La Voce del Fiume – Parabole e Aforismi di Saggezza Zen
I Classici dello Spirito
Autore/i: Aoyama Shundō
Editore: Fabbri Editori
premessa e cura di Donatella Trotta.
pp. 270, Milano
Dalla premessa di Donatella Trotta:
“La voce del fiume avrebbe potuto intitolarsi Vivere lo Zen. Una monaca giapponese racconta. È un libro infatti di esperienze, opera di Aoyama Shundō, pubblicato originariamente in giapponese nel 1983, con il titolo Utsukushiki Hito Ni («Voglio diventare una bella persona»), di cui esiste una traduzione inglese pubblicata nel 1990 dalla casa editrice Kòsei di Tòkyò, con il titolo Zen Seeds («Semi zen»).
Allo scopo di rispettare il più fedelmente possibile lo spirito dell’originale, la curatrice della presente edizione italiana si è avvalsa, per la traduzione, della collaborazione di Nobuko Kusakai, che ringrazia di cuore per il prezioso riscontro parallelo sul testo giapponese.
Un ringraziamento particolare anche a tutti coloro che hanno a vario titolo incoraggiato questo lavoro di «ponte» tra culture e religioni diverse: tra i tanti altri, gli amici giapponesi Hiroshi Miyahira e Takashi Sadok.”
Art in the Ancient World
A Handbook of Styles and Forms
Autore/i: Amiet Pierre; Desroches Noblecourt Christiane; Pasquier Alain; Baratte François; Metzger Catherine
Editore: Rizzoli International Publications Inc.
translated by Valerie Bynner.
pp. 576, entirely and richly illustrated in b/n, New York
The Iranian World, Mesopotamia, The Levant, Egypt, Greece, Etruria, Rome.
Credito Italiano – V.E.R.D.I.
Romanzo
Autore/i: Bene Carmelo
Editore: Sugar Editore
pp. 168, Milano
Dopo Nostra Signora dei Turchi Carmelo Bene, regista attore autore, si ripresenta ai lettori con un’altra opera di narrativa che approfondisce la precedente esperienza letteraria.
Il personaggio-situazione di Credito Italiano, travolto in una ridda di eventi che si capovolgono e si rincorrono di continuo, è ossessionato dalla “presenza” del denaro: tenta di liberarsene, gettando via o bruciando l’oggetto malefico, per tornare ad uno stato di “naturale” indigenza, ma ogni sforzo riesce vano. Giacobbe, nel suo isolamento che lo fa di continuo spettatore di se stesso, non si accorge, che quella “presenza” gli sfugge ed ha vita propria, ombra di un’alterità invisibile che lo soffoca e lo stritola nei propri ingranaggi.
L’imprevedibile pantomima del protagonista, le sue deliranti elucubrazioni, gli scatti d’ira, i sogni, l’amore per Rachele, il linguaggio biblico, vengono ironizzati in un tumultuoso magma d’immagini ora fantastiche ora brutalmente reali; e lungo tutto l’arco del racconto, come un fruscio aspro e inconfondibile, affiorano brani dai libretti delle opere verdiane. Il teatro lirico che tanta parte ha nelle regie di Bene (ricordiamo, ad esempio, il mélange sonoro per la riduzione teatrale de Nostra Signora dei Turchi), entra ora a far parte del testo letterario: Giacobbe e Rachele dialogano con versi di celebri duetti, smaniano e si dimenano lanciandosi citazioni di Boito con accenti beffardi e clowneschi.
Bene, che ha suscitato le ire dei critici teatrali ufficiali per i massacri sperimentali che compie sul palcoscenico, non mancherà certo di provocare violente reazioni come narratore, forse anche tra le file degli “sperimentali”, in quanto egli si presenta come un eccentrico, un outsider. Dotato di una personalissima vena satirica e di un estro dissacratorio, Bene sbeffeggia le tematiche letterarie a lui più congeniali, da Wilde a Huysmans, da D’Annunzio allo stesso Beckett; e anche quando sembra risolvere in dramma il tema del romanzo, trasforma il gesto finale del protagonista in una macabra beffa.
Carmelo Bene è nato a Campi, in provincia di Lecce, nel 1937. Ha debuttato come protagonista nel Caligola di Camus al Teatro delle Arti di Roma, nel 1959. Per due anni ha inciso dischi letterari per La Voce del Padrone, nel ’61 ha dato una sua riduzione da Stevenson (Lo strano caso del Dottor Jeckyll e Mister Hide) e ha messo in scena e interpretato un suo spettacolo: Gregorio Cabaret dell’800. Nel ’62 inaugura a Roma il Teatro Laboratorio con la sua prima edizione del Pinocchio di Collodi, a cui seguono una Spettacolo Majakowski e un Amleto.
Successivamente rappresenta suoi testi: Addio Porco e Gregorio, e nel ’63 un Cristo 63. Sempre nello stesso anno, al Teatro Arlecchino di Roma, dà una sua interpretazione e regia dell’Edoardo Il di Marlowe, e dell’Ubu Re di Jarry al Teatro dei Satiri a Roma. Fa seguito la Salomé di Oscar Wilde e nel ’64, al Festival di Spoleto, la versione teatrale del Pinocchio e dell’Amleto. Nel ’65 una sua interpretazione del Faust, nel ’66 la riduzione teatrale di Nostra Signora dei Turchi e Il monaco tratto da Lewis. Quest’anno ha partecipato al film di Pasolini Edipo Re, ed ora sta mettendo a punto una pièce tratta da Credito Italiano.
Sherlock Holmes e il Mistero della Sala Egizia
Titolo originale: Sherlock Holmes and the Egyptian Hall Adventure
Autore/i: Val Andrews
Editore: Il Minotauro
prima edizione, premessa di Marco Zatterin, traduzione di Diego Marani, in copertina illustrazione di Cobalt Blue, 1986.
pp. 106, Milano
In un giorno di primavera del 1989 Sherlock Holmes e il dottor Watson varcano la soglia della Sala Egizia, il teatro del mistero e della magia che da anni seduce il pubblico di Piccadilly. Oltre la porta si apre il fantastico universo dell’illusione e fra le quinte il grande investigatore indaga sulla scomparsa di un anello, dietro alla quale si cela molto di più di un semplice furto.
