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Libri dalla categoria Caterina II di Russia

Medicina Tradizionale Cinese

Medicina Tradizionale Cinese

Autore/i: Morandotti Riccardo

Editore: Edup – Edizioni dell’Università Popolare

premessa dell’autore.

pp. 160, illustrazioni b/n, Roma

Un’introduzione alla scienza medica orientale scritta da uno dei suoi più autorevoli esponenti, purtroppo recentemente scomparso.
Gli agopunti, le caratteristiche degli organi, la mappa del corpo, le relazione tra le parti secondo una ricostruzione attenta e documentata delle fonti originali.

Riccardo Morandotti (1935-1999), medico, chirurgo ed esperto di farmacoterapia, si è dedicato per più di trent’anni alla medicina tradizionale cinese, che ha contribuito ad introdurre e far conoscere in Italia.
È stato presidente della Società italiana di agopuntura responsabile dell’ambulatorio di agopuntura dell’Ospedale San Giovanni Calibra Fatebenefratelli all’Isola tiberina di Roma.
Ha insegnato in numerose scuole ed ha diretto la Scuola di Medicina cinese presso l’Università popolare di Roma.

Una Spia Paranormale

Una Spia Paranormale

La singolare storia di uno straordinario personaggio che con i suoi eccezionali poteri psichici ha influenzato alcuni eventi della seconda guerra mondiale

Autore/i: Linedecker Clifford L.

Editore: Armenia Editore

unica edizione, introduzione dell’autore, traduzione di Giancarlo Tarozzi, titolo originale: Psychic Spy.

pp. 224, ill. b/n, Milano

Esistono uomini che tessono, dietro la facciata degli avvenimenti pubblici, le fila della nostra storia; ma non sempre si tratta di politici, di capi di stato. A volte entrano in azione anche le «spie psichiche», e questo libro racconta la vicenda di uno di loro, il dottor Ernesto Montgomery.
Ancora sedicenne, soldato semplice nel Corpo di Guardia Giamaicano, Montgomery venne assegnato alla «divisione psichica» del British Intelligence. Fu grazie alle sue capacità paranormali (chiaroveggenza, precognizione, viaggi astrali, guarigioni spirituali) che gli alleati ottennero, durante la seconda guerra mondiale, importantissime informazioni che resero possibile lo sbarco in Normandia.
Da allora egli ha sempre gravitato nell’orbita della vita politica, divenendo consigliere di ministri e altre personalità. Ha previsto con allucinante esattezza l’assassinio di John e Robert Kennedy, di Martin Luther King. Ha profetizzato la strage compiuta dal demoniaco Manson. È, insomma, un uomo che riesce a vedere nel futuro: forse il tempo dimostrerà che anche le sue predizioni sull’avvenire del mondo, ampiamente riportate nell’ultima parte del volume, sono esatte.

Passarono di Qui – Dal Massacro di Custer a Wounded Knee, la Storia di Cavallo Pazzo e Toro Seduto

Passarono di Qui – Dal Massacro di Custer a Wounded Knee, la Storia di Cavallo Pazzo e Toro Seduto

Autore/i: Monti Mario

Editore: Bompiani

prefazione, avvertenza e prologo dell’autore, in copertina George Catlin, Dog, Chief of Bad Arrow, Smithsonian Institution, National Museum of American Art, Washington.

pp. XIV-424, numerose illustrazioni b/n, Milano

Nel centenario dell’uccisione di Toro Seduto e della strage di Wounded Knee, una ricostruzione affascinante delle guerre e della vita degli Indiani d’America.

Un libro scritto come un romanzo, vissuto come una vera avventura, documentato come un saggio di etnologia.

Passarono di qui è la storia di più di sessanta nazioni, dagli Apache ai Black Foot e ai Sioux: una cavalcata entusiasmante attraverso un tempo che è rimasto nella fantasia e nella memoria di ciascuno di noi. Toro Seduto, Cavallo Pazzo, Alce Nero, Capo Joseph, Buffalo Bill sono nomi mitici e familiari a tutti: Mario Monti, autore anche del recente Il guerriero dalle ali spezzate, con il piglio del romanziere e lo scrupolo dello studioso più documentato, riannoda il filo di quelle vite avventurose, ricostruendo la geografia, la politica, le religioni e i costumi che hanno fatto da sfondo alla storia degli Indiani.
Un libro affascinante da leggere e semplice da consultare, che anticipa il movimento di revisione critica contro i facili miti di Hollywood, e che riscopre quelle che sono le vere tracce degli animatori di una civiltà sacrificata dalla legge della violenza e alla quale oggi si cerca di rendere giustizia.

Pollo alla Diossina o Mucca Pazza : Cosa si Mangia Oggi? – Dagli Allevamenti Intensivi alla Nostra Tavola

Pollo alla Diossina o Mucca Pazza : Cosa si Mangia Oggi? – Dagli Allevamenti Intensivi alla Nostra Tavola

Autore/i: Marchesini Roberto

Editore: Franco Muzzio Editore

unica edizione, introduzione di Giorgio Celli, prefazione dell’autore.

