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Libri dalla categoria Geografia

Introduzione a Ruysbroeck

Introduzione a Ruysbroeck

Titolo originale: Ruusbroec l’Admirable

Autore/i: Verdeyen Paul

Editore: Nardini Editore

unica edizione, traduzione di Michela Rial.

pp. 184, Firenze

Jan van Ruysbroeck (1293-1381), chiamato anche «il dottore ammirabile», è la più rilevante figura di mistico dei Paesi Bassi, anche oggi maestro sicuro ed affascinante per chiunque voglia percorrere le strade della vita interiore, oltre i labirinti della logica e le speculazioni teologiche. Prima cappellano a Santa Gudula, a Bruxelles, poi ritiratosi nell’eremo di Groenendael, nella foresta di Soignes, visse a lungo e serenamente, in armonioso rapporto con i confratelli, rendendo con la sua presenza l’eremo uno dei centri più vivi della spiritualità cristiana del tempo; la sua tomba fu per secoli luogo di culto e in seguito a Ruysbroeck fu attribuito il titolo di Beato. Numerose e famose già presso i contemporanei le sue opere, tra le quali L’ornamento delle nozze spirituali è considerata una delle più alte espressioni del pensiero mistico. Questa ampia «Introduzione» di Paul Verdeyen, qui tradotta per la prima volta in italiano, presenta il mistico fiammingo con attenzione tanto alla sua dimensione storica, ricostruita con un’accurata ricerca documentaria, quanto al significato del suo pensiero e delle sue opere, delle quali è presentata una scelta dei testi più significativi.

L’Obolo di Pietro • Le Finanze del Papato Moderno: 1850-1950

L’Obolo di Pietro • Le Finanze del Papato Moderno: 1850-1950

Titolo originale: Money and the Rise of the Modern Papacy

Autore/i: Pollard John F.

Editore: Edizioni Corbaccio

prefazione di Luigi Accattoli, introduzione dell’autore, traduzione dall’inglese di Marco Sartori.

pp. 368, Milano

«Questo libro è la storia dello sviluppo delle strutture e delle politiche finanziarie di una istituzione – il Papato – che nel 1850 era essenzialmente un piccolo Stato semifeudale e territoriale con un’autorità spirituale abbastanza vaga sopra milioni di cattolici fuori della penisola italiana, ma che nei successivi cento anni, lasciati cadere gli ultimi residui del “potere temporale”, si è trasformato in un’istituzione fortemente burocratizzata, con un raggio d’azione diplomatico sempre più globale e in grado di esercitare un controllo sempre più rigido, centralizzato e indiscusso sulla Chiesa cattolica romana nel mondo.» (Dall’Introduzione)

Dalla storia dei movimenti nazionali europei abbiamo appreso che il papato di Pio IX, dopo una breve stagione liberale, fece tutto ciò che era in suo potere per arrestare la macchina del progresso e della modernità. Si oppose all’unificazione italiana. Condannò i movimenti socialisti e rivoluzionari. Vide nella stampa, nella libertà di opinione e nel dibattito scientifico altrettante minacce alla fede religiosa e al magistero della Chiesa nel mondo. Fu quindi, letteralmente, un papato reazionario.
Questo libro non mette in discussione tali tesi e non pretende di rovesciare il giudizio che il pensiero liberale ha dato della politica della Santa Sede negli anni cruciali che vanno dai moti del 1848 alla nascita, contro la sua volontà, di due grandi Stati nazionali europei, l’Italia e la Germania. Ma adotta un’altra chiave di lettura e giunge a conclusioni inattese. La chiave di lettura è il denaro della Chiesa: come venne raccolto, amministrato, investito, utilizzato. Ma, attenzione, lo scopo di John F. Pollard non è quello di rovistare nei cassetti e negli armadi dei palazzi vaticani e lateranensi. Lo studio del denaro serve in questo caso a dimostrare quali trasformazioni la Chiesa abbia subito nel corso dell’Ottocento e soprattutto negli anni che precedono e seguono la fine del potere temporale. Aggredita dalla modernità, la Santa Sede realizza paradossalmente la propria modernizzazione. Rafforza i vincoli di disciplina che uniscono i vescovi al soglio di Pietro. Crea istituzioni che le consentono di essere presente, in modo più incisivo, nelle città, nelle campagne, nei possedimenti coloniali delle potenze europee. Favorisce la nascita di nuove congregazioni. Comprende di non potere voltare le spalle alla pubblica opinione e diventa editrice di giornali e riviste. Persino le sue decisioni più imperiose e discutibili (il Sillabo, il dogma dell’Immacolata Concezione e quello della infallibilità papale) servono a delineare con maggiore nettezza la figura del cattolico e rientrano quindi in questa prospettiva. Ma questa vasta operazione di rinnovamento richiede denaro. Privata in molti Paesi dei beni ecclesiastici (un residuo del suo passato feudale), la Chiesa deve avere un bilancio fatto di entrate e di uscite, di risorse su cui fare affidamento e di istituzioni che sappiano gestirle. La strada è lunga, costellata di errori, incidenti di percorso, crisi e compromessi, anche politici, che sono per l’appunto la materia del libro di Pollard. Ma il processo diventa tanto più comprensibile quanto più è inserito nel grande disegno spirituale e istituzionale della Chiesa di Roma in uno dei momenti più difficili della sua storia.

John F. Pollard è Fellow del Trinity Hall a Cambridge. Esperto di Storia della Chiesa, è autore di The Vatican and Italian Fascism, 1929-32 e del libro, tradotto in italiano, Il papa sconosciuto: Benedetto XV (1914-1922) e la ricerca della pace.

