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La Guerra del Peloponneso

La Guerra del Peloponneso

Autore/i: Tucidide

Editore: Rusconi

prima edizione, cura e introduzione di Mauro Moggi, in copertina: «Ritratto di Tucidide», doppia erma che sull’altro lato presenta il ritratto di Erodoto; copia romana, risalente ad archetipo del IV secolo a.C. Napoli, Museo Nazionale.

pp. 1072, XV tavv. b/n f.t., Milano

Tucidide, nato ad Atene intorno al 460 a.C., apparteneva ad una famiglia aristocratica e doveva godere di condizioni economiche quanto meno agiate, se non altro per i proventi che ricavava dai suoi diritti allo sfruttamento delle miniere d’oro della Tracia. Fu colpito dalla cosiddetta peste che infuriò ad Atene a partire dall’estate del 430 e fu uno dei non molti che riuscirono a sopravvivere al morbo. Nel 424/3 esercitò la strategia nell’Egeo settentrionale: con la squadra navale posta sotto il suo comando intervenne in aiuto di Anfipoli, che era stata attaccata da Brasida, ma arrivo quando la città era già stata occupata e riuscì solo a impedire la conquista del centro costiero di Eione. Successivamente fu costretto ad allontanarsi da Atene e a vivere in esilio per venti anni. Richiamato in patria dopo la conclusione del conflitto, mori probabilmente intorno al 400. La morte, che ebbe verosimilmente carattere violento, non gli permise di completare la stesura della sua opera, né di rivedere compiutamente la redazione di alcune sezioni della stessa. Nato più o meno in coincidenza con l’avvento al potere di Pericle, vissuto sotto il suo regime per circa un trentennio, testimone e in qualche caso protagonista degli eventi relativi al grande conflitto che oppose gli Ateniesi agli Spartani, Tucidide ebbe la possibilità di conoscere e di apprezzare il momento di massimo splendore economico, politico, militare e culturale della sua città, ma dovette anche assistere alla disfatta che ne ridimensionò per sempre il ruolo e le aspirazioni. Questa esperienza non comune ha indubbiamente lasciato tracce profonde nella sua personalità ed ha influito in maniera rilevante sulle sue convinzioni di uomo e di storico.
L’opera di Tucidide si colloca alle radici e costituisce il vero e proprio arche- tipo del filone storiografico di carattere politico-militare, che privilegia i] momento della guerra e tutto ciò che ad essa appare collegato e funzionale: lotte fra individui e gruppi all’interno dei singoli stati, contrasti e conflitti a livello interstatale, trattative diplomatiche, tattiche di combattimento, tipi di armamento e risorse belliche. Non più soggetta, per la scelta operata da Tucidide in questo senso, al condizionante rapporto con il pubblico degli ascoltatori, appare caratterizzata da un grande rigore critico e tutta tesa a perseguire l’accertamento della verità. Svincolata dal fine edonistico, strettamente collegato con le letture pubbliche, si propone per la sua utilità a chi vorrà farla oggetto di una lettura attenta e meditata. Imperniata su un argomento di storia contemporanea – il lungo e rovinoso conflitto che coinvolse in pratica tutto il mondo greco e buona parte dei popoli limitrofi – descrive in primo luogo le cause remote e prossime che portarono allo scontro decisivo fra Ateniesi e Spartani e poi le varie fasi della guerra dal 431 al 411, interrompendosi prima della conclusione della stessa. Grazie all’acutezza interpretativa ed alla profondità speculativa del suo autore, l’opera trascende l’argomento in essa trattato e il contesto storico in cui ha avuto origine, per divenire effettivamente, secondo la definizione tucididea, « possesso perenne » per l’umanità intera.

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