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Libri dalla categoria Geologia

Kamikaze

Kamikaze

L’epopea dei guerrieri suicidi

Autore/i: Arena Leonardo Vittorio

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

premessa e introduzione dell’autore.

pp. 330, Milano

Chi sono stati veramente i kamikaze giapponesi? Che nesso c’è tra gli aviatori suicidi della Seconda guerra mondiale e i terroristi odierni? Quali gli ideali che li hanno mossi e la cultura che li ha ispirati? Leonardo Vittorio Arena ricostruisce la figura di questi combattenti misteriosi, ripercorrendone la filosofia e presentando alcune delle figure più significative. Sullo sfondo delle grandi battaglie della Seconda guerra mondiale, da Pearl Harbour a Okinawa, descrive le varie forme di offensiva kamikaze, riporta brani di lettere e diari dei piloti destinati alla morte i versi struggenti degli haiku, le brevi poesie dedicate ai giovani martiri. Ma soprattutto spiega il significato dei loro “suicidi”: negazione di se stessi in nome della fedeltà all’imperatore, sacrificio supremo per la sopravvivenza di un paese e di una cultura irripetibili.

Leonardo Vittorio Arena insegna Religioni e filosofie dell’Asia orientale presso l’Università di Urbino. Impartisce una tecnica di meditazione su spunti buddhisti e sufi. Collabora ai programmi religiosi della Radio Svizzera. Per Mondadori ha pubblicato, tra l’altro: Il canto del derviscio (1993), Samurai (2002), Kamikaze (2003), Il libro della tranquillità (2004), Shòbògenzò (2005) e I guerrieri dello spirito (2006).

 

Arte della Sardegna Nuragica

Arte della Sardegna Nuragica

Autore/i: Autori vari

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

a cura di Giorgio Stacul.

pp. 190, 126 tavv. b/n, Milano

Indice:

  • Origini del megalitismo e colonizzazione iberica della Sardegna
  • 19 Evoluzione del megalitismo iberico e architettura nuragica in Sardegna
  • Le suppellettili funebri nel mondo protosardo
  • I bronzetti nuragici
  • L’arte e la civiltà nuragica rispetto al mondo classico
  • Note bibliografiche
  • Bibliografia essenziale
  • Fonti delle fotografie
  • Indice delle illustrazioni

 

I Segreti degli Obelischi

I Segreti degli Obelischi

Autore/i: Habachi Labib

Editore: Fratelli Melita Editori

prefazione dell’autore, traduzione di Sergio Bosticco.

pp. 160, nn. tavv. b/n f.t., nn. ill. b/n, Roma

Fra i resti monumentali di maggior interesse della civiltà faraonica, gli obelischi contendono il primato alle piramidi. Innalzati a centinaia dai faraoni, molti di essi sono stati successivamente trasportati lontano dall’Egitto per essere eretti come trofei nelle grandi capitali: Roma, Parigi, Londra e persino New York.
L’intento originale nella costruzione degli obelischi, che venivano ricavati da rocce granitiche, consisteva nel simboleggiare il potere dei faraoni o nel rendere omaggio alle divinità solari. Essi erano opera di un artigianato che si serviva di tecniche capaci di conciliare una mole massiccia con una forma affusolata, abbellendo poi il risultato con eleganti decorazioni.
Questo libro descrive le fasi di lavorazione degli obelischi e ne illustra i complessi significati; ma insieme e di riflesso fa anche rivivere la vicenda affascinante dei faraoni che li eressero, come quella avventurosa degli archeologi che li scoprirono e dei «conquistatori» che li trasferirono fuori dalla terra ove erano stati costruiti.
La storia degli obelischi dalle origini alle vicissitudini in terre lontane dal Nilo; luci ed ombre dell’antica civiltà egiziana in questi autentici «grattacieli del passato».

Gli Angeli ci Vogliono Bene

Gli Angeli ci Vogliono Bene

Storie vere di aiuti celesti

Autore/i: Anderson Wester Joan

Editore: Sonzogno

introduzione dell’autore, traduzione di Valentina Boscarino.

pp. 144, ill. b/n, Milano

Joan Wester Anderson, una delle autrici di maggior successo in America nel campo dei libri dedicati ai fenomeni paranormali, ci offre una raccolta natalizia di storie vere e ispirate, testimonianze di persone in difficoltà che hanno ricevuto aiuti inaspettati e imprevedibili da qualcuno, lassù o quaggiù… un promemoria per tutti dell’infinito potere dei miracoli, ma anche della solidarietà umana.
Le preghiere di persone lontane riportano a casa un figlio da tempo perduto.
Un sacco pieno di giocattoli arriva a una famiglia troppo povera per fare regali ai bambini. Una canzone di Natale fa svanire il malumore della gente in coda in un grande magazzino. Una croce che si illumina nella notte trasmette un messaggio di speranza. Un angelo riscalda una bimba triste e infreddolita.
Queste e altre storie di interventi “miracolosi” per ricordarci che, se abbiamo fede, possiamo essere sfiorati dalla benedizione divina o da una grazia quando meno ce l’aspettiamo, ogni giorno dell’anno.

Gli angeli ci vogliono bene è un piccolo libro per tornare a credere, per ritrovare la speranza e la fiducia, in se stessi e negli altri.

Joan Wester Anderson, affermata giornalista free-lance e autrice di numerosi libri su argomenti diversi, dopo essere stata testimone di prodigi “celesti” si è dedicata interamente ai fenomeni soprannaturali. Fra i suoi bestseller di maggior successo ricordiamo: Là, dove camminano gli angeli (giunto in Italia alla 7° edizione), Là, dove avvengono i miracoli e Un angelo veglia su di me, tutti pubblicati da Sonzogno.

Gli Dei dalle Lacrime d’Oro

Gli Dei dalle Lacrime d’Oro

I giganteschi templi del centro e sud America esistevano già prima degli Inca e dei Maya. Chi li costruì?