JFK sulle Tracce degli Assassini

JFK sulle Tracce degli Assassini

Titolo originale: On the Trail of the Assassins

Autore/i: Garrison Jim

Editore: Sperling & Kupfer Editori

introduzione dell’autore, traduzione di Claudio Mussolini.

pp. XVIII-390, ill. b/n, Milano

«Per il governo e per i media più influenti il solo riconoscere quello che tutti sapevano (che contro Kennedy avevano sparato con un certo numero di armi) avrebbe messo fine alla solenne pretesa che l’uccisione del presidente fosse stato un fatto dovuto al caso. L’ammettere che c’era stato un complotto avrebbe inevitabilmente portato alla questione del perché questo fosse stato ordito. Si sarebbe dovuto confessare che c’era stata una forte opposizione da parte delle autorità federali agli sforzi del presidente Kennedy di mettere fine alla Guerra Fredda. Il suo desiderio di disimpegnarsi dal Vietnam, per esempio, sarebbe venuto alla luce. E, di conseguenza, il ruolo di coloro che ci trascinarono in seguito in quei tragici nove anni di guerra, sarebbe diventato più evidente. […]
Dopo molto tempo è possibile vedere come quell’assassinio e gli occultamenti operati dal governo e dai media rappresentarono avvenimenti decisivi per la vita degli Stati Uniti. Hanno significato la perdita dell’innocenza per gli americani del dopoguerra, l’inizio dell’era attuale di scontento e di diffidenza verso il nostro sistema e verso le nostre istituzioni più importanti.
Spero che questo libro aiuterà le generazioni più giovani a comprendere meglio le conseguenze politiche, sociali e storiche di quell’omicidio e delle successive operazioni di copertura.
»

22 novembre 1963: muore assassinato a Dallas il più giovane presidente americano, John Fitzgerald Kennedy. In un paese attonito e costernato, alla ricerca di un colpevole, rapidamente si consumano l’arresto, l’omicidio e la condanna postuma di Lee Harvey Oswald, che gli organi ufficiali additano all’opinione pubblica mondiale come l’unico responsabile del delitto, il protagonista squilibrato e solitario di un casuale gesto di violenza. Ben presto, tuttavia, i troppi lati oscuri della vicenda generano in qualcuno forti dubbi, alimentando l’ipotesi di un complotto ai vertici dello stato. Questo libro, best-seller negli Stati Uniti, è l’avvincente e rigoroso resoconto dell’inchiesta di Jim Garrison – allora procuratore distrettuale di New Orleans -, di tutte le sue implicazioni e dei vari retroscena, delle prove occultate, manomesse e distrutte. Garrison era stato immediatamente investito del caso, ma in seguito le sue indagini furono insabbiate. Quando le riprese, arrivando a conclusioni sconvolgenti, si vide osteggiato apertamente dal governo e dai media più influenti, che lo attaccarono anche sul piano personale. Con il cambiamento dello scenario politico, la messa in discussione di poteri e privilegi e la perdita di credibilità e di fiducia nelle istituzioni, la tesi di Garrison è stata avvalorata diventando un documento scottante che è ormai impossibile contrastare o tacitare. Egli non punta il dito contro l’esecutore o gli esecutori materiali del crimine (è acclarato che non sparò solo Oswald), ma individua i mandanti e soprattutto il movente: John Kennedy fu ucciso dai servizi segreti in connivenza con una cospicua componente degli uomini al potere, dopo che si era creata una dura opposizione al suo tentativo di porre fine alla Guerra Fredda e di disimpegnarsi dal Vietnam – una mossa che avrebbe evitato le note e tragiche conseguenze. In una ricostruzione lucida e impietosa dei fatti, con lo stile e il vigore di una testimonianza diretta e sincera, Garrison conduce il lettore attraverso un tortuoso labirinto di menzogne alla scoperta della verità. Un racconto che convince, emoziona e fa indignare.

Jim Garrison è stato procuratore distrettuale di New Orleans dal 1962 al 1974 e come tale ufficialmente incaricato delle indagini sull’omicidio del presidente Kennedy. Autore di altri due libri di successo, attualmente ricopre la carica di giudice della Corte d’Appello, sempre a New Orleans.

L’Urbanistica in Italia nel Periodo dello Sviluppo • 1942-1980

L’Urbanistica in Italia nel Periodo dello Sviluppo • 1942-1980

Autore/i: Romano Marco

Editore: Marsilio Editori

quarta edizione, introduzione dell’autore, in copertina: Fabrizio Clerici, La tromba d’aria, 1965, Collezione privata.

pp. 320, ill. b/n, Venezia

Nel 1942 l’Italia si dà una nuova, «avanzata legge urbanistica». La ricostruzione e il successivo sviluppo economico sarebbero dovuti avvenire rispettando le procedure di controllo delle trasformazioni territoriali stabilite da quella legge, ma tutti sappiamo che così non è avvenuto. I piani urbanistici sono stati studiati con molto ritardo, sistematicamente influenzati nella stesura da interessi politici ed economici, sempre violati nella fase attuativa.
Occorreva imporre la convenienza di una corretta pianificazione del territorio, e gli urbanisti lo hanno tentato per decenni teorizzando che le regole della loro scienza corrispondessero al benessere collettivo, lo hanno sperimentato assumendosi in prima persona ruoli politici e amministrativi, lo hanno confermato interpretando la storia come un costante progresso dal male al bene, verso la pratica sempre più diffusa dei principi disciplinari.
Ma la vicenda storica non è così semplice. L’idea della comunità, la politica del quartiere, il risanamento dei centri storici, l’invenzione dei centri direzionali, la scala territoriale, gli standard urbanistici, la stessa lotta alla rendita, sono paradigmi connessi allo sviluppo della società capitalistica in uno stretto intreccio di funzioni di sostegno diretto alla produzione, alla riproduzione della forza lavoro, alla formazione di un’ideologia borghese, alla costruzione di utopie, alla accumulazione neocapitalistica che diventano evidenti quando si analizza il rapporto del sistema urbanistico con il sistema economico e con quello politico.
I piani regolatori, i progetti di grande scala territoriale, le nuove leggi mano a mano emanate, il dibattito culturale nei congressi dell’INU e nelle riviste offrono a questa analisi una solida base documentaria.
La storia di questi quattro decenni offre parecchie occasioni per ridimensionare la connotazione «progressiva» e «di sinistra» che l’urbanistica si è data in Italia, e consente di costruire per il futuro una proposta di programmi e tecniche di lavoro meno ideologici, più capaci di governare i problemi scaturenti oggi dall’emergere dei bisogni radicali e da una nuova domanda sociale, dall’esigenza di un rigido controllo di risorse più scarse, dalla progressiva divaricazione tra una prassi professionale troppo politicizzata ed una ricerca teorica condannata all’astrazione, dalla contraddizione tra un progetto di uso alternativo delle istituzioni e il loro strutturale ruolo conservatore: forse in questo modo davvero più avanzati.

