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Una Comunicazione ai Miei Amici

Una Comunicazione ai Miei Amici

Autore/i: Wagner Richard

Editore: Edizioni Studio Tesi

prima edizione, introduzione di Massimo Mila, traduzione di Francesco Gallia.

pp. XXXIX-156, Pordenone

«Far conoscere ai miei amici il corso della mia evoluzione fino a oggi». Era questo lo scopo di Richard Wagner quando, esule in Svizzera, scriveva Una comunicazione ai miei amici (1851): non un’autobiografia quindi, come in parte sarà vent’anni dopo il Mein Leben, ma una ricerca di sé, una meditazione critica sulla propria arte, letta attraverso la genesi delle sue prime opere liriche. Pur con le fatiche di uno stile che denuncia l’«odio per il lavoro di scrittore», si chiarificano qui le necessità dell’artista: la ricerca di un nuovo ideale drammatico, l’esatto rapporto col problema del Tempo, la fuga dalla schiavitù della Moda, il rifiuto dei confini ristretti di una storia fatta di episodi, per approdare invece al patrimonio universale del Mito, in un ritorno alle origini del «puramente umano» e dei suoi eterni eroi creati dal popolo, riesaminati dall’Arte.

Richard Wagner (1813-1883) nacque a Lipsia.
Rimase orfano a sei mesi del padre, a otto anni del patrigno. Dopo l’adolescenza trascorsa a Dresda, tornò a Lipsia per frequentare i corsi di musica all’università. L’opera incompiuta Le nozze e Le fate furono i suoi primi esperimenti lirici. Diresse a Magdeburg, a Riga, a Parigi, prima d’ottenere un incarico a Dresda, sull’onda del successo del dramma storico Rienzi (1842) e del leggendario L’Olandese volante (1843). La partecipazione ai moti rivoluzionari del 1848 lo costrinse a un lungo esilio. Al rientro in Germania nel 1860 ottenne l’appoggio del re Ludwig Il di Baviera per la fondazione di un teatro wagneriano, inaugurato poi a Bayreuth nel 1876 con la tetralogia dell’Anello del Nibelungo.
Fino alla morte avvenuta a Venezia, la sua vita fu contrassegnata da una produzione di “titanici” capolavori quali Tannhäuser (1845), Lohengrin (1850), Tristano e Isotta (rappresentato a Monaco nel 1865), I Maestri cantori (1868), Parsifal (1882), frutto di una personale ricerca di fusione delle arti in una realtà superiore e unitaria.

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