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La Leggenda Nera dei Templari

La Leggenda Nera dei Templari

Autore/i: Frale Barbara

Editore: Editori Laterza

copia firmata dell’autrice.

pp. 232, cartine b/n, Bari

La storia di un mito può essere ancora più interessante della storia che il mito racconta… Soprattutto se la storia è quella leggendaria dei Templari…
Nell’anno 1099 i crociati venuti dall’Occidente conquistano Gerusalemme e fondano un regno cristiano nella Città Santa. Pochi anni dopo il re di Gerusalemme patrocina la formazione di una milizia religiosa, un corpo di combattenti che dovranno difendere i pellegrini in viaggio verso i luoghi santi e sposta il quartier generale di questo corpo scelto presso il luogo più carismatico di Gerusalemme: le rovine del Tempio del Signore, quello edificato duemila anni prima da re Salomone con l’aiuto del leggendario architetto fenicio Hiram.
Circonfuso da un’aura di leggenda sin dalle sue origini, l’ordine dei Templari conosce un’espansione incredibile che lo porta a diventare una vastissima multinazionale finalizzata alla difesa della Terrasanta. I Templari non sono soltanto gloriosi combattenti, sono anche abilissimi banchieri che gestiscono la tesoreria di vari regni cristiani. Il loro successo incrementa la leggenda che li circonda, e quando nel 1307 il re di Francia Filippo IV detto il Bello li accuserà di eresia con l’aiuto dell’Inquisizione, la storia si tingerà di toni oscuri.
Sciolto da papa Clemente V nel 1312, l’ordine dei Templari non avrebbe mai smesso di affascinare il mondo e di vivere nella leggenda postuma, rinnovandosi nei secoli in forme diverse, fino alle pagine de Il codice da Vinci di Dan Brown. Ma cosa ha permesso a questo mito di non estinguersi, anzi di trarre forza dal trascorrere del tempo accrescendosi di dettagli nuovi?

Barbara Frale, storica del Medioevo ed esperta di documenti antichi, è Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano. Ha collaborato con vari quotidiani ed emittenti televisive italiane ed estere per la realizzazione di servizi e documentari storici. Tra le sue più recenti pubblicazioni: La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino 2009); Il principe e il pescatore. Pio XII, il nazismo e la tomba di San Pietro (Mondadori 2011); La lingua segreta degli dei (Mondadori 2012); L’inganno del gran rifiuto. La vera storia di Celestino V, papa dimissionario (UTET 2013); Andare per la Roma dei Templari (Il Mulino 2014); Crimine di Stato. La diffamazione dei Templari (Giunti 2014); La guerra di Francesco. Gioventù di un santo ribelle (UTET 2016).

 

Santi o Eretici l’Enigma dei Catari

Santi o Eretici l’Enigma dei Catari

Una storia persa nel tempo finalmente svelata

Autore/i: Markale Jean

Editore: Sperling & Kupfer Editori

traduzione di Alberto Di Bello.

pp. 222, tavv. b/n f.t., 1 cartina b/n f.t., Milano

Il castello di Montségur, «nido d’aquila verso cui convergono tutte le nubi del mondo», incastonato nei Pirenei, fu il teatro, nel 1244, di un rogo in cui morirono duecentocinque catari, condannati da inquisitori decisi a stroncare l’eresia.
Le fiamme di quel rogo illuminano ancor oggi una delle pagine più sanguinarie della storia francese, ma anche la cattiva coscienza dell’umanità, evocando i fantasmi del fanatismo e dell’intolleranza. Ma sono sufficienti i motivi politici e religiosi per spiegare questa accanita persecuzione, oppure qualcosa di diverso serpeggia in tanta spietata perseveranza? Chi erano i catari? Perché si erano rifugiati nel cuore di una strana regione circondata da valli profonde e da cime bruciate dal sole? Quale tesoro cercavano disperatamente di salvare? In questo libro arricchito da un suggestivo inserto fotografico -, punto di partenza di un affascinante itinerario attraverso i sinuosi sentieri della Francia segreta, Jean Markale cerca di dare una risposta a queste domande, separando il falso dal vero. Al termine di un’indagine rigorosa e documentata, condotta con passione, l’autore apre nuove vie, suggerisce piste dimenticate, formula ipotesi esaltanti al di là delle quali si profila lo scintillare di una luce cercata dall’uomo fin dalla notte dei tempi…

Jean Markale, professore di lettere e filosofia, intellettuale e poeta, è un profondo conoscitore della tradizione e della letteratura celtiche, a cui ha dedicato numerosi saggi, pubblicati con successo in diversi paesi. In Francia è noto peri suoi programmi radiofonici e televisivi sui grandi enigmi della storia.

Calligrafia Giapponese Contemporanea

Calligrafia Giapponese Contemporanea

Autore/i: Autori vari

Editore: Istituto Giapponese di Cultura

traduzione a cura di Irene Iarocci, traduzione del testo di Toba-Chiba Ikuyo a cura di Teresa Ciapparoni La Rocca.

pp. 56, interamente e riccamente illustrato b/n, Roma

Sono molti i giapponesi che pur nella frenetica vita di oggi trovano il piacere, nel tempo libero, di dedicarsi alla calligrafia, intesa come pittura grafica da praticarsi con il pennello e l’inchiostro di China.
È un’arte tradizionale ma tuttora viva e sentita; coniuga la scrittura dei caratteri cinesi e dell’alfabeto giapponese con la poesia e la pittura, evocando talora anche il suono della pronuncia. Si potrebbe definire la quintessenza dell’estetica giapponese.
Le opere esposte in questa mostra fanno parte di un’esposizione curata dallo “Sbodō journal International Culture Promotion” in occasione della Settimana Giapponese nell’ambito delle manifestazioni per “firenze 1986 Capitale Europea della Cultura”.
Si tratta di 40 calligrafie espressamente composte da altrettanti artisti, tra i più famosi oggi in Giappone, proprio per quella occasione. Sono l’espressione di vari stili, da quelli più tradizionali a quelli considerati d’avanguardia.
Abbiamo chiesto all’artista calligrafa giapponese Toba-Chiba Ikuyo, residente da molti anni a Roma, di offrire una breve spiegazione al pubblico italiano e gliene siamo molti riconoscenti.
Desideriamo porgere i nostri sentiti ringraziamenti alla dott.ssa Irene Iarocci che ba tradotto i testi del presente catalogo e ne ba curato il commento, e alla dott.ssa Teresa Ciapparoni La Rocca per la traduzione del testo della signora Toba-Chiba. (Prof. Nishimoto Koji – Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura)

A Tavola con i Romani Antichi

A Tavola con i Romani Antichi

Autore/i: Dosi Antonietta; Schnell François

Editore: Edizioni Quasar

presentazione di Giuseppina Pisani Sartorio, introduzione degli autori.