pp. x-326, Padova

Uno dei grandi problemi del nostro tempo è sicuramente riconducibile alla caduta di sicurezza in ambito alimentare. Oggi infatti è possibile verificare con estrema precisione le prestazioni e gli standard di qualità degli strumenti tecnologici, viceversa si è completamente allo sbando nel momento in cui si deve scegliere un alimento. Tutto questo è ancor più vero se parliamo di alimenti di origine animale, ove diventano parametri essenziali di valutazione: il benessere degli animali stabulati, l’igiene di ogni momento produttivo, la congruità della dieta offerta a questi animali. Purtroppo l’avvento della zootecnia industriale ha portato a delle vere e proprie aberrazioni produttive, minando la salute degli animali e le caratteristiche dei loro prodotti. Ma l’aspetto più inquietante è legato al fatto che negli ultimi due decenni la zootecnia ha imboccato la strada del riciclaggio, utilizzando nell’alimentazione degli animali ogni sorta di rifiuto: carogne di animali morti, scarti dell’industria di trasformazione, lettiere o addirittura feci animali, residui dell’estrazione dello zucchero da barbabietola, panelli di estrazione dell’olio, paglia trattata con ammoniaca, oli esausti di motori.
C’è n’è abbastanza per comprendere quali ne siano state le conseguenze; il fenomeno della mucca pazza o del pollo alla diossina rischia d’essere l’aspetto più eclatante e contingente di questo malcostume, pur costituendo solo la punta di un iceberg in realtà ben più poderoso.

Roberto Marchesini, nato a Bologna nel 1959, studioso di zooantropologia e di etologia degli animali domestici, ha pubblicato oltre un centinaio di articoli su riviste scientifiche e altri periodici sul rapporto uomo/animale e sulle applicazioni didattiche e assistenziali della relazione con l’animale. Direttore di Quaderni di bioetica, da alcuni anni tiene lezioni di zooantropologia e bioetica veterinaria in alcuni atenei italiani. Tra i libri pubblicati: Natura e pedagogia (Theoria, 1996), Il concetto di soglia (Theoria, 1996), Animali in città (RED, 1997), Io e la natura (Macro, 1998).

Gli Ospiti di quel Castello

Gli Ospiti di quel Castello

Romanzo

Autore/i: Patti Ercole

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, in copertina: René Magritte, La leçon des ténèbres (particolare), Milano, Collezione privata.

pp. 144, Milano

Un giovane di ventitré anni, mentre passeggia per Roma in una mattina del 1926, «copre che in fondo a un vicolo c’è una porticina e dietro la porticina c’è un prato e in mezzo al prato un castello e dentro al castello il giovane si ritrova invecchiato di quarant’anni e ha strani incontri con stranissime coppie, unite da singolari rapporti erotici, e con un giovane dagli occhi verdazzurri, che gli racconta le sue bizzarre avventure amorose. Ma d’improvviso invecchiano anche tutti questi ospiti del castello e il giovane dagli occhi verdazzurri, ora con i capelli bianchi e il viso rugoso, interroga, a quarant’anni di distanza, le donne cui deve le esperienze più intense ed eccitanti della sua vita e che reagiscono in modi imprevedibili alla sua curiosità retrospettiva. Alla fine del sortilegio il castello sparisce e il narratore si ritrova giovane a passeggio per Roma.Inserendo in una cornice realistica un castello fantastico e introducendo in questo castello storie realistiche, nelle quali la scabrosità degli argomenti è trattata con mano discreta e leggera, Patti ha saputo offrirci, dei suoi personaggi, immagini insieme opposte e complementari, legate non solo al variare dei punti di vista, ma al loro mutare in un lungo corso d’anni. Così quanto in gioventù poteva apparire una perversa innocenza o un’inconscia malizia si trasforma, nella vecchiaia, in amnesia o in lucida memoria, in consapevole reticenza, in nuove bugie. In quest’opera strana ed avvincente Patti è riuscito a conciliare la nitida eleganza degli scrittori libertini del Settecento con la sua immediatezza sensuale e mediterranea. Il risultato è una favola che ha la presa di un film, un gioco che arriva alla serietà proprio perché non la ricerca, un mosaico di storie paradossali, ironiche, malinconiche, in cui si riconoscono frammenti della nostra.Ercole Patti è nato a Catania. Laureato in legge, vive a Roma dall’epoca degli studi. Si è dedicato molto presto al giornalismo e, come inviato speciale, ha viaggiato in Africa, nel Medio Oriente, in Unione Sovietica, in Giappone. Ha esordito precocemente in campo letterario pubblicando la Storia di Asdrubale che non era mai stato a Bellacittà nel 1921, seguito da Il paese della fanciullezza nel 1925. Nel 1934 ha pubblicato una prima raccolta di scritti di viaggio: Ragazze di Tokio: Viaggio da Tokio a Bombay. Quartieri alti (1940) ha consacrato la sua fama letteraria. Dopo la guerra (e il carcere fascista), la sua produzione si è infoltita di numerosi romanzi e opere memorialistiche che hanno consolidato il suo successo presso il pubblico e la critica: Il punto debole, 1952; Giovannino, 1954; Un amore a Roma, 1956; Le donne e altri racconti, con un diario siciliano, 1959, Cronache romane, 1962; La cugina, 1965; Un bellissimo novembre, 1967; L’incredibile avventura di Ernesto, 1969; Graziella, 1970; Diario siciliano, 1971; Roma amara e dolce, 1972; In riva al mare, 1973.

Alba – Romanzo

Alba – Romanzo

Titolo originale: Alba

Autore/i: Delacorta; Odier Daniel

Editore: Bompiani

traduzione di Marina Marazza.

pp. 176, Milano

Alba è giovanissima, bellissima, innocente e perversa. Gorodish, cinico e romantico musicista sognatore, è il suo mentore, là nella pagoda in risa all’oceano, a Los Angeles, dove si vive un amore perfetto e platonico (o quasi). Ma un giorno un affascinante ragazzo di colore dagli occhi morti viene a correre sulla spiaggia ed è la fine del sogno di mare e di sole è l’inizio di un incubo popolato da ricchi, inquietanti Saggi, musicisti jazz e sportivi tutti muscoli. Separati, Alba e Gorodish vivono mille avventure per potersi ritrovare tra fughe, rapine, inseguimenti, sparatone, dollari rubati, rapimenti, violenza ed emozioni. Ci sono in gioco la salvezza di Alba, la vita di Gorodish, la libertà del popolo che non vede, il compimento di un amore impossibile.
Romanzo postmoderno che sa fondere realtà e fantasmi in un ritmo incalzante di suoni che profumano e di colori che assumono una consistenza tattile, Alba è fantastico, realistico, perverso, romantico, tenero, cinico, divertente, raffinatissimo e kitsch. Una pagina dopo l’altra, in uno stupore languido e sorridente, il piacere di uno stile autentico ed esclusivo.

