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Il Koka Shastra Illustrato

Il Koka Shastra Illustrato

Ovvero il Ratirahasya di Kokkoka ed altri testi medievali sull’amore

Autore/i: Autori vari

Editore: Gremese Editore

introduzione e cura di Alex Comfort, prefazione di W. G. Archer, traduzione dall’inglese di Ombretta Nicodemo.

pp. 128, riccamente e magnificamente illustrato con dipinti erotici indiani a colori, contiene illustrazioni e dipinti mai pubblicati, Roma

Dal Kama Sutra, la più ampia raccolta di istruzioni e consigli sulle più raffinate tecniche amorose orientali.

Il Koka Shastra e gli altri testi presenti nel volume sono per la letteratura indiana medievale ciò che il Kama Sutra è per la letteratura antica: una ricchissima raccolta di istruzioni e consigli sulle tecniche amorose e sulla caleidoscopica natura della sessualità umana.
Questa raccolta di opere erotiche indiane comprende e mette a contronto il testo completo del Koka Shastra e del Ratimanjari, insieme a minuziose citazioni tratte dall’Ananga Ranga, dal Pañchasaiyaka e da altri significativi testi consacrati all’arte amatoria.
Sono testimonianze uniche sia da un punto di vista squisitamente letterario che per quanto riguarda i contenuti. La letteratura erotica indiana si è rivelata intatti un’importante fonte (di conoscenza per studiosi, critici e psicologi, ma è altrettanto interessante per i comuni lettori, grazie allo spaccato che oltre ad una società che ha inteso la sessualità come un bene concreto, ne ha considerato i più diversi risvolti come altrettanti aspetti di una vita sana ed equilibrata.

Magnificamente illustrata in ogni sua parte con una preziosa serie di dipinti ad alto contenuto erotico prodotti in india nel corso di diversi secoli di suggestiva produzione artistica, quest’opera è una celebrazione unica di alcuni tra i migliori esempi di letteratura erotica orientale.

Questi testi si basano infatti su quella che è nota come la più originale opera classica sull’erotismo. L’originale versione di Alex Comfort sessuologo di fama internazionale ha saputo coniugare l’antica saggezza orientale con la moderna sensibilità occidentale, rendendo comprensibile ed attuale il testo medievale, senza perderne la delicata poesia.

Alex Comtort è un sessuologo, autore del best seller “La gioia del sesso”, ha scritto diverse opere letterarie, scientifiche e mediche. Comfort è considerato l’inventore del moderno manuale sulla sessualità, ed è particolarmente noto per la chiarezza e sincerità dei suoi scritti. Nella sua versione del Koka Shastra, Comfort è riuscito a trasporre tutta la poetica delicatezza e la profondità della cultura erotica indiana in un linguaggio comprensibile e ricco di sfumature, anche per il lettore occidentale.

 

La Religione del Corano

La Religione del Corano

Autore/i: Rahman Fazlur

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, prefazione e introduzione dell’autore, traduzione di Quirino Maffi.

pp. 464, 56 tavv. a colori e b/n, Milano

L’Islam raccoglie intorno a sé un settimo della popolazione del mondo e si estende su una vasta fascia geografica che, dalle coste atlantiche dell’Africa, si spinge fino alla Cina. Una fede, quella musulmana, che ancor oggi influisce profondamente sulla vita individuale e collettiva, e che diede luogo a uno dei fenomeni più sorprendenti dell’intera storia dell’umanità: la trasformazione pressoché istantanea di un’oscura tribù di Arabi semianalfabeti nella casta dominante, possente e illuminata, di un impero che nel giro di un secolo portò i suoi confini fino a Samarcanda e a Toledo travolgendo eserciti e istituzioni, assimilando e insieme trasformando popoli e culture; generando, insomma, una nuova civiltà, una civiltà in cui l’elemento religioso e quello civile, lo spirituale e il temporale si compenetrano vicendevolmente in modo particolarmente accentuato. Per comprendere quindi i trionfi e i tracolli di tale civiltà, per valutare le condizioni presenti e le prospettive del mondo arabo, occorre rifarsi al suo fondamento religioso, a quella rivelazione di Maometto, contenuta nel Corano, che rende tutti i fedeli, costituiti in comunità, portatori della volontà di Dio, obbligati ad accettarla individualmente e collettivamente, come impegno etico e insieme civile, politico. La presente opera darà al lettore una visione chiara e approfondita della religione musulmana, e perciò della civiltà islamica. L’autore, studioso di chiara fama e musulmano egli stesso, compie un’analisi di impareggiabile acutezza dei molteplici aspetti dell’islamismo, considerandolo su vari piani, dal teologico all’etico al sociale, e attraverso le sue fasi storiche, dalla predicazione di Maometto agli attuali tentativi di modernizzazione e di adeguamento al mondo contemporaneo.

Fazlur Rahman è nato nel Pakistan nordoccidentale nel 1919. Nel 1942 si è laureato all’Università del Punjab. Ottenuto ad Oxford il titoio di dottore in filosofia, nel 1950, è stato per alcuni anni docente all’Università di Durham, quindi all’Istituto degli Studi Islamici all’Università McGill di Montreal. Attualmente è direttore dell’Istituto di Ricerche Islamiche di Karachi organizzate dal Governo del Pakistan, e membro del Comitato Consultivo dell’Ideologia Islamica, sempre del Governo del Pakistan. Rahman ha viaggiato ripetutamente in tutti i paesi musulmani ed ha scritto sui vari aspetti sia dell’islamismo classico sia dei moderni sviluppi riformistlici del mondo musulmano.