Autore/i: Sitchin Zecharia

Editore: Edizioni Piemme

prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Maria Massarotti.

pp. 312, nn. ill. b/n, Casale Monferrato (AL)

Aztechi, Toltechi, Olmechi, Inca, Maya: centro e sud America sono un mosaico ininterrotto di reami perduti, di città abbandonate e civiltà scomparse, di rovine che lasciarono senza fiato anche i conquistadores spagnoli. Grandi piramidi a gradoni, intricati bassorilievi, sofisticati calendari astronomici, complessi riti di mummificazione caratterizzano queste antiche culture e sembrano riportarci quasi magicamente nella Mesopotamia e nell’Egitto di migliaia di anni fa. Dietro queste apparenti coincidenze, si cela forse una nuova verità che illumina misteri rimasti fino a oggi irrisolti: una stirpe di esseri straordinari, venuti da un altro mondo e depositari di grandi conoscenze, ha guidato l’evoluzione della civiltà umana.

Zecharia Sitchin è nato a Baku, in Azerbaigian, il 1º luglio 1920, si è laureato a Londra e ha vissuto a lungo negli Stati Uniti. È morto a New York il 9 ottobre 2010.
Noto esperto di lingue semitiche, considerato l’esponente più autorevole della cosiddetta «archeologia misterica», è stato tra i pochi studiosi in grado di decifrare le iscrizioni cuneiformi.
I sette libri del ciclo Le Cronache Terrestri – tutti pubblicati in Italia da Piemme, hanno venduto milioni di copie e sono stati tradotti in più lingue.

 

Il Pianeta degli Dei

Il Pianeta degli Dei

Prima degli Egizi furono i Sumeri. Prima dei Sumeri…

Autore/i: Sitchin Zecharia

Editore: Edizioni Piemme

prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Maria Massarotti.

pp. 422, nn. ill. b/n, Casale Monferrato (AL)

Se gli antichi Egizi ereditarono il loro sapere dai Sumeri, questi ultimi da chi avevano appreso quelle scienze? La tesi del professor Sitchin è semplice e sconvolgente. Come confermano recentissime scoperte, c’è un altro pianeta nel sistema solare. I suoi abitanti, che i Sumeri chiamavano Anunnaki e la Bibbia Nefilim, iniziarono a visitare la Terra mezzo milione di anni or sono e il ricordo delle loro gesta è giunto sino a noi per varie strade: nei racconti mitologici, nell’Antico Testamento, nel libro di Gilgamesh. Alla luce di questa ipotesi, suffragata da anni di studi e ricerche, tradizioni, c e ritrovamenti da sempre circondati da un alone di mistero divengono improvvisamente comprensibili. La storia del mondo trova una nuova, affascinante chiave di lettura.

Zecharia Sitchin è nato a Baku, in Azerbaigian, il 1º luglio 1920, si è laureato a Londra e ha vissuto a lungo negli Stati Uniti. È morto a New York il 9 ottobre 2010.
Noto esperto di lingue semitiche, considerato l’esponente più autorevole della cosiddetta «archeologia misterica», è stato tra i pochi studiosi in grado di decifrare le iscrizioni cuneiformi.
I sette libri del ciclo Le Cronache Terrestri – tutti pubblicati in Italia da Piemme, hanno venduto milioni di copie e sono stati tradotti in più lingue.

 

Le Letterature Antiche del Vicino Oriente

Le Letterature Antiche del Vicino Oriente

Sumerica, assira, babilonese, ugaritica, ittita, fenicia, aramaica, nord e sud-arabica

Autore/i: Rinaldi Giovanni

Editore: Sansoni Editore

nuova edizione aggiornata, prefazione dell’autore.

pp. 344, Firenze

Nella presente opera Giovanni Rinaldi ha raccolto la storia delle varie letterature che, per circa quattro millenni, fiorirono nelle valli del Tigri e dell’Eufrate, dando vita ad una delle più antiche civiltà: quella del Vicino Oriente.
L’autore delinea lo sviluppo delle varie forme in cui quelle letterature si espressero e la parte espositiva, sempre interessante e suggestiva, è illustrata da numerose citazioni di testi. Dapprima la civiltà dei Sumeri, il popolo che, fra l’altro, inventò la scrittura cuneiforme e lasciò testimonianze indelebili nella poesia religiosa; quindi le civiltà dei Babilonesi e degli Assiri.
Gli ultimi capitoli del volume rivestono particolare importanza e avranno, per molti lettori, il sapore di una scoperta: essi sono dedicati alle letterature ugaritica e ittita, i cui testi, dopo un silenzio di tre millenni, sono stati portati alla luce solo nel nostro secolo. Il Capitolo sulla letteratura ittita è opera del prof. Ferdinando Luciani.

Giovanni Rinaldi è specialista di lingue e letterature antiche del Medio Oriente. Nato in provincia di Cuneo, appartiene all’Ordine dei Padri Somaschi, è docente di storia delle religioni e preside della facoltà di Magistero triestina, nonché membro dell’Accademia teologica romana. Dirige la rivista «Bibbia e Oriente», è autore di una introduzione allo studio delle lingue semitiche e di commenti ai libri biblici di «Daniele» e «Profeti Minori». Collabora a riviste orientalistiche italiane e straniere, con contributi di critica testuale e studi di letterature comparate dell’antichità Orientale ( sumerica, ugaritica, armaica, ebraica, ecc.).

La Letteratura Etiopica

La Letteratura Etiopica

L’oriente cristiano nell’unità delle sue tradizioni

Autore/i: Cerulli Enrico

Editore: Sansoni Editore

terza edizione ampliata, con un saggio sull’Oriente Cristiano, premesse dell’autore.

pp. 256, Milano

Fin dal Rinascimento la letteratura etiopica ha avuto il singolare destino di stimolare gli studiosi europei per quello che conserva in traduzione, di altre più antiche letterature. Ciò fino allo sviluppo degli studi etiopici nel secolo scorso, quando furono prevalentemente indagati i rapporti culturali e letterari dell’Europa con l’Oriente Cristiano, per una migliore conoscenza del fenomeno della formazione e della vita delle Chiese Cristiane di Oriente. Questo ha avuto come conseguenza che anche nei lavori – non molti ne molto numerosi – dedicati alla storia della letteratura etiopica, la letteratura di traduzione ha prevalso sulla letteratura originale: Il Cerulli, pur non contestandone gli influssi arabo cristiani e greco cristiani,, ha ritenuto utile considerare soprattutto le opere originali di questa letteratura, giudicate nel loro merito letterario. È un aspetto nuovo del problema, che offre una nuova visione di una letteratura che si rivela ricca di pregi.