Marco Romano è nato nel 1934 a Milano, dove vive. Architetto e urbanista, è stato segretario dell’Istituto nazionale di urbanistica; direttore della rivista «Urbanistica»; direttore del Dipartimento di urbanistica dell’Istituto universitario di architettura di Venezia, dove insegna nel corso di laurea in pianificazione territoriale. Oltre a numerosi saggi, articoli, e al presente volume, ha pubblicato nel 1983 presso le Edizioni Medicee Il linguaggio urbanistico.

In che Cosa Credono i Russi?

In che Cosa Credono i Russi?

Autore/i: Ostellino Piero

Editore: Longanesi & C.

introduzione dell’autore.

pp. 168, Milano

Dal 1917 sino a qualche anno fa, l’Unione Sovietica è apparsa a tutti come un paese monolitico, una grande potenza militare e industriale, ispirata agli ideali della Rivoluzione d’Ottobre e fortemente condizionata dall’ideologia marxista-leninista. Da qualche tempo assistiamo però a una crisi dei valori della Rivoluzione in quanto forza propulsiva e a una rinascita della tradizione: ritorna, con il nazionalismo e il panslavismo, quell’idea di Grande Madre Russia, tanto cara alla cultura ottocentesca; si assiste al declino di Marx e Lenin quali ispiratori di idee-forza e riemergono le figure dei grandi slavofili, come Dostoevskij. Un processo inarrestabile: il mutamento di tendenza trasferisce i suoi riflessi sulla vita privata e persino su quella pubblica, si riafferma il mai sopito spirito religioso, si consolida il senso della famiglia, muta il gusto estetico. In che cosa credono i russi? Ostellino non fornisce un’unica risposta (che potrebbe forse essere: credono nella Russia), ma articola il suo discorso in una gamma di annotazioni e considerazioni, aneddoti e riflessioni, da osservatore attento e da profondo conoscitore del paese e delle sue tradizioni politiche, sociali e culturali. Ci fa conoscere i russi nel momento in cui l’Unione Sovietica sta cambiando. Questo libro ci consente di capire quali saranno le radici culturali dalle quali nasceranno i mutamenti che il mondo si aspetta ai vertici del Cremlino così come nella sua politica interna e internazionale.

Piero Ostellino, di famiglia torinese, è nato a Venezia nel 1935. Laureato in scienze politiche, editorialista e inviato speciale del Corriere della Sera, ne è stato il corrispondente da Mosca (1973-1978) e da Pechino (1979 e 1980). Ha pubblicato Vivere in Russia (1977, Premio Campione d’Italia), Intervista sul dissenso in Urss (con Roy Medvedev, 1977), Vivere in Cina (1981, Premio Estense). Nel 1980 ha vinto un Premio Saint Vincent per i suoi servizi sulla Cina.

Quando Dire No – Perché i Bambini Hanno Bisogno di Limiti

Quando Dire No – Perché i Bambini Hanno Bisogno di Limiti

Titolo originale: Kinder Brauchen Grenzen

Autore/i: Rogge Jan-Uwe

Editore: Il Saggiatore

prefazione dell’autore, traduzione di Simona Maccari Tabiani.

pp. 238, Milano

«I limiti sono parte delle fondamenta su cui si edifica il rapporto tra genitori e figli. Individuarli e applicarli non ha nulla a che vedere con l’imposizione di divieti e punizioni. Non si tratta di far valere la propria autorità bensì di guidare, supportare, stimolare il bambino.»

Che cosa si deve fare perché l’educazione dei nostri figli non si trasformi in uno stress quotidiano? Come trovare la giusta via di mezzo tra permissività e autoritarismo? Secondo Jan-Uwe Rogge ai genitori non mancano le conoscenze pedagogiche, ma piuttosto la capacità di mettersi in contatto con i propri figli, anche attraverso lo scontro e spesso sono i bambini stessi a chiedere l’imposizione di limiti. I problemi a scuola, le lotte a tavola, le ore passate davanti alla televisione: questi e molti altri sono i temi che Rogge affronta, avvalendosi di numerosi esempi di conflitti quotidiani.

Jan-Uwe Rogge (1947), formatosi nell’ambito delle scienze sociali, ha diretto, presso l’Università di Tübingen, numerosi progetti di ricerca sulla famiglia, l’infanzia e il rapporto con i media. Svolge l’attività di consulente familiare e della comunicazione e tiene seminari di formazione per educatori. Di Rogge, Pratiche Editrice ha pubblicato Quando i bambini hanno paura (1988) e Quando dire no (1999).

Il Tacchino Termostatico – Un Etologo e i Suoi Animali

Il Tacchino Termostatico – Un Etologo e i Suoi Animali

Autore/i: Alleva Enrico

Editore: Edizioni Theoria

pp. 120, Roma

Dalla voracità del toporagno alla vita intima di un pollo, dai sistemi di orientamento dei piccioni viaggiatori allo stile delle talpe per scavare gallerie: abitudini, comportamenti, storie di animali. Inutile precipitarsi alle Galápagos per diventare dei buoni etologi. È sufficente avere una famiglia disposta a convivere con dieci, o poco più, specie animali. Nell’appartamento di Enrico Alleva, infatti, per anni la lista di ospiti includeva serpenti, porcospini, rane, volpi, un ratto (spacciato per un improbabile ghiro), gufi, falchi e persino una colonia di pipistrelli semi-ibernati collocati a testa in giù nel bagno di servizio.

