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Libri dalla categoria Labirinti

L’Universo Sconosciuto

L’Universo Sconosciuto

Autore/i: Charon Jean E.

Editore: Edizioni Dellavalle

prefazione di Charles-Noël Martin, traduzione di Angelo Safina.

pp. 290, ill. b/n, Torino

Dalla Prefazione:
Fra tutte le ragioni che l’uomo ha di sognare ad occhi aperti – e non sono poi così numerose, in fondo -, lo spettacolo della volta stellata è probabilmente la più bella.
Il cittadino della nostra civiltà moderna non sa più che impressione sbalorditiva e maestosa si provi quando, in una bella serata d’estate, in campagna, si alzano gli occhi verso il pallido lucore della Via Lattea. Da quella luce difficile da localizzare esattamente, si diffonde un’impressione di calma, ma in essa è anche contenuto un mistero. E si comprende benissimo come gli Antichi, incapaci di spiegare, abbiano associato agli oggetti celesti un valore magico a base di adorazione.
È stato detto della matematica che era la regina delle scienze. Si può allora affermare che l’astronomia è la scienza delle scienze poiché essa ora le contiene tutte, dalla geometria alla fisica nucleare, dalla fisica teorica sino all’ottica passando per la meccanica, la radiotecnica, l’analisi degli elementi per spettroscopia, la chimica, la relatività, i quanta. Così, dopo essere stata la sorgente di un mistero per l’occhio, l’astronomia oggi serve da inesauribile sorgente per i misteri intellettivi accumulati dalla fisica moderna, sperimentale e teorica. Il bel libro di Jean Charon affronta l’astronomia sotto questo aspetto dei problemi non ancora risolti. Esso mette in modo particolare l’accento sui grandi misteri quasi metafisici delle lontanissime strutture scoperte recentemente.

Il Gesuita Proibito

Il Gesuita Proibito

Vita e opere di P. Teilhard De Chardin

Autore/i: Vigorelli Giancarlo

Editore: Il Saggiatore

seconda edizione.

pp. 400, Milano

«Ho scritto questo libro su Pierre Teilhard de Chardin per rompere finalmente il silenzio, che in Italia dura oramai da troppi anni, intorno al suo nome, sopratutto sulle sue idee, già deformate prima d’essere conosciute. Se si escludono le interessanti ma diversive Lettere di viaggio, o qualche rara pagina sparsa, niente è stato tradotto da noi; la pubblicazione di tutte le sue opere scientifiche, religiose, filosofiche, sociali è ancora proibita. Per infrangere questa proibizione, oltre al racconto scheggiato della sua vita ed alla illustrazione integrale del suo pensiero, il lettore troverà qui, perciò, una trascrizione intensa delle sue pagine più strutturali, più anticipatrici, più polemiche. Questo libro, se ha un merito, è di avere voluto essere, al di là di qualsiasi censura, l’ideario fedele e completo di Teilhard; ed io, spesso, ho ridotto ogni commento, per lasciare che egli parlasse da sé, con la sua viva voce, preferendo farmene, più che l’interprete, l’introduttore e l’intermediario.[…]»

Il Santo Graal

Il Santo Graal

Una catena di misteri lunga duemila anni

Autore/i: Baigent Michael; Leigh Richard; Lincoln Henry

Editore: Mondadori

introduzione di Henry Lincoln, traduzione di Roberta Rambelli.

pp. 484, ill. b/n, Milano

La leggenda inquietante che da duemila anni accompagna la storia del Cristianesimo.

Se tutto ciò che è scritto in questo libro corrisponde al vero, l’intera storia religiosa e politica dell’Occidente è molto diversa da come è stata sempre raccontata. Prendendo avvio da alcuni incredibili indizi ritrovati a Carcassonne, centro della Francia meridionale, Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln danno vita a un’inchiesta storica da cui emerge un quadro quanto mai sconvolgente: Gesù non morì sulla croce, sposò Maria Maddalena da cui ebbe alcuni figli e, con la famiglia, si rifugiò in Francia presso una comunità ebraica. I suoi discendenti regnarono con il nome di Merovingi, creando successivamente il Sacro Romano Impero, maestoso disegno di un’Europa finalmente unita. Fallito sul piano politico, questo progetto avrebbe invece continuato a vivere grazie a sette religioso-esoteriche come i Templari, gli Albigesi, i Cavalieri Teutonici, e a società facenti capo a un’organizzazione ancora più misteriosa, il «Priorato di Sion», alla quale sono stati collegati, nel corso dei secoli, alcuni fra i nomi più prestigiosi dell’arte, della scienza e persino della Chiesa cattolica.
Insolito e imprevedibile reportage su duemila anni di storia, Il Santo Graal trascina il lettore in un gioco affascinante di fatti, ipotesi, analisi, interpretazioni e strabilianti coincidenze, facendo rivivere il mistero di una grande leggenda.

Michael Baigent (1948), giornalista e fotoreporter, ha dedicato anni a ricerche approfondite sui Cavalieri Templari.

Richard Leigh (1943), romanziere e studioso di letterature comparate, storia, filosofia, psicologia ed esoterismo, è autore, insieme a Michael Baigent, di Il mistero del Mar Morto (1997), L’elisir e la pietra (1998) e I segreti della Germania nazista. I retroscena più sconvolgenti e le verità mai rivelate sul Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale (2000).

Henry Lincoln (1930), studioso di storia e cultura francese, è un egittologo di fama. Fra i suoi libri ricordiamo: Il codice segreto della croce (2000), con Richard Leigh e Michael Baigent L’eredità messianica (1996) e, insieme a Erling Haagensen, L’isola segreta dei Templari. Alla ricerca del tesoro perduto (2002).

