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Libri dalla categoria Opus Dei

Il Vecchio Maestro Zen • Idee per un Risveglio Consapevole

Il Vecchio Maestro Zen • Idee per un Risveglio Consapevole

Titolo originale: The Old Zen Master

Autore/i: Leggett Trevor

Editore: Luni Editrice

prefazione dell’autore, traduzione di Anna Benucci Serva.

pp. 152, nn. ill. b/n, Milano

Questa antologia postuma di scritti di Trevor Leggett racchiude narrazioni e spunti – raccolti nel corso di decenni da diverse fonti scritte e orali, sia della tradizione sia della contemporaneità -, che offrono al lettore occidentale prospettive inattese e interpretazioni inedite di situazioni quotidiane, vicine al vissuto di ogni persona. Tali punti di vista nascono dallo studio profondo e dalla dedizione alle discipline e alla cultura orientali dell’autore, che ne ha fatto parte sostanziale della propria vita. A ciò si aggiunga l’estrema misura, innata in questo gentiluomo inglese, che induce la forma agile, vivace e talvolta folgorante dei racconti, tanto più incisivi quanto più la trama di eventi spiritualmente complessi viene stemperata in i giare breve e conciso.

La sorpresa narrativa sta tutta in piccoli dettagli: la pazienza necessaria quando si affronta un torneo di scacchi, la serenità d’animo che richiede la raccolta delle foglie che cadono su un manto perfetto di muschio, lo spirito di umanità nel donare anche una sola ciotola di latte quando la carestia colpisce il villaggio, l’armonia nella disposizione dei cuscini in una sala di meditazione. Eppure tanta semplicità, sotto il colore della vivezza e dell’interesse etnografici, sottende valori religiosi, quanto etici: è il bene e la correttezza di ciascuno che fanno di una vera comunità.
Leagett scrive quasi a ruota libera, come dice lui stesso nella pagina di prefazione, affidandosi agli insegnamenti dei maestri e alla memoria personale, con una vivacità di intelletto e di spirito che affascina e che, allo stesso tempo, invita con tutta la naturalezza dell’umiltà alla riflessione e al ripensamento. Non mancherà certo a ciascuno l’occasione, nella vita di ogni giorno, di potersi trovare a dire: «Anche Leggett racconta che…».

Trevor Leggett
(1914-2000), inglese, traduttore, interprete e autore di una trentina di testi sull’Oriente e le dottrine orientali, per lungo tempo fu allievo del filosofo e maestro di yoga Hari Prasad Shastri, al quale ha dedicato le sue opere di argomento spirituale e religioso.
Uomo dai mille interessi e molteplici passioni – non ultima la musica classica -, nel 1938 si trasferisce in Giappone, dove perfeziona la pratica del judo, che aveva iniziato in patria sotto la guida del maestro Yukio Tani. Judoka di riconosciuta fama – è stato il primo straniero a ottenere il 6˚ Dan dal Kodokan di Tokyo -, dopo essere tornato a Londra, finita la guerra, comincia l’insegnamento di questa disciplina presso il Budokwai.
Nel 1984 fu insignito di un’altissima onorificenza dall’Imperatore del Giappone, che gli riconobbe il merito di un incessante e proficuo impegno nella diffusione della cultura nipponica in Occidente.

Teologia della Storia

Teologia della Storia

Titolo originale: Théologie de l’histoire

Autore/i: Thils Gustave

Editore: Edizioni Paoline

seconda edizione interamente rifusa dall’autore, versione italiana del dott. don Giovanni Roatta, prefazione dell’autore.

pp. 156, Alba

… La Chiesa sulla terra è “militante”; il messaggio dell’Apostolo è chiaro; i fatti lo mostrano. Il processo antitetico della teologia neo-testamentaria contribuisce, col suo stesso carattere dualistico , a mantenere questo senso di dramma permanente. Ma è tutto? La rivelazione ci descrive veramente un “match nullo”, che si risolve all’ultimo minuto con un “affondamento totale della squadra avversaria?” La rivelazione contiene questa impressione di manicheismo perfetto? San Paolo e San Giovanni ci descrivono una lotta a parità di forze? Gli Apostoli ci annunciano forse una incertezza fino alla morte? Il Maligno talora vince sulla grazia: ma il complesso della sua azione si presenta come di forza equivalente a quella del Signore? Sembra che a tutte queste questioni  si possa rispondere negativamente. Pare che la rivelazione ci insegni che un’”ottimismo profondo, benchè tragico” può animarci quaggiù per la nostra vita e quindi per tutte le azioni che, uscendo da noi, si traducono in valori di civiltà e di cultura. Ottimismo giustificato dalla natura di Dio, dalla virtù dei cristiani, dall’intercessione dei Santi, dal vigore della Chiesa Madre, ecc. Ecce vobiscum sum omnibus diebus, usque ad consummationem saeculi.

Trascendenza o incarnazione? A questo interrogativo, che costituisce il titolo di un suo opuscolo (vers. it. presso l’Editrice Ares, Roma, 1957), Gustave Thils così risponde: «L’una e l’altra: non l’una o l’altra. Il vero cristianesimo esige entrambi i movimenti, entrambi i comportamenti, entrambi gli ideali». Tutta la «storia della salvezza», e pertanto tutta la storia umana in cui si opera la salvezza, e segnata dalle due componenti. Nell’organismo ecclesiale, nel fluire dei tempi e secondo le necessita, ora si accentua la prima – fino al limite della «nada» come si esprimeva san Giovanni della Croce, o anche fino al senso peggiorativo, oggi corrente, dell’espressione liturgica «terrena despicere» -; ora si accentua la seconda, giungendo talora a conclusioni estravaganti ed errate sul principio «omne ens est bonum» che san Tommaso ha esposto in un modo tanto equilibrato. La Teologia della storia del Thils – apparsa in prima edizione circa un ventennio fa ed ora interamente rielaborata (1967), per la sola edizione italiana, alla luce dei documenti conciliari – ci offre appunto un eloquente saggio di ricerca armonica in questa duplice manifestazione dell’azione cristiana nella storia umana, anche se con un leggero spostamento verso la seconda componente, cioè: una concezione cristiana della storia umana piena « di un ottimismo profondo, benché tragico». «L’insieme della storia del mondo – dichiara il Thils – e dominato, dal punto di vista della Rivelazione, dall’influenza dello Spirito – che vuole tutto “spiritualizzare” – e da quella della Carne (nel senso paolino del termine) che vi si oppone. Ora, chi dice Spirito dice: unita organica, universalismo, santità, pace, equità, benevolenza. Questi beni che abbiamo numerati sono beni “trascendenti”, certo, poiché sono partecipazione alla vita stessa di Dio, ma postulano necessariamente una “trasposizione terrestre”, che porta lo stesso nome e rende così il mondo non soprannaturale, bensì cristiano». C’é dunque un disegno di Dio nella storia, retto e guidato dai magnalia Dei dell’opera salvifica, ma che si attua nel complesso dell’attività umana libera, con tutte le realizzazioni e gli scacchi che essa comporta. Alla fine, però, quando la storia sarà consumata, Cristo ricapitolerà tutto. È quanto riscopre ed avvalora solennemente lo stesso Concilio Vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, al n. 45: «Nello Spirito (del Signore) vivificati e coadunati, noi andiamo pellegrini incontro alla finale perfezione della storia umana, che corrisponde in pieno col disegno del suo amore: “Ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo e quelle della terra” (Ef 1, 10)».

