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L’Isola dei Cannibali – Siberia, 1933: una Storia di Orrore all’Interno dell’Arcipelago Gulag

L’Isola dei Cannibali – Siberia, 1933: una Storia di Orrore all’Interno dell’Arcipelago Gulag

Da uno degli autori del Libro nero del comunismo una «microstoria» destinata a diventare una pietra miliare nella letteratura sul comunismo sovietico degli anni Trenta.

Autore/i: Werth Nicolas

Editore: Edizioni Corbaccio

prefazione dell’autore, traduzione dall’originale francese di Francesco Roncacci, titolo originale: L’Île aux Cannibals.

pp. 200, Milano

Conosciamo bene ormai la storia dei lager nazisti e dei gulag sovietici. Grazie alle ricerche degli storici e alle memorie dei sopravvissuti abbiamo un quadro abbastanza completo della vita quotidiana nei campi di concentramento istituiti dai due maggiori regimi totalitari europei del XX secolo. Ma non sapevamo che il trasferimento forzato in Siberia di elementi “socialmente nocivi” (ex kulaki, teppisti, vagabondi, individui “declassati”) dette luogo a sperimentazioni sociali che sembrano uscite dalla mente dell’inventore di Frankenstein. Nel 1933 fu deciso che gruppi di “nocivi”, composti da alcune migliaia di persone, sarebbero stati trasportati in zone pressoché totalmente disabitate e abbandonati a se stessi: una formula che avrebbe permesso di creare insediamenti umani nel grande Far East sovietico e di verificare le capacità di adattamento degli esseri umani a un ambiente privo di qualsiasi struttura. Alcune migliaia, ad esempio, vennero scaricate a Nazino, un’isola del fiume Ob’ a circa 900 chilometri dalla città di Tomsk. Nel giro di pochi giorni l’isola e la zona circostante divennero un girone infernale. Disperati e affamati, questi “coloni” cercarono di fuggire, si dispersero nelle campagne, dettero l’assalto alle case dei villaggi vicini, divennero ladri, assassini e soprattutto cannibali. Quasi tutti morirono d’inedia, si uccisero a vicenda o furono sommariamente giustiziati. All’origine del libro di Nicolas Werth vi è il rapporto di una commissione d’inchiesta costituita dal comitato regionale del partito comunista della Siberia occidentale nel settembre del 1933. Gli esperimenti furono interrotti, ma occorreva pur sempre organizzare la vita e la sussistenza delle centinaia di migliaia di persone che vennero avviate verso gli Urali, la zona del mare di Azov o le regioni più inospitali del lontano oriente. L’ideologia, l’odio di classe e la spaventosa inefficienza burocratica del sistema sovietico produssero un disastro umano di proporzioni continentali. Come racconta Werth, l’occasione per una soluzione finale venne nel 1937, quando il peggioramento dei rapporti con il Giappone permise l’eliminazione di tutti coloro che avrebbero potuto diventare, secondo la tesi dell’NKVD, una “quinta colonna del nemico”. Quando un maggiore “sfoltimento” appariva opportuno i responsabili locali chiedevano il passaggio dei prigionieri alla categoria superiore e venivano autorizzati, talora, con un ordine firmato da Stalin. Nel giro di quindici mesi, le persone arrestate furono 767.000, quelle fucilate 387.000. Da questo libro, scritto con una fredda passione e una scrupolosa documentazione, molti lettori trarranno la convinzione che ogni “giorno della memoria”, se riferito a un singolo orrore del Novecento, oscura una parte del quadro e produce giudizi parziali.

«Nicolas Werth è riuscito a recuperare dei documenti di straordinaria importanza.» (Le Monde)

«Un libro essenziale e di grande impatto.» (Libération)

Nicolas Werth, professore di storia presso l’Institut d’histoire du temps présent del CNRS, è stato addetto culturale all’ambasciata francese a Mosca fra il 1985 e il 1989 e da più di vent’anni si dedica alla storia dell’Unione Sovietica, in particolare ai rapporti fra potere politico e società civile negli anni Venti e Trenta del Novecento. Conoscitore non solo della letteratura occidentale sull’Unione Sovietica, ma anche delle opere degli studiosi russi e degli archivi di recente aperti al pubblico, Nicolas Werth è autore di numerosi lavori, fra cui Être communiste en URSS sous Staline, Histoire du Gulag (pubblicata a Mosca) e, tradotti anche in italiano, La Russia insorge (1917), Storia della Russia nel Novecento e la parte dedicata all’Unione Sovietica del Libro nero del comunismo.

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