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10 Grandi Processi d’Amore e di Morte

10 Grandi Processi d’Amore e di Morte

Autore/i: Cecchini Luigi

Editore: De Vecchi Editore

prefazione di Alessandro Cutolo.

pp. X-502, nn. fotografie b/n, Milano

Dalla prefazione:
«Nella esistenza tumultuosa che viviamo oggi, questi interessi sono un po’ scemati perché tante preoccupazioni ci fanno difficile la vita e il tempo è più che mai denaro, e margine non resta per occupazioni che non siano quelle del nostro lavoro quotidiano. Ma una volta captava che una nazione intera si scuotesse quando un grande processo penale, in cui l’assassino aveva ucciso per amore, occupava fino a tre pagine dei quotidiani. I nomi dei grandi avvocati Raimondi, Bentini, Manfredi, Fiorante, Porzio, Marciano, Ferri, suonavano familiari alle orecchie di tutti gli Italiani e quando scoccava il giorno (o meglio scoccavano i giorni perché l’oratoria loro era come un fiume traboccante) in cui il difensore o l’accusatore prendevano Ja parola, allora chi riusciva a trovare un posto nell’aula della Corte di Assise, tre o quattro ore prima che il dibattimento iniziasse, poteva dirsi fortunato.[…] A poco a poco, però, assassini e vittime, difensori e accusatori sono entrati nella nebbia della dimenticanza. Che sanno i giovani di oggi di Linda Murri, della contessa russa Tarnowska, bellissima e fatale; che sanno del dubbio che involse e involve tuttora l’agire del maestro di musica Graziosi e, per arrivare a tempi più moderni, della tragica follia di Caterina Fort, che in un impeto di passione e di vendetta bestiali, per punire l’amante infedele ne distrusse la famiglia legittima, moglie e figli e tra questi ultimi una creatura di pochi mesi che non sapeva ancora parlare?
Ecco perché l’editore Giovanni De Vecchi ha affidato a Luigi Cecchini, che scrive bene ed ha la facoltà di far rivivere plasticamente i fatti, ’incarico di narrare la storia di dieci grandi processi di amore e di morte che hanno tenuto sospesa l’attenzione degli Italiani negli anni scorsi e che si presentano palpitanti ancora di interesse a chi non ne abbia mai avuta notizia, o ne serbi una conoscenza vaga.
Sfilano in queste pagine i ritratti di una povera creatura, la “contessa Lara”, nome di scrittrice di Evelina Mancini, che un amante più giovane sfruttò ed uccise; s’impone, anche nella descrizione che ne fa questo libro, la scultorea bellezza della contessa Tarnowska per la quale il pubblico riusciva ad indulgere all’efferato e calcolato delitto di lei che aveva indotto un povero innamorato ad uccidere freddamente un suo vecchio amante; di Linda e Tullio Murri, figli del più celebre clinico italiano dei primi del secolo, accusati di aver complottato la morte del rispettivo marito e cognato e condannati a pene gravissime malgrado le difese eccezionali dei migliori nomi del foro italiano.[…]»

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