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La Storia di Tewje il Lattivendolo

La Storia di Tewje il Lattivendolo

Titolo originale: Tevye der Milkhiker

Autore/i: Alechem Shalom

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

traduzione dall’yiddish di Lina Lattes.

pp. 160, Milano

Metà Don Chisciotte metà Sancio Panza, Tewje il lattivendolo è la figura più nota della letteratura ebraica, e certamente una delle più vive di tutta la letteratura moderna. Egli si aggira con il suo calesse, vendendo latte e latticini di casa in casa, in un distretto russo della fine del secolo (le sue storie, l’elaborazione di questo romanzo formato da isolate piccole avventure, vanno dal 1894 al 1914), e intrattiene coi suoi clienti e col suo ambiente un rapporto fatto di riflessioni sagge e ironiche, di storpiate citazioni bibliche, di comprensione dei dolori altrui e sete di comunicare i propri senza drammatizzarli. Di dolori ne ha: sette figlie a cui pensare, ognuna con un carattere diverso, non sono cosa da poco; e gli altri, parenti e
amici, non sono sempre fidati, se è vero che proprio un parente lo deruberà di tutti i suoi risparmi; e c e infine “l’autorità”, che è quella del tempo degli zar, e che finirà per cacciarlo dai luoghi della sua vita.
“Piccolo eroe positivo”, Tewje vive la sua odissea quotidiana a contatto con le brutture della vita e della storia, che è quella della diaspora ebraica ma anche quella dell’uomo contemporaneo di fronte al disordine che lo circonda, che investe il suo privato come il suo pubblico. Eppure Tewje non si scoraggia, e stoicamente affronta con un humour arguto e una simpatia senza pari tutte le difficoltà, forte di uno stoicismo che proprio nello humour e nel senso del comico trova la sua grande forza.
Da questo celeberrimo romanzo che ha avuto nel mondo (e continua ad avere) centinaia di edizioni, è stato tratto nel ’70 a Broadway e poi a Hollywood il musical Il violinista sul tetto con scenografie di netta impronta chagalliana.

Shalom Alechem, pseudonimo di Shalom Rabinovič (1859-1916) scrittore Yiddish, nato in Ucraina, fu per qualche tempo rabbino, poi commerciante senza fortuna, si dedicò infine alla letteratura. Abbandonata la Russia nel 1905 dopo il pogrom di Kiev, peregrinò per l’Europa e l’America e fu anche in Italia (1908-13). Delle sue opere ricordiamo: II fascio di fiori (poesie), È difficile essere ebrei (dramma), Jossele Solovei e Marienbad (romanzi), Menachem Mendel (racconti in forma di lettere) e Tewje il lattivendolo.

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Argomenti: Ebraismo, Letteratura, Umorismo,

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