Libri dalla categoria Romanzo
Investigatori dell’Occulto
11 Indagini nel Soprannaturale
Autore/i: Autori vari
Editore: Rizzoli
introduzione di Gianni Montanari, in copertina: illustrazione di Jim Burns, 1985, Young Artists.
pp. 368, Milano
«Fu la maledizione che riempì i camposanti e che a mezzanotte fece inchiodare le porte: ci succhiarono il sangue in macabro banchetto incalzando ogni anima con orribili paure…»
Così un’antica ballata mitteleuropea ricorda una cruenta epidemia di vampirismo che sconvolse una grande città per poi scomparire nell’oblio della storia. Vampiri, demoni, stregoni, familiari, esseri dell’oltretomba… chi può salvarci dalla minaccia di tali creature quando esse decidono di camminare, magari sotto false spoglie, nelle nostre strade? Solo quei pochi che hanno il coraggio di riconoscere l’esistenza dell’occulto e di affrontarlo con le armi più adatte: i detective dell’occulto. Profondi conoscitori del soprannaturale, emuli di Sherlock Holmes nel regno oscuro delle dottrine proibite, hanno consacrato la loro esistenza a indagare sugli aspetti più tenebrosi della vita quotidiana e a fronteggiare i subdoli attacchi del Male sempre pronto ad aprirsi un varco nella dimensione dei figli dell’uomo.
Testi di: Algernon Blackwood – Edgar Hoffmann Price – Sydney Horler – Manly Wade Wellman – Seabury Quinn – William Hope Hodgson – Leslie Charteris – Ron Goulart – Joseph Payne Brennan
Introduzione di Gianni Montanari
- Antiche stregonerie (Titolo originale: Ancient Sorceries) di Algernon Blackwood, traduzione di Gianni Montanari
- La Sfinge Grigia (Titolo originale: Gray Sphinx) di E. Hoffmann Price, traduzione di Gaetano e Luigi Staffilano
- Magia nera (Titolo originale: Black Magic) di Sidney Horler, traduzione di Gianni Montanari
- La veglia (Titolo originale: Vigil, 1939) di Manly Wade Wellman, traduzione di Gianni Montanari
- Clair de Lune (Titolo originale: Clair de Lune, 1947) di Seabury Quinn, traduzione di Gianni Montanari
- Il verro (Titolo originale: The Hog, 1947) di William Hope Hodgson, traduzione di Gaetano e Luigi Staffilano
- Mostro di comodo (Titolo originale: The Convenient Monster) di Leslie Charteris, traduzione di Gianni Montanari
- Attendere, prego (Titolo originale: Please Stand By, 1962) di Ron Goulart, traduzione di Gianni Montanari
- In morte come in vita (Titolo originale: In Death as in Life, 1963) di Joseph Payne Brennan, traduzione di Piero Anselmi
- Chastel (Titolo originale: Chastel, 1979) di Manly Wade Wellman, traduzione di Gianni Montanari
- Il dormiente nel cerchio (Titolo originale: Rouse Him Not, 1982) di Manly Wade Wellman, traduzione di Gianni Montanari
Misteri – Romanzo
Titolo originale: Mysterier
Autore/i: Hamsun Knut
Editore: Rizzoli
prefazione di Claudio Magris, traduzione di Attilio Veraldi, in copertina: «L’artista e la modella» (1919-1921) di Edvard Munch.
pp. 368, Milano
«Misteri» narra l’avventura spirituale di un personaggio complicato e incoerente, incerto nell’amore e tormentatore di se stesso. Johan Nilsen Nagel e l’individuo dalla mentalità superiore in polemica contro le ideologie del mondo contemporaneo, contro i falsi miti e contro i sentimenti della massa. Contro il naturalismo e la pretesa di scientificità della nostra epoca, esalta l’istinto e l’intuizione.
Ma Nagel, che si sente capace di sfidare il mondo, si innamora ciecamente di Dagny, che gli appare simile a «neve purissima e spessa come seta». Quest’uomo tutto anima, questo aristocratico dello spirito, finisce per ripetere stordito e perduto il nome della sua innamorata per udirlo risuonare nel mondo, come fosse la voce della vita; proprio lui, Nagel, che si compiaceva di mistificare il prossimo e di scandalizzare le persone per bene col suo cinismo caustico, soggiace al fascino della donna che lo respinge. Nel complesso rapporto erotico che s’istituisce tra Nagel e Dagny – scrive Claudio Magris – «l’amore s’intreccia inestricabilmente all’aggressività, il fascino alla ripulsa, la pietà al gusto di ferire.»
Knut Hamsun (1859-1952) esercitò vari mestieri, in Norvegia e negli Stati Uniti, poi si volse alla letteratura. Dopo quattro romanzi di esiguo valore, Hamsun scrisse un autentico capolavoro, «Fame», che descrive la disperata lotta di un giovane scrittore per l’esistenza. Con «Misteri» (1892) fece sentire al mondo la voce aspra dell’uomo malcontento. Nel 1920 ricevette il premio Nobel per la letteratura.
101 Gatti d’Autore
Grandi autori, da Benni a Sepúlveda, dalla Morante a García Márquez, da Eco a Twain hanno descritto un gatto
Autore/i: Paronuzzi Alessandro
Editore: Franco Muzzio Editore
prima edizione, prefazione dell’autore, disegni di Carla Mazzotti, in copertina: Henri Rousseau, Ritratto di Pierre Loti (particolare, 62×50 cm – 1891 ca).
pp. xvii-230, numerose illustrazioni in bianco e nero, Padova
Io, se mi chino verso la bella Felina (sì ben chiamata così), che è ad un tempo onore del suo sesso, orgoglio del mio cuore e profumo dell’anima mia, sia notte, sia giorno, nella luce piena o nell’ombra opaca, vedo sempre distintamente l’ora in fondo ai suoi occhi adorabili: sempre la stessa ora, un’ora vasta, solenne, grande come lo spazio, senza divisioni di minuti né di secondi – un’ora immobile che non è segnata sugli orologi, ma che e lieve come un sospiro, rapida come un’occhiata.
