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Ma non Troppo – Cronache Agrodolci

Ma non Troppo – Cronache Agrodolci

Autore/i: Rosselli Colette

Editore: Longanesi & C.

premessa dell’autrice.

pp. 266, Milano

«Spero di poter contare sull’indulgenza di coloro che si troveranno ricordati più nelle loro debolezze che nelle loro qualità, ma delle qualità, fuori dai necrologi, quando se ne parla bisognerebbe farlo soltanto sottovoce. Per rispetto e sospetto.»

«Sono saltata dal pennello alla penna quasi senza accorgermene», dice di sé Colette Rosselli. «Ho frequentato il cosiddetto “mondo” senza restarne prigioniera. Ho attraversato salotti e strade con lo stesso passo. Ho osservato gli uni e le altre con la stessa curiosità. Pur senza immaginare che ne sarei diventata un giorno una testimone.» In queste frasi sta tutto il contenuto di un libro tanto difficile da definire – diario? cronaca? ritratti? – quanto agile, spiritoso e di piacevolissima lettura, che nelle sue pagine tenere e pungenti ci offre la vivace descrizione di una variegata società, non soltanto italiana. Personaggi eccelsi e intimi, artisti e letterati, politici e giornalisti, sfilano sotto i riflettori degli ultimi quarant’anni: dal conte Sforza con le sue civetterie e insolenze al regal seno della sovrana d’Inghilterra nei commenti del sarto di corte; dalle angosce di Papa Luciani agli hobbies di Toscanini; dalla spagnolesca arroganza di Dali agli imprevedibili umori di Leo Longanesi; dalle furie di Anna Magnani alle spavalderie di Curzio Malaparte; dai palpiti segreti di Mario Praz ai rancori di Martha Gellhorn, terza moglie di Hemingway; dal Gaetanocentrismo del vecchio Marzotto alle impazienze di Moravia; dai misteriosi silenzi di Ezra Pound alle strazianti amnesie di Dino Buzzati; dalle irruenze di Pertini ai «rigatoni» di Fellini. (E fra tutti, al centro della scena o tra le quinte, Indro Montanelli…) Da una messe inesauribile di ricordi, divagazioni, battute, frizzi, tutti godibili di per sé, esce un’immagine singolare e personale del nostro tempo e delle sue contraddizioni. E, dentro di essa, la vita – mai affrontata direttamente, quasi sottaciuta, sempre sviata – di una donna non comune che ha saputo osservare e oggi mostra di saper brillantemente riferire.

Colette Rosselli vive a Roma, quasi arroccata in un attico affacciato su piazza Navona. Di sé dichiara che ha molti difetti e una grande qualità: quella di non conoscere la noia, grazie al privilegio di alternare pennelli e penna. Ha rare amicizie, ma belle, e un solo rimpianto: aver dovuto rinunciare alla compagnia quotidiana di gatti, cani e cuccioli di ghepardo.

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