pp. 352, nn. ill. b/n, Roma

“Dimmi come e che cosa mangi ed io ti dirò chi sei” si potrebbe dire parafrasando un vecchio adagio. La nostra conoscenza dell‘antichità romana rimane spesso monumentale. legata ai grandi eventi della storia e alle opere della letteratura. Ma per penetrare nell’intimità della vita dei Romani antichi e comprendere meglio ciò che hanno realizzato e trasmesso, e necessario soprattutto conoscere la loro arte di vivere e condividere le loro quotidiane preoccupazioni alimentari; in altre parole trovarsi in un certo senso invitati alla loro tavola. «A tavola con i Romani Antichi» risponde per l’originalità della presentazione a precise istanze. Con la vivacità del suo stile, questo studio restituisce vita alle testimonianze letterarie e archeologiche facilitando l’integrazione del lettore nel contesto socio-storico. Senza configurarsi come un’opera specializzata, il libro offre tuttavia una documentazione ricca e precisa.
consentendo a chi lo desideri d’approfondire le sue conoscenze in un campo che oggi attrae l’interesse di un vasto pubblico. Infine propone ricette di antichi piatti romani ancora realizzabili. le quali stanno a dimostrare come, malgrado l’improponibilità di certe stravaganze gastronomiche dei Romani antichi e l’anacronismo di gusti troppo lontani dai nostri, sopravviva in ogni caso una linea di continuità nella storia della cucina dal mondo classico fino ai giorni nostri.

Antonietta Dosi, laureata in lettere classiche all’Università di Milano nel 1954. specializzata in filologia classica presso la stessa Università. titolare di lettere latine e greche nei Licei. e stata professore incaricato di lingua e letteratura italiana nell’Università di Atene; attualmente è direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura presso la Repubblica Araba d’Egitto, sezione di Alessandria. Accanto a volumi e saggi impegnati di filologia e cultura classica vertenti su Menandro (1954). Teofrasto (1960). Quintiliano (1964), Gorgia (1967). Omero (1974). la Dosi è nota per i suoi contributi di letteratura italiana su Calvino (1971), Bacchelli (1972), Petrarca (1975), Michelangelo (1976) ecc. Collabora a giornali e riviste italiani e stranieri. Suoi scritti sono editi anche in lingua greca. Su «Rivista italiana di drammaturgia» (dicembre 1979) ha pubblicato il saggio Diffusione del teatro di Pirandello in Grecia, che fino ad oggi costituisce un unicum nella bibliografia pirandelliana. La Dosi ha vinto il 1 Premio «Silarus». trofeo d’oro (1971) per la saggistica e un Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il complesso dell’attività letteraria.

François Schnell, laureato in lettere presso l’Università di Strasburgo, diplomato in archeologia celtica e gallo-romana, ha dedicato trentacinque anni della sua attività all’azione culturale francese all’estero.
Dopo aver insegnato per otto anni lingua e letteratura francese presso l’Università degli Studi di Trieste, ove è stato vice-direttore dell’lstituto di Lingue Moderne, ha diretto diversi Istituti nell’America Latina e in Europa. E stato vice-direttore dell’Istituto Francese di Atene e per ultimo direttore dell’Istituto Francese di Cracovia. È autore di diverse pubblicazioni. fra cui il saggio filosofico Les Voies de la Destinée (Le Vie del Destino), che nel 1965 ha ottenuto il Premio Letterario della «Société des Ecrivains d’Alsace et de Lorraine».

Il Rapporto Hite

Il Rapporto Hite

Una inchiesta nuova sulla sessualità femminile

Autore/i: Hite Shere

Editore: Casa Editrice Valentino Bompiani

prefazione dell’autrice, traduzione dall’inglese di Mariella Guzzoni.

pp. 528, Milano

3.000 donne, di età tra i 14 e i 78 anni, rispondono a domande di questo genere:

  • Ti piace il rapporto sessuale?
  • Che cosa ti piace e che cosa ti dà fastidio nel rapporto?
  • Il tuo partner conosce i tuoi desideri sessuali e il tuo corpo?
  • Per te è importante toccarsi e dimostrarsi affetto?
  • Fai mai finta di raggiungere l’orgasmo?

 

I Mostri e l’Immaginario

I Mostri e l’Immaginario

Autore/i: Izzi Massimo

Editore: Manilo Basaia Editore

introduzione dell’autore.

pp. , 32 tavv. b/n f.t., Roma

Che cosa ha spinto l’uomo, che nella Natura poteva trovare il più vasto e fantastico campionario di forme insolite, ad immaginare esseri inesistenti? E’ stato il ricordo di mostri preistorici realmente esistiti, o un libero gioco della mente? E, in quest’ultimo caso, perché i mostri dell’immaginazione sono numericamente così ridotti, rispetto alla fantasmagoria degli esseri reali, e così simili tra loro, anche in aree geografiche lontanissime?  E a questi interrogativi che il libro tenta di rispondere, andando a ricercare, dopo aver  dimostrato l’insufficienza delle spiegazioni «razionalistiche», le strutture mentali che soprassiedono all’invenzione dei mostri mitici. Si individuano cosi i processi simbolici e psicologici che incanalano il mostruoso, dall’infinità delle forme possibili, in un numero limitato di categorie, di cui vengono successivamente analizzati gli esempi più famosi. Sfilano cosi davanti ai nostri occhi le evocative immagini della sfinge, della sirena, del drago, e poi ancora l’unicorno, la mandragola, la fenice, il golem, il vampiro e tanti altri, richiamati reciprocamente in una fitta trama di rinvii da un mito all’altro, da una leggenda ad un racconto popolare, da un bestiario medievale alle evanescenti creazioni dei sogni.

Massimo Izzi, romano, nato sotto il segno dello Scorpione, esercita la professione di architetto prevalentemente nel campo dell’urbanistica, tema sul quale ha organizzato anche convegni e mostre. Ha pubblicato, con altri, una «Guida a Trani» di impronta storico-urbanistica. Si occupa da una ventina d’anni di studi inerenti le tematiche dell’immaginazione simbolica, con particolare riferimento al simbolismo animale. Ha tenuto su questi argomenti conferenze e corsi specifici presso diverse istituzioni ed associazioni culturali, e collabora a riviste specializzate. Da più anni lavora ad una monografia sul mito delle sirene, ed ha inoltre in cantiere un «Dizionario bibliografico degli animali fantastici», ed un volume sulle curiosità della zoologia medievale.