E se qualche importuno venisse a disturbarmi mentre il mio occhio riposa su quel delizioso quadrante, se qualche genio scortese e intollerante o qualche Demonio del contrattempo, venisse a dirmi: “Che cosa guardi lì, con tanta attenzione? Che cosa cerchi negli occhi di quell’essere? Ci vedi forse l’ora, o mortale prodigo e infingardo?”, risponderei senza esitare: “Si, ci vedo l’ora, che è l’Eternità!”. (Charles Baudelaire)
Una collezione di ritratti letterari di gatti, a firma di grandi scrittori di tutto il mondo e di tutte le epoche riuniti in un’antologia.
Pagine deliziose estrapolate da grandi opere, in cui autori famosi raccontano l’amore e la venerazione per il gatto.
Alessandro Paronuzzi è nato a Trieste nel 1953. È veterinario responsabile dei servizi veterinari di Trieste. Ha pubblicato Poesie d’amore e d’amore (1980), Così le parole (1983), Come can e gato (1995), Felix Trieste (1996) e, per la Muzzio, 101 Cani d’Autore (1996). Nel 1995 ha vinto il Premio letterario Tergeste sia nella sezione poesia sia nella sezione prosa.
Le Storie d’Amore dei Faraoni
Titolo originale: Les histoires d’amour des pharaons
Autore/i: Vanoyeke Violaine
Editore: Armenia Editore
prologo dell’autrice, traduzione di Claire Isabelle Morand
pp. 256, 1 cartina b/n nn. illustrazioni b/n e tavole b/n f.t., Milano
Akhenaton e Nefertiti, Ramses II e Nefertari, Ramses III Tiye, Cleopatra e i romani Cesare e Antonio: personaggi storici e insieme figure leggendarie, che in queste pagine si presentano al lettore in tutta la loro umanità, con le passioni e le debolezze che ne hanno segnato la vita. Scopriamo così il sincero amore di Akhenaton, «il figlio del dio Aton», per l’affascinante sposa Nefertiti e il tenero affetto di entrambi per le figlie; assistiamo alla morte prematura di Nefertari e al dolore mai sopito del grande Ramses II per la scomparsa della sposa prediletta. E poi gli intrighi e i giochi di potere che segnano il legame di Ramses III con la concubina Tiye e che fanno da sfondo alle storie d’amore di Cleopatra con Cesare e Antonio, dove la passione e la storia si intrecciano inestricabilmente. Con uno stile avvincente e una Capacità di penetrazione psicologica degna di un profondo conoscitore dell’animo umano, l’Autrice di questo libro fa rivivere davanti a noi la realtà dell’antico Egitto, dei suoi abitanti e dei suoi sovrani.
Violaine Vanoyeke, raffinata studiosa della cultura classica, è autrice di una lunga serie di saggi e romanzi a sfondo storico di grande successo, tradotti in tutto il mondo. Curatrice infaticabile e rigorosa di biografie di personaggi storici, ha al suo attivo innumerevoli articoli sull’argomento.
On Knowing – Essay for the Left Hand
Autore/i: Bruner Jerome
Editore: Harvard University Press
expanded edition, third printing.
pp. XII-190, Cambridge
The left hand has traditionally represented the powers of intuition, feeling, and spontaneity. In this classic book, Jerome Bruner inquires into the part these qualities play in determining how we know what we do know; how we can help others to know-that is, to teach; and how our conception of reality affects our actions and is modified by them.
The striking and subtle discussions contained in On Knowing take on the core issues concerning man’s sense of self: creativity, the search for identity, the nature of aesthetic knowledge, myth, the learning process, and modern-day attitudes toward social controls, Freud, and fate. In this revised, expanded edition, Bruner comments on his personal efforts to maintain an intuitively and rationally balanced understanding of human nature, taking into account the odd historical circumstances which have hindered academic psychology’s attempts in the past to know man.
Writing with wit, imagination, and deep sympathy for the human condition, Jerome Bruner speaks here to the part of man’s mind that can never be completely satisfied by the right-handed virtues of order, rationality, and discipline.
«Excellent essays on how we know what we know, what happens in the creative and educative process. Penetrating, easy to read and harder to understand, but thoroughly exciting when the writer’s meaning comes clear.» (Boston Globe)
Jerome Bruner was University Professor at New York University.
Il Sopra e il Sotto della Borghesia – Storia dell’Abbigliamento nel XIX Secolo
Titolo originale Les Dessus et les Dessous de la Bourgeoisie. Une histoire du vêtement au XIX siècle
Autore/i: Perrot Philippe
Editore: Longanesi & C.
prima edizione, introduzione dell’autore, traduzione di Cristina Viani, collana Il Cammeo n° 40, in copertina: Un essayage chez Félix – dal Figaro Illustré, 1895.