Delacorta è nato nel 1945. Alba è il più recente episodio di una serie inaugurata con Diva, il cui adattamento cinematografico è di Jean-Jacques Beineix.

Adorata Creatura – Le Lettere di Vita Sackville-West a Virginia Woolf

Adorata Creatura – Le Lettere di Vita Sackville-West a Virginia Woolf

Titolo originale: The letters of Vita Sackville-West to Virginia Woolf

Autore/i: Sackville-West Vita; Woolf Virginia

Editore: La Tartaruga Edizioni

a cura di Louise De Salvo e Mitchell A. Leaska, introduzione di Mitchell A. Leaska, traduzione di Fiorella Cagnoni e Sylvie Coyaud.

pp. 456, Milano

«Vita è spiritosa e capace di un affetto profondo, voglio dire maldestro e silenzioso. Sono felice che il nostro amore abbia resistito così bene.» (Virginia Woolf)

L’epistolario tra Vita Sackville-West (1892-1962), grande aristocratica, figura eccentrica, abituata a seguire fino in fondo le sue passioni, e Virginia Woolf (1882-1941). scrittrice eccelsa, anima complessa, soggetta a crisi di depressione, è una delle cose più belle connesse alla letteratura inglese del Novecento.
Vita Sackville-West e Virginia Woolf si incontrano per la prima volta nel 1922 a una cena da amici e da quel momento cominciano a frequentarsi e a scriversi con un’assiduità che non verrà mai meno fino alla morte di Virginia nel 1941. Della loro relazione d’amore e di amicizia si e detto fino a oggi molto poco.
Le lettere qui raccolte documentano finalmente questa straordinaria avventura, quasi vent anni di un rapporto intenso e duraturo tra due donne molto diverse ma legate da una grande passione: la scrittura. Vita era sensuale, imperiosa, di nobili origini, Virginia era fragile, introversa, indecifrabile: l una ammirava nell’altra le doti che credeva di non possedere.
Lettera dopo lettera, questo epistolario rivela l’indole più segreta delle due scrittrici, getta uno sguardo indiscreto sull’ambiente letterario che frequentavano, apre squarci di vita quotidiana, tra confidenze, pettegolezzi, istantanee policrome di un’epoca, in un continuo fuoco d’artificio. Senza questo rapporto Virginia Woolf non avrebbe mai composto uno dei suoi romanzi più belli, Orlando, dedicato a Vita e definito la più lunga e affascinante lettera d’amore mai scritta.

La presente raccolta è stata curata da Louise De Salvo, professore di Letteratura Inglese e di Women’s Studies all’Hunter College, e da Mitchell A. Leaska, dottore in Filosofia all’Università di New York, presidente della Virginia Woolf Society e critico letterario della «Psychoanalytic Review».

Navigatori dell’Ignoto – …Quando Tutti Pensavano che si Cadesse nel Vuoto una Volta Raggiunta l’Estremità del Mondo

Navigatori dell’Ignoto – …Quando Tutti Pensavano che si Cadesse nel Vuoto una Volta Raggiunta l’Estremità del Mondo

Titolo originale: The Longest Voyage

Autore/i: Silverberg Robert

Editore: Edizioni Piemme

unica edizione, traduzione di Franca Genta Bonelli.

pp. 448, Casale Monferrato (AL)

Pochi resoconti di viaggi sono così carichi di tensione e di drammaticità come quelli dei marinai che per primi circumnavigarono il mondo.
Navigatori dell’ignoto ricrea con maestria lo spirito e l’atmosfera di quei fantastici viaggi.
All’affannosa ricerca di nuove rotte per raggiungere il lontano Est, terra di spezie e di misteri, Magellano, Drake, Diaz, Cavendish, Noort e tanti altri erano in realtà uomini intrepidi e spregiudicati, in cerca di gloria o in fuga dal loro paese, pronti ad arruolare a forza briganti e ubriachi.

Affrontarono tempeste mai viste, perché nessuno prima di loro aveva mai navigato a latitudini così elevate. Videro bonacce interminabili, cieli stellati sconosciuti, ammutinamenti ed esecuzioni sommarie, selvaggi dipinti e mostri marini. Un viaggio straordinario in compagnia degli uomini che per primi intrapresero il “viaggio più lungo”: la circumnavigazione del globo.
Nel corso del sedicesimo secolo, le navi di Diaz, di Magellano, di Drake e di altri intrepidi navigatori oltrepassarono confini impensabili per un’epoca in cui ancora tutti credevano che si dovesse “cadere” nel vuoto una volta raggiunta l’estremità del mondo. Dimostrarono al di là di ogni dubbio che si poteva salpare verso occidente e fare ritorno venendo da oriente. Disegnarono le mappe di un mondo completamente nuovo, in un contesto storico di feroce concorrenza, di acceso nazionalismo e di sanguinaria irruenza coloniale.

