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Turbare l’Universo

Turbare l’Universo

Titolo originale: Disturbing the Universe

Autore/i: Freeman Dyson

Editore: Bollati Boringhieri Editore

presentazione di Luigi A. Radicati di Brozolo, prefazione dell’autore, traduzione di Riccardo Valla.

pp. XI-316, Milano

Nato in Inghilterra nel 1923, in cattedra a Princeton a trent’anni, Freeman Dyson è considerato una delle figure di primissimo piano della fisica contemporanea. Ma il brillante teorico autore di importanti lavori sull’elettrodinamica quantistica è ben lontano dallo stereotipo dello scienziato chiuso nell’astrattezza dei problemi che tratta. Spirito irrequieto, cresciuto in un raffinato ambiente culturale, il ragazzo prodigio che Hans Bethe considerava l’allievo più intelligente che avesse mai avuto è una lucida e appassionata coscienza civile, che non ha mai smesso di interrogarsi sul rapporto scienza-società, e sui destini ultimi dell’umanità.
Invitato a spiegare concretamente a un pubblico di non specialisti che cosa è la vita di un ricercatore, come si articola giorno per giorno, Dyson ha steso il suo racconto autobiografico con talento di scrittore, a suo agio tanto con le grandi letterature europee (il titolo riprende un verso di Eliot) quanto con la musica, la filosofia, la linguistica, la biologia. Dyson è insieme protagonista e testimone, pragmatico “risolutore di problemi” (come modestamente si autodefinisce) e umanista convinto che la poesia debba ispirare la tecnica. Scrive nella sua presentazione Luigi A. Radicati: “Quando tutti si aspettavano da lui (lo scienziato profondo) la soluzione dei problemi fondamentali della teoria dei campi ecco che lo si ritrova a disegnare reattori o progettare futuristici razzi nucleari (lo scienziato concreto, dinamico). Quando élite scientifica si schierava per Oppenheimer, lui stringe amicizia con l’arcinemico Teller e frequenta il laboratorio militare di Livermore. Militarista dunque? No, perché poco dopo lo troviamo a Washington Q occuparsi, con una serietà di cui non molti liberals han dato l’esempio, di problemi di disarmo e controllo nucleare.”
Il nucleo del libro tocca temi di drammatica attualità: la corsa agli armamenti nucleari, la costruzione della bomba al neutrone, le prospettive della guerra batteriologica, la battaglia per il disarmo, il futuro dell’”ingegneria genetica”, la ricerca di fonti alternative di energia. Quello di Dyson non è soltanto un contributo di valore storico, ma una riflessione che investe i massimi problemi etici e filosofici, che ci aiuta a veder chiaro anche oggi.
Nella terza parte del libro Dyson scatena la sua fantasia in una serie di ipotesi, tanto brillanti quanto rigorose, sulle utilizzazioni dell’energia solare, su un nuovo impiego delle piante, e sulla colonizzazione dello spazio. In polemica con Monod, questo fisico che ha un senso quasi religioso dell’unione del tutto, e che dichiara di sentirsi a casa sua nel futuro, vuole considerarsi attore, e non ospite inutile su un’astronave la cui destinazione è ignota.
Questa somma di motivi fa di Turbare l’universo un libro inconsueto nel panorama italiano, di raro fascino intellettuale, in cui si ritrova composto l’antico dissidio tra cultura scientifica e cultura umanistica. Ha scritto su “Nature” il cosmologo Hermann Bondi: “Ecco un libro che ho apprezzato profondamente, che mi ha dato molto da pensare, e che raccomando caldamente a tutti”.

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