 

Gli Insegnamenti del Buddismo Tibetano

Gli Insegnamenti del Buddismo Tibetano

La liberazione attraverso il Bardo Thodol: stili di vita, meditazione, mandala, yoga

Autore/i: Bedetti Simone

Editore: De Vecchi Editore

 

pp. 192, Milano

 

…Possiamo incominciare qui e ora a trovare un significato alla nostra vita, per prepararci con sincerità, accuratezza e pace alla morte e all’eternità…

  • Una guida per conoscere e comprendere un testo fondamentale della cultura tibetana: Il bardo Thodol, o Libro tibetano dei morti, che insegnando a considerare la morte come parte essenziale della vita porta ogni uomo a riflettere sul senso stesso dell’esistere
  • Profonde, analitiche, poetiche, universali, le sue parole hanno una forza capace di scuotere l’animo di tutti i lettori
  • Con le testimonianze dei maestri di diverse scuole, per chiarire gli argomenti più complessi attraverso i protagonisti della cultura tibetana
  • Alla scoperta di un’opera di grande profondità filosofica e anche di alta poesia

Simone Bedetti, studioso di filosofia e giornalista, lavora in campo editoriale e ha scritto diversi libri dedicati alle culture e religioni tradizionali. Per De Vecchi Editore ha pubblicato I segreti degli indiani d’America, La ruota di medicina degli indiani d’America e Le carte degli indiani d’America.

 

Le Chiavi dell’Egitto

Le Chiavi dell’Egitto

Svelare il mistero dei geroglifici: un’ossessione che cambiò la storia. Una grande avventura archeologica per liberare il paese dei faraoni da millenni di oscurità

Autore/i: Adkins Lesley; Adkins Roy

Editore: Edizioni Piemme

prologo degli autori, traduzione di Franca Genta Bonelli.

pp. 400, nn. tavv. b/n f.t., nn. ill. b/n, Casale Monferrato (AL)

Il 14 settembre 1822 Jean-François Champollion irrompe senza fiato nell’ufficio del fratello Jacques-Joseph, i suoi appunti e disegni stretti al petto. Getta tutto sul tavolo, gridando: “Je tiens l’affaire!”. Sta per cominciare a esporre la sua intuizione, quando si accascia sul tappeto, privo di sensi. Il fratello, per qualche istante, lo crede morto. In realtà Champollion aveva appena vinto una sfida importante, forse la più importante nella storia della cultura: aveva finalmente trovato la chiave per trasformare I’impenetrabile foresta dei geroglifici in una scrittura chiara e coerente. Era la fine di una corsa iniziata più di vent’anni prima, durante la quale studiosi di tutto il mondo non si erano risparmiati gli insulti più lividi. De Sacy in Francia e Akerblad in Svezia si erano ritirati prima ancora di iniziare; Seyffarth, in Germania, aveva sbagliato completamente direzione. Ben presto solo due uomini erano rimasti in gara, un francese e un inglese: Jean-François Champollion e Thomas Young. Non v’era alcun bando ufficiale, nessun premio in denaro, ma entrambi sapevano che cosa ci fosse in palio: la fama immortale per I’uomo che avesse liberato l’Egitto da millenni di oscurità.

Tutankhamon

Tutankhamon

Tutta la verità sul mistero più antico della storia

Autore/i: El Mahdy Christine

Editore: Sperling & Kupfer Editori

prefazione dell’autrice, traduzione di Bruno Amato.

pp. XIV-250, ill. b/n, Milano

La vita, e soprattutto la morte, fanno la grandezza di un faraone del calibro di Tutankhamon: il «re ragazzino» della diciottesima dinastia affascina ancor oggi, nonostante si conosca poco di lui. Enfant prodige incoronato capo supremo dell’Egitto a soli sei-sette anni (1350 a.C. circa), regnò per poco meno di un decennio bruciando tutte le tappe: bellissimo, il giovane faraone si fece amare e odiare insieme, fu spietato in battaglia e magnanimo con i suoi sudditi fedeli. La sua tomba il cui controverso ritrovamento nella Valle dei Re risale al 1922 per opera di sir Howard Carter è la chiave di lettura per svelare il mistero dell’uomo-dio più osannato e temuto della storia egizia. Perché morì così prematuramente? Fu assassinato? I geroglifici funebri, così come gli oggetti selezionati con cura per accompagnarlo nell’ultimo viaggio, ci offrono lo spaccato di una civiltà sepolta, fondata sulla «mistica» dei numeri. Nel sarcofago d’oro massiccio con la celebre effigie di Tutankhamon si nasconde una mummia ben conservata che è stata sottoposta all’esame autoptico solo nel 1968. Per un disegno oscuro quanto intrigante che presiede ai grandi enigmi della storia, si continua a parlare di lui perché appaiono sempre nuovi reperti: nell’estate del 1976 l’autrice, egittologa di fama internazionale, scoprì nei depositi del Bolton Museum una cassa spedita per errore in Inghilterra da Tell el Amarna, e dimenticata per cinquant’anni nel Lancashire. Il suo contenuto costringe tutti, esperti e semplici appassionati, a porsi nuove domande, fornendo qualche indizio in più per arrivare a ricomporre il puzzle esoterico che la maledizione di Tutankhamon non ha saputo custodire a dovere. Il metodo adottato in questo Saggio affascinante consiste nell’incrociare testimonianze archeologiche, fonti storiche, giudizi di studiosi per arrivare a conclusioni sorprendenti che riaprono il dibattito avanzando ipotesi inedite sulla fine e la grandezza di Tutankhamon. A trionfare è il suo carisma in tutta la sua sinistra bellezza, fomentato dalle agitazioni che circondarono l’ascesa al trono, gli uomini spietati che cercarono di manovrarlo finendone travolti, e quel pizzico di imponderabile che è il sale della Storia.

Christine El Mahdy, inglese, è una nota egittologa, attratta dai geroglifici sin da bambina. La professione di archeologa l’ha portata a lavorare al Dipartimento egizio del Bolton Museum, nel Lancashire, e al Liverpool University Museum. Ha fondato l’Egyptian Society che tuttora sovrintende in qualità di presidente. Ha già pubblicato due libri, diventati successi internazionali.