Scienza e Filosofia della Scienza

Scienza e Filosofia della Scienza

Note introduttive alla storia e alla teoria critica del conoscere scientifico

Autore/i: De Michelis Enrico

Editore: G. B. Paravia & C.

unica edizione, avvertenza dell’autore.

pp. 156, Torino

Sommario:

Avvertenza

  • I. – La storia delle scienze in generale e il suo oggetto
  • II. – Le fonti e le vie del progresso scientifico
  • III. – Il processo di distinzione delle scienze e i loro reciproci rapporti d’interdipendenza
  • IV. – Il problema del metodo
  • V. – La questione dei limiti e del valore della scienza

Indice dei nomi citati

Un Piccolo Angolo d’Inferno

Un Piccolo Angolo d’Inferno

Titolo originale: Vtoraja Čečenskaja

Autore/i: Politkovskaja Anna

Editore: Rizzoli

prima edizione, prefazione di Georgi M. Derluguian, prologo dell’autrice, traduzione dall’inglese di Isabella Aguilar.

pp. 280, Milano

Voglio che conosciate la verità. Poi, se vorrete potrete sempre optare per il cinismo e per il razzismo in cui si sta impaludando la nostra società.

Ci sono bambini che passano i loro vuoti pomeriggi a raccontarsi, seduti all’ombra delle macerie, storie di uomini misteriosamente scomparsi. Madri che in affannose corse contro il tempo bussano alle porte dei villaggi in cerca di denaro per riscattare i figli, o quel che ne resta, dalle mani di un esercito di aguzzini. Un popolo intero umiliato da anni di privazioni, violenze e indifferenza. Questa è la Cecenia di Anna Politkovskaja, un Paese tenuto accuratamente lontano dai riflettori dove “la tortura è la norma, le esecuzioni senza processo sono routine e le razzie e i saccheggi un luogo comune”. Una terra battuta dalla guerra, minacciata dal fuoco delle sanguinarie milizie indipendentiste e messa ancor più in pericolo da un esercito corrotto, complice e profittatore di uno spietato disegno politico. È la vittima di tanta cruda insensatezza non è un’astratta entità statale ma una popolazione inerme, costantemente sotto minaccia, privata del diritto e della dignità.
Inviata sul campo dal settimanale di ispirazione liberale “Novaja Gazeta”, Anna Politkovskaja ha avuto il coraggio di rompere il silenzio svelando al mondo gli orrori della Cecenia, senza censure né remore nell’accusare Putin e nel parlare di genocidio. Per anni la sua voce è stata l’unico filo di collegamento tra quelle terre dimenticate e il resto del mondo: Anna ha camminato sotto le bombe insieme ai profughi, ha condiviso i piccoli riti quotidiani, ha provato sulla propria pelle gli orrori dell’arresto, le violenze, la paura. Un piccolo angolo d’inferno è il libro che ripercorre questa storia, fatta di esperienza personale e indagine rigorosa, raccogliendo gli scomodi reportage che hanno smascherato i crimini della Russia e che le sono costati la vita.

“Anna Politkovskaja era una giornalista speciale, direi meravigliosa. Una che non conosceva le mezze misure, che denunciava gli orrori di cui era testimone. E non si fermava di fronte a niente”. (Mikhail Gorbaciov)

Anna Politkovskaja
(1958-2006) giornalista russa, inviata del settimanale indipendente “Novaja Gazeta”, dal 1999 corrispondente dal fronte di guerra del Caucaso, è divenuta celebre in Russia e all’estero per i reportage dalla Cecenia, per le testimonianze di prima linea del sequestro al teatro Dubrovka di Mosca e della strage di bambini di Belsan, per la sua opposizione a Putin. Il 7 ottobre 2006 è stato assassinato in circostanze non ancora chiarite.

Il Gioco – Ruolo e Sviluppo del Comportamento Ludico negli Animali e nell’Uomo

Il Gioco – Ruolo e Sviluppo del Comportamento Ludico negli Animali e nell’Uomo

IV. Il Gioco in un Mondo di Simboli

Autore/i: Autori vari

Editore: Armando Armando Editore

selezione, introduzione, note e cura di Jerome S. Bruner, A. Jolly, K. Sylva, titolo originale: Play – Its Role in Development and Evolution, traduzione di G. Buffa, M. T. Cianchi, E. Picchi Piazza, A. Camerini, M. Marrazzi.

pp. 642-872, Roma

Interventi di:

Il gioco simulato

  • L’immaginario giocattolo a traino di C. Hayes
  • Il ruolo del gioco nello sviluppo mentale del bambino di L. S. Vygotsky
  • Il gioco simbolico di J. Piaget
  • Alcune caratteristiche del gioco sociale di C. Garvey
  • Libertà e necessità nella poesia: la mia miniera di piombo di W. H. Auden
  • Giochi di carattere di S. de Beauvoir
  • Aspettando i gatti di D. Thomas
  • L’idea di battaglia nell’arte infantile di S. G. Feinburg

Gioco e linguaggio

  • Il senso dei versi senza senso di K. Chukovsky
  • Gioco, linguaggio e consapevolezza meta-linguistica di C. B. Cazden
  • Giocare col linguaggio di R. Weir
  • Gli scimpanzé, ahimè, non balbettano di C. Hayes
  • Gioco, linguaggio ed evoluzione dell’uomo di P. C. Reynolds

Gioco e creatività

  • Quadrati e rettangoli di W. H. Auden
  • Sorpresa, arte e creatività di J. S. Bruner
  • Associazione e «biassociazione» di A. Koestler
  • Effetti del gioco sulla fluidità associativa di bambini in età prescolare di J. L. DanskyI. W. Silverman

Gioco e civiltà

  • Gioco «profondo»: una descrizione del combattimento fra galli a Bali di C. Geertz
  • Gioco e gara come funzioni di civilizzazione di J. Huizinga
  • Gioco e realtà di E. H. Erikson

Logica e Società – Pensare dopo Marx

Logica e Società – Pensare dopo Marx

Autore/i: Cerroni Umberto

Editore: Bompiani

unica edizione.