“Finalmente in Italia il più suggestivo e fedele erede di Sir Conan Doyle, in un romanzo da leggere in un fiato…” (Marco Zatter in G La Rivista del Giallo)
Val Andrews (Brighton, 1926) è uno dei più prolifici autori di romanzi sherlockiani. Prima di cominciare la sua attività di scrittore ha lavorato a lungo nel settore della magia. Il Mistero della Sala Egizia è il suo primo romanzo tradotto in italiano.
Finito di stampare su carta Favini con caratteri Centurion Old il giorno di San Pietro e Paolo dalla Tipografia Fantigrafica e rilegato dalla Legatoria Venturini stabilimenti di Cremona.
Holmes senza Doyle, di Marco Zatterin
° Il problema del prestigiatore
° La Sala Egizia
° Il camerino della morte
° Una visita ricambiata
° Il Grande Vecchio
° Windrush Towers
° Patologia e orologeria
° Gran finale
Marijuana e Altre Storie
Analisi irriverente della canapa nella medicina, nella religione, nell’erotismo, nella letteratura, nella parapsicologia, nello spinello.
Autore/i: Ciapanna Cesco
Editore: Cesco Ciapanna Editore
pp. 352, riccamente illustrato b/n, Roma
Mussolini e l’invenzione della tossicomania.
I gruppi di potere. Mantenere o no la proibizione della Marijuana?
Tabacco ed eroina: quale è peggio?
La Coca Cola e il Campari: c’è droga?
Paolo Mantegazza e papa Leone XIII. Un affare da 40 miliardi al giorno.
Spinello, alcool, “buco” e guida automobilistica.
L’Amanita Muscaria e la pipì allucinogena. Le droghe per fare l’amore. Susan Sontag e la droga come fonte di ispirazione.
Perché ho scritto questo libro
Che cos’è
Questa è la canapa – Con le droghe i superatleti – Lo spinello va in fumo, 26 – Sinsemilla
Storia
Dottore della canapa – Huana o Juana
Dov’è la droga
Piantagione di Stato
Il principio attivo
La luce distrugge il THC – Fumare o mangiare? – Statistica mondiale
Gli effetti
Charas – Sorpresa – Strettamente personale – I Romantici e l’hashish – Testosterone – Una dose enorme – Disintossicati è meglio
Tossicodipendenza, assuefazione, tolleranza
Spiegano le droghe – Una fortuna – Ufficialmente – La marijuana conduce all’eroina? – Dipendenza fisica: come si sviluppa? – Synanon – Le endorfine – Cartoline allegre
Gli esperti di casa
L’oppiaceo dei medici è buono – Un caffè e una sigaretta
Il buon senso di Szasz
L’invenzione della tossicomania – Cosa conclude Szasz
Quiz
False sigarette
Le commissioni di indagine
Arriva la proibizione
Erba e musica
Canapa e criminalità: gli Assassini
Che significa in arabo – In Arabia – L’etica degli Assassini
Droghe e minoranze
Droghe e lavoro – Profezia
La canapa nella medicina
Farmacomania – Profitti record – La canapa nella medicina antica – Usi dell’hashish – Birra di mais e saliva – La raccolta – Oleum philosophorum – La decadenza della canapa – Canapa oppure oppio? – Gli effetti della legge del ’37 – Il miglior antiepilettico – Un medico coraggioso – Tumori – Glaucoma – Salvato dall’amputazione – Sonnifero da cavalli – Asma – Contro l’inappetenza – Vecchio, dormi tranquillo – Ma non serve ai depressi – Passa l’emicrania – La pietra filosofale – E i polmoni? – Canapa e pazzia – Un veleno che non uccide – Il futuro – Dieci morti?
La canapa nella medicina italiana
Cannabis autarchica – Canapa contadina – Il conte Spinelli
Marcia indietro
Pipe strane
Guida dell’auto
Test: fumare per un mese 168 spinelli al dì
Droghe e cultura
Chillum – In Libano – Il Nepal – In India – In URSS – In Marocco – Cartine a metraggio – La droga dello Yemen – In Africa – Meglio della marijuana – Olanda
Religione
La nascita delle religioni – Il Cristianesimo con la frusta – Vino santo – Pipì allucinogena – La canapa e la religione
Ebbrezza sacra e profana
L’estasi anestetica – L’unico rimedio
La storia dei Rastafarians
La Bibbia – Seguendo l’esempio – La visita
L’erba a Giamaica
La Marijuana nella parapsicologia
L’effetto contagio
Sesso e droghe
I piaceri proibiti – La mandragola biblica – Sesso in tabella
Il fenomeno Castañeda
Cosa ne pensa Susan Sontag
La droga in bottiglia
Perché il Campari non fallisce – Coca e Cola – Il primo trip con la coca – Cocaina benedetta e Coca Cola – Coca Cola in cifre – La Coca Cola è una droga? – La cocaina in cifre
La manna è una manna
Il punto di fusione – Tennometro antitaglio
Tabacco ed Eroina
Non è una malattia – Il fumo veloce
Guardie e ladri
Fantastiliardi di dollari – Le catture in sei mesi – Il punto di Vista dei Colombiani
Il Santuario
Il più richiesto
Letteratura e droga
Il caso di High Times – Agricoltura criminale
Un numero di High Times
Caro direttore – Surrogati – Pinzette per spinello
Le cartine
Cartine Cannabis indica
L’idiozia dilaga
Carter disse – Cinque anni dopo – Reato senza vittima
Ipotesi finale
Note
Indice Analitico
Il Sogno e le Civiltà Umane
Autore/i: Autori vari
Editore: Editori Laterza
introduzione di Vittorio Lanternari, nota introduttiva di Clara Gallini, traduzione di Italo Molinari.
