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Noi e gli Altri – La Riflessione Francese sulla Diversità Umana

Noi e gli Altri – La Riflessione Francese sulla Diversità Umana

Titolo originale: Nous et les Autres. La réflexion française sur la diversité humaine

Autore/i: Todorov Tzvetan

Editore: Giulio Einaudi Editore

prefazione dell’autore, traduzione di Attilio Chitarin.

pp. XVIII-484, Torino

Questo libro nasce dalla storia personale di Todorov e dall’urgenza con cui avverte il problema etico, dal suo profondo bisogno di combattere l’isolamento e l’asetticità assunti talvolta dall’attività critica. Il tema del rapporto tra individui appartenenti a gruppi sociali culturali diversi era infatti centrale per l’autore, emigrato dalla Bulgaria, e per la Francia, paese che lo ospita dal 1963. Da qui dunque la decisione di proseguire e approfondire la ricerca iniziata con La conquista dell’America, analizzando la riflessione sulla diversità umana dei pensatori francesi dal XVIII al XX secolo, cioè di coloro che possono essere considerati in qualche modo precedenti effettivi e diretti dell’attuale cultura francese. Il taglio dato alla rassegna è comunque tematico e non storico. I temi individuati, le direttrici dell’indagine, divengono nodi intorno a cui costruire un dialogo tra gli autori prescelti. L’idea di fondo è proprio quella di mettere in dialogo posizioni diverse di singoli autori, autori diversi e infine Todorov stesso e gli autori da lui scelti. E Todorov, nella conclusione, tirando le fila del percorso svolto, indica la strada da seguire in quell’ideale di moderazione e razionalità che costituisce il nocciolo del suo «umanesimo ben temperato».

Tzvetan Todorov (1939-2017) è nato in Bulgaria. A Parigi dal 1963, allievo di Roland Barthes, diventa uno dei piú importanti punti di riferimento del mondo intellettuale francese. È autore di numerose opere, tra cui Einaudi ha tradotto: La conquista dell’America (1984 e 1992), Critica della critica (1986), Racconti aztechi della Conquista (1988, con Georges Baudot), Michail Bachtin. Il principio dialogico (1990), Noi e gli altri (1991), Vladimir Propp (1895-1970) (1991) e Le morali della storia (1995). Altre due opere recenti, Di fronte all’estremo (1992) e Una tragedia vissuta (1995), sono edite da Garzanti.

Dell’Idolatria – Un’Archeologia delle Scienze Religiose

Dell’Idolatria – Un’Archeologia delle Scienze Religiose

Titolo originale: De l’idolâtrie

Autore/i: Bernand Carmen; Gruzinski Serge

Editore: Giulio Einaudi Editore

a cura di Duccio Sacchi, premessa degli autori.

pp. VI-250, ill. b/n, Torino

Fin dai primi contatti con il mondo americano, gli spagnoli – conquistadores e missionari – non ebbero difficoltà a individuare, all’interno delle culture amerindie, un ambito religioso, fatto di templi, sacerdoti, sacrifici… Nessun dubbio per loro che questi oggetti, questi ruoli e queste pratiche fossero, in ciò che li accomunava a quelli del Vecchio Mondo, «religione»; come nessun dubbio poteva esserci che fossero falsi, distorti e spesso tragicamente blasfemi, che fossero cioè «idolatria». «Religione» e «idolatria» furono cosi due delle principali categorie attraverso cui i teologi spagnoli prima, e poi più in generale gli intellettuali europei, tentarono di catalogare, di comprendere e di giudicare le culture indigene americane. Con il risultato di vedere in esse nient’altro che riflessi deformati della civiltà occidentale, cosi come l’idolatria era specchio deformante della vera religione. In questo libro, Carmen Bernand e Serge Gruzinski uniscono le loro esperienze di antropologi e storici, di andinisti e messicanisti, per attraversare lo specchio, ripercorrendo – da Las Casas allinea Garcilaso, da José de Acosta a Matteo Ricci, da Voltaire a Montesquieu – le alterne fortune della categoria di «idolatria» come strumento di analisi antropologica dal Cinquecento al secolo dei Lumi. E una parabola discendente, che vede l’idolatria passare da contraltare del cristianesimo a suo modello ironico, da indice di civiltà a sintomo di arretratezza mentale. Un percorso al termine del quale è inevitabile accorgersi di come la crisi del concetto di idolatria non abbia comportato la crisi della griglia interpretativa di cui esso costituiva il fulcro; e interrogarsi allora, insieme con gli Autori, sul senso delle categorie religiose utilizzate ancor oggi nella ricerca antropologica e sulle aporie prodotte dalla loro applicazione acritica.

Carmen Bernand, antropoioga specializzata nell’area andina, insegna all’Università Paris-X. Serge Gruzinski vive anch’egli a Parigi, dove insegna Storia dell’America coloniale all’École des Hautes Études en Sciences Sociales. Insieme hanno già pubblicato in Francia i primi due volumi di una Histoire du Nouveau Monde (Fayard, Paris 1991-93 ). Di Serge Gruzinski sono apparsi in italiano Gli Uomini-Dei del Messico (Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1987 ), La guerra delle immagini ( SugarCo, Varese 1991), e La colonizzazione dell’immaginario (Einaudi, Torino 1994 ).