Si consiglia: a chi è disposto ad alzarsi all’alba per seguire le evoluzioni degli uccelli del proprio quartiere, a chi non si è mai accorto che anche i ragni cantano, a chi non sa che ET è un batterio.

Enrico Alleva (Roma 1953), dirige il reparto di Fisiopatologia comportamentale all’Istituto Superiore di Sanità. Allievo di Giuseppe Montalenti e collaboratore di Rita Levi-Montalcini, ha pubblicato in questa collana Consigli a un giovane etologo. Collabora con “Il Manifesto” e “La Stampa”.

Agopuntura – L’Antica Scienza Cinese della Salute

Agopuntura – L’Antica Scienza Cinese della Salute

Autore/i: Sotte Lucio; Di Chiara Manuela

Editore: Fenice 2000

presentazione degli autori.

pp. 144, nn. fotografie e illustrazioni a colori e b/n, Milano

L’agopuntura, il cui scopo è quello di ripristinare la corretta circolazione dell’energia all’interno dell’organismo attraverso l’infissione di sottilissimi aghi in punti precisi individuati dalla diagnosi, è tra le tecniche di cura storicamente più importanti della medicina cinese e certo la più conosciuta e diffusa in Occidente.
Dal concetto di malattia come squilibrio o disarmonia generale del corpo, moderno approdo del sapere medico occidentale e punto di partenza della medicina cinese oltre duemila anni fa, si sono sviluppate però anche altre tecniche di terapia e un sistema di conoscenze complesso, continuamente arricchito nel corso dei secoli.
Ponendo al centro l’agopuntura, il volume traccia un quadro ampio e dettagliato della medicina cinese: dalle origini e dai fondamenti – la teoria dello yin e dello yang, la teoria dei “cinque movimenti” – all’anatomia e alla fisiologia energetiche, dallo studio delle cause e dei segni della malattia alle tecniche di diagnosi e di cura, alla farmacologia, al massaggio, alla ginnastica medica, alla dietetica.

Lucio Sotte vive e lavora a Civitanova Marche. È docente della Scuola Italiana di Medicina Cinese di Bologna e direttore della Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese. Insegna al Corso di Perfezionamento in Medicina Cinese della Facoltà di Medicina dell’Università di Chieti e a quello di Fitoterapia della Facoltà di Farmacia dell’Università di Siena. È inoltre professore onorario del College di Medicina Cinese di Canton, in Cina, e presidente della Società Italiana di Farmacologia Cinese e Tradizionale. È autore di vari testi di medicina cinese, tra cui un Trattato di Agopuntura, Torino 1992.

Manuela Di Chiara si interessa da anni di medicina tradizionale cinese; dal 1992 collabora alla Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese.

Gli Etruschi Mito e Realtà – Origine, Vita e Destino di un Popolo Tradizionalmente «Misterioso»

Gli Etruschi Mito e Realtà – Origine, Vita e Destino di un Popolo Tradizionalmente «Misterioso»

Autore/i: Staccioli Romolo A.

Editore: Newton Compton Editori

quarta edizione, prefazione e introduzione dell’autore.

pp. 192, nn. tavole b/n f.t., nn. illustrazioni b/n, Roma

Sugli Etruschi si è da tempo creato un vero e proprio «mito» fondato su una «comune opinione» distorta per quanto intessuta di fantasie e preconcetti. Essa è continuamente alimentata infatti da «falsi profeti», siano essi presuntuosi pseudo-scienziati o divulgatori sprovveduti, e da «cattive novelle» di fuorvianti pubblicazioni. Di fronte ad essa stanno le conquiste della scienza, delle quali questo libro si fa interprete in opposizione al «mito» così duro a morire. E per riportare la «realtà» etrusca nel suo contesto, l’autore si affida alla ricerca storica, nell’ambito di una visione organica del mondo mediterraneo e dell’Italia prima dell’unificazione romana. Si attua così una seria e affascinante indagine che consente di conoscere con certezza un’ampia parte del grande quadro della civiltà etrusca.
Un suggestivo «panorama» teso a «smitizzare» le gratuite fantasie sugli Etruschi e a illuminarne in modo organico la storia e la civiltà nel contesto dell’antico mondo mediterraneo.

Romolo A. Staccioli è docente di Etruscologia e antichità italiche all’Università di Roma e in quella di Chieti, ove e Direttore dell’Istituto di Archeologia e Storia Antica. Ha pubblicato «Modelli di edifici etrusco-italici» (Sansoni), «Come riconoscere l’arte etrusca» (Rizzoli) e, in questa collana, «Il mistero della lingua etrusca».

Oscar Romero – La Biografia

Oscar Romero – La Biografia

Autore/i: Morozzo della Rocca Roberto

Editore: Edizioni San Paolo

prefazione di Andrea Riccardi.

pp. 280, Cinisello Balsamo (Milano)

«Vogliamo dirvi, fratelli criminali, che vi amiamo e che chiediamo a Dio il pentimento per i vostri cuori perchè la Chiesa non è capace di odiare, non ha nemici. Sono nemici solo coloro che si dichiarano tali; ma essa li ama e muore come Cristo».
(Oscar Arnulfo Romero, Omelia nelle esequie di padre Rutilio Grande, 14 marzo 1977)

«Questo libro di Roberto Morozzo della Rocca e importante. Lo e per il tema trattato: la vita di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador in Centro America, ucciso il 24 marzo 1980 a 62 anni, mentre celebrava la Messa, dagli squadroni della morte legati al potere politico della destra salvadoregna. Ma il libro e anche importante per il suo autore, uno storico autorevole e di grande acume e serietà. La ricerca storica di Morozzo su mons. Romero (in questo e altri testi) ha consentito di ricostruire la vera immagine del vescovo assassinato, che era stata coperta da tante incrostazioni polemiche e ideologiche e per molti era divenuta una bandiera di parte. Va ricordato il contribute decisivo che le ricerche di Morozzo su Romero hanno dato alia ricostruzione della verità storica di questo personaggio e anche alia chiarificazione lenta e faticosa del suo processo di beatificazione, giunto a esito positivo solo con il pontificate di papa Francesco. Lo studio di Morozzo e stato importante per la causa di beatificazione di Romero, nella quale era indispensabile delucidare la ricchezza e la complessità di questa figura di cristiano latinoamericano e di vescovo cattolico». (Andrea Riccardi)

