Libreria Editrice OssidianeLibreria Editrice Ossidiane

L’Incarico Ovvero sull’Osservatore di chi Osserva gli Osservatori – Novella in Ventiquattro Frasi

L’Incarico Ovvero sull’Osservatore di chi Osserva gli Osservatori – Novella in Ventiquattro Frasi

Titolo originale: Der Auftrag oder Vom Beobachten der Beobacter – Novelle in vierundzwanzig Sätzen

Autore/i: Dürrenmatt Friedrich

Editore: Adelphi Edizioni

traduzione di Giovanna Agabio e Roberto Cazzola, in copertina: Friedrich Dürrenmatt, Angelo della morte (1988), Centre Dürrenmatt, Neuchâtel.

pp. 112, Milano

Allo psichiatra Otto von Lambert hanno ammazzato la moglie presso le rovine di Al-Hakim: chi ha violentato la donna, lasciando che gli sciacalli ne dilaniassero le spoglie in un mare infuocato di sabbia e pietre? Autentico mostro, von Lambert affida alla giornalista televisiva F. l’incarico di raggiungere le pendici dell’Atlante e ricostruire un «delitto di cui lui come medico era l’artefice, mentre l’esecutore un dato casuale». Come nel romanzo Giustizia, si tratta anche qui di mettere in scena una realtà parallela, che consenta un’osservazione dei fatti postuma e fittizia: un’occhio onnipresente e occulto osserva del resto tutto e tutti, e il mondo è percepibile soltanto attraverso l’obiettivo asettico e glaciale di una macchina fotografica, di una telecamera o di un satellite. Via via che la sua temeraria indagine prosegue, la giornalista si addentra in un universo tecnologico-primordiale, rimane invischiata in un intrigo golpistico e internazionale, si cala nei labirinti scavati da anonimi apprendisti stregoni nelle viscere del deserto. Labirinti ultramoderni, eppure popolati da esseri arcaici e avidi di sangue come l’idiota di guerra Achille, veterano del Vietnam e novello Minotauro, il quale, mentre infierisce sulle vittime, declama l’Iliade in greco, o come il suo amico Polifemo, il cameraman zoppo, cui tutti danno la caccia e che per occhio ha un obiettivo in perenne funzione, Con questo “giallo” potente e implacabile Dürrenmatt ci trascina in un mondo alla mercè di occhi elettronici, dove l’unico cui sia dato osservare tutto e tutti è un indifferente Dio nascosto.
«Jytte Sörensen camminava e camminava, deserto di pietra, deserto di sabbia, ma quello non era un andare alla cieca, anche quando era spinta in avanti, pareva alla F. che la danese puntasse a una meta da raggiungere, d’un tratto però corse giù per un ripido pendio, ruzzolò a terra, ed ecco le rovine di Al-Hakim con i santoni accovacciati, uccelli neri, lei si rialzò corse verso di loro, cinse le ginocchia del primo, voleva chiedere aiuto, questi cadde a terra, così com’era caduto con la F. la danese ne oltrepassò carponi il cadavere, abbracciò le ginocchia del secondo, anche quello era un cadavere, l’ombra del veicolo emerse, nera come la pece, e poi un essere gigantesco si avventò su di lei che, d’un tratto priva di volontà, non oppose nessuna resistenza, fu violentata e uccisa, tutto era assai nitido: il suo viso in primo piano, e per la prima volta, poi la faccia di quell’essere: gemente, avida, carnosa, inespressiva».

Di Friedrich Dürrenmatt (Konolfinger, 1921- Neuchâtel, 1990) Adelphi ha pubblicato La morte della Pizia (1988), Giustizia (2011) e altri titoli ha in preparazione. L’incarico è apparso per la prima volta nel 1986.

Vai alla scheda libro e aggiungi al carrello Modalità di acquisto

Commenti

Comments are closed.