Libri dalla categoria Profezie
Sogni
Autore/i: Cardano Girolamo
Editore: Marsilio Editori
prima edizione, a cura di Agnese Grieco e Mauro Mancia, traduzione di Silvia Montiglio e Agnese Grieco.
pp. 192, Venezia
L’onirocritica del grande mago rinascimentale Gerolamo Cardano si esprime compiutamente in questa seconda parte del suo trattato sul sonno e sul sognare. Si tratta di una vera e propria «scienza», che ha bisogno di interpreti acuti e scrupolosi, capaci di leggere i sogni come manifestazioni del divino, ma anche come cifra delle passioni e dei desideri del sognatore. L’attività onirica ci rivela il mondo interno di chi sogna, la struttura della sua phantasía, il suo modo di conoscere il mondo e la natura mediante le immagini. Il sogno non è mai, come si dirà più tardi, in età barocca, matrice dell’errore, sintomo di debolezza intellettuale, oppure, come pretendevano i padri della Chiesa, inganno di matrice demoniaca. Esso esprime infatti la verità nascosta del soggetto, e consente ai suoi interpreti – agli indovini – di elaborare una complessa e sofisticata dottrina dell’immaginario.
Simile a un geroglifico, il sogno va indagato nelle sue due componenti essenziali: l’immagine e la narrazione. L’indovino, libero dalle passioni, esplorerà la natura, la funzione, la genesi delle immagini, e al tempo stesso la logica narrativa che le collega, formando un insieme ricco di significati.
Per queste ragioni il trattato di Cardano, inquadrato storicamente da Agnese Grieco, viene qui riletto da Mauro Mancia, con l’occhio rivolto alla psicoanalisi freudiana e ai suoi sviluppi più recenti.
Gerolamo Cardano (1501- 1576), professore di medicina a Padova e poi a Bologna, riassume gli aspetti complessi e affascinanti del mago rinascimentale, impegnato contemporaneamente sui fronti di filosofia e medicina, matematica ed etica. La sua produzione scientifica (Ars magna, De sanitate tuenda, De rerum varietate, De subtilitate) lo porta fatalmente a incorrere nei fulmini della censura ecclesiastica: accusato di eresia e imprigionato, viene infine costretto ad abiurare.
Agnese Grieco si è laureata in filosofia morale presso l’Università degli studi di Milano dove collabora alle attività della cattedra di filosofia della scienza. Attualmente svolge studi di perfezionamento presso la Freie Universitat di Berlino.
Mauro Mancia è professore di fisiologia all’Università di Milano e membro della Società Psicoanalitica Italiana. Tra le sue pubblicazioni: Il sogno come religione della mente (Roma-Bari 1987), Nello sguardo di Narciso (Roma-Bari 1990), Neurofisiologia (Milano 1993). Per Marsilio ha curato con Agnese Grieco, di Gerolamo Cardano, Sul sonno e sul sognare (Venezia 1992).
La Funzione dell’Immaginario
Letteratura e psicanalisi
Autore/i: Mannoni Octave
Editore: Editori Laterza
introduzione di Emilio Garroni, traduzione di Paola Musarra e Luigi M. Cesaretti, sulla sovracoperta: Metamorfosi di Corrado Cagli.
pp. XV-192, Bari
Il campo di interessi e di ricerche che si delinea in questo libro di Mannoni si colloca ben oltre la psicanalisi della letteratura o la psicocritica, dominando qui l’idea della «funzione dell’immaginario» in un incontro tra la letteratura e la psicanalisi. Già Freud tentò in modo geniale tale strada; soprattutto negli ultimi decenni molti sono stati gli studi in tal senso; ma quasi nessuno è riuscito a fornire dati accettabili sotto quel profilo antropologico che è il contributo più originale del Mannoni.
Attraverso un esame di alcuni momenti più significativi della letteratura, del teatro, delle istituzioni religiose, rituali e educative, l’Autore delinea infatti una teoria antropologica generale sulla base di un approccio psicanalitico che si allarga via via dalla sfera individuale alla sfera interpersonale e collettiva.
L’analisi delle opere letterarie – Mallarmé, Rimbaud, Salinger, Sartre, James, Pirandello, Proust – diventa ricerca della scrittura del «desiderio», in cui il gioco misterioso delle lettere dell’alfabetdspesso non è che la cornice di uno specchio in cui si riflette il volto del lettore.
Nei capitoli dedicati al teatro, infine, vengono analizzati alcuni aspetti sconcertanti, strettamente legati alla follia.
Octave Mannoni, laureato in filosofia, si è accostato alla psicanalisi dopo un’esperienza con i problemi e i metodi dell’etnologia. Attualmente è psicanalista alla Ecole Freudienne di Parigi diretta da Jacques Lacan. Abbiamo pubblicato, nella «Universale Laterza», Freud ( 1970).
