Libri dalla categoria Miti
Giochi d’Amore con le Carte
Guida facile per la divinazione del Docteur Marius
Autore/i: Gaslini Mario E.
Editore: Casa Editrice Licinio Cappelli
unica edizione.
pp. 186, Bologna
L’interesse crescente del pubblico per le scienze esoteriche e la sua continua richiesta di opere semplice serie sui vari rami della divinazione hanno indotto la nostra Casa Editrice, ad una collana dal titolo.
Le Vie del nostro destino affidata alla competenza del noto docteur Marius.
Appunto per amore e tradizione di serietà abbiamo evitato tutti quegli argomenti che i tempi moderni hanno superato e abbandonato alla speculazione medievale quali l’alchimia, la magia nera, la – stregoneria, ecc., quanto cioè possa mortificare la nostra intelligenza e le nostre credenze. Di conseguenza i nostri volumetti possono an- dare nelle mani di tutti per fondatezza di concetti, per chiarita stilistica e per competenza specifica; inoltre sono facili e piacevoli tanto da costituire, quando l’intera collana sarà pubblicata, una rara e pregevole raccolta divulgativa dell’occultismo moderno. Presentiamo intanto i primi sei volumetti cui seguiranno altri.
«Di tutte le cabale e scienze antiche quella che pero ottenne popolarità e credito fino dai tempi più remoti fu l’arte di conoscere la sorte dell’uomo per mezzo delle carte.
Gli egiziani e i romani già le usarono benchè con figurazioni simboliche in gran parte diverse da quelle odierne.
Francia, Inghilterra e Germania, durante il sanguinario impero feudale, ritennero la Cartomanzia il modo più facile e sicuro per conoscere i disegni del destino.
Nella stessa Spagna, nella cattolica Spagna, sfidando il terribile potere del Santo Ufficio, che perseguitava accanitamente i praticanti scienze occulte, l’arte di «trarre le carte» raggiunse vero fanatismo e incredibile diffusione.
Non sembra che il gioco delle carte sia tanto vecchio quanto altri che servivano ai divertimenti degli egiziani, dei greci e dei romani; ma la questione è dibattuta e controversa.
I nomi di re, di dame o regine e di valletti (fanti) che si danno alle figure principali del gioco, sono una delle prove che le carte non sono da ritenersi antiche. Difatti il nome di valletti o di fanti, più tardi trasferito alle persone di servizio, non si dava allora che ai giovani principi ed era titolo d’onore o quanto meno distintivo di eta. I giovani signori che non avevano ancora ricevuto l’ordine della cavalleria erano a loro volta chiamati valletti.
Il nome di carte o di cartoni deriverebbe dal fatto che esse erano costituite da più fogli di carta incollati gli uni sugli altri per renderle più grosse e sostenute.
I cinesi usano carte d’avorio perchè la loro carta è troppo delicata per potere essere tenuta tra le mani (e forse perchè l’avorio vi abbonda) e troppo sottile e trasparente per potere essere incollata.
Gli antichi tarocchi egiziani (da Thoto Tarot) erano riprodotti su tavolette d’oro.
Sarebbe dilettevole proseguire nella storia delle carte, diversa per ogni paese, ma ciò e materia di manuale o non di volumetto divulgativo. Prendiamo a prestito dal Cairo gli elementi per una sintesi capace di orientare il lettore e di concludere le nostre note introduttive. […]»
La Cellula Madre e l’Energia del Tempo
Con questo terzo volume, si chiude la trilogia dedicata all’Anatomia Sottile dell’essere umano.
Autore/i: Zamperini Roberto
Editore: Macro Edizioni
pp. 320, nn. illustrazione a colori, Cesena (FC)
L’evoluzione della vita fino alla coscienza: risultato del caso e della necessità o Disegno Intelligente?
Cos’è il tempo?
È nostro tiranno o può diventare un alleato?
Possiamo ottenere energia dal tempo?
Possiamo trarre informazioni dal passato?
Possiamo mutare il futuro?
All’interno dell’organismo energetico di ognuno di noi, è nascosta una Cellula Madre immortale, che ci connette ai nostri avi e ai nostri discendenti. Una vera “macchina del tempo”, il cui scopo è la futura evoluzione dell’uomo e che racchiude tutta la nostra storia e le nostre potenzialità. La Cellula Madre è la memoria del passato e il potenziale futuro del nostro essere. Ognuno di noi, grazie alla Cellula Madre immortale, possiede gli strumenti per trarre profitto dal suo passato e guidare il suo futuro.
Nel cuore della galassia c’è una vibrante sorgente d’Energia, una memoria sconfinata, che racchiude i segreti del tempo dell’intera galassia e alla quale, attraverso la Cellula Madre, noi tutti siamo collegati.
La Cellula Immortale e l’Energia del Tempo è un’originale esplorazione delle nuove straordinarie scoperte scientifiche sul tempo, sull’energia e sulla natura dell’Universo, secondo la visuale delle Energie Vitali, le energie che guidano il nostro corpo e la nostra psiche. Con quest’opera si chiude la trilogia destinata alla scoperta della struttura segreta dell’organismo energetico umano, iniziata con Anatomia Sottile e proseguita con Fisiologia Sottile.
Roberto Zamperini, laureato in Scienze Statistiche, ha ereditato dal padre ingegnere, ma anche ipnotista e radioestesista, il piacere dell’investigazione dell’ignoto. È fondatore dell’IRES (Istituto perle Ricerche sulle Energie Sottili), creatore della Terapia Energo-Vibrazionale e della Domoterapia Sottile. Ha inventato i Clea-nergy, strumenti a trasmutazione sottile per il benessere di tutta la famiglia e la bonifica energetica degli ambienti. Con Macro Edizioni ha già pubblicato Anatomia Sottile, Fisiologia Sottile, Terapia della casa e Energie Sottili.
Ringraziamenti
Prima Parte
Appunti per un romanzo su Gaia
- Interrogativi
- Gaia, il pianeta della vita
- Genesi
- Cataclisma
- Campi, numeri e pensiero
- Gaia corre i suoi primi pericoli
- Gaia passa attraverso il primo portale
- Intermezzo: l’ordine d’energia sottile, la bioenergia e la cellula
- Dal brodo primordiale alla scoperta della vita
- Com’è fatto un chakra
- Intermezzo: perché un’arancia sana non è una spremuta d’arancia
- Gaia scopre prima la cooperazione, poi il consorzio
- Intermezzo: l’effetto denso-sottile
- Intermezzo: la risonanza sottile e il sincronismo
- Spirali, energie sottili, risonanza
- Come Gaia sopravvive alle congestioni
- Gaia perfeziona il funzionamento sottile della cellula
- Gaia inventa il sesso e nasce la prima Cellula Madre
- Gaia inventa gli esseri pluricellulari e nasce il circuito primario
- Gaia scopre il numero aureo, l’armonia e la simmetria
- Gaia inventa la paura e il piacere e passa attraverso il secondo portale
- Nuove emozioni e altri cambiamenti di dimensione
- Gaia inventa il linguaggio
- Mani, cervello e linguaggio
- Pesci e collanine
- Gaia inventa gli stati di coscienza superiori
- Linee d’energia e stati di coscienza
- Forse le cose furono più complicate
Appendice alla Prima Parte
- Il numero della crescita
- Note sulla “Prima Parte”
Seconda Parte
La Cellula madre e l’Energia del Tempo
Capitolo 1 – La scoperta degli Arcaici
- Il primo Arcaico: dagli esseri unicellulari all’uomo
- Ma “dove” stanno gli Arcaici?