Robert Silverberg è tra i più noti scrittori di fantascienza americani, più volte vincitore dei premi “Nebula” e “Hugo”. I suoi romanzi, tra i quali ricordiamo Cronache di Majipoor (Nord, 1993) e Il Pontifex talentine (Nord, 1994), hanno venduto quaranta milioni di copie in tutto il mondo Studioso del tardo Medioevo, ha pubblicato inoltre numerosi saggi, tra i Quali Alla scoperta dell’El Dorado (Flemme, 1998) e La leggenda del Prete Gianni (Piemme, 1998).

Il Faggio degli Ebrei

Il Faggio degli Ebrei

Titolo originale: Die Judenbuche – Ein Sittengemalde aus dem Gebirgichten Westfalen

Autore/i: Von Droste-Hülshoff Annette

Editore: Salerno Editrice

edizione italiana a cura di Francesco Politi, con una nota introduttiva di Josef Kunz, e un profilo biografico-critico di Ernst Alker, in copertina: H. Pape, Xilografia originale (da Die Judenbuche, 1978).

pp. 124, Roma

Concepito dall’A. come «quadro di costumi» e «storia criminale», ma dalla critica via via definito, per la sua poliedricità e polivalenza, «novella rusticana», «novella fatalistica», perfino «mistero sacro in forma narrativa», il racconto lungo (o romanzo breve) Il faggio degli Ebrei – capolavoro di Annette von Droste-Hülshoff, pubblicato nel 1842 – è generalmente riconosciuto come una pietra miliare del nascente Realismo tedesco in piena età romantica, con anticipazioni di tendenze e modi del Naturalismo, dell’Impressionismo, perfino del Surrealismo.
Segnata dai tre misteriosi omicidi – di Ermanno Merghel, del guardaboschi Brandis e dell’ebreo Aaron – consumati ai piedi del grande faggio nel bosco, che domina come un fato tragico e ineluttabile l’intera scena e l’azione del dramma, la tortuosa vicenda del protagonista, Friedrich Merghel, si sviluppa in una narrazione carica di suspense, che tra sinistre illuminazioni e angosciose reticenze procede col ritmo serrato e febbrile di una ballata, in un linguaggio asciutto, essenziale, denso di implicazioni. Un documento di sottile e inquietante analisi caratteriologica e di vigorosa evocazione ambientale, nel quale coesistono radicati sentimenti di religiosità cristiana, sopravvivenze pagano-ancestrali, e insieme momenti visionari. La catastrofe – con il suicidio del protagonista, che s’impicca a un ramo del grande faggio sul cui tronco gli Ebrei avevano inciso una sentenza biblica: «Quello che hai fatto sarà fatto a te» – matura sotto la spinta del rimorso, ma appare anche quasi prestabilita da un fosco verdetto di giustizia veterotestamentaria, ossessivamente sollecitata dalla presenza vendicatrice della Natura, già testimone del misfatto e offesa nella sua sacralità, che non dimentica e non lascia dimenticare. Restando infine escluso un “giudizio” definitivo dell’A. sull’uomo e sulla vicenda, consapevole dell’impossibilità umana di conoscere e orientarsi con sicurezza nel tragico intreccio di responsabilità e condizionamento, di colpa e destino.

E Dio Entrò all’Avana

E Dio Entrò all’Avana

Titolo originale: Y Dio Entró en La Habana

Autore/i: Vázquez Montalbán Manuel

Editore: Edizioni Frassinelli

seconda edizione, traduzione di Hado Lyria.

pp. 440, Milano

Inviato speciale per El País a Cuba, in occasione del viaggio di Giovanni Paolo I nell’isola, Manuel Vázquez Montalbán assiste all’incontro fra i due grandi Signori della Storia e ci regala un acuto ritratto di fine secolo. Caduto il socialismo reale, messa in discussione la capacità del capitalismo di soddisfare le necessità della maggioranza, la città di Dio e la città socialista cercano un’identità che salvi la Rivoluzione cubana dagli Stati Uniti e da se stessa, e aiuti la Chiesa cattolica a superare la crisi religiosa e il vuoto prodotto dalla perdita, in America Latina, di quaranta milioni di credenti. Attraverso flash back ripetuti, che danno voce sia alla coscienza rivoluzionaria del castrismo, sia alla società reale che vive l’emozione della comparsa all’Avana del rappresentante di Dio, Montalbán racconta il respiro di una città che cerca di far coesistere il perdurare dell’utopia rivoluzionaria con il disincanto della sopravvivenza. Se appare evidente il declino del modello rivoluzionario castroguevarista, altrettanto chiaro resta il bisogno di un nuovo paradigma sociale, perché le cause che hanno provocato la Rivoluzione non sono scomparse. Le figure di Rigoberta Menchú e del subcomandante Marcos, che utilizza passamontagna e computer per una rivoluzione dopo la Rivoluzione, rappresentano i fari di una ribellione latinoamericana che vuole essere la risposta a una concreta insufficienza dell’esistente. Un grande affresco cubano, creato dalle interviste ai protagonisti della Storia passando attraverso le storie di chi protagonista non è. Non ancora.

Manuel Vázquez Montalbán è nato a Barcellona nel 1939. È autore di testi di poesia e narrativa, espressioni artistiche che ha scandagliato con maestria, e di un fortunato ciclo di polizieschi. Saggista e giornalista, gastronomo, sfegatato tifoso del Barga, è tra i più acuti osservatori dell’evoluzione morale e civile della società spagnola e latinoamericana. È stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Racalmare, assegnatogli a Palermo nel 1989 da una giuria presieduta da Leonardo Sciascia. Per Frassinelli ha pubblicato, tradotti da Hado Lyria, i romanzi: Galíndez (Premio Europeo di Letteratura e Premio Nacional de Narrativa 1991), Gli allegri ragazzi di Atzavara (Premio Boccaccio 1993) e Io Franco (Premio Flaiano 1994), usciti anche in edizione tascabile; Lo strangolatore (Premio Nacional de la Critica 1995); O Cesare o nulla; la raccolta di racconti Dallo spillo all’elefante; i saggi Pasionaria e i sette nani, Lo scriba seduto, Calcio e il poema Città-Ciudad. Nel 1996 è stato insignito del Premio Nacional de las Letras per l’insieme della sua opera.