 

Predire il Futuro

Predire il Futuro

100 modi per conoscere il proprio destino

Autore/i: Autori vari

Editore: Edizione CDE

traduzione dall’inglese di Maria Grazia Ugolini.

pp. 192, interamente e riccamente illustrato b/n, Milano

L’interesse per i fenomeni collegati alla sfera del paranormale o del soprannaturale è in continuo e crescente aumento e si sta orientando sempre più verso la ricerca e il recupero delle antiche arti divinatorie (cioè di quelle arti sia psichiche che ritualmente magiche alle quali da sempre l’uomo si è affidato per la predizione del proprio futuro), investigandone non solo i significati più intimi e segreti, ma cercando anche di approfondirne quanto più possibile le diverse modalità di applicazione.
Fin dall’antichità più remota tuttavia i metodi divinatori sono stati gelosamente custoditi da sacerdoti, specialisti o esperti dell’occulto, che ne‘ avvolsero pratiche e valori nel più stretto mistero e nella più assoluta segretezza, tanto da renderli totalmente inaccessibili e impenetrabili alla più vasta area dei profani e dei non iniziati.
In quest’opera si vuole invece affrontare un argomento tanto complesso e ampio per ridurlo a un livello di facile e agevole comprensibilità, senza sacrificare mai né la profondità dell’analisi né il controllo scrupoloso delle fonti.
Di ogni arte divinatoria antica o più recente vengono esaminate sia le origini sia i contenuti e le motivazioni più profonde e ogni capitolo analizza e riporta con straordinaria ricchezza di particolari tutti i metodi di predizione e lettura del futuro utilizzati dall’umanità a partire dalla lontana notte dei tempi fino ai giorni nostri.
Le illustrazioni, i diagrammi e le tabelle esplicative che accompagnano il testo offrono infine all’opera una vesta iconografica unica e straordinariamente esauriente che permetterà, a chiunque lo desideri, di applicare anche in prima persona, con grande precisione e semplicità, le varie tecniche esposte, in armonia con quello che è uno degli scopi principali del testo, che si propone di promuovere e incoraggiare con equilibrio e correttezza una positiva e competente conoscenza del mondo affascinante e misterioso delle scienze esoteriche.

Il Mondo dei Fenici

Il Mondo dei Fenici

Autore/i: Moscati Sabatino

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, prefazione e introduzione dell’autore.

pp. 502, 129 tavv. a colori e b/n, Milano

I Fenici sono, tra i popoli dell’antichità, uno di quelli che maggiormente attraggono la nostra attenzione e fanno presa sulla nostra immaginazione. Già cantati da Omero come audaci naviganti e trasmigratori, percorsero con le loro flotte tutto il Mediterraneo, lo costellarono di basi commerciali, lo superarono spingendosi fin oltre le colonne d’Ercole, sulle rive atlantiche. Eredi di antichissime civiltà orientali, inventarono e propagarono l’alfabeto, offrendo così ai popoli il più potente strumento per tramandare le proprie vicende, eternare il proprio ricordo, consegnare in forme più stabili, e perciò più elaborate e profonde, il proprio pensiero. Fondatori di importanti colonie in Africa, Sicilia, Sardegna, Spagna, diedero vita con una di esse, Cartagine, alla maggior potenza navale dell’età antica, il cui gigantesco scontro con Roma condizionò tutta la nostra storia. Ma se le eccezionali qualità dei Fenici apparvero presto in piena luce, se la loro presenza e rinomanza si affermarono da un capo all’altro del Mediterraneo, ben poco era stato fatto finora per definire i caratteri propri e distintivi della loro civiltà, i tempi e i modi della sua affermazione, le sue persistenze e sviluppi nell’immensa diaspora del piccolo popolo. Tali, in succinto, i problemi e le domande che Sabatino Moscati affronta nel presente libro. Dopo avere diretto negli anni recentissimi una serie di missioni archeologiche, egli sosta ora a raccogliere organicamente i dati delle sue e delle altrui scoperte; definisce il sorgere di quella civiltà in Oriente e ne indaga le componenti essenziali; ne esamina la diffusione in Africa e specialmente a Cartagine, mostrando la permanenza di elementi ereditari notevolissimi nella storia e nell’arte della metropoli africana; estende infine la trattazione al mondo delle colonie ponendo in evidenza gli elementi storici, religiosi, artistici per cui le colonie stesse s’inseriscono a buon diritto nel «mondo dei Fenici».

Sabatino Moscati è professore ordinario nell’Università di Roma, socio dell’ Accademia Nazionale dei Lincei e della Pontificia Accademia di Archeologia. Ha insegnato come visiting professor nella Pacific School of Religion (California) e nella University of Wales. Ha tenuto serie di lezioni e conferenze in molte Università di Europa, Asia e America. È vicepresidente onorario della Oriental Society e della Afro-Asian Society. Nel 1964 gli è stato conferito il Premio Nazionale del Presidente della Repubblica per le Scienze morali, storiche e filologiche. Come direttore dell’Istituto di Studi del Vicino Oriente ha organizzato, negli ultimi anni, varie missioni archeologiche italiane: in Palestina, dove è stata posta in luce la cittadella dei re di Giuda a Ramat Rahel; in Siria, dove è emersa la grande città di Tell Mardikh; in Sardegna, dove è stata scoperta la città punica di Monte Sirai; in Sicilia, dove sono affiorate le stele sacrificali del luogo sacro di Mozia; a Malta, dove si sono individuati il celebre tempio di Giunone e i resti paleocristiani a San Paolo. Tra i suoi libri e memorie, oltre il volume Antichi imperi d’Oriente (Coll. « Il Portolano» n. 8 – « Il Saggiatore » Milano la ed. 1963) vanno specialmente ricordati: L’epigrafia ebraica antica (Roma 1951); L’Oriente Antico (Milano 1952); Preistoria e storia del consonantismo ebraico antico (Roma 1954); Oriente in nuova luce (Firenze 1954); I predecessori di Israele (Roma 1956); Il profilo dell’Oriente mediterraneo (Torino 1956; traduzioni inglese, francese, tedesca); Le antiche civiltà semitiche (Bari 1958; traduzioni inglese, francese, tedesca, spagnola, svedese, polacca); The Semites in Ancient History (Cardiff 1959); Scoprendo l’antico Oriente (Bari 1962); Historical Art in the Ancient Near Bast (Roma 1963); An Introduction to the Comparative Grammar of the Semitic Languages (Wiesbaden 1964); Archeologia mediterranea (Milano 1966).