Enrico Cerulli esploratore, eminente studioso orientalista, fu ambasciatore d’Italia ed è vice presidente dell’Accademia dei Lincei. Compì giovanissimo un viaggio di esplorazione in Etiopia Occidentale e nel 1928-29 partecipò alla spedizione del Duca degli Abruzzi alle sorgenti dell’Uebi Scebeli. Il materiale scientifico raccolto in questi viaggi diede materia per i suoi Studi etiopici: quattro volumi fondamentali. Successivamente illustrò in varie opere aspetti dei rapporti culturali tra Oriente e Occidente nel Medioevo-. Ricordiamo tra l’altro: Il libro etiopico dei Miracoli di Maria e le sue fonti nella letteratura del Medioevo latino, Etiopi in Palestina, Il patranuelo di Juan Timone-da e l’elemento arabo nella novella italiana e spagnola del Rinascimento. Ha dato anche un contributo essenziale alla conoscenza del teatro persiano.

La Letteratura Romena

La Letteratura Romena

Autore/i: Lupi Gino

Editore: Sansoni Editore

nuova edizione aggiornata, premessa dell’autore.

pp. 448, Firenze

È qui messo in particolare evidenza il processo che, tra il XVIII e il XIX secolo, ha portato la Romania ad inserirsi politicamente e letterariamente tra le nazioni dell’Europa centro-occidentale. La vitalità di questa nazione, che le ha impedito nei secoli di essere sommersa dalla marea delle dilaganti e continue invasioni settentrionali ed asiatiche, ha infatti valorizzato le tradizioni, i costumi, la letteratura, l’arte, il folklore ii questo popolo forte di una particolare spiritualità, formatasi attraverso vicende tanto fortunose. L’autore ha saputo rendersi interprete di questo clima storico e letterario, non soltanto attraverso lunghi e vasti studi, ma anche e più con la esperienza ripetuta e diretta della vita sociale e individuale, con numerosi viaggi nelle regioni anche meno note, con conoscenza profonda di genti e costumi.

Gino Lupi è nato a Bondeno di Ferrara nel 1892 e fin dagli anni giovanili si è occupato di etnologia e filologia, svolgendo i suoi studi in Italia e all’estero.
Ha viaggiato in Europa, nell’Africa di lingua araba e nei paesi dell’Asia turca e araba.
Ha soggiornato varie volte in Romania e ha poi insegnato alle Università di Venezia, Padova e Milano svolgendo‘corsi su argomenti romeni storici, geografici e letterari.
Fra le sue opere si segnalano: «Grammatica romena», «Novecento letterario romeno» e importanti studi di letteratura orientale.

Le Letterature del Belgio

Le Letterature del Belgio

Autore/i: Mor Antonio; Weisgerber Jean

Editore: Sansoni Editore

nuova edizione aggiornata.

pp. 400, Firenze

Il Belgio ha due letterature: la francese e la neerlandese, che, sviluppandosi sullo stesso suolo e attraverso le medesime vicende d’ambiente, presentano caratteri comuni. E le somiglianze sono tanto meno sorprendenti se si considera che in alcune regioni le due letterature coesistono e si intersecano.
Anche la loro evoluzione ha seguito una linea analoga: dopo la fioritura del Medioevo comincia un lungo periodo di decadenza finché il romanticismo segna un risveglio, del quale tuttavia è sopravvissuto assai poco. Bisogna attendere gli anni 1880-90 perché il Belgio cessi di restare ai margini delle grandi correnti europee. Tale emancipazione segna un periodo di prosperità e anche di grandezza: Maeterlinck, Verhaeren, Hellens, Plisnier, Michaux fanno parte del patrimonio letterario europeo. Anzichè fondere le due letterature in una sola esposizione, gli autori del presente volume hanno preferito tenerle separate, pur indicando i punti di contatto. Le due parti, anche se redatte da uomini formatisi a scuole diverse, sono state elaborate nelle grandi linee di comune accordo e se l’uno non sottoscrive sempre all’opinione dell’altro, essi riescono a raggiungere una singolare unità di gusto.

Antonio Mor dell’Università di Genova è specialista di letteratura belga di lingua francese. La sua attività si è svolta lungamente all’estero. Tra le sue pubblicazioni citiamo: Lettere inedite di Paul Claudel, Tre lettere inedite di Gide, Christian Beck, San Francesco di Sales scrittore, Immagini di tre continenti, Le Prince de Ligne prosateur, Julien Green e la cultura anglosassone, Fogazzaro nella critica.

Jean Weisgerber assunse giovanissimo la cattedra di letteratura neerlandese e di letteratura comparata all’Università di Bruxelles. È membro del comitato di redazione della Nieuw Vlaamse Tijdschrift. Della sua produzione indichiamo: De Vlaamse Literatur op Onbegane Wegen, Het Experiment van «De Bòomgaard», Faulkner et Dostoevskij, Confluences et influences, Formes et domaines du roman, flamand.

L’Inter Mirifica

L’Inter Mirifica

Introduzione – Storia – Discussione – Commento – Documentazione

Autore/i: Baragli Enrico

Editore: Studio Romano della Comunicazione Sociale

unica edizione, prefazione dell’autore.

pp. 688, XXXI tavv. b/n f.t., Roma

«Il decreto conciliare meno letto e peggio interpretato»: così, a proposito dell’Inter mirifica, nell’Osservatore Romano del 5 maggio 1969.
Avendo avuto modo, come perito conciliare, di assistere giorno per giorno alla genesi del Decreto, alla sua discussione ed approvazione in Aula, e poi anche al formarsi dell’opinione che ancora l’accompagna, l’Autore ha pensato che non convenisse tardare oltre a far luce su di esso: rispondendo alle critiche, ma soprattutto fornendo l’informazione più completa ed oggettiva circa i fatti e le persone che sono entrate nel merito.
Questa la ragione della presente Introduzione – Storia – Discussione Commento e Documentazione dell’Inter mirifica. (Baragli Enrico S. I.)