- Le funzioni del primo Arcaico
- I nostri corpi nell’Universo a più dimensioni
- L’uomo, essere multidimensionale
- I chakra e gli Arcaici: strutture multidimensionali
Capitolo 2 – Nuove scienze dell’Universo e dell’Energia
- Nikolai Kozyrev: l’energia del tempo e l’etere vitale
- Etere sì o etere no?
- La teoria di Kozyrev è sottoposta a verifica
- Da Kozyrev alle Energie Sottili: perché la simmetria, perché l’asimmetria.
- Rettangolo aureo e l’Occhio di Dio
Capitolo 3 – Da Kozyrev alle Energie Sottili
- Il comportamento sottile della cellula
- Nuova luce sulla natura dei legami
- L’ordine d’energia nei corpi sottili
- Una fabbrica naturale di alti ordini d’energia
Capitolo 4 – Enigmi del Tempo
- Presente e futuro
- I tanti misteri del tempo
Capitolo 5 – La Madre Immortale
- La madre Immortale
- Le strabilianti capacità della Cellula Madre
Capitolo 6 – L’enigmatica energia-oro
- Siamo parte di un Tutto
- Il ruolo di Gaia: difesa, riparazione e rigenerazione
- Il rapporto misterioso della Cellula Madre con l’energia-oro
- Il ruolo del Gran Sole Centrale: evoluzione e cambiamento
Capitolo 7- Il nostro potere sul Tempo
- La scoperta dell’Arcaico del Tempo
- L’origine delle malattie nascoste nella prima parte della vita
Capitolo 8 – Il Grande Disegno Intelligente
- Una Forza evolutiva nascosta nel futuro
- Le due energie-oro
- L’ energia-oro tellurica
- Il rapporto dinamico tra conservazione ed evoluzione
Capitolo 9 – Contributi per una tecnologia dell’uso del tempo
- Appendice alla Seconda Parte
- Una veterinaria studia i chakra del cane
- Correlazioni energetiche tra denti e organi
- Note sulla “Seconda Parte”
Bibliografia
Cos’è il CRESS
Indice Analitico
Poesia dell’Universo – L’Esplorazione Matematica del Cosmo
Titolo originale: Poetry of the Universe
Autore/i: Osserman Robert
Editore: Longanesi & C.
prefazione dell’autore, traduzione dall’originale americano di Libero Sosio.
pp. 208, 70 illustrazioni b/n, Milano
«Studiare la matematica per capire le leggi della fisica non è diverso dall’imparare una lingua straniera quanto basta per cogliere qualcosa della speciale fragranza e bellezza della prosa o della poesia scritta in quella lingua. Nel corso di tale processo può benissimo capitare di essere affascinati dalla lingua stessa.
Lo stesso vale per molte parti della matematica. Creato inizialmente per fornirci una conoscenza più profonda della natura del mondo che ci circonda, il linguaggio della matematica sviluppa la sua struttura e il suo ordine, una sua bellezza e un suo fascino.»
La convinzione che la matematica abbia molto in comune con la poesia è assai diffusa fra i matematici.
Secondo Morris Kline, «una dimostrazione matematica eseguita con eleganza e una poesia in tutto tranne che nella forma in cui è scritta». E Einstein ribadisce: «La matematica pura e, a suo modo, la poesia delle idee logiche». È del resto ben nota l’insistenza dei matematici sull’eleganza delle dimostrazioni, come pure la tesi che la matematica richieda non meno immaginazione della poesia (Voltaire: «C’è una sorprendente immaginazione nella matematica della natura; e Archimede ebbe almeno altrettanta immaginazione di Omero»). Un giorno il grande matematico David Hilbert notò che un certo studente aveva smesso di frequentare le sue lezioni. Quando gli venne riferito che aveva deciso di abbandonare la matematica per diventare un poeta, Hilbert rispose: «Ha fatto bene. Non aveva abbastanza immaginazione per un matematico». Perché dunque molti studenti manifestano un’avversione e una chiusura così ostinate e totali verso la matematica, considerandola un sapere freddo e arido? Osserman e altri professori della Stanford University giunsero alla conclusione che la colpa è soprattutto dell’insegnamento, e che si dovrebbe fare tutto il possibile per presentare un’immagine viva dell’essenza della matematica e della sua funzione concreta nella storia della conoscenza. Dal programma che ne seguì è derivato anche questo libro, che racconta in modo chiaro e accattivante il contributo dato dalla matematica all’esplorazione del mondo, dalle prime misurazioni della Terra nell’Antichità fino alle più avanzate teorie cosmologiche di oggi. Le creazioni più bizzarre della mente umana e le figure più affascinanti della storia della scienza si incontrano in queste pagine, che costituiscono un’ideale introduzione alla matematica e alla scienza. Vedendo in quale misura le creazioni apparentemente più fantastiche della matematica abbiano fornito all’uomo strumenti per comprendere i segreti della natura, anche il lettore sarà costretto a chiedersi con il grande fisico teorico Wigner quale sia la causa della «irragionevole efficacia della matematica nelle scienze della natura». E a chiedersi se il matematico sia un inventore o uno scopritore.
Robert Osserman è professore di matematica alla Stanford University dal 1955, e dal 1990 è vicedirettore del Mathematical Sciences Research Institute a Berkeley, California. Autore di numerosi articoli scientifici, conferma con questo libro le straordinarie doti di docente che gli sono valse il Dean’s Award for Outstanding Teaching.
Lettere al Castoro e ad Altre Amiche 1926-1963
Titolo originale dell’opera: «Lettres au Castor et à quelques autres»
Autore/i: Sartre Jean-Paul
Editore: Garzanti Editore
prima edizione, edizione scelta, presentata e annotata da Simone de Beauvoir , traduzione di Oreste del Buono, collana: Saggi Blu, in copertina: J.-P. Sartre e S. de Beauvoir in due caricature di D. Levine.
pp. 760, Milano
Scrive Simone de Beauvoir nella presentazione al volume:
Durante la giovinezza, Pierre Guille, che fu per molto tempo amico di Sartre, si divertiva a dirgli: «I manuali di letteratura dei secoli futuri, amico mio, segnaleranno: Jean-Paul Sartre, ottimo scrittore di lettere, autore anche di qualche opera letteraria e filosofica». Nelle conversazioni che ebbe con me nell’estate del 1974, Sartre spiegò quel che le lettere rappresentavano per lui: «Era l’immediata trascrizione della vita… un lavoro spontaneo. In fondo io pensavo che si sarebbero potute pubblicare, quelle lettere… e magari sarebbero state pubblicate dopo la mia morte… Le mie lettere sono state insomma come una testimonianza sulla mia vita».
Nell’offrire al pubblico questa corrispondenza, dunque, non faccio che esaudire uno dei suoi desideri. Certo, sarebbe auspicabile che tutto il suo epistolario – che è immenso – venisse raccolto, ma per questo ci vorrà sicuramente molto tempo. Io ho preferito non aspettare a divulgare le lettere che mi sono state indirizzate – come pure alcune altre, ereditate o affidatemi dalle destinatarie.