Pianeti e Località

Pianeti e Località

Le relazioni fra pianeti e luoghi geografici e la loro influenza sul destino individuale

Autore/i: Cozzi Steve

Editore: Armenia Editore

introduzione di Michael Erlewine, traduzione di Daniela Fassini.

pp. 352, nn. ill. b/n, Milano

Viaggiando per il mondo, o trasferendoci da una località all’altra, notiamo subito un cambiamento fisico e psicologico in noi stessi; ci sono luoghi in cui ci sentiamo più a nostro agio rispetto ad altri, città dove ci sentiamo a casa e città dove abbiamo la sensazione di essere sempre degli estranei. Con la tecnica dell’Astromapping, oggi abbastanza diffusa anche in Italia, è possibile individuare in quali luoghi del mondo ciascuno di noi può trovare le occasioni più trionfali per la propria carriera o per realizzarsi dal punto di vista affettivo e sentimentale.
Pianeti e località raccoglie tutto il materiale fino a oggi inedito sull’influenza degli astri sui vari luoghi geografici, fornendo cosi agli astrologi e agli appassionati in questa disciplina le necessarie informazioni per capire quali sono i luoghi dove è lecito rincorrere la fortuna.

Il Rajah Bianco

Il Rajah Bianco

La vera storia di James Brooke e della sua dinastia

Autore/i: Runciman Steven

Editore: Rizzoli

prefazione dell’autore, traduzione di Marco Amante.

pp. 424, Milano

Tra il 1841 e il 1946 il piccolo stato del Sarawak, nel Borneo, fu teatro di uno dei più incredibili esperimenti di governo personale della storia: nell’arco di un secolo, uno stato sotto molti aspetti fermo al Medioevo, nel quale vivono numerose popolazioni primitive spesso in lotta tra di loro, sfruttate e angariate da una dinastia di nobili malesi prepotenti e corrotti, venne portato gradualmente ad inserirsi nel mondo moderno. Non deve stupire quindi che sia stato proprio Sir Steven Runciman, il grande medievalista, a ricevere l’incarico di scrivere la storia. James Brooke, un giovane gentiluomo inglese, bello, colto e affascinante, innamorato dell’Oriente, compera una nave, arruola un equipaggio e salpa dall’Inghilterra diretto al Borneo. In seguito a una serie di circostanze avventurose si vede offrire il Regno di Sarawak e, dopo qualche esitazione, accetta. Inizia così uno degli episodi più anomali e più romantici del colonialismo europeo in Oriente. Le imprese del Rajah James contro i pirati malesi e dayak, le sue continue lotte contro i nobili malesi che avevano tutto da perdere dall’instaurazione di un governo desideroso di proteggere i diritti delle popolazioni native, l’ostilità nei suoi confronti dei vari governi britannici, furono uno degli argomenti che più affascinarono l’opinione pubblica vittoriana, ma che gli provocarono anche accese critiche in patria.  Dopo la sua morte, altri due Rajah Bianchi salirono sul trono del Sarawak e, con un governo senza dubbio meno… avventuroso, ma più efficiente e attento alle questioni amministrative ed economiche, portarono il Sarawak a inserirsi senza eccessive scosse nel XX secolo. Infine, dopo tre generazioni di governo personale, o meglio, di dispotismo illuminato, la dinastia dei Brooke ebbe termine e il Sarawak nel 1946 divenne una Colonia della Corona Britannica e successivamente ottenne l’indipendenza, entrando a far parte della federazione-della Malaysia. Steven Runciman ha raccontato la storia di James Brooke e dei suoi discendenti con la sua consueta capacità descrittiva, con spirito e con un tale amore per i suoi personaggi e per le loro imprese che spesso, pur senza abbandonare il rigore dello storico, pare abbia desiderato scrivere un romanzo.

Sir Steven Runciman, nato nel 1903, ha studiato a Eton e al Trinity  College Cambridge, presso il quale è stato docente dal 1927 al 1938. Ha ricoperto una lunga serie di incarichi accademici e diplomatici. È stato insignito più volte di laurea ad honorem dalle università di numerosi paesi europei. Profondo conoscitore dei problemi del mondo bizantino e della storia dei conflitti nell’età del Medioevo è autore di parecchie opere. La più nota è certamente Storia delle Crociate, che rappresenta uno dei più alti contributi contemporanei alla storia di quel periodo. Dello stesso autore la B.U.R. ha pubblicato: I vespri siciliani.( 1976).

Il Manicheismo

Il Manicheismo

Autore/i: Widengren Geo

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, traduzione di Quirino Maffi ed Enrichetta Luppis.