Kafka : Letteratura ed Ebraismo

Kafka : Letteratura ed Ebraismo

Autore/i: Baioni Giuliano

Editore: Giulio Einaudi Editore

pp. 312, Torino

Dopo il suo primo libro Kafka. Romanzo e parabola, uscito nel 1962, che ha avuto il merito di disegnare un profilo di Kafka sottratto all’interpretazione di chiave simbolica, Giuliano Baioni affronta ora un punto centrale della letteratura del secolo: il significato e le infinite modulazioni di un’opera e di uno scrittore, che oggi fa parte della cultura di tutti. Ed è in grado di fornire una vera e propria bussola per la comprensione storica e al contempo genetica dell’universo di Franz Kafka.
Capitale di quella che Franz Kafka chiama l’«epoca ebraico-occidentale», la Praga mitteleuropea appare qui l’impossibile fulcro al di fuori dal mondo, il luogo dell’esistenza ebraica ma anche quello dell’esistenza estetica, l’unica città in cui un ebreo di lingua tedesca poteva condurre l’esperimento letterario più significativo di tutto il Novecento. La storia del cultursionismo praghese, ricostruita in questo volume, anche con l’uso di materiali sinora trascurati, mostra gli aspetti, a prima vista insospettati, del Kafka «Tartuffe e menteur», che sacrifica ogni considerazione umana e morale al piacere supremo della letteratura; ma soprattutto viene-delineata la figura di chi si sente chiamato a rappresentare, nella crisi della cultura dell’ebraismo d’assimilazione, la crisi della cultura europea.

Giuliano Baioni, nato a Voi tana di Lugo nel 1926, ha studiato prima a Bologna, poi a Kiel e a Venezia, dove è stato allievo di Ladislao Mittner ed è ora ordinario di Tedesco all’Università Ca’ Foscari. Oltre a Kafka. Romanzo e parabola, ha pubblicato studi sul Settecento tedesco e su Goethe, Nietzsche e Benn (sue le edizioni degli Inni di Goethe e delle Poesie statiche di Benn nella «Collezione di poesia» Einaudi.

Modelli Archetipi Metafore

Modelli Archetipi Metafore

Autore/i: Black Max

Editore: Pratiche Editrice

introduzione dell’autore, traduzione di Annalisa Almansi, Enrico Paradisi.

pp. 150, Parma

I saggi raccolti in questo volume (Linguaggio e realtà, Spiegazioni di significato, Metafora, Modelli e archetipi, Ancora sulla metafora) costituiscono ormai dei testi classici per il pensiero contemporaneo e sono divenuti un punto di riferimento obbligato per tutti coloro che, nell’ambito delle scienze della natura o delle scienze umane, si trovano a riflettere sulle «funzioni», sulle opacità e sulle trasparenze del linguaggio. Partendo (alla luce della lezione di Wittgenstein) da una serie, di «esempi emblematici» di un uso linguistico effettivo, Black fornisce una serie di illuminanti aperture e, nello stesso tempo, mette a punto un insieme di attrezzi operativi che si rivelano proficui ben oltre i confini di qualsiasi chiusa settorialità.

Filosofo statunitense di origine russa, Max Black (Baku 1909 – Ithaca 1988) ha insegnato dal 1946 alla Cornell University. Formatosi nel clima della filosofia analitica inglese, è stato fortemente influenzato dal pensiero di Wittgenstein, al quale ha dedicato un Manuale per il «Tractatus» (1964). Fra le altre sue opere si ricordano Problemi di analisi (1954) e Linguaggio e filosofia (1949).

Problematologia – Filosofia, Scienza e Linguaggio

Problematologia – Filosofia, Scienza e Linguaggio

Titolo originale: De la problématologie. Philosophie, science et langage

Autore/i: Meyer Michel

Editore: Pratiche Editrice

traduzione di Mario Porro, postfazione di Livio Rossetti.

pp. 440, Parma

Ci sono libri che producono una svolta nel cammino del pensiero: da anni la ricerca di fondazione non abita più le pagine dei filosofi, ormai convinti di poter evitare l’interrogazione sui principi, su ciò che è primo. Meyer, erede della cattedra di Perelman a Bruxelles, ci ricorda che problematizzare è lo scopo del discorso filosofico e che proprio questo, il domandare, è il fondamento che si tratta finalmente di porre a tema. Evidenziando la differenza problematologica tra domanda e risposta, si chiarisce il ruolo della filosofia come campo in cui il rispondere equivale alla formulazione stessa della domanda, a differenza della scienza che risolve i suoi problemi dando a essi risposta.
La nuova razionalità radicata nell’interrogatività che Meyer propone è stata rimossa nella storia della filosofia dall’emergere del modello proposizionale della Ragione, in cui il nesso domanda-risposta è stato cancellato dal loro mascherarsi come affermazioni che si tratta di giustificare in termini di valori di verità. La problematologia delinea così un ritorno al Socrate interrogante, un rovesciamento della tradizione logicoontologica, inaugurata da Platone e Aristotele; essa consente una visione unificata non solo di filosofia e scienza, ma anche del linguaggio, del senso e della letteratura.