Queste lettere, che coprono un periodo di circa quarant’anni – dal 1926 al 1963 – ci consegnano la vita ricca e complicata e il laboratorio febbrile di un uomo di straordinaria vitalità, di un letterato insofferente agli angusti confini della letteratura, di un filosofo che ha insegnato a più generazioni a pensare e a mettere in discussione la validità del pensiero di fronte all’urgenza della prassi. In esse Sartre rivela il suo intimo e insieme riflette su ciò che accade intorno a lui. Illuminanti o recisi, affettuosi o sferzanti sono i suoi giudizi: su Shakespeare e Kafka, Nizan e Gide, Malraux e Queneau, Heidegger e Merleau-Ponty, Caillois e Breton e, senza soluzione di continuità, sui gialli di Van Dine e il cinema americano, le canzonette, i giornali…
L’Apprendista Cabalista
Titolo originale: El aprendiz de cabalista
Autore/i: Vidal Cesar
Editore: Edizioni Il Punto d’Incontro
prima edizione, traduzione di Itala Bellinato.
pp. 226, Vicenza
1492. In guerra con la Francia, Carlo V decide di ricorrere alle arti magiche nel tentativo di assicurarsi la vittoria. Tuttavia lo strumento scelto dal giovane imperatore non è soltanto un taumaturgo, ma anche un esperto cabalista dotato di una conoscenza occulta prodigiosa. Gli ordini imperiali offrono al cabalista l’opportunità di alterare il corso degli eventi e, soprattutto, di trasformare la propria esistenza. Un racconto in cui si intrecciano i fili dorati e pericolosi di un amore proibito, della saggezza occulta e dell’anelito di salvezza. Un vigoroso affresco dell’Europa rinascimentale, in una trama di ambizioni, speranze, desideri, vendette, uccisioni e passioni, ambientata in una vivida e fedele cornice storica e geografica.
- Italia 1525
- Spagna 1491 – Germania 1510
- Italia 1511 – 1525
- Italia 1525
- Sic transit gloria mundi
Nota dell’Autore
Nota sull’Autore
Il Fascino di Roma nel Medioevo
Le «Meraviglie di Roma» di maestro Gregorio
Autore/i: Nardella Cristina
Editore: Viella Libreria Editrice
con il testo latino della «Narracio de mirabilibus urbis Romae» e traduzione italiana a fronte, nuova edizione riveduta e ampliata.
pp. 216, 17 illustrazioni b/n f.t., Roma
Per tutto il Medioevo non esistette una sola città paragonabile a Roma per la quantità e la qualità dei monumenti posseduti e per il numero di visitatori che vi giungevano, desiderosi di visitare i centri più importanti della cristianità ma anche attratti dal fascino delle antiche vestigia pagane. L’esigenza di indicazioni per muoversi nella città portò alla compilazione delle prime guide per i pellegrini, da cui scaturì nel XII secolo un originale prodotto letterario, i Mirabilia urbis Romae, che ebbe innumerevoli versioni nei tre secoli successivi.
In questa tradizione spicca per originalità la Narrazione delle meraviglie della città di Roma, compilata tra il XII e il XIII secolo da un erudito inglese, maestro Gregorio. Formatosi culturalmente nello studio dei classici, l’autore è completamente assorbito dalla contemplazione dell’antica Roma – al punto di trascurare la città cristiana – e descrive con vera passione artistica i monumenti pagani. Fin da primo impatto ci comunica il fascino subìto, quando dall’altura di Monte Mario gli si presenta una città dove «così numerose sono le torri da sembrare spighe di grano, tante le costruzioni dei palazzi, che a nessun uomo riuscì mai di contarle».
Di questa opera singolare il libro fornisce il testo originale latino e la traduzione italiana a fronte, preceduti da un ampio studio introduttivo.
Cristina Nardella si è laureata in Storia medievale all’Università di Roma “Tor Vergata”. Tra le sue opere ricordiamo L’antiquaria romana dal Liber Pontificalis ai Mirabilia aibis Romae, in Roma antica nel Medioevo, a cura di P. Zerbi (Milano 2001) e la cura dell’edizione della Storia gerosolimitana di Fulcherio di Chartres, in Crociate, a cura di G. Zaganelli (Milano 2004).
1. I Mirabilia urbis Romae
1.1. Il viaggio a Roma.
1.2. La tradizione medievale delle descrizioni della città.
Note al capitolo 1.
2. Maestro Gregorio
2.1. Un’opera di difficile datazione.
2.2. Il prologo: l’autore si presenta.
2.3. La formazione culturale.
2.4. La città visitata, la città immaginata.
2.5. La rivalutazione del patrimonio artistico romano.
2.6. Una personalità di transizione.
Note al capitolo 2.
3. La Narrazione delle meraviglie della città di Roma
3.1. I Mirabilia di Benedetto canonico e la Narrazione di maestro Gregorio.
3.2. Le porte della città. 3.3. Le statue del Campidoglio.
3.4. Le statue del Quirinale.
3.4.1. La Venere capitolina.
3.4.2. I Dioscuri.
3.4.3. Le statue dei Fiumi.
3.5. I palazzi.
3.6. I templi.
3.6.1. Il tempio di Pallade.
3.6.2. La riscoperta del Pantheon come tempio classico.
3.7. Il Campus Lateranensis.
3.7.1. Una descrizione dettagliata del primo museo del mondo.
3.7.2. La statua di Marco Aurelio.
3.7.3. Il Colosso.
3.7.4. Il Priapo.
3.7.5. La lupa e l’ariete.
3.7.6. La tavola di bronzo.
3.8. I monumenti celebrativi.
3.8.1. Gli archi trionfali.
3.8.2. Le colonne onorairie.
3.8.3. Piramidi ed obelischi.
Note al capitolo 3.
Maestro Gregorio, Narrazione delle meraviglie della città di Roma.
Edizione e traduzione
Note
Opere citate
Indice dei nomi
Illustrazioni
La Città della Gioia
Titolo originale: La Cité de la Joie
Autore/i: Lapierre Dominique
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
prima edizione, introduzione e ringraziamenti dell’autore, traduzione di Elina Klersy Imberciadori.
pp. 480, Milano
Un prete cattolico francese, un giovane medico americano, un’infermiera assamita e un uomo-risciò si incontrano nello sconvolgente scenario d’un quartiere di Calcutta per aiutare, Curare, salvare.
Condannati a essere eroi, lottano e vincono in mezzo alle settantamila “luci del mondo” che popolano la Città della Gioia.
La loro epopea è un canto d’amore, un inno alla vita, una lezione di tenerezza e di speranza per gli uomini del nostro tempo.