pp. 164, Milano

La crisi della filosofia speculativa si è ormai saldata con la crisi della sociologia, che intendeva sostituirla, e del marxismo tradizionale, che intendeva combatterla? L’interrogativo, attorno a cui ruota questo libro di Umberto Cerroni, pare legittimato da gravi indizi.
Non soltanto si manifestano nella sociologia difficoltà di sistemazione teorica che, quanto meno, la rimandano alla filosofia tradizionale, ma la sociologia stessa pronuncia ormai da tempo, con le sue evidenti scelte empiriche, una autentica rinuncia all’originaria ambizione di fornire spiegazioni causali e teorie di lungo raggio.
Quanto al marxismo tradizionale, esso sconta una enfasi indebita della politica con una grave povertà assiologica e torna anch’esso alla filosofia tradizionale impigliandosi nelle antinomie speculative e rinunciando al primato della spiegazione scientifica. Riemerge dunque con urgenza la necessità di un rigoroso controllo dell’organo stesso della conoscenza moderna al fine di ribadire in termini propri l’antica distinzione fra doksa e episteme. Occorre riesaminare la possibilità di fondare una scienza della società che dia conto dei valori e riesca a mediare i propri livelli naturalistici senza cedere ai dialettismi filosofici o ai riduzionismi funzionalistici. Solo così sembra possibile recuperare una piena fiducia nella scienza e scansare le tentazioni ricorrenti del relativismo, del negativismo epistemologico e dello stesso fisicalismo che nega lo specifico della conoscenza umana pretendendo di modellarla sul metodo della fisica.
Questo libro di Cerroni ripropone così la “questione dei fondamenti” nella conoscenza sociale nell’intento di dotarla di una rigorosa logica della scoperta, respingendo sia l’illusione del primato filosofico sia l’abbaglio dello scientismo. Affronta perciò l’intero itinerario logico del nesso individuo-specie-genere cercando di coniugarlo con il nesso storico natura-società-cultura in un continuum esplicativo.
Parimenti critico della tradizione speculativa, dell’empirismo sociologico e del marxismo hegelianizzante, il libro di Cerroni pone come tema centrale della scienza sociale il problema delle istituzioni come cerniere storiche fra il continente degli oggetti e della forza e il continente dei soggetti e del pensiero.

Umberto Cerroni (Lodi, 1926) è professore di Scienza della politica all’Università di Roma. Studioso di filosofia giuridica e politica, ha pubblicato diverse opere sulle strutture istituzionali dello Stato moderno, sulla storia del pensiero liberale e socialista nonché sugli ordinamenti socialisti. Di esse ricordiamo: Marx e il diritto moderno (Roma 1962), Kant e la fondazione della categoria politica (Milano 1962), La libertà dei moderni (Bari 1968), Introduzione alla scienza sociale (Roma 1974).

Appartamenti per Signore Sole – Romanzo

Appartamenti per Signore Sole – Romanzo

Titolo originale: Oi Naru Genei

Autore/i: Togawa Masako

Editore: Edizioni Corbaccio

traduzione dall’inglese di Lidia Zazo Conetti, in copertina: Felice Beato “Dormienti”, 1863-1873.

pp.160, Milano

Anche loro sono state giovani, belle, esuberanti: ma il tempo è crudele, e con la gioventù ha cancellato la bellezza e gli entusiasmi.
E qualcuna, con gli anni, è diventata malvagia…
La pelle ingrigita, i capelli diradati, l’occhio spento, le signore che a Tokyo abitano gli Appartamenti K, complesso di monolocali per donne sole, vivono ore sempre uguali, senza turbamenti.
Ma a qualcuna le ore portano le ombre di un passato angoscioso…
Un giorno, arriva l’annuncio che l’edificio deve far posto a una strada, ed è come se la totale immobilità di tanti anni, all’improvviso violata, generasse vecchi fantasmi: il cadavere di un bambino, una persona travolta mentre attraversava la strada, il furto di un prezioso violino. E a un tratto le buone signore svelano un volto diverso… trucchi meschini, piccole cattiverie, odi prima repressi e poi svelati. Il passato riemerge e fa paura, e spinge le inquiline degli Appartamenti K ad azioni finora impensabili.
Qualcuna, addirittura, ad atti irreparabili. Questa qualcuna ha molta, molta paura. E la paura, se prolungata, è impossibile da tollerare…

Un thriller giapponese straordinariamente pieno di atmosfera… La Togawa descrive con equilibrio, sottigliezza e un incredibile senso del ritmo, il carattere e le stranezze della solitudine. Un gioiello del mistero. (The Times)

Masako Togawa, nata a Tokyo nel 1933, ha esordito come cantante in un night-club a ventitré anni e come scrittrice, con Appartamenti per signore sole, a ventiquattro. È una delle autrici più famose del Giappone.

L’Amicizia Secondo i Santi e i Mistici

L’Amicizia Secondo i Santi e i Mistici

Autore/i: Baldini Massimo

Editore: Editrice Queriniana

introduzione dell’autore, in copertina: L’abbraccio, particolari della Natività mistica di Botticelli, National Gallery, Londra.

pp. 136, Brescia

In quest’opera sono raccolte le riflessioni più importanti che sull’amicizia santi e mistici cristiani hanno, nel corso dei secoli, affidato ai loro scritti. Il mondo cristiano ha riflettuto a lungo su questo sentimento finendo col coglierne i motivi di integrazione e di conciliazione con la carità.
Per sant’Ambrogio l’amicizia si fonda sul terreno dell’amore di Dio («Non può essere amico dell’uomo – egli scrive – colui che sia sleale con Dio»), per sant’Agostino la vera amicizia è solo quella che Dio annoda tra le persone a lui «strette con il vincolo di carità»; per Aelredo di Rievaulx «nell’amicizia vigoreggia l’eternità, risplende la verità e si gusta la dolcezza della carità».

Massimo Baldini è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università di Perugia e docente di Semiotica alla LUISS di Roma. È autore di numerose opere tra cui ricordiamo: Il linguaggio dei mistici (Queriniana, 1987); Le parole del silenzio (1994); Contro il filosofese (1991); Educare all’ascolto (1992); La storia delle utopie (1995); Giuliotti: cristiano controcorrente (1996).