pp. 320, 56 tavv. a colori e b/n, Milano

Dopo dodici secoli di successo che, al suo culmine, si estese dalle rive del Pacifico a quelle dell’Atlantico, il Manicheismo ha lasciato, se non altro, il proprio nome al nostro vocabolario quotidiano, che oggi specialmente ne fa largo uso. Certo l’aspetto più vistoso, più proverbiale della dottrina di Mani è il dualismo pessimistico di male e di bene, di tenebre e di luce, anche se di questo dualismo Mani non sia stato l’inventore, anzi ne abbia attenuato la drammaticità rispetto alle precedenti religioni iraniche e allo stesso Mithraismo, che personificava i due principi avversi e irriducibili in due esseri divini, i gemelli Ohrmizd e Ahriman. Mani invece negò sempre la divinità del male e, impavido nel contraddire le proprie premesse, riconobbe la superiorità del principio del bene. Anche l’altro insegnamento basilare del Manicheismo, quello dei tre tempi successivi del cosmo (luce, caduta parziale della luce nell’abisso peccaminoso della materia, riscatto progressivo delle particelle luminose) con la connessa idea del Salvatore-salvato rientra tra i molti debiti di Mani verso più antiche religioni e teosofie. Egli era nato nel 216 d.C., forse nella Babilonia settentrionale, da principi di famiglia arsacide, dunque di stirpe regia. In quel secolo la Mesopotamia, d01(e Mani iniziò la sua predicazione, era un crogiolo in fermento politico (Roma e Persia), culturale (ellenismo, civiltà iranica), religioso (Cristianesimo, Zoroastrismo, Zurvanismo, Mandeismo, Gnosi). Con un geniale senso dell’opportunità storica, Mani tentò di fondere in quel crogiolo tutti i motivi religiosi che si contendevano le coscienze e fornivano comunque una risposta agli interrogativi sul mondo naturale e sovrannaturale, un appagamento ai bisogni di fede e di culto. «Apostolo della luce» e «Sigillo dei Profeti», Mani si proclamava detentore della verità assoluta, grazie a cui gli era dato di criticare e assimilare la verità relativa di tutti i dogmi e dottrine già note, compresi quelli del Buddhismo (che aveva allora succursali anche nel Vicino Oriente). Oggi ancora, a leggere l’esposizione della sua dottrina, si ravvisano, espresse nei loro nomi e profili più efficaci, tutte le grandi immagini cosmologiche, escatologiche, astrologiche, psicologiche, antropologiche, teosofiche ed esoteriche, con coi l’uomo nelle epoche di crisi religiosa ha tentato (e forse ancora tenta) di raffigurarsi il suo posto e destino nell’universo, le sue esperienze del divino, i suoi rapporti con ciò che lo trascende. Del sistema manicheo ci era rimasta nozione attraverso le grandi polemiche cristiane e soprattutto le vittoriose confutazioni di S. Agostino (che pure era stato per anni seguace di Mani). Solo nel 1930 se ne sono riscoperte le fonti originali, ancora in parte indecifrate e in parte inedite. Ma i testi pubblicati hanno già permesso al Widengren un’esauriente, palpitante ricostruzione del Manicheismo, prospettata sul mondo storico in cui nacque, accompagnata da un vigoroso ritratto biografico di quello straordinario personaggio che fu Mani: taumaturgo, esorcista, guaritore, esperto nella pratica della levitazione, contagioso oratore popolare, maestro del proselitismo e dell’organizzazione del culto, versatissimo nella liturgia, poligrafo, innografo, artista dei meglio dotati in tutti i generi letterari allora diffusi nell’Asia anteriore, ispirato e sagace nel mettere i valori estetici al servizio della vita religiosa, eccezionale impasto di visionarietà mistica e di abilità mondana.

Geo Widengren è nato a Stoccolma nel 1907. Laureatosi in teologia e scienze religiose, ha iniziato nel 1936 il suo insegnamento all’Università di Uppsala, dove è tuttora professore ordinario di storia e psicologia delle religioni. È presidente dell’Associazione Internazionale per la Storia delle Religioni. Dal 1957 fa parte dal World Council for Jewish Studies. La sua preparazione tecnica e filologica, l’ampiezza delle sue vedute e della sua dottrina non sono soltanto il frutto di un tenace, impegnato lavoro; esprimono un temperamento, quasi una vocazione per i fenomeni religiosi, che chiaramente traspare dal lucido fervore con cui è scritto questo libro.

 

Tantra

Tantra

L’iniziazione di un occidentale all’amore assoluto

Autore/i: Odier Daniel

Editore: Neri Pozza Editore

introduzione dell’autore, traduzione dal francese di Enrico Niccolini.

pp. 160, Vicenza

Abbandonare l’Europa per l’Asia, addentrarsi nell’Himalaya alla ricerca degli ultimi maestri dell’ tantrismo, dei segreti dell’erotismo sacro: quando intraprese questo periplo, all’età di trent’anni, Daniel Odier non poteva sapere che laggiù l’attendeva Devī, la donna-yogin, eremita che, di prova in prova, gli avrebbe rivelato che la sessualità e il mistico sono un’unica cosa. Diventato suo discepolo, apprenderà, vicino a lei, la via dell’amore totale, della potenza femminile della divinità.
Per la prima volta un tāntrika, un iniziato, svela le pratiche e i riti della più antica saggezza dell’umanità, di cui la padronanza dell’orgasmo non è che l’aspetto più conosciuto. Un tāntrika che è anche un occidentale, un enfant du siècle, alla ricerca dell’assoluto e che racconta qui la sua scoperta della libertà di esistere. Questo libro è, insieme, il racconto commovente d’una avventura umana e un trattato di spiritualità vissuta, autentica, aperta.

Daniel Odier viaggiatore, scrittore, editore, ha insegnato la spiritualità dell’Estremo Oriente nell’università di California prima di creare, a Parigi, il centro Tantra/Chan. È autore di molti saggi e di nove romanzi.

La Leggenda Nera dei Templari

La Leggenda Nera dei Templari

Autore/i: Frale Barbara

Editore: Editori Laterza

copia firmata dell’autrice.

pp. 232, cartine b/n, Bari

La storia di un mito può essere ancora più interessante della storia che il mito racconta… Soprattutto se la storia è quella leggendaria dei Templari…
Nell’anno 1099 i crociati venuti dall’Occidente conquistano Gerusalemme e fondano un regno cristiano nella Città Santa. Pochi anni dopo il re di Gerusalemme patrocina la formazione di una milizia religiosa, un corpo di combattenti che dovranno difendere i pellegrini in viaggio verso i luoghi santi e sposta il quartier generale di questo corpo scelto presso il luogo più carismatico di Gerusalemme: le rovine del Tempio del Signore, quello edificato duemila anni prima da re Salomone con l’aiuto del leggendario architetto fenicio Hiram.
Circonfuso da un’aura di leggenda sin dalle sue origini, l’ordine dei Templari conosce un’espansione incredibile che lo porta a diventare una vastissima multinazionale finalizzata alla difesa della Terrasanta. I Templari non sono soltanto gloriosi combattenti, sono anche abilissimi banchieri che gestiscono la tesoreria di vari regni cristiani. Il loro successo incrementa la leggenda che li circonda, e quando nel 1307 il re di Francia Filippo IV detto il Bello li accuserà di eresia con l’aiuto dell’Inquisizione, la storia si tingerà di toni oscuri.
Sciolto da papa Clemente V nel 1312, l’ordine dei Templari non avrebbe mai smesso di affascinare il mondo e di vivere nella leggenda postuma, rinnovandosi nei secoli in forme diverse, fino alle pagine de Il codice da Vinci di Dan Brown. Ma cosa ha permesso a questo mito di non estinguersi, anzi di trarre forza dal trascorrere del tempo accrescendosi di dettagli nuovi?