Michel Meyer insegna Filosofia e Retorica alla Libre Université di Bruxelles. Tra le sue opere più importanti, oltre a Problematologia, la prima tradotta in italiano, sono da ricordare: Découverte et justification en science (Paris, 1979); Logique, langage et argumentation (Paris, 1982–1985); Meaning and Reading (Amsterdam, 1983); Science et metaphysique chez Kant (Paris, 1988); Le philosophe et les passions (Paris, 1991); Pour une critique de l’ontologie (Bruxelles, 1991).

Discordia e Destino in Schopenhauer

Discordia e Destino in Schopenhauer

Autore/i: Vincieri Paolo

Editore: Il Melangolo

introduzione dell’autore.

pp. 192, Genova

È possibile il progresso? Qual’è l’origine del male? Prendendo le mosse da questi interrogativi, Schopenhauer sottolinea la forza liberatrice della conoscenza intellettuale. “Se al riparo da buone leggi e lontano dal chiasso e dai rumori si coltiva la conoscenza, non solo si poù ottenere una soddisfazione che compensa grandemente la “tristizia” insita nella vita sociale, ma anche quest’ultima se ne avvantaggia. Quanto più ciascuno esercita la propria mente, tanto più impara a conoscere l’umana follia, forse prevalente rispetto alla malvagità, e a far sì che questa non abbia il sopravvento.

Tragico e Fruizione Estetica in Kant e Hegel

Tragico e Fruizione Estetica in Kant e Hegel

Autore/i: Meo Oscar

Editore: Il Melangolo

premessa dell’autore.

pp. 86, Genova

Il volume si compone di due saggi. Ne Il tragico nell’estetica di Kant si analizza come il riferimento al tragico sia nascosto fra le pieghe dell’argomentare di Kant. Ciò non toglie che esso sia prepotentemente presente come ineludibile termine di confronto e che all’interprete si imponga di adoperarsi per dipanare il groviglio teoretico in cui Kant si avvolge e per cercare di rintracciare il filo che unisce le sue considerazioni sul tragico. Anche ne Il “per noi” dell’opera d’arte di Hegel, secondo saggio, non si tratta di scoprire una terra incognita, ma di determinare meglio come dalle sue pagine estetiche emerga la posizione del fruitore nel suo rapporto con il produttore da un lato e con il prodotto artistico dall’altro.

Gli Abusi della Memoria

Gli Abusi della Memoria

Autore/i: Todorov Tzvetan

Editore: Ipermedium libri

introduzione e traduzione dal francese di Antonio Cavicchia Scalamonti.

pp. 72, Napoli

È tempo di bilanci! E che bilanci! Ci sembra a volte che, oggi, siano diventati quasi un’ossessione. D’altronde una ragione c’è: sono bilanci secolari e millenari. Siamo difatti di fronte a due chiusure: quella del millennio è quella del secolo. Spesso non ne siamo nemmanco consapevoli fino in fondo, eppure c’è evidentemente – spinti dalla sottile angoscia della fine di un’epoca – una specie di pulsione a ricordare, a far riaffiorare memorie, ad interrogarsi sul passato remoto e su quello recente; soprattutto c’è un impulso a commemorare. Il sintomo è chiaro: qualcosa sta sfuggendo e si cerca di correre ai ripari.
Bilanci vuol dire selezionare fatti, accumulare testimonianze, raccogliere memorie, ai fini certamente di un giudizio, di una “pesata”, ma anche per trasmettere (quando possibile) eredità. Un paio di generazioni s’interrogano, sono quelle che hanno vissuto direttamente o indirettamente i momenti salienti dell’epoca, o come facitori, o come semplici destinatari, oppure come vittime. C’è un ricambio che preme e questa è una grande occasione. Inoltre l’organizzazione della memoria vuol dire la conferma o la riconferma delle identità individuali e collettive. Sembra che qualcuno voglia dire o semplicemente suggerire: questo è successo e di conseguenza questo noi siamo. A volte però, di fronte a certi ricordi la memoria s’inceppa, s’impappina, fa fatica; nel caso si ha addirittura l’impressione che questo passaggio del secolo funziona, o ha funzionato, solo come fattore scatenante di un riemergere assai poco gradito.
Un perturbante, un vero e proprio rimosso che viene percepito come un rigurgito acido che lascia nell’esofago una scia dolorosa. Infatti i bilanci di un secolo, e quelli di due generazioni, non possono non comprendere una memoria odiosa, la memoria dei campi, l’orribile memoria dei campi di concentramento.
Il saggio di Tzvetan Todorov che viene qui presentato, è probabilmente uno dei tentativi meglio riusciti – e certamente uno dei più appassionati e brillanti – di interpretazione della delicata questione della memoria e dell’oblio nelle società occidentali di fine millennio.

Tzvetan Tononov, attualmente direttore del CNRS francese, è uno degli intellettuali più rappresentativi della nostra epoca.