Mi trovavo a Calcutta e un giorno un uomo-risciò mi condusse in uno dei quartieri più poveri e sovrappopolati di questa città, dove trecentomila senzatetto vivono nelle strade. Conoscere questo quartiere che si chiama Anand Nagar, la Città della Gioia, ha cambiato la mia vita. In questo inferno ho infatti trovato più eroismo, più amore, più solidarietà, più gioia che in molte altre metropoli del nostro ricco occidente. Ho incontrato gente che non ha niente e tuttavia possiede tutto. In tanta bruttura, nel fango e nella sporcizia ho scoperto più bellezza e Speranza che in molti dei nostri paradisi. E soprattutto ho scoperto che questa città disumana ha il magico potere di creare dei santi. Santi come Madre Teresa, ma anche santi sconosciuti come Paul Lambert, sacerdote cattolico francese che si è stabilito nella Città della Gioia per dividere l’esistenza dei più diseredati e soccorrerli. Come il giovane medico americano venuto dalla Florida per curare uomini senza alcuna risorsa medica. Come il vecchio londinese fabbricante di camicie che salva bambini e lebbrosi. Come Bandona, la dolce infermiera assamita divenuta l’Angelo di misericordia di tutti gli infelici della Città della Gioia. Come migliaia di uomini, donne e bambini, condannati a sopravvivere con poche rupie al giorno, a superare le maledizioni di un destino implacabile. A vincere con il sorriso. Per raccontare la loro epopea, mi Sono immerso per mesi nella tremenda realtà del loro quartiere. Ho dormito nel tugurio di Lambert, un bugigattolo di un metro per due, senz’aria ne luce, invaso dall’acqua e dallo straripamento delle fogne a ogni temporale. Ho vissuto per giorni e giorni con Lambert, Max e Bandona nella piccola colonia di lebbrosi in fondo alla bidonville e ho scoperto la loro straordinaria cultura, il loro gusto per le feste. Ho trascorso molte ore con il padrino della mafia locale, un uomo la cui statura ricorda quella dei grandi imperatori mongoli. Ho assistito alle Suggestive rappresentazioni della leggenda. Insieme ai bambini ho partecipato al gioco più importante della bidonville, quello del cervo volante: un aquilone fatto di pezzi di cartone e di tela che porta con sé sopra il grigiore dei tetti tutti i sogni di questo popolo di condannati. Ho partecipato alle nascite, ai matrimoni, alle cremazioni, alle feste degli indù, dei musulmani, dei sikh, dei cristiani è di tutte le comunità di questo mosaico di popoli e religioni. Ho tirato risciò e arrotolato bidi nei laboratori simili a galere dove bambini di sei o sette anni preparano milleduecento Sigarette al giorno. Ho imparato a lavarmi dalla testa ai piedi con meno di mezzo litro di acqua. Ma soprattutto ho imparato a mantenere sempre il sorriso, a ringraziare Dio per il più piccolo beneficio, a ascoltare gli altri, a non avere paura della morte, a non disperare mai.
“Benché sia il risultato di una lunga inchiesta, questo libro non pretende di essere una testimonianza sull’India.
Amo troppo questo paese, conosco troppo la sua diversità, ho troppa ammirazione per le sue virtù, per la pertinacia di cui da prova nel vincere le sue difficoltà, l’intelligenza che testimonia nella soluzione dei suoi problemi per non mettere in guardia il lettore contro il pericolo di una estrapolazione abusiva.
La mia testimonianza riguarda in realtà solo un piccolo gruppo di uomini che una natura implacabile e circostanze ostili hanno strappato da casa e sbalzato in una città che ha dimostrato la sua volontà di accoglierli al di la dell’immaginabile.
Ho voluto rispettare il loro anonimato. Ho perciò cambiato i loro nomi e modificato un certo numero di particolari che riguardano gli avvenimenti di cui sono protagonisti e che si sono svolti molti anni fa. Ma gli uomini che li hanno vissuti esistono ancora.”
Autore a soli diciassette anni di uno dei primi bestseller del dopoguerra, Un dollar les mille kilometres, Dominique Lapierre ha sempre avuto un profondo interesse per le grandi epopee umane. Dopo dieci anni di reportages per “Paris Match”, nel 1960 si unisce a Larry Collins per scrivere Parigi brucia? (dal quale sarà tratto un grande film), Gerusalemme, Gerusalemme, Stanotte la libertà, Il quinto cavdliere – quattro bestseller in tutto il mondo, pubblicati in trenta lingue e letti da pi di cento milioni di persone.
Nel 1980 Lapierre si separa provvisoriamente da Collins per realizzare un progetto che gli sta a cuore dal suo soggiorno in India in occasione dell’inchiesta per Stanotte la libertà. Fonda un’associazione a favore dei bambini lebbrosi di Calcutta. Grazie a una parte dei suoi diritti d’autore e alla generosità di cinquemila simpatizzanti, Oggi Lapierre cerca di sopperire alle necessita dei duecento bambini della Casa della Resurrezione di Calcutta (Associazione “Action pour les enfants des lépreux de Calcutta” 26 avenue Kiéber, 750116 Parigi – CCP 1590.65.C Parigi).
Durante una visita ai “suoi bambini” di Calcutta, Lapierre scopre in un giorno l’universo della Città della gioia.
Il Mito dell’Interiorità
Tra psicologia e filosofia
Autore/i: Jervis Giovanni
Editore: Bollati Boringhieri Editore
a cura di Gilberto Corbellini e Massimo Marraffa, premessa dei curatori, introduzione degli autori.
pp. LXIII-240, Torino
Negli ultimi trent’anni è cambiata l’antropologia di base delle scienze umane. L’immagine dell’uomo ha dovuto fare i conti con un nuovo naturalismo, che ha portato a compimento il processo di decentramento della soggettività iniziato con Copernico e Galileo e proseguito con Darwin e Freud. Un presupposto metodologico che era stato dato per autoevidente, quello dell’assoluta diversità della natura umana rispetto a quella animale, è andato definitivamente in frantumi.
In questo quadro, la psicologia scientifica è giunta a risultati talora apparentemente paradossali. La psicologia intuitiva – ci spiega questo libro – è come l’astronomia intuitiva: come siamo inclini a credere che il Sole giri intorno alla Terra e che la Terra stia al centro dell’universo così anche l’autocoscienza umana viene presa intuitivamente come un dato primario. E ormai non è più sufficiente a corregiere questa ingenuità il ricorso all’inconscio di Freud. In panni da antimaestro illuminista, Giovanni Jervis scandaglia qui senza dogmatismi le complessità della «scienza della mente», esplorando alcuni temi all’intersezione di psicologia e filosofia: l’inconscio, la coscienza, l’identità, l’io, la persona. Un’esplorazione che ci svela i miti, i riti e le retoriche dell’interiorità.
Giovanni Jervis (1933-2009), psichiatra e psicologo, ha insegnato Psicologia dinamica all’Università «La Sapienza» di Roma. Ha collaborato con l’etnologo Ernesto de Martino, ha avuto un ruolo da protagonista nelle esperienze di riforma dell’assistenza psichiatrica pubblica in Italia, si è occupato dei fondamenti teorici e metodologici della psicologia. Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Pensare dritto, pensare storto (2007) e La razionalità negata (con G. Corbellini, 2008); ha inoltre curato Il secolo della psicoanalisi (1999) e La bottega della psichiatria (con A. M. Ferro, 1999).
Un Incontro Pericoloso – Una Diabolica Combinazione di Amore e Morte
Titolo originale: Eine Gefährliche Begegnung
Autore/i: Jünger Ernst
Editore: Bompiani
traduzione di Anna Bianco, in copertina: Puy Jean, Nu assis (1909) olio su tela.
pp. 194, Milano
Parigi, fine Ottocento: in una tranquilla domenica di settembre un giovane di nome Gerhard, dall’aspetto timido e trasognato, si aggira nelle viuzze assolate di Pigalle deciso a trovare qualcosa o qualcuno che lo aiuti a dare una svolta alla sua esistenza. Portato dal caso, ecco Ducasse, un uomo che, al contrario di lui, conosce bene come gira il mondo e ora assiste con freddezza al lento deteriorarsi della propria vita. L’incontro pericoloso avviene adesso, nel momento in cui Ducasse indica a Gerhard una donna affascinante nel cui volto “stridono bellezza e inquietudine”: da qui ha inizio una storia di eros e di sangue che sospinge Gerhard dentro una fitta trama di atti fortuiti e fatali, che coinvolgeranno l’ombra di Jack lo Squartatore e un investigatore appassionato della metafisica del delitto, un’amabile ruffiana e un corazziere in disgrazia; Raccontando una storia provocatoriamente poliziesca, molto vicino a un qualsiasi fatto di cronaca nera, Jünger, con mano leggera e divertito distacco, introduce il lettore nelle zone d’ombra della vita là dove si nasconde il tormento del male e della morte.