Il Tappeto Orientale

Il Tappeto Orientale

Autore/i: Tolomei Ugo

Editore: Istituto Geografico De Agostini

premessa e introduzione dell’autore, disegni a cura di Antonia Federici.

pp. 368, 32 tavv. b/n, LX tavv. a colori f.t., ill. b/n, Novara

“Il tappeto è un tessuto a mano, fatto press’a poco con la tecnica del velluto. Nell’ordito vengono inserite delle «corse» di trama alternate ad altre di segmenti di filo, i due capi di ciascuno dei quali sporgono verso una faccia del tessuto così da creare una superficie simile a quella di un vello animale. Vi possono ricorrere varie fibre tessili, da sole o associate: lana, seta, cotone, filo d’oro e d’argento; ma la materia del tappeto per eccellenza è la lana (sia pure, nel tappeto moderno, accompagnata spesso dal cotone nell’ordito e nella trama). Per lana s’intende principalmente il pelo della pecora; ma anche il vello della capra e del dromedario ha un uso abbastanza largo.
Ora la lana è una materia estremamente deperibile. Anche quando un manufatto di lana sia preservato dagli insetti, dai topi, dalla umidità che è forse il suo nemico peggiore, dal logorio che deriva dall’uso, esso è condannato a sia pure lenta morte da un processo irreversibile che mineralizza la fibra. Questo spiega il significato particolare che hanno nel gergo dell’antiquariato del tappeto gli aggettivi «antico» e «vecchio». Se in altri settori antiquari si chiamano antichi, poniamo, gli oggetti nati prima dell’alto Medioevo, qui «antico» vuol dire all’incirca: costruito prima del secolo XIX; e «vecchio» è il tappeto non antico anteriore alla prima guerra mondiale. Nel commercio antiquario passano pochissimi tappeti del ’700, meno ancora del ’600; è caso eccezionale che vi venga «trattato» un esemplare men che rovinoso del XVI secolo; e la clientela a cui si destina un tappeto così venerabile è formata dai musei e da pochi collezionisti privati.[…]”

Gioco dell’Oca di Medusa

Gioco dell’Oca di Medusa

Gioco Oca Classico (63 caselle) Orizzontale

Autore/i: Doccioli Susanna; Verdini Stefano

Editore: Edito in proprio

edizione in 100 copie numerate, con una presentazione di Roberta Borsani “Rinascita o Morte. La Sfida di Medusa”.

Disegnato a mano e colorato con il computer, contiene: tabellone di gioco, 6 pedine, 2 dadi, regole del gioco, dimensioni: 450X680, Roma

Gioco di 63 caselle numerate distribuite su una testa di Medusa. Il gioco illustrato da Susanna Doccioli e progettato insieme a Stefano Verdini è stato stampato in 100 esemplari numerati.

CASELLE: mute.
REGOLE: a sinistra sul tabellone:

DICHIARAZIONI:
Per decidere chi inizia, ogni giocatore tira di dadi una volta: comincia chi ha ottenuto il punteggio più alto e si prosegue in senso orario. Si decidono anche il valore ed il tipo di pegni da pagare durante il Gioco. Il giocatore di turno tira i dadi e fa avanzare il proprio personaggio di tante caselle quanti sono i punti indicati dai dadi. Lungo il percorso ci sono delle caselle speciali che producono il loro effetto quando, finendo il movimento, si arriva su una di esse. Se un giocatore viene raggiunto da un altro nella sua casella, paga pegno e retrocede nella casella da cui è partito chi l’ha raggiunto.

Le Caselle Speciali:

  • Caselle “Oca o le sue Piume” (5, 9, 14, 18, 23, 27, 32, 36, 41, 45, 50, 54, 59, 63): vai avanti ripetendo l’ultimo punteggio ottenuto con i dadi. Questa regola conferma il valore di “Guida Provvidenziale” delle Oche. Le Oche donano delle “Ali” che permettono di avanzare rapidamente; non ci si può fermare sulle loro caselle. Il gioco comprende 14 “Oca o le sue Piume” con la regola: 4 caselle – un’“Oca o le sue Piume”, 3 caselle – un’“Oca o le sue Piume”.
  • Caselle dei “Dadi” (26, 53): se un giocatore ottiene al primo lancio il numero 9 si sposta alla casella 26 oppure alla 53, in base a come è stato ottenuto il 9. Chi ottiene 3 e 6 col primo lancio va subito alla casella 26, chi ottiene 4 e 5 col primo lancio va subito alla casella 53. Questo perchè se un giocatore ottiene 9 al primo lancio arriverebbe subito alla fine del percorso, in quanto la disposizione delle oche, a distanza di nove, facendogli replicare ogni volta il punteggio iniziale lo porterebbe immediatamente al 63.
  • Casella 6 “Il Ponte”: paga pegno e salta immediatamente alla casella numero 12.
  • Casella 19 “L’Osteria del Tempo Perduto”: paga pegno e resti fermo un turno.
  • Casella 31 “Il Pozzo dell’Errore Grave”: paga pegno e resti fermo fino a che un altro giocatore non viene a liberarti fermandosi su di essa.
  • Casella 42 “Il Labirinto”: paga pegno e torna alla casella da dove sei arrivato.
  • Casella 52 “La Prigione”: paga pegno e rimani fermo fino a quando un altro giocatore non ti aiuta a trovare l’uscita, ovvero non capita su questa casella e prende il tuo posto.
  • Casella 58 “La Morte”: paga pegno e torna all’inizio del gioco.

Obiettivo del Gioco:
Vince chi raggiunge per primo l’arrivo ed entra nel “Castello o Giardino dell’Oca” (casella 63) incassando il totale della posta e dei pegni pagati. L’arrivo deve essere raggiunto con un punteggio dei dadi esatto, altrimenti si deve tornare indietro di tante caselle quanti sono i punti in eccedenza. Se, dopo essere tornati indietro dall’arrivo con i punti in eccedenza, si capita sulla casella “Oca o le sue Piume”, si retrocede, anziché andare avanti ripetendo l’ultimo punteggio ottenuto con i dadi.