Il Volto di Dioniso
Filosofia e arte in Julius Evola
Autore/i: Melchionda Roberto
Editore: Manilo Basaia Editore
nota di Giano Accame, presentazione dell’autore.
pp. 238, Roma
La filosofia di Julius Evola è qui esposta e vagliata non con il distacco freddo del critico imparziale, bensì con la partecipazione di chi vi vede un coerente itinerario critico percorribile anche esistenzialmente, una sorta di via filosofica all’«autorealizzazione». Per tale motivo l’autore ha prestato massima attenzione al momento cruciale in cui il discorso della ratio filosofica trapassa in movimento e iniziativa interiore, principio occulto – secondo Evola – di ogni vera azione. A questo punto la filosofia conclude, avendo esaurito il suo compito. È per meglio comprendere l’enigmatico rapporto ragione-azione che l’autore, andando a ritroso nel tempo, analizza, per la prima volta, gli antecedenti artistici della filosofia di Evola. Sono così presi in esame gli anni in cui, durante e subito dopo la prima guerra mondiale, giovanissimo, si formava e si distruggeva alla scuola di Rimbaud, Stirner, Tzara, Weininger, Nietzsche. Anni di disincanto e di fuoco, di estremo nichilismo, di rarefatte e spregiudicate esperienze, coltivate anche con uso di droghe. Pittore e poeta Dada, teorico dell’arte astratta, esponente dell’avanguardia radicale, egli rifiuta qualsiasi «ritorno all’ordine» che non sia superamento del nulla che l’ordine nasconde. E attraverso prove dissolutive e disperate, come per caso giunge a specchiarsi in quello che già Nietzsche aveva indicato come il volto di Dioniso.
Julius Evola, nato a Roma il 19 maggio 1898 e ivi morto l’11 giugno 1974, è, con Guènon, il massimo esponente dell’indirizzo «tradizionale», autore di fama mondiale ma, ancora ben lungi dall’essere veramente conosciuto. Per la prima volta, con questo saggio di Roberto Melchionda , andiamo direttamente alle origini della sua avventura spirituale, alle esperienze artistiche e filosofiche compiute in gioventù, qui ricostruite ampiamente come mai prima e in modo che forse svela il segreto della personalità di questo pensatore italiano destinato ad occupare nel futuro della cultura europea più spazio di quanto un’avara critica oggi non gli conceda.
Melchionda, saggista e giornalista si e occupato in diversi lavori di Evola, personalmente conosciuto fin dagli anni Cinquanta.
Psichiatria e Fenomenologia
Opere IV
Autore/i: Galimberti Umberto
Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore
nuova edizione, introduzione dell’autore, in copertina: Herbert List, Antica testa di giovane, Atene 1939..
pp. 392, Milano
La psichiatria è una scienza delle persone entrate in quella notte buia e così poco rassicurante che è l’esperienza della follia. L’ansia della psichiatria di accreditarsi come scienza, sul modello delle scienze della natura, ha portato all’oggettivazione del folle nella più completa rimozione della sua soggettività. Quello che per un greco antico era un “invasato dal dio”, per un medioevale un “posseduto dal demonio”, per la scienza psichiatrica è diventato un “malato”. Questo giudizio, che ha la pretesa di essersi affrancato da ogni pregiudizio culturale, è invece espressione di quel pregiudizio scientifico che pensa di curare le persone con teorie e pratiche di spersonalizzazione. Ma se la follia è proprio la disgregazione della persona, la sua lontananza dagli altri, la sua estraneità al mondo, come si può pensare di “curarla” applicando una dottrina i cui principi sono l’esatta riproduzione delle componenti della follia? Come si può pensare di condurre all’unità della sua esistenza un uomo “a pezzi” servendosi di una dottrina che non ha mai conosciuto l’unità, ma sempre e solo la giustapposizione dei “pezzi”? Termini come mente e corpo, apparato psico-fisico, psico-somatico, bio-psico-logico, psico-pato-logico dicono che la psichiatria non ha mai conosciuto l’unità dell’esistenza, ma solo la composizione delle parti che la scienza ha già consegnato ai vari sistemi di riferimento. Il suo sforzo di ricostruzione assomiglia allo sforzo disperato dello schizofrenico per ricomporre il suo io e il suo mondo disgregati. A questo scenario, così spersonalizzante, la fenomenologia vuol porre rimedio sostituendo al dualismo anima e corpo la relazione del nostro corpo con il mondo della vita, da cui emerge che la follia non è tanto una deviazione dalla norma, ma l’estremo tentativo, da parte del folle, di essere comunque al mondo e di progettare, nonostante tutto, un mondo.
Umberto Galimberti insegna Filosofia della storia e Psicologia dinamica all’Università di Venezia.
Tutti i Racconti
Autore/i: Kafka Franz
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
premessa e cura di Ervino Pocar.
pp. 456, Milano
In questo volume sono raccolti tutti i racconti di Kafka, uno dei più grandi interpreti della crisi del nostro tempo. Voler riproporre ancora una volta il problema del significato del suo messaggio può ormai apparire ozioso. Tutte le interpretazioni sono state infatti tentate, in tutte le chiavi possibili, nihilista, espressionista, esistenziale, marxista, cristiana, ebraica. Ma se, per evidenti ragioni artistiche, la simbologia di Kafka non è trasparente, d’altra parte il tono di certe narrazioni, la conclusione tragica di quasi tutti i suoi racconti, l’evidente compiacimento delle figurazioni paurose e infine anche il suo disperato attaccamento alla realtà, segnano chiaramente un’interpretazione completa dell’esistenza: l’uomo è in mano a una potenza misteriosa, di cui non può conoscere le leggi che infrangendole e subendone le pene; ma quando arriva a intuirle è già troppo tardi per salvarsi dalla condanna più dura: la morte.
