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La Vita Quotidiana a Venezia nel Secolo di Tiziano

La Vita Quotidiana a Venezia nel Secolo di Tiziano

Autore/i: Zorzi Alvise

Editore: Rizzoli

introduzione dell’autore.

pp. 440, nn. tavv. b/n f.t., Milano

Nato (probabilmente) nel 1490, morto nella pestilenza del 1576, Tiziano, senza dubbio il più celebre e, in vita, il più ammirato dei pittori veneziani, domina e impersona il secolo più splendido della lunga stagione della grandezza di Venezia. Indipendente da secoli, potente e ricchissima per i fiorenti traffici marittimi in Oriente e Occidente, la Serenissima suscita invidie e odii feroci che quasi la travolgono ai primi del Cinquecento, quando tutti i sovrani d’Europa si coalizzano per la sua distruzione. Ma vince, sopravvive, e conosce un secolo di ineguagliato splendore, oggetto di ammirata meraviglia per coloro stessi che avrebbero voluto annientarla. La vita veneziana dalla fine del Quattrocento alla fine del Cinquecento e quella di una metropoli (la terza città d’Europa quanto a popolazione, ma la prima per vivacità cosmopolita di traffici, di divertimenti, di avventure intellettuali, di creatività artistica, di libertà di costumi) che, sotto certi aspetti, può far pensare alla Parigi tra le due guerre mondiali o alla New York dei nostri giorni. Ma con connotazioni irripetibili, come la passione per lo spettacolo che pervade ogni manifestazione della vita privata, pubblica e religiosa dando vita a straordinarie coreografie quotidiane, come l’originalità di una costituzione minuziosamente articolata in una miriade di giurisdizioni, di uffici, di assemblee, eppure funzionante con successo. Alvise Zorzi, uno studioso appassionato di Venezia, ci fa rivivere, attingendo largamente alle testimonianze contemporanee e dirette, questa società variopinta, affollata di patrizi e di popolani, di nobildonne di polso e di cortigiane letterate, di mercanti orientali e di finanzieri tedeschi, di artisti e di mecenati, di marinai e di galeotti; e di monache galanti, di riformatori lungimiranti, di medici ebrei, di giovanotti rissosi, di «compagni della calza» organizzatori di feste meravigliose. E di forestieri d’ogni razza, sui quali spiccano le teste coronate, pretesti, anche loro, di uno sfoggio di ricchezza che nasconde i travagli di una vita politica spregiudicata e di una diplomazia senza confini.

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