I Vagabondi Efficaci

I Vagabondi Efficaci

«Ciò che noi vogliamo per questi “ragazzi” è che imparino a vivere, non a morire»

Autore/i: Deligny Fernand

Editore: Editoriale Jaca Book

avvertenza dell’autore, traduzione di L.N.T. e Giuliano Mangano, titolo originale: Les vagabonds efficaces.

pp. 228, Milano

Il libro presenta, nelle sue cinque parti, il racconto dell’esperienza di lavoro educativo che Fernand Deligny ha vissuto dal 1943 al 1955.
Rompendo gli schemi di una pedagogia istituzionale, Deligny raccoglie attorno a sé vagabondi, giovani delinquenti, caratteriali: persone solitamente definite irrecuperabili dalla stessa società che li ha plasmati. Per queste persone egli non fa appello agli studiosi o agli specialisti, bensì a coloro che sono disposti a vivere o che già vivono con questi ragazzi, ad iniziare con loro una «compagnia» che non sia preoccupata di altro se non di dare una «voce», di aiutare a recuperate una capacità espressiva a chi ne è completamente sprovvisto. Educatori diventano perciò i «vicini», le persone o i gruppi che decidono di sporcarsi le mani in questo lavoro. L’esperienza della «Grande Cordata» – ad esempio -, è esperienza di lavoro svolto con i ragazzi, aiutandoli a scoprire «l’attività concreta, le condizioni affettive, il modo di vita che «permetteranno loro di venirne fuori». Forse per questa ragione il libro non si rivolge innanzitutto solo agli «esperti» della educazione; esso si rivolge a tutti coloro per cui parlare di educazione, non è parlare di un’istituzione – benché rinnovata o rinnovabile -, ma è parlare di una esperienza di socializzazione, di trasmissione di una esperienza di vita, di un giudizio che possa diventare una nuova pratica politica.
«Ciò che noi vogliamo è che questi “ragazzi” imparino a vivere, non a morire», come Deligny stesso dice.

L’Amore Perduto e la Teoria dei Quanti – Romanzo

L’Amore Perduto e la Teoria dei Quanti – Romanzo

Titolo originale: Mobius Dick

Autore/i: Crumey Andrew

Editore: Ponte alle Grazie

traduzione di Stefano Beretta.

pp. 272, Milano

«In breve è fantastico». (Jonathan Cole)

John Ringer, di professione fisico, riceve sul suo telefonino un misterioso messaggio che sembra provenire da un’amante morta da anni. Decide di mettersi sulle tracce dell’amore perduto e i paradossi della meccanica quantistica lo mettono di fronte al suo destino: un intricato percorso di amnesie, coincidenze inspiegabili, telepatie, ricordi ingannatori. Cosa accadrebbe se tutte le alternative possibili di questo mondo dovessero o potessero essere realizzate?
Ecco un romanzo avvincente e pieno di sorprese, dove le vite di molti personaggi del passato affiorano e si intrecciano: Herman Melville, Friedrich Nietzsche, Erwin Schrödinger, Robert Schumann. E il techno-thriller si fa anche fantasy storico, romanzo filosofico e farsa.
Se non esiste più un’unica verità, è però possibile seguire il percorso senza tempo di un’intuizione capace di attraversare e legare matematica, fisica, letteratura e musica. Questa, d’altro canto, è la cifra stilistica di Crumey, un approccio trasversale ai saperi.
Un’immaginazione e una scrittura intelligenti, che rendono avventurosa e appassionante la sfida culturale più ardua: la distruzione di tutte le certezze.

Strada Bianca per i Monti del Cielo – Vagabondo sulla Via della Seta

Strada Bianca per i Monti del Cielo – Vagabondo sulla Via della Seta

Autore/i: Biondi Mario

Editore: Ponte alle Grazie

introduzione dell’autore.

pp. 288, ill. b/n, Milano

Noi europei siamo una popolazione stanziale ma amiamo i viaggi in un modo viscerale e profondissimo. Conserviamo in qualche angolo nascosto della nostra anima una vocazione al nomadismo anche se non sempre siamo capaci di farla venire alla luce. Mario Biondi, l’autore di queste straordinarie avventure di viaggio, quell’ancestrale desiderio di vagabondare sul globo l’ha coltivato per tutta la vita. Questo libro è la summa dei suoi viaggi sulla Via della Seta, dall’Italia alla Cina, la strada che fu percorsa da Marco Polo, che unisce l’Occidente all’Oriente, che attraversa i luoghi in cui la nostra civiltà è nata e poi fiorita: Palmira, Petra, Tabriz, Isfahan, Shiraz, Hormuz, Bukhara e Samarcanda, il Turkestan cinese, il deserto del Taklamakan. Anche noi torniamo a essere nomadi in queste pagine, tra questi popoli, beviamo il latte di giumenta tra le yurte, annusiamo gli aromi di mercati e alpeggi, mangiamo polvere sulle molte strade bianche che vengono percorse insieme a questo viaggiatore incantato, innamorato di queste terre piene di fascino, raffinato occidentale che cerca e rispetta la diversità, grande risorsa del genere umano.