Il Meccanismo della Mente
Autore/i: de Bono Edward
Editore: Garzanti Editore
prima edizione, introduzione dell’autore, traduzione dall’inglese di Leo Nahon e Alberta Bacci.
pp. 312, nn. ill. b/n, Milano
Che si pensi, è un dato scontato. Uno pensa come cammina o respira, si crede. Ed è questo il guaio, perché se invece pensassimo come, per esempio, si gioca a bigliardo, saremmo tutti più intelligenti. Questa è l’opinione di Edward de Bono, esperto di organizzazione di sistemi biologici, inventore del concetto di «pensiero laterale», demistificatore dell’aura mistica che circonda la creatività del pensiero.
Il «pensiero laterale», in contrasto col tradizionale pensiero verticale che entra in funzione quando uno ha accettato idee prefisse, è un movimento di fianco per generare nuove idee e sfuggire alle vecchie, è un tentativo di rendere la creatività tangibile e di scoprire nuove vie d’aver torto o ragione, vie diverse dai trucchi, schemi e abitudini usati nel pensare quotidiano.
La mente umana non è quell’astrazione filosofica o quel mistero medievale senza soluzione che abbiamo creduto fin qui, ma un sistema tutto particolare di elaborazione delle informazioni creato dal concorso delle cellule nervose del cervello. La mente cioè è qui intesa come il funzionamento prevedibile di un meccanismo complesso che è tangibile quanto un computer, ma fondamentalmente diverso. E il suo comportamento – dalle unità più semplici fino alla strutturazione di tutto il complesso del meccanismo mentale – viene spiegato senza ricorrere al gergo o alla matematica, ma attraverso analogie, con una gradualità di esposizione che rende il testo compiutamente accessibile anche a chi abbia conoscenze matematiche solo elementari e a chi non possegga una cultura specialistica in campo psicologico.
De Bono esplora fenomeni mentali come l’intuizione, l’apprendimento, l’umorismo, l’autocoscienza, e i quattro tipi di pensiero: naturale, logico, laterale e matematico. E, partendo da nozioni scientificamente accettabili, arriva a conclusioni sorprendenti: il comportamento del cervello è, sì, molto efficiente, ma questa efficienza trascina con sé difetti inevitabili: una tendenza polarizzante e separatrice della mente, una catena di miti, uno schematismo di pensiero che sfocia spesso nel preconcetto e nell’«arroganza». Per neutralizzare questi difetti l’autore propone una parola nuova, «po», con una funzione non meno essenziale del «no», l’equivalente linguistico dello zero matematico, senza valore in sé ma tale da rendere possibile, con la sua presenza, operazioni impossibili. Assumere questa parola nel linguaggio e nella cultura può voler dire imparare a pensare in modo differente, vuol dire puntellare il meccanismo ancora così fragile dell’intuizione, ristrutturare l’informazione, lasciare spazio e respiro a nuove interpretazioni, a tutto un universo in cui sono messi in crisi, a ogni livello, schemi, etichette, classificazioni rigide, idee preconcette, dogmatismi, un universo in cui, uno più uno potendo anche non fare due, si è costretti continuamente a un liberatorio servizio creativo.
Edward de Bono, nato a Malta nel 1933, si è laureato in medicina, con specializzazione in psicologia e fisiologia. Ha insegnato nelle università di Oxford, Londra, Cambridge e Harvard. Collaboratore di «Science Journal», è autore di The Use of Lateral Thinking, di The Five Day Course in Thinking e di The Mechanism of Mind (Il meccanismo della mente).
I Caratteri Sessuali Psichici
Autore/i: Ellis Havelock
Editore: Newton Compton Editori
introduzione di Paul Rom, traduzione di Cecilia Galassi.
pp. 264, Roma
Nel quadro della vasta trattazione dei suoi Studi sulla psicologia del sesso, Havelock Ellis passa a considerare in questo volume uno dei problemi più aperti e discussi dell’intera materia: la definizione delle fondamentali differenze tra i due sessi nell’area propriamente psichica, e l’individuazione, all’interno di questa, del limite tra le componenti congenite e quelle acquisite attraverso la sedimentazione dei fattori sociali e culturali che intervengono a formare la personalità di ogni individuo.
Il discorso, nel suo complesso, è dunque filtrato attraverso le varie acquisizioni e testimonianze messe insieme dall’autore in un ampio arco di tempo, tra l’inizio della sua storica battaglia perla liberazione dell’uomo vittoriano dai vecchi tabù ed il più recente, contrastato, scambio di idee con Sigmund Freud (verso il quale preferì mantenere, da ultimo, un atteggiamento di imparziale critica).
Quest’opera su i caratteri sessuali psichici si pone così come un’ulteriore pietra nella costruzione del dialogo radicale che Havelock Ellis intendeva polemicamente imbastire con gli uomini del suo tempo, al di là della comune falsa moralità, porgendo loro uno strumento positivo dl conoscenza, sotto forma d’una esemplificazione descrittiva quanto possibile esauriente, empirica, spregiudicata.