La Tragedia dei Catari – La Crociata Contro gli Albigesi 1207-1244

La Tragedia dei Catari – La Crociata Contro gli Albigesi 1207-1244

Titolo originale: Le Mistère Cathare

Autore/i: Fornairon Ernest

Editore: Sugar Editore

prima edizione, traduzione Claudio Ceretti, collana: Enigmi della storia n° 3.

pp. 288, Milano

L’eresia di Mani, dopo essere passata per la Bulgaria e per l’Italia del Nord – a Milano i manichei vennero chiamati Patarini dal nome di un quartiere della città – si diffuse e risplendette nella Francia meridionale intorno al 1100: i suoi adepti vennero chiamati Catari o Albigesi, dal nome della città di Albi. Il dodicesimo secolo vedeva quindi nel pieno seno della cristianità lo sviluppo di una forma di elevazione spirituale contraddittoria con la decadenza dei costumi del clero romano: e nello stesso momento il fiorire di una grande civiltà provenzale e della cultura della Langue d’oc. Ernest Fornairon ha voluto spogliare la santa eresia, cioè la religione dei Catari, dall’alone romantico che le è stato dato dagli storici. In realtà, la religione catara era uno slancio verso la purezza, un distacco totale dalla materia considerata come male, uno sforzo incessante di elevazione morale. La Chiesa di Roma non poteva assistere passiva a questa concorrenza pericolosa per la propria egemonia. Nello stesso modo, i feudatari del Nord della Francia non potevano tollerare lo svilupparsi e il fiorire del Sud sotto la guida dei conti di Tolosa. Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo inizia quindi l’offensiva del papato e del re di Francia per la liquidazione dell’eresia catara e della indipendenza provenzale. Il 22 luglio 1209 tutta la popolazione di Béziers – circa quarantamila persone – è massacrata nella presa della città da parte dei crociati. È il primo di una serie di orrori che insanguineranno ad opera del braccio secolare della Chiesa, Simone di Montfort, tutta la Provenza. il 12 settembre 1213 a Muret le armate meridionali sono disfatte dalla cavalleria pesante dei crociati. È la fine della indipendenza del Sud; è l’inizio della agonia dei Catari, durata trent’anni, fino alla caduta della loro fortezza di Montségur. Duecento catari, uomini, donne, bambini, furono bruciati vivi in uno spiazzo ai piedi della fortezza per non aver voluto abiurare alla loro religione.

Visualizza indice
  • Conoscenze elementari indispensabili
  • Ad Augusta, per Augusta
  • Col ferro e col fuoco
  • Muret
  • Un’agonia durata trent’anni

Appendice
Bibliografia

Cime Abissali II

Cime Abissali II

Autore/i: Zinov’ev Aleksandr

Editore: Adelphi Edizioni

traduzione di Gigliola Venturi, Biblioteca Adelphi 84, in copertina: Casa di scale, litografia di M.C. Escher, particolare (1951).

pp. 500, Milano

Già pochi mesi dopo la prima apparizione in Occidente di Cime abissali, critici e lettori di molti paesi hanno riconosciuto che questa, insieme all’Arcipelago Gulag di Solzenicyn, era l’opera più importante, e per così dire ‘inevitabile’, venuta dalla Russia negli ultimi anni. E anche in questo caso si tratta di un libro che non solo obbliga a rimettere in questione tutto ciò che appartiene alla realtà sovietica, ma ci pone domande stringenti su tutto il «culto della società» che, in altre forme, è però un carattere dominante anche del mondo occidentale.
Al centro, qui, non saranno le manifestazioni di terrore e persecuzione, nascoste per decenni e ormai a poco a poco giunte alla luce, che traversano tutta la storia sovietica. No: Zinov’ev ha voluto mostrarci qualcosa di non meno aberrante, ma che è davanti agli occhi di ognuno: la ‘normalità’ sovietica, la vita quotidiana con tutti i suoi veleni. E, di fronte a questa realtà che sembra impavidamente sfidare ogni satira, perché si manifesta già da sola come satira di se stessa, di fronte a questo mondo che è al tempo stesso enormemente sottile ed enormemente brutale, Zinov’ev ha costruito, con freddezza analitica e con la furia di una passione infrenabile, un’architettura mostruosa, che ne costituisse quasi il beffardo monumento: Cime abissali. Poco dopo la pubblicazione di questo libro in Occidente, le autorità sovietiche hanno deciso che Zinov’ev avrebbe più opportunamente continuato la sua scandalosa esistenza fuori dalla Russia: come già era successo per Brodskij, per Sinjavskij, per Solzenicyn stesso.
In questo secondo volume, ormai superate le capziose argomentazioni che nella prima parte servivano a introdurre i teoremi del regno dell’orrore, Zinov’ev si abbandona più liberamente alla narrazione, e la sua disperata comicità cresce sino alla fine. Percorriamo così il labirinto di Ibania in tutte le sue numerosissime ramificazioni del Potere e del Dissenso (e di entrambi paradossalmente intrecciati). Vi troveremo le atrocità, il grottesco, la resistenza silenziosa, la lucidità opposta delle vittime e dei torturatori. Ma una cosa certamente non vi troveremo: la via d’uscita. Qui sembra che tutti aspettino, come il Chiacchierone in un memorabile capitolo dell’ultima parte, di andare a fare la coda alle Pompe Funebri per essere cremati: «Da quando era stata adottata la legge che regolava i decessi, non v’era stato un solo caso di persona che – avendo dichiarato il proprio sincero desiderio di prendere coscienza dell’ineluttabilità della propria morte – non si fosse presentata, all’ora stabilita, al proprio crematorio. A Ibania anche la morte è un affare di libero arbitrio al quadrato».
Cime abissali apparve in Svizzera nel 1977.

“Personalmente, ne sono rimasto assolutamente, oscuramente affascinato; mi sono divertito ed ho anche riso, essendo consapevole contemporaneamente che si trattava di un libro sinistro; sono stato irretito in un mondo d’ombre, di disossate e consunte meduse umane, avvertendo insieme che quei bizzarri profili di carta e parole erano capaci di lancinanti squisitezze logiche e di raffinate, sapienti, intollerabili sofferenze. È satira? Non lo so; forse sì, giacché la satira è il genere più ambiguo, più sordido, e sa congiungere in sé l’odio e il riso, la ripugnanza e la seduzione; sa essere disperata e furba. Questo libro è satira come il viaggio di Gulliver tra i cavalli sapienti, i nobili animali che gli rivelano come si possa tollerare d’esser uomini solo difendendosi nella follia.” (Giorgio Manganelli)

«Bisogna leggere e rileggere e meditare questo libro» («Le Monde»)

«Grande è la tentazione di citare, a proposito di Aleksandr Zinov’ev, Rabelais, Swift, Kafka». («L’Express»)

Aleksandr Aleksandrovic Zinov’ev (1922-2006) è stato un filosofo e scrittore russo.
Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia, diventa Docente di logica presso l’Università statale di Mosca, uno fra i maggiori esperti di logica matematica. Ma causa del suo pensiero molto critico nei confronti del regime sovietico, viene progressivamente emarginato, finché fu espulso prima dal PCUS e poi costretto all’esilio dall’Unione Sovietica dopo aver pubblicato in Svizzera Cime abissali (1976), un romanzo spiccatamente satirico avente come bersaglio i protagonisti dell’ultimo ventennio di storia sovietica.
Trasferitosi nella città di Monaco, proseguì la propria attività come docente, scrittore e saggista. Rientra in Russia dopo la caduta del muro di Berlino (1989) e il periodo della perestroika inaugurata da Gorbaciov.