Mario Biondi è nato nel 1939 a Milano, dove vive. Laureatosi in economia politica presso l’Università Bocconi di Milano, ha lavorato, dapprima nell’industria e successivamente nell’editoria, come direttore dell’ufficio stampa. Si è inoltre da sempre occupato attivamente di narrativa angloamericana, sia come recensore, per i più importanti quotidiani e periodici italiani, sia soprattutto come traduttore, firmando le traduzioni di opere, tra gli altri, di Bernard Malamud, William Golding, Isaac B. Singer, Wole Soyinka, Ann Tyler, John Updike, Irvine Welsh, Edith Wharton.
Nel 1973 ha pubblicato un volume di poesie, Per rompere qualcosa; altre poesie sono apparse sull’Almanacco dello Specchio Mondadori 1976 e in varie pubblicazioni letterarie o antologiche. Nel 1985 ha vinto il premio Campiello con Gli occhi di una donna. Tra i suoi molti titoli ricordiamo: Un amore innocente (Rizzoli, 1988) e Crudele amore (Rizzoli, 1990).

La Mia Famiglia e Altri Animali

La Mia Famiglia e Altri Animali

Autore/i: Durrell Gerald

Editore: Adelphi Edizioni

traduzione di Adriana Motti, in copertina: Pablo Picasso, Les pigeons, II (1957), Collection Jacqueline Picasso.

pp. 356, Milano

«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro»: con queste parole, dove già traspare la sua accattivante ironia, Gerald Durrell presenta questo libro, uno dei più universalmente amati che siano comparsi in Inghilterra negli ultimi anni. Non sono soltanto memorie, né soltanto osservazioni di storia naturale, sembra avvertirci discretamente Durrell – e aspetta che il lettore si inoltri nel libro perché scopra da solo che cosa è veramente: la storia di un Paradiso Terrestre, e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita (che per lui, futuro illustre zoologo, è soprattutto la natura e gli animali), passando anche attraverso avventure, tensioni, turbamenti, tutti però stemperati in una atmosfera di tale felicità che il lettore ne viene fin dalle prime pagine contagiato.
«Gerald Durrell non corrisponde a quello che generalmente si intende per scrittore comico, ma possiede un’abilità assolutamente straordinaria nel far ridere la gente» scrisse qualche tempo fa il «Times Literary Supplement». Di fatto le vicende della famiglia del piccolo Durrell, in quel luogo di delizie che deve essere stato la Corfù degli anni prima della guerra, sono in certo modo naturalmente e irresistibilmente comiche e provocano nel lettore, senza bisogno di ricorrere a complicate macchinazioni, un piacevole stato di cronica ilarità. La simpaticissima madre, che cucina profumate verdure e guida la sua piccola tribù col piglio di una avventuriera, il fratello Lawrence, poi diventato famoso scrittore, qui ritratto con raffinata malizia nella sua fase di giovane poeta che vuol fare pesare goffamente sugli altri il macigno del suo genio, la sorella con i suoi languori amorosi, infine il protagonista stesso, che trasforma la sua casa in una specie di arca di Noè e scopre giorno per giorno la vita affascinante delle testuggini e delle mantidi, dei ragni e delle gazze: tutti questi esseri, ai quali si aggiungono gli strani personaggi incontrati nell’isola, da Yani il pastore a un bizzarro naturalista di provincia, gareggiano, nelle variegate sfumature del loro comportamento e nella vivezza della loro presenza, con la lussureggiante vita animale e vegetale che Durrell ci descrive con l’occhio al tempo stesso del bambino e dello scienziato, ed entrano nel paesaggio incantato dell’isola con tale leggerezza che alla fine ci allontaniamo da questo libro con nostalgia, come dopo aver visitato una sola meravigliosa famiglia, formata solo in parte da esseri umani e per il resto da innumerevoli piante e animali: una famiglia disordinata e rissosa, ma – caso quasi inaudito – una vera famiglia felice.
La mia famiglia e altri animali è apparso per la prima volta nel 1956.

Il Viaggio e l’Ammutinamento del « Bounty » 1787-1790

Il Viaggio e l’Ammutinamento del « Bounty » 1787-1790

Contiene: Il processo per l’ammutinamento del Bounty, 1792 – Appendice al processo, 1794 – Risposta di William Bligh, 1794

Autore/i: Bligh William; Autori vari

Editore: Longanesi & C.

unica edizione, premessa e cura di Franco Marenco, traduzione di Aina Pavolini Taylor, titolo originale: A voyage to the South Sea in H.M.S. Bounty, including an account of the mutiny on board the said ship.

