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L’Undicesimo Comandamento

L’Undicesimo Comandamento

C’è un Hitler in noi? Come prendere coscienza del Male e tentare di combatterlo

Autore/i: Glucksmann André

Editore: Longanesi & C.

introduzione dell’autore, traduzione dall’originale francese di Alessandro Serra.

pp. 272, Milano

«Il Decalogo ci prescrive il Bene. Il XX secolo, le cui utopie assassine hanno provocato cento milioni di morti, non ci obbliga forse a riconoscere l’Hitler che è in noi? Ecco l’undicesimo comandamento: prendere coscienza del male per tentare di combatterlo. Eco tragica della nostra tragedia, il libro di Glucksmann ci trafigge l’animo.» (Fraçoise Verny)

Dal testo:
«Questo libro di morale, e si pone la domanda «Come come comportarsi?» il lettore, giudice della mia risposta, si lasci inizialmente condurre dall’eccentricità dell’invito. Dal maestro calzolaio, l’apprendista un tempo si attendeva che gli insegnasse come diventare calzolaio. L’allievo giornalista, analogamente, si rivolge a un collega carico di esperienze e titoli. Come si fabbrica un buon paio di scarpe? Come diventare un buon reporter? Armati di una domanda ben mirata, rivolta a un preciso destinatario che si suppone possieda una specifica attitudine, gli apprendisti si inseriscono in un curriculum vitae chiuso su se stesso. L’insegnante è stato iniziato, l’insegnante insegnerà, la relazione pedagogica è portatrice, in tutta sicurezza o quasi, di un sapere trasmissibile. E quand’anche quest’ultimo venisse a mancare e si fosse costretti a diventare reporter senza maestri, l’assenza di risposta sarebbe sufficiente, cancellerebbe la domanda. Avere occhio, possedere dita abili o un pizzico di stile diventerebbero allora doni: si hanno o non si hanno. Purtroppo la produzione di buoni comportamenti non è facile come quella delle scarpe di vernice o di brillanti «articoli».
La morale si prende gioco delle certezze professionali e dell’innocente unilateralità dei superdotati. Interpella il calzolaio, ma non sul suo mestiere, si rivolge al giornalista o al poeta come a comuni cittadini, parla a tutti, senza aver l’aria di esser la voce di qualcuno. Come comportarsi? Inutile correre a chieder consiglio a un maestro di morale. La tua corsa è già un comportamento e la scelta del guru devi farla tu, non puoi scaricar tutto su di lui. Chi si pone domande, con un minimo di attenzione, rifiuta una vita manipolata. Se scopre di essere, poco o assai, una marionetta, è lui stesso a tirare i fili del suo personaggio. Per acquisire una condotta, deve respingere il fantasma di un destino che lo respingerebbe a ogni occasione, rifiuta di mettersi, ex abrupto, fuori causa.[…]»

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