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La Suprema Guerra Santa dell’Islam

La Suprema Guerra Santa dell’Islam

Autore/i: Massignon Louis

Editore: Città Aperta Edizioni

traduzione e cura di Domenico Canciani, calligrammi di Hassan Massoudy.

pp. 96, nn. calligrammi a colori, Troina (En)

Il racconto qui proposto è un racconto popolare che ha l’ingenuità delle leggende auree e la fragranza dei Fioretti francescani. Esso narra la storia di Al-Ḥallāj, mistico sufi giustiziato a Baghdad nel 1922. Questo testo offre l’opportunità di conoscere l’argomento, misconosciuto o frainteso, del Jihād, la guerra santa, come si usa tradurre in maniera non del tutto adeguata. Il Jihād, infatti, è prima di tutto sforzo morale, per vincere in sé le passioni e fare spazio alla divinità di cui si proclama l’unicità, poi è scontro, guerra appunto, tra Allah e il suo fedele, il mistico, il quale accetta di essere annientato nel fuoco dell’amore divino e solo da ultimo, e in casi eccezionali, lotta per assicurare ai fedeli le condizioni per la pratica della loro fede. La storia ci narra appunto di Jihād intrapreso dal mistico Al-Ḥallāj, terminato col suo martirio.

Louis Massignon (1883-1962), uno degli ultimi orientalisti sul campo, si interessò al mondo islamico attraverso figure «marginali» di mistici sufi o convertiti. Fu legato da amicizia con Charles de Foucauld (l’apostolo dei tuareg), François Mauriac, Jean Cocteau, Jacques Maritain, Giorgio La Pira. Giocò un importante ruolo politico nei rapporti tra Francia e mondo arabo. Di lui, in italiano sono stati pubblicati La parola data (Milano 1995) e L’ospitalità di Abramo (Milano 2002).

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