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Mi Chiamo Bisonte che Corre

Mi Chiamo Bisonte che Corre

Autore/i: Braschi Enzo

Editore: Verdechiaro Edizioni

pp. 168, Baiso (Reggio Emilia)

In ogni pietra vedo
in ogni insetto vedo
chi sei.
Ti chiedo d’esser forte
di far di me un guerriero
per vincere il nemico:
me stesso.
Fa’ che venga a te con occhi chiari
fa’ che venga a te senza denari.
Perchè quando la vita
declinerà quel giorno
io sappia d’esser degno
di te.
Come una piuma al vento
senza dolore e pianto
navigherò nel cielo dell’Est.
fa’ che venga a te con occhi chiari
fa’ che venga a te senza denari.
E tutto è solo un attimo lo so.

Mi chiamo Bisonte Che Corre, più che l’autobiografia dell’autore, è il percorso di un uomo da un mondo – il nostro -, fatto di gretto materialismo, egoismo, spirito di competizione, brutale cinismo e individualità, valori sempre più scadenti; a un altro – quello dei Nativi Americani -, fondato sulla correlazione, l’amore e il rispetto per ogni forma di vita.
In tal senso, Enzo Braschi racconta la sua infanzia povera ma dignitosa; le sue prime esperienze nel mondo dell’arte; gli anni della dura gavetta dolorosamente vissuti al fine di raggiungere la propria affermazione nell’ambiente dello spettacolo, fino alla presa di coscienza di un sempre più crescente vuoto e disagio personali.
Riesce a gettarsi alle spalle questa situazione solo attraverso l’amore per l’antica cultura dei Nativi Americani, i cosiddetti Indiani, prima imparandola sui libri, quindi vivendola sul “campo”, partecipando a sacre cerimonie che gli svelano la loro profonda spiritualità che per sempre cambierà la sua vita.
Mi chiamo Bisonte Che Corre (questo il nome dato all’autore dai suoi amati indiani) è dunque la storia toccante, poetica, commovente, ma soprattutto vera, di un nuovo Ulisse prepotentemente spinto a fare ritorno alla sua casa, le sue radici, la sua patria: non più Itaca, ma quella che i Lakota Sioux, i Cheyenne, i Blackfoot, gli Apaches, gli Hopi, e via dicendo, chiamano semplicemente la “nostra sacra Madre Terra”.

Enzo Braschi, dopo la laurea in Filosofia con una tesi sulla spiritualità dei nativi americani delle Grandi Pianure, si dedica al mondo dello spettacolo divenendo un apprezzato attore televisivo e cinematografico.
Autore di vari documentari sugli Indiani d’America, dal 1996 al 2003 prende parte alla Danza del Sole – la cerimonia più sacra dei nativi – fra i Lakota di Cheyenne River e Rosebud. Dopo avere ricevuto una visione, riceve il suo nome indiano (“Bisonte Che Corre”) dal capo della nazione Blackfoot Rufus Goodstriker.
Ha pubblicato, fra gli altri, La conoscenza segreta degli Indiani d’America, Il popolo del Grande Spirito, Sono tra noi, Il cerchio senza fine (Mursia), Vicini alla Creazione e Figli del tuono (Idea libri), Di terra e di luce e 2012. L’anno del contatto (Barbera edizioni).

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