L’Astrologie Chinoise
Tout ce que l’astrologie chinoise peut vous apprendre sur vous-même et votre avenir
Autore/i: White Suzanne
Editore: Tchou Éditeur
traduit de l’américain par Simone Hilling.
pp. 352, ill. b/n, Evreux
Êtes-vous agressif, charmeur, brillant en société ? Alors vous êtes un Rat. Prenez vous des décisions mûrement réfléchies, le travail est-il le moteur essentiel de votre existence ? il se peut qu’alors, vous soyez un Buf têtu et fidèle. Si vous avez l’élégance du geste et l’aisance de la parole, le contact rapide, vous êtes un distingué Dragon. Si vous êtes un rat-verseau du sexe féminin, vous êtes sensiblement différent de Monsieur rat-verseau ? Comment vous servir de l’horoscope chinois par année et par mois ? Quels sont les signes par année chinoise ? De quel co-signe êtes-vous ? Etes-vous un taureau-rat ou un taureau-cheval ? Quelles sont les implications pour votre tempérament que vous soyez un homme ou une femme? Quels sont les signes ou co-signes avec qui vous vous entendez sur le plan amoureux, social, professionnel et familial ? Comment savoir quel est le signe de votre amour, de votre pire ou meilleur collègue de travail, de votre patron ? Et surtout êtes-vous fait pour vous entendre ? Ce livre pratique, instructif, drôle et plein d’anecdotes nous décrit le système astrologique chinois et ses douze signes d’animaux.
Le Nostre Ore Felici
Romanzo
Autore/i: Gong Ji-young
Editore: Baldini Castoldi Dalai Editori
traduzione dal coreano di Vincenza D’Urso.
pp. 368, Milano
«Le ore dei nostri incontri, il caffè solubile che abbiamo bevuto insieme, i dolci che abbiamo condiviso, e grazie a quelle poche ore alla settimana che sono riuscito a sopportare gli insulti, a superare le difficoltà, a perdonare i miei nemici, a pentirmi sinceramente e a confessare a Dio le mie colpe. Grazie a lei ho trascorso ore preziose, piene di calore umano… Ore felici.
Avrei dato la mia stessa vita per guarire le ferite della sua anima. Se Dio lo permettesse, vorrei tornare in vita per poterle dire le parole che ho sempre desiderato dirle, almeno una volta, con queste mie labbra… Vorrei poterle dire che l’amo.»
Dopo aver tentato il suicidio per tre volte, Mun Yujŏng, giovane professoressa universitaria, accetta l’invito della zia, Suor Monica, di accompagnarla nelle visite a un detenuto rinchiuso nel braccio della morte, sperando che questo incontro possa in qualche modo spingerla a vivere. L’uomo, Chŏng Yunsu, ha alle spalle un’infanzia tormentata: dopo il suicidio del padre e l’abbandono della madre, cresce in un orfanotrofio e poi per la strada, fino a quando, coinvolto nell’omicidio di tre donne, viene condannato. E attraverso un piccolo taccuino che tiene in cella che conosciamo il suo passato: ricordi di una voce dapprima sconosciuta che a poco a poco assume il volto dell’uomo in cui Mun Yujŏng si perderà. Anche lei, pur provenendo da un famiglia agiata, è prigioniera di eventi traumatici mai superati. Con grande scetticismo, accetterà di incontrarlo ogni giovedì dalle 10 alle 13, per un mese: diventeranno le loro ore felici. Uno davanti all’altra, ed entrambi di fronte alla morte, le loro anime si apriranno lenendo ferite profonde e scoprendo quell’intimità e quella comprensione che la vita non ha concesso loro. Solo così Mun Yujŏng ritroverà una motivazione per vivere, riconciliandosi con quella rigida educazione cristiana cui si era ribellata con tutta se stessa; solo così riconoscerà la forza dell’amore e del perdono, abbracciando la colpa di Chŏng Yunsu, altrimenti destinata a non trovare mai pace.
Ji-young Gong (1963) è una delle più acclamate scrittrici coreane contemporanee.
Autrice di numerosi romanzi, nel 2001 ha vinto il 21 Segi Munhaksang (Premio XXI secolo) e il Han’guk Sosŏlga Hyŏphoe Han’guk Sosŏl Munhaksang, il premio per il miglior romanzo coreano assegnato dall’associazione degli scrittori coreani. Ha ricevuto inoltre l’O Yŏngsu Munhaksang (Premio Oh Young-soo) nel 2004 e nel 2006 l’Amnesty Ŏllon T’ŭkpyŏlsang, conferito da Amnesty International, e l’Han’guk Kat’ollik Munhaksang (Premio letterario cattolico: sezione romanzo). Nel 2007, per BCDe, ha pubblicato Come una sorella. Da Le nostre ore felici e stato tratto un film per la regia di Hae-seong Song che in Corea ha riscosso molto successo.
I Segni
Diluvio unifamiliare
Autore/i: Pincherle Mario
Editore: Filelfo
introduzione dell’autore.
pp. 224, Ancona
Alla fine del secondo decennio di questo secolo un bambino si nutre col latte di una balia etrusca e vive in mezzo alle tombe di una antichissima necropoli. È circondato da nonni, genitori, parenti che gli sembrano gli dei di un olimpo familiare. Vive a Siena anni felici, come in un eden. Ma avviene la «Cacciata».