Nato a Heidelberg nel 1895, Ernst Jünger è considerato una delle figure intellettuali più importanti e discusse della cultura contemporanea.
Studioso di zoologia e filosofia, combattente volontario nella prima guerra mondiale, aderì al nazismo per poi distaccarsene in un secondo momento. È autore di saggi di riflessione filosofica, sociale e politica (Tempeste d’acciaio, 1920; L’operaio, 1932; Lo Stato universale, 1960); di opere letterarie (Heliopolis 1949; Il problema di Aladino, 1983); e di scritti autobiografici (Diario 1941-1945, 1949).
Il Pianeta Dove è Nato il Sesso
Un romanzo solo per adulti
Autore/i: Kanto Peter
Editore: Olympia Press Italia
traduzione di Sandro Marchi, titolo originale: World where sex was born.
pp. 172, Milano
Eccoci, dopo il grande P.J. Farmer, al secondo volume di Fantascienza Erotica.
Un’astronave attraversa gli spazi sconfinati con cinque persone a bordo: tre uomini e due donne. Lo scopo della spedizione è quello di scoprire un altro pianeta abitato e entrare così in contatto con un’altra civiltà. Finora, tutte le ricerche in questo senso sono state negative. Ma il capitano Smith, che comanda la spedizione. spera proprio che questa sia la volta buona. Il viaggio non presenta difficoltà esterne, mentre all’interno dell’astronave, invece, le cose si complicano e i rapporti tra i membri dell’equipaggio diventano infuocati. Solo il sangue freddo del capitano Smith salva la situazione. E, all’arrivo sul pianeta prefisso, la grande scoperta di una civiltà che, della propria vita, ha lasciato solo le tracce delle città e delle strade ma, almeno in apparenza, nessun essere vivente. Nessuno ad eccezione del Gant, una misteriosa creatura i cui poteri soprannaturali gli avventurosi astronauti finiranno per scoprire insieme ai nostri lettori.
Avventuroso, divertente, spigliato, questo romanzo associa, a un impianto di fantascienza tradizionale, la componente erotica e il fine umorismo di un noto autore dell’Olympia Press: Peter Kanto.
Allevamenti e Puledri
Autore/i: Autori vari
Editore: Edizioni A.N.A.C.T.
prefazione di Gianfranco Fabbri (Presidente Anact).
pp. 320, nn. illustrazioni e fotografie a colori, Roma
Dalla prefazione:
«La crescita e l’evoluzione internazionale dell’allevamento del cavallo da corsa, l’aumentata consistenza del patrimonio equino, la competitività sempre più pressante rendono necessaria un‘adeguata preparazione degli allevatori e di tutti gli operatori del settore ed un‘approfondita conoscenza dei problemi legati all’allevamento.
Ci è sembrato opportuno proporVi in versione italiana il libro Breding Management and Foal Development, predisposto dalla Equine Research di Tyler nel Texas, rielaborato secondo le esigenze del nostro allevamento.
Il manuale, che abbiamo intitolato Allevamenti e Puledri si rivolge soprattutto ai nuovi allevatori, a tutti coloro che intendono intraprendere un’attività tanto appassionante quanto difficile. Ovviamente la passione non basta: per creare le premesse di risultati positivi ed evitare delusioni cocenti occorre un ricco bagaglio di cognizioni specifiche (cura del terreno, gestazione di una fattrice, nascita e cura di un puledro etc…) che verrà poi affinato dall’esperienza e dalla professionalità.
Anche gli allevatori con maggiore dimestichezza potranno comunque confrontare le loro esperienze ed aggiornare le loro conoscenze: esigenza imposta dal rapido progresso della scienza e della tecnologia.
Il testo è stato tradotto, come del resto nello spirito degli autori, con terminologie di facile comprensione anche quando sono state affrontate le materie più tecniche, in maniera da consentire una facile lettura ed un’agevole consultazione.
Il lettore non dovrà inoltre stupirsi nel leggere, a volte, la ripetizione di argomenti già trattati: la riproposizione è risultata necessaria per la completezza dei singoli capitoli.[…]»
PREFAZIONE
Capitolo 1. IL PROGETTO DELL’ALLEVAMENTO
Capitolo 2. I DOCUMENTI DELL’ALLEVAMENTO
Capitolo 3. CENNI SUL SISTEMA RIPRODUTTIVO DELLO STALLONE
Capitolo 4. INFERTILITA E IMPOTENZA DELLO STALLONE
Capitolo 5. L’APPARATO RIPRODUTTIVO DELLA FATTRICE
Capitolo 6. INFERTILITA DELLA FATTRICE
Capitolo 7. LA GESTIONE DELLA FATTRICE
Capitolo 8. L’INDIVIDUAZIONE DEL CALORE
Capitolo 9. METODI E PROCEDURE DI ACCOPPIAMENTO
Capitolo 10. LA GRAVIDANZA
Capitolo 11. L’ABORTO
Capitolo 12. IL PARTO
Capitolo 13. LE ANOMALIE DEL PARTO
Capitolo 14. L’ALLATTAMENTO
Capitolo 15. IL REDO NEONATO
Capitolo 16. IL REDO ORFANO
Capitolo 17. IL PRIMO ANNO DI VITA
APPENDICE
Gli ausili diagnostici
Termografia
L’identificazione del cavallo
Psychologia
Autore/i: Stanghetti Giuseppe
Editore: Ex Officina Typographica «Cuore di Maria»
pp. XI-228, Roma
Roma, 1° Ottobre 1933
Chiarissimo Professore,
Ho sotto gli occhi il bel volumetto di Psicologia, che Ella destina sopra tutto agli alunni di Filosofia del Pont. Ateneo Urbano di Propaganda Fide. Ho letto qua e là le nitide pagine e vi ho trovato i pregi consueti delle Sue lezioni: chiarezza, sobrietà ed eleganza di stile, congiunte con la sodezza della dottrina tomistica.
Auguro al Suo lavoro la migliore fortuna, sicuro come sono che i cari studenti della Propaganda ne profitteranno assai per la loro formazione scolastica, che deve essere, con la pietà, il fondamento della loro attività sacerdotale e missionaria, domani.
Mi creda, con particolare stima ed ossequio,
Suo devmo in Xto F. Borgongini Duca Arciv. tit. di Eraclea.
I Papi – Storia e Segreti
Dalle biografie dei 264 romani pontefici rivivono retroscena e misteri della cattedra di Pietro tra antipapi, giubilei, conclavi e conncili ecumenici.
Autore/i: Rendina Claudio
Editore: Newton Compton Editori
premessa e introduzione dell’autore.
pp. 864, nn. illustrazioni b/n, Roma
Le biografie dei 264 romani pontefici, da san Pietro fino a Giovanni Paolo II, rappresentano, come in un lungo racconto, lo sviluppo di quel “potere” e emblematico che è il papato nel suo doppio volto, spirituale e temporale. Al “vicario di Cristo”, si guarda in queste pagine con occhio attento anche all’aspetto umano, astenendosi da indebite valutazioni teologiche e ridimensionando il mito del personaggio. Di qui un susseguirsi di ritratti ogni volta diversamente concepiti nella loro impostazione. Ora si evidenzia l’aspetto storico e il legame con gli avvenimenti politici del tempo; ora prevale la curiosità, l’aneddoto, l’aspetto folcloristico; ora l’immagine di un papa rivive intrecciata a quella di uno o più antipapi ovvero di un imperatore, e ancora, un concilio o un conclave possono aiutare a capire il vero volto di un pontefice. L’insieme di tutti questi profili non può che rappresentare le infinite sfaccettature di una sovranità nei suoi contrastanti momenti di “santità” e “diavoleria”. E ci consente di ripercorrere in vario modo duemila anni di storia, fino agli avvenimenti del papato dei primi mesi del 1999.