Roberto  Morozzo della Rocca (1955) insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma Tre. È studioso del rapporto storico fra nazioni e religioni nonché fra il mondo del sacro e la modernità, temi su cui ha pubblicato diversi volumi. Tra le sue ultime pubblicazioni Passaggio a Oriente. La modernità e l’Europa ortodossa (Morcelliana, Brescia 2012) e Tra Este Ovest. Agostino Casaroli diplomatico vaticano (San Paolo, Cinisello Balsamo 2014). Dagli anni Novanta conduce ricerche sull’America Latina e particolarmente sulla figura di Oscar Romero. Ne sono frutto la raccolta Oscar Romero. Un vescovo centroamericano tra guerra fredda e rivoluzione (San Paolo, Cinisello Balsamo 2003) e un primo lavoro biografico scientifico dal titolo Primero Dios. Vita di Oscar Romero (Mondadori, Milano 2005) dopo il quale e stato invitato a collaborare come esperto nel processo di beatificazione del vescovo martire. La presente biografia di Romero e pertanto l’esito maturo di un lungo percorso di studi.

Passaggio ad Avalon – Il Percorso di una Donna Verso il Risveglio Interiore

Passaggio ad Avalon – Il Percorso di una Donna Verso il Risveglio Interiore

Titolo originale: Crossing to Avalon. A Woman’s Midlife Pilgrimage

Autore/i: Bolen Jean Shinoda

Editore: Edizioni Piemme

unica edizione, prefazione dell’autrice, traduzione dall’inglese di Mariella Magrì.

pp. 302, illustrazioni b/n, Casale Monferrato (AL)

«Noi tutti immaginiamo il Santo Graal come un calice, spesso come il calice colmo di vino che Gesù alzò durante l’Ultima Cena, dicendo agli apostoli: “Questo è il mio sangue…”. Pochi si soffermano a riflettere che un contenitore arrotondato pieno di sangue è un fortissimo simbolo del ventre femminile…»
(Dalla Prefazione)

«Jean Shinoda Bolen ha scritto un’opera fitta di intuizioni così profonde da essere inquietanti. Una guida insuperabile per i percorsi dell’anima nel nostro tempo, che è il tempo del risveglio della Dea…»
(Alice Walker, autrice di Il colore viola)

Jean Shinoda Bolen è analista junghiana e professoressa di psichiatria all’Università di California di San Francisco. Ha pubblicato il best-seller Goddesses in Everywoman (Le Dee dentro la donna), il seguito Gods in Everyman (Gli Dei dentro l’uomo) e The Tao of Psychology.

L’Onanismo

L’Onanismo

Autore/i: Tissot Simon-André

Editore: Argo

prefazione di Benedetto Vertecchi, introduzione dell’autore.

pp. 180, Lecce

Un libro sull’educazione che come pochi negli ultimi due secoli ha inciso sulle conoscenze, e le coscienze, dell’uomo moderno.
L’insistenza sulla dimensione psicologica e affettiva, se non proprio spirituale, in cui l’Autore pone le sue argomentazioni sull’onanismo, rende il suo testo estremamente interessante e “moderno”.
Il secolo XVIII nel campo della vita sessuale, nonostante la disinvoltura di certi comportamenti riferiti nella letteratura e nell’arte, continuava a farsi dominare da una prospettiva fosca e angosciosa. E l’“illuminato” Tissot non si sottraeva alle preoccupazioni morali dell’epoca, pur in quest’opera straordinariamente audace per i suoi tempi.
Nondimeno, la sua analisi dell’onanismo è un chiaro tentativo di sottrarre una dimensione fondamentale dello sviluppo umano al discorso esclusivo della morale, per riportarlo sul terreno della conoscenza scientifica.

Simon-Andre Tissot (1728-797). Medico svizzero, fautore dell’inoculazione per prevenire il vaiolo L’inoculation justifiée (1756), professore nel Collegio medico di Losanna e nella Clinica medica di Pavia (su invito dell’imperatore Giuseppe II). Geniale innovatore nel campo della terapia. Il primo scrittore che con i suoi Onanisme (1760) e Avis au peuple sur la santé (1761), tradotti in tutte le lingue europee, rivolgeva i suoi scritti d’igiene a un pubblico vasto, fuori della ristretta cerchia accademica. Suoi anche De valitudine litteratorum (1766) e Essai sur les maladies de gens du monde (1770).

Benedetto Vertecchi e professore di Pedagogia sperimentale nel Dipartimento di Scienze dell’Educazione della III Università di Roma. Autore molto apprezzato e seguito di saggi e volumi in campo educativo, dirige collane di settore per La Nuova Italia e le riviste Istruzione  a distanza e Cadmo (Giornale italiano di Pedagogia sperimentale, Didattica, Decimologia e Tecnologie dell’istruzione).