Barbara Frale, storica del Medioevo ed esperta di documenti antichi, è Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano. Ha collaborato con vari quotidiani ed emittenti televisive italiane ed estere per la realizzazione di servizi e documentari storici. Tra le sue più recenti pubblicazioni: La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino 2009); Il principe e il pescatore. Pio XII, il nazismo e la tomba di San Pietro (Mondadori 2011); La lingua segreta degli dei (Mondadori 2012); L’inganno del gran rifiuto. La vera storia di Celestino V, papa dimissionario (UTET 2013); Andare per la Roma dei Templari (Il Mulino 2014); Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari (Giunti 2014); La guerra di Francesco. Gioventù di un santo ribelle (UTET 2016).

 

Santi o Eretici l’Enigma dei Catari

Santi o Eretici l’Enigma dei Catari

Una storia persa nel tempo finalmente svelata

Autore/i: Markale Jean

Editore: Sperling & Kupfer Editori

traduzione di Alberto Di Bello.

pp. 222, tavv. b/n f.t., 1 cartina b/n f.t., Milano

Il castello di Montségur, «nido d’aquila verso cui convergono tutte le nubi del mondo», incastonato nei Pirenei, fu il teatro, nel 1244, di un rogo in cui morirono duecentocinque catari, condannati da inquisitori decisi a stroncare l’eresia.
Le fiamme di quel rogo illuminano ancor oggi una delle pagine più sanguinarie della storia francese, ma anche la cattiva coscienza dell’umanità, evocando i fantasmi del fanatismo e dell’intolleranza. Ma sono sufficienti i motivi politici e religiosi per spiegare questa accanita persecuzione, oppure qualcosa di diverso serpeggia in tanta spietata perseveranza? Chi erano i catari? Perché si erano rifugiati nel cuore di una strana regione circondata da valli profonde e da cime bruciate dal sole? Quale tesoro cercavano disperatamente di salvare? In questo libro arricchito da un suggestivo inserto fotografico -, punto di partenza di un affascinante itinerario attraverso i sinuosi sentieri della Francia segreta, Jean Markale cerca di dare una risposta a queste domande, separando il falso dal vero. Al termine di un’indagine rigorosa e documentata, condotta con passione, l’autore apre nuove vie, suggerisce piste dimenticate, formula ipotesi esaltanti al di là delle quali si profila lo scintillare di una luce cercata dall’uomo fin dalla notte dei tempi…

Jean Markale, professore di lettere e filosofia, intellettuale e poeta, è un profondo conoscitore della tradizione e della letteratura celtiche, a cui ha dedicato numerosi saggi, pubblicati con successo in diversi paesi. In Francia è noto peri suoi programmi radiofonici e televisivi sui grandi enigmi della storia.

Calligrafia Giapponese Contemporanea

Calligrafia Giapponese Contemporanea

Autore/i: Autori vari

Editore: Istituto Giapponese di Cultura

traduzione a cura di Irene Iarocci, traduzione del testo di Toba-Chiba Ikuyo a cura di Teresa Ciapparoni La Rocca.

pp. 56, interamente e riccamente illustrato b/n, Roma

Sono molti i giapponesi che pur nella frenetica vita di oggi trovano il piacere, nel tempo libero, di dedicarsi alla calligrafia, intesa come pittura grafica da praticarsi con il pennello e l’inchiostro di China.
È un’arte tradizionale ma tuttora viva e sentita; coniuga la scrittura dei caratteri cinesi e dell’alfabeto giapponese con la poesia e la pittura, evocando talora anche il suono della pronuncia. Si potrebbe definire la quintessenza dell’estetica giapponese.
Le opere esposte in questa mostra fanno parte di un’esposizione curata dallo “Sbodō journal International Culture Promotion” in occasione della Settimana Giapponese nell’ambito delle manifestazioni per “firenze 1986 Capitale Europea della Cultura”.
Si tratta di 40 calligrafie espressamente composte da altrettanti artisti, tra i più famosi oggi in Giappone, proprio per quella occasione. Sono l’espressione di vari stili, da quelli più tradizionali a quelli considerati d’avanguardia.
Abbiamo chiesto all’artista calligrafa giapponese Toba-Chiba Ikuyo, residente da molti anni a Roma, di offrire una breve spiegazione al pubblico italiano e gliene siamo molti riconoscenti.
Desideriamo porgere i nostri sentiti ringraziamenti alla dott.ssa Irene Iarocci che ba tradotto i testi del presente catalogo e ne ba curato il commento, e alla dott.ssa Teresa Ciapparoni La Rocca per la traduzione del testo della signora Toba-Chiba. (Prof. Nishimoto Koji – Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura)

A Tavola con i Romani Antichi

A Tavola con i Romani Antichi

Autore/i: Dosi Antonietta; Schnell François

Editore: Edizioni Quasar

presentazione di Giuseppina Pisani Sartorio, introduzione degli autori.

pp. 352, nn. ill. b/n, Roma

“Dimmi come e che cosa mangi ed io ti dirò chi sei” si potrebbe dire parafrasando un vecchio adagio. La nostra conoscenza dell‘antichità romana rimane spesso monumentale. legata ai grandi eventi della storia e alle opere della letteratura. Ma per penetrare nell’intimità della vita dei Romani antichi e comprendere meglio ciò che hanno realizzato e trasmesso, e necessario soprattutto conoscere la loro arte di vivere e condividere le loro quotidiane preoccupazioni alimentari; in altre parole trovarsi in un certo senso invitati alla loro tavola. «A tavola con i Romani Antichi» risponde per l’originalità della presentazione a precise istanze. Con la vivacità del suo stile, questo studio restituisce vita alle testimonianze letterarie e archeologiche facilitando l’integrazione del lettore nel contesto socio-storico. Senza configurarsi come un’opera specializzata, il libro offre tuttavia una documentazione ricca e precisa.
consentendo a chi lo desideri d’approfondire le sue conoscenze in un campo che oggi attrae l’interesse di un vasto pubblico. Infine propone ricette di antichi piatti romani ancora realizzabili. le quali stanno a dimostrare come, malgrado l’improponibilità di certe stravaganze gastronomiche dei Romani antichi e l’anacronismo di gusti troppo lontani dai nostri, sopravviva in ogni caso una linea di continuità nella storia della cucina dal mondo classico fino ai giorni nostri.