pp. 436, 14 tavole b/n f.t., 4 cartine b/n di cui una ripiegata, Milano

Ecco ricostruito, nei suoi documenti principali, il «dossier» del Bounty. Per la prima volta il lettore italiano può accostarsi direttamente a uno dei più famosi episodi marinareschi di tutti i tempi attraverso gli scritti stessi dei suoi protagonisti. Il viaggio del Bounty cominciò a Londra nel 1787, e finì tre anni dopo sugli scogli dell’isola di Pitcairn. L’equipaggio, ridotto a nove disperati fuorilegge, diede la nave alle fiamme, per recidere ogni vincolo con la società. Fra questi due momenti, i fatti ormai leggendari: il lungo viaggio attraverso gli oceani, la permanenza nella favolosa Tahiti, la partenza fra i pianti degli indigeni, l’ammutinamento in alto mare, la cacciata del capitano Bligh dalla nave, e il tremendo, incredibile viaggio di quasi quattromila miglia che egli compì con pochi fedeli sulla lancia di bordo. Si troveranno in questo volume: 1) la relazione ufficiale del viaggio pubblicata da Bligh nel 1792, con il principale atto d’accusa contro gli ammutinati, e la descrizione deH’allucinante traversata del Pacifico; 2) il verbale del processo per Corte Marziale a carico degli ammutinati ricondotti in patria; 3) la difesa degli ammutinati pubblicata dal fratello del loro capo Fletcher Christian; 4) la «risposta» di Bligh. L’introduzione passa in rassegna le varie interpretazioni che sono state date dai fatti, dai contemporanei ai giorni nostri, e le mode intellettuali che hanno contribuito a creare il grande mito del Bounty.

Felice per quello che Sei – Confessioni di una Buddista Emotiva

Felice per quello che Sei – Confessioni di una Buddista Emotiva

Autore/i: Campo Rossana

Editore: Giulio Perrone Editore

pp. 112, Roma

«Quando mi hanno proposto di scrivere un libro sul Buddismo la prima sensazione è stata una grande gioia. Subito dopo sono arrivati tutti i dubbi. Come potevo io, una narratrice di storie, raccontare un pensiero così vasto e profondo come il Buddismo? Forse potevo basarmi su testi già scritti da altri, oppure raccontare la mia esperienza, quello che credo di avere compreso nei miei sedici anni di pratica? Potevo tirare dentro tutte le storie ascoltate dai praticanti, o riflettere su cosa significa per me essere buddista, il posto che questa disciplina occupa nella mia vita? Forse, mi sono detta, un punto di partenza potrebbe essere questo, provare a raccontare cos’è il Buddismo a chi non ne sa niente partendo dalla mia storia e da quella di tanti amici che hanno trasformato le loro sofferenze e inadeguatezze grazie all’incontro con la pratica e il pensiero buddista. Ecco, per me forse questa è la maniera più diretta e sincera di offrire ai miei lettori un’occasione di avvicinarsi alla grande saggezza del Budda per trovare la felicità dentro la propria vita. Spero di incoraggiare chi mi leggerà, e chiedo scusa da subito per tutti i miei limiti e le mie approssimazioni!» (Rossana Campo)

All’Ombra di Kali

All’Ombra di Kali

Autore/i: Guiducci Armanda

Editore: Rizzoli

seconda edizione.

pp. 184, Milano

La condizione femminile è vasta come il mondo. Ma quasi ovunque è possibile udire il suono sordo di una sopraffazione che confina la donna in destini secondari.
Questo libro capta il risuonare di questo tam-tam sul tamburo gigantesco dell’Asia. Eppure non sono diversi i problemi: altre enormi masse di lavoro femminile ingoiate dalla fatica domestica e da una dedizione sacrificale all’uomo (vedremo come si è arrivati a un sacrificio ben reale e crudele, il rogo per le vedove); la soffocazione, precoce e spietata, della sessualità femminile (con la piaga del matrimonio delle bambine); la grande muraglia della famiglia (e, in più, la morsa della casta); la scarsità di modelli di vita alternativi: o «sposa di dio» o monaca o «santa» nell’ascesi o prostituta. In Oriente i miti maschilisti hanno finito per assegnare la sfera della femminilità a una dea impura e terribile. La dea Kali incombe sull’esistenza della donna: in Bali, per imprigionarla in nette forme di Male o, nel Nepal, per sfrenarla in vertiginose fughe nel delirio.
Abbraccia i continenti un dolore-donna, sotto il cui segno fu scritto «La mela e il serpente». Proiettare ora sullo schermo immenso dell’Asia, ci riappaiono, amplificate e talora stravolte, infelicità e difficoltà femminili profondamente rassomiglianti alle nostre.
Wayang, la ragazza di Bali protagonista di Il mondo di Wayang o le tacite spose indiane che si affollano sullo sfondo di La Dea vivente ci sono ben più sorelle, nella supposta «imperfezione» del loro esistere, di quanto distanza, credenze, costumi farebbero pensare. Anche su di esse cade l’ombra del mito della negatività femminile – l’ombra tremenda di Kali.

Armanda Guiducci dal ’50 in poi direttrice o redattrice di «Ragionamenti», «Arguments», «Opinione», «Passato e Presente», «Tempi Moderni», collaboratrice di numerose riviste fra cui «Cultura e realtà» di Pavese, ha scritto: La domenica della rivoluzione (Lerici, 1961); Poesie per un uomo, (Mondadori, 1965; Premio Cittadella); Dallo zdanovismo allo strutturalismo (Feltrinelli, 1967); Il mito Pavese (Vallecchi, 1967; Premio Pisa); Pavese (Mursia, 1972 e 1974); La mela e il serpente (Rizzoli, 1974, 1976, 1977; traduzione francese: La Pomme et le Serpent, Gallimard, 1976; traduzione spagnola La manzana y la serpiente, Moguer, 1976); Due donne da buttare (Rizzoli, 1976, 1978; traduzione tedesca Beruf: Hausfrau. Beruf: Dirne, Rogner & Bernhard, 1978); La donna non è gente (Rizzoli, 1977).