Andrà, come un esule, nella nebbiosa pianura padana e, a dieci anni, scorgerà i primi segni dell’approssimarsi del diluvio.
Mario Pincherle è nato a Bologna nel 1919. Ha fatto studi classici si è laureato in ingegneria e si interessa alla «paleotecnologia». A lui si debbono fondamentali scoperte all’interno del «Tempio del Sole», la Grande Piramide d’Egitto Scrive libri di Archeologia. Collabora a riviste di archeologia italiane e straniere; scrive sui Rendiconti dell’Accademia dei Lincei.
Yoga per la Gravidanza e la Nascita
Autore/i: Barbira Freedman Françoise
Editore: Fabbri Editori
traduzione e edizione italiana a cura di Donatella Volpi, fotografie di Russell Sadur.
pp. 160, interamente e riccamente illustrato a colori, Milano
Lo yoga è fonte di grandi benefici per il corpo e per la mente e può arricchire l’esperienza della nascita e della maternità. Questa guida identifica e illustra gli aspetti positivi dello yoga per la madre e per il bambino.
Posizioni yoga adattate ai diversi stadi della gravidanza sono illustrate fase per fase e guidano a partorire “in leggerezza”, con il minimo stress.
Sequenze yoga, esercizi di respirazione e di rilassamento sono studiati per potenziare lo stato di benessere dal concepimento alla fase postnatale e per favorire il recupero dei livelli di energia e di efficienza.
Medico e antropologa dell’Università di Cambridge, l’autrice di questo manuale ha fondato l’associazione Birthlight, che promuove attraverso la pratica dello yoga un atteggiamento innovativo nei confronti della gravidanza, del parto e della prima infanzia. Lo yoga è infatti fonte di grandi benefici per la mente e per il corpo e può arricchire l’esperienza della nascita e della maternità. Fotografie a colori e didascalie spiegano ogni singolo esercizio per prepararsi a diventare mamme.
La Tradizione Ermetica
Nei suoi simboli, nella sua Dottrina e nella sua «Arte Regia»
Autore/i: Evola Julius
Editore: Edizioni Mediterranee
prefazione dell’autore.
pp. 240, Roma
L’opinione corrente, secondo la quale l’alchimia non sarebbe che una chimica allo stato infantile prescientifico, può valere al massimo per aspetti di essa da considerarsi secondari o deviati. L’alchimia è strettamente connessa con l’ermetismo, e la tradizione ermetico-alchemica, che dal periodo alessandrino si è continuata fin sulle soglie del mondo moderno, riguarda essenzialmente un insegnamento iniziatico esposto usando il simbolismo di metalli e di trasmutazioni dei metalli.
Il presente libro espone in modo sistematico, con costanti e numerosissimi riferimenti alle fonti, la tradizione ermetico-alchemica secondo questo aspetto essenziale. Esso si distingue nettamente da alcuni tentativi di interpretazione non chimica dell’alchimia, quali quelli dello Jung e del Silberer, perché non si tratta di interpretazioni psicologiche e quanto meno psicanalitiche, ma si considerano realtà ben più profonde, per intendere le quali bisogna riportarsi soprattutto agli insegnamenti tradizionali e alla concezione generale del mondo e dell’essere umano che fece da base all’insieme delle dottrine esoteriche e misteriosofiche, occidentali non meno che orientali.
Il libro comprende due parti, la prima delle quali tratta delle dottrine e del simbolismo ermetico-alchemico (offrendo al lettore una chiave indispensabile ove egli si interessasse eventualmente ad uno studio dei testi); la seconda parte espone i procedimenti operativi i quali, nei termini di una scienza a suo modo positiva, e non di divagazioni mistiche, perseguono il fine essenziale di una tramutazione e di una integrazione dell’essere umano. A questi procedimenti è stata data anche la designazione di Ars Regia. Uno degli intenti del presente libro è di indicare in quest’arte una formulazione speciale della via iniziatica, caratterizzata da un orientamento affermativo attivo, «regale» in senso traslato, più che contemplativo o soltanto intellettuale o sapienziale.
Dizionario dei Simboli – 2 Volumi
Miti, Sogni, Costumi, Gesti, Forme, Figure, Colori, Numeri
Autore/i: Chevalier Jean; Gheerbrant Alain
Editore: Rizzoli
edizione italiana a cura di Italo Sordi, introduzione di Jean Chevalier, traduzione dal francese di Maria Grazia Margheri Pieroni, Laura Mori e Roberto Vigevani.
vol. 1 pp. XXXVII-568, vol. 2 pp. 612, nn. ill. b/n, Milano
Tutte le civiltà, dall’antica Mesopotamia all’Estremo Oriente, dal mondo classico al medioevo cristiano, dalle culture tribali dell’Africa e dell’Oceania ai popoli dell’America precolombiana, si sono nutrite di simboli: e simboli antichissimi riaffiorano nelle metafore quotidiane e nelle immagini dei nostri sogni, formano l’essenza stessa del pensiero astrologico, della magia, dell’occultismo.