Antonietta Dosi, laureata in lettere classiche all’Università di Milano nel 1954. specializzata in filologia classica presso la stessa Università. titolare di lettere latine e greche nei Licei. e stata professore incaricato di lingua e letteratura italiana nell’Università di Atene; attualmente è direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura presso la Repubblica Araba d’Egitto, sezione di Alessandria. Accanto a volumi e saggi impegnati di filologia e cultura classica vertenti su Menandro (1954). Teofrasto (1960). Quintiliano (1964), Gorgia (1967). Omero (1974). la Dosi è nota per i suoi contributi di letteratura italiana su Calvino (1971), Bacchelli (1972), Petrarca (1975), Michelangelo (1976) ecc. Collabora a giornali e riviste italiani e stranieri. Suoi scritti sono editi anche in lingua greca. Su «Rivista italiana di drammaturgia» (dicembre 1979) ha pubblicato il saggio Diffusione del teatro di Pirandello in Grecia, che fino ad oggi costituisce un unicum nella bibliografia pirandelliana. La Dosi ha vinto il 1 Premio «Silarus». trofeo d’oro (1971) per la saggistica e un Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il complesso dell’attività letteraria.

François Schnell, laureato in lettere presso l’Università di Strasburgo, diplomato in archeologia celtica e gallo-romana, ha dedicato trentacinque anni della sua attività all’azione culturale francese all’estero.
Dopo aver insegnato per otto anni lingua e letteratura francese presso l’Università degli Studi di Trieste, ove è stato vice-direttore dell’lstituto di Lingue Moderne, ha diretto diversi Istituti nell’America Latina e in Europa. E stato vice-direttore dell’Istituto Francese di Atene e per ultimo direttore dell’Istituto Francese di Cracovia. È autore di diverse pubblicazioni. fra cui il saggio filosofico Les Voies de la Destinée (Le Vie del Destino), che nel 1965 ha ottenuto il Premio Letterario della «Société des Ecrivains d’Alsace et de Lorraine».

Il Rapporto Hite

Il Rapporto Hite

Una inchiesta nuova sulla sessualità femminile

Autore/i: Hite Shere

Editore: Casa Editrice Valentino Bompiani

prefazione dell’autrice, traduzione dall’inglese di Mariella Guzzoni.

pp. 528, Milano

3.000 donne, di età tra i 14 e i 78 anni, rispondono a domande di questo genere:

  • Ti piace il rapporto sessuale?
  • Che cosa ti piace e che cosa ti dà fastidio nel rapporto?
  • Il tuo partner conosce i tuoi desideri sessuali e il tuo corpo?
  • Per te è importante toccarsi e dimostrarsi affetto?
  • Fai mai finta di raggiungere l’orgasmo?

 

I Mostri e l’Immaginario

I Mostri e l’Immaginario

Autore/i: Izzi Massimo

Editore: Manilo Basaia Editore

introduzione dell’autore.

pp. , 32 tavv. b/n f.t., Roma

Che cosa ha spinto l’uomo, che nella Natura poteva trovare il più vasto e fantastico campionario di forme insolite, ad immaginare esseri inesistenti? E’ stato il ricordo di mostri preistorici realmente esistiti, o un libero gioco della mente? E, in quest’ultimo caso, perché i mostri dell’immaginazione sono numericamente così ridotti, rispetto alla fantasmagoria degli esseri reali, e così simili tra loro, anche in aree geografiche lontanissime?  E a questi interrogativi che il libro tenta di rispondere, andando a ricercare, dopo aver  dimostrato l’insufficienza delle spiegazioni «razionalistiche», le strutture mentali che soprassiedono all’invenzione dei mostri mitici. Si individuano cosi i processi simbolici e psicologici che incanalano il mostruoso, dall’infinità delle forme possibili, in un numero limitato di categorie, di cui vengono successivamente analizzati gli esempi più famosi. Sfilano cosi davanti ai nostri occhi le evocative immagini della sfinge, della sirena, del drago, e poi ancora l’unicorno, la mandragola, la fenice, il golem, il vampiro e tanti altri, richiamati reciprocamente in una fitta trama di rinvii da un mito all’altro, da una leggenda ad un racconto popolare, da un bestiario medievale alle evanescenti creazioni dei sogni.

Massimo Izzi, romano, nato sotto il segno dello Scorpione, esercita la professione di architetto prevalentemente nel campo dell’urbanistica, tema sul quale ha organizzato anche convegni e mostre. Ha pubblicato, con altri, una «Guida a Trani» di impronta storico-urbanistica. Si occupa da una ventina d’anni di studi inerenti le tematiche dell’immaginazione simbolica, con particolare riferimento al simbolismo animale. Ha tenuto su questi argomenti conferenze e corsi specifici presso diverse istituzioni ed associazioni culturali, e collabora a riviste specializzate. Da più anni lavora ad una monografia sul mito delle sirene, ed ha inoltre in cantiere un «Dizionario bibliografico degli animali fantastici», ed un volume sulle curiosità della zoologia medievale.