La Puglia nell’800 – La Terra di Manfredi

La Puglia nell’800 – La Terra di Manfredi

Titolo originale: The land of Manfred, Prince of Tarentum

Autore/i: Ross Janet

Editore: Lorenzo Capone Editore

a cura di Vittorio Zacchino, prefazione all’edizione italiana e traduzione dall’inglese di Ida De Nicolò Capriati, illustrazioni di Carlo Orsi.

pp. XIII-320, numerose illustrazioni b/n, Cavallino di Lecce

«… La terra di Manfredi vuole essere un tentativo di saldare la Puglia del secolo diciannovesimo a quella della rimpianta età federiciana, un’abile operazione di travaso della moderna civiltà pugliese, indagata e approfondita sotto molte angolazioni, nel classico ordito delle sveve memorie.
Ma è pure una somma di quanto di meglio aveva saputo produrre il genio di Puglia dalle oscure e mitiche origini al tumultuoso tredicesimo secolo.
Le millenarie testimonianze delle genti che qui si erano succedute, la ricca e varia confluenza di culture l’una all’altra sovrapposte in mirabile mosaico verticale, la Ross osserva e registra con lo stupore di dover identificare, persino nell’incolto e superstizioso contadino di quel 1888, l’erede e il responsabile di una civiltà superiore.
Nei dolmen e nei trulli, nelle casette coniche e nei poderosi avanzi megalitici, nei menhir e nelle specchie, la Ross finisce per riconoscere l’impronta superba della pugliese originalità che ha saputo sopravvivere, prepotente e autonoma, all’effimero intermezzo ellenistico, all’assorbimento livellatore di Roma, alla lunga silenziosa notte delle barbariche dominazioni…
… Terra di molte razze e di infiniti transiti, di arrivi e di partenze, la fortunata Apulia e ancora, per chi sappia scrutarla con l’occhio sagace della Ross, un curioso palinsesto di genti e di idee in migrazione, teatro di lotte ininterrotte, coacervo di eroi e di conquistatori, di eserciti e di folle senza nome.
Ma è soprattutto la terra di Federico e di Manfredi, sfortunati sognatori dell’italica unificazione che l’arroganza clericale ha ineluttabilmente vanificata. Donde il ristagno e il decadimento civile e morale della società pugliese cui soltanto gli Svevi avrebbero potuto assicurare crescita e progresso!…».
(dalla introduzione)

Lettere Scelte

Lettere Scelte

Titolo originale: «Epistolario»

Autore/i: Che Guevara Ernesto

Editore: Baldini & Castoldi

traduzione dallo spagnolo di Irina Bajini.

pp. 48, Milano

«A volte noi rivoluzionari siamo soli e anche i nostri figli ci guardano come fossimo degli estranei. Ci vedono meno di certi amici di famiglia di solito chiamati zii.» È Ernesto Che Guevara che si rivolge agli amici, ai genitori, ai figli, fuori da ogni retorica celebrativa. Un Che che si definisce «figliol prodigo e ostinato», e che accetta di portare lo «spirito rivoluzionario» in terre lontane da Cuba «con un misto di allegria».
Ogni volta che il Che scrive, può darsi che sia l’ultima volta, quella definitiva: ma in queste lettere toccanti, più che ogni ricerca di eroismo, si sente la fiducia quasi visionaria nella possibilità di creare un mondo nuovo. «Devi credermi», scrive il Che a un amico, «perché i pazzi dicono sempre la verità».

Le Mani sul Mio Corpo – Diario di una Malata di Cancro

Le Mani sul Mio Corpo – Diario di una Malata di Cancro

Autore/i: Coèn Luciana

Editore: Edizioni Il Punto d’Incontro

prima edizione.

pp. 192, Vicenza

Il diario di una malattia non “combattuta”, ma vissuta quasi come un viaggio all’interno del corpo, che cambia e fa cambiare l’immagine di sé, come momento della vita in cui riflettere e ricostruire, come un cammino nella consapevolezza, verso l’accettazione della malattia come parte di sé. Alla fine del percorso la propria esistenza ne esce ridefinita, con i limiti che la malattia e la cura impongono, ma con la certezza e il desiderio che la vita continui.
Un viaggio all’interno della sanità vista dalla parte dei malati, nello stesso ambiente di lavoro in cui l’autrice opera da quasi trent’anni, osservato con occhio critico, lucido e talvolta impietoso, che rivela quanto sia importante ascoltare e credere al malato, rispettare la sua autonomia decisionale per facilitarne il processo di guarigione. Scrivere diventa un modo di reagire all’evento-malattia che improvvisamente piomba nella propria quotidianità: giorno dopo giorno razionalità ed emotività si alternano, domande e tentativi di risposte prendono forma.
Un diario per ricostruire il senso della propria esistenza e un dono per gli altri, per testimoniare che la vita, nonostante la malattia, è ancora vita, e continua…

La Santa Mafia – L’Opus Dei in Azione

La Santa Mafia – L’Opus Dei in Azione

Titolo originale: Sainte Maffia: Le Dossier de l’Opus Dei

Autore/i: Le Vaillant Yvon

Editore: Sugar Editore

traduzione di Alda Traversi e Luigi Guidi.

pp. 400, Milano

L’Opus Dei, fondata a Madrid da Escrivá de Balaguer nel 1928, è sorta ufficialmente come un’associazione di perfezionamento di studi evangelici. Ma buona parte di questa patina di innocenza è svanita il giorno in cui, sulle pagine di politica estera di tutti i giornali del mondo, è apparsa la notizia che il nuovo governo spagnolo era, quasi completamente, nelle mani dell’Opus Dei. E un dirigente dell’Opus, meno prudente e discreto di quanto non siano abitualmente, ne rivelava l’obiettivo finale: la conquista del potere in tutti i paesi dell’Europa Occidentale.
Dov’è nata l’Opus Dei? Come si è sviluppata? Quali sono i suoi metodi? I suoi finanziamenti più o meno segreti? Yvon Le Vaillant, reporter al «Nouvel Observateur», ha condotto un vero lavoro da detective. Superando la legge del silenzio, le continue pressioni, ci ha fornito una stupefacente inchiesta che svela gli ingranaggi di questa vasta, potente santa società, decisa a tutti i costi a salvare le nostre anime.

Se Solo Potessero Parlare

Se Solo Potessero Parlare

Titolo originale: If Only They Could Speak

Autore/i: Dodman Nicholas H.

