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L'Ikebana - Filosofia, Religione Teoria dei Fiori - 2 Volumi

Volume 1: "Ikebana: Storia e Basi Ideologiche" - Volume 2: "Ikebana: Quattordici Stili"

di
Editore: De Luca Editore
Prezzo: € 180,00

Informazioni: fotografie di Giorgio Roda, Shufunotomo Co. Ltd., Hiroshi Matsubara, Pasquale de Antonis, Ugo Tagliaferri, Daigoro Sawayanagi. - vol. 1 pp. 160, vol. 2 pp. 146, nn. fotografie, tavole e illustrazionicartine b/n, Bologna
Stampato: 1968-12-01
Codice: 500000007456

Dal capitolo "L'Essenza dell'Ikebana":
"«La gente di Wa abita isole montagnose in mezzo all'oceano». Questo l'inizio di una delle prime cronache del Giappone.
In queste isole montagnose, circondate dall'oceano, abitava un popolo isolato, la cui religione era detta « la via degli dei », cioè lo Shinto. L'universo è costituito da una miriade di parti sensibili e l'adorazione è la contropartita naturale di una profonda sensibilità alle bellezze della natura. La «via degli dei» è più una religione d'amore e di gratitudine che non una religione di paura e di timore; è anche l'espressione della consapevolezza e della coscienza delle innumerevoli reiterazioni di atti creativi, nei quali la estrinsecazione delle forze fondamentali della natura, cioè nascita e morte, assume una importanza estrema.
La nascita, la crescita e la vita sono cose buone e desiderabili, ma la morte e la distruzione sono malefiche e angoscianti.
Dall'intelligibilità totale della natura deriva l'intuito dell'importanza delle stagioni e, nelle stagioni, era ovvio isolare la pianta, il fiore e l'albero.
Solamente dall'osservazione umile della natura, dal guardare con amore i petali di un fiore, la venatura di una foglia, il vento negli alberi, l'erba che si piega, tutto quello cioè che insegna lo Shinto, da quel ritrovare in ogni filo d'erba, potenzialmente, una espressione dell'assoluto o di un dio (lo stesso principio che si ritrova molto più tardi anche nello Zen, quando si dice che bisogna saper vedere un Budda luminoso in un filo d'erba) poteva nascere l'ikebana. Perché è dall'osservazione dell'albero, del sasso, dell'acqua che scorre, dal sentire come sono e come vivono nel loro ambiente naturale, integrati nel cielo e nella terra, che si arriva a intuire le leggi che ne determinano l'esistenza e si può, trasferendo queste leggi, ricreare la natura nell'ikebana.
Questo ricreare la natura si manifesta e si attua attraverso l'abilità della mano. E solo in Giappone troviamo questa doppia componente sin dalle origini: una incredibile sensibilità tattile che ha permesso al popolo di Wa di creare le più perfette ceramiche neolitiche che esistano, cioè le ceramiche Jōmon, associata al senso dell'inserimento dell'uomo nella natura come un elemento di un tutto unico, avente un peso assolutamente eguale a quello di un fiore, di una foglia, di un sasso o dell'acqua, inserimento che si manifesta in una identità con la natura e nella natura, univoca ed equidistante. [...]"

Libro usato disponibile in copia unica

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