pp. 288, 53 ill. in b/n n.t., Milano
Lontano dall’accostarsi alla storia dell’abbigliamento con un tipo di approccio squisitamente estetico, questo libro non si presenta come un omaggio al futile o all’effimero. Conscio del fatto che le discussioni sull’origine del vestito ricordano quelle sull’origine del linguaggio, Perrot punta la propria attenzione sull’abito-segno: rendigote, crinoline, corsetti e sottogonne, prima di proteggere, vestire e ornare i borghesi del XIX secolo, erano segni distintivi, indicavano un’appartenenza di classe, una condizione economica, un’ideologia, uno status. Se noi oggi possiamo dire: «Ecco la flanella inglese, morbida e attillata, dell’alto funzionario, il blazer vistoso del turista texano» o individuare a prima vista «il completo di velluto a coste, leggermente consumato, dell’intellettuale di sinistra», è proprio perchè partecipiamo quotidianamente di questo linguaggio, che conobbe la sua massima espressione nell’Ottocento, vale a dire nel secolo che ha promosso al tempo stesso l’individuo e la folla anonima, il dandismo e l’uniforme, la distinzione e il conformismo. Operando un primo smontaggio semiologico del linguaggio dell’abbigliamento; valendosi di continui rimandi agli eventi storici, alle trasformazioni tecnologiche, sociali, economiche, politiche e psicologiche; servendosi delle intuizioni di scrittori quali Duma, Zola e Balzac, dei diari tenuti da domestici intriganti e dame pettegole, dei trattati di fisiologia, degli archivi di polizia; addentrandosi nel mondo variegato e sordido dei mercanti di stracci o in quello sfavillante dei magasins de nouveautés, delle passeggiate al Bois, delle corse a Longchamp o dell’atelier di Worth, Perrot ci offre un’autentica, intelligente e, esilarante storia del costume.
Philippe Perrot ha conseguito la licenza in Scienze Sociali ed Economiche all’Università di Ginevra e il dottorato in Storia presso l’Ècole des hautes études en Sciences Sociales di Parigi.
Le illustrazioni interne provengono dalla Biblioteca Nazionale di Parigi; da Agnes B. Young, Recurring Cycles of Fashion, New York, 1966(1937); da Charles H. Gibbs Smith, The Fashionable Lady in the 19th Century, Londra, 1960.
Il Quadro patologico della società parigina è ricavato da Pierre Boitard, Manuel-physiologie de la bonne compagnie du bon ton et de la politesse, Parigi, 1857.
Gli Anni di Downing Street
Titolo originale: The Downing Street Years
Autore/i: Thatcher Margaret
Editore: Sperling & Kupfer Editori
ringraziamenti e introduzione dell’autrice, traduzione Giorgio Magrini, Bruno Amato, Giorgio Arduin, Daniela Arduin, collana: Saggi.
pp. 768, nn. ill. a colori e in b/n, Milano
… ciò che è moralmente giusto si traduce spesso in qualcosa di politicamente opportuno… (Margaret Thacther)
La pubblicazione delle memorie di Margaret thatcher è uno degli eventi più attesi degli ultimi anni. E, come dimostra questo volume, raramente una tale aspettativa è stata così ampiamente giustificata. Il libro offre infatti un brillante resoconto, di prima mano, degli avvenimenti e degli incontri che hanno segnato il mandato della signora Thatcher. La Lady di Ferro descrive, in un’avvincente sequenza, i momenti cruciali o drammatici che ha attraversato: le tre vittorie elettorali, la guerra delle Falkland, lo sciopero dei minatori, la bomba di Brighton, l’affare Westland, le battaglie all’estero contro i federalisti e in patria contro ministri deboli o disorientati. Non mancano inoltre schizzi pungenti e giudizi spassionati – che talora, nella loro franchezza, rasentano la brutalità – sui personaggi che hanno incrociato la sua strada, dai capi di stato ai membri del suo Gabinetto. Sono pagine dense, vivaci, a tratti eccitano Downing Street o dove interviene sulla diplomazia e sull’etica, sul suo stile di condotta personale. Una lettura intensamente, talvolta inconsciamente, rivelatrice della personalità dell’autrice, da cui emerge l’impressione di una corazzata che avanza a tutta la velocità.
Ringraziamenti
Introduzione
- Casa e bottega
- Segni mutevoli
- In piena tempesta
- Non sto affatto bene, Jack
- Non tornare indietro
- L’Occidente e il resto
- La guerra delle Falkland: seguendo la flotta
- Le Falkland: vittoria
- Generali, commissari e mandarini
- Disarmare la sinistra
- A casa all’asciutto
- Ritorno alla normalità
- L’insurrezione di Scargill
- Ombre di banditi
- Non smette mai di piovere
- Uomini con cui è possibile intendersi
- Sistemare il mondo
- Giochi senza frontiere
- Trucchi dal cilindro
- Verso il miglioramento
- Non tanto un programma quanto un modo di vivere
- Una piccola difficoltà locale
- Tagliare e compiacere
- Titoli e tassi
- L’espresso di Babele
- Il mondo si gira dalla parte giusta
- Bando ai tentennamenti
- Uomini sulle scialuppe di salvataggio
Cronologia 1979-1990
Gabinetto e altre cariche importanti dal 1979 al 1990
Abbreviazioni
Indice dei nomi
Il Libro delle Meraviglie – Fiabe Cinesi
Titolo originale: Csodálatosságok Könyve
Autore/i: Balázs Béla
Editore: Edizioni e/o
in appendice: il manto delle fiabe di Marinella D’Alessandro, traduzione dall’ungherese Marinella D’Alessandro, i disegni sono tratti dagli acquarelli di Marietta Lydis.
pp. 136, ill. in b/n n.t., Roma
Le meraviglie di questo libro cominciano dalla sua stessa concezione. Infatti, le fiabe cinesi qui raccolte furono scritte da Balàzs per “illustrare” gli acquarelli della miliardaria greca Marietta Lydis, e non viceversa come accade normalmente. Eppure, questi brevi racconti, apologhi “liberamente tratti” dalla tradizione taoista, commissionati al giovane poeta disoccupato per il capriccio di una ricca ed eccentrica signora che voleva innanzitutto veder pubblicati i suoi disegni, sono dei piccoli gioielli a proposito dei quali Thomas Mann scrisse: «È una prosa che ci richiama alla memoria lo stile di antiche storie cinesi, quali potrebbero essere state scritte nella loro civile semplicità dallo stesso Lao Tze, il Vecchio bambino…ecco che cos’è la Cina. E le fiabe del poeta ungherese mostrano un’intima e devota conoscenza dello spirito di quell’umanità arcaica e infantile, piena di saggezza».