Azione Senz’Azione – Wu Wei, l’Arte Spirituale del Cambiamento Senza Sforzo

Azione Senz’Azione – Wu Wei, l’Arte Spirituale del Cambiamento Senza Sforzo

Una strada da percorrere giorno dopo giorno, con grande calma interiore, eppure senza esitazione, per imparare a riconoscere la bellezza in ogni cosa, l’armonia nella natura, la poesia nella vita.

Autore/i: Borel Henri

Editore: BIS Edizioni

presentazione dell’autore, introduzione di Roberto Assagioli, traduzione di Elena Zanotti.

pp. 96, Diegaro di Cesena (FC)

Wu Wei, l’arte spirituale del cambiamento senza sforzo, per imparare a riconoscere la bellezza in ogni cosa, l’armonia nella natura, la poesia nella vita, una via da percorrere giorno dopo giorno con grande calma interiore.
Uno straniero sbarca sulle coste dell’isola cinese di Shièn-Shan. Egli va in cerca di conoscenza, di risposte alle sue domande: chi siamo? Che cosa è il mondo che ci circonda? Che significato ha la nostra vita?
Dopo tante peregrinazioni, l’uomo giunge al cospetto di un vecchio saggio, un uomo “alto ed eretto come una palma, dal volto quieto come una calma sera, nel silenzio degli alberi e nella tranquillità del chiaro di luna”. Sarà lui, con parole semplici e chiare, a mostrargli il cammino che conduce alla saggezza del Wu Wei.
Quello che nasce tra il viandante smarrito e l’anziano sapiente è un dialogo di straordinaria poesia e di profonda umanità, essenziale e commovente al tempo stesso, che consente all’uomo occidentale di misurarsi con l’antica saggezza orientale e di avvicinarsi al principio del Wu Wei, ovvero dell’Azione senz’Azione.
Wu Wei non significa, come si potrebbe immaginare, rinuncia all’azione, passività, pigrizia. Wu Wei è “moto spontaneo”, “non resistenza”, semplicità, accordo totale e primigenio con la natura, un cammino che conduce alla liberazione dalle schiavitù del desiderio, del dolore, delle paure della vita e dell’angoscia della morte.

La Vita Ribelle – Memorie di un’Aristocratica Italiana fra belle Époque e Repubblica Raccolte da Viva Tedesco

La Vita Ribelle – Memorie di un’Aristocratica Italiana fra belle Époque e Repubblica Raccolte da Viva Tedesco

Autore/i: Benzoni Giuliana

Editore: Società Editrice Il Mulino

unica edizione, introduzione di Viva Tedesco.

pp. 256, numerose fotografie in bianco e nero, Bologna

Giuliana Benzoni si trova più facilmente negli indici dei nomi di diari e memorie che nei saggi accademici di storia contemporanea. E proprio così, in forma non «ufficiale», visse la sua vita, giocando un ruolo non secondario, di co-protagonista e acuta spettatrice di eventi lungo un cinquantennio di storia italiana. La famiglia letterata e patrizia, la Firenze de «La voce», la Roma dei ministeri e dei diplomatici durante la prima guerra mondiale, il Sud riscoperto dai meridionalisti nel primo dopoguerra, il sotterraneo antifascismo conservato alla «Rufola» – la villa familiare a Capo di Sorrento – la fine del fascismo, la guerra, la lotta politica nel secondo dopoguerra, l’ambiente degli «Amici del Mondo» sono lo sfondo su cui si stagliano i personaggi. Dalla cerchia degli affetti familiari esce il nonno Ferdinando Martini, ministro delle colonie nel governo Salandra, interventista della prima ora, particolare figura di letterato-politico; da quella dei sentimenti Milan Stefànik, creatore con Benes e Masaryk dello stato cecoslovacco, l’uomo alla cui memoria la Benzoni rimase fedele tutta la vita. La paterna figura di un Masaryk privato ed inedito si affianca alla pattuglia dei grandi meridionalisti – Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Umberto Zanotti-Bianco – cui l’autrice fu legata da operoso ed altruistico impegno. Fra i tanti altri Giovanni Amendola, visto in una dimensione domestica, Gaetano Salvemini, l’amico di sempre, l’«anima bella» combattiva e anticonformista, Maria José, principessa ribelle, di cui la Benzoni divenne amica e consigliera, partecipe di strategie e inesauste manovre. Politica, diplomazia, letteratura, mondanità si mescolano in modo divertente e divertito, in un’operazione frantumatrice dei grandi eventi in particelle minute. E la storia, quella grande, corre, quasi nascosta dentro le pieghe, dietro le vicende, lieta e sorridente, fattiva, serena.

Viva Tedesco, che ha raccolto le memorie raccontate dalla protagonista, sottoponendole ad un’accurata verifica bibliografica, ha studiato vari momenti del movimento socialista e la Resistenza romana in volumi e saggi. Collabora a settimanali e riviste. Fa parte del Comitato editoriale della rivista «Prometeo».

Le Crociate e il Regno di Gerusalemme

Le Crociate e il Regno di Gerusalemme

Titolo originale: Les croisades et le royaume de Jérusalem

Autore/i: Bordonove Georges

Editore: Rusconi

prima edizioni, traduzione dal francese di Aldo Audisio.

pp. 448, illustrazioni in bianco e nero, Milano

Intraprese per riprendere il Santo Sepolcro ai musulmani, le crociate furono anche una risposta della cristianità alla minaccia persistente che l’islam faceva gravare sull’Occidente. Episodio unico nella storia, esse misero sulla strada d’Oriente centinaia di migliaia di pellegrini, armati e non.
I crociati, dopo aver fondato il regno di Gerusalemme nel 1099, dovettero assumerne la difesa lungo il corso di due secoli. Essi non cercavano di «colonizzare» la Siria e la Palestina, volevano che la Città Santa ritornasse ad essere la culla della cristianità, che la terra che aveva visto nascere, vivere e morire Gesù Cristo appartenesse a loro, così come La Mecca apparteneva ai musulmani.
I re di Gerusalemme, i signori, i contadini e gli artigiani erano per la maggior parte di provenienza francese, sicché le crociate rappresentano per i francesi una sorta di Canzone di Gesta animata da personaggi fuori del comune: Pietro l’Eremita, Goffredo di Buglione, il grande Saladino, il valoroso re lebbroso Baldovino IV, il devoto san Luigi. Ai martiri e agli eroi si accompagnarono briganti, traditori, assassini, fino all’estremo sacrificio di San Giovanni d’Acri.
Con una preoccupazione esemplare per l’obiettività, Georges Bordonove si fonda su cronisti latini come su storici arabi.
Seguendo la loro penna, entusiasmo, fervore e generosità vengono attribuite a tutte e due le parti, entrambe responsabili, secondo il luogo, il tempo e la circostanza, delle medesime turpitudini, dei medesimi contrasti. Uno spirito di epopea attraversa ogni particella dell’affresco della grande impresa che fu uno dei più decisivi fattori della dissoluzione del mondo feudale, una delle grandi forze che diedero vita alla nuova economia.