 

Le Grandi Date dell’Islam

Le Grandi Date dell’Islam

Autore/i: Autori vari

Editore: Edizioni Paoline

a cura di Robert Mantran, edizione italiana a cura di Claudio Balzaretti.

pp. 404, ill. a colori, Cinisello Balsamo (MI)

Il mondo musulmano occupa un posto decisivo nel nostro universo.
Un miliardo di uomini – tanti appartengono all’Islam – rappresentano una percentuale rilevante della popolazione planetaria, destinata ad aumentare sotto la spinta dell’incremento demografico e dell’espansione della religione musulmana. All’origine di questo fenomeno vi è una storia complessa, ricca di tradizioni e di cultura, d’arte e di costumi che hanno formato una grande civiltà, non adeguatamente conosciuta in Occidente. Il presente volume, nella veste di una cronologia dell’Islam, offre un quadro completo e preciso di tale civiltà nella sua evoluzione storica.
Mancava al pubblico italiano un’opera di rapida consultazione così ricca di informazioni da poter vantare la pretesa di essere una piccola enciclopedia, necessaria per comprendere tante altre pubblicazioni sul mondo islamico. Sia lo specialista che lo studente possono accostarsi ai vari aspetti della civiltà islamica: politica e società (stati e popoli), religione, cultura, economia.
Il volume è arricchito da schede biografiche degli uomini che hanno segnato le diverse epoche della storia dell’Islam e da una bibliografia aggiornata ed esauriente.
La consultazione è inoltre agevolata da sussidi di sicura utilità:
– glossario
– tavole dinastiche
– cartine illustrate
– indice dei nomi

I Regni dei Celti

I Regni dei Celti

Autore/i: Dillon Myles; Chadwick Nora

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, prefazione degli autori, traduzione di Michele Lo Buono.

pp. 574, 56 tavv. a colori e b/n, Milano

Inizialmente insediati nell’Europa centromeridionale, fin dall’età del bronzo, e forse già nel 2000 a.C., i popoli celtici finirono per espandersi in un territorio vastissimo, che andava dai Carpazi alle Isole Britanniche: entro il IV secolo erano il gruppo etnico più diffuso e potente d’Europa. L’unità di lingua, di costumi, dell’arte e di un temperamento tipico dei Celti appare dalle testimonianze che se ne sono trovate – opere di scultura a sbalzo su metallo, ceramiche policrome, figure intagliate nella pietra – e da quanto dissero le più autorevoli fonti storiche dell’età classica. L’impegno che Cesare mise nel conquistare il territorio gallico e nel lasciarne memoria, indica quanto importante fosse giudicata l’impresa: «Gallia omnis divisa est in partes tres … » Erano i primi, veri, e i più temibili barbari con i quali la civiltà romana veniva a misurarsi. Erano grandi, biondi, incredibilmente coraggiosi e pronti alla guerra; le loro donne li seguivano nella battaglia, e li incitavano, dai carri, a lottare fino all’ultimo sangue: un nemico, degno del grande condottiero romano. Dalla conquista latina, i Celti trassero una nuova lingua nella quale lasciare testimonianze scritte di sé. E con la diffusione del cristianesimo un’anima nuova si sposò a quella originaria dei Celti, dando luogo a una ricchissima fioritura letteraria. La loro sensibilità e attenzione alla natura, raffigurata in termini di decorazione fantastica, il loro temperamento generoso e passionale, produsse, a contatto dello spirito evangelico, un movimento definibile come una sorta di proto-romanticismo. Il tema dell’Amore tragico vi prevaleva: Tristano e Isolda, come mito, sono di origine celtica. In Britannia e in Irlanda, dopo il V secolo d.C., si configura una nuova tappa della civiltà celtica, con caratteristiche ormai chiaramente delineate in tutti i loro aspetti: poeti e filosofi sono alla ribalta, nelle corti e nei monasteri, veri centri di cultura e di meditazione fruttuosa, ormai non più solo per l’area specificamente indigena, ma per l’Europa intera. Si formano le saghe, i poemi, i cicli di « canzoni» che preludono al grande ciclo di re Artu’. Fino alla conquista normanna – fino, cioè, a quando si può parlare di una vera civiltà celtica, autonoma, anche se arricchita da influssi stranieri – si estende la disanima contenuta in questo libro; che, nella sua ampia rassegna, rende conto di ogni aspetto e di ogni età di tale storia e cultura, valendosi, per la ricostruzione degli eventi e per la documentazione, di tutte le fonti più importanti, antiche e recenti, sull’argomento, ad opera di due eminenti studiosi.

Dei due autori di quest’opera, Myles Dillon è titolare della cattedra al Dublin Institute degli Advanced Studies. Precedentemente aveva insegnato celtico all’università di Wisconsin, celtico e linguistica all’università di Chicago, e celtico all’università di Edimburgo. Gli si devono altre opere fondamentali sull’argomento, quali: ù Cycles of the Kings, Early Irish Literature, The Book of Rights. Nora Chadwick è membro onorario a vita del Newnham College di Cambridge; in passato è stata lettrice di Early History and Culture of the British Isles all’università di Cambridge e di Studies in Anglo-Saxon and Celtic subjects nei colleges di Newnham e di Girton. Tra le sue opere specialistiche, citiamo: Celtic Britain, The Age of the Saints in the Early Celtic Church e Poetry and Letters in Early Christian Gaul.

 

Religioni Africane

Religioni Africane

Autore/i: Dammann Ernst

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, prefazione e introduzione dell’autore, traduzione di Claudia Diversi Caprino.