pp. XXXVII-260, Bari
Veicoli di profezie, crogioli di miti, messaggi divini, «realtà più vere del vero», i sogni e il mondo onirico prima ancora di avere una storia hanno una mitologia. Ma i Libri dei sogni della letteratura popolare che corsero l’Europa anche in tempi a noi vicini, restano come sbiaditi residui di un mondo antico in cui i sogni stessi, i canoni di interpretazione, le credenze connesse al loro valore determinante nell’esistenza umana, tenevano il rango di istituzioni culturali ed erano iscritti nella sfera del sacro. Ora, lo sviluppo della scienza moderna relativa ai sogni altro non è se non un importante aspetto del laborioso processo di secolarizzazione del sacro, in nome della ragione logica e a spese delle mistiche di ogni tempo. Il mondo del sogno ha quindi visto contrarre il suo orizzonte culturale e sociale nella misura in cui ha guadagnato come oggetto di conoscenza analitica e scientifica con lo sviluppo del pensiero filosofico, poi della psicologia, psicanalisi, etnologia, sociologia. Ne risulta che una descrizione completa e una adeguata spiegazione del fenomeno sogno possono essere raggiunte solo opponendosi all’isolamento delle ricerche, e anzi facendo convergere su una stessa area discipline fra loro diversissime, dalla etnologia alla neurofisiologia, dalla psicologia alla scienza comparata delle religioni. È la strada battuta da questo libro, che si presenta come il primo tentativo organico di dar conto del mondo del sogno negli aspetti, significati e funzioni che storicamente ha assunto e in parte conserva tuttora, dalle civiltà arcaiche alla civiltà industriale.
La cura del volume è forse l’ultimo lavoro di Ernesto de Martino, che aveva già compiuto la scelta e la revisione dei testi quando inattesa sopraggiunse la malattia e la sua dolorosa scomparsa. Sicché l’ordinamento del volume è rimasto quello che egli aveva preordinato, al fine di mettere in rilievo tre punti fondamentali: come il mondo antico e, per estensione, le civiltà non occidentali riserbino una notevole importanza culturale al sogno, ma sempre in funzione della veglia e previa una chiara distinzione tra stato di sogno e stato di veglia; come la cultura occidentale si sia affermata in quanto tale rifiutando all’esperienza onirica ogni funzione culturale e consapevolmente optando per la «ratio» del mondo di veglia; e come si debba oggi tener fede a questa opzione rifiutando di concedersi ai poteri seduttori del sogno e al rischio, che tenta particolarmente la nostra società in crisi, di cadere nell’irrazionale.
Sono queste le stesse conclusioni alle quali giunge, sebbene per diversa via di indagine, Vittorio Lanternari nella ampia introduzione che apre il volume.
Scritti di: G. E. von Grunebaum, R. Caillois, A. L. Oppenheim, A. Brelich, M. Eliade, A. I. Hallowell, G. Devereux, R. Bastide, R. Cahen, S. Marjasch, E. Servadio, E. Paci.
Introduzione di V. Lanternari
Nota introduttiva di C. Gallini
Il sogno e le società umane di G. E. von Grunebaum
Problemi logici e filosofici del sogno di R. Caillois
Sogni profetici nell’antico Vicino Oriente di A. L. Oppenheim
Il posto dei sogni nella concezione del mondo presso i Greci di A. Brelich
Sogni iniziatici e visioni presso gli sciamani della Siberia di M. Eliade
La parte del sogno nella cultura ojibwa di A. I. Hallowell
Il sogno patogenetico nelle società non occidentali di G. Devereux
Sociologia del sogno di R. Bastide
La psicologia del sogno di R. Cahen
Sulla psicologia del sogno di Carl Gustav Jung di S. Marjasch
La dinamica dei sogni cosiddetti paranormali di E. Servadio
Per un’analisi fenomenologica del sonno e del sogno di E. Paci
I Cosmitron
Autore/i: Creti Marcello
Editore: Editrice Vela
prefazione dell’autore.
pp. 528, XLIX tavole a colori, Velletri
In questo libro sono riportate le sensazionali rivelazioni fatte, in stato di Trance e semi Trance per mezzo del medium Marcello, Creti da una Entità che non ha voluto manifestarsi, facendosi chiamare con lo pseudonimo di ERGOS.
Attraverso 138 sedute settimanali dal 4 gennaio 1974 al 20 agosto 1976 l’Entità ha trattato vari argomenti tra i quali: la struttura dell’Atomo – La teoria della luce La formazione della Terra – Le energie che inschiaviscono i terrestri Le cause delle malattie – La macchina per debellare il Cancro.
The Land of Enki in the Islamic Era
Pearls, Palsms and Religious Identity in Bahrain
Autore/i: Insoll Timothy
Editore: Kegan Paul
pp. xxvii-612, lavishly illustrated b/n, London
This book presents the results of an archaeological research project completed in Bahrain which had as its primary aims the investigation of the, as yet little understood, period between approximately the sixth and thirteenth centuries AD.
The results, including sections by specialist contributors, are presented in detail and lavishly illustrated. Technologies such as pearl diving and pottery manufacture, as well as animal keeping and butchery, are all considered.
However this volume provides much more than merely a presentation of archaeological evidence from Bahrain; the role of trade and commerce in creating the complex history manifest in the Persian Gulf region is considered in detail, and this is in turn set within the context of the wider-world beyond: the Indian Ocean, sub-Saharan Africa, and the Red Sea for example.
Religious and other identities, such as ethnicity and gender, are also considered in detail with relation to the archaeological and other available sources of data – historical, anthropological, and ethnographic. The growth and impact of the Carmathians, the evolution of Shi’ah identity, the significance of Indian and African populations are all evaluated.
The Land of Enki will be invaluable for anyone interested in the Medieval Islamic World, in Bahrain and the Persian Gulf and its archaeology and history. It will also be essential for anyone concerned with the creation of identity as manifest in material culture, and in the relationship between archaeology and history.