Georges Bordonove, storico e romanziere, e l’autore della celebre collana Le Rois qui ont fait la France («I re che hanno fatto la Francia»). Mettendo in luce le idee socio-politiche e religiose sottese agli eventi storici, egli fa rivivere con una straordinaria intensità personaggi e fatti illustri nei quali affiorano l’animo collettivo e il suono profondo della storia.

Il Segreto degli Etruschi

Il Segreto degli Etruschi

Autore/i: Lensi Orlandi Giulio

Editore: Giuseppe Brancato Editore

introduzione dell’autore.

pp. 192, Catania

Dall’introduzione dell’autore:
«Questo lavoro sugli etruschi non ha e soprattutto non vuole avere, nessun carattere d’indagine storica, di documentazione archeologica, di ricerca scientifica.
Parte anzi da presupposti assolutamente contrastanti con tutto ciò che di solito costituisce la base per uno stu­dio di questo genere e la ricerca si svolge tramite l’osservazione e l’interpretazione di un elemento che nessuno storico si degna di prender troppo sul serio, il mito. Perchè conoscenze e realtà di epoche lontane o lontanissime che la scienza positiva si limita a battezzare preistoriche o protostoriche, sono conservate unicamente dalla cristallina purezza del mito.
Il quale celò i significati ultimi della realtà e dell’esistenza ed ebbe vero e proprio valore di chiave.
Per quanto la sua interpretazione sia difficile, date le nostre conoscenze, e ancora possibile, ma è necessario rendersi conto che eventuali divergenze fra mito, storia o documento scientifico dimostrano che ha torto la storia costruita con i reperti archeologici o con la scienza del provando e riprovando di accademica memoria.
Non è la storia che può spiegare il mito, è il mito che spiega la storia. L’interpretazione del mito è l’unico ed insostituibile mezzo che abbiamo per penetrare il mondo degli antichi, simboli e miti costituiscono valide testimonianze della spiritualità di lontane civiltà, prove autentiche e indipendenti dall’influsso di arbitrarie e fantastiche supposizioni.
Le difficoltà che s’incontrano nell’interpretazione sono costituite da pregiudizi d’ogni genere, sopra a tutto letterari, che gravano su di loro.
Tali pregiudizi, che hanno ritenuti i miti visioni poetiche d’ingenue umanità primi­tive, offuscano col velo dell’apparenza immediata i loro segreti valori, la loro essenza. […]»

« La Chiesa Faccia il Suo Mestiere » – Con Cristo nella Storia

« La Chiesa Faccia il Suo Mestiere » – Con Cristo nella Storia

Autore/i: Quadri Santo

Editore: Edizioni Paoline

unica edizione, prefazione dell’autore.

pp. 320, Cinisello Balsamo (Milano)

Da una frase, spesso polemica («La chiesa faccia il suo mestiere!»), l’Autore prende lo spunto per invitare a riflettere su Cristo – persona viva e non solo maestro e modello – che lavora con noi per realizzare nella storia quei valori profondamente umani che pur fanno parte della sua realtà di uomo-Dio. Gesù risorto, infatti, è presente e operante nella sua chiesa perché‘essa diventi sempre meglio comunione di figli di Dio uguali e liberi, distinti, rispettati e promossi nei loro rispettivi compiti specifici, guidati dall’amore sulle vie dello sviluppo e della liberazione completa di tutti.
Da queste tesi di fondo, avanzate nella prima parte del libro, promana una spinta per il rinnovamento di persone, comunità e strutture. Risulta così che la comunità ecclesiale aiuta l’umanità a scoprire e a vivere il senso profondo della sua storia come dominio sempre più vasto delle realtà create e come costruzione di una società posta al servizio della libertà e della giustizia nella fraternità. Valori, quali uguaglianza, servizio, libertà dal peccato, legge morale, rapporto nuovo con Dio e con gli uomini, croce e risurrezione, lavoro e matrimonio sono visti, nei loro aspetti divini e umani, come capaci di fondare una società nuova.
Nella seconda parte questi valori vengono confrontati con alcuni temi e problemi di viva attualità: diritto a nascere e aborto, preti operai e pastorale del lavoro, sistema capitalista e analisi marxista, impresa e industria moderna, programmazione e sviluppo, la donna nel lavoro, nella famiglia e nella società. La logica profonda del pensiero sociale cristiano porta ad affermare la necessità di superare liberismo e collettivismo puntando su una società dove la partecipazione – come assunzione di corresponsabilità – sia favorita e promossa a tutti i livelli perché costituisce la via di un’umanità che si fa adulta.
Un libro che intende aiutare le chiese in Italia e i cittadini del nostro paese a camminare decisamente sulle vie di un autentico rinnovamento sociale.

Giovanni della Croce – Quando l’Amore Segna un Destino

Giovanni della Croce – Quando l’Amore Segna un Destino

Titolo originale: Quand l’amour tisse un destin. Vie de saint Jean de la Croix

Autore/i: Lauzeral Pierre

Editore: Edizioni Paoline

seconda edizione, prefazione di Suor Teresa di Gesù ocd, proemio dell’autore, traduzione di Giovanni Ferrero, foto di Guy Demonchy.

pp. 378, numerose fotografie a colori fuori testo, Cinisello Balsamo (Milano)

Giovanni della Croce (1542-1591) scompare mentre il secolo d’oro spagnolo è al suo tramonto. Come poeta è una delle sue più fulgide glorie; come mistico della rinunzia per amore di Cristo è uno dei più intrepidi negatori della sfarzosità della Spagna. Come Teresa d’Avila (1515-1582) e sulle sue orme riconduce l’Ordine carmelitano verso le sorgenti. Ma le origini di questo santo, il suo temperamento, lo svolgersi della sua esistenza Io distinguono nettamente dalla grande castigliana. Oltre la ricchezza di molteplici doni, un solo punto Ii unisce: la loro evidente santità.
Noi moderni fatichiamo ad accostarci agli scritti di Giovanni della Croce. Perciò il racconto della sua vita ci apre una via sicura per meglio comprenderli. E questo che ha spinto Pierre Lauzeral a narrarci come I’Amore segna un destino.
L’Autore ha visitato tutti i luoghi dove visse il santo, accompagnato da un valente fotografo, Guy Demonchy. Come per l’altra biografia da lui scritta: Una donna, una maestra: Teresa d’Ávila (Edizioni Paoline, 19832), anche questa volta egli ci presenta un libro in bella veste, con stile vivace, avvincente. Testo e foto ci rappresentano al vivo lo scenario e l’epoca, testimoni incontestabili d’un principe dell’Assoluto: si potevano ignorare paesaggi, colori, aromi, e cento personaggi diversi, cioè quella Spagna del XVI secolo che è percorsa con Io stesso passo da Don Chisciotte e Sancio Panza e da tanti araldi di Dio? Quando si tratta di scrivere un’epopea spirituale, nulla è di troppo su una tavolozza su cui il maestro del Cantico spirituale ha saputo fondere splendidamente il proprio genio e una passione incandescente per Cristo.