pp. 464, 56 tavv. a colori e b/n, Milano

Nella cultura di tutte le società africane a sud del Sahara domina, sia pure in forme assai diverse, la componente religiosa. L’autore di questo libro la esamina in una vasta accezione, assai simile a quella già suggerita da van der Leeuw: quale rapporto, cioè, con una «potenza» sovrastante e tuttavia piu spesso immanente che trascendente. In tutta l’Africa nera, l’uomo fa un’esperienza quotidiana di questa forza a lui superiore; quasi mai però la subisce con passiva rassegnazione e cerca, piuttosto, di conoscerne le leggi segrete e di ottenerne così, almeno parzialmente, il controllo. I rituali più diversi, le procedure magiche non meno delle forme arcaiche di scienza, trovano una loro possibile giustificazione unitaria in questo sforzo, cui neppure l’arte è estranea. L’interesse del libro di Ernst Dammann è dovuto soprattutto alla sua completezza, dato che vi appare ampiamente descritto e interpretato ogni singolo fenomeno della religiosità africana: il «dinamismo» presente nei concetti di forza vitale, di anima, di «sosia interiore» (ma anche nei poteri pratici attribuiti ai guaritori, ai maghi, ai profeti); il mito e i suoi protagonisti, come l’Eroe culturale, l’Uomo celeste, il Demiurgo (e sopra tutti l’Essere supremo, quasi un primo approccio «razionale» al monoteismo); i sottili rapporti tra uomo e mondo animale (totemismo clanico, totemismo individuale); i riti di passaggio (cerimonie natali, nuziali e funebri; iniziazioni alla pubertà, alle società segrete, a speciali funzioni); gli influssi, infine, della religione sull’arte, la narrativa e la poesia, sull’economia, sul linguaggio e in genere su ogni aspetto del comportamento. Gli ultimi capitoli, poi, sono di rara attualità dato che introducono una visione storico-dinamica in un contesto che fu quasi sempre giudicato immobile: riguardano infatti il proselitismo delle religioni straniere (ebraismo, cristianesimo e soprattutto islamismo), la presenza di nuovi fattori laici e politici, le trasformazioni più o meno recenti della cultura spirituale negro-africana. L’opera, nella presente edizione italiana, è stata integrata da una ricca serie di illustrazioni: scorci di paesaggio e rappresentazioni tipiche dell’Africa di sempre. Tali immagini, scelte con cura, acquistano particolare valore proprio perché l’illuminante testo fa si che il lettore ne colga ogni valore e significato con occhi nuovi, con comprensione piena.

Ernst Dammann, nato a Pinneberg il 6 maggio 1904, è un quotatissimo africanista. Docente di storia delle religioni, ha insegnato ad Amburgo (1940), all’università Humboldt di Berlino (1957), a Marburgo (1962). Fra le sue pubblicazioni principali, una raccolta di testi poetici in un dialetto Suaheli (1940), una grammatica Kwangali, con relativo sommario (1957), e il presente saggio. Articoli numerosi, inoltre, in molte riviste specializzate.

 

La Nascita del Mondo Moderno in Asia Orientale

La Nascita del Mondo Moderno in Asia Orientale

la penetrazione europea e la crisi delle società tradizionali in india, cina e giappone

Autore/i: Borsa Giorgio

Editore: Rizzoli

prima edizione, prefazione dell’autore.

pp. 608, Milano

«Ancor più significativi delle strutture profonde della vita – scrive Fernand Braudel, uno degli storici che ha maggiormente contribuito al rinnovamento delle scienze umane nell’età contemporanea – sono i loro punti di rottura, il loro rapido deterioramento ad opera di pressioni costanti. » Giorgio Borsa studia qui uno di questi momenti di rottura, di queste grandi svolte storiche : la crisi cioè che ha investito le società tradizionali dell’India, della Cina e del Giappone per effetto della penetrazione occidentale e la fase iniziale del processo di trasformazione che il confronto o più spesso lo scontro con l’occidente hanno messo in moto nei tre paesi. In ciascuno il processo di modernizzazione ha avuto origine come risposta ad un medesimo stimolo, la pressione imperialista, ma si è poi sviluppato in modo autonomo perché condizionato da un diverso ambiente storico, socioeconomico e culturale; esso viene perciò studiato dal Borsa separatamente per ciascun paese ma in un contesto unitario, attraverso l’analisi delle strutture tradizionali fusa armonicamente con la narrazione degli avvenimenti e non separatamente da questi com’è uso prevalente nella storiografia strutturalista. Con l’opera del Borsa, destinata a segnare un momento importante nella produzione storica degli ultimi anni, la storiografia italiana partecipa al dibattito su uno dei grandi temi della storia mondiale in discussione tra gli studiosi europei, americani ed asiatici; e vi partecipa autorevolmente, proponendo un modello interpretativo che si rivela ogni giorno più fecondo. Anche avvenimenti recenti, come le crisi in atto in Cina ed in India, appaiono il risultato dello scontro fra i fautori di una modernizzazione secondo il modello occidentale e quanti si preoccupano di adattare tale modello alla specificità delle situazioni cinese ed indiana. Per essere pienamente compresi, tali avvenimenti vanno considerati sullo sfondo del processo storico analizzato dal Borsa, poiché, come avvertiva il Michelet più di un secolo fa «colui che vorrà limitarsi al presente, all’attuale, non comprenderà l’attuale medesimo».

L’Universo Sconosciuto

L’Universo Sconosciuto

Autore/i: Charon Jean E.

Editore: Edizioni Dellavalle

prefazione di Charles-Noël Martin, traduzione di Angelo Safina.

pp. 290, ill. b/n, Torino

Dalla Prefazione:
Fra tutte le ragioni che l’uomo ha di sognare ad occhi aperti – e non sono poi così numerose, in fondo -, lo spettacolo della volta stellata è probabilmente la più bella.
Il cittadino della nostra civiltà moderna non sa più che impressione sbalorditiva e maestosa si provi quando, in una bella serata d’estate, in campagna, si alzano gli occhi verso il pallido lucore della Via Lattea. Da quella luce difficile da localizzare esattamente, si diffonde un’impressione di calma, ma in essa è anche contenuto un mistero. E si comprende benissimo come gli Antichi, incapaci di spiegare, abbiano associato agli oggetti celesti un valore magico a base di adorazione.
È stato detto della matematica che era la regina delle scienze. Si può allora affermare che l’astronomia è la scienza delle scienze poiché essa ora le contiene tutte, dalla geometria alla fisica nucleare, dalla fisica teorica sino all’ottica passando per la meccanica, la radiotecnica, l’analisi degli elementi per spettroscopia, la chimica, la relatività, i quanta. Così, dopo essere stata la sorgente di un mistero per l’occhio, l’astronomia oggi serve da inesauribile sorgente per i misteri intellettivi accumulati dalla fisica moderna, sperimentale e teorica. Il bel libro di Jean Charon affronta l’astronomia sotto questo aspetto dei problemi non ancora risolti. Esso mette in modo particolare l’accento sui grandi misteri quasi metafisici delle lontanissime strutture scoperte recentemente.