Timothy Insoll is Professor of Archaeology at the School of Art History and Archaeology of the University of Manchester. He has conducted fieldwork, besides in Bahrain, in Ghana, Mali, India, Eritrea, Uganda, and the UK. His previous books include Islam, Archaeology and History: The Gao Region, Mali (1996), The Archaeology of Islam (1999), Urbanism, Archaeology and Trade (2000), The Archaeology of Islam in Sub-Saharan Africa (2003), Archaeology, Ritual, Religion (2004), as well as the edited volumes Case Studies in Archaeology and World Religion (1999), and Archaeology and World Religion (2001).
Yoga per Giovani
Metodo di formazione integrale
Autore/i: Garcia-Salve Francisco
Editore: Piero Gribaudi Editori
premessa dell’autore, traduzione di Dante Giovannini sulla terza edizione spagnola, illustrazioni di José M. Legórburu.
pp. 264, nn. illustrazioni b/n, Torino
Questo volume, scritto da un sacerdote che lavora da anni in campo giovanile, presenta ai giovani i principi fondamentali e i più importanti esercizi dello yoga con lo scopo di aiutarli a raggiungere una formazione integrale in cui anima e corpo s’influenzino a vicenda in una visione lucida e virile della vita.
L’autore conduce il discorso in modo estremamente responsabile, sottolineando la sostanziale identità che esiste tra il metodo yoga e lo spirito cristiano. Nonviolenza, pace interiore, spirito d’amicizia, libertà, coraggio delle proprie idee, amore per la verità, castità, povertà, gioia sono i risultati cui conduce lo yoga attraverso la meditazione, l’autodisciplina, l’austerità dività e il dominio sul corpo attuato con appositi esercizi: una pienezza di vita identica a quella indicata dal Vangelo.
Un libro sorprendente e un’avventura meravigliosa. I giovani insoddisfatti da una vita anonima e desiderosi di dare alla propria esistenza un senso coraggioso e impegnato troveranno in queste pagine un orientamento concreto e nuovo per diventare realmente uomini autentici.
Il Medico e la Malattia
La scienza di Ippocrate
Autore/i: Di Benedetto Vincenzo
Editore: Giulio Einaudi Editore
introduzione dell’autore.
pp. XII-308, Milano
Questo volume, il primo del genere ad essere stato scritto in Italia, affronta un tema di eccezionale importanza per la storia della cultura e fornisce una visione di insieme della medicina ippocratea, sulla base di un esame sistematico di opere che, se anche non risalgono al grande medico di Cos, appartengono tuttavia alla sua epoca.
Anche attraverso il confronto con i testi medici egiziani e assirobabilonesi, Di Benedetto individua il modo di porsi del medico di fronte alla malattia, e i vari livelli diagnostici di cui poteva disporre.
La particolare attenzione che l’autore dedica alla descrizione dei disturbi psichici (paura, fobie, depressione, delirio, mania, melancolia) evidenzia il carattere fortemente ambiguo che la malattia mentale aveva nell’antichità. In queste pagine il rinnovamento della medicina (anche in campo ginecologico) viene colto, al di là di una pura casistica, attraverso l’individuazione di nuovi strumenti concettuali: il fenomeno che si fa segno, tendenza e probabilità.
Di Benedetto chiarisce i limiti dei procedimenti terapeutici (tra i quali l’incisione e la cauterizzazione) e il loro forte scarto nei confronti di una fiduciosa attesa della guarigione che conservava un carattere di forte primitività. L’autore mostra infine come dal grembo dell’ortopedia nasca la nuova scienza dell’anatomia, una delle creazioni più importanti del razionalismo ellenico; e delinea il complesso sistema dei rapporti tra il chirurgo antico e gli strumenti (tra i quali il famoso banco di Ippocrate).
Oltre che allo studioso dell’antichità classica e allo storico della scienza, il Volume si rivolge al medico curioso della sua professione e più in generale a chiunque sia interessato a seguire nei tempi più antichi l’impari lotta che l’uomo Cerca di opporre alla malattia.
Vincenzo Di Benedetto è ordinario di Letteratura greca all’Università di Pisa ed insegna Filologia greca presso la Scuola Normale Superiore.
Presso Einaudi ha pubblicato Euripide: teatro e società («Saggi» 1971, «Reprints» 1975) e L’ideologia del potere e la tragedia greca. Ricerche su Eschilo («Pbe » 1981). Altri volumi: edizione critica con commento dell’Oreste di Euripide (Firenze 1965), La tradizione manoscritta euripidea (Padova 1965), Filologia e marxismo. Contro le mistificazioni (in collab. con A. Lami, Napoli 1981), Sofocle (Firenze 1983). Tra gli altri lavori ha pubblicato saggi sulla linguistica indoeuropea («Glotta» 1983), sulla storia della grammatica greca, su Saffo, su Senofonte, su Leopardi e ultimamente Eros/conoscenza in Platone (introduzione a Platone, Il Simposio, Milano 1985).
Dizionario del Diavolo
Una revisione in chiave satirica, cinica, anarchica, «demoniaca» dei dizionari classici, luoghi deputati alla codificazione delle menzogne lessicali.
Autore/i: Bierce Ambrose
Editore: TEA – Tascabili degli Editori Associati
cura, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink.
pp. 186, Milano
«”Io vendo insulti”, confessava Ambrose Bierce, questo novello Aretino, in uno dei momenti, non rari, in cui il suo furore cinico si rivolgeva contro se stesso. Grande mattatore della scena giornalistica americana dal periodo ancora oscuro dopo la guerra civile fino ai tempi gloriosi di William Randolph Hearst (di cui è stato uno dei polemisti di punta), Ambrose Bierce aveva una lingua velenosa che si manifestava nei suoi rapporti con gli uomini, con le istituzioni e con le parole. Gli uomini, beh, sono tutti lestofanti infidi che nascondono la loro meschina ossessione per i piccoli problemi del loro «io » dietro un ricco scenario di intenzioni virtuose o grandiose. Le istituzioni, ecco, sono strumenti di oppressione che si occultano dietro la maschera ipocrita del bene pubblico, dell’ordine sociale e della morale civile (al servizio dei furbi). Le parole, ah, quelle poi, arroccate nel vocabolario, fonte screditata di ogni nefandezza, le parole fingono di essere strumenti di comunicazione mentre sono in realtà organi di mistificazione. Ogni nuova voce che si insinua in un già corrotto dizionario per arricchirne la fraudolenza purulenta aggiunge nuove ipotesi di inganno, di gabbo, di imbroglio alla nostra lingua mendace. L’uomo non è un animale culturale: è un animale culturalmente perverso che non ha sempre bisogno di mentire perché la lingua che lui adopera ha già mentito per lui. La parte innocente dell’uomo, invece di inventare nuove menzogne, si accontenta di quelle già esistenti nel vocabolario. Quindi, o è la parola stessa che mente, o è l’uomo che adopera la parola in maniera menzognera.[…]»
La Redenzione Idea Centrale in S. Paolo
(Studio di teologia biblica)
Autore/i: Bandas Rodolfo G.