 

Impronte degli Dei

Impronte degli Dei

Alla ricerca dell’inizio e della fine

Autore/i: Hancock Graham

Editore: Edizioni Corbaccio

fotografie di Santha Faiia, traduzione dall’originale inglese di Eva Kampmann.

pp. 688, 73 tavv. b/n f.t., ill. b/n, Milano

«Tutti i segnali provenienti dalle antiche civiltà che ho studiato suggeriscono che le catastrofi fisiche che nel passato hanno stravolto la configurazione della Terra erano intimamente connesse con il comportamento dell’uomo. Se passiamo la vita a perseguire il benessere e il successo perdiamo l’opportunità di imparare a crescere e a progredire. E per questo pagheremo un prezzo altissimo. E’ questo il messaggio fondamentale che ci hanno lasciato le civiltà scomparse.» L’autore intraprende una ricerca ad ampio raggio per mettere insieme i pezzi dell’enorme e misterioso puzzle della dimenticata preistoria dell’umanità. Nelle antiche rovine di diverse popolazioni, come la Grande Sfinge d’Egitto, i misteriosi templi Andini di Tiahuanaco e le maestose piramidi del Sole e della Luna del Messico, vengono alla luce non solo le chiare impronte di un popolo sconosciuto che prosperò durante l’ultima glaciazione, ma anche i segni di un’intelligenza superiore, in possesso di sofisticate tecnologie e dettagliate conoscenze scientifiche sulle ere cosmiche prima di qualunque civiltà conosciuta. Mettendo insieme i miti e le leggende universali che contengono la maggior parte delle testimonianze preistoriche in nostro possesso, Hancock scopre tracce di uno specifico linguaggio scientifico decodificando i risultati di millenni di accurate osservazioni astronomiche. Con lo studio di antiche mappe che mostrano come fosse la conformazione della Terra 12.000 anni fa mette in evidenza il livello di precisione con cui erano state realizzate, eguagliato dai nostri cartografi solo nel XIX secolo. Hancock in fine utilizza le tecniche più evolute e sofisticate di geologia e astronomia per dimostrare che la datazione convenzionalmente accettata di numerosi siti archeologici di eccezionale rilevanza potrebbe non essere corretta e che essi debbano essere considerati molto più antichi di quanto sia stato  finora supposto. Le straordinarie scoperte di Hancock formano il nucleo di ciò che può essere una rivoluzione, un cambiamento drammatico e irreversibile nel modo di comprendere il nostro passato e di conseguenza noi stessi. Ma c’è di più, una premonizione probabilmente. Alcuni dei punti più allarmanti riguardano il tipo e l’intensità della catastrofe planetaria che deve essersi verificata per aver potuto distruggere quasi tutte le tracce di una grande civiltà. Le prove di una simile catastrofe, insieme a quelle di molti altri eventi, sembrano essere sorprendentemente schiaccianti.

Graham Hancock è nato a Edimburgo nel 1950. Giornalista, laureato in sociologia, e stato” corrispondente dall’Africa delle più prestigiose testate britanniche. Ha curato numerose pubblicazioni di carattere naturalistico e scientifico. Tra i suoi libri si ricorda Il mistero del Santo Graal e, di recentissima pubblicazione da Corbaccio e già un successo, Custode della Genesi scritto insieme a Robert Bauval. Impronte degli dei ha già superato le 200.000 copie.

 

Storia e Civiltà degli Etruschi

Storia e Civiltà degli Etruschi

Origine apogeo decadenza di un grande popolo dell’Italia antica

Autore/i: Staccioli Romolo A.

Editore: Newton Compton Editori

prefazione, introduzione e premessa dell’autore.

pp. 400, nn. ill. b/n, Roma

Dalla prefazione dell’autore:
“Il mondo degli Etruschi è parte integrante della più ampia realtà dell’Italia antica e di tutto il mondo mediterraneo. In quella realtà s’inserisce perfettamente come in un naturale contesto e da essa trae luce mentre contribuisce, a sua volta, ad illuminarla.  Dovrebbe essere, questa, un ’osservazione ovvia e scontata. Eppure non lo è. Sotto certi aspetti non lo era, fino a qualche tempo fa, nemmeno per la scienza ufficiale che considerava l’esperienza etrusca quanto meno modesta e secondaria, appartata e provinciale, rispetto alle altre grandi esperienze storiche dell’antichità e soprattutto a quella greca. Ma non lo è, ancora oggi, per l’opinione corrente che ostina a considerare il mondo degli Etruschi come qualcosa di «diverso», di avulso e persino di contrapposto al resto del mondo che gli fu contemporaneo. A questa assurda idea d’isolamento risalgono, almeno in parte, le visioni semplicistiche e le ricostruzioni fantasiose, volta a volta esaltatrici e riduttive, che hanno creato artificiose questioni o ingigantito problemi reali e che hanno indotto ad affrontare le une e gli altri in modo astratto se non addirittura fantastico. Ma essa è, manifestamente, antistorica e antiscientifica. E non vale constatare come anche agli occhi degli antichi il popolo etrusco sia apparso (per dirla con Dionigi d’Alicarnasso) «né simile per lingua né simile per costumi» agli altri popoli del mondo classico.  Le impressioni – e perplessità – degli antichi, riflesse nell’erudizione del passato e nel dilettantismo dei moderni, possono essere comprese e spiegate. Esse hanno anche un fondo di verità ma non c’è alcuna ragione che siano acriticamente perpetuate. Sicché quello dell’«isolamento» del mondo etrusco non è altro che un luogo comune, un pregiudizio di fondo dal quale occorre liberarsi in via preliminare.[…]”

L’Egitto dei Grandi Faraoni

L’Egitto dei Grandi Faraoni

Autore/i: Jacq Christian

Editore: Mondadori

introduzione dell’autore, traduzione di Alessandra Benabbi.

pp. 316, nn. tavv. b/n f.t., 1 cartina b/n f.t., Milano

Il segreto della civiltà egizia, dai suoi remotissimi albori all’epoca tolemaica, è racchiuso nella grandezza della sua figura regale rimasta immutata nei millenni: il faraone. Dotato di poteri magici, anello di congiunzione fra la terra e il cielo, egli aveva il compito di sconfiggere le tenebre, di impedire al caos di prendere il sopravvento e di mantenere così, l’equilibrio cosmico. Non era dunque una semplice autorità politica, ma un re-dio, una personalità sacra, garante dell’armonia fra gli uomini e le forze sovrannaturali. Ora Christian Jacq, attraverso l’analisi di diverse testimonianze, ci permette di seguire le tracce dei trecentocinquanta sovrani che hanno costituito l’anima della storia egizia: da Cheope e Chefren ai leggendari Tutankhamon e Ramses II. Fino all’indecifrabile e intrigante figura di Cleopatra, su cui si chiude, con una nota di mistero, il racconto millenario di Jacq.

Christian Jacq, egittologo, saggista e romanziere, ha riscosso in Francia straordinario successo con i suoi libri sull’antico Egitto. I suoi romanzi (Il figlio della luce, La dimora millenaria, La battaglia di Qadesh, La regina di Abu Simbel, L’ultimo nemico, Il faraone nero, L’inferno del giudice, Il testamento degli dèi, Il ladro di ombre, Salomone.
Il tempio segreto) e i suoi saggi (Le donne dei faraoni, Il mondo magico dell’antico Egitto, La sposa Nefertiti, L’insegnamento del saggio egizio Ptahhotep, Il segreto della cattedrale), pubblicati da Mondadori fra il 1997 e il 1999, sono tutti diventati dei best seller.