Pierre Lauzeral, gesuita francese, è un fervente pellegrino di Spagna e un ammiratore dell’Ordine carmelitano. Per scrivere questa biografia (e la precedente: Una donna, una maestra: Teresa d ’Avila, Edizioni Paoline 1983) si è impregnato a lungo dei paesaggi, dei colori e dei suoni dei luoghi dove hanno vissuto i due riformatori del Carmelo.

Ufo la Congiura del Silenzio

Ufo la Congiura del Silenzio

Autore/i: Pinotti Roberto

Editore: Armenia Editore

introduzione dell’autore.

pp. 256, numerose illustrazioni in bianco e nero fuori testo, Milano

La tematica UFO costituisce ormai un fenomeno di interesse generale. Sono frequenti i servizi giornalistici sull’argomento; studiosi seri e scienziati di fama mondiale esaminano il problema; esiste un preciso accordo fra USA e URSS sullo scambio di informazioni in merito e sulle misure di sicurezza da prendere in caso di pericolo. Tutto questo però avviene dietro le quinte; ufficialmente, invece, il problema viene minimizzato e si cerca di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica. Perché questa congiura del silenzio? Un simile atteggiamento è dovuto al timore delle conseguenze che comporterebbe la conferma ufficiale che astronavi extraterrestri solcano i nostri cieli: panico, tensione e isteria sarebbero le prime reazioni, ma la conseguenza più seria sarebbe la fine del mito della leadership mondiale delle due super-potenze.
Questo libro, basato su documenti e testimonianze inoppugnabili, rappresenta una precisa accusa nei confronti di quegli organismi internazionali che, per imporre la «cortina del silenzio», non hanno esitato a falsificare e a manipolare certi dati, quando non hanno costretto a «strani suicidi» tutte quelle persone che più da vicino si erano interessate al problema.

Roberto Pinotti ha pubblicato nella stessa collana i libri «Visitatori dallo spazio» e «UFO missione uomo».

Come Smettere di Russare – Un Programma per Eliminare questo Fastidioso Disturbo

Come Smettere di Russare – Un Programma per Eliminare questo Fastidioso Disturbo

Titolo originale: Stop your husband from snoring

Autore/i: Lipman S. Derek

Editore: Sonzogno

ringraziamenti e prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Maura Pizzorno Smargiassi, illustrazioni di Jack Crane e Leslie Fils, foto in copertina di Andy Cox, Tony Stone, Laura Ronchi.

pp. 96, nn. illustrazioni in bianco e nero all’interno del testo, Milano

Questo manuale vuole aiutare a creare un programma ad hoc contro questo fastidioso disturbo che affligge più persone di quante si creda: uomini e donne, giovani e meno giovani. Numerosi i consigli, i percorsi e i rimedi personalizzabili, per smettere di russare: perdita di peso, esercizi, analisi dello stile di vita, osservazione delle abitudini del sonno, dispositivi appositamente studiati, test, interventi chirurgici.

Derek S. Lipman è un otorinolaringoiatra americano che si è interessato per anni dei disturbi collegati alla respirazione e al sonno. Ha pubblicato numerosi articoli divulgativi su riviste americane a proposito del russare e dei disturbi relativi al sonno.

Qui Berlino – 1938-1940, Radiocronache dalla Germania Nazista

Qui Berlino – 1938-1940, Radiocronache dalla Germania Nazista

Titolo originale: This is Berlin

Autore/i: Shirer William L.

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, introduzione di John Keegan,
prefazione di Inga Shirer Dean, traduzione Cesare Salmaggi, collana: Nuovi Saggiatore.

pp. 546, ill. in b/n f.t., Milano

Nel 1938 William Schirer incominciò a trasmettere i suoi reportage radiofonici per la CBS, nei quali seguiva le vicende della Germania sotto il regime nazionalsocialista. Nelle sue trasmissioni osservò con attenzione tutti gli sviluppi politici e militari: dall’annessione dell’Austria al patto di Monaco, dal patto di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica all’invasione della Polonia, fino alla dichiarazione di guerra anglo-francese. Dopo l’inizio del conflitto, Schirer rimase a Berlino dove, combattendo contro la censura del regime, riuscì a fornire agli ascoltatori in Gran Bretagna e Stati Uniti un resoconto di cosa significava vivere sotto il regime nazista. Nel 1938 il giornalista William L. Shirer, corrispondente radio da Berlino per la Columbia Broadcasting, diede inizio a una serie di servizi, quasi tutti preceduti da un brusco Qui William Shirer o Qui Berlino, che lo avrebbero reso famoso negli Stati Uniti. In quel periodo la capitale tedesca era sotto il controllo assoluto dei nazisti, e il ministero della Cultura popolare e della Propaganda, diretto da Goebbels, dettava legge su tutto quanto veniva stampato o trasmesso. Negli anni seguenti Shirer rimase l’unico corrispondente straniero a trasmettere via radio da Berlino, l’unica voce ad aggiornare gli ascoltatori europei e americani sulla politica e sulla vita nella città. Shirer continuò il suo lavoro, lottando giorno per giorno contro la censura, fino all’inverno del 1940, quando decise di ritornare negli Stati Uniti vista l’impossibilità di riportare in modo obiettivo le notizie, ma anche perché accusato di spionaggio da parte della Gestapo.Nelle pagine di Qui Berlino, che raccoglie i testi delle trasmissioni di Shirer dal settembre 1938 al settembre 1940, scorrono gli episodi salienti di quel periodo: la capitolazione della Cecoslovacchia; le minacce tedesche contro la Polonia e l’offensiva della guerra-lampo; il patto di non aggressione tra Germania e Unione sovietica; la dichiarazione di guerra di Francia e Gran Bretagna; l’invasione di Norvegia, Danimarca e Olanda; la conquista della Francia e la Battaglia d’Inghilterra. Ma attraverso queste cronache si possono anche osservare inediti momenti di vita quotidiana: la popolazione berlinese, le sue reazioni di timore o di entusiasmo per il conflitto. Con la sua presa diretta sulla vita reale, il libro di Shirer rappresenta una testimonianza eccezionale su una delle epoche più drammatiche della nostra storia.