Béla Balázs (1884-1948), ungherese di origine ebreo-tedesca scrisse questo libro due volte: prima nel 1922 in tedesco, poi nel 1948 in ungherese. Questa vicenda esemplifica la natura plurinazionale, cosmopolita, di questo grande scrittore, nella cui casa, a Budapest, si diedero convegno per anni Lukács, Bártok, Polanyi, Mannheim, Hauser, per discutere di “cose meravigliose”, come in un’accademia filosofica ideale. Fuggito da Budapest in seguito alla repressione della Repubblica dei Consigli del 1919, Balázs visse a Vienna, Berlino e Mosca, dove si affermò come teorico del cinema e sceneggiatore.
- Il cerchio magico
- Il manto dei sogni
- Li T’ai-Po e il ladro
- I parasole
- Il dio maldestro
- I fumatori d’oppio
- La pulce
- Il vecchio bambino
- I predoni divini
- Li T’ai-Po e la primavera
- Gli antenati
- Il pesce luna
- Gli amici
- La vendetta del castagno
- La lacrima
- Il bambino d’argilla
- Il vincitore
Il manto delle fiabe di Marinella D’Alessandro
Cronologia della vita e delle opere di Marinella D’Alessandro
L’Operaio e le Scogliere di Marmo
Autore/i: Evola Julius
Editore: Edizioni di Ar
prima edizione, nota introduttiva di Julius Evola, collana: Quaderni del Veltro n° IV – collana diretta da Claudio Mutti.
pp. 36, Padova
A Julius Evola si deve il merito di aver contribuito a diffondere e conoscere numerosi autori. Uno di questi è Ernst Jünger. Evola, infatti, si è attenzionato all’opera e agli scritti jüngheriani già prima della Seconda Guerra Mondiale, quando il nome di Jünger iniziava ad essere appena conosciuto fra i germanisti italiani.
E’ opinione generale, che Sulle scogliere di marmo sia uno Schlüsselroman, cioè un romanzo a chiave, nel quale le vicende e gli stessi personaggi hanno un carattere simbolico e si riferiscono a rivolgimenti e forze in atto ai nostri giorni, avendo dunque il valore di mezzi espressivi fantastici per una idea precisa. Il centro di questo nuovo libro, scritto dallo Jünger nel 1939, è il contrasto fra due mondi. L ‘uno è quello della Marina e dei pascoli, sovrastati dalle scogliere di marmo; è un mondo patriarcale e tradizionale, ove la vita nella natura e lo studio della natura hanno per controparte una superiore saggezza e un simbolo ascetico e sacrale incorporato eminentemente, nel romanzo, dalla figura di Padre Lampro, il custode del Mistero, della tradizione sacra e della contemplazione. Di contro al mondo raccolto presso le “scogliere di marmo” sta quello delle paludi e dei boschi, ove signoreggia una paurosa, diabolica figura che lo Jünger chiama l’Oberförster (tradotto con Forestaro): è, questo, un mondo elementare, di violenza, di crudeltà; di ignominia, di disprezzo di ogni valore umano. L’opera principale di Jünger, secondo Evola, fu senz’altro L’operaio, opera del 1932 e che trovò una traduzione in italiano solo nel 1985. Tuttavia, Evola fu il primo già negli anni Cinquanta a cercare di tradurlo. Non essendo riuscito nella sua operazione decise, anche in ragione dell’idea di rettificare alcune parti del pensiero di Jünger, di scrivere un libro sull’Operaio potendo così commentare e selezionare le parti più interessanti del testo. Nacque così L’operaio nel pensiero di Ernst Jünger del 1960.
Coi brevi scritti che troveranno posto in questa serie dei Quaderni del Veltro intendiamo contribuire a comporre una panoramica delle testimonianze e degli interventi di cui furono protagonisti, nella storia e nella lotta politica, uomini e movimenti animati da uno spirito radicalmente diverso da quello moderno.
Un inglese, un italiano, uno spagnolo… • Europei nello specchio della Francia (secc. XVI-XVIII)
Autore/i: Cabibbo Sara
Editore: Biblink Editori
pp. 172, Roma
Nel corso dell’età moderna la teoria classica degli umori – che aveva fino ad allora decodificato il rapporto fra la natura, gli individui e i popoli – si piegò alle esigenze dei nuovi Stati europei e alle configurazioni della contemporanea geopolitica, attraversata da guerre, inimicizie, alleanze, itinerari di merci e persone che disegnavano le differenze fra un territorio e l’altro e fra i rispettivi abitanti.
Questo volume mette a fuoco lo sguardo rivolto dalla cultura francese sugli altri popoli in quel segmento della storia europea compreso fra il Cinque e Settecento, quando il processo di formazione e consolidamento della monarchia dei Valois e successivamente dei Borbone, e le strategie da essa adottate nel campo della politica interna ed internazionale, dettero vita ad una produzione diversificata di testi rivolti ad individuare i caratteri ‘nazionali’ degli altri Stati e a trovare in essi – come in uno specchio in cui si proiettavano le specificità degli altri – le ragioni della propria identità.
Tratteggiate le dinamiche belliche, commerciali e culturali che segnarono questo periodo, lo studio tematizza quella ‘geopolitica degli umori’ che alimentò le differenze fra i popoli del nord, del mezzo e del sud dell’Europa spiegandone le diverse attitudini e fissando nello stesso tempo alcuni stereotipi di lunga durata.
Il tragitto condotto dalla ricerca attraverso l’Europa del Sei-Settecento passa per le guerre del ‘secolo di ferro’ sostenute dalla ‘naturale’ inimicizia della Francia con altri Paesi e soprattutto con la Spagna; si sofferma a tavola, con la sua articolata ‘civiltà delle buone maniere’; analizza i rapporti commerciali codificati dalla trattatistica settecentesca che, nel disegnare le dinamiche dell’‘economia mondo’, osservò i comportamenti dei mercanti dei diversi Paesi; riflette sul viaggio, terreno di eccellenza di quegli ‘umori vagabondi’ espressi dai resoconti dei viaggiatori tanto numerosi da costituire un vero e proprio genere letterario. Le molte facce dello specchio così ricostruito riflettono in un tempo lo stereotipo dell’altro e l’identità dell’osservatore.