Rinascita o Morte. La Sfida di Medusa
“Poiché voi stessi mi costringete, chiederò aiuto a una nemica”: così Perseo si rivolge ai guerrieri che, alterati dall’ira e soverchianti di numero, lo incalzano da ogni lato pregustando la sua fine. Auxilium …ab oste petam,: l’eroe libera dal sacco la testa di Medusa che lui stesso ha poc’anzi provveduto a recidere con un falcetto adamantino fornitogli, pare, da Ermes. Sotto la maledizione del suo sguardo gli avversari divengono pietra, ciascuno immortalato nell’atto di tracotanza o viltà che li guida. Orrore che salva dall’orrore, principio di morte che salva dalla morte, la testa di Medusa ha svolto fin dall’antichità una funzione di carattere paradossalmente apotropaico.  Medusa  (da “medo”, “proteggere”) è la guardiana fedelmente dedita a un solo compito, per il quale è disposta a rinunciare a ogni immagine sociale ed avvenenza: tenere lontano il male. Della femminilità che incarnò un tempo, capace di suscitare desiderio perfino nel padre degli dei, ora resta solamente una sorta di esaltata fedeltà alla mano che la guida. Una brama distruttiva che il prescelto piega ai propri disegni.  La chioma di serpi sibilanti suscita con le sue molte volute l’immagine vorticosa della dinamicità della vita (biologica, spirituale e psichica) straordinariamente feconda. La sua bontà si misura in termini di capacità creativa e non si lascia imbrigliare da alcuna connotazione morale e tanto meno moralistica. Guidata da una saggezza intrinseca e istintiva può trovare i suoi sentieri e le sue direzioni, anche nella foresta più fitta, rovesciando il male in bene, la morte in nascita, leggendo speranza laddove altri trovano disperazione e null’altro. Soltanto, deve trovare l’eroe capace di radicali rovesciamenti. Colui che saprà credere nella bontà delle cose, quando la malvagità sembra invece con forza affermarsi, al di là di ogni ragionevole dubbio. E la bontà, come già si è detto, è la Vita, la sorgente da cui sgorgano innumerevoli le forme. E’ la forza divina che sempre sceglie l’essere, preferendolo al nulla. Dalle gocce di sangue grondanti dalla testa mozzata di Medusa nascono l’anfisbena e il corallo. La prima è costituita da un serpente  a due teste, una “bestia impossibile” (2) in cui si fondono due corpi orientati in senso opposto, costretti a ripiegarsi l’uno verso l’altro rinnovando per sempre il duello metafisico tra male e bene, vita e morte, Ahura Mazda e Arimane, Cristo e Satana. Il secondo – il corallo – è imparentato strettamente con il sangue: quello di medusa e quello del Redentore. Il corallo venne infatti spesso usato come simbolo del sacrificio e della passione purificatrice del Cristo crocifisso e risorto. Un lapidario del XIII secolo ne decanta le proprietà apotropaiche, preserva coltivazioni e raccolti e scaccia i demoni. Proprio come Medusa. Gli autori di questo particolarissimo mandala, che con una felice intuizione sposa la testa della Gorgone e il labirinto salvifico del gioco dell’Oca, mi pare offrano ai nostri sensi la meravigliosa rappresentazione della Vita – unità ricca e cangiante, mille volte contraddittoria, mille volte inafferrabile, sempre “di là” – che solamente  l’arte e la poesia, madri naturali di simboli, possono esprimere. Lo sguardo fascinoso, ben fermo su un orizzonte che corrisponde allo sguardo del giocatore, non lascia scampo. Potente, ineludibile ed eterno è l’attimo in cui si fissa lo scambio di sguardi che si riflettono l’uno nell’altro. Uomo… scite te ipsum. Conoscere se stessi può dare le vertigini. Come chinarsi su acque vorticose dal ponte, casella speciale del gioco dell’Oca. Un cuore pavido può subire la malia paralizzante del rimorso e disperare. Questo desidera la testa di Medusa innalzata sulle mura della città di Dite dai diavoli che vogliono impedire il “fatale andare” del divino cantore della redenzione. Dante sembra assorbito dal simbolismo solo negativo della Gorgone. Il suo spirito impregnato di filosofia tomista, ordine e gerarchia, non può comprendere il carattere primigenio, istintivo di un simbolismo molto antico, che precede di gran lunga le ordinate dottrine morali elaborate all’interno delle grandi confessioni religiose. L’incomprensione tra il disordine creativo della Gorgone e il senso di  misura delle costruzioni intellettuali occidentali  è all’origine della storia di Medusa, fanciulla mutata in mostro da Atena che la sorprende nel suo tempio mentre amoreggia con Zeus (o forse, secondo alcuni versi di Ovidio, subisce da lui violenza). Atena, nata dalla testa di Zeus, dea della femminilità misurata e strategica che presiede alla tessitura, all’ordinato consorzio della polis e alle strategie militari, detesta l’anarchica istintualità di Medusa, che rende repellente d’aspetto senza tuttavia poterne spegnere lan prodigiosa fecondità (dalla ferita della testa recisa dal corpo nasceranno il cavallo alato Pegaso e un gigante di nome Crisaore, dalle gocce di sangue come  già si è detto l’anfisbena e il corallo). Secondo alcune versioni poco conosciute del mito, pare, Medusa si caratterizza come Grande Madre terribile per voler “trattenere nel cranio i figli non nati” (3). Preferirebbe, quindi, una procreazione incontrollata, attraverso il sangue, non contaminata dalla coscienza. Ma chissà, forse non è una sua scelta. Forse è condannata da Atena a non poterli generare, a covarli dentro rimuginando. Improduttiva sul piano dell’intelligenza razionale e della forma, dove regna la sua nemica, Medusa (creatura del dionisiaco e dell’a-peiron)  figlia come i serpenti, a dispetto appunto di Atena. I nostri artisti hanno colto il senso profondo di questa grande madre, punita dalle civiltà del logos e mortificata dal perbenismo delle religioni olimpiche. Il volto scuro di una molto enigmatica Iside, colta nella sua versione notturna, socialmente poco accettabile, è circondato da serpi. Di cosa sono portatrici…veleno o farmaco? L’ambiguità naturale del simbolo si ripresenta. La morte e la vita si dissetano alla stessa fonte, così insegna, nel suo versante di luce, la fiaba di Amore e Psiche. Miti, quest’ultimo e quello di Medusa, che parrebbero lontani l’uno dall’altro. Eppure non sono le sorelle di Psiche a convincerla che l’amante, con il quale giace nel buio senza goderne la vista, potrebbe essere un mostro? La visione di Amore si rivelerà  distruttiva per l’eccesso di Luce. Quella di Medusa  lo è ugualmente, perché raggelante. Del resto non è forse vero che per la teologia negativa dei mistici del IX e X secolo, appaiono più indicati al divino attributi mostruosi, in grado di salvaguardare il senso della trascendenza di Dio, piuttosto che quelli ricavati da una perfezione umana, troppo umana? Come per  le caselle del gioco dell’oca è l’eroe a decidere tra la vita e la morte, il cambiamento iniziatico, la rinascita (la mutazione del serpente) e la morte (la paralisi interiore, il disseccamento delle energie vitali). L’umore che si concentra nel morso di un serpente agisce in profondità, genera dolori, febbre e visioni. Per questa ragione in alcune culture rappresentava un tempo una prova iniziatica. Come finire nella prigione o nel pozzo del Gioco dell’oca. Angoscia, abbandono, condanna sociale e peggio: lutto e morte. Situazioni limite inevitabili sul nostro cammino. Medusa sempre veglia su di noi o contro di noi, con il suo sguardo letale. Sarà l’eroe, il pellegrino del Gioco dell’Oca, ad afferrare il suo capo e orientarne lo sguardo sopra i nemici. A cavalcarne la corrente liberandola dall’odio e da quanto di orribilmente vendicativo vi è commisto, spronandola verso l’aurora di un logos creativo. I numeri delle caselle del gioco che contrassegnano i serpenti rappresentano quel principio di verità  che rischiara l’esistenza leggendola attraverso il linguaggio dei simboli. Nella notte profonda, dove si genera nel buio (angeli o mostri), la luna del sapere poetico, della giocosa riscrittura del mondo, evoca  una consapevolezza millenaria, depositaria dei grandi sogni in cui l’umanità riannoda i fili  del suo perenne viaggio. (Roberta Borsani)

