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Oltre il Confine della Persona

Oltre il Confine della Persona

Autore/i: Montefoschi Silvia

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

prima edizione, premessa dell’autrice.

pp. 168, Milano

Quale valore reale ha la psicoanalisi nel destino storico dell’umanità? Silvia Mont, che già nel precedente libro L’uno e l’altro. Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico pubblicato in questa stessa collana, aveva cercato di elaborare un modello di teoria psicoanalitica che teneva conto dei dati della conoscenza dialettica della realtà, si impegna“ ora a dimostrare come in questo particolare momento la psicoanalisi possa ancora costituire un vero e proprio messaggio di salvazione per l’uomo contemporaneo. Per realizzare una nuova pratica umanistica e sociale della psicoanalisi, è però necessario, secondo l’autrice, che questa si rivolga a trasformare la qualità della vita. Per Silvia Montefoschi il potere trasformativo è strettamente inerente al metodo psicoanalitico.
L’attenzione della psicoanalisi al soggetto coincide con una particolare concezione dell’uomo; l’uomo studiato dalla psicoanalisi non va considerato solo nello sforzo che egli deve compiere di prendere distanza dalla propria oggettualità, ma come individuo che insieme ad altri individui crea una realtà specificamente umana, la realtà sociale.
E appunto questo processo che libera nell’individuo la coscienza dei bisogni di soggettività e di socialità che oggi in effetti si avanzano anche al di fuori dell’ambito psicoanalitico e che, secondo l’autrice, costituiscono i due momenti trasformativi essenziali del procedere storico dell’umanità.
Silvia Montefoschi tiene a dimostrare che non è il metodo psicoanalitico a promuovere la trasformazione, viceversa esso scaturisce dalla elaborazione teorica di una dinamica che già si dà spontaneamente.
Come il processo di realizzazione del Sé, che Jung teorizza come guarigione psichica, è, secondo Jung stesso, un processo spontaneo che il terapeuta ha soltanto il compito di favorire, allo stesso modo, secondo l’autrice, il processo trasformativo che porta l’individuo al recupero della dimensione sociale è un movimento spontaneo che l’analista ha il compito di liberare: esso si presenta come un passaggio essenziale, in questo momento storico, alla realizzazione del Sé individuale. La problematica che il , paziente porta oggi in analisi esprime in maniera inequivocabile la sofferenza per l’alienazione che è insieme forza di ribellione.

Silvia Montefoschi, medico e psicoanalista, è nata a Roma nel 1926. Si è presto orientata verso la psicologia del profondo ad orientamento junghiano e nel 1952 inizia la sua analisi personale con Ernst Bernhard. Membro della Società internazionale di psicologia analitica e membro fondatore dell’Associazione italiana di psicologia analitica, ha lavorato nel Centro studi di psicoterapia clinica di Milano, promosso da Pier Francesco Galli.
Intorno al 1970 è uscita spontaneamente dall’Associazione italiana di psicologia analitica e dalla Società internazionale per coerenza alla sua linea di pensiero circa l’incompatibilità delle strutture gerarchiche istituzionalizzate con lo sviluppo della personalità dell’analista. Recentemente l’autrice, in coerenza con l’attuale visione dell’importanza del sociale nello sviluppo individuale, ha diversamente orientato la propria pratica di diffusione del messaggio psicoanalitico. Pur persuasa che «il più efficace ambito creativo resta il rapporto duale, Montefoschi oggi è impegnata con un gruppo di analisti per un ulteriore approfondimento e una verifica di questa prospettiva teorica e clinica.

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