Editore: Coletti Editore
presentazione di Giuseppe Card. Pizzardo, prefazione e premessa dell’autore, proemio e traduzione dall’originale inglese di Mariano Flugi D’Aspermont.
pp. XXXIX-408, Roma
Dalla prefazione dell’autore:
«Ci si domanda spesso – e la domanda è legittima – quale sia in sostanza l’idea cardine delle epistole paoline, quale la caratteristica della dottrina che Paolo vi svolge, se teocentrica, antropocentrica, o cristocentrica. Che Dio vi occupi sempre e dovunque un posto di primissimo piano è una constatazione assai ovvia, troppo anzi perchè possa far distinguere S. Paolo dai suoi colleghi e connazionali. Anche l’uomo vi tiene un posto preminente, assieme al peccato di cui è schiavo e alla grazia il cui aiuto gli è del tutto indispensabile per osservare la legge. Sennonchè l’argomento uomo trova il suo sviluppo esclusivamente nell’Epistola ai Romani (cap. 7), al punto che se non avessimo quelle pagine famose non sapremmo dove andare a cercare la chiave del pensiero paolino in merito. Provate invece a leggere tutti quei testi senza alcuna preoccupazione particolare: avrete, immediata, la sensazione che il pensiero dello scrittore sacro si aggira, tutto, intorno ad un unico centro: Cristo. Rimovete per ipotesi Cristo, e il contenuto dottrinale delle Epistole vi rimarrà assolutamente inintelligibile.
Ora, che un fariseo convertito acquisti improvvisamente una simile coscienza della propria dignità, che si dichiari a tal punto sprezzante degl’idoli della carne e del sangue, che parli a questa maniera di Gesù di Nazaret è tale fenomeno da contraddire tutte le leggi della psicologia e tutte le analogie della storia. Ormai l’unico suo Signore e Maestro egli, Paolo, lo riconosce in chi porta il nome stesso che ieri intendeva cancellare, in chi ha iniziato l’opera che egli aveva cercato di annientare. Per lui il Figlio di Dio non può venir messo a confronto con una semplice creatura. Per lui Cristo è l’unico vincitore del peccato, l’unico Redentore del genere umano, l’unico Mediatore di grazia.[…]»
La Dinamica della Forma Architettonica
Autore/i: Arnheim Rudolf
Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore
prima edizione, introduzione dell’autore, traduzione dall’inglese di Maurizio Vitta.
pp. 320, 137 illustrazioni b/n, Milano
Il potere visivo esercitato dall’architettura è stato in ogni tempo largamente trascurato a favore di un’attenzione quasi esclusiva agli aspetti della funzionalità e della socialità. Cosi un’intera sezione di bisogni umani inerenti all’architettura è rimasta deplorevolmente inesplorata fino al momento in cui le qualità visuali della costruzione non sono state prese in esame. Un notevole tentativo di analisi in questa direzione è stato compiuto in questo libro da Rudolf Arnbeim (di cui la Feltrinelli ha pubblicato il fondamentale Arte e percezione visiva), la cui autorevolezza nel campo dell’interpretazione psicologica delle arti e fuori discussione soprattutto per l’uso creativo dei modelli teorici della “psicologia della forma”. In questa opera egli ampia le sue ben note teorie adattandole alle necessità dello specifico della. costruzione ed esplora le sorprendenti conseguenze che l’architettura produce nella percezione, con particolare interesse per l’ordine e il disordine nel disegno, la natura del simbolismo visivo e le relazioni tra funzionalità ed espressione.
Rudolf Arnheim (1904-2007) è stato uno scrittore, storico dell’arte e psicologo tedesco. I suoi maestri furono i fondatori della Scuola della Gestalt: Wertheimer, Kohler e Lewin. Dai suoi esperimenti sulla percezione nacque nel 1932 il libro Film come arte. Nel 1940 emigrò negli Stati Uniti. Con Feltrinelli sono usciti Intuizione e intelletto (1987), Film come arte (1989), La dinamica della forma architettonica (1991), Per la salvezza dell’arte (1994), Arte e percezione visiva (2008).
Da Castel Sant’Angelo alla Basilica di San Pietro
Autore/i: Polazzo Terzo Antonio
Editore: Tipografia Enzo Pinci
unica edizione di 520 esemplari dei quali 20 fuori commercio e numerati da I a XX e 500 numerati da 1 a 500, nostro esemplare numero 93, prefazione e premessa dell’autore.
pp. 136, 80 disegni b/n, 1 tavola ripiegata b/n f.t., Roma
Dalla prefazione dell’autore:
«Che il problema dell’accesso alla gran piazza di S. Pietro sia di estrema difficoltà è evidente, sia per le molteplici esigenze che la sua soluzione richiede siano soddisfatte, sia constatando che nonostante i parecchi progetti di architetti e artisti fra i più insigni, dopo circa trecento anni da quando cioè nel 1651 la Congregazione Generale della Fabbrica di S. Pietro approvava, dopo averla discussa ampiamente, la proposta di Mons. Virgilio Spada, di demolire l’intera spina, ormai famosa per le alterne successive proposte intorno al suo destino, ancora si studia, si discute, si esita perplessi a prendere un definitivo partito. E si pensi che quando la detta Congregazione dovette occuparsi di esso problema, essendo ormai da poco più di trent’anni compiute la facciata e riedificate le scale, il colonnato ellittico del Bernini, non era stato ancora iniziato, e tutti sanno e vedono come questa magnifica opera del grande artista renda più grave, diremmo tremendamente impegnativa, la ricerca di una degna soluzione.