Il Gesuita Proibito

Il Gesuita Proibito

Vita e opere di P. Teilhard De Chardin

Autore/i: Vigorelli Giancarlo

Editore: Il Saggiatore

seconda edizione.

pp. 400, Milano

«Ho scritto questo libro su Pierre Teilhard de Chardin per rompere finalmente il silenzio, che in Italia dura oramai da troppi anni, intorno al suo nome, sopratutto sulle sue idee, già deformate prima d’essere conosciute. Se si escludono le interessanti ma diversive Lettere di viaggio, o qualche rara pagina sparsa, niente è stato tradotto da noi; la pubblicazione di tutte le sue opere scientifiche, religiose, filosofiche, sociali è ancora proibita. Per infrangere questa proibizione, oltre al racconto scheggiato della sua vita ed alla illustrazione integrale del suo pensiero, il lettore troverà qui, perciò, una trascrizione intensa delle sue pagine più strutturali, più anticipatrici, più polemiche. Questo libro, se ha un merito, è di avere voluto essere, al di là di qualsiasi censura, l’ideario fedele e completo di Teilhard; ed io, spesso, ho ridotto ogni commento, per lasciare che egli parlasse da sé, con la sua viva voce, preferendo farmene, più che l’interprete, l’introduttore e l’intermediario.[…]»

Il Santo Graal

Il Santo Graal

Una catena di misteri lunga duemila anni

Autore/i: Baigent Michael; Leigh Richard; Lincoln Henry

Editore: Mondadori

introduzione di Henry Lincoln, traduzione di Roberta Rambelli.

pp. 484, ill. b/n, Milano

La leggenda inquietante che da duemila anni accompagna la storia del Cristianesimo.

Se tutto ciò che è scritto in questo libro corrisponde al vero, l’intera storia religiosa e politica dell’Occidente è molto diversa da come è stata sempre raccontata. Prendendo avvio da alcuni incredibili indizi ritrovati a Carcassonne, centro della Francia meridionale, Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln danno vita a un’inchiesta storica da cui emerge un quadro quanto mai sconvolgente: Gesù non morì sulla croce, sposò Maria Maddalena da cui ebbe alcuni figli e, con la famiglia, si rifugiò in Francia presso una comunità ebraica. I suoi discendenti regnarono con il nome di Merovingi, creando successivamente il Sacro Romano Impero, maestoso disegno di un’Europa finalmente unita. Fallito sul piano politico, questo progetto avrebbe invece continuato a vivere grazie a sette religioso-esoteriche come i Templari, gli Albigesi, i Cavalieri Teutonici, e a società facenti capo a un’organizzazione ancora più misteriosa, il «Priorato di Sion», alla quale sono stati collegati, nel corso dei secoli, alcuni fra i nomi più prestigiosi dell’arte, della scienza e persino della Chiesa cattolica.
Insolito e imprevedibile reportage su duemila anni di storia, Il Santo Graal trascina il lettore in un gioco affascinante di fatti, ipotesi, analisi, interpretazioni e strabilianti coincidenze, facendo rivivere il mistero di una grande leggenda.

Michael Baigent (1948), giornalista e fotoreporter, ha dedicato anni a ricerche approfondite sui Cavalieri Templari.

Richard Leigh (1943), romanziere e studioso di letterature comparate, storia, filosofia, psicologia ed esoterismo, è autore, insieme a Michael Baigent, di Il mistero del Mar Morto (1997), L’elisir e la pietra (1998) e I segreti della Germania nazista. I retroscena più sconvolgenti e le verità mai rivelate sul Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale (2000).

Henry Lincoln (1930), studioso di storia e cultura francese, è un egittologo di fama. Fra i suoi libri ricordiamo: Il codice segreto della croce (2000), con Richard Leigh e Michael Baigent L’eredità messianica (1996) e, insieme a Erling Haagensen, L’isola segreta dei Templari. Alla ricerca del tesoro perduto (2002).

 

Gli Insegnamenti del Buddismo Tibetano

Gli Insegnamenti del Buddismo Tibetano

La liberazione attraverso il Bardo Thodol: stili di vita, meditazione, mandala, yoga

Autore/i: Bedetti Simone

Editore: De Vecchi Editore

 

pp. 192, Milano

 

…Possiamo incominciare qui e ora a trovare un significato alla nostra vita, per prepararci con sincerità, accuratezza e pace alla morte e all’eternità…

  • Una guida per conoscere e comprendere un testo fondamentale della cultura tibetana: Il bardo Thodol, o Libro tibetano dei morti, che insegnando a considerare la morte come parte essenziale della vita porta ogni uomo a riflettere sul senso stesso dell’esistere
  • Profonde, analitiche, poetiche, universali, le sue parole hanno una forza capace di scuotere l’animo di tutti i lettori
  • Con le testimonianze dei maestri di diverse scuole, per chiarire gli argomenti più complessi attraverso i protagonisti della cultura tibetana
  • Alla scoperta di un’opera di grande profondità filosofica e anche di alta poesia

Simone Bedetti, studioso di filosofia e giornalista, lavora in campo editoriale e ha scritto diversi libri dedicati alle culture e religioni tradizionali. Per De Vecchi Editore ha pubblicato I segreti degli indiani d’America, La ruota di medicina degli indiani d’America e Le carte degli indiani d’America.

 

Le Chiavi dell’Egitto

Le Chiavi dell’Egitto

Svelare il mistero dei geroglifici: un’ossessione che cambiò la storia. Una grande avventura archeologica per liberare il paese dei faraoni da millenni di oscurità

Autore/i: Adkins Lesley; Adkins Roy

Editore: Edizioni Piemme

prologo degli autori, traduzione di Franca Genta Bonelli.

pp. 400, nn. tavv. b/n f.t., nn. ill. b/n, Casale Monferrato (AL)

Il 14 settembre 1822 Jean-François Champollion irrompe senza fiato nell’ufficio del fratello Jacques-Joseph, i suoi appunti e disegni stretti al petto. Getta tutto sul tavolo, gridando: “Je tiens l’affaire!”. Sta per cominciare a esporre la sua intuizione, quando si accascia sul tappeto, privo di sensi. Il fratello, per qualche istante, lo crede morto. In realtà Champollion aveva appena vinto una sfida importante, forse la più importante nella storia della cultura: aveva finalmente trovato la chiave per trasformare I’impenetrabile foresta dei geroglifici in una scrittura chiara e coerente. Era la fine di una corsa iniziata più di vent’anni prima, durante la quale studiosi di tutto il mondo non si erano risparmiati gli insulti più lividi. De Sacy in Francia e Akerblad in Svezia si erano ritirati prima ancora di iniziare; Seyffarth, in Germania, aveva sbagliato completamente direzione. Ben presto solo due uomini erano rimasti in gara, un francese e un inglese: Jean-François Champollion e Thomas Young. Non v’era alcun bando ufficiale, nessun premio in denaro, ma entrambi sapevano che cosa ci fosse in palio: la fama immortale per I’uomo che avesse liberato l’Egitto da millenni di oscurità.