Introduzione
1. Lo scenario di riferimento
L’idea di Europa – L’Europa degli Stati e delle guerre di religione – L’Europa delle corti e delle capitali – L’Europa della circolazione di merci e individui
2. La geopolitica degli umori
Gli umori degli individui, gli umori delle popolazioni – Dell’antipatia fra francesi e spagnoli – Lo spirito delle nazioni – Comprendersi
3. A tavola
Le buone maniere – La civilité della mensa – Fra res coquinaria e pratiche alimentari
4. Negozianti e commercianti
Il mercantilismo e la Francia del grand siècle – Le parfait négociant – Savary junior e il Dictionnaire universel du commerce
5. In giro per l’Europa
«Umori vagabondi» – La Bibliothèque universelle des voyages: libri e stereotipi – Frammenti italiani nello specchio della Francia
Conclusioni
Indice dei nomi
Il Giovane Feuerbach
Autore/i: Cesa Claudio
Editore: Editori Laterza
introduzione dell’autore.
pp. 304, Bari
Questo studio è il primo – nella pur rispettabile letteratura su Feuerbach – che sia dedicato alla ricostruzione del processo intellettuale del filosofo, dalle prime letture al 1837. Sono presi in esame le riflessioni e le esperienze degli anni di università, che segnarono il suo distacco dagli studi teologici, e scritti quali la dissertazione di laurea, i Pensieri sulla morte e l’immortalità, i lavori di storia della filosofia, le polemiche filosofiche. E la storia del «giovane Feuerbach» è studiata sullo sfondo delle polemiche tra razionalisti e romantici, hegeliani e schellingiani, panteisti e deisti, di quelle polemiche, cioè, che costituiscono il terreno culturale prima della diffusione, e poi della rapida crisi dell’idealismo classico tedesco.
Negli ultimi decenni, in gran parte sotto lo stimolo delle discussioni per l’interpretazione della genesi del materialismo storico, l’interesse di molti studiosi si è andato rivolgendo a quella fase della storia della cultura tedesca – grosso modo tra le rivoluzioni del 1830 e del 1848 – nella quale la filosofia di Hegel conobbe una rapidissima diffusione, per essere poi sottoposta a critiche sempre più radicali, ed essere infine «messa da parte», come disse Engels. C’è stato chi ha studiato questa fase della storia del pensiero tedesco nella prospettiva della «dissoluzione» della cultura hegeliana e goethiana, domandandosi con angoscia cosa restava, dopo di essa, per l’uomo di oggi; e chi se ne è occupato soltanto come dell’ambiente nel quale si è formato il pensiero di Marx e di Engels.
In tutti gli studi su questo periodo a Feuerbach si è sempre attribuito, come del resto è ovvio, un posto importante; della sua opera si conosce però di solito solo una parte, gli scritti cioè redatti tra il 1839 ed il 1843, quando nella sua mente era già definitivamente maturato il distacco dall’hegelismo.
Ma quali sono le tappe che portano a questo distacco? Il problema non è di scarsa importanza, se si pensa che, tra gli esponenti della prima generazione della sinistra hegeliana – tra coloro cioè che si accostarono al sistema di Hegel quando il filosofo era ancora in vita, e che, come nel caso di Feuerbach, ne furono diretti discepoli – Feuerbach è l’unico che avesse al centro dei suoi interessi non la teologia o la politica, ma la «filosofia». In una storia dell’hegelismo tra il 1830 ed il 1840 Feuerbach occupa probabilmente il posto centrale; e le sue riflessioni hanno spesso un valore paradigmatico per la storia di tutta la sua generazione.
Sono state queste considerazioni che hanno spinto Claudio Cesa alla presente indagine, rivolta ad illuminare le disposizioni e gli atteggiamenti speculativi del giovane Feuerbach quali si manifestano nel periodo della prima e decisiva formazione. L’importanza della ricerca del Cesa non risiede soltanto nella minuziosa ed accurata analisi dei primi scritti dell’autore dell’Essenza del Cristianesimo e nella ricostruzione dell’ambiente filosofico, culturale e politico nel quale essi si collocano. La fine analisi del Cesa individua in effetti, attraverso lo studio dei predetti elementi, anche le premesse essenziali del processo interno ed esterno attraverso il quale si maturò quella critica radicale di Hegel che doveva, in breve lasso di tempo, portare alla crisi e al «rovesciamento» dell’hegelismo prima sul terreno della religione, poi su quello dell’economia e della prassi storica.
Nato a Novara nel 1928, alunno dal 1946 al 1950 della Scuola Normale Superiore di Pisa, Claudio Cesa ha poi frequentato come borsista le università di Friburgo in Brisgovia, Gottinga e Parigi. Dal 1956 è professore nei licei. Nel 1955 ha pubblicato Apostolato cattolico e condizione operaia (De Silva, Torino). Negli anni successivi ha redatto una serie di articoli su personalità della scuola hegeliana (Bruno Bauer, L. Feuerbach, gli hegeliani di Tubinga). Ha collaborato e collabora, tra l’altro, a «Quaderni di cultura e storia sociale», «Il Ponte», «Belfagor», «Giornale critico della filosofia italiana». Ha tradotto in italiano, per le edizioni Laterza, l’antologia della Sinistra hegeliana.
Brutti Cinesi
Titolo originale: Choulou de Zhongguoren
Autore/i: Bo Yang
Editore: Editrice Pisani
prefazione di Anna Maria Paoluzzi, traduzione dal cinese di Anna Maria Paoluzzi.
pp. 160, Isole del Liri (FR)
«Nelle nostre vene scorre sangue cinese, a prescindere da quale sia la nazionalità riportata sui nostri passaporti».