Gioco dell’Oca di Medusa Tabellone
Gioco dell’Oca di Medusa Intero

Il Gioco dell’Oca è il gioco di percorso più antico, lo schema a 63 caselle è quello della tradizione.
Il percorso segue un movimento a spirale, può simboleggiare una situazione, una vicenda, un’avventura, lo scorrere del tempo, la vita.
Le caselle sono connotate da alcuni simboli, rimasti invariati da secoli.
Come nella vita siamo di fronte alla sorte, nel gioco si tirano i dadi, ci sono caselle fortunate e sfortunate.
Continuamente si susseguono immagini, sorprese, emozioni… in vista dell’arrivo.

Il Gioco dell’Oca è «un labirinto popolare dell’Arte sacra e una raccolta dei principali geroglifici della Grande Opera» (Fulcanelli, Le Dimore Filosofali).

«Questo ruolo iniziatore dell’oca è di certo estremamente antico […] Ne fa fede lo straordinario successo del Gioco dell’Oca, “ripreso” dai Greci, come si diceva al tempo di C. Perrault. E’ un gioco sostanzialmente simbolico; se ne attribuisce l’invenzione a Palamede, inventore anche degli scacchi e della dama. Il gioco consiste nel far avanzare una pedina, a seconda del numero tirato dai dadi, sulle caselle di una spirale che si avvolge verso l’interno da sinistra a destra. Ogni 9 caselle c’è un’oca diversa, fino alla sessantatreesima, che raffigura il giardino dell’oca. La prima casella è una porta o un portico. Quindi si alternano immagini simboliche, dei ponti, una locanda, un pozzo, un labirinto, la prigione, la morte. Alcuni di questi ostacoli obbligano a tornare indietro, e il giocatore attraversa così un terreno insidioso e accidentato. Si tratta senza dubbio di un gioco iniziatico, ma se ne è perduta la chiave. Eliphas Lévy vi vedeva una variante dei tarocchi, di cui riconosceva nei geroglifici le immagini tradizionali» (Jean Paul Clébert).

Nerone

Nerone

Autore/i: Gervaso Roberto

Editore: Rusconi

avvertenza dell’autore.

pp. 352, Milano

Nerone (Lucio Domizio Enobarbo), imperatore romano, nato nel 37 e morto nel 68 d.C., fu anche un mostro, ma, per cinque anni, consigliato da Seneca, governò con saggezza. Ebbe la sventura di cadere sotto la penna di Svetonio e di Tacito, che ne hanno tramandato un’immagine perfida e viziosa.
Non che Nerone vada assolto dai delitti che commise e dai misfatti che perpetrò. Assassinò la madre, che stava congiurando per assassinare lui, spense col veleno il fratellastro, aspirante alla porpora, fece “suicidare” Seneca, suo ex precettore e ministro, di cui per anni era stato succubo pupillo. Crimini che non meritano alcuna indulgenza, ma dei quali non furono scevri altri sovrani.
Fu protagonista e vittima dei suoi tempi. Tra i più foschi e sanguinosi dell’età imperiale.
Di Nerone Roberto Gervaso, storico di affascinanti doti narrative, ci offre un ritratto disincantato, malizioso e preciso, che emerge da un grande affresco scenico dell’antica Roma.

Roberto Gervaso è nato a Roma il 9 luglio 1937. Ha studiato a Torino e negli Stati Uniti ed è laureato in lettere moderne.
Nel 1961 entra al «Corriere della Sera». Nel 1974 ne esce e passa a «Il Resto del Carlino» di Bologna e «La Nazione» di Firenze. Nel 1977 si trasferisce al GR2. Oggi, oltre che alla radio, collabora al «orriere della Sera» e a «Gente».
Con Indro Montanelli ha scritto sei volumi della Storia d’Italia.
Da solo ha firmato le vite di Cagliostro, Casanova, Borgia. Nel 1977 ha pubblicato una raccolta di interviste, Il dito nell’occhio, best-seller dell’anno per la saggistica giornalistica.
Ha vinto una ventina di premi letterari e giornalistici, fra cui, due volte, il «Bancarella».