L’Oltretomba dei Pagani – Volume Primo

L’Oltretomba dei Pagani – Volume Primo

Titolo originale: Le Credenze d’Oltretomba

Autore/i: Pascal Carlo

Editore: Alkaest

nota introduttiva di Pietro Fenili.

pp. 202, Genova

Dal capitolo I.: Il fato mortale
«Studiare la concezione della morte presso un uomo, una tribù, un popolo, significa in gran parte studiare la concezione della vita. I due termini sono inscindibili; e i due pensieri procedono uniformi, salvochè quello della morte ha qualche cosa di più sacro, di più profondo, di più solenne. Lo spettacolo della morte rese primamente attonite le menti umane, le richiamò ad una riflessione accorata, ad una meditazione intensa; risvegliò nel fondo dell’anima tutti gli affetti e tutti i ricordi, diffuse dinanzi alla mente le tenebre del mistero. Con quale cruccio, con quale impazienza si voleva a qualunque costo rievocare la vita spenta, e con qual cupo terrore si doveva assistere al dissolvimento del corpo! Che cosa era dunque la vita? Ed una pari sorte aspettava tutti? E dove era andato quel soffio, quell’energia vitale? Tutto un mondo di pensieri, di sentimenti, di affetti si dischiudeva e dava nuove forme ed atteggiamenti ad ogni manifestazione dello spirito.[…]»

Apologia di un Matematico

Apologia di un Matematico

Titolo originale: «A Mathematician’s Apology»

Autore/i: Hardy Godfrey

Editore: Garzanti Editore

presentazione di Edoardo Vesentini, prefazione di Charles P. Snow, traduzione di Luisa Saraval.

pp. 112, Milano

«L’Apologia di un matematico è, insieme con i Taccuini di Henry James, la descrizione più riuscita di cosa significhi essere un “artista creativo”.»

Un grande matematico del nostro secolo scrive una dichiarazione d’amore per la disciplina a cui ha dedicato la vita. Libro di culto per tutti i matematici, l’Apologia è intessuta di humour, logica e malinconia: anche quando l’autore sembra conversare di cricket o di scacchi, della giovinezza o della vecchiaia, o quando «racconta» un teorema, il lettore viene sempre reso magicamente partecipe dell’intimo piacere che solo la creazione può dare.

Godfrey Harold Hardy (1887-1966), è uno dei massimi matematici del Novecento. Specialista in teoria dei numeri, ha collaborato per tutta la vita con J. Littlewood, con il quale ha pubblicato la maggior parte dei suoi lavori.

Odisseo – Il Ritorno della Personalità all’Anima

Odisseo – Il Ritorno della Personalità all’Anima

Una lettura esoterica e nuova dell’Odissea.

Autore/i: Pisciuneri Vincenzo

Editore: Edizioni Synthesis

introduzione dell’editore, le cartine nel testo sono tratte dall’Odissea, Ed. Lattes.

pp. 112, nn. illustrazioni b/n, Pinasca (TO)

Omero ci racconta, molto prima del Cristo, la parabola del «Figliuol Prodigo», che dopo aver razzolato in mezzo ai porci (la guerra di Troia) si decide a tornare a Casa dalla propria Anima (Penelope).
L’autore ci spiega in modo dettagliato il significato esoterico delle prove che il discepolo-Ulisse deve superare per ritrovare il proprio Sé.

Vincenzo Pisciuneri è un ingegnere teosofo ed un esoterista cresciuto spiritualmente attraverso gli scritti di H.P. Blavatsky e diA.A. Bailey. Profondo conoscitore ed interprete dei miti e dei misteri del passato, ha riscoperto l’antica funzione del mithos: un velo che nasconde Io splendore della Luce.

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Introduzione

NÒSTOI, I RITORNI
Il ciclo dell’Iliade
Odisseo il Pensatore

LE MITICHE VICENDE DI ODISSEO
Il Figlio della Luce, l’Eroe Solare
Uomini e maiali

LE DODICI PROVE

La Prima Prova
Allontanamento dalla meta

La Seconda Prova

La Terza Prova
Campana Buddhista
Il Mistero del dolcissimo vino
La nave di Dioniso con l’albero dai sette frutti
La caverna di Polifemo
Il tronco d’ulivo
Il signor Nessuno

La Quarta Prova

La Quinta Prova
La stretta apertura
I due sentieri
Bes armato di fronte al candidato

La Sesta Prova
La bevanda dell’oblio
Circe e Odisseo

La Settima Prova

Ulisse sulle acque dell’oblio
L’Ade e i suoi Abitanti
L’evocazione degli eidolon
Latte, Miele, Farina e Vino
Evocazioni tramite il sangue
Il mistero delle due morti
Gli stadi post mortem
L’oscura profezia di Tiresia