Editore: Longanesi & C.

introduzione dell’autore, traduzione di Donatella Cerutti Pini, consulenza di Elena Garoni.

pp. 304, illustrazioni b/n, Milano

«Sviluppare un rapporto intimo e affettuoso con un animale domestico non è una forma di debolezza.
È vero invece il contrario: è indice di lealtà, interessamento per gli altri e forza di carattere.
Chi ha scelto consapevolmente di prendere con se un amico a quattro zampe è una persona migliore di chi non ama gli animali.
Con ogni probabilità sa trattare gli esseri umani con maggiore dignità e rispetto e non affronta i problemi con metodi aggressivi.»

Se solo potessero parlare, che cosa ci direbbero i nostri cari amici animali? Spesso chi ha un animale domestico è convinto che sia sufficiente nutrirlo e ricoprirlo di attenzioni perché ricambi, felice e grato, il nostro amore. A volte, però, le cose vanno diversamente. Così, senza che riusciamo a capirne il perché, un legame di profonda intesa, fonte di indescrivibile affetto, può diventare difficile o addirittura, come in alcune delle testimonianze qui riportate, trasformarsi in un incubo. Se è vero, come sostiene un agguerrito gruppo di scettici, che gli animali sono incapaci di pensare e tantomeno di provare emozioni, come si spiega il comportamento di Honey, una Burmese che reagisce con vere e proprie crisi di gelosia al nuovo legame affettivo della sua padrona con un uomo? O che dire di Belle, una femmina di Pastore Tedesco che salva più volte la proprietaria dal coma diabetico, eppure è terrorizzata dalle figure maschili?
Nicholas H. Dodman, pioniere dello studio comportamentale in ambito veterinario, forte di una pluriennale esperienza sul campo, ha il coraggio di dire: sì, gli animali sono capaci di sentimenti e spesso sanno comunicare (a modo loro, ovviamente) con noi umani. Grazie a tale convinzione, unita a un profondo buonsenso e a una non comune capacità di entrare nella mente di cani e gatti, riesce a chiarire la ragione di comportamenti bizzarri o addirittura aberranti, e soprattutto a proporre terapie in grado di restituire, ai nostri amici e quindi a noi, il benessere e la serenità, ritrovando la gioia che un rapporto sano è in grado di dare all’animale e al padrone. E se da un lato i progressi in campo farmacologico si rivelano a volte decisivi nella soluzione dei casi in questione (fino a pochi anni fa l’unica alternativa a un comportamento aggressivo o pericoloso era la soppressione), nella maggior parte dei programmi di modifica comportamentale è il padrone stesso a svolgere un ruolo chiave, indispensabile affinché il suo piccolo amico riesca a «cambiare atteggiamento». Per chi non può ascoltare i consigli del dottor Dodman direttamente dalla sua voce, le storie di vita vissuta raccontate in queste pagine rappresentano un campionario di esperienze straordinarie, capaci di commuovere o di farci ridere fino alle lacrime, in cui saggezza e umanità si uniscono all’ormai assodato talento narrativo dell’autore, fornendo soluzioni pratiche utilissime a chiunque abbia a cuore la salute fisica ed emotiva del proprio animale domestico.

Nicholas h. Dodman è docente di farmacologia comportamentale presso la Scuola di veterinaria della Tufts University (una delle più prestigiose degli Stati Uniti), di cui dirige anche la Clinica comportamentale. È considerato uno dei massimi esperti internazionali sia nella ricerca sul comportamento degli animali domestici sia nell’esercizio in ambito veterinario della psicologia animale e ha scritto su questi argomenti numerosi libri, tra cui Il cane che amava troppo e Il gatto che chiedeva aiuto (apparsi in questa stessa collana), che hanno riscosso un notevole successo di pubblico.

Requiem per un Cane

Requiem per un Cane

Titolo originale: Fiorello, réquiem para un perro

Autore/i: Coccioli Carlo

Editore: Rusconi

traduzione libera dallo spagnolo e rifacimento dell’autore.

pp. 128, Milano

«Son convinto, e non smetterò d’esserlo, che poche purezze in questo mondo, senza saperlo anelante all’innocenza, eguagliano quella che si scorge nei mansueti e soavi occhi d’un animale» scrive Carlo Coccioli nelle prime righe di questo libro semplice e meraviglioso ispirato dalla morte del suo vecchio cane, Fiorello, e che si tramuta, di pagina in pagina, in diario dei sentimenti, meditazione religiosa, autoanalisi, ricerca del cammino, tra la Toscana amata-odiata, il grigiore di una stanza a Montmartre e il «sole divorante» del Messico.
In una versione assai diversa dalla presente, Requiem per un cane fu pubblicato originariamente a Città del Messico nel maggio del 1973. Si è affermato che Coccioli lo aveva scritto dietro consiglio del suo psicanalista. E infatti soltanto dopo la pubblicazione di queste pagine dolenti e profonde l’autore de Il cielo e la terra, di Fabrizio Lupo, di Manuel il Messicano, di Davide, e di altri impegnatissimi libri, riprendeva certo gusto alla vita con l’aiuto di un altro cane, Fiorino, cui più tardi, forse per evitare il pericolo dell’esclusività in amore, si è aggiunto Oliver. Ma, pur senza sottovalutare l’eroe o meglio l’antieroe in sé, ossia il cane morto, il lettore è spinto a domandarsi se questo di Coccioli sia un libro su un cane o su un’«altra cosa»: forse la stessa cosa che, al di la delle contraddizioni apparenti, si ritrova nella totalità dell’opera dello scrittore toscano residente in Messico.
Poche settimane erano trascorse dalla sua pubblicazione, e già il libro di Fiorello veniva letto in tutta l’America Latina. In un articolo del suo corrispondente a Buenos Aires, l’influente rivista «Visión», definendo Coccioli «uno dei dieci grandi romanzieri del nostro tempo», affermava che la storia del vecchio cane che muore cieco serviva all’autore «per, attraverso grazia e tenerezza, immergersi nella preoccupazione metafisica che sta alla base della sua opera: l’angoscia religiosa».
Questo è incontestabilmente un libro dalle molteplici interpretazioni. Per cominciare: poetica storia per bambini o inquietante tesi sulle avventure dell’anima? Qualunque possa essere la maniera con cui lo vedrà il lettore, è certamente un libro, come ha detto Carlo Bo a proposito di Davide, «venuto da un’altra letteratura».