William L. Shirer, considerato uno dei maggiori giornalisti americani di tutti i tempi, iniziò la sua carriera a metà degli anni venti come reporter a Parigi. In seguito fu corrispondente a Vienna, a Roma e in Medio Oriente. Ma la sua fama è soprattutto legata ai servizi per il Chicago Tribune e ai notiziari radiofonici per la CBS da Berlino. Elaborando queste esperienze scrisse la sua opera più nota, Storia del Terzo Reich, e dopo la guerra fu decorato con la Legion d’honneur. Fino alla sua morte nel 1994, pubblicò numerosi libri di argomento storico e politico. Di Shirer, in Italia, sono stati pubblicati Diario di Berlino (1967), La caduta della Francia (1969), Gli anni dell’incubo (1987), Storia del Terzo Reich (1990) e Mahatma Gandhi (1993).

Cime Abissali I

Cime Abissali I

Autore/i: Zinov’ev Aleksandr

Editore: Adelphi Edizioni

traduzione di Gigliola Venturi, Biblioteca Adelphi 76, in copertina: Incontro, litografia di M.C. Escher (1944).

pp. 504, Milano

Non esisteva finora una satira dell’URSS adeguata al suo smisurato oggetto. Con questo romanzo, proliferante e inesorabile come il Bouvard e Pécuchet di Flaubert, un logico russo tra i più prestigiosi ha compiuto il gesto temerario di scriverla. «Zinov’ev è stato capace di fare ciò che non era mai riuscito a nessuno storico, filosofo o sociologo, sia in Occidente sia nell’Unione Sovietica»: così un grande storico russo, Aleksandr Nekrich, ha salutato l’uscita di questo libro sconvolgente. Ibania, cioè il «paese degli Ivan», che «anche se per caso esistesse, sarebbe una pura invenzione», è il luogo dove si svolge questo romanzo: qui, a forza di controllare gli oggetti e le persone, si tende a perdere ogni rapporto concreto con essi, e si ha a che fare soltanto con una serie indefinita di procedure di ben temperata menzogna e occhiuta sorveglianza, che ciascuno è tenuto a esercitare e subire. E tutti gli sforzi sono dedicati a porre in atto una «misura storica» il cui scopo è «scoprire gli elementi che disapprovavano la sua messa in atto e fissare disposizioni adeguate».
In questo paese vediamo muoversi, sotto nomi allusivi, una folla di personaggi, sopravvissuti dell’antico ordine (età di Stalin), sostenitori e denigratori del penultimo (età di Chrušcëv), funzionari e vittime dell’attuale (età di Breznev). E sarà facile riconoscere, in molti casi, chi parla e di chi si parla: da Stalin a Neizvestnyj, da Solzenicyn a Chrušcëv, da Evtušenko a Sinjavskij. Tutta la storia russa dalla Rivoluzione a oggi viene illuminata come un teorema dagli innumerevoli e sottili corollari. Al centro di tutto, uno sciame di uomini del potere – politico, burocratico, accademico –, spesso tanto più mediocri e meschini quanto più alta è la loro posizione. Si incontrano, si spiano, si tradiscono, si abbracciano, e instancabilmente tornano a parlare delle regole e degli intrighi della società ibanese.
Una comicità selvaggia si sprigiona da queste pagine, una comicità che è possibile solo a chi ha varcato la soglia della disperazione. Il movimento vorticoso di questo teatro ci lascia sbalorditi, sgomenti. Sentiamo che lo regge un cervello avvezzo alle armi più raffinate della logica, e che di esse si serve per rendere evidente la forma di una società che è un solo gigantesco sofisma. E sentiamo anche, nel fondo, tutta la grande tradizione nera del romanzo russo: da Gogol’ a Saltykov-Šcedrin al Dostoevskij dei Demoni e delle Memorie dal sottosuolo, a Sologub, a Bulgakov – quella tradizione che per prima ha scoperto come il mondo moderno conosca un suo tragico peculiare, che non riesce a non essere accompagnato dal brivido di un riso devastatore.
Rovesciando il noto luogo comune secondo cui nell’URSS vi sono talune degenerazioni, Zinov’ev monta e smonta dinanzi ai nostri occhi il meccanismo di una società che in quelle degenerazioni ha il suo cuore. Come tutti i grandi scrittori satirici, Zinov’ev non concede vie d’uscita, né fuori né dentro Ibania: di fatto, quelle ossessive «leggi della società», che mostra all’opera nel suo romanzo col rigore dello scienziato e la furia del visionario, noi le riconosciamo immediatamente, perché le viviamo ogni giorno, seppure in varianti che forse una volta saranno ordinatamente classificate da qualche paziente naturalista.
Cime abissali apparve in Svizzera nel 1977.

“Personalmente, ne sono rimasto assolutamente, oscuramente affascinato; mi sono divertito ed ho anche riso, essendo consapevole contemporaneamente che si trattava di un libro sinistro; sono stato irretito in un mondo d’ombre, di disossate e consunte meduse umane, avvertendo insieme che quei bizzarri profili di carta e parole erano capaci di lancinanti squisitezze logiche e di raffinate, sapienti, intollerabili sofferenze. È satira? Non lo so; forse sì, giacché la satira è il genere più ambiguo, più sordido, e sa congiungere in sé l’odio e il riso, la ripugnanza e la seduzione; sa essere disperata e furba. Questo libro è satira come il viaggio di Gulliver tra i cavalli sapienti, i nobili animali che gli rivelano come si possa tollerare d’esser uomini solo difendendosi nella follia.” (Giorgio Manganelli)

«Bisogna leggere e rileggere e meditare questo libro» («Le Monde»)

«Grande è la tentazione di citare, a proposito di Aleksandr Zinov’ev, Rabelais, Swift, Kafka». («L’Express»)

Aleksandr Aleksandrovic Zinov’ev (1922-2006) è stato un filosofo e scrittore russo.
Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia, diventa Docente di logica presso l’Università statale di Mosca, uno fra i maggiori esperti di logica matematica. Ma causa del suo pensiero molto critico nei confronti del regime sovietico, viene progressivamente emarginato, finché fu espulso prima dal PCUS e poi costretto all’esilio dall’Unione Sovietica dopo aver pubblicato in Svizzera Cime abissali (1976), un romanzo spiccatamente satirico avente come bersaglio i protagonisti dell’ultimo ventennio di storia sovietica.
Trasferitosi nella città di Monaco, proseguì la propria attività come docente, scrittore e saggista. Rientra in Russia dopo la caduta del muro di Berlino (1989) e il periodo della perestroika inaugurata da Gorbaciov.