Storia Sociale della Musica

Storia Sociale della Musica

Autore/i: Raynor Henry

Editore: Il Saggiatore

prefazione di Ettore Napoli, introduzione dell’autore, traduzione di Cristina Petri e Ettore Napoli.

pp. XII-702, Milano

Dall’Introdnzione di Henry Raynor:
«Questo libro è un tentativo di colmare il vuoto esistente tra la tradizionale e indispensabile storia della musica, interessata alle trasformazioni degli stili musicali, e la storia generale del mondo nel quale i compositori hanno agito.
Haydn è morto nel 1809, dopo una vita trascorsa all’interno di un sistema rimasto immutato sin da quando alla musica era stata riconosciuta una necessità sociale: Beethoven, scomparso diciotto anni dopo, è vissuto come vive un compositore di oggi, con i proventi delle sue opere in un mercato libero. E questo il mutamento che il libro si prefigge di mettere in luce, a partire dall’istituzione all’interno della chiesa cristiana dei primi organismi musicali, la cui attività sia chiaramente documentabile. Si parla anche delle diverse funzioni avute dai musicisti legati alla chiesa, della collocazione della musica nelle corti rinascimentali e della Germania e dell’Austria .
nel XVIII secolo, mettendo l’accento sulla diffusione della produzione del compositore grazie all’invenzione della stampa ed alla proliferazione di organizzazioni di musicisti dilettanti, con conseguente incremento dell’editoria musicale e graduale formazione di un’audience internazionale.
Nel libro si cerca di seguire queste trasformazioni sino a quando, in concomitanza con gli esiti sociali e politici delle guerre napoleoniche, il compositore da umile dipendente qual era – con il vantaggio di essere a stretto contatto con un pubblico per il quale la musica era una necessità – non è diventato libero professionista, con una vita per forza di cose incerta. La rivoluzione alla fine del XVIII secolo e la Restaurazione, con i conseguenti sconvolgimenti sociali e politici dell’Europa, hanno privato il musicista, e il compositore in particolare, di un ruolo e di una funzione precisi, riconosciuti dalla società; purtroppo, è sembrato che il mondo potesse fare a meno di lui. Venutogli a mancare un pubblico, per attirare l’attenzione ha dovuto sfidare i «grandi maestri», comporre musica più «grande» della loro e andare a «cercarsi» gli spettacoli e gli ascoltatori nei teatri e nelle sale da concerto; le orchestre ed i cori dovevano assumere dimensioni sempre più ampie ed esibirsi in ambienti appositamente costruiti per accogliere migliaia di persone. Nello stesso tempo, le trasformazioni musicali e sociali hanno dato vita ad una particolare forma di musica «leggera», che ha tolto al compositore «serio» la sua tradizionale funzione di autore di musica di intrattenimento; così, il solco tra lui ed il pubblico si è allargato, costringendolo a concentrarsi su stati d’animo travolgenti ed emozioni dolorose.
Con il declino del sentimento religioso e con la propensione dell’artista quasi esclusivamente verso il tragico, i musicisti profondi e «seri», come Berlioz e Wagner, hanno cominciato a trovare nell’arte, e nella musica in particolare, l’unica fonte sicura di valori spirituali. E questo il percorso che qui si cerca di seguire, sino al XX secolo, alla luce delle pressioni sociali e politiche esercitate sul compositore, fino a che il modello della società e della cultura europei non è stato spazzato via da due conflitti mondiali, una Rivoluzione, la costante disumanizzazione del vivere sociale, in una età caratterizzata dalla pubblicità, dalla produzione industriale e dalle comunicazioni di massa.»

Henry Raynor è nato in Inghilterra nel 1917. Docente nelle Università di Londra e del Surrey, ha collaborato al «Times» dal 1958 al 1971.
È autore di numerose opere, fra cui The Life and Works of Haydn (1961), Mahler. A Biography (1975), Mozart (1978), The Orchestra (1978), Music in England (1980).

Cleopatra

Cleopatra

Autore/i: Weigall Arthur

Editore: Edizioni del Borghese

prefazione di Benoist-Méchin, traduzione dall’inglese di Gian Franco Pasini.

pp. 360, Milano

Amante appassionata e ispiratrice di Cesare, energica sposa d’Antonio, patetica madre di Cesarione, Cleopatra è senza dubbio una delle figure di donna più famose e affascinanti di tutti i tempi. Costantemente calunniata dagli storici, dopo che il moralismo patriottico dei Romani ne ha fatto il simbolo della sensualità orientale, sembra che solo i poeti, da Shakespeare a Bernard Shaw, abbiano cercato di risolvere il suo enigma e di darci un ritratto della sua anima in gran parte misteriosa. Ma Arthur Weigall, (1880-1934), che per molti anni fu Sovrintendente alle Antichità del Governo Egiziano e visse a lungo in quegli stessi luoghi che furono legati così strettamente allo spirito di Cleopatra, ha affrontato l’argomento con l’entusiasmo di un innamorato e la profondità di uno studioso di gran razza. Il risultato è un’opera scrupolosamente esatta sul piano storico, che ci propone un’originale interpretazione dei fatti e della protagonista, restituendole quasi una nuova vita pur senza cadere nelle facili suggestioni della biografia romanzata.

Dalla prefazione di Benoist-Méchin:
“Tutti conoscono la perentoria affermazione di Pascal: «Se il naso di Cleopatra fosse stato più corto, tutta la faccia della terra avrebbe cambiato». Ci meravigliamo, nostro malgrado, di trovare un pensiero così impertinente in una mente così austera. Senza dubbio l’autore delle Provinciali ha voluto dire con ciò che gli avvenimenti più gravi dipendono molto spesso da cause insignificanti, e che basterebbe un nonnulla per modificarne il corso. A credergli, la fondazione dell’Impero Romano sarebbe dipesa da qualche millimetro di cartilagine ossea. Ma è stato sfortunato: avrebbe fatto meglio a non nominare Cleopatra, perché, fra le migliaia di esempi che potevano illustrare la sua tesi, è difficile immaginarne uno scelto peggio. Si è lasciato chiaramente ingannare dagli storici romani, nazionalisti e maligni, che hanno visto nella figlia dei Tolomei soltanto una «straniera insidiosa», una «incantatrice esperta nell’arte di far valere il suo fascino»; l’equivalente insomma di una di quelle «donne fatali» il cui viso, orna le copertine dei nostri periodici illustrati, e alla quale si potrebbe assegnare senza esitazione l’Oscar della seduzione.
La realtà è ben diversa. Lungi dall’essere dovuto a un capriccio del caso, l’incontro fra la regina d’Egitto e il conquistatore delle Callie s’iscrive così naturalmente nello svolgimento dei fatti che sembra stato preparato da un prodigioso regista. C’è un legame così stretto fra la morte di Pompeo, l’arrivo di Cesare ad Alessandria e l’apparizione di Cleopatra, che ci domandiamo come le cose avrebbero potuto andare altrimenti, tanto che rivivendo questa scena il primo pensiero che ci viene alla mente è piuttosto il contrario di quello di Pascal: vale a dire che il naso di Cleopatra non ha avuto, in questo affare, altro che una parte del tutto fortuita, e che, più lungo o più corto, non avrebbe cambiato niente.
Ma chi era esattamente questa ragazza di diciotto anni, di cui Arthur Weigall ci dipinge il carattere scherzoso e allegro? «Essa godeva la vita e prendeva con candore tutti i piaceri che questa le offriva», egli scrive.[…]”