Tutankhamon

Tutankhamon

Tutta la verità sul mistero più antico della storia

Autore/i: El Mahdy Christine

Editore: Sperling & Kupfer Editori

prefazione dell’autrice, traduzione di Bruno Amato.

pp. XIV-250, ill. b/n, Milano

La vita, e soprattutto la morte, fanno la grandezza di un faraone del calibro di Tutankhamon: il «re ragazzino» della diciottesima dinastia affascina ancor oggi, nonostante si conosca poco di lui. Enfant prodige incoronato capo supremo dell’Egitto a soli sei-sette anni (1350 a.C. circa), regnò per poco meno di un decennio bruciando tutte le tappe: bellissimo, il giovane faraone si fece amare e odiare insieme, fu spietato in battaglia e magnanimo con i suoi sudditi fedeli. La sua tomba il cui controverso ritrovamento nella Valle dei Re risale al 1922 per opera di sir Howard Carter è la chiave di lettura per svelare il mistero dell’uomo-dio più osannato e temuto della storia egizia. Perché morì così prematuramente? Fu assassinato? I geroglifici funebri, così come gli oggetti selezionati con cura per accompagnarlo nell’ultimo viaggio, ci offrono lo spaccato di una civiltà sepolta, fondata sulla «mistica» dei numeri. Nel sarcofago d’oro massiccio con la celebre effigie di Tutankhamon si nasconde una mummia ben conservata che è stata sottoposta all’esame autoptico solo nel 1968. Per un disegno oscuro quanto intrigante che presiede ai grandi enigmi della storia, si continua a parlare di lui perché appaiono sempre nuovi reperti: nell’estate del 1976 l’autrice, egittologa di fama internazionale, scoprì nei depositi del Bolton Museum una cassa spedita per errore in Inghilterra da Tell el Amarna, e dimenticata per cinquant’anni nel Lancashire. Il suo contenuto costringe tutti, esperti e semplici appassionati, a porsi nuove domande, fornendo qualche indizio in più per arrivare a ricomporre il puzzle esoterico che la maledizione di Tutankhamon non ha saputo custodire a dovere. Il metodo adottato in questo Saggio affascinante consiste nell’incrociare testimonianze archeologiche, fonti storiche, giudizi di studiosi per arrivare a conclusioni sorprendenti che riaprono il dibattito avanzando ipotesi inedite sulla fine e la grandezza di Tutankhamon. A trionfare è il suo carisma in tutta la sua sinistra bellezza, fomentato dalle agitazioni che circondarono l’ascesa al trono, gli uomini spietati che cercarono di manovrarlo finendone travolti, e quel pizzico di imponderabile che è il sale della Storia.

Christine El Mahdy, inglese, è una nota egittologa, attratta dai geroglifici sin da bambina. La professione di archeologa l’ha portata a lavorare al Dipartimento egizio del Bolton Museum, nel Lancashire, e al Liverpool University Museum. Ha fondato l’Egyptian Society che tuttora sovrintende in qualità di presidente. Ha già pubblicato due libri, diventati successi internazionali.

Pianeti e Località

Pianeti e Località

Le relazioni fra pianeti e luoghi geografici e la loro influenza sul destino individuale

Autore/i: Cozzi Steve

Editore: Armenia Editore

introduzione di Michael Erlewine, traduzione di Daniela Fassini.

pp. 352, nn. ill. b/n, Milano

Viaggiando per il mondo, o trasferendoci da una località all’altra, notiamo subito un cambiamento fisico e psicologico in noi stessi; ci sono luoghi in cui ci sentiamo più a nostro agio rispetto ad altri, città dove ci sentiamo a casa e città dove abbiamo la sensazione di essere sempre degli estranei. Con la tecnica dell’Astromapping, oggi abbastanza diffusa anche in Italia, è possibile individuare in quali luoghi del mondo ciascuno di noi può trovare le occasioni più trionfali per la propria carriera o per realizzarsi dal punto di vista affettivo e sentimentale.
Pianeti e località raccoglie tutto il materiale fino a oggi inedito sull’influenza degli astri sui vari luoghi geografici, fornendo cosi agli astrologi e agli appassionati in questa disciplina le necessarie informazioni per capire quali sono i luoghi dove è lecito rincorrere la fortuna.

Il Rajah Bianco

Il Rajah Bianco

La vera storia di James Brooke e della sua dinastia

Autore/i: Runciman Steven

Editore: Rizzoli

prefazione dell’autore, traduzione di Marco Amante.