Le esigenze che si impongono sono soprattutto d’ordine tecnico e artistico, urbanistico e architettonico, non trascurando quelle dettate da considerazioni tradizionali, storiche, dal sentimento e dalla fede.[…]»
Dharma Bell and Dhāraṇī Pillar : Li Po’s Buddhist inscriptions
Epigraphical Series 3
Autore/i: Kroll Paul W.
Editore: Istituto Italiano di Cultura, Scuola di Studi sull’Asia Orientale – Italian School of East Asian Studies
unica edizione, printed in five hundred copies.
pp. 100, 1 tavola b/n f.t., Kyoto
Table of Contents
Preface
Chapter One: Li Po’s Buddhist Writings
Chapter Two: Dharma Bell
Chapter Three: Dhāraṇī Pillar
Appendix: The Voice of Tu-ku Chi’s Bell
Bibliography
General Index
La Toscana nel Tardo Medioevo
Ambiente, economia rurale, società
Autore/i: Pinto Giuliano
Editore: Sansoni Editore
unica edizione, premessa dell’autore.
pp. VI-504, illustrazioni e carte geografiche b/n, Firenze
Il volume, suddiviso in nove capitoli, in parte del tutto nuovi, in parte ripresa o rielaborazione di contributi già editi, mette a fuoco alcuni aspetti fondamentali delle strutture agrarie della Toscana dei secoli XIII, XIV e XV: l’ambiente naturale e l’utilizzazione del suolo; la proprietà della terra, i contratti agrari e lo sviluppo dell’appoderamento e della mezzadria; la “crisi” del Trecento e i nuovi rapporti che si instaurano tra città e campagna.
Ne viene fuori un quadro articolato – il primo, forse, che abbracci l’intera Toscana tardomedievale – che fa luce sulle diverse basi di partenza e sui diversi punti di arrivo delle varie parti della ragione. Da un lato la Toscana della mezzadria poderale, dove la presenza dei capitoli cittadini e lo sviluppo della coltura promiscua dava vita a quel paesaggio profondamente umanizzato, che un grande storico contemporaneo ha definito «il più commovente che esista»: dall’altro, la montagna, le zone costiere, la Maremma, che mantenevano strutture più arcaiche e rapporti di produzione “traduzioni”, ma dove le masse contadine riuscivano a conservare la proprietà della terra e l’indipendenza economica.
La crisi demografica della seconda metà del Trecento e dei primi decenni del Quattrocento incide in misura diversa da un’area all’altra, e contribuisce allo sviluppo delle nuove strutture economiche e sociali.
Giuliano Pinto (Firenze, 1943) si è laureato in Lettere, a Firenze, con Erneste Sestan. Dopo aver insegnato per alcuni anni nelle scuole medie, ha svolto attività didattica e di ricerca nell’Università di Firenze. Dal 1976 insegna Storia agraria medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena. È autore del volume Il Libro del Biadaiolo, Olschki, Firenze 1968, nonché di una serie di saggi dedicati al mondo del lavoro nell’Italia medievale.
Premessa
Parte I. L’AMBIENTE NATURALE E L’UTILIZZAZIONE DEL SUOLO
I. Le strutture ambientali e le basi dell’economia rurale
1. Poggi, monti, peduli
2. Tre diverse Toscane
3. L’evoluzione fra Trecento e Quattrocento
II. Le colture cerealicole
1. La presenza e la distribuzione delle colture
2. Le rotazioni e i rendimenti della terra
3. Gli usi alimentari e le richieste del mercato
4. La produzione cerealicola
III. Ordinamento delle colture e proprietà fondiaria cittadina
1. L’evoluzione della proprietà fondiaria
2. L’affermazione del frumento
3. La viticoltura
4. L’olivo e le altre colture arboree
5. Le trasformazioni dell’economia rurale
Parte II. LA PROPRIETÀ DELLA TERRA E I RAPPORTI DI PRODUZIONE
IV. Aspetti dell’indebitamento e della crisi della proprietà contadina
V. La mezzadria delle origini: dimore contadine e infrastrutture agricole
VI. Forme di conduzione e rendita fondiaria nel contado fiorentino: le terre dell’ospedale di San Gallo
1. Le fonti
2. Il patrimonio fondiario
3. Le forme di conduzione
4. Un’evoluzione della rendita fondiaria
Parte III. CITTÀ E CAMPAGNA DURANTE LA «CRISI»
VII. Firenze e la carestia del 1346-1347
1. La città di fronte alla crisi
2. Il problema delle carestie alla metà del Trecento
Appendice documentaria
VIII. Vagabondaggio e criminalità nelle campagne: il caso di Sandro di Vanni detto Pescione
Il Documento
IX. L’immigrazione di manodopera nel territorio senese alla metà del Quattrocento
1. I movimenti migratori
2. La manodopera forestiera negli anni 1462-1464
3. Economia e popolamento dello stato senese nel corso del XV secolo
Bibliografia
Indice dei nomi
I Cosiddetti Sani
La patologia della normalità
Autore/i: Fromm Erich
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
cura e prefeazione di Rainer Funk, traduzione di Marina Bistolfi.
pp. XII-180, Milano
«Oggi viviamo nell’abbondanza ma viviamo senza gioia e serenità, e siamo schiavi dell’abbondanza che noi stessi abbiamo creato»
Erich Fromm
È convinzione diffusa che un individuo «normale», sicuro di sé, soddisfatto della propria vita e ben adattato alla società sia anche una persona sana, immune da depressione o da nevrosi. Ma che cos’è la normalità? Che rapporto ha con la salute dell’individuo? E davvero un baluardo contro la malattia psichica? Nel corso degli anni, Erich Fromm si è interrogato a lungo su questo problema: la miseria e la sofferenza umana lo hanno infine convinto che il rapporto tra individuo e società non è così semplice come vogliono far credere i tutori dell’ordine esistente, e che spesso l’uomo sacrifica alla soddisfazione delle necessità materiali la propria integrità personale. Esiste quindi anche una «patologia della normalità», una disposizione alla malattia che nasce dal conformismo e dalla sottomissione alla struttura mercantile delle moderne società occidentali.
