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Urfragen – Essere Umano e Destino

Urfragen – Essere Umano e Destino

Frammenti e aforismi

Autore/i: Spengler Oswald

Editore: Longanesi & C.

prefazione di Vittorio Frosini, premessa di A. M. Koktanek, introduzione dell’autore, avvertenza e traduzione dal tedesco di Francesco Causarano.

pp. IX-548, 1 tavv. b/n f.t., Milano

Urfragen, una elementare corrispondenza ai goethiani Urworten, Ursymbol, Urphänomen, secondo Oswald Spengler sono «quesiti… che contengono in se stessi il loro valore; essi caratterizzano chi li pone, sia esso un essere umano, una corrente spirituale o una civiltà».
A essi «non si risponde, in quanto sono la risposta stessa. La metafisica è il postular eterni quesiti senza risposta». A quest’opera Spengler lavorò durante gli ultimi quindici anni della sua vita, lasciandola incompiuta. Avrebbe dovuto essere un’ulteriore sperimentazione del «metodo di riflessione» che nel Tramonto dell’Occidente aveva adottato esclusivamente per i gruppi delle più alte civiltà, applicandolo ora anche allo studio delle loro premesse storiche, «della storia dell’essere umano sin dalle sue origini»; un tentativo faustiano di superare sia filosoficamente sia storicamente la sua Opera maggiore Il tramonto dell’Occidente e che, nonostante l’intensa attività di pensiero, Spengler lasciò allo stato di abbozzo: un mosaico di frammenti pazientemente ricostruito sui fogli autografi, negli anni dopo la sua morte. Composta di aforismi incisivi, di immagini lampeggianti, è un’opera di grande suggestione intellettuale e morale, che delinea i fondamentali tratti metafisici e antropologici dell’umanità, oltre i quali, tuttavia, a prescindere da tutte le pur persistenti discontinuità delle singole civiltà, si eleva il fondamentale omogeneo fluire di una sola civiltà.

«Quel che bisogna cercare nelle pagine di Spengler, tuttavia, non è il seguace di questo o quel filosofo, ma è Spengler stesso, nella sua inconfondibile personalità, con le sue ambizioni più grandi di lui ma anche con le sue doti distintive di tempestoso ingegno e con il suo schietto tormento speculativo, di cui è sofferta testimonianza la stessa rinuncia, o incapacità, a portare a termine il progetto della grande opera metafisica.» (Vittorio Frosini)

Oswald Spengler nacque a Blankenburg (Harz) il 29 maggio 1880. Studiò scienze naturali e matematica a Monaco, Berlino e Halle, e per tre anni fu professore di ginnasio di queste materie ad Amburgo. Si trasferì poi a Monaco, dove si dedicò privatamente agli studi e dove morì l’8 maggio 1936. Fece parte di varie organizzazioni scientifiche e in particolare, come membro del comitato di fondazione, del Forschungsinstitut für Kulturmorphologie, divenuto poi Frobenius-Institut. Le sue opere (Der Untergang des Abendlandes [Il tramonto dell’Occidente], 1918; Preussentum and Sozialismus [Prussianesimo e socialismo] , 1920; Der Mensch und die Technik [L’uomo e la tecnica], 1931; Jahre der Entscheidung [Anni decisivi], 1933; ecc.), pur contrastate negli ambienti accademici, ebbero risonanza nella cultura tedesca del periodo di Weimar, e in alcuni casi risonanza europea. Spregiatore della repubblica di Weimar, Spengler volle farsi l’ideologo dell’alleanza fra conservatori illuminati ed élite operaia; accolse con iniziale simpatia l’avvento del nazismo, ma ben presto mostrò freddezza e ironia verso Hitler e verso il nuovo regime, che gli rimproverò di non riconoscere i suoi legittimi eredi.

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