Più Vicini alla Luce – Le Commoventi Testimonianze di Bambini che Hanno Conosciuto la Morte
Titolo originale: Closer to the Light
Autore/i: Morse Melvin; Perry Paul
Editore: Sperling & Kupfer Editori
prefazione di Raymond A. Moody, traduzione di Laura Pignatti.
pp. 216, Milano
Più vicini alla luce, best-seller negli Stati Uniti, raccoglie le storie di centinaia di bambini passati attraverso un periodo di morte clinica («Near Death Experience», o NDE) durante il quale hanno vissuto esperienze fuori dal corpo, comunicazioni telepatiche e incontri con amici e parenti defunti. L’idea di un approccio scientifico all’ipotesi dell’anima e della dimensione ultraterrena nacquero nell’autore – che è medico pediatra – quando fu coinvolto nell’evento eccezionale del risveglio dal coma di una piccola paziente, che raccontò la strana e commovente storia di un meraviglioso viaggio spirituale. Di tale vicenda Morse e i suoi collaboratori hanno fatto il punto di partenza per una ricerca che formula affascinanti ipotesi: le NDE dei bambini sono diverse da quelle degli adulti? In che misura possono modificare l’esistenza? Esiste una parte del cervello geneticamente predisposta per esse? D’altro canto non hanno trascurato anche le inevitabili obiezioni: le NDE non possono essere forse banali effetti allucinatori? (Posizione scettica inizialmente condivisa anche dall’autore, e poi abbandonata.) Dopo otto anni di studi basati esclusivamente su testimonianze di bambini, interlocutori privilegiati per la freschezza e la spontaneità delle impressioni, non ancora condizionate da sovrastrutture culturali, Morse ribadisce, con il sostegno di prove scientifiche, la possibilità della vita ultraterrena. Il trapasso è unanimemente descritto come un momento di straordinaria serenità e assenza di affanni, vissuto con lucida consapevolezza e dominato dalla presenza di una calda e amorevole Luce. Un libro che tratta con umanità e delicatezza un tema ancora oggetto di incredulità, timore e superstizione e che al contempo consola, commuove, insegna.
«Trovo affascinante che questi bambini, che talvolta hanno anche solo due o tre anni, descrivano la Luce più o meno con le parole con cui i grandi leader spirituali descrivono la Luce di Dio.
Se supponiamo che questa esperienza di Luce non sia altro che uno spasmo di rigor mortis del nervo ottico, come possiamo spiegare tutti quei sentimenti di amore incondizionato, verità totale e sensazioni di pace e gioia complete?
Secondo il modello di Freud, alcuni psicologi hanno tentato di giustificare il fenomeno affermando che si tratterebbe dell’interiorizzazione dei genitori – il superego – che giunge in aiuto ai bambini sotto forma di luce.
Anche se è la migliore spiegazione che io sia riuscito a trovare, molto resta ancora oscuro. Se la Luce è semplicemente prodotta dal superego, perché talvolta risulta visibile all’esterno del corpo della persona morente?
Sull’argomento della Luce vi sono più domande che risposte. Mi piacerebbe credere che essa sia il luogo in cui ci rechiamo quando moriamo. Come la nascita in un nuovo mondo luminoso, la Luce delle NDE costituisce l’inizio di un nuovo inizio.» (The New York Times)
Melvin Morse è laureato in medicina alla George Washington University e ha ricevuto il National Service Research Award. Noto studioso delle esperienze in punto di morte, vive e lavora a Seattle dove esercita la professione medica.
Paul Perry è stato caporedattore della rivista American Health e ha collaborato con Raymond Moody, indiscusso padre degli studi sulle NDE. Vive e lavora a Scottsdale, in Arizona.
Argomenti: Aldilà, Esistenza, Vita dopo la Morte,