Claudio Rendina, scrittore e poeta, ha legato il suo nome a opere di successo dedicate a Roma e al mondo pontificio, tra le quali, per la Newton & Compton: Il Vaticano. Storia e segreti (premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri 1987), Pasquino statua parlante (premio Fregene 1991) e Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Roma (1998). Ha diretto la rivista «Roma ieri, oggi, domani».
Premessa
Introduzione
I Papi (da pag. 15-264)
Pio XI (1939-1958)
Giovanni XXI (1958-1963)
Paolo VI (1963-1978)
Giovanni Paolo I (1978)
Giovanni Paolo I (1978)
APPENDICE
Papi e antipapi sulla cattedra di Pietro
Elenco cronologico di papi e antipapi
Osservazioni sull’elenco e «curiosità» varie
La profezia di Malachia
Come viene eletto il papa
Dalle origini al conclave a oggi
Il cambiamento del nome
L’incoronazione
Stemmi e araldica pontificia
Concili ecumenici e giubilei
I concili
I giubilei
Bibliografia
Indice di papi e antipapi
Storie dello Spazio Esterno
Le migliori storie della fantascienza di tutti i tempi sull’esplorazione, conquista e colonizzazione del cosmo
Autore/i: Autori vari
Editore: Casa Editrice Nord
a cura di Sandro Pergameno, copertina di Michael Whelan, Collana Grandi Opere Nord 8.
pp. XXVIII-696, Milano
Il viaggio attraverso le misteriose profondità dello spazio siderale, la lotta con belve e mostri strani e terribili o nemici meno appariscenti ma altrettanto letali Come virus e batteri alieni, l’incontro o lo scontro con le altre razze intelligenti che popolano universo, la costruzione di una civiltà galattica che copra distanze di centinaia o addirittura migliaia di agi luce: quale autore di fantascienza, nel corso della sua carriera letteraria, non si è mai cimentato almeno con uno di questi temi? Forse davvero nessuno, perchè in fondo si potrebbe affermare che la conquista dello spazio, l’esplorazione di mondi alieni, la colonizzazione dei pianeti lontani, esprimono forse meglio di ogni altra tematica l’essenza della letteratura fantascientifica. Questo volume, che è il logico complemento del precedente Storie dello spazio interno (che limitava la sua attenzione ai pianeti del nostro sistema solare), è dedicato appunto all’esplorazione di mondi lontani, distanti decine o centinaia di anni luce dalla Terra: mondi strani e affascinanti, con flora e fauna misteriose, bizzarre, e con civiltà aliene evolute o barbariche, creati dalla fervida immaginazione dei maggiori autori di fantascienza.
Troverete qui ventisei racconti e romanzi brevi, tutti assolutamente inediti nel nostro Paese, tra i più belli mai prodotti da questo genere letterario, partoriti dalla penna di autori come Poul Anderson, Robert Silverberg, Murray Leinster, Jack Vance, Philip José Farmer, Larry Niven, Edgar Pangborn, Eric Frank Russell, Gordon Dickson, George R.Martin, e altri grandi narratori della fantascienza moderna.
Storie dello spazio esterno (Antologia) Traduzione di varî
Presentazione (Introduzione) di Sandro Pergameno
Parte Prima: Esplorazione della Galassia: Strani pianeti e strane forme di vita (Saggistica)
Il viaggio che durò 600 anni (Racconto lungo, The Voyage That Lasted 600 Years, 1940) di Don Wilcox (Traduzione di Roberta Rambelli)
Le rosse colline dell’estate (Racconto lungo, The Red Hills of Summer, 1959) di Edgar Pangborn (Traduzione di Roberta Rambelli)
Alaree (Racconto, Alaree, 1958) di Robert Silverberg (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Le piante (Racconto, The Plants, 1946) di Murray Leinster (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Il pianeta solitario (Racconto lungo, The Lonely Planet, 1949) di Murray Leinster (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Il mondo di mezzo (Racconto lungo, The World Between, 1965) di Jack Vance (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Rumore (Racconto, Noise, 1952) di Jack Vance (Traduzione di Roberta Rambelli)
Lassù è favoloso (Racconto lungo, Some Fabulous Yonder, 1963) di Philip José Farmer (Traduzione di Roberta Rambelli)
Re della sabbia (Racconto lungo, Sandkings, 1979) di George R. R. Martin (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Parte Seconda: Buchi neri e nebulose (Saggistica)
Alla stella oscura (Racconto, To the Dark Star, 1968) di Robert Silverberg (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Marea (Racconto, There Is a Tide, 1968) di Larry Niven (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Nebbia di stelle (Romanzo breve, Starfog, 1967) di Poul Anderson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Parte Terza: Struttura sociale degli alieni e loro antropologia (Saggistica)
La notte di Hoggy Dorn (Romanzo breve, The Night of Hoggy Dorn, 1958) di Richard Mc Kenna (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
A modo mio (Racconto, Mine Own Ways, 1960) di Richard Mc Kenna (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Black Charlie (Racconto, Black Charlie, 1954) di Gordon R. Dickson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Sangue vagabondo (Racconto lungo, Blood’s a Rover, 1952) di Chad Oliver (Traduzione di Roberta Rambelli)
Ali (Racconto, Wings) di Vonda N. Mc Intyre (Traduzione di Roberta Rambelli)
Parte Quarta: Forme aliene di religione e politica (Saggistica)
Il diavolo su Salvation Bluff (Racconto, The Devil On Salvation Bluff, 1954) di Jack Vance (Traduzione di Roberta Rambelli)
Sacrificio Inumano (Racconto, Unhuman Sacrifice, 1958) di Katherine Maclean (Traduzione di Roberta Rambelli)
Il tempio della tentazione (Racconto, The Shrine of Temptation, 1962) di Judith Merril (Traduzione di Roberta Rambelli)
La via della Croce e del Drago (Raccnto, The Way of Cross and Dragon, 1979) di George R. R. Martin (Traduzione di Roberta Rambelli)
Il metodo Yilliano (Racconto, Protocoll, 1962) di Keith Laumer (Traduzione di Roberta Rambelli)
Parte Quinta: Rapporto fra colonizzatori e colonizzati (Saggistica)
Scende rapida la sera (Racconto, Fast Falls the Eventide, 1952) di Eric Frank Russell (Traduzione di Roberta Rambelli)
Homo Aquaticus (Racconto, Homo Aquaticus, 1963) di Poul Anderson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Datti da fare (Racconto, The Helping Hand, 1950) di Poul Anderson (Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Il lago di Tuonela (Racconto lungo, The Lake of Tuonela) di Keith Roberts (Traduzione di Roberta Rambelli)
INDICE
La Rivolta dei Tartari
Autore/i: De Quincey Thomas
Editore: Sansoni Editore
traduzione e nota di Nicola De Feo.
pp. 100, Firenze
Capolavoro di De Quincey saggista. De Quincey racconta la fuga del popolo dei Tartari, nella seconda metà del diciottesimo secolo, dalle steppe dell’ Asia centrale fino alla Cina.