Ombre sulle Stelle

Ombre sulle Stelle

I misteri del cosmo – I segreti spaziali tedeschi – I retroscena dell’astronautica sovietica e americana – Sono abitati gli altri mondi? – I viaggi nel tempo – Tutta la verità sull’enigma dei dischi volanti

Autore/i: Kolosimo Peter

Editore: Sugar Editore

pp. 400, nn. tavv. b/n f.t., Milano

Questo libro non vuoi essere né una storia dell’astronautica né un trattato di missilistica; inquadra soprattutto i lati più oscuri della grande avventura umana: gli intrighi del Terzo Reich in quella che potremmo definire l’era pre-spaziale, il favoloso preludio cosmico sovietico, il reale contributo dato all’astronautica dell’URSS dagli scienziati tedeschi, le insidiose reti tessute da spionaggio e controspionaggio attorno alle prime « caravelle di fuoco”, la verità sulle tanto discusse perdite umane nella corsa alle conquiste planetarie.
La seconda parte del volume ci parla delle probabili forme di vita proprie agli altri mondi, sulle ali d’una fantasia che – pur imbrigliata da solide deduzioni scientifiche – trascina i lettori fra creature bizzarre ed allucinanti. sullo sfondo di paesaggi incredibili. Dalle misteriose luci che scintillano sulla Luna ai mostri delle giungle venusiane, dalle “menti collettive” degli evolutissimi insetti marziani agli esseri da incubo dei pianeti dell’eterna oscurità, agli inaccostabili cristalli pensanti. tutto concorre a creare un quadro davvero affascinante e completo sulle possibilità di vita nel cosmo. E se si considera che gli unici tentativi del genere (fondati. del resto, su vaghe ipotesi) risalgono all’anteguerra, si deve ammettere che non è poco.
Con “Ombre sulle stelle”, Peter Kolosimo, l’autore de “Il pianeta sconosciuto”. di “Terra senza tempo” e di “Non è terrestre” (Premio Bancarella 1969). presenta – valendosi anche del contributo dei più grandi esperti d’astronautica del mondo, da Hermann Oberth a Wernher von Braun. da Jakob Eugster al compianto Eugen Sanger ed a molti altri – un’ulteriore, impareggiabile panoramica sugli enigmi scientifici del nostro tempo.
Peter Kolosimo [1922 – 1984] è autore di numerosi libri di successo che coniugano con intelligenza scienza ed esoterismo. Le sue opere sono state tradotte in multi paesi europei ed extraeuropei.

Peter Kolosimo è uno degli scrittori più letti in Italia e nel mondo. Ha vinto il Premio Bancarella, e i suoi libri di archeologia fantastica, «Terra senza tempo», «Astronavi sulla Preistoria», «Il pianeta sconosciuto» e «Non è terrestre», sono continuamente ristampati. Le sue opere sono state tradotte con grande successo all’estero: in Francia, Germania, Inghilterra, USA, Olanda, Spagna, Brasile, Finlandia.

Astronavi sulla Preistoria

Astronavi sulla Preistoria

Veicoli spaziali graffiti nella roccia – Marziani in Vietnam – Elefanti in America – Razze sconosciute nelle giungle amazzoniche – Atomiche e laser prima del diluvio – Gilgamesh vive ancora? – La prima completa documentazione fotografica di archeologia spaziale

Autore/i: Kolosimo Peter

Editore: Sugar Editore

pp. 400, 300 ill. b/n, Milano

Finora gli scettici hanno potuto opporre, ai ritrovamenti e alle sconvolgenti analogie di quella scienza che è stata definita felicemente « archeologia fantastica”, la negazione di una mancanza di prova visiva. In questo libro, Kolosimo, attraverso una imponente documentazione illustrativa, offre una ulteriore conferma alle sue brillanti tesi: che cioè le origini della umanità, e le basi del suo sviluppo nascoste nelle tenebre della preistoria, siano diverse da quelle ipotesi che la scienza ufficiale ed evolutiva ha finora elaborato. Troppi ritrovamenti misteriosi, troppe incongruenze, stranezze e diversità, costellano la strada «ufficiale» dello sviluppo dell’uomo. Kolosimo documenta ogni sua affermazione con delle immagini sconvolgenti e assolutamente inedite.

Peter Kolosimo è uno degli scrittori più letti in Italia e nel mondo. Ha vinto il Premio Bancarella, e i suoi libri di archeologia fantastica, «Terra senza tempo», «Ombre sulle stelle», «Il pianeta sconosciuto» e «Non è terrestre», sono continuamente ristampati. Le sue opere sono state tradotte con grande successo all’estero: in Francia, Germania, Inghilterra, USA, Olanda, Spagna, Brasile, Finlandia.

