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Maometto in Europa • Arabi e Turchi in Occidente 622-1922

Maometto in Europa • Arabi e Turchi in Occidente 622-1922

Autore/i: Carretto Giacomo E.; Lo Jacono Claudio; Ventura Alberto

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

a cura di Francesco Gabrieli.

pp. 280, interamente e riccamente illustrato a colori e b/n, Milano

Maometto in Europa: all’estremo sudoccidentale dell’Europa una rupe protesa nel Mediterraneo, Gibilterra, il monte di Tariq, ricorda nel nome il primo berbero musulmano che mise piede nel continente. All’estremità orientale gli arabi avevano già attaccato Costantinopoli, il cuore dell’Impero erede di Roma, invano (e altre volte ritenteranno). Poi ci saranno l’occupazione e la lunga permanenza nella Spagna, la puntata offensiva nel centro della Francia fino al campo di Poitiers, la conquista della Sicilia, le scorrerie nella penisola italiana fino alle porte di Roma stessa. Più tardi, nuova «ala marciante dell’Islàm», i turchi dilagheranno nell’Europa orientale: in Grecia, nei Balcani, in Ungheria, cancellata l’ultima vestigia – Costantinopoli – dell’impero bizantino, fallendo l’assedio di Vienna, rifluendo ma pur tenendo ancora un lembo a occidente del Bosforo con Istanbul, la città di Costantino, ed Edirne, la città di Adriano. Su questo complesso sfondo storico il tema del libro è quindi, come scrive uno degli autori, Francesco Gabrieli, « i tempi e i modi con cui la religione d’Arabia, e i popoli che l’accolsero e trasmisero, vennero a contatto con questa parte del mondo » che sarà l’Europa, « cosa essi vi apportarono, come si insediarono e in parte acculturarono sul suo suolo; quali furono i risultati di questo incontro-scontro fra genti diverse e prima dell’Islàm lontanissime tra loro ». L’incontro fu più lungo e fecondo nella penisola iberica dove si svolse un « grandioso fenomeno di mediazione culturale » prezioso per la civiltà europea nei secoli della sua formazione, ma i particolari del quadro, sul vasto teatro dell’Europa mediterranea e orientale, nel lungo arco dei secoli, nelle splendide vestigia artistiche e civili come nelle insospettate sopravvivenze, sono sorprendenti e stimolanti.

Più parole di quante solitamente si pensi – e con la parola spesso anche la cosa – sono mutui dall’arabo (algebra, divano, bailamme, alamaro, gazzarra, camicia, azzurro, per esempio); e molti elementi anche della cultura materiale, il riso, l’albicocca, il cotone, la carta o l’uva sultanina; e immaginari personaggi vivi nella realtà fantastica (Ali Baba operoso ladrone, i viaggi favolosi del marinaio Sindibad, Aladino con la sua lampada e il genio, l’astuta Sherazade infaticabile tabulatrice) possono essere il casuale stimolo che inducono a riflettere sulla grandiosa pagina storica della presenza islamica in Europa, dell’«incontro-scontro fra genti diverse e prima dell’Islàm lontanissime fra loro» (Francesco Gabrieli), delle conseguenze che ne derivarono. È il tema di questo libro. In un’epoca in cui le genti che poi avrebbero potuto dirsi europei costruivano dolorosamente la propria identità culturale, l’Islàm era un prodigioso universo ricco, dinamico, colto, civile. La biblioteca di Cordova andalusa contava i volumi a centinaia di migliaia quando la maggior parte dei potenti dell’Europa era analfabeta e la Vaticana contava poche decine di manoscritti; più tardi il matematico pisano Fibonacci scriverà d’esser stato istruito «nell’abbaco» e di aver conosciuto Euclide e i matematici arabi viaggiando «per cagion di commercio» nel Mediterraneo islamico. In termini generalissimi l’Islàm ha avuto la funzione di conservare, elaborare e trasmettere il patrimonio culturale dell’antichità o almeno parte cospicua di esso, di rimescolare e trasportare elementi culturali su un’area che andava dai mari della Cina all’Atlantico. Delle conquiste si sa: gli arabi in Spagna e in Sicilia, più tardi i turchi nei Balcani, da Costantinopoli a Vienna, lasciando nel riflusso minoranze musulmane e il caffè alla turca; ma anche nello “scontro” vi sono episodi (gli arabi sulle Alpi, i turchi in Friuli) che riaffiorando dagli archivi possono sorprendere. I termini dell’ “incontro” tuttavia sono certamente di più fruttuosa ricognizione, per tanto che la consapevolezza del passato aiuti l’attuale essere nel mondo.

Francesco Gabrieli già professore di lingua e letteratura araba nell’Università di Roma, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e di varie accademie del mondo arabo, si è occupato principalmente di letteratura araba e persiana e di storia dell’antico e moderno Islàm.

Giacomo E. Carretto redattore della rivista Oriente Moderno e curatore del settore turcologico dell’Istituto per l’Oriente, di Roma, si occupa della storia della cultura in area ottomana. Ha pubblicato studi su riviste specializzate e due volumi presso l’Università di Venezia (Saggi su Mes’ale. Un’avanguardia letteraria turca del 1928 e Hars-Kultùr. Nascita di una cultura nazionale).

Claudio Lo Jacono docente di storia e istituzioni musulmane presso l’Università di Cagliari, ha pubblicato lavori di storia del mondo arabo, tra cui un volume sulla storia dei partiti politici iracheni, e di diritto musulmani. È redattore della rivista Oriente Moderno.

Alberto Ventura è bibliotecario presso l’Istituto per l’Oriente di Roma. Oltre ai lavori bibliografici, si occupa essenzialmente di islamistica, con particolare riguardo al pensiero classico del mondo musulmano.

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Argomenti: Islamismo, Maometto,

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