I cinesi sono: arroganti, rozzi, sporchi, vendicativi, presuntuosi… o almeno così li descrive Bo Yang, uno degli scrittori più noti e più discussi in Cina fin dalla metà degli anni Ottanta.
Ironico e dissacrante, Bo Yang non esita a tratteggiare i difetti e le mancanze del “tipico cinese”, mettendone in luce i tratti più marcati e bizzarri. I testi raccolti in questo volume sono un miscuglio di psicologia popolare, analisi politiche, aneddoti divertenti e pieni di umorismo; il risultato è una satira pungente e al tempo stesso piena di affetto, un incitamento continuo rivolto ai suoi connazionali a confrontarsi con i propri difetti.
Bo Yang (vero nome Guo Yidong) è nato Cina, nella provincia di Henan nel 1920. Trasferitosi a Taiwan nel 1949 si è imposto all’inizio come autore di romanzi, dedicandosi successivamente alla saggistica. Severo critico del regime nazionalista a Taiwan, fu imprigionato per sette anni per aver diffuso una vignetta satirica su Chiang Kai-shek. Liberato grazie alle proteste di vari intellettuali taiwanesi e alle pressioni del governo statunitense, Bo Yang si dedico successivamente alla stesura di opere e saggi storici. Attualmente si occupa della tutela dei diritti umani a Taiwan dove ha fondato e diretto una sezione di Amnesty International.
Grafologia – Come Imparare a Conoscere Se Stessi e gli Altri
Autore/i: Romagnoli Bianchi Rosanna
Editore: Tecniche Nuove
prefazione dell’autrice.
pp. VII-152, numerose illustrazioni in bianco e nero, Milano
“Conosci te stesso” è il punto di saggezza estrema a cui dovrebbe guidarci il pensiero più profondo.
La grafologia, scienza ancora misconosciuta, può essere di grande aiuto per valutare le nostre possibilità, le nostre carenze, le nostre debolezze e trarre da questa conoscenza la possibilità di orientarci verso ciò che ci è più congeniale.
La grafologia permette di visualizzare la psiche dello scrivente, attraverso la grafia, quasi fosse qualcosa di tangibile.
Questo libro è un invito per tutti coloro che desiderano acquistare sicurezza attraverso la conoscenza di sé e degli altri, la terminologia usata è semplice e chiara e consente di ottenere in breve tempo i migliori risultati.
La Letteratura Egizia
Autore/i: Donadoni Sergio
Editore: Sansoni Editore
nuova edizione aggiornata, prefazione dell’autore.
pp. 304, Firenze
Sergio Donadoni è titolare della cattedra di egittologia all’Università di Roma. Egli ha approfondito direttamente alle fonti e propri studi, partecipando e guidando varie missioni archeologiche sull’Egitto proprio, in Nubia e nel Sudan. Su designazione dell’Unesco fece parte, una qualità di membro straniero, della missione epigrafica egiziana al tempro di Aba Simbel in Nubia. Frutto di questi studi e di queste ricerche sono alcune sue importanti opere, tra le quali ricordiamo, oltre al presente volume: «La civiltà egiziana», «Arte egizia», «La religione dell’Egitto antico».
«Appunti di grammatica egiziana».
Uno dei volumi che maggiormente sottolineano l’importanza del contributo dato dalla presente collezione alla conoscenza della letteratura universale. In contrasto con taluni egittologi che sostengono l’impossibilita di trattare una storia della letteratura egiziana, Sergio Donadoni afferma che il problema non va affrontato secondo i moduli consueti ma che occorre partire «da quel che effettivamente c’è restato, e stabilire in che rapporti possano essere messi gli uni con gli altri i singoli momenti, quali problemi di cultura comune circoscrivano, come si condizionino vicendevolmente. Cosa possa essere una storia della letteratura egiziana lo dirà solo questo processo di identificazione e di interpretazione dei testi come elementi di un organismo unico: la definizione di certi indirizzi di “cultura letteraria” e, più profondamente, di esperienze umane come esperienze di una società». Per questa via l’autore ha sistematicamente analizzato e raccolto in un quadro organico il messaggio letterario dell’antico Egitto, offrendoci non soltanto un’opera originale, ma anche un testo vivo, ricco di citazioni e di riferimenti che hanno di continuo il sapore di una scoperta.
Oltre Ogni Illusione – Romanzo
Titolo originale: Beyond Illusions
Autore/i: Duong Thu Huong
Editore: Garzanti Editore
traduzione dall’inglese di Serena Lauzi.
pp. 280, Milano
Dang Thu Huong è considerata la maggiore scrittrice vietnamita. Malgrado lo straordinario successo dei suoi romanzi – ottenuto in periodi di relativa liberalizzazione – la sua opera è di fatto bandita nel suo paese. Queste «gemme letterarie che trasudano nitroglicerina politica» («Entertainment Weekly») rappresentano infatti una delle più efficaci testimonianze a favore della democrazia e della tolleranza. Come ha scritto «The New York Times Book Review», «Se è un crimine osservare lucidamente la realtà della guerra e la vita sotto un regime totalitario, e raccontarlo con arte e maestria, allora Duong Thu Huong è gloriosamente colpevole».
Oltre ogni illusione, pubblicato nel 1987, è il suo primo romanzo. Linh, la protagonista, è una giovane insegnante devota al marito, il giornalista Nguyen. Ma quando si accorge che l’uomo che ama e rispetta ha tradito gli ideali della loro giovinezza e ha iniziato a scrivere articoli pieni di «bugie», abbandona lui e la loro figlioletta. Ad affascinarla ora è un anziano compositore, Huong Ly, con cui inizia una nuova relazione. Esplorando i sentimenti di una donna intelligente e generosa, Oltre ogni illusione racconta con accenti nuovi il conflitto tra idealismo e opportunismo, tra l’esigenza della libertà e i vincoli che ci ingabbiano e ci piegano.