Shiatsu Do

Shiatsu Do

La via dello Shiatsu. I – L’incontro

Autore/i: Parolin Claudio

Editore: Luni Editrice

pp. 288, nn. ill. b/n, Milano

Lo shiatsu, sull’onda della moda e del successo commerciale, rischia di smarrire la propria identità e decadere, riducendosi, come è successo all’agopuntura, a una disciplina paramedica. L’autore, shiatsuka della prima generazione e fondatore della più importante scuola di shiatsu in Italia e in Europa, riscopre e ripropone la carica innovativa ed «eversiva» dello shiatsu come «via all’armonia globale» sia per Tori (colui che preme) sia per Uke (colui che risponde alle pressioni).
Questo libro non è prettamente da intendere come un quaderno tecnico relativo allo shiatsu – benché la quantità di disegni e spiegazioni guidi il lettore nel modo migliore ad apprendere il metodo di lavoro – ma piuttosto come una passeggiata, un percorso nei campi del mondo dello shiatsu.
L’autore riesce, in queste pagine, a darci un inquadramento «ideologico» che è anche una coloritura del mondo nel quale egli da più di vent’anni opera: quello dello shiatsu. Egli ci guida, mano nella mano, per un sentiero che è determinato da due kata, cioè da «forme», che nascono e si concludono con abbondanza di disegni e dovizia di particolari. Questo libro rappresenta un raro esempio di sintesi, un inizio di codificazione che potrà solo agevolare il neofita e il praticante, riconducendoli entrambi a un metodo comune nel quale applicare la propria esperienza e conoscenza
Claudio Parolin incontra lo shiatsu all’inizio del 1976, praticando sotto la guida del Maestro Yuji Yahiro, nel primo dojo aperto a Milano presso il Bu Seno Dal 1978 promuove la diffusione dello shiatsu con incontri di pratica e corsi.
Nel 1983 apre, con un gruppo di allievi, un primo centro a Milano, «il Vento», che diventa presto uno dei principali riferimenti per l’apprendimento dello shiatsu in Italia.
Nel contempo continua ad approfondire lo shiatsu sotto la guida del Maestro Yahiro, ampliando gli ambiti di ricerca e tecniche affini quali agopuntura, moxa, tecniche posturali, di movimento e correttive, tecniche respiratorie, alimentazione … Per alcuni anni segue gli insegnamenti del Maestro Masahiro Oki, fino alla sua scomparsa nel 1985.
Nei primi mesi del 1986 si fa promotore presso i più esperti istruttori e operatori shiatsu dell’epoca per l’istituzione della prima scuola a diffusione nazionale: fonda così l’Accademia Italiana Shiatsu Do che diviene in pochi anni la più conosciuta e diffusa realtà di insegnamento dello shiatsu.
È indubbiamente tra i maggiori esperti di insegnamento dello shiatsu avendo al suo attivo la formazione di oltre 50 istruttori e 2.000 operatori ai vari livelli.
Attualmente pratica presso la Sede nazionale dell’Accademia a Milano, svolge la sua opera di istruttore in tutta Italia ed è Responsabile della Formazione dell’Accademia stessa.
È inoltre direttore responsabile della rivista «Shiatsu Do», la più autorevole e diffusa pubblicazione di settore in Italia.

Visualizza indice

Le scuse dell’autore
I protagonisti: Tori e Uke
L’incontro
1° Passo Lo shiatsu e l’arte di imparar facendo
2° Passo Eppur accade…
3° Passo … là dove si incontrano pressione e risposta
4° Passo Approccio Scientifico o fede nella scienza?
5° Passo Godersi il sole
6° Passo Afferrare la realtà
7° Passo La Grande Macchina
8° Passo La scienza si morde la coda
9° Passo Ricerca e illusione
10° Passo Ricerca e speranza
11° Passo Senza modello e senza intento
12° Passo Il ritorno all’incertezza
13° Passo L’ordine nel caos
14° Passo Un modello che nasce
15° Passo L’Accademia Italiana Shiatsu Do, una esperienza originale
16° Passo La scuola del “fare”
17° Passo Noiosamente ripetitivo ma…
18° Passo La pratica: i kata
– Le posizioni
– Hokō no kata (Kata del camminare)
– Tai jū no kata (Kata del peso portato)
Appendice 1: percorsi energetici
Appendice 2: Bibliografia

Le Tre Vie del Tao

Le Tre Vie del Tao

Il guerriero che sorride

Autore/i: Daniele Flavio

Editore: Luni Editrice

introduzione dell’autore.

pp. 280, nn. ill. e tavv. b/n, Milano

Un filo conduttore sottende le varie vie di conoscenza, dalle arti marziali alle varie tecniche di meditazione e, al di la degli aspetti esteriori,
tutte le metodologie hanno una rilevante base comune che rimanda a una non sostanziale differenza tra un approccio esclusivamente mentale e un approccio esclusivamente fisico alle vie di conoscenza. Il lavoro comprende tre parti: nella prima viene esaminato il movimento nelle sue componenti fisiche, energetiche e mentali. Si mette in risalto come spesso la scienza e la saggezza antica dicono la stessa cosa, con due linguaggi differenti – una usa un linguaggio logico-razionale, l’altra simbolico-analogico, Nella seconda parte vengono evidenziati il sottile rapporto e il legame tra la materia e l’energia da un lato, e tra l’energia e la mente dall’altro. Nella terza e ultima parte viene descritto come lavorando sul nostro vissuto interiore si eleva il nostro livello di chiarezza e consapevolezza. È un testo utile a tutti coloro che con amore e dedizione seguono una «Via» (Tao): a chi, «Guerriero», aspira a qualcosa di più della pratica delle arti marziali; a Chi, «Cercatore», è dedito allo studio delle discipline esperienziali di ricerca interiore (Taiji Quan, Yoga, Zen, Meditazione) e a chi, «Saggio», aspira alla verità e alla saggezza insita nei grandi sistemi filosofico-religiosi orientali (Taoismo, Buddhismo, Induismo).

Flavio Daniele, fondatore e guida della Nei Dan, vive a Bologna. Inizia la pratica nel 1967 col judo, che lascia dopo tre anni, e con il karate Shotokan che porta avanti per oltre 15 anni, raggiungendo nel 1980 il 3° dan sotto la scuola del M° Hiroshi Shirai. A cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta comincia le prime esperienze delle arti marziali cinesi. Intorno alla metà degli anni Ottanta abbandona definitivamente l’insegnamento del karate e dello yoga.
Sfruttando la sua lunga esperienza ha messo a punto per la pratica marziale il TAO G.E.D. – La Via (Tao) dello Sviluppo Energetico Globale (G.E.D. : Global Energetic Development) -, tecnica di sviluppo delle potenzialità fisico-energetiche e mentali: integrazione armonica fra le metodiche didattiche occidentali e le antiche tecniche di controllo mentale, di potenziamento fisico ed energetico orientali. È autore di altri tre libri: I Tre Poteri Segreti del Taiji Quan, La forma Antica del Taiji QuanStile Chen, Il Potere Segreto del Corpo nelle Arti Marziali editi dalla Luni, di un video didattico sul taiji di stile Yang edito dalla Red e diuna serie di video didattici sugli antichi metodi di potenziamento fisico-energetico del corpo (Nei Gong). Collabora con le maggiori riviste italiane (Samurai, Arti d’Oriente, Enertao) e straniere di arti marziali e scienze dello spirito. Suoi articoli sono apparsi in Spagna, sulla rivista European Internal Arts journal e sulla rivista americana Tai Chi Magazine, la più prestigiosa rivista internazionale di arti marziali interne. È comparso anche su due riviste giapponesi di karate e di arti marziali interne. Di lui hanno scritto anche le riviste Panorama (11/99) e Repubblica Salute (5/2003).
Ha collaborato per diversi anni con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna.