Il Secondo Anello del Potere

Il Secondo Anello del Potere

Una nuova tappa dello straordinario viaggio iniziatico nel leggendario mondo del potere magico

Autore/i: Castaneda Carlos

Editore: Rizzoli

prefazione dell’autore, traduzione di Pier Francesco Paolini.

pp. 304, Milano

Dopo aver appreso le arti magiche che introducono nel labirinto del «mondo del potere e ella conoscenza» (così distante dal razionale modo di pensare dell’Occidente), Castaneda esperimenta le facoltà acquisite in uno straordinario viaggio nell’universo della stregoneria applicata. E la prova del fuoco che anche lui è uno stregone e un « guerriero », quindi è in grado di affrontare e vincere fenomeni extranormali e terrificanti. Figura centrale del libro è un formidabile personaggio: doña Soledad, magica e terribile antagonista di Castaneda e, nello stesso tempo, espressione di quanto vi è di più profondo e misterioso nel concetto di femminilità. Straordinario come tutti i libri di Castaneda, «il secondo anello del potere» offre qualcosa di più: la visione concreta di una dimensione oscura, al di la della ragione eppure reale, quella dell’esercizio pratico della magia nella vita quotidiana, dell’ascesa iniziatica verso la perfezione e la libertà che svincolano dai limiti culturali e di comportamento tipici di chi crede e vive solo nel nostro modello di civiltà.

Carlos Castaneda (Carlos César Arana Castaneda) è nato a Cajamarca (Perù) nel 1925. Dopo studi di pittura e scultura a . Lima, ha frequentato la University of California a Los Angeles, dedicandosi in particolare all’etnologia. Ha poi compiuto ripetuti soggiorni nel Messico centrale, entrando in contatto con «indios» depositari delle antiche tradizioni esoteriche. Tra i suoi libri ricordiamo: «A scuola dallo stregone» (1968), «Il fuoco dal profondo» (1985), «L’isola del tonal» (1975), «Il dono dell’aquila» (1983), «Il potere del silenzio» (1988).

Impresa e responsabilità a Roma nell’età commerciale

Impresa e responsabilità a Roma nell’età commerciale

Forme giuridiche di un’economia-mondo

Autore/i: Serrao Feliciano

Editore: Pacini Editore

pp. 362, Ospedaletto (Pisa)

Il volume, costituito da otto saggi, tende a fare emergere linee di sviluppo, prospettive, fenomeni propri di un’epoca in cui si trasformano e si rinnovano dalle radici l’economia, la società, il diritto privato. Ne scaturisce uno studio da cui è possibile trarre i pilastri per la ricostruzione di settori importanti dell’esperienza giuridica espressa dall’attività giurisdizionale dei pretori e dall’elaborazione dei giuristi nell’epoca di massimo sviluppo economico e culturale di Roma antica. Testo adottato.

Un Indovino mi Disse

Un Indovino mi Disse

Autore/i: Terzani Tiziano

Editore: Longanesi & C.

pp. 432, Milano

Nella primavera del 1976, a Hong Kong, un vecchio indovino cinese avverte l’autore di questo libro: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai».Dopo tanti anni Terzani non dimentica la profezia (che a suo modo si avvera: in Cambogia, nel marzo del ’93, un elicottero dell’ONU si schianta con ventitré giornalisti a bordo, e fra loro v’è il collega tedesco che ha preso il suo posto…).
La trasforma, però, in un’occasione per guardare al mondo con occhi nuovi: decide infatti di non prendere davvero alcun aereo, senza per questo rinunciare al suo mestiere di corrispondente. Il 1993 diviene così un anno molto particolare di una vita già tanto straordinaria. Spostandosi in giro per l’Asia in treno, in nave, in macchina, a volte anche a piedi, il giornalista può osservare paesi e persone da una prospettiva spesso ignorata dal grande pubblico: ci aiuta a riscoprire il gusto del Viaggio, ci guida alla scoperta di un continente in bilico tra passato e futuro (e che ricorre alla magia come antidoto alla modernità), ci insegna a conoscere palmo a palmo l’intero Sud-Est asiatico. Il documentatissimo reportage si trasforma man mano in una piacevole esplorazione, in un’appassionante avventura, in un racconto ora ironico ora drammatico, in qualcosa di eccezionale, come il resoconto di un interminabile viaggio in treno dalla Cambogia a Berlino o quello di una solitaria traversata su una nave portacontainer da La Spezia a Singapore. Vagabondaggi insoliti e di per sé entusiasmanti, cui si intrecciano ancora più insoliti o inquietanti gli incontri fortuiti o provocati durante il percorso: maghi, santoni, veggenti, invasati, stregoni, sciamani, ciarlatani, tutti i profeti dell’occulto sondati per comprendere sia il loro mistero sia il proprio futuro.
O per tener fede a quanto un giorno un indovino disse…

Tiziano Terzani, scrittore e giornalista italiano. Corrispondente per trent’anni dall’Asia per il settimanale tedesco «Der Spiegel», grazie al proprio stile diretto e divulgativo ha fatto conoscere a un vasto pubblico l’universo variegato e in continua evoluzione del continente asiatico. I suoi libri nascono dalle sue esperienze sui fronti «scomodi»: dei due anni trascorsi nel Vietnam in guerra raccontano Pelle di leopardo (1973) e Giai Phong! La liberazione di Saigon (1976); La porta proibita (1984) raccoglie l’esperienza cinese, durata cinque anni e conclusasi con l’arresto e l’espulsione per attività controrivoluzionarie; il lungo viaggio nell’Unione Sovietica (1991-92) è restituito in Buonanotte, Signor Lenin!, testimonianza a caldo del crollo del blocco orientale; Un indovino mi disse (1995) è il resoconto di un anno passato a girare l’Asia come corrispondente ma senza mai spostarsi in aereo. I suoi scritti contro la guerra in Afghanistan sono raccolti in Lettere contro la guerra (2002). Gli ultimi due libri hanno carattere autobiografico: Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo (2004) affronta in modo toccante la propria malattia; La mia fine è il mio inizio, un intenso testamento spirituale, è pubblicato postumo dal figlio Folco (2006), così come Fantasmi (2008) e Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria (2014).

