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La Signora dell’Angolo di Fronte

La Signora dell’Angolo di Fronte

Autore/i: Woolf Virginia

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, introduzione di Ginevra Bompiani, traduzione di Masolino D’Amico.

pp. 304, Milano

Anche per i saggi di Virginia Woolf può ripetersi quanto Cecchi diceva della sua narrativa, che «un mondo è stato mobilitato a creare una conchiglia, una perla». Questo «mondo», a voler essere storicisti, ha poi dei connotati precisi e individuati: è il mondo di Bloomsbury, la cerchia di letterati e intellettuali (EM. Forster, Lytton Strachey, John Maynard Keynes) che si raccoglieva in casa di Virginia e della sorella Vanessa e che dominò la cultura inglese fra le due guerre. Spirito di tolleranza, anticonformismo politico e morale, un gusto raffinato ma profondamente educato al valore della verità: Bloomsbury non fu una scuola letteraria, non ebbe un «programma» comune; fu qualcosa di più, uno stile di pensiero.
Alla raccolta Per le Strade di Londra, già pubblicata nei «Saggi di Arte e Letteratura», segue ora questa seconda antologia di saggi. Certo, si tratta di un nuovo aspetto della grande scrittrice, indispensabile a completarne l’immagine. Ma occorre guardarsi dalle facili riduzioni: l’attività critica della Woolf non è un semplice complemento di quella creativa, un documento utile per conoscere le opinioni letterarie o, come si suol dire, la «poetica».
I suoi saggi si collocano all’interno di quella grande riflessione sull’arte narrativa e sul romanzo che ha cosi lungamente occupato la critica europea del nostro secolo, e che ha trovato nella Woolf (come nel suo sodale Forster) un’interprete geniale.
Rispetto agli apparati sistematici di schemi, grafici e alberi cui le teorie strutturaliste ci hanno abituato, tuttavia, questa riflessione ci appare nelle sue pagine meno ambiziosa di definizioni, più attenta e sensibile alle sfumature del gusto, più vicina all’iridata complessità della pratica letteraria. Diciamo pure, francamente: più cordiale e simpatetica nei confronti dei lettori. «Non tradire Mrs Brown», suona uno dei consigli della Woolf: non tradire la signora che incontri sul treno, per strada, che abita alla porta accanto. A questo precetto, per buona sorte di tutti noi, s’ispirano anche i suoi saggi.

Virginia Stephen
nacque a Londra nel gennaio 1882. Il padre era un critico e un erudito, dirigeva il «Cornhill Magazine» (al quale poi doveva collaborare Virginia) e aveva sposato in prime nozze una figlia di Thackeray: gli Stephen erano una delle grandi famiglie intellettuali dell’Inghilterra vittoriana, sicché la futura scrittrice visse subito in quel mondo di scrittori e artisti (frequentato allora anche da, Hardy e da James) di cui più tardi doveva diventare il centro.
Nel 1912 la scrittrice divenne la signora Woolf. E col marito fondò nel 1917 la Hogarth Press, la casa edifrice che tra altre opere di giovani pubblicò (stampate a mano) il Prelude della Mansfield e i Poems di T.S. Eliot. Nel 1941, la Woolf non tenne più testa alla «lotta contro la depressione», divenuta insostenibile nei mesi della battaglia nazista contro l’Inghilterra, e si uccise.

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