Delicata e precisa, la scrittura di Dnuong Thu Huong segue l’evoluzione di Linh e la conduce, insieme a noi, verso una diversa consapevolezza. Cogliendo la disillusione del moderno Vietnam, mette a nudo le difficoltà di una donna che vuole affermare la propria dignità e libertà in un mondo dove il potere ha corrotto l’amore, dove la paura riduce al silenzio, dove prosperano voltagabbana e adulatori.
Drone Thu Huong (1947), vietnamita, è autrice di diversi romanzi tradotti in inglese e francese. Ai tempi della guerra del Vietnam, a vent’anni, ha guidato una brigata della Gioventù Comunista al fronte: è una dei tre sopravvissuti su quaranta. Ha iniziato a lavorare nel 1975 come sceneggiatrice cinematografica, ma si e ben presto scontrata con la censura. Nel 1987 ha approfittato di una breve apertura del regime per pubblicare Oltre ogni illusione, mentre i suoi romanzi successivi sono stati pubblicati solo all’estero. Nel 1990 e stata espulsa dal Partito Comunista e l’anno successivo incarcerata per sette mesi. Di recente ha scelto l’esilio in Francia.
L’Uomo, Ricercatore e Giocatore – L’Esperienza Mistica e Creativa nella Vita Umana
Testi ripresi da Eranos Jahrbuch – Hugo Rahner: Der Spielende Mensch – Erich Neumann: Der Mystische Mensch – Adolf Portmann: Der Naturforschende Mensch
Autore/i: Rahner Hugo; Neumann Erich; Portmann Adolf
Editore: Red Edizioni
unica edizione, curatore della collana Claudio Risé, presentazione di Olga Froebe Kapteyn, traduzione Rolando Galluppi, collana: Quaderni di Eranos – Immagini del profondo n° 58.
pp. 152, ill. in b/n, Como
… Nel gioco, nell’esperienza mistica, nella ricerca si manifesta la forza creativa dell’inconscio…La riflessione sul significato profondo dell’Uomo, nel suo rapporto col mondo e con Dio, costituisce il filo conduttore dei contributi raccolti in questo nuovo volume dei Quaderni di Eranos…
Hugo Rahner, il grande studioso del cristianesimo, indica nel gioco la manifestazione più alta della creatività e della libertà umana, oltre il condizionamento dei mezzi e dei fini, per giungere alla scoperta di una dimensione cosmica, in cui è Dio stesso che gioca. Erich Neumann, allievo di Jung, riconduce la genesi dell’uomo mistico all’incontro conflittuale tra Io e non-Io nell’esperienza del Sacro, e giunge al sorprendente risultato per cui il mistico autentico non si rivela nell’estasi, quando cioè rifiuta la realtà e annulla il suo Io, bensì nell’apertura al mondo in modalità sempre cangianti. Adolf Portmann, biologo e zoologo, ritiene che il prevalere della funzione teoerica sia responsabile dell’incapacità dello scienziato moderno di cogliere la natura in una esperienza globale: solo se guidato dalla funzione estetica lo studioso può apprezzare le molteplici varietà delle forme di vita che, a loro volta, ne fecondano l’interiorità e ne accrescono la forza creativa.
Presentazione: Eranos di Olga Froebe Kapteyn
- L’uomo giocatore (H. Rahner)
- L’uomo mistico (E. Neumann)
- Lo studioso della natura (A. Portmann)
Il Segno della Musica – Saggi di Semiotica Musicale
Autore/i: Stefani Gino
Editore: Sellerio Editore
prima edizione, presentazione dell’autore, collana: Prisma n° 92, in copertina: Sirena arpista, xilografia del XVI secolo (particolare).
pp. 240, nn. ill. in b/n n.t., Palermo
… In che modo la musica significa? È la domanda diretta a cui questo libro cerca di dare risposte. E se a queste risposte ci sembra di dover o poter dare lo statuto e il nome di una disciplina, questa sarà la semiotica (o semiologia) della musica…
Gino Stefani (Samarate, 1929 – Roma, 2019) è stato un semiologo, musicista e musicologo italiano, dopo un’esperienza nel jazz, è noto come studioso nella musica liturgica e nella pedagogia musicale. È fra i pionieri della semiotica della musica, di cui è stato autore di numerose pubblicazioni, promotore di importanti convegni e iniziative culturali, professore a Roma, Parigi e per molti anni a Bologna. Negli ultimi decenni le sue attività di ricerca e insegnamento sono continuate e confluite nella disciplina globalità dei linguaggi, accanto all’ideatrice Stefania Guerra Lisi.
Presentazione
Una teoria della competenza musicale
- Codice
- Il modello
- I livelli
- Applicazioni
Tempo: scansioni e durate
- Premesse
- Teoria
- Sviluppi e applicazioni
Entrata, esordio, inizio
- I dati e l’ipotesi
- L’Entrata cerimoniale
- L’Esordio retorico
- Lo “schema omologico”
- Corelli, Concerto di Natale
- Bach, Toccata in Re minore
- Mozart, Sinfonia in Do maggiore K 551
- Beethoven, Quinta Sinfonia
- Chopin, Grande Valzer brillante op. 18
- Bartòk, Quinto Quartetto
- Conclusioni e prospettive
La scansione incitativa
- Codice colto e codice popolare
- L’unità ritmico-metrica
- Le scansioni incitative
- Canto e musica popolare
- Musica colta
L’intonazione recitativa arcaica
- Recitazione
- Recitativo liturgico
- Canto popolare
- Lirica operistica
- Verso una definizione del codice
La melodia: una prospettiva popolare
- Il progetto
- Il modello
- Tattiche
- Generi
- Melodie di successo
Intervalli: tra grammatica e lessico
- Premesse
- Il modello
- Prospettive e problemi
L’intervallo di seconda
- Un inventario del senso
- Unità di articolazione scalare
- Cromatismo
- Esatonismo
- Pertinenze tonali e modali
- Pertinenze armoniche
- Stili, contesti, sintagmi
- Dall’inventario al modello
- La teoria acustica
- La grammatica divulgativa
- Il codice emotivo
Analisi, semiosi, semiotica
- Usi musicologici dei termini “analisi”, “interpretazione”
Pertinenza e ideologia
- L’oggetto delle scienze umane
- Intorno a una sinfonia
- Le insidie del discorso ermeneutico
- Scienza e privilegi
Bibliografia
Nazionalismo Arabo e Nazionalismo Ebraico
1798-1992 – Storia e Problemi
Autore/i: Maltese Paolo
Editore: U. Mursia Editore
prima edizione, premessa dell’autore, collana: Fatti, Testimonianze, Reportages n° 16.