 

Pratiche Sessuali

Pratiche Sessuali

L’Amore nel mondo: antropologia della sessualità

Autore/i: Gregersen Edgar

Editore: Edizione CDE

traduzione dall’inglese di Donatella Besana.

pp. 320, nn. ill. b/n, Milano

Questo libro è un’affascinante documentazione, ampia e dettagliata, dei costumi sessuali (del presente e del passato) in tutte le parti del mondo, dall’Africa all’Estremo Oriente, dall’Europa all’Oceania.
Legami familiari, adulterio, incesto, prostituzione, omosessualità: su questi temi E. Gregersen ha raccolto una mole straordinaria di notizie e di testimonianze, puntualmente sostenute, pagina dopo pagina, da un ricchissimo corredo illustrativo.
Con tutti i vantaggi di un’enciclopedia, e con in più il vantaggio peculiare di essere “raccontato” con vivacità e passione, questo libro soddisfa veramente le aspettative di un’informazione ricca e completa sulla sessualità umana, nella complessità delle sue manifestazioni.
Edghar Gregersen lavora al Queens College dell’università di New York come insegnante al Dipartimento di Antropologia.

L’Itinerario Segreto di Ulisse

L’Itinerario Segreto di Ulisse

Autore/i: Pillot Gilbert

Editore: Edizioni Dellavalle

traduzione di Anna Maria Del Mastro.

pp. 224, Torino

Se pensiamo all’Iliade e all’Odissea si affacciano alla nostra mente scolastiche immagini di leggende e mitologia. Ma l’assedio e la presa di Troia, il lungo viaggio di Ulisse, raccontati poeticamente e con abbondanza di particolari, nascondono, ci dicono ormai gli storici, un preciso messaggio, una concreta verità storica e una serie di avvenimenti effettivamente accaduti. Gli affascinanti testi omerici sono in realtà il « verbale » storico di una spedizione marittima avente per scopo di dare ai Greci il controllo del Bosforo e del Mar Nero. Le descrizioni di questi itinerari (tesori gelosamente custoditi e fonte di prosperità e di potenza per un popolo di navigatori) dovevano essere mantenuti segreti per evitare una «fuga » di notizie. Così, afferma l’Autore, furono abilmente dispersi e mescolati in un testo più ampio e «insospettabile». Solo coloro che conoscevano i testi a memoria e possedevano il codice di decifrazione potevano venirne a conoscenza. Ripetendo punto per punto, con la minuziosa pignoleria di un investigatore, l’itinerario seguito da Ulisse, Gilbert Pillot ha ricostruito il « vero » viaggio dell’eroe greco: dalle colonne di Ercole, alle Canarie e Madera, su fino all’Irlanda, alla Scozia e all’Islanda. Un viaggio appassionante rispolverato dal velo dei secoli e un libro che ha la tensione del « giallo » e i colpi di scena di un romanzo di spionaggio.

L’Universo nel Tempo

L’Universo nel Tempo

Autore/i: Maffei Paolo

Editore: Edizione Club del Libro

premessa dell’autore.

pp. 392, nn. ill. monocolore e b/n, Milano

L’Autore di Al di là della Luna e I mostri del cielo ci conduce ora in una serie di viaggi nel tempo che ci faranno risalire fino all’origine dell’universo.
Ripercorreremo dapprima i tempi in cui sono nati il Sole e la Terra e assisteremo all’evoluzione del nostro pianeta fino all’apparizione dell’uomo.
Poi con un altro viaggio risaliremo più indietro: a quando il Sole e la Terra non esistevano ma già si era formata una prima generazione di stelle che contribuì a farne altre, chimicamente diverse, dalle quali si formò il mondo attuale, ricchissimo e straordinariamente vario.
Ma anche queste stelle primeve ebbero un’origine: da un universo senza stelle, completamente diverso, che si trasformò rapidamente e che prima non c’era.
Vedendo come l’universo cambiò continuamente nel tempo, scopriamo una straordinaria caratteristica creduta tipica, in genere, solo degli esseri viventi: l’evoluzione verso forme sempre più complesse.
E il caso o un disegno preordinato che la guida in questo senso?
Ogni lettore troverà la sua risposta riflettendo su ciò che avrà visto, frutto delle osservazioni e delle deduzioni scientifiche.
Osservazioni e deduzioni che permettono di azzardare ancora un viaggio: nel futuro più vicino e in quello più remoto, nel tentativo di scoprire, via via, qual è il destino ultimo dell’uomo, della Terra, dell’universo.

Paolo Maffei Attualmente è docente di astrofisica all’Università di Perugia, dopo essere stato docente di astronomia all’Università di Catania e direttore dell’Osservatorio Astrofisico di quella città. Appassionato fin dalla fanciullezza dei problemi celesti, compì le prime osservazioni dalla sua Umbria con mezzi privati. Dopo la laurea, conseguita a Firenze, ha lavorato negli osservatori di Arcetri, Bologna, Asiago e Amburgo, dedicandosi soprattutto a ricerche di carattere osservativo, dapprima sul Sole, poi su comete, nebulose e stelle variabili.
Dal 1963 al 1975 ha svolto attività di ricerca e didattica presso l’Università di Roma.
È stato uno dei primi astronomi a dedicarsi alle ricerche nel vicino infrarosso, grazie alle quali scoprì due galassie che oggi portano il suo nome. Appartiene a diverse associazioni astronomiche italiane e straniere e attualmente si dedica in particolare a ricerche connesse con l’evoluzione delle stelle e allo studio delle stelle variabili nell’infrarosso.
Ammiratore della natura sotto il duplice aspetto della bellezza e del mistero, ha sempre sentito la necessità di rendere partecipi tutti delle scoperte celesti, dedicandosi con entusiasmo alla divulgazione in riviste specializzate, stampa quotidiana e periodica, radio e televisione.