pp. 424, Milano

Tra il 1841 e il 1946 il piccolo stato del Sarawak, nel Borneo, fu teatro di uno dei più incredibili esperimenti di governo personale della storia: nell’arco di un secolo, uno stato sotto molti aspetti fermo al Medioevo, nel quale vivono numerose popolazioni primitive spesso in lotta tra di loro, sfruttate e angariate da una dinastia di nobili malesi prepotenti e corrotti, venne portato gradualmente ad inserirsi nel mondo moderno. Non deve stupire quindi che sia stato proprio Sir Steven Runciman, il grande medievalista, a ricevere l’incarico di scrivere la storia. James Brooke, un giovane gentiluomo inglese, bello, colto e affascinante, innamorato dell’Oriente, compera una nave, arruola un equipaggio e salpa dall’Inghilterra diretto al Borneo. In seguito a una serie di circostanze avventurose si vede offrire il Regno di Sarawak e, dopo qualche esitazione, accetta. Inizia così uno degli episodi più anomali e più romantici del colonialismo europeo in Oriente. Le imprese del Rajah James contro i pirati malesi e dayak, le sue continue lotte contro i nobili malesi che avevano tutto da perdere dall’instaurazione di un governo desideroso di proteggere i diritti delle popolazioni native, l’ostilità nei suoi confronti dei vari governi britannici, furono uno degli argomenti che più affascinarono l’opinione pubblica vittoriana, ma che gli provocarono anche accese critiche in patria.  Dopo la sua morte, altri due Rajah Bianchi salirono sul trono del Sarawak e, con un governo senza dubbio meno… avventuroso, ma più efficiente e attento alle questioni amministrative ed economiche, portarono il Sarawak a inserirsi senza eccessive scosse nel XX secolo. Infine, dopo tre generazioni di governo personale, o meglio, di dispotismo illuminato, la dinastia dei Brooke ebbe termine e il Sarawak nel 1946 divenne una Colonia della Corona Britannica e successivamente ottenne l’indipendenza, entrando a far parte della federazione-della Malaysia. Steven Runciman ha raccontato la storia di James Brooke e dei suoi discendenti con la sua consueta capacità descrittiva, con spirito e con un tale amore per i suoi personaggi e per le loro imprese che spesso, pur senza abbandonare il rigore dello storico, pare abbia desiderato scrivere un romanzo.

Sir Steven Runciman, nato nel 1903, ha studiato a Eton e al Trinity  College Cambridge, presso il quale è stato docente dal 1927 al 1938. Ha ricoperto una lunga serie di incarichi accademici e diplomatici. È stato insignito più volte di laurea ad honorem dalle università di numerosi paesi europei. Profondo conoscitore dei problemi del mondo bizantino e della storia dei conflitti nell’età del Medioevo è autore di parecchie opere. La più nota è certamente Storia delle Crociate, che rappresenta uno dei più alti contributi contemporanei alla storia di quel periodo. Dello stesso autore la B.U.R. ha pubblicato: I vespri siciliani.( 1976).

Il Manicheismo

Il Manicheismo

Autore/i: Widengren Geo

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, traduzione di Quirino Maffi ed Enrichetta Luppis.

pp. 320, 56 tavv. a colori e b/n, Milano

Dopo dodici secoli di successo che, al suo culmine, si estese dalle rive del Pacifico a quelle dell’Atlantico, il Manicheismo ha lasciato, se non altro, il proprio nome al nostro vocabolario quotidiano, che oggi specialmente ne fa largo uso. Certo l’aspetto più vistoso, più proverbiale della dottrina di Mani è il dualismo pessimistico di male e di bene, di tenebre e di luce, anche se di questo dualismo Mani non sia stato l’inventore, anzi ne abbia attenuato la drammaticità rispetto alle precedenti religioni iraniche e allo stesso Mithraismo, che personificava i due principi avversi e irriducibili in due esseri divini, i gemelli Ohrmizd e Ahriman. Mani invece negò sempre la divinità del male e, impavido nel contraddire le proprie premesse, riconobbe la superiorità del principio del bene. Anche l’altro insegnamento basilare del Manicheismo, quello dei tre tempi successivi del cosmo (luce, caduta parziale della luce nell’abisso peccaminoso della materia, riscatto progressivo delle particelle luminose) con la connessa idea del Salvatore-salvato rientra tra i molti debiti di Mani verso più antiche religioni e teosofie. Egli era nato nel 216 d.C., forse nella Babilonia settentrionale, da principi di famiglia arsacide, dunque di stirpe regia. In quel secolo la Mesopotamia, d01(e Mani iniziò la sua predicazione, era un crogiolo in fermento politico (Roma e Persia), culturale (ellenismo, civiltà iranica), religioso (Cristianesimo, Zoroastrismo, Zurvanismo, Mandeismo, Gnosi). Con un geniale senso dell’opportunità storica, Mani tentò di fondere in quel crogiolo tutti i motivi religiosi che si contendevano le coscienze e fornivano comunque una risposta agli interrogativi sul mondo naturale e sovrannaturale, un appagamento ai bisogni di fede e di culto. «Apostolo della luce» e «Sigillo dei Profeti», Mani si proclamava detentore della verità assoluta, grazie a cui gli era dato di criticare e assimilare la verità relativa di tutti i dogmi e dottrine già note, compresi quelli del Buddhismo (che aveva allora succursali anche nel Vicino Oriente). Oggi ancora, a leggere l’esposizione della sua dottrina, si ravvisano, espresse nei loro nomi e profili più efficaci, tutte le grandi immagini cosmologiche, escatologiche, astrologiche, psicologiche, antropologiche, teosofiche ed esoteriche, con coi l’uomo nelle epoche di crisi religiosa ha tentato (e forse ancora tenta) di raffigurarsi il suo posto e destino nell’universo, le sue esperienze del divino, i suoi rapporti con ciò che lo trascende. Del sistema manicheo ci era rimasta nozione attraverso le grandi polemiche cristiane e soprattutto le vittoriose confutazioni di S. Agostino (che pure era stato per anni seguace di Mani). Solo nel 1930 se ne sono riscoperte le fonti originali, ancora in parte indecifrate e in parte inedite. Ma i testi pubblicati hanno già permesso al Widengren un’esauriente, palpitante ricostruzione del Manicheismo, prospettata sul mondo storico in cui nacque, accompagnata da un vigoroso ritratto biografico di quello straordinario personaggio che fu Mani: taumaturgo, esorcista, guaritore, esperto nella pratica della levitazione, contagioso oratore popolare, maestro del proselitismo e dell’organizzazione del culto, versatissimo nella liturgia, poligrafo, innografo, artista dei meglio dotati in tutti i generi letterari allora diffusi nell’Asia anteriore, ispirato e sagace nel mettere i valori estetici al servizio della vita religiosa, eccezionale impasto di visionarietà mistica e di abilità mondana.