 

Predire il Futuro

Predire il Futuro

100 modi per conoscere il proprio destino

Autore/i: Autori vari

Editore: Edizione CDE

traduzione dall’inglese di Maria Grazia Ugolini.

pp. 192, interamente e riccamente illustrato b/n, Milano

L’interesse per i fenomeni collegati alla sfera del paranormale o del soprannaturale è in continuo e crescente aumento e si sta orientando sempre più verso la ricerca e il recupero delle antiche arti divinatorie (cioè di quelle arti sia psichiche che ritualmente magiche alle quali da sempre l’uomo si è affidato per la predizione del proprio futuro), investigandone non solo i significati più intimi e segreti, ma cercando anche di approfondirne quanto più possibile le diverse modalità di applicazione.
Fin dall’antichità più remota tuttavia i metodi divinatori sono stati gelosamente custoditi da sacerdoti, specialisti o esperti dell’occulto, che ne‘ avvolsero pratiche e valori nel più stretto mistero e nella più assoluta segretezza, tanto da renderli totalmente inaccessibili e impenetrabili alla più vasta area dei profani e dei non iniziati.
In quest’opera si vuole invece affrontare un argomento tanto complesso e ampio per ridurlo a un livello di facile e agevole comprensibilità, senza sacrificare mai né la profondità dell’analisi né il controllo scrupoloso delle fonti.
Di ogni arte divinatoria antica o più recente vengono esaminate sia le origini sia i contenuti e le motivazioni più profonde e ogni capitolo analizza e riporta con straordinaria ricchezza di particolari tutti i metodi di predizione e lettura del futuro utilizzati dall’umanità a partire dalla lontana notte dei tempi fino ai giorni nostri.
Le illustrazioni, i diagrammi e le tabelle esplicative che accompagnano il testo offrono infine all’opera una vesta iconografica unica e straordinariamente esauriente che permetterà, a chiunque lo desideri, di applicare anche in prima persona, con grande precisione e semplicità, le varie tecniche esposte, in armonia con quello che è uno degli scopi principali del testo, che si propone di promuovere e incoraggiare con equilibrio e correttezza una positiva e competente conoscenza del mondo affascinante e misterioso delle scienze esoteriche.

Il Mondo dei Fenici

Il Mondo dei Fenici

Autore/i: Moscati Sabatino

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, prefazione e introduzione dell’autore.

pp. 502, 129 tavv. a colori e b/n, Milano

I Fenici sono, tra i popoli dell’antichità, uno di quelli che maggiormente attraggono la nostra attenzione e fanno presa sulla nostra immaginazione. Già cantati da Omero come audaci naviganti e trasmigratori, percorsero con le loro flotte tutto il Mediterraneo, lo costellarono di basi commerciali, lo superarono spingendosi fin oltre le colonne d’Ercole, sulle rive atlantiche. Eredi di antichissime civiltà orientali, inventarono e propagarono l’alfabeto, offrendo così ai popoli il più potente strumento per tramandare le proprie vicende, eternare il proprio ricordo, consegnare in forme più stabili, e perciò più elaborate e profonde, il proprio pensiero. Fondatori di importanti colonie in Africa, Sicilia, Sardegna, Spagna, diedero vita con una di esse, Cartagine, alla maggior potenza navale dell’età antica, il cui gigantesco scontro con Roma condizionò tutta la nostra storia. Ma se le eccezionali qualità dei Fenici apparvero presto in piena luce, se la loro presenza e rinomanza si affermarono da un capo all’altro del Mediterraneo, ben poco era stato fatto finora per definire i caratteri propri e distintivi della loro civiltà, i tempi e i modi della sua affermazione, le sue persistenze e sviluppi nell’immensa diaspora del piccolo popolo. Tali, in succinto, i problemi e le domande che Sabatino Moscati affronta nel presente libro. Dopo avere diretto negli anni recentissimi una serie di missioni archeologiche, egli sosta ora a raccogliere organicamente i dati delle sue e delle altrui scoperte; definisce il sorgere di quella civiltà in Oriente e ne indaga le componenti essenziali; ne esamina la diffusione in Africa e specialmente a Cartagine, mostrando la permanenza di elementi ereditari notevolissimi nella storia e nell’arte della metropoli africana; estende infine la trattazione al mondo delle colonie ponendo in evidenza gli elementi storici, religiosi, artistici per cui le colonie stesse s’inseriscono a buon diritto nel «mondo dei Fenici».

Sabatino Moscati è professore ordinario nell’Università di Roma, socio dell’ Accademia Nazionale dei Lincei e della Pontificia Accademia di Archeologia. Ha insegnato come visiting professor nella Pacific School of Religion (California) e nella University of Wales. Ha tenuto serie di lezioni e conferenze in molte Università di Europa, Asia e America. È vicepresidente onorario della Oriental Society e della Afro-Asian Society. Nel 1964 gli è stato conferito il Premio Nazionale del Presidente della Repubblica per le Scienze morali, storiche e filologiche. Come direttore dell’Istituto di Studi del Vicino Oriente ha organizzato, negli ultimi anni, varie missioni archeologiche italiane: in Palestina, dove è stata posta in luce la cittadella dei re di Giuda a Ramat Rahel; in Siria, dove è emersa la grande città di Tell Mardikh; in Sardegna, dove è stata scoperta la città punica di Monte Sirai; in Sicilia, dove sono affiorate le stele sacrificali del luogo sacro di Mozia; a Malta, dove si sono individuati il celebre tempio di Giunone e i resti paleocristiani a San Paolo. Tra i suoi libri e memorie, oltre il volume Antichi imperi d’Oriente (Coll. « Il Portolano» n. 8 – « Il Saggiatore » Milano la ed. 1963) vanno specialmente ricordati: L’epigrafia ebraica antica (Roma 1951); L’Oriente Antico (Milano 1952); Preistoria e storia del consonantismo ebraico antico (Roma 1954); Oriente in nuova luce (Firenze 1954); I predecessori di Israele (Roma 1956); Il profilo dell’Oriente mediterraneo (Torino 1956; traduzioni inglese, francese, tedesca); Le antiche civiltà semitiche (Bari 1958; traduzioni inglese, francese, tedesca, spagnola, svedese, polacca); The Semites in Ancient History (Cardiff 1959); Scoprendo l’antico Oriente (Bari 1962); Historical Art in the Ancient Near Bast (Roma 1963); An Introduction to the Comparative Grammar of the Semitic Languages (Wiesbaden 1964); Archeologia mediterranea (Milano 1966).