pp. 320, 63 fotografie in b/n f.t. e 7 cartine n.t., Milano
Le radici storiche del conflitto tra arabi ed ebrei affondano in un’epoca più lontana di quanto comunemente si creda. Bisogna risalire alla spedizione napoleonica in Egitto del 1798 per trovare i prodromi del nazionalismo arabo ed ebraico che sfoceranno nei sanguinosi conflitti del XX secolo. Un testo fondamentale per capire il travaglio che da anni agita il mondo arabo e la profondità del radicale dissidio tra arabi, palestinesi e Israele. Un approccio più distaccato sul piano dell’informazione e della comprensione – sottraendosi così a verità parziali e a diagnosi inadeguate di cui questa storia è colma – è dunque possibile solamente sulla base di codesta più vasta e adeguata conoscenza del luogo, contrastato, spesso doloroso procedere di questi due nazionalismi: entro un percorso irto di traumatici eventi, mescolato ai numerosissimi problemi che quegli eventi provocarono (dal complesso confronto con la propria religione e con la modernità per gli arabi, a quello col sionismo per gli ebrei), da quella lontana epoca sino ai giorni nostri. Solo così, infatti, è possibile rendersi conto del travaglio che da tanto tempo agita il mondo arabo e della profondità del radicale dissidio che per anni ha opposto arabi, palestinesi e Israele, di cui l’aggressione irachena del Kuwait, la guerra del Golfo, il ripetersi della tragedia curda, i difficili colloqui tra siriani, giordani, libanesi, palestinesi e israeliani, rappresentano la più recente manifestazione.
Paolo Maltese, studioso di storia e politica mediorientali, ha tra l’altro pubblicato La Terra Promessa, La guerra italo-turca e la conquista della Libia 1911-1912, Perché il quarto conflitto arabo-israeliano, Storia del canale di Suez, L’Egitto e il canale 1833-1956.
Radio Moro
Autore/i: Salerno Andrea
Editore: Rizzoli
collana: BUR Senzafiltro – Ambra Jovinelli.
pp. 144, libro+DVD, Milano
… Un viaggio nel nostro passato, un docufilm irregolare che racconta i 55 giorni del sequestro attraverso i giornali radio RAI… Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della Dc. Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato.
Il DVD: ricostruisce attraverso suoni e immagini originali il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Con una scelta radicale e una sintesi straordinaria, Andrea Salerno riesce a restituire intatta l’atmosfera nella quale l’Italia visse uno degli episodi più drammatici della storia repubblicana. Un racconto completato da extra integrali con le dirette dei telegiornali e le cronache di quei giorni. (Montaggio di Michele Ventrone – Regia di Igor Skolic)
Il libro: è il racconto di quelle tragiche giornate attraverso una cronologia ragionata, un viaggio di Giorgio Van Straten, documenti originali della Commissione parlamentare e i comunicati integrali delle BR.
Andrea Salerno è Direttore editoriale di Fandango. Giornalista professionista, ha lavorato e collaborato al Manifesto, Reset, L’espresso, Radiotre e Radiodue. Come autore televisivo ha firmato, tra l’altro, L’ottavo nano, Per un pugno di libri, Il caso Scafroglia, Non c’è problema, Parla con me e La Superstoria.
Tra le sue pubblicazioni, per Einaudi Antonio Albanese Personaggi, per Limina, con Giovanni Bianconi, L’ultima partita. Vita e morte di Agostino Di Bartolomei, per Editori Riuniti Sinistra. Per Bur Senzafiltro ha pubblicato Era polare, la pazza storia dell’Italia di Berlusconi e Ottanta, dizionario di un decennio incompreso.
Ed è Subito Sera – Poesie
Autore/i: Quasimodo Salvatore
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
quarta edizione, con un saggio di Sergio Solmi, Lo Specchio.
pp. 208, Milano
La poesia di Salvatore Quasimodo è, tra quelle dei “lirici nuovi”, una delle più originali e più forti. Poesia scarna e immediata dove l’immagine colta isolatamente si affida al tono della voce che la pronuncia. Ma in cui, più che l’immagine, più che il verso, l’organismo costitutivo, la cellula elementare è la parola, il rigore assoluto della parola, il nuovo senso di durata della pronuncia poetica in un aspro dissidio, come ha notato un critico, tra «l’aspirazione a un mondo felice in una memoria di desideri» e «il sentimento della continua esasperata presenza nella vita della corrosione più dissoluta della morte»; ecco i motivi fondamentali che ci avvicinano alla comprensione di questo universo poetico. La materia è tutta traslucida e musicale: e meglio s’intende il perché di tanta rarefazione e scavo, destinati a trarre in luce il miracolo cl’una parola vergine, pronunciata per la prima volta dal sentimento profondo.
Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) è stato un poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo. Ha contribuito alla traduzione di vari componimenti dell’età classica, soprattutto liriche greche, ma anche di opere teatrali di Molière e William Shakespeare. È stato vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.