Due sono i meccanismi perversi individuati da Fromm, sulla scia di Marx e di Freud, quali possibili cause di malattia psichica: da una parte l’alienazione, che pervade tutti i campi dell’esistenza – dal lavoro ai rapporti interpersonali, dal pensiero al sentimento – e che inevitabilmente porta all’asservimento e all’apatia; dall’altra il narcisismo, individuale o collettivo, che spinge l’uomo a calpesta- re la dignità dei suoi simili e lo induce gradualmente alla «necrofilia», al rifiuto della vita.
Fromm non si limita, però, a una critica della società contemporanea, né a tristi riflessioni sul carattere perverso della natura umana. Attraverso un’analisi impietosa del consumismo e della crisi di valori che scuote la civiltà occidentale, egli rileva come l’uomo abbia finito per riporre tutte le sue speranze nella scienza, ammaliato da un’idea mitica di progresso che lo ha convinto dell’esistenza di un’oggettiva e inarrestabile evoluzione verso il meglio e, al tempo stesso, dell’inutilità di ogni tentativo di risolvere razionalmente e tempestivamente le questioni sociali e politiche più scottanti.
È proprio in questa indolenza, in questa passività, che Fromm suggerisce di cercare le radici della depressione, ormai diventata una sorta di malattia «professionale» dell’uomo contemporaneo. Ma, a differenza di quanto molti sembrano ritenere, indolenza e passività non sono astratte caratteristiche psicologiche o morali dell’individuo odierno, né tantomeno vizi d’origine dell’essere umano, bensì il frutto molto concreto delle condizioni socio-economiche «disumane» in cui ciascuno di noi si trova a vivere.
Solo prendendo coscienza di tale nesso, si potrà pensare di superare il vuoto concetto di «normalità», sempre più spesso sinonimo di omologazione, e di costruire una rinnovata «scienza umanistica» che, forte del bisogno di utopia, ovvero della tensione? verso la verità e la giustizia, si ponga l’obiettivo di far scoprire – o riscoprire – all’uomo il piacere dell’azione libera e consapevole e l’amore per la vita.
Erich Fromm (Francoforte 1900 – Locarno 1980) ha studiato alle Università di Heidelberg e di Monaco, e all’Istituto di psicoanalisi di Berlino. Con Adorno, Horkheimer, Marcuse ed altri ha lavorato nell’ambito del celebre Institut für Sozialforschung di Francoforte. Nel 1934 si è trasferito negli Stati Uniti e ha insegnato al Bennington College, alle università Columbia, del Michigan e di Yale, e all’Universidad Nacional de Mexico. Fra le sue opere più famose, in edizione Mondadori: La crisi della psicoanalisi (1971), Anatomia della distruttività umana (1975), Avere o essere? (1977), Grandezza e limiti del pensiero di Freud (1979), La disobbedienza e altri saggi (1982), L’amore per la vita (1984), L’arte di amare (1986), Fuga dalla libertà (1992), Anima e società (1994) e L’arte di ascoltare (1995).
A Tavola con la Storia
Chi eravamo, come mangiavamo, venti secoli di varia umanità al filtro della gastronomia.
Autore/i: Minarelli Maria Luisa
Editore: Sansoni Editore
premessa dell’editrice, in sovraccoperta «Le Nozze di Cena» Veronese, Parigi Musée du Louvre.
pp. 296, Firenze
A tavola con la Storia segue il percorso, fragrante e affascinante, dell’evoluzione del gusto, dal lontano passato al confluire di esotiche esperienze nel grande crogiuolo occidentale attuale. Alimentazione e gastronomia a un attento osservatore appaiono gradini successivi di una medesima scala: figlia della necessità la prima, opera del pensiero e della creatività l’altra, che esige cognizioni scientifiche, abitudine alla ricerca e la cornice di una società evoluta che permetta scambi di prodotti ed esperienze.
Le tappe della gastronomia appaiono quindi come un sistema di comunicazione, una griglia di lettura delle società, e la storia della tavola appartiene al dominio della Storia; Braudel, Le Goff, Lévi-Strauss, Barthes hanno aperto la strada.
Tra la molteplicità di chiavi di indagine che l’argomento cibo richiede per non essere appiattito, l’autrice ha scelto cinque percorsi di ricerca che ha completato con storie, aneddoti, passi di costume recuperati sui documenti. Al primo capitolo, che percorre le vicissitudini dell’alimentazione in Occidente, fa seguito la rievocazione del pranzo storico di Canossa e dei banchettoni del Rinascimento, l’excursus tra i takeaway e gli afrodisiaci d’epoca, gli inconvenienti dei cibi sofisticati e delle eterne quaresime, fino ai pantagruelici pranzi della Bastiglia.
Il viaggio tra i cibi e i mercati esotici include le follie dei Romani per il pesce, le feste al Topkapi e i menu dell’al di là secondo diverse religioni.
La tavola come luogo di introspezione si specchia, al terzo capitolo, nelle abitudini di celebri personaggi, da Cristo a Carlo Magno, da Napoleone a Carlo Marx, a Garibaldi, a Proust, per finire con Pinocchio.
Il quarto è il percorso dei legami tra il cibo e l’arte, dalla storia del cibo in pittura alla nascita dell’arte della gastronomia che coincide con quella dei ristoranti.
Infine, tra i miti e le follie degli ultimi cento anni, compaiono i pranzi interminabili dei transatlantici e dell’Orient-Express, i delitti dei gangster in trattoria, i brindisi di Yalta e l’ultima festa dello scià, quella di Persepoli, che nel 1971 ha chiuso un’epoca.
In questo vasto affresco, che scoperchia le pentole di bettole e grandi alberghi, di palazzi e fast food, resta al lettore la scelta tra una lettura sistematica o una degustazione in pillole. Sempre comunque con la sicurezza di una ricerca approfondita e il piacere di uno stile brillante, talvolta perfino caustico, talaltra commosso, che rievoca mondi e tempi affascinanti appagando molte curiosità, rispondendo a molti interrogativi, aprendone altri.