Poligrafo, erudito, grecista, Thomas de Quincey nacque vicino a Manchester nel 1785 e morì nel 1859 a Edimburgo. Dopo un’adolescenza travagliata, studiò a Oxford e in seguito, per mantenere la famiglia numerosa, intraprese la carriera giornalistica prima a Edimburgo e poi a Londra, dove divenne collaboratore del «London Magazine». Dalla sua lunga esperienza di consumatore d’oppio, De Quincey trasse ispirazione per la sua opera più famosa, le Confessioni di un mangiatore d’oppio (1822). Fra i suoi libri si ricordano La rivolta dei tartari (1837), Le avventure di una monaca vestita da uomo (1847) e Il postale inglese (1849).
Bella Lavita
Autore/i: Dalla Lucio
Editore: Rizzoli
prima edizione.
pp. 112, Milano
Questa ultima estate mentre ero a Tremiti per scrivere e incidere le canzoni del nuovo disco, mi venivano in mente, nella splendida tranquillità dell’isola e nella magica assenza del tempo, molte storie da raccontare con la musica e altre, invece, da raccontarvi soltanto con le parole, a bassa voce dentro l’orecchio per non disturbare il suono e la brezza profumata del vento quando passa tra i pini della pineta e per non spaventare con i suoni “imballati” delle chitarre quello strano bianco gabbiano che è il vostro cuore.
Ecco come da 11 canzoni sono nati 11 racconti, la cui forza sta nella scrittura di Lucio Dalla, quella scrittura che in parte già conosciamo, così carica di poesia e così visionaria, dove le parole sono accostate con fantastico azzardo e le situazioni narrate sono puntuali e al tempo stesso sanno sorprendere, pure se i protagonisti – personaggi bislacchi che compongono una galleria straordinaria e implausibile – in qualche modo sono poi proprio l’uomo e la donna della porta accanto.
Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943.
Comincia a suonare fin da giovanissimo. Il suo debutto nella canzone avviene nel 1964 e nel ’71 approda alle grandi cifre di vendita con “4/3/1943”.
Con l’album “Com’è profondo il mare” (1977) debutta come autore dei testi delle sue canzoni.
Nel 1986 esce “Dallamericaruso” contenente la canzone “Caruso” riconosciuta come il capolavoro di Dalla (oltre otto milioni di copie nelle trenta versioni del brano che circolano per i paesi di tutto il mondo, tra cui la versione di Luciano Pavarotti).
Nell’ottobre 2001, a 35 anni di distanza dal suo primo album che si intitolava “1999”, esce “LUNA MATANA”.
Questo è il suo primo libro.
Li Tre Libri dell’Arte del Vasaio
Nei quali si tratta non solo la pratica ma brevemente tutti gli secreti di essa cosa che persino al dì d’oggi è stata sempre tenuta ascosta (del Cavalier’ Cipriano Piccolpassi Durantino)
Autore/i: Piccolpasso Cipriano
Editore: All’Insegna del Giglio
cura e introduzione di Giovanni Conti, edizione completa del manoscritto con i disegni originali.
pp. 264, nn. illustrazioni b/n, Firenze
Dall’introduzione:
«Ospite nella Terra di Durante, sul finire del 1556 e nei primi mesi del 1557, il vecchio cardinal Turnone poteva riposare le tensioni di una travagliata alleanza dei Francesi con la Santa Sede e interessarsi, col distacco affettuoso del mecenate, all’arte del vasaio che a quel tempo e in quel luogo godeva di un successo invidiato da molti centri italiani e stranieri. L’esperto diplomatico, già consigliere di Francesco I e ora inviato da Enrico II, avrà pensato oltremodo vantaggioso un trattato che potesse diffondere i segreti di tanto successo, e la richiesta – sospettosamente demagogica – che rivolge al Piccolpasso, è conferma della sua passione ambiziosa e, per noi, garanzia attendibile delle qualificate attitudini dell’autore.
L’impegno del Piccolpasso ebbe, infatti, felice conclusione e il trattato era compiuto certamente prima del 1559 per ricordare, ancora vivente, Ercole II d’ Este «cristiano et illustrissimo… figliolo» del duca Alfonso (p. 191). Ma forse era compiuto anche prima del maggio 1558, prima cioè che il Piccolpasso si trasferisse a Perugia per assolvere i nuovi incarichi della Fortezza Paolina.
Il nome del committente resta, nel manoscritto, soltanto in alcuni versi mimetizzati nel disegno per un ornato a «troffei» (p. 204) dove l’esaltazione di facoltà taumaturgiche è metafora probabile del suo mecenatismo nella Terra durantina o possibile allegoria dei successi diplomatici da lui ottenuti.
Al tempo dell’incontro col Turnone aveva, il Piccolpasso, poco più di trent’anni e una insolita preparazione culturale, una competenza dell’argomento che denota pratica di mestiere e attenzioni di teorico […]»
Guarire – Agire sulla Coscienza per la Salute del Corpo
Il metodo rivoluzionario di un uomo che ha guarito se stesso: il Sistema Corpo Specchio per individuare la vera origine dei propri disturbi.
Autore/i: Brofman Martin
Editore: TEA – Tascabili degli Editori Associati
prefazione e introduzione dell’autore, traduzione di Rossella Panigatti, illustrazioni di Lou Verstegen e Sitara Nathalie Huguet.
pp. 288, nn. illustrazioni b/n, Milano
«Scopo di questo libro è presentare la guarigione come una tecnologia della coscienza, come una serie di strumenti accessibili a tutti coloro che desiderano impararne l’uso. È un manuale sul processo di guarigione, che coniuga le idee della tradizione orientale con quelle della psicologia occidentale. Non esiste malattia dalla quale qualcuno, da qualche parte, non sia già guarito. Quello che riesce a uno riesce a tutti. Tutto può essere guarito.»
- Il nostro corpo e la «mappa» della nostra coscienza, in cui affondano le radici di ogni malattia.
- Il Sistema Corpo Specchio di guarigione e conoscenza di sé.
- Una novità assoluta.
Martin Brofman, laureato in psicologia e teologia, da più di vent’anni si dedica alla divulgazione e all’insegnamento del suo Sistema Corpo Specchio per guarire se stessi e gli altri.
Il Gesto Femminista
La rivolta delle donne: nel corpo, nel lavoro, nell’arte
Autore/i: Autori vari
Editore: DeriveApprodi
a cura di Ilaria Bussoni e Raffaella Perna.
pp. 168, nn. fotografie e illustrazioni b/n, Roma
«Materializzare la vagina, farle un doppio con le dita, fu anche un modo per esorcizzarne il problema, per liberarla e liberarci di lei in quanto schiavitù» (Claire Fontaine)
Negli anni Settanta, migliaia di donne in Italia e in Europa sono scese in piazza per protestare accomunate dallo stesso gesto: con le mani congiunte, a formare il simbolo del sesso femminile, hanno rivendicato con forza e come mai prima di allora il diritto di vivere una sessualità libera e di riappropriarsi del loro corpo. Se la storia del femminismo si lega a una pluralità di prospettive, teorie e azioni fortemente eterogenee, il «gesto della vagina» ha rappresentato un simbolo nel quale i movimenti delle donne si sono per lo più riconosciuti, nato dal bisogno di dare visibilità e forma tangibile alla rimozione del genere femminile. Sul piano della sessualità, del lavoro e dell’immagine delle donne.