Storia delle religioni, mitologia, antropologia, psicologia offrono le diverse chiavi interpretative dei simboli, degli emblemi, delle allegorie, degli archetipi di ogni paese e di ogni epoca, attraverso 1600 voci stese da un gruppo internazionale di ricercatori di alto livello scientifico, in un’opera che non ha precedenti, fornita di un ricco corredo illustrativo e di una vasta bibliografia.
Introduzione alla Storia delle Religioni
Autore/i: Brelich Angelo
Editore: Edizioni dell’Ateneo
avvertenza dell’autore.
pp. XII-368, Roma
«Che cosa sono le religioni e come si può fare la loro storia? Il plurale “le religioni” presuppone un concetto di “religione”: ma solo un concetto e non necessariamente qualcosa di realmente esistente che si possa chiamare “la religione” senza che sia questa o quella religione concreta. Questa constatazione è necessaria, perché esistono correnti di studi che operano con il concetto “la religione”, come se esso avesse anche una esistenza concreta. […]
Il nostro concetto di “religione” è esso stesso un prodotto storico: infatti, sia nelle lingue dei popoli “primitivi” che in quelle delle civiltà antiche (compreso il latino, classico in cui religio indicava soltanto determinati atteggiamenti – interdizioni, timori, tradizionalismi religiosi e non “la religione” nel senso moderno del termine) manca ogni termine che possa equivalere a “religione”.
Il termine latino cominciò ad assumere un senso più largo in seguito all’urto tra il cristianesimo e le religioni del mondo antico.
Perciò sarebbe inutile cercare una definizione valida “in sé” della religione: le definizioni deduttive (astratte) sarebbero storicamente inutilizzabili, mentre ogni altra definizione è legata ad esperienze storiche particolari e perciò soggetta a modifiche. Ma se è cosi, tanto vale, ai nostri fini, partire, anziché da una definizione, da una sommaria analisi del concetto corrente di religione che vige tra noi occidentali moderni; tanto più che una partenza così empirica non esclude che, in base alla confrontazione con i fatti, il concetto iniziale possa esser modificato o precisato.[…]»
Gli Dei e gli Eroi della Grecia – 2 Volumi
Volume 1: Gli Dei – Volume 2: Gli Eroi
Autore/i: Kerenyi Karoly
Editore: Garzanti Editore
prefazioni dell’autore, traduzione dal tedesco di Vanda Tedeschi.
vol. 1 pp. 280, vol. 2 pp. 424, Milano
“Quest’opera nasce dalla convinzione che e giunto il momento di scrivere un libro di «mitologia greca» destinato semplicemente agli adulti, quali che siano i loro interessi: per la cultura classica, , la storia delle religioni o l’etnologia; un libro che tenga conto soprattutto dell’interesse per l’uomo”.
È la voce di un colto abitante delle isole greche che in questo libro racconta le antiche tradizioni e i miti foschi e ridenti della sua terra. Lieve finzione, che ha permesso a un grande filologo e storico delle religioni di rinarrarci, con semplicità e schiettezza, Gli Dei e gli Eroi della Grecia è un libro di mitologia «per il lettore adulto»: per chi è mosso da specifici interessi – verso il mondo classico, la storia, le religioni, la psicologia profonda che si rivela e si maschera nei miti… – e per chi, avendo presentito in qualche smilzo manuale ginnasiale la ricchezza poetica e umana del mito greco, vuole conoscere tutte le storie che esso ci ha trasmesso e le loro varianti: desiderio che questo libro del Kerényi è forse oggi l’unico a soddisfare. Karoly Kerényi non è un puro erudito, ma un uomo che ha vissuto le maggiori esperienze intellettuali del secolo (celebre è il suo carteggio con Thomas Mann): se qui ha inteso limitarsi a narrare miti, evitando di offrirei qualsiasi interpretazione, nell’inflessione del suo narrare è tuttavia possibile cogliere il nostro modo moderno di accostarci a quelle antiche invenzioni e la nostra coscienza delle loro complessità.
Karoly Kerényi, ungherese, è nato a Temesvar nel 1897; si trasferì nel 1943 in Svizzera, dove rimase fino alla morte (1973). Con le sue opere ha recato un originale contributo allo studio e alla critica della mitologia antica.
I Due Volti del Mondo
Storia di Fengyangshu
Autore/i: Su Tong
Editore: Neri Pozza Editore
traduzione e cura di Fiorenzo Lafirenza.
pp. 144, Vicenza
Ambientate a Fengyangshu, un luogo immaginario dietro il quale si cela Suzhou, la città del Jiangsu in cui Su Tong è nato nel 1963, le storie narrate in queste pagine ridestano un «volto del mondo» perduto: quello della Cina rurale, dove la crudele innocenza degli animi era un tempo in perfetta armonia con la durezza e l’incanto del paesaggio. Come la Yoknapatawpha di Faulkner, Fengyangshu è qui la casa dei «fantasmi familiari rimasti sconosciuti», il «luogo dell’origine» che non esiste più, se non nel desiderio che alimenta la scrittura.