Geo Widengren è nato a Stoccolma nel 1907. Laureatosi in teologia e scienze religiose, ha iniziato nel 1936 il suo insegnamento all’Università di Uppsala, dove è tuttora professore ordinario di storia e psicologia delle religioni. È presidente dell’Associazione Internazionale per la Storia delle Religioni. Dal 1957 fa parte dal World Council for Jewish Studies. La sua preparazione tecnica e filologica, l’ampiezza delle sue vedute e della sua dottrina non sono soltanto il frutto di un tenace, impegnato lavoro; esprimono un temperamento, quasi una vocazione per i fenomeni religiosi, che chiaramente traspare dal lucido fervore con cui è scritto questo libro.

 

Tantra

Tantra

L’iniziazione di un occidentale all’amore assoluto

Autore/i: Odier Daniel

Editore: Neri Pozza Editore

introduzione dell’autore, traduzione dal francese di Enrico Niccolini.

pp. 160, Vicenza

Abbandonare l’Europa per l’Asia, addentrarsi nell’Himalaya alla ricerca degli ultimi maestri dell’ tantrismo, dei segreti dell’erotismo sacro: quando intraprese questo periplo, all’età di trent’anni, Daniel Odier non poteva sapere che laggiù l’attendeva Devī, la donna-yogin, eremita che, di prova in prova, gli avrebbe rivelato che la sessualità e il mistico sono un’unica cosa. Diventato suo discepolo, apprenderà, vicino a lei, la via dell’amore totale, della potenza femminile della divinità.
Per la prima volta un tāntrika, un iniziato, svela le pratiche e i riti della più antica saggezza dell’umanità, di cui la padronanza dell’orgasmo non è che l’aspetto più conosciuto. Un tāntrika che è anche un occidentale, un enfant du siècle, alla ricerca dell’assoluto e che racconta qui la sua scoperta della libertà di esistere. Questo libro è, insieme, il racconto commovente d’una avventura umana e un trattato di spiritualità vissuta, autentica, aperta.

Daniel Odier viaggiatore, scrittore, editore, ha insegnato la spiritualità dell’Estremo Oriente nell’università di California prima di creare, a Parigi, il centro Tantra/Chan. È autore di molti saggi e di nove romanzi.

La Leggenda Nera dei Templari

La Leggenda Nera dei Templari

Autore/i: Frale Barbara

Editore: Editori Laterza

copia firmata dell’autrice.

pp. 232, cartine b/n, Bari

La storia di un mito può essere ancora più interessante della storia che il mito racconta… Soprattutto se la storia è quella leggendaria dei Templari…
Nell’anno 1099 i crociati venuti dall’Occidente conquistano Gerusalemme e fondano un regno cristiano nella Città Santa. Pochi anni dopo il re di Gerusalemme patrocina la formazione di una milizia religiosa, un corpo di combattenti che dovranno difendere i pellegrini in viaggio verso i luoghi santi e sposta il quartier generale di questo corpo scelto presso il luogo più carismatico di Gerusalemme: le rovine del Tempio del Signore, quello edificato duemila anni prima da re Salomone con l’aiuto del leggendario architetto fenicio Hiram.
Circonfuso da un’aura di leggenda sin dalle sue origini, l’ordine dei Templari conosce un’espansione incredibile che lo porta a diventare una vastissima multinazionale finalizzata alla difesa della Terrasanta. I Templari non sono soltanto gloriosi combattenti, sono anche abilissimi banchieri che gestiscono la tesoreria di vari regni cristiani. Il loro successo incrementa la leggenda che li circonda, e quando nel 1307 il re di Francia Filippo IV detto il Bello li accuserà di eresia con l’aiuto dell’Inquisizione, la storia si tingerà di toni oscuri.
Sciolto da papa Clemente V nel 1312, l’ordine dei Templari non avrebbe mai smesso di affascinare il mondo e di vivere nella leggenda postuma, rinnovandosi nei secoli in forme diverse, fino alle pagine de Il codice da Vinci di Dan Brown. Ma cosa ha permesso a questo mito di non estinguersi, anzi di trarre forza dal trascorrere del tempo accrescendosi di dettagli nuovi?

Barbara Frale, storica del Medioevo ed esperta di documenti antichi, è Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano. Ha collaborato con vari quotidiani ed emittenti televisive italiane ed estere per la realizzazione di servizi e documentari storici. Tra le sue più recenti pubblicazioni: La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino 2009); Il principe e il pescatore. Pio XII, il nazismo e la tomba di San Pietro (Mondadori 2011); La lingua segreta degli dei (Mondadori 2012); L’inganno del gran rifiuto. La vera storia di Celestino V, papa dimissionario (UTET 2013); Andare per la Roma dei Templari (Il Mulino 2014); Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari (Giunti 2014); La guerra di Francesco. Gioventù di un santo ribelle (UTET 2016).

 

Santi o Eretici l’Enigma dei Catari

Santi o Eretici l’Enigma dei Catari

Una storia persa nel tempo finalmente svelata

Autore/i: Markale Jean

Editore: Sperling & Kupfer Editori

traduzione di Alberto Di Bello.

pp. 222, tavv. b/n f.t., 1 cartina b/n f.t., Milano

Il castello di Montségur, «nido d’aquila verso cui convergono tutte le nubi del mondo», incastonato nei Pirenei, fu il teatro, nel 1244, di un rogo in cui morirono duecentocinque catari, condannati da inquisitori decisi a stroncare l’eresia.
Le fiamme di quel rogo illuminano ancor oggi una delle pagine più sanguinarie della storia francese, ma anche la cattiva coscienza dell’umanità, evocando i fantasmi del fanatismo e dell’intolleranza. Ma sono sufficienti i motivi politici e religiosi per spiegare questa accanita persecuzione, oppure qualcosa di diverso serpeggia in tanta spietata perseveranza? Chi erano i catari? Perché si erano rifugiati nel cuore di una strana regione circondata da valli profonde e da cime bruciate dal sole? Quale tesoro cercavano disperatamente di salvare? In questo libro arricchito da un suggestivo inserto fotografico -, punto di partenza di un affascinante itinerario attraverso i sinuosi sentieri della Francia segreta, Jean Markale cerca di dare una risposta a queste domande, separando il falso dal vero. Al termine di un’indagine rigorosa e documentata, condotta con passione, l’autore apre nuove vie, suggerisce piste dimenticate, formula ipotesi esaltanti al di là delle quali si profila lo scintillare di una luce cercata dall’uomo fin dalla notte dei tempi…

Jean Markale, professore di lettere e filosofia, intellettuale e poeta, è un profondo conoscitore della tradizione e della letteratura celtiche, a cui ha dedicato numerosi saggi, pubblicati con successo in diversi paesi. In Francia è noto peri suoi programmi radiofonici e televisivi sui grandi enigmi della storia.