Nostradamus – Vita e Profezie dell’Uomo che Svelò il Futuro

Nostradamus – Vita e Profezie dell’Uomo che Svelò il Futuro

Titolo originale: Nostradamus – The Man Who Saw Through Time

Autore/i: Mc Cann Lee

Editore: Sonzogno

introduzione dell’autore, traduzione dall’inlgese di Maura Pizzorno.

pp. 264, Milano

La vita emozionante e le sorprendenti profezie del più famoso veggente di tutti i tempi sono raccontate in questo libro da Lee McCann, fortunata autrice di biografie di grande successo. Si rivive nelle sue pagine il clima culturale e sociale della Provenza del XVI secolo, e contro questo sfondo ricco e complesso si staglia gigantesca la figura di un uomo eccezionale che in quest’epoca affascinante e pericolosa trattò con umili e potenti, fu medico, astrologo, veggente e dovette combattere tanto contro la peste quanto contro la superstizione e l’ignoranza. Il risultato è un testo ricco di dati ed elementi, serissimo nella sua attendibilità storica ma scorrevole, “narrato” e appassionante, completato com’è dalle più impressionanti e centrate previsioni di Nostradamus il quale profetizzò quanto sarebbe accaduto fino a oltre l’anno Duemila. Una vita piena e ricca ricostruita con passione, un Cinquecento d’oro e di sangue, una finestra aperta su un inquietante futuro.

L’Anima Gemella – Amore, Sesso, Matrimonio e Astrologia

L’Anima Gemella – Amore, Sesso, Matrimonio e Astrologia

Titolo originale: Love, Sex & Astrology

Autore/i: King Teri

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

introduzione dell’autore, traduzione di Vera Martini.

pp. 302, illustrazioni b/n, Milano

Può un focoso Leone andare d’accordo con una fredda Vergine?
Si addice alla raffinata Bilancia il buon senso e la parsimonia del Capricorno?
Riuscirà un romantico Pesci a conquistare un passionale Ariete senza rischi per la propria incolumità fisica e psichica?
Cosa deve fare il golosissimo Toro alle prese con una moglie Acquario che apre due scatolette e lo costringe a nutrirsi di fagioli per correre alla manifestazione femminista?
Gioie e dolori della vita a due, all’insegna dell’astrologia, vengono elencati dall’autrice, impegnata a smentire il luogo comune per cui si hanno le caratteristiche di un determinato segno se si è nati nel mese che corrisponde al segno stesso. Come dimostrano infatti i test presentati nel volume, si appartiene al «tipo Cancro», al «tipo Leone», al «tipo Vergine» indipendentemente dal segno solare, perché non conta
solo la posizione del Sole ma anche quella degli altri pianeti. E qui nascono le sorprese, perché una volta appurata la propria reale appartenenza a questo o quel segno sarà un gioco affascinante scoprire le combinazioni che meglio si addicono per una felice vita a due. La signorina Sagittario si accorgerà che il corteggiatore Pesci, sino a ieri snobbato, è il suo uomo ideale perché lei è in realtà uno Scorpione, mentre un Gemelli «verace» fuggirà come una lepre all’apparire del Cancro, tutto casa e tenerezze.
Chi ha già combinato la frittata e scopre terrorizzato di vivere con un partner che non gli si confà astrologicamente si armi di pazienza, sfoderi le sue migliori virtù (tutti i segni sono buoni e cattivi nella stessa misura), sorrida e si accinga a quelle piccole concessioni che sono il segreto di una vita a due armoniosa, alla faccia delle stelle, perché, come dice il vecchio adagio, Omnia vincit amor!

Alla Scoperta dell’Uomo

Alla Scoperta dell’Uomo

Autore/i: Sforzini Paolo

Editore: Casa Editrice Francesco Vallardi

unica edizione.

pp. XII-308, 2 figure nel testo e 14 tavole fuori testo in nero ed a colori, Milano

Sommario:

  • Cap. I – Una storia senza fanfare
  • Cap. II – Nascita e vita del fiume rosso
  • Cap. III – L’ipofisi «direttore d’orchestra»
  • Cap. IV – I segreti della coagulazione del sangue
  • Cap. V – Femminilità e virilità sono formule chimiche
  • Cap. VI – Il fegato ed il suo vigile guardiano
  • Cap. VII – Gli ormoni surrenali attirano la nostra curiosità
  • Cap. VIII – Dai polli di Eijkman alla «scienza dell’alimentazione»
  • Cap. IX – I reni non sono più la Cenerentola
  • Cap. X – Esploriamo le attività psichiche
  • Epilogo – I sentieri di ieri e di domani

Bibliografia

Cioè

Cioè

Autore/i: Goldoni Luca

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prefazione dell’autore.

pp. 228, Milano

Sul vocabolario troviamo spiegato l’uso corretto dell’avverbio cioè: «sono arrivato tre giorni fa, cioè mercoledì». Ma nell’Italia d’oggi si fa un uso molto più vivace di questo breve vocabolo, per esempio si dice: sono arrivato tre giorni fa, cioè non sono neanche partito, cioè Garibaldi fu ferito.
La straordinaria fortuna di cioè è legata a un periodo storico in cui la gente ha poco da dire ma molto da parlare. Quindi cioè può esser considerato un simbolo, cioè una sintesi emblematica, cioè un ossessivo contrappunto di un momento confuso, cioè contraddittorio che stiamo vivendo, cioè Luca Goldoni prende lo spunto da qui, cioè prende lo spunto non soltanto da qui, per continuare con tenerezza-insofferenza a parlare di sé, cioè di tutti gli italiani che vede simili a sé, cioè in un paese che ogni anno è diverso, cioè si evolve, cioè si involve, nella misura in cui cioè.

