, la ragione che ci farà amare le sue pagine è la certezza “che la possibilità di vedere i miracoli nel tessuto dei gesti della vita, di celebrare il rapporto di reciproca santificazione che unisce l’Assoluto al Quotidiano, faccia parte della letteratura, o dell’arte.”

Emanuele Trevi è nato a Roma, dove vive, nel 1964. Ha pubblicato una “lettera sulla critica”, Istruzioni per l’uso del lupo (Castelvecchi 1994) e ha curato e introdotto varie edizioni di classici francesi e italiani. É redattore di Nuovi Argomenti.

Letteratura Cinese

Letteratura Cinese

Autore/i: Lanciotti Lionello

Editore: Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente

edizione interamente riveduta e arricchita di un Indice delle opere e dei nomi citati, prefazioni dell’autore, collana: Il nuovo Ramusio 6.

pp. 272, Roma

Dalla prefazione:
“L’affettuosa insistenza degli amici dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente mi ha indotto a ripubblicare questa mia Letteratura cinese. La possibilità che essa risulti ancora utile ai sempre più numerosi allievi dei corsi di cinese, che con ritmo crescente vengono inaugurati presso università ed istituti vari, oltre alla perdurante penuria in Italia di lavori di questo genere sono stati gli argomenti addotti per vincere la mia ritrosia a ripresentare un libro che vide la luce quasi quarant’anni or sono per i tipi di Vallardi.
Questa seconda edizione è stata interamente riveduta e arricchita di un Indice delle opere e dei nomi citati. Parole e nomi cinesi, che nella edizione del 1969 erano stati traslitterati secondo il metodo «Wade-Giles», sono stati qui resi in «Pinyin», in omaggio a quelle convenzioni linguistiche che di quando in quando rinnovano i precedenti criteri, non senza qualche imbarazzo del lettore comune, ancorché colto, che, come per il caso del cinese, scopre improvvisamente che, per esempio, il Tao è diventato Dao. Per non turbare troppo il suddetto, posso assicurare che dal punto di vista semantico tale Principio ha conservato la sua imperturbabile immutabilità, la cui traccia ho inteso preservare continuando impunemente a riferirmi al Daoismo ed ai Daoisti come ai vecchi, cari Taoismo e Taoisti.
Un ringraziamento particolare al fraterno amico Beniamino Melasecchi che ha curato con molta perizia la riedizione del volume.” (Lionello Lanciotti)