Calligrafia Giapponese Contemporanea

Calligrafia Giapponese Contemporanea

Autore/i: Autori vari

Editore: Istituto Giapponese di Cultura

traduzione a cura di Irene Iarocci, traduzione del testo di Toba-Chiba Ikuyo a cura di Teresa Ciapparoni La Rocca.

pp. 56, interamente e riccamente illustrato b/n, Roma

Sono molti i giapponesi che pur nella frenetica vita di oggi trovano il piacere, nel tempo libero, di dedicarsi alla calligrafia, intesa come pittura grafica da praticarsi con il pennello e l’inchiostro di China.
È un’arte tradizionale ma tuttora viva e sentita; coniuga la scrittura dei caratteri cinesi e dell’alfabeto giapponese con la poesia e la pittura, evocando talora anche il suono della pronuncia. Si potrebbe definire la quintessenza dell’estetica giapponese.
Le opere esposte in questa mostra fanno parte di un’esposizione curata dallo “Sbodō journal International Culture Promotion” in occasione della Settimana Giapponese nell’ambito delle manifestazioni per “firenze 1986 Capitale Europea della Cultura”.
Si tratta di 40 calligrafie espressamente composte da altrettanti artisti, tra i più famosi oggi in Giappone, proprio per quella occasione. Sono l’espressione di vari stili, da quelli più tradizionali a quelli considerati d’avanguardia.
Abbiamo chiesto all’artista calligrafa giapponese Toba-Chiba Ikuyo, residente da molti anni a Roma, di offrire una breve spiegazione al pubblico italiano e gliene siamo molti riconoscenti.
Desideriamo porgere i nostri sentiti ringraziamenti alla dott.ssa Irene Iarocci che ba tradotto i testi del presente catalogo e ne ba curato il commento, e alla dott.ssa Teresa Ciapparoni La Rocca per la traduzione del testo della signora Toba-Chiba. (Prof. Nishimoto Koji – Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura)

A Tavola con i Romani Antichi

A Tavola con i Romani Antichi

Autore/i: Dosi Antonietta; Schnell François

Editore: Edizioni Quasar

presentazione di Giuseppina Pisani Sartorio, introduzione degli autori.

pp. 352, nn. ill. b/n, Roma

“Dimmi come e che cosa mangi ed io ti dirò chi sei” si potrebbe dire parafrasando un vecchio adagio. La nostra conoscenza dell‘antichità romana rimane spesso monumentale. legata ai grandi eventi della storia e alle opere della letteratura. Ma per penetrare nell’intimità della vita dei Romani antichi e comprendere meglio ciò che hanno realizzato e trasmesso, e necessario soprattutto conoscere la loro arte di vivere e condividere le loro quotidiane preoccupazioni alimentari; in altre parole trovarsi in un certo senso invitati alla loro tavola. «A tavola con i Romani Antichi» risponde per l’originalità della presentazione a precise istanze. Con la vivacità del suo stile, questo studio restituisce vita alle testimonianze letterarie e archeologiche facilitando l’integrazione del lettore nel contesto socio-storico. Senza configurarsi come un’opera specializzata, il libro offre tuttavia una documentazione ricca e precisa.
consentendo a chi lo desideri d’approfondire le sue conoscenze in un campo che oggi attrae l’interesse di un vasto pubblico. Infine propone ricette di antichi piatti romani ancora realizzabili. le quali stanno a dimostrare come, malgrado l’improponibilità di certe stravaganze gastronomiche dei Romani antichi e l’anacronismo di gusti troppo lontani dai nostri, sopravviva in ogni caso una linea di continuità nella storia della cucina dal mondo classico fino ai giorni nostri.

Antonietta Dosi, laureata in lettere classiche all’Università di Milano nel 1954. specializzata in filologia classica presso la stessa Università. titolare di lettere latine e greche nei Licei. e stata professore incaricato di lingua e letteratura italiana nell’Università di Atene; attualmente è direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura presso la Repubblica Araba d’Egitto, sezione di Alessandria. Accanto a volumi e saggi impegnati di filologia e cultura classica vertenti su Menandro (1954). Teofrasto (1960). Quintiliano (1964), Gorgia (1967). Omero (1974). la Dosi è nota per i suoi contributi di letteratura italiana su Calvino (1971), Bacchelli (1972), Petrarca (1975), Michelangelo (1976) ecc. Collabora a giornali e riviste italiani e stranieri. Suoi scritti sono editi anche in lingua greca. Su «Rivista italiana di drammaturgia» (dicembre 1979) ha pubblicato il saggio Diffusione del teatro di Pirandello in Grecia, che fino ad oggi costituisce un unicum nella bibliografia pirandelliana. La Dosi ha vinto il 1 Premio «Silarus». trofeo d’oro (1971) per la saggistica e un Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il complesso dell’attività letteraria.

François Schnell, laureato in lettere presso l’Università di Strasburgo, diplomato in archeologia celtica e gallo-romana, ha dedicato trentacinque anni della sua attività all’azione culturale francese all’estero.
Dopo aver insegnato per otto anni lingua e letteratura francese presso l’Università degli Studi di Trieste, ove è stato vice-direttore dell’lstituto di Lingue Moderne, ha diretto diversi Istituti nell’America Latina e in Europa. E stato vice-direttore dell’Istituto Francese di Atene e per ultimo direttore dell’Istituto Francese di Cracovia. È autore di diverse pubblicazioni. fra cui il saggio filosofico Les Voies de la Destinée (Le Vie del Destino), che nel 1965 ha ottenuto il Premio Letterario della «Société des Ecrivains d’Alsace et de Lorraine».