Nato a Parma nel 1928, Luca Goldoni ha cominciato a scrivere sui giornali nel 1950, dopo una laurea in legge. Inviato speciale, prima del «Resto del Carlino» e della «Nazione», attualmente del «Corriere della Sera», ha girato il mondo: ma è soprattutto il nostro paese che egli ama esplorare, muovendosi con inesausta curiosità fra i risvolti e le contraddizioni del costume italiano.
Da questa assidua registrazione dei nostri mutevoli caratteri sono nati i suoi fortunatissimi libri: Dal nostro inviato (Premio Estense), Italia veniale (Premio Bordighera per la letteratura satirica), Il pesce a mezz’acqua e Ma poi sparano.
In edizione Mondadori: È gradito l’abito, 1972 (Premio Algida «La Strenna dell’Estate» 1973); Esclusi i presenti, 1973; È successo qualcosa?, 1974 (Premio XII Apostoli 1975); Di’ che ti mando io, 1976.

Da Atlantide a Shamballah – Un’Antica Rete di Gallerie Sotterranee Parte dal Tibet e Torna al Tibet Attraversando il Misterioso Regno di Agharti…

Da Atlantide a Shamballah – Un’Antica Rete di Gallerie Sotterranee Parte dal Tibet e Torna al Tibet Attraversando il Misterioso Regno di Agharti…

Titolo originale: The Lost World of Agharti

Autore/i: MacLellan Alec

Editore: Edizioni Piemme

prefazione di Corrado Federici, prologo dell’autore, traduzione di Claudio De Nardi.

pp. 288, Casale Monferrato (AL)

“Un libro sorprendente che, pagina dopo pagina, allinea i gustosi frutti di una ricerca durata per anni.” (Libero)

Fra le leggende più suggestive, quella del misterioso mondo di Agharti, sepolto nelle viscere della Terra, da sempre affascina esperti e studiosi in tutto il mondo.
Il segreto di questa civiltà “perduta”, impenetrabile, pare protetto da forze oscure che sembrano imporsi ogni qual volta le ricerche si fanno più attendibili e precise. Ma la scoperta di migliaia di cunicoli che congiungono gli angoli più remoti ella terra getta una nuova luce sul mito di Shamballah, la città immune dal male.
Dopo anni di studio appassionato le sue indagini in tutte le direzioni dal Tibet al Quarto Reich, Alee Maclellan giunge a conclusioni sorprendenti e individua una rete planetaria che si ricollega alle vestigia della perduta Atlantide.

Alec MacLellan è nato a Londra. Ha incominciato a interessarsi del mito della Terra Cava sul finire degli anni Settanta, coniugando viaggi ed esplorazioni alla consultazione di documenti e insoliti volumi esoterici reperiti nelle più importanti biblioteche europee e americane. Pubblicato in diversi Paesi, Da Atlantide a Shamballah è diventato un bestseller del genere misterico.

Secondo Me – La Mia Vita il Mio Denaro

Secondo Me – La Mia Vita il Mio Denaro

Titolo originale: As I See It

Autore/i: Getty J. Paul

Editore: Sperling & Kupfer Editori

nota dell’autore.

pp. 408, numerose tavole b/n f.t., Milano

Nato nel 1892 ed entrato a far parte del mondo degli affari fin dal 1914 Paul Getty, pur essendo universalmente ritenuto l’uomo più ricco del mondo, non si è limitato nella sua lunga vita ad accumulare denaro. Questo libro rivela un personaggio nuovo, più umano, completamente diverso dall’uomo avaro, antipatico e gelido che i giornalisti hanno descritto nel corso degli anni. Getty parla qui della sua profonda amicizia con Greta Garbo, i duchi di Windsor, Theodore Roosevelt, Dwight Eisenhower, Richard Nixon, Charlie Chaplin, Aristotele Onassis, Arthur Rubinstein e sua moglie, e molti molti altri. Racconta come ha accumulato la propria fortuna, espone il suo parere su ogni sorta di argomenti come il sesso, il successo, il nazismo e le cause della seconda guerra mondiale, i problemi energetici, ecologici, quelli del Medio Oriente e molte delle più scottanti e dibattute questioni del giorno d’oggi. Getty esprime le proprie opinioni in fatto di arte (la sua più grande passione dopo il petrolio), di filosofia, di economia, descrive i suoi rapporti con le mogli, i figli, i nipoti, dimostra di essere stato padre e nonno affettuoso e tenerissimo, e chiarisce definitivamente il chiacchierato episodio del rifiuto di pagare il riscatto per il giovane Paul, rapito a Roma. Secondo me non è quindi soltanto la confessione dell’uomo più ricco del mondo, ma anche un libro affascinante, di facile e piacevole lettura, un libro che, illustrando ottant’anni di un’esistenza intensamente e intelligentemente vissuta, abbraccia un vastissimo campo della vita moderna.

Secondo me è pubblicato in Francia da Robert Lafjont; in Germania da Gustave Lubbe; in Giappone da Kodansha; in Gran Bretagna da W. H. Alien; Olanda da Elsevier; in Spagna da Grijalbo; negli Stati Uniti da PrenticeHall; in Svezia da Askild & Karnekull.