La bella Liù dal braccio mozzato, il vecchio Dong, tutte le straordinarie figure che compaiono in questi racconti appartengono allo spazio eterno del mito e della poesia. Lo stesso villaggio, «con il suo cielo, i suoi campi, le sue montagne e il suo fiume», non è solo un testimone reale di destini umani, ma è «il luogo ideale dove riportare in vita i fantasmi dei propri antenati e recuperare la vicenda umana, perduta nel flusso ambiguo e inarrestabile della Storia»
«La Cina rurale dove la brutale innocenza di uomini e donne… si specchia in una natura nemica e indifferente.» (Il Secolo XIX)
Su Tong (1963) è considerato uno dei grandi scrittori cinesi contemporanei. Autore di Mogli e concubine, il racconto da cui Zhang Yimou ha tratto il film Lanterne rosse, e della Casa dell’oppio, vive oggi a Nanchino. Presso Neri Pozza ha pubblicato Quando ero imperatore (2004).
La Zona Grigia di Minerva
Sogni e visioni del grande mistico del settecento
Autore/i: Swedenborg Emanuel
Editore: TEA – Tascabili degli Editori Associati
scelta antologica, prefazione e introduzione a cura di Dorotea Medici, in copertina: William Blake, Los entering the grave, illustrazione per il frontespizio di Jerusalem the Emanation of the Giant Albion (1804-1827).
pp. 242, Milano
Letterato, filosofo e scienziato, ma soprattutto teosofo e mistico, Emanuel Swedenborg (1688-772) ha lasciato un vasto complesso di opere che hanno esercitato una sotterranea ma costante influenza sulla cultura dell’Ottocento e del Novecento. Questa antologia di brani tratti dai suoi scritti più significativi (Il diario dei sogni, Le corrispondenze, Il Cielo e l’Inferno tra gli altri), offre un saggio esemplare del suo stile visionario e un panorama completo del suo sistema di pensiero dominato dalla centralità dell’uomo in un universo fitto di corrispondenze occulte, dilaniato da scontri tra bene e male e attraversato dalla costante corrente del mutamento.
Al Paese dei Tarahumara
E altri scritti
Autore/i: Artaud Antonin
Editore: Adelphi Edizioni
avvertenza dell’autore, a cura di H. J. Maxwell e Claudio Rugafiori.
pp. VII-248, 1 tavv. b/n f.t., Milano
Antonin Artaud nacque a Marsiglia nel 1896 e morì a Ivry-sur-Seine nel 1948. Fu scrittore, poeta, attore teatrale e cinematografico. Iniziò la sua carriera sul palcoscenico con Dullin e in seguito, per molti anni, fu vicino a Jouvet e a Barrault. Apparve molto spesso sullo schermo tra il 1924 e il 1935, in film francesi e tedeschi (memorabile la sua interpretazione nella Giovanna d’Arco di Dreyer). È autore di un testo, Il Teatro e il suo Doppio, che teorizza un ribaltamento completo dei fondamenti dell’arte drammatica. Le sue idee in questo campo, la sua intuizione di un nuovo linguaggio scenico, hanno esercitato una notevole influenza sul teatro contemporaneo, e continuano a esercitarla, come è dimostrato dal recente affermarsi di quel «teatro della crudeltà» di cui egli è il diretto ispiratore. Artaud partecipò inoltre al movimento surrealista, a cui fornì i testi più spregiudicati e radicali. Nel 1936 abbandonò il teatro per compiere un viaggio al Messico che costituì l’avvenimento decisivo della sua vita. Il ritorno in Francia, un anno più tardi, segnò la rottura con «questo mondo, in cui, a parte il fatto di avere un corpo, di camminare, di coricarsi, di vegliare, di dormire, d’essere nell’ombra o nella luce (e anche la luce è dubbia), tutto è falso». È una rottura, ma soprattutto una ribellione, un rifiuto sistematico di ogni realtà concreta, che lo condurrà, dopo un breve soggiorno in Irlanda nel 1937 e una serie di avvenimenti rimasti misteriosi, a essere internato per alcuni anni come pazzo. La sofferenza, le privazioni di questo periodo, durato fino al 1945, contribuirono a rendere più esacerbate e violente le ultime manifestazioni di un’introspezione che egli conduceva da anni con insolito rigore.
La raccolta che presentiamo contiene la testimonianza più sconvolgente che Artaud ci abbia lasciato: gli scritti sul suo soggiorno al Messico, fra le tribù primitive dei Tarahumara, e sulla sua iniziazione al rito del peyotl. Completano il volume sei altri testi essenziali, che forniscono al lettore la traccia per seguire, nella sua drammatica parabola, la vita di un uomo d’eccezione. In questi scritti bisogna vedere altrettanti documenti di una ricerca che resta al di fuori della «letteratura», altrettante testimonianze della lotta intrapresa da Artaud per mutare radicalmente la propria esistenza, soggetta a troppo gravi mutilazioni. Per Artaud patire fino in fondo le proprie debolezze fisiche e psichiche, «una erosione mentale» sentita come malattia, è l’unica strada per tentare di raggiungere quell’arricchimento della coscienza che potrebbe permettergli di intervenire sulla propria vita. Egli vuole esaurire tutte le possibilità che ci sono date di conoscerci per mezzo del corpo, e la sua perlustrazione diventa, attraverso la scrittura, una specie di bollettino di guerra, una guerra per conquistarsi il diritto di mettere al mondo se stesso, cioè il proprio vero essere.