Nato a Livorno nel 1920, laureatosi a Roma nel 1943, Carlo Coccioli si e specializzato in religioni orientali e in lingue e letterature camito-semitiche. Ha partecipato alia Resistenza ed è stato decorato con una medaglia d’argento al valore. Ha pubblicato il suo primo romanzo a Firenze, dove viveva, nel 1946. Si e trasferito a Parigi nel 1949, e nel 1953 in Messico, dove e il notissimo editorialista di «Siempre!», influente settimanale latinoamericano, e del giornale «Excelsior», il numero uno della grande metropoli messicana. Scrive in tre lingue.
Fra le sue opere edite in Italia: Il Giuoco (Garzanti, Milano 1950), premio Charles Veillon; Il cielo e la terra (Vallecchi, Firenze 1950; Rusconi, Milano 1977); Manuel il Messicano (Vallecchi, Firenze 1957; Rusconi, Milano 1976); L’erede di Montezuma (Vallecchi, Firenze 1964); Documento 127 (Firenze 1970), itinerario verso una conversione all’ebraismo, che ha ottenuto il premio Portico d’Ottavia 1971; Davide (Rusconi, Milano 1976), premio Selezione Campiello e premio Basilicata; Fabrizio Lupo (Rusconi, Milano 1978); Le case del lago (Rusconi, Milano 1980); La casa di Tacubaya (Editoriale Nuova, Milano 1981), finalista premio Strega; Uno e altri amori (Rusconi, 1984).

Father Fucker

Father Fucker

Autore/i: Uchida Shungiku

Editore: Marsilio Editori

a cura di Maria Gioia Vienna.

pp. 168, Venezia

Lui è un patrigno violento, lei una ragazzina che vorrebbe solo disegnare manga.
Ma la sua naturale inclinazione verso l’arte del fumetto è destinata a rimanere incompresa, osteggiata da una famiglia dove predominano dinamiche psicologiche malate.
Shizuko, la protagonista che nel romanzo seguiamo dall’infanzia fino all’adolescenza, vive la più infelice delle esistenze: ha una madre che non la ama, un patrigno che si rende reo di abusi sessuali nei suoi confronti scippandole l’innocenza, un padre naturale del tutto assente.
In questo clima morboso, asfissiante, Shizuko veleggia sulla vita con molto dolore ma anche tanta voglia di reagire, rifugiandosi nella dimensione del sogno. E affronta prove durissime con pacato disincanto, senza autocommiserazione: la violenza sessuale, un aborto a sedici anni e infine la liberatoria fuga da casa.
Father Fucker è un romanzo autobiografico, in cui la vicenda coincide in parte con il vissuto personale dell’autrice. Nonostante le esperienze scabrose narrate in prima persona attraverso il personaggio di Shizuko, la scrittura resta tuttavia asciutta, a tratti perfino ironica, senza alcuna concessione al sentimentalismo o al pietismo. Il libro riesce così nell’intento di ritrarre uno spaccato di Giappone diverso, lontano dal benessere economico e dai rapporti sociali risolti, con un realismo di grande efficacia narrativa.

Shungiku Uchidaè nata nel 1959 e vive a Tokyo con i suoi tre figli, senza un compagno fisso. È disegnatrice e autrice di manga, scrittrice, saggista e vocalist in una band latino-americana. Father Fucker, il suo primo romanzo, è stato pubblicato in Giappone nel 1993 e nel giro di pochi mesi è arrivato alla quindicesima ristampa. Un’autobiografia che procede a immagini dure e nitide, traducendo in narrativa la tecnica del fumetto.

Civiltà del Silenzio

Civiltà del Silenzio

Un affascinante panorama delle civiltà del mistero nella più antica Europa

Autore/i: Kolosimo Peter

Editore: Gremese Editore

a cura di Alessandra Kolosimo, prefazione dell’autore, presentazione Ivar Lissner.

pp. 160, nn. ill. b/n, Roma

Una rapida panoramica sulle civiltà del mistero nella più antica Europa, sugli interrogativi e sugli enigmi che scienza e storia ci hanno tramandato irrisolti.
Dai leggendari Iperborei alla magia druidica, dagli enigmi delle Piramidi alla sfinge etrusca, da Babele a Cartagine, ad Atlantide e alla Luna: misteri inquietanti e suggestivi che fanno di questo libro una delle opere più riuscite ed intriganti di un autore di successo.

Peter Kolosimo è tuttora tra gli scrittori più letti del mondo. Autore di volumi di grandissimo successo, è stato tra i più importanti studiosi del mondo dell’archeologia misteriosa, dell’astronautica e dell’esobiologia.

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Prefazione

Presentazione

Chi è Peter Kolosimo

1. Sulle sponde dell’ignoto
Amico orso
Le corna e gli dèi
La fiamma d’oro

2. L’uccello del fuoco
Segni stellari
Un museo all’aperto
Fantascienza sulla roccia

3. Le streghe e i giganti
Il mondo invisibile
I misteri del Musiné
Costellazioni preistoriche

4. I figli del Nord
I leggendari Iperborei
Signori dei mari
Enea e gli Apaches

5. I cavalieri della steppa
Le Amazzoni e la Luna
Doni dallo spazio
Un cosmonauta d’argento

6. La terra degli immortali
I Celti in Italia
Magia druidica
Divinità nelle tenebre

7. Babele, grande e dannata
Il buon Belzebù
La biblioteca sepolta
Odio sulla città

8. Gli enigmi delle piramidi
Una stella per l’Egitto
La maledizione dei faraoni
Lampade magiche

9. La favolosa Cartagine
I grattacieli di Elissa
Fenici in America
Le crociere degli antenati

10. La sfinge etrusca
I tre re di Roma
Il labirinto di Porsenna
Il popolo del mistero

11. Atlantide
Montagne nell’Oceano
Diluvio dallo spazio
La Porta del Sole