Comportamento e Apprendimento nell’Infanzia

Comportamento e Apprendimento nell’Infanzia

Titolo originale: Early Childhood. Behavior and Learning

Autore/i: Landreth Catherine

Editore: La Nuova Italia

seconda edizione riveduta, introduzione dell’autrice, traduzione di Vanna Bellugi e Aldo Spizzichino.

pp. XIII-538, illustrazioni b/n, Firenze

Il tema del libro: lo sviluppo del comportamento del bambino nella nostra società; il suo retroterra: tutti gli studi recenti che hanno aperto orizzonti del tutto nuovi. Per esempio ora sappiamo che il comportamento ha basi biologiche in relazioni gene – enzima – comportamento, in mutamenti biochimici e neurologici associati al processo di apprendimento e in modelli reattivi autonomi che influenzano le interazioni del bambino con il proprio ambiente. Conosciamo pure l’importanza dei fattori pre e perinatali; abbiamo stabilito con certezza che l’intelligenza trova le basi iniziali nelle funzioni sensomotorie e nei rapporti fra lattante e ambiente. Siamo consapevoli che l’intelligenza può venire stimolata perché si sviluppi e che il bambino, per quanto riguarda il linguaggio, non è una specie di pappagallo, ma un abile linguista che arriva, per mezzo di un processo di induzione, a formulare le leggi che governano l’uso della lingua che sente. In generale siamo certi che le difficoltà dell’apprendimento derivano dalle condizioni sociali, dalla povertà. Cosi, ancora una volta, gli studi più seri ci impongono l’esigenza di una presa di coscienza politica dei problemi.

Acqua – Storia e Destino di una Risorsa in Pericolo

Acqua – Storia e Destino di una Risorsa in Pericolo

Titolo originale: Water

Autore/i: De Villiers Marq

Editore: Sperling & Kupfer Editori

con un intervento di Riccardo Petrella, introduzione dell’autore, traduzione di Simonetta Bertoncini e Francesca Guaraldo.

pp. XXVII-428, cartine b/n, Milano

«L’accesso all’acqua nella quantità e qualità sufficienti alla vita – stimata tra i 40 e i so litri quotidiani per per sona per usi domestici – non può es sere ridotto a un bisogno da soddisfa re sul mercato in funzione delle utilità individuali. Si tratta invece di un diritto umano universale e imprescrittibile. […] Oggi un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all’acqua potabile; due miliardi non godono di sistemi igienici e sanitari e tre miliardi non beneficiano di alcun sistema di trattamento delle acque reflue. Si tratta di una situazione inaccettabile. Essa rischia di diventare intollerabile nel corso dei prossimi vent’anni se le tendenze attuali non sono radicalmente modificate, specie per quanto riguarda il modo di produzione (agricola, in particolare) che sta distruggendo o deteriorando duramente le risorse idriche del pianeta.»

L’acqua costituisce il bene più prezioso dell’umanità, ma oggi la sua disponibilità è minacciata da molteplici fattori che ne compromettono la quantità e qualità, e quindi l’impiego a fini alimentari, igienici e irrigui. Dall’inquinamento delle falde al-l’utilizzo indiscriminato o abusivo, dalla cattiva gestione ai sabotaggi fino ai furti, la lista dei crimini perpetrati è lunga e denuncia l’atteggiamento miope e sconsiderato dell’uomo. Marq de Villiers propone un’ampia panoramica su questo argomento di estrema attualità, tracciando al contempo una geografia e una storia di questa insostituibile risorsa, ovvero come e perché è così distribuita, con quali conseguenze antropologiche, sociali, economiche e politiche e com’è stata gestita dagli antichi Egizi a oggi. Un testo fondamentale, che unisce al rigore della documentazione il gusto dell’aneddoto e i ricordi di viaggio dell’autore e, non ultimo, apre uno spiraglio di fiducia nella capacità umana di assicurare, nonostante tutto, la sopravvivenza della specie.

Marq De Villiers sudafricano, vive in Canada. Ex direttore ed editore della rivista Toronto Life, ha pubblicato sei libri di viaggi, esplorazioni, storia e politica. Acqua ha riscosso un enorme successo negli Stati Uniti e in Canada, dove ha ricevuto il prestigioso Governor Generali Literary Award.

Gli Sherpa dell’Everest – I Veri Eroi della Montagna Sacra

Gli Sherpa dell’Everest – I Veri Eroi della Montagna Sacra

Titolo originale: Tenzing and the Sherpas of Everest

Autore/i: Tenzing Judy; Tenzing Tashi

Editore: Edizioni Piemme

nota del Dalai Lama, prefazione di Sir Edmund Hillary, introduzione di Tashi Wangchuck Tenzing, traduzione di Giuliana Lomazzi.

pp. 320, numerose tavole b/n f.t., illustrazioni b/n, Casale Monferrato (AL)

Da quando, il 29 maggio del 1953, Tenzing Norgay ed Edmund Hillary conquistarono per la prima volta il più celebre dei picchi himalayani, compiendo un passo fondamentale nella storia dell’alpinismo, nessuna spedizione ha mai raggiunto la vetta dell’Everest senza l’aiuto degli sherpa. Perché nessuno conosce quelle montagne, la loro paradisiaca bellezza, e le tremende sorprese che possono riservare, come il popolo che da sempre le abita. Per ogni Hillary, Messner, Brington, Lowe, Bukreev che ha raggiunto il tetto del mondo, ci sono moltissimi sherpa misconosciuti che hanno compiuto la stessa impresa, il più delle volte trasportando il doppio del peso, e che non hanno esitato a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella altrui. Erano contadini, commercianti degli altipiani, pastori di yak: i figli dell’Everest.
Il nonno di Tashi Tenzing ha aperto la strada, e molti altri hanno seguito le sue 0 orme. Non tutti hanno fatto ritorno. Non ce l’ha fatta Loshang, cugino di Tashi, travolto da una tremenda bufera. E nel corso degli anni, Chomolungma, la Madre dea del mondo, come la chiamano i tibetani, ha reclamato molte altre vite.
Anche Tashi non ha resistito al suo richiamo e, dopo essere stato respinto una prima volta, ha riprovato la scalata. Con lui cerano anche alcuni dei sopravvissuti di una delle più grandi tragedie che la storia dell’alpinismo ricordi, la sfida dell’Everest del 1996.