 

Impronte degli Dei

Impronte degli Dei

Alla ricerca dell’inizio e della fine

Autore/i: Hancock Graham

Editore: Edizioni Corbaccio

fotografie di Santha Faiia, traduzione dall’originale inglese di Eva Kampmann.

pp. 688, 73 tavv. b/n f.t., ill. b/n, Milano

«Tutti i segnali provenienti dalle antiche civiltà che ho studiato suggeriscono che le catastrofi fisiche che nel passato hanno stravolto la configurazione della Terra erano intimamente connesse con il comportamento dell’uomo. Se passiamo la vita a perseguire il benessere e il successo perdiamo l’opportunità di imparare a crescere e a progredire. E per questo pagheremo un prezzo altissimo. E’ questo il messaggio fondamentale che ci hanno lasciato le civiltà scomparse.» L’autore intraprende una ricerca ad ampio raggio per mettere insieme i pezzi dell’enorme e misterioso puzzle della dimenticata preistoria dell’umanità. Nelle antiche rovine di diverse popolazioni, come la Grande Sfinge d’Egitto, i misteriosi templi Andini di Tiahuanaco e le maestose piramidi del Sole e della Luna del Messico, vengono alla luce non solo le chiare impronte di un popolo sconosciuto che prosperò durante l’ultima glaciazione, ma anche i segni di un’intelligenza superiore, in possesso di sofisticate tecnologie e dettagliate conoscenze scientifiche sulle ere cosmiche prima di qualunque civiltà conosciuta. Mettendo insieme i miti e le leggende universali che contengono la maggior parte delle testimonianze preistoriche in nostro possesso, Hancock scopre tracce di uno specifico linguaggio scientifico decodificando i risultati di millenni di accurate osservazioni astronomiche. Con lo studio di antiche mappe che mostrano come fosse la conformazione della Terra 12.000 anni fa mette in evidenza il livello di precisione con cui erano state realizzate, eguagliato dai nostri cartografi solo nel XIX secolo. Hancock in fine utilizza le tecniche più evolute e sofisticate di geologia e astronomia per dimostrare che la datazione convenzionalmente accettata di numerosi siti archeologici di eccezionale rilevanza potrebbe non essere corretta e che essi debbano essere considerati molto più antichi di quanto sia stato  finora supposto. Le straordinarie scoperte di Hancock formano il nucleo di ciò che può essere una rivoluzione, un cambiamento drammatico e irreversibile nel modo di comprendere il nostro passato e di conseguenza noi stessi. Ma c’è di più, una premonizione probabilmente. Alcuni dei punti più allarmanti riguardano il tipo e l’intensità della catastrofe planetaria che deve essersi verificata per aver potuto distruggere quasi tutte le tracce di una grande civiltà. Le prove di una simile catastrofe, insieme a quelle di molti altri eventi, sembrano essere sorprendentemente schiaccianti.

Graham Hancock è nato a Edimburgo nel 1950. Giornalista, laureato in sociologia, e stato” corrispondente dall’Africa delle più prestigiose testate britanniche. Ha curato numerose pubblicazioni di carattere naturalistico e scientifico. Tra i suoi libri si ricorda Il mistero del Santo Graal e, di recentissima pubblicazione da Corbaccio e già un successo, Custode della Genesi scritto insieme a Robert Bauval. Impronte degli dei ha già superato le 200.000 copie.

 

Storia e Civiltà degli Etruschi

Storia e Civiltà degli Etruschi

Origine apogeo decadenza di un grande popolo dell’Italia antica

Autore/i: Staccioli Romolo A.

Editore: Newton Compton Editori

prefazione, introduzione e premessa dell’autore.

pp. 400, nn. ill. b/n, Roma

Dalla prefazione dell’autore:
“Il mondo degli Etruschi è parte integrante della più ampia realtà dell’Italia antica e di tutto il mondo mediterraneo. In quella realtà s’inserisce perfettamente come in un naturale contesto e da essa trae luce mentre contribuisce, a sua volta, ad illuminarla.  Dovrebbe essere, questa, un ’osservazione ovvia e scontata. Eppure non lo è. Sotto certi aspetti non lo era, fino a qualche tempo fa, nemmeno per la scienza ufficiale che considerava l’esperienza etrusca quanto meno modesta e secondaria, appartata e provinciale, rispetto alle altre grandi esperienze storiche dell’antichità e soprattutto a quella greca. Ma non lo è, ancora oggi, per l’opinione corrente che ostina a considerare il mondo degli Etruschi come qualcosa di «diverso», di avulso e persino di contrapposto al resto del mondo che gli fu contemporaneo. A questa assurda idea d’isolamento risalgono, almeno in parte, le visioni semplicistiche e le ricostruzioni fantasiose, volta a volta esaltatrici e riduttive, che hanno creato artificiose questioni o ingigantito problemi reali e che hanno indotto ad affrontare le une e gli altri in modo astratto se non addirittura fantastico. Ma essa è, manifestamente, antistorica e antiscientifica. E non vale constatare come anche agli occhi degli antichi il popolo etrusco sia apparso (per dirla con Dionigi d’Alicarnasso) «né simile per lingua né simile per costumi» agli altri popoli del mondo classico.  Le impressioni – e perplessità – degli antichi, riflesse nell’erudizione del passato e nel dilettantismo dei moderni, possono essere comprese e spiegate. Esse hanno anche un fondo di verità ma non c’è alcuna ragione che siano acriticamente perpetuate. Sicché quello dell’«isolamento» del mondo etrusco non è altro che un luogo comune, un pregiudizio di fondo dal quale occorre liberarsi in via preliminare.[…]”