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Majakowskij – Futurismo, Formalismo e Strutturalismo

Majakowskij – Futurismo, Formalismo e Strutturalismo

Titolo originale: O Majakovskom

Autore/i: Šklovskij Viktor

Editore: Il Saggiatore

traduzione di M. Olsufieva, I Gabbiani 58, copertina di Anita Klinz.

pp. 240, Milano

Un affascinante profilo di Vladimir Majakovskij uomo e poeta, un’analisi strutturale che costituisce un modello di saggistica e di critica letteraria in cui confluiscono le più audaci esperienze dell’avanguardia europea. Scritto nel 1940, il Majakovskij di Viktor Šklovskij segna un punto di passaggio nello sviluppo e nella formazione di uno dei più interessanti letterati del nostro secolo, ed è, nello stesso tempo, un termine di confronto fra due prestigiosi scrittori che hanno profondamente caratterizzato la letteratura sovietica ed europea.

Viktor Šklovskij (Pietroburgo 1893 – Mosca 1984) scrittore e critico sovietico. Fu uno dei più prestigiosi rappresentanti del formalismo, cui diede un contributo fondamentale con il saggio-manifesto L’arte come procedimento (1917) e con numerosi altri scritti teorici, tra cui quelli raccolti in Sulla teoria della prosa (1925) e Materiale e stile in «Guerra e pace» di L.N. Tolstoj (1928). A Šklovskij si deve la messa a punto di alcuni concetti basilari della teoria formalista, come quello della natura puramente convenzionale dell’opera d’arte in quanto somma di «artifici» (cioè delle tecniche deliberatamente usate dall’autore) e quello dello «straniamento» (il processo per cui l’immagine poetica «strania» l’usuale presentandolo in una nuova luce). Polemica e provocatoria figura di animatore letterario, Šklovskij svolse la sua ricerca in stretto contatto con l’avanguardia futurista e fu membro del gruppo dei fratelli di Serapione. In numerose opere in prosa, in cui il progetto narrativo, o saggistico, o memorialistico, è continuamente sopraffatto dalla tendenza alla digressione (sull’esempio dell’arte di L. Sterne) e alla frammentarietà (sull’esempio della scrittura di Rozanov), fornì brillanti verifiche delle sue intuizioni teoriche: Un viaggio sentimentale (1923), Zoo o lettere non d’amore (1923), La mossa del cavallo (1923), La terza fabbrica (1926). Con la fine del formalismo (causata dalla sua crisi interna oltre che dal massiccio attacco della critica marxista), la sua attività nel campo teorico si fece meno intensa: nel periodo staliniano lo scrittore si dedicò per lo più al cinema, scrivendo numerosi soggetti; nel 1940 pubblicò un libro di ricordi su Majakovskij. Sono da citare anche i saggi Sulla prosa d’arte (1959) e Lev Tolstoj (1963), che indicano uno sforzo di avvicinamento all’estetica del realismo socialista, l’autobiografico C’era una volta (1966), Sua maestà Ejzenštejn (1977), saggio-biografia sul grande regista sovietico, e L’energia dell’errore (1983), divagazioni su temi tolstoiani.

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Parte Prima

  • Introduzione
  • Il paesaggio
  • Mosca era rugginosa
  • Si riimparava a dipingere
  • Davíd Burljúk
  • Vicini di casa
  • Altri vicini di casa
  • Davíd Burljúk trova un poeta
  • Le donne
  • Già sui Brik, ancora sul circolo

Parte seconda

  • Pietroburgo
  • Della critica
  • Kul’bin. Il «Cane randagio». Le dispute
  • La guerra: il 1914 e il 1915
  • Dell’amore e dell’uomo
  • Febbraio. Anni 1917 e 1918

Parte terza

  • Blok
  • Continuo
  • L’opojaz
  • Il verso di Majakovskij

Parte quarta

  • Tra le nevi
  • Norderney
  • «Di questo»

Parte quinta

  • Il poeta viaggia
  • Il poeta parla con i posteri

Appendice

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