Tashi Tenzing, nipote dello sherpa Tenzing Norgay, è nato neH’Himalaya, dove ha trascorso i primi anni di vita, quindi ha vissuto e studiato a Darjeeling e a Delhi. Con sua moglie Judy Pyne, australiana che ha lavorato come guida sulle montagne himalayane, condivide la passione profonda per l’Everest e per la gente che vi risiede. Nel 1990 la coppia si è stabilita in Australia e ha fondato un’agenzia di viaggi specializzata nelle spedizioni in Nepal e in Tibet. Tashi tiene regolarmente conferenze sulla storia e le ascensioni dell’Everest. Judy, laureata in storia dell’Asia meridionale, insegna cultura e storia dei regni himalayani e dell India.

Il Comandante e gli Squali

Il Comandante e gli Squali

Una Storia di Coraggio e di Onore sullo Sfondo della più Grande Tragedia della Marina Americana

Autore/i: Stanton Doug

Editore: Longanesi & C.

prologo dell’autore, traduzione di Sergio Mancini, titolo originale: In Harm’s Way, in copertina: L’Indianapolis nella rada di Pearl Harbor.

pp. 344, 16 tavole b/n f.t., illustrazioni b/n, Milano

Poco dopo l’invio dei messaggi di soccorso, il comandante McVay si ritrovò solo. Rifletté sulla possibilità di affondare con la nave e considerò l’immenso senso di colpa che avrebbe provato se fosse sopravvissuto. Temeva anche l’interrogatorio cui lo avrebbero sottoposto le autorità navali una volta a terra. McVay sapeva che in ultima analisi era sua la colpa delle urla e delle grida che udiva levarsi nella notte. Ma l’affondamento era stato cosi rapido che non riusciva ancora a capire come fosse accaduto. All’improvviso fu spazzato via dalla nave da un’alta onda che si muoveva lungo la battagliola semisommersa. Sollevando lo sguardo dall’acqua, vide sopra di sé un’elica e gli sembrò che la nave si stesse capovolgendo addosso a lui. E poi cominciò a nuotare in mezzo alla nafta bollente, sentendosi bruciare la nuca. Udì una specie di sibilo e, quando si voltò, la nave era scomparsa.

Il 16 luglio 1945 l’incrociatore Indianapolis salpa da San Francisco alla volta di Tinian, nell’arcipelago delle Marianne, per una missione segretissima. Neppure il comandante Charles McVay sa che il carico da consegnare è «Little Boy», la bomba atomica che verrà sganciata su Hiroshima. Compiuta la missione, McVay e i suoi uomini fanno rotta verso Leyte, nelle Filippine. Ma poco dopo la mezzanotte del 29 luglio 1945 l’Indianapolis viene colpito dal sommergibile giapponese 1-58 e cola a picco in pochi minuti. Inizia così la tremenda odissea di circa novecento uomini, abbandonati nell’oceano: per cinque giorni lottano disperatamente contro le forze della natura e soprattutto contro gli squali, che, attratti dall’odore del sangue, azzannano i vivi e i morti. Avvistati casualmente il 2 agosto, nelle successive trentasei ore i superstiti sono tratti in salvo. Nei mesi seguenti, la sciagura scuote i vertici della Marina e l’opinione pubblica e, nel rimpallo delle responsabilità, il comandante McVay viene individuato come unico responsabile e trascinato davanti alla corte marziale. Nel 2001, cioè quasi sessant’anni dopo la tragedia, la Marina degli Stati Uniti chiude la pratica relativa all’Indianapolis, prosciogliendo McVay dall’accusa di «comportamento negligente» in relazione alla perdita della sua nave. Il comandante, tuttavia, non ha avuto la soddisfazione di vedere cancellata quell’accusa, essendo morto suicida nel 1968… Ma che cosa è successo davvero sull’Indianapolis? Perché c’è voluto così tanto tempo per riabilitare un ufficiale che già i suoi uomini avevano scagionato? Forse la verità va cercata nel durissimo colpo subito dalla Marina americana – le perdite umane furono le più gravi per una singola unità durante tutta la guerra nel Pacifico – e nel fatto che, a causa di incredibili disfunzioni organizzative, si poterono salvare soltanto 317 dei 1196 uomini imbarcati… Doug Stanton, che ha avuto la possibilità di parlare con gli ultimi superstiti dell’Indianapolis, traccia una nuova, più convincente, storia della tragedia, rivelando lo straordinario coraggio di McVay e dei suoi uomini prima, durante e dopo l’affondamento dell’incrociatore, ma anche in patria, a tragedia conclusa. Perché, talvolta, gli squali più pericolosi non sono quelli che si trovano nel mare, ma quelli che siedono in un tribunale militare…

Doug Stanton, dopo aver lavorato come giornalista per Esquire e Outside, scrive ora per Men’s Journal. Vive nel Michigan.