Maria Luisa Minarelli, storica e giornalista, è nata e ha compiuto gli studi a Bologna. Vive a Milano dove collabora come free lance a varie testate tra cui «Historia». Nel 1989 ha pubblicato il saggio Donne di denari per le Edizioni Olivares.
Rajneesh Neo-tarot – Tarocchi
Autore/i: Autori vari
Editore: Rajneesh Foundation International
60 cards, print in the U.S.A.
“Fall in tune with the energy of the person… fall in tune so deeply that his unconscious her unconscious, starts stirring your unconscious, and in your unconscious, things start arising – visualizations.
Those visualizations will be meaningful… but remember you are not predicting the future.
So you can use this for making people more alert and more meditative more responsible for their lives…”
(Bhagwan Shree Rajneesh – The Further Shore)
A totally new concept in Tarot – 60 luminous cards inspired by the living Master, Bhagwan Shree Rajneesh.
Each card represents one of life’s major lessons. Based on stories from Zen, Sufi, Christian, Hindu. Tibetan Buddhist, Tantric, Hassidic and Greek religious traditions, giving new meaning by the clarity and wisdom of Bhagwan Shree Rajneesh.
A booklet of instructions and stories giving the key to the meaning of each card is included.
I Tarocchi di Marsiglia
Titolo originale: Le Tarot de Marseille
Autore/i: Marteau Paul
Editore: Gremese Editore
prefazione di Eugène Caslant, introduzione dell’autore, traduzione di Sofia Medin.
pp. 256, interamente e riccamente illustrato a colori, Roma
«Il modello più geniale e completo di Tarocchi, i più classici ed affascinanti, di certo quelli maggiormente usati a scopo divinatorio nell’interpretazione inedita dell’ultimo grande erede della tradizione dei cartai di Francia.»
Misteriosi e di origine incerta, i Tarocchi di Marsiglia rappresentano, tra i molti mazzi di Tarocchi esistenti, antichi e meno antichi, i più classici ed affascinanti, e di certo quelli maggiormente usati a scopo divinatorio.
Nati agli inizi del XV sec. come strumento di gioco nelle corti italiane, i Tarocchi si diffusero nei secoli successivi in tutta Europa; e mentre i preziosi mazzi miniati usati a corte lasciavano il posto a più “rozzi” ed economici mazzi stampati, la fantasia dei diversi incisori, forse anche sotto l’influsso di tradizioni locali, produceva serie di carte spesso molto differenti le une dalle altre. Contemporaneamente i Tarocchi perdevano la loro caratteristica di strumenti usati per giocare, conquistandosi la fama di mezzo impareggiabile per interrogare il futuro.
I Tarocchi di Marsiglia si sono affermati nel tempo come il modello più geniale e completo di Tarocchi stampati, tanto da poter essere considerati ormai come i Tarocchi per eccellenza. Essi ebbero una prima codificazione nel 1713 ad opera del mastro cartaio di Avignone Jean-Pierre Payen, che si rifece certamente a modelli più antichi e difficilmente identificabili. Il mazzo “marsigliese” fu poi ulteriormente perfezionato da Nicolas Conver nel 1761 ed è rimasto da allora sostanzialmente inalterato. E questo mazzo – enigmatico, seducente e coloratissimo – che i cartomanti ancor oggi preferiscono usare: tale predilezione si giustifica certamente con il particolare simbolismo “fissato” nelle carte marsigliesi, un simbolismo molto complesso e tuttavia immediato, che sembra parlare direttamente all’inconscio dell’operatore e del consulente.
In quest’opera Paul Marteau, ultimo erede della grande tradizione dei cartai francesi, studia approfonditamente le 78 carte dei Tarocchi di Marsiglia, una per una, interpretando in chiave mantica le più infinitesimali sfumature delle immagini, coordinandole in un unicum coerente e razionale. Dalla foresta di significati simbolici che ogni carta reca con sé, l’autore seleziona ed estrae soprattutto quegli elementi che si prestano a fornire all’immagine un significato divinatorio generale. Colui che ancora oggi, così com’è avvenuto per secoli, cerchi nella “lettura” dei Tarocchi risposte e consigli per la propria esistenza, non può perciò prescindere da quest’analisi acuta e affascinante di Marteau, che per di più è condotta sull’intero gruppo di 78 carte e non soltanto sui 22 Arcani Maggiori.
La straordinaria ricchezza di interpretazioni e deduzioni che caratterizza questo studio, lo rende infatti il testo più completo mai scritto sull’argomento.
Non a caso i Tarocchi di Marsiglia, stampato perla prima volta a Parigi nel 1949, gode ormai di una solidissima fama internazionale e costituisce l’opera di riferimento ogni qualvolta si discuta dei significati mantici dei Tarocchi. Nonostante il suo valore, attestato da continue ristampe e da edizioni in tutte le maggiori lingue, il libro non era stato ancora tradotto in Italia. Questa edizione intende ora colmare tale lacuna ed offrire anche agli studiosi e agli appassionati italiani un prezioso, indispensabile strumento di lavoro e di consultazione.
Paul Marteau, scomparso nel 1966, è stato un personaggio fondamentale nella storia delle carte da gioco francesi. Alle sue donazioni, tra l’altro, si deve parte della magnifica collezione di carte della Bibliothèque Nationale di Parigi. Erede di Baptiste-Paul Grimaud, proprietario di una grande casa produttrice di giochi di carte, ha diretto la fabbrica Grimaud fino al 1963.
La sua attenzione di studioso si è soffermata particolarmente sul “Tarocchi di Marsiglia”, nel proposito di ristabilire il canone di questo mazzo tradizionale, fissandolo fin nei particolari più minuti e nella tipologia dei colori. Nell’ambito di tale ricerca ha curato la riedizione dei “Tarocchi di Marsiglia” di Nicolas Conver, fra i più antichi esistenti (1761).