Siamo così posti di fronte a un’esperienza assolutamente autentica, che illumina con dolorosa crudezza la situazione di un uomo del nostro secolo che non intende scendere a compromessi né con l’arte né con la vita, un’esperienza la cui unicità appare, col tempo, sempre più evidente. Ne sono prova la pubblicazione delle sue «Opere complete» (che, eccezionalmente, l’editore Gallimard programmò quando l’autore era ancora in vita), e i costanti echi suscitati nella giovane critica francese – anche per la mediazione di Maurice Blanchot – e nella più vivace letteratura contemporanea, soprattutto americana.
Irradiazioni
Diario 1941 – 1945
Autore/i: Jünger Ernst
Editore: Ugo Guanda Editore
traduzione di Henry Furst, in copertina: Alberto Savinio, Fin de tempête, 1931.
pp. 538, Parma
Nel 1939, allo scoppio della guerra, Ernst Jünger viene richiamato alle armi come comandante di compagnia, col grado di capitano. Successivamente, alla fine della campagna di Francia, è inviato presso lo stato maggiore del comando militare a Parigi. Ha cominciato intanto a prendere forma quel diario, in cui lo scrittore registrerà riflessioni ed eventi fino ai giorni della sconfitta e dell’occupazione: l’invio al fronte orientale, nel Caucaso; il secondo soggiorno parigino fra il 1943 e il 1944, mentre le sorti del conflitto volgono al peggio per la Germania; il trasferimento a Kirchhorst, dove trascorrerà il resto della guerra, tra sventure private (l’annuncio della morte del figlio sul fronte italiano) e un distacco sempre più marcato dal regime e dai suoi capi militari.
«Irradiazioni: con ciò s’intende prima di tutto l’impressione che il mondo e i suoi oggetti hanno provocato sull’autore, il sottile intreccio di luci e di ombre che questi oggetti formano.» Così l’autore delle Tempeste d’acciaio spiega il titolo dato ai diari della seconda guerra mondiale. E aggiunge: «Esistono anche irradiazioni chiare e scure. Completamente scure sono quelle zone di terrore che, con la fine della prima guerra mondiale, cominciarono a gettare la loro ombra sul nostro tempo, e si allargarono paurosamente». In quale posizione si è messo, lo scrittore, per osservare tutto questo? E in stesso afferma di avere inseguito immagini di «completa aderenza». Lo sguardo esatto, impavido di Jünger sa cogliere nello stesso modo, con la stessa esemplare precisione, luci e ombre: le zone di terrore (il fronte caucasico dove non vi è più regola di guerra e si giunge fatalmente a «colpire gli inermi», le stanze di tortura da cui salgono le urla dei prigionieri, i centri di comando da cui si trasmette una violenza cieca…) e quei luoghi in cui, per qualche istante, l’antica civiltà d’Europa ha saputo ancora esprimersi in una discussione intellettuale, in un paragone colto, nel piacere di una battuta, in un gesto sorprendentemente urbano. Sono, questi, i rari momenti di pausa nel procedere implacabile della catastrofe. E la loro descrizione non appare certo come una momentanea e forse colpevole evasione; al contrario, rende ancora più visibile – anzitutto agli occhi dell’autore – l’orrore. È stato scritto che questi diari danno una sensazione di fredda impassibilità, di sovrano distacco, di ostentata percezione intellettuale di eventi e di cose. Chi oggi li legge può invece riconoscere in essi una ferma volontà di chiarezza. Jünger parla, nella sua introduzione, di «allenamento alla giustizia», di una personale «educazione». Noi vediamo un doloroso esercizio alla verità, il coraggio e l’energia di tutto guardare. La lucidità della visione, il «distacco», sono il risultato di uno sforzo supremo, e hanno per effetto una straordinaria incisività.
Per questo Irradiazioni, che Jünger definisce il suo «contributo intellettuale alla seconda guerra mondiale», rappresenta una ineguagliabile testimonianza del disastro, oltre che uno dei suoi libri più belli.
Ernst Jünger è nato a Heidelberg nel 1895. La sua straordinaria vicenda letteraria e umana ha attraversato l’intero secolo, toccando i momenti più cruciali durante la prima guerra mondiale (in cui combatté volontario) e la seconda (è l’esperienza descritta in questi diari). Le sue opere nel catalogo Guanda: Nelle tempeste d’acciaio, Sulle scogliere di marmo, Due volte la cometa, L’operaio, La pace, Rivarol, massime di un conservatore. Guanda ha anche pubblicato le Conversazioni con Ernst Jünger di Julien Hervier.
La Tradizione Politica di San Marino
Dalle origini dell’indipendenza al pensiero politico di Pietro Franciosi
Autore/i: Autori vari
Editore: Società Editrice Il Lavoro Editoriale
introduzione e cura di Elisabetta Righi Iwanejko, presentazione di Fausta Morganti.
pp. 616, Ancona
Il piccolo Stato autonomo di San Marino ha da sempre rappresentato nel contesto internazionale un simbolo di libertà e di autonomia. Questo volume ripercorre la storia, così esemplare, della tradizione politica sammarinese, dallo studio delle fonti giuridiche delle sue origini fino a ricostruire, nel contesto dello sviluppo della dottrina politica di San Marino, il pensiero di Pietro Franciosi, figura storica del Socialismo sammarinese e ispiratore della sua moderna organizzazione politica.