Religioni dell’America Precolombiana

Religioni dell’America Precolombiana

Autore/i: Krickeberg Walter; Trimborn Hermann; Muller Werner; Zerries Otto

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, prefazione di Walter Krickeberg, traduzione di Claudia Diversi Caprino.

pp. 572, 56 tavv. a colori e b/n, Milano

Comune alle quattro monografie riunite in questo volume è il grande pregio della precisa e dettagliata esposizione. La ricchezza e il fascino poetico della materia trattata non abbisognano certo di eccessive divagazioni liriche per evidenziarsi. Il saggio di Krickeberg sul Messico e quello di Trimborn su Peru, Cile, Columbia, Costarica, Ecuador, introducono con lucida obiettività agli aspetti trascendenti di quelle civiltà evolutissime e sconcertanti che ai primi colonizzatori spagnoli erano parse opera del demonio. Dalle antiche cronache di viaggiatori e missionari, dai manoscritti pittografici aztechi e pueblo-mixtechi, e dai resti archeologici è tratto materiale sufficiente per un’analisi di temi e problemi innumerevoli: come il significato delle divinità tolteche, il manismo pueblo-mixteco, la terribile pratica dei sacrifici umani, la divina progenie dell’Olimpo azteco con la sua coppia creatrice Texcatlipoco-Quetzalcoatl, il problema della civiltà Maya. E poi, ancora, la folla di divinità astrali nelle culture intorno all’istmo, il cannibalismo magico, il contenuto etico delle religioni andine, e i fenomeni (spesso ancora arbitrariamente interpretati in chiave totemistica) dell’alter ego individuale, dei nomi animali attribuiti alle persone, dello zoomorfismo divino. Al terzo saggio, W. Müller premette un accenno di critica allo schema della totale uguaglianza fra il pensiero primitivo e quello «occidentale», luogo comune che, a partire dalle ultime opere di Lévy-Brühl, è andato sempre più soppiantando l’antico preconcetto della diversità. È un fatto, comunque, che gli indiani del Nordamerica, qui esaminati, più ancora che un’alienità di visione del mondo e di categorie mentali rispetto all’uomo europeo dell’età moderna, presentano soprattutto un’ampia gamma di modelli culturali fra loro straordinariamente differenziati: dalla condizione arcaica dei cacciatori-raccoglitori del Canada orientale, alla raffinata cultura dei pescatori Kwakiutl, dagli evoluti Irochesi agli estinti aborigeni californiani, ai civili Pueblos dell’Arizona: una varietà di culture materiali cui si accompagna un’ancora più imponente varietà di credenze e di rituali. La quarta parte, infine, dovuta a Otto Zerries, conclude il volume con una trattazione di radicale importanza, in quanto dedicata ai culti praticati da quei popoli «selvaggi» del Sudamerica che hanno offerto negli ultimi anni, con la loro scienza magica e il loro patrimonio mitico, tanto numerosi e fecondi spunti per il generale rinnovamento della scienza antropologica.

Walter Krickeberg. Nato a Schwiebus (Neumark) nel 1885, intraprese gli studi umanistici e si laureò in filosofia. Nel 1940 fu nominato professore all’Università di Berlino. Noto studioso di antropologia e di storia delle religioni, deve la sua fama ai suoi studi esemplari sulle antiche civiltà messicane. Divenne nel 1945 direttore del Museo di etnologia di Berlino e ricopri tale carica fino al 1954. Il suo trattato Alimexikanische Kulturtn è del 1956. Mori a Berlino nel 1962.

Werner Miiller. Nato ad Emmerich nel 1907, insegnante di filosofia e poi consigliere bibliotecario a Tubinga, è autore, oltre che del saggio qui pubblicato, di varie opere sulle religioni degli indiani del Nordamerica: Va ricordata soprattutto un’interessante monografia del 1955 sui Kwakiutl della costa nordoccidentale.

Herman Trimborn. Nato a Bonn nel 1901, è docente universitario e direttore del Seminario di etnologia della stessa città. Da trentacinque anni si occupa di archeologia e di storia dell’America precolombiana ed ha all’attivo un rilevante numero di pubblicazioni, con particolare riferimento alle antiche civiltà della Cordigliera andina. Fra gli scritti piu recenti, Eldorado (1961) e Die indianischen Hochkulturen des alten Amerika (1963).

Otto Zerries. È nato a Pforzheim nel 1914. Laureato in filosofia, si è dedicato prevalentemente a ricerche antropologiche, specializzandosi nello studio delle popolazioni primitive sudamericane. È conservatore capo del Museo etnografico di Monaco e direttore della sezione americana.

 

Il Gesuita Proibito

Il Gesuita Proibito

Vita e opere di P. Teilhard De Chardin

Autore/i: Vigorelli Giancarlo

Editore: Il Saggiatore

pp. 400, Milano

«Ho scritto questo libro su Pierre Teilhard de Chardin per rompere finalmente il silenzio, che in Italia dura oramai da troppi anni, intorno al suo nome, sopratutto sulle sue idee, già deformate prima d’essere conosciute. Se si escludono le interessanti ma diversive Lettere di viaggio, o qualche rara pagina sparsa, niente è stato tradotto da noi; la pubblicazione di tutte le sue opere scientifiche, religiose, filosofiche, sociali è ancora proibita. Per infrangere questa proibizione, oltre al racconto scheggiato della sua vita ed alla illustrazione integrale del suo pensiero, il lettore troverà qui, perciò, una trascrizione intensa delle sue pagine più strutturali, più anticipatrici, più polemiche. Questo libro, se ha un merito, è di avere voluto essere, al di là di qualsiasi censura, l’ideario fedele e completo di Teilhard; ed io, spesso, ho ridotto ogni commento, per lasciare che egli parlasse da sé, con la sua viva voce, preferendo farmene, più che l’interprete, l’introduttore e l’intermediario.[…]»

A Scuola dallo Stregone

A Scuola dallo Stregone

Una via yaqui alla conoscenza

Autore/i: Castaneda Carlos

Editore: Casa Editrice Astrolabio

prefazione di Walter Goldschmidt, introduzione dell’autore, traduzione di Francesco Cardelli.

pp. 216, Roma

Carlos Castaneda, un giovane antropologo dell’Università di California, registra in questo libro le esperienze fatte durante cinque anni di apprendistato presso don Juan, uno stregone indiano Yaqui. In una serie di singolari dialoghi, Castaneda espone la sua parziale iniziazione al tipo di percezione di don Juan e al suo dominio della U realtà non ordinaria “. Descrive come il peyote e altre piante sacre agli indiani del Messico siano usate come vie d’accesso ai misteri del “terribile”. Pur dovendo trattare di fenomeni fuori del comune, spesso di fatti di un ordine fantastico e terrificante, Castaneda scrive con semplicità e concretezza, lasciando che gli avvenimenti esprimano da soli il loro dramma. Dal resoconto emergono con vigore la nobiltà, profondità e autorità di don Juan e dei suoi insegnamenti. E’ un libro senza precedenti, stranamente bello, che si è assicurato un posto nella letteratura dell’etnologia come un documento sempre valido e vivo di una manifestazione dello spirito umano.
Taoismo, Yoga, Vedanta e Zen – le antiche “Vie di liberazione” – appartengono anima e corpo all’Asia. E’ stato detto che l’Occidente non ha mai prodotto nessuna via di conoscenza spirituale paragonabile al grande sistema dell’Oriente, ed è per questo che il libro di Castaneda ha il valore di una vera e propria rivelazione.