A partire dalle molte fotografie di questo gesto, che hanno contribuito a formare l’iconografia e l’immaginario estetico del femminismo, il libro ripercorre in modo trasversale alcune esperienze di un movimento che si è configurato come la sfida più radicale alla cultura patriarcale delle società capitaliste. E che ha trovato espressione nell’azione e nella pratica politica, così come nei vari linguaggi artistici, dal cinema alla letteratura, dal teatro all’arte visiva e alle pratiche performative di Body Art.
Attraverso il contributo di militanti femministe, sociologhe, antropologhe, filosofe, storiche dell’arte, fotografe e registe, appartenenti a generazioni diverse, il libro affronta la genesi e le implicazioni di quel gesto, mettendo in luce la pluralità e la complessità degli approcci femministi ai temi del corpo, del lavoro e della percezione del sé.
Un brano:
Questo libro parla di un gesto. Del gesto che per tutti gli anni Settanta i collettivi e i movimenti delle donne, soprattutto in Italia ma non solo, hanno praticato ed esibito sulla scena pubblica, nei cortei, per strada, nei tribunali, nelle università, di fronte al Parlamento, nelle assemblee. Donne isolate, in gruppi sparuti e più grandi, in manifestazioni folte o ridotte. In qualunque postura del corpo, sedute, in piedi, abbracciate, correndo, sfilando, saltando, ballando. Con ogni espressione, accigliate, aggressive, minacciose, ironiche, ridendo, più di tutto ridendo. A fare questo gesto sono state donne di qualunque età, bambine, adolescenti, adulte e anche molte anziane. Vestite in qualunque modo, anche se non sempre sappiamo precisamente con quali colori. Un gesto trasversale che serpeggia tra le mani delle donne, che si fa con le mani delle donne, che sembra non ricalcare la frammentazione della ricca (e conflittuale) galassia politica dei movimenti di quegli anni. Un gesto nel quale tante tantissime donne si sono riconosciute e che sembrano aver avuto voglia di praticare. Militanti, rivoluzionarie, casalinghe, operaie, studentesse… ma in quel gesto, anche solo fatto per una volta, anche solo per un momento, femministe. Un gesto che, così come compare in una genealogia incerta, poi scompare. Un momento c’è, poi non c’è più. Sembra durare circa un decennio: i Settanta. Spunta insieme ai movimenti delle donne, alla politica delle donne, al femminismo. Insieme alla pillola anticoncezionale, ai consultori, allo speculum, al divorzio, all’aborto, ai processi per stupro, dopo le minigonne e forse insieme agli zoccoli. Va a mettersi tra uomini e donne, tra marito e moglie, tra compagno e compagna, anche tra donna e donna. All’incrocio di relazioni amorose, affettive, familiari. Di rapporti di potere, di gerarchie, di forme di subordinazione. Di rapporti di produzione e di riproduzione. Questo libro parla di un gesto, ed è dunque un ossimoro. Perché un gesto non dice, non comunica, sta fuori da un linguaggio, ma sta dentro una lingua. La lingua di un segno. Un segno che qui è metonimia, dunque una parte che sta per il tutto. Un segno che non sta per un pieno, bensì per un vuoto che pure non è mancanza. Non è un braccio alzato in un pugno chiuso, una mano puntata come una pistola e nemmeno due dita divaricate per dire della vittoria, fosse anche quella della Rivoluzione. Un gesto che ha reso visibile ciò che prima restava invisibile, che allarga uno spazio nella forma di un buco non tondo. Col gesto si apre un varco e non è subito pieno, perché non fa posto a un oggetto specifico, fa posto e basta. E quel varco, quell’apertura non saranno mai pieni e infatti c’è posto per tutto: per l’immagine e la percezione di sé, per il proprio genere e l’altro, per una continua interrogazione sul chi siamo, sull’identità e la sua costruzione, sulla soggettività e la sua «natura», sul potere in quanto soggetto, sulla soggezione di essere oggetto, sul corpo e sull’anima, sul come si nasce e come si diventa, sulle relazioni esistenti e quelle da inventare, sul piacere e sul godimento. Di certo non si può dire che quel gesto sia passato inosservato. Non agli obiettivi fotografici, come appunto dimostra questo libro. Non allo sguardo di coloro ai quali era rivolto, come dimostra il corso delle cose. Nel guardare le immagini che scorrono lungo le pagine non si può non pensare a un certo imbarazzo che deve aver colto gli spettatori diretti, e forse anche le spettatrici, di quel gesto esibito, sbattuto sotto lo sguardo altrui e spesso incorniciato dallo sguardo di chi lo ha agito. Non si può non immaginare l’urto, lo shock percettivo che lì si è ingenerato. Senz’altro un mondo è crollato. A partire da una fessura. Di questa fessura parlano gli interventi che compongono questo libro. Tra loro diversi per approccio e analisi, che in alcun modo si è voluta esaustiva, compilativa, cronologica. È un libro per immagini a partire da un’immagine, su ciò che oggi di quel gesto – non più agito – ci rimane. Ne parla chi c’era tra gli abbracci di un corteo di donne e chi stava dall’altra parte della macchina fotografica. Chi ha filmato quel movimento di mani molti anni dopo. Chi, trascorse alcune generazioni, lo ha scoperto nei libri di storia. Chi lo analizza, guardando ad «altre» donne, che nella strada verso la propria liberazione hanno messo in scena «altri» gesti. O chi lo ha ritrovato nelle pratiche delle artiste, tra gli anni Settanta e Ottanta. Chi lo riporta a un pensiero. Chi, oggi, lo osserva forse pensando «peccato non esserci state». Dev’essere stata una bella festa. Qui abbiamo provato a raccontarla, per frammenti di immagini e di narrazioni, per dire del mondo che da quella fessura si è cominciato a intravedere. Il suo bilancio e ciò che ne resta, o cosa sia diventato, sono un’altra storia. (Ilaria Bussoni e Raffaella Perna)
L’Architettura della Scuola Regionale di Ani nell’Armenia Medievale
Problemi attuali di Scienza e di Cultura – Relazione svolta nella seduta del 1˚ Marzo 1976 – Accademia Nazionale dei Lincei – Anno CCCLXXIV・1977- Quaderno N. 235
Autore/i: Cuneo Paolo
Editore: Accademia Nazionale dei Lincei
pp. 86, LXIV (64) tavv. b/n f.t. e 21 fig. b/n, Roma
Dal testo:
« La regione in cui sorgono i resti della città di Ani, capitale dell’Armenia medievale, e che si identifica per decine di chilometri all’intorno con il territorio dell’antico cantone di Širak, consiste in un vasto sistema di altopiani ondulati, compresi mediamente tra i 1200 e i 2000 metri di altitudine, attraversati da Nord a Sud dal fiume Axuryan (in turco Arpa çayi) uno degli affluenti di sinistra del fiume Araks, l’antico Araxes (in turco Aras Nehri), che scorre, con andamento prevalente da Ovest a Est, verso il Mar Caspio, segnato il limite meridionale della regione.
Dei diversi rilievi montuosi che circondano lo Širak i più elevati sono, ad Est, il Mar Aragac (in turco Alagöz Dagi), che culmina a oltre 4000 m, e all’estremo Sud il M. Ararat, la cui vetta supera i 5000 metri. Il letto profondamente incassato dell’Axuryan, che attraversa tutta la regione da Nord a Sud con andamento tortuoso, forma per un lungo tratto il confine attuale, definito in epoca recente, tra i due stati, l’Unione Sovietica e la Turchia, che si dividono i territori già facenti parte dell’antica regione […] »