L’Ottava Prova
Il canto delle Sirene
Le rocce cozzanti
Scilla e Cariddi
L’Isola del Sole
La completa perdita dei poteri personali

La Nona Prova
Calipso
Simbolismo della tessitura
Il simbolismo del ragno
Le dee dai riccioli belli
Odisseo e Argo carpentieri

La Decima Prova
Il velo di Leucotea
Nausicaa
La nube protettiva
I Feaci simili agli dei
La nave guidata dal pensiero

L’Undicesima Prova
La grotta d’Itaca
L’antro o la caverna cosmica
Le Ninfe Naiadi
Stoffe color porpora
Il miele e il piacere sessuale
Le due porte della caverna
Il risveglio
L’ulivo
La perdita dei capelli e l’invecchiamento
Il recinto dei maiali
La quercia e la ghianda
Il maiale di cinque anni
Argo

La Dodicesima Prova
L’aquila
Le Porte dei Sogni d’avorio e di corno
Il corno
L’Ascia sacra
L’ascia bipenne
L’arco e le frecce di Ulisse
Penelope con arco e frecce
Il suono della lira e della rondine
Ulisse scaglia la freccia
L’uccisione dei Proci
Il Naos, il Talamo dell’ulivo
Il sacro naos

Democrazia Senza Partiti – Fini e Fine della Politica

Democrazia Senza Partiti – Fini e Fine della Politica

Titolo originale: Democrazia Senza Partiti. Per una Economia e Politica Comunitaria

Autore/i: Olivetti Adriano

Editore: Edizioni di Comunità

nota dell’editore, presentazione di Stefano Rodotà, collana: Humana Civilitas.

pp. 80, Roma

Presentato da Stefano Rodotà, questo scritto del 1949 auspica il riconoscimento di un’identità comune tra politica, tecnica e valori spirituali, per restituire alla politica una dimensione veramente collettiva e umana.

“Questo scritto è una difesa appassionata di una dignità che la politica non può abbandonare, e che trova il suo alimento in grandi idealità, in passioni profonde, in opportunità concrete, perché la persona riesca a esprimersi pienamente come cittadino” (dalla presentazione di Stefano Rodotà.)

Adriano Olivetti. (1901-1960) È una delle figure più singolari del Novecento. Imprenditore, intellettuale e politico, il suo progetto di riforma sociale in senso comunitario è oggi riconosciuto come un modello di sostenibilità ancora d’avanguardia.

L’Aldilà dell’Uomo : Nelle Civiltà Babilonese, Egizia, Greca, Latina, Ebraica, Cristiana e Musulmana

L’Aldilà dell’Uomo : Nelle Civiltà Babilonese, Egizia, Greca, Latina, Ebraica, Cristiana e Musulmana

Con il testo dell’Apocalisse di Paolo

Autore/i: Moraldi Luigi

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, prefazione dell’autore.

pp. 270, Milano

Consentiva, con chiarezza, seguendo un’idea affascinante nel suo estremo nitore, Luigi Moraldi ci prende per mano fin dalle prime pagine per invitarci a guardare con occhi antichi al mondo che attende gli uomini dopo la morte.
Forse da sempre, per certo da quando ne abbiamo testimonianza, i nostri lontani predecessori hanno cercato di ancorare l’insicurezza e la fragilità delle loro vite alle certezze di un aldilà.
Hanno creduto che quei valori che essi amavano e che la vita distorceva o deludeva potessero trovare piena realizzazione in un altro mondo.
O invece hanno pensato che, nel bene e nel male, la vita fosse il valore supremo e hanno immaginato che «dopo» potessero esistere solo il lamento e lo strazio per la sua perdita.
Ogni civiltà, ogni religione si è guardata in questo specchio.
E c’è davvero da stupirsi della estrema varietà delle immagini riflesse, così come della cura, del realismo con cui in ognuna sono stati definiti i particolari più minuti.
Quasi che dandosi un traguardo e una meta li si volesse arricchire di tutto il senso della propria esistenza.
Solo uno studioso della perizia di Moraldi, reduce da anni di lavoro sui più antico testi cristiani, ebraici e gnostici, poteva affrontare senza sgomento una simile traversata, dall’Epopea di Ghilgamesh ai Testi dei Sarcofagi, da Omero a Platone a Virgilio, dall’Antico Testamento al Libro della Scala, fino a un testo recondito straordinario come l’Apocalisse di Paolo.
L’ha saputa compiere con tocco leggero e sicuro, esente da ogni tecnicismo, come si conviene quando si vuol far partecipare ogni lettore di un grande tesoro della nostra cultura.

Luigi Moraldi insegna Letteratura cristiana antica e Lingue semitiche comparate e filologia semitica all’Università di Pavia. Tra le sue opere più importanti segnaliamo: Apocrifi del Nuovo Testamento (2 voll.), Torino 1971; Detti Segreti di Gesù, Milano 1975; Manoscritti di Qumrân (II ed.); Torino 1985, Testi gnostici, Torino 1982; Vangeli gnostici, Milano 1984.