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Karl e il Ventesimo Secolo

Karl e il Ventesimo Secolo

Titolo originale: Karl und das 20. Jahrhundert

Autore/i: Brunngraber Rudolf

Editore: Marietti Editore

prima edizione, prefazione di Cesare Cases, traduzione di Enrico Franzil, In copertina: Amedeo Modigliani, Celso Lagar, Parigi, Proprietà privata.

pp. 186, Casale Monferrato (AL)

Forse nessun altro libro rende con altrettanta potenza, come questo romanzo uscito negli anni Trenta, l’annientante forza della storia universale e della rivoluzione tecnologica planetaria, che fagocitano ed assorbono nelle loro spire il singolo individuo, la sua esistenza di ogni giorno. Il romanzo è la storia di Karl Lakner, un piccolo uomo qualsiasi che nasce in un quartiere popolare di Vienna, cresce fra le difficoltà e le ristrettezze della sua classe, partecipa alla prima guerra mondiale, ed è travolto dalla crisi economica post bellica.
La sua vicenda – le sue passioni, i suoi sentimenti, narrati con delicatissima e sobria poesia – s’intesse con la trasformazione tecnologica del mondo, con il processo della razionalizzazione economica del lavoro e con le sue spaventose contraddizioni. Brunngraber riesce a intrecciare mirabilmente, con laconica oggettività e intensa pietas, la vita individuale (con i suoi sogni, le sue speranze, i suoi desideri che rendono ogni esistenza unica e irripetibile) e i processi collettivi che la esautorano e l’alienano, trasformandola in un mero e anonimo dato statistico. La forza poetica di Brunngraber ci narra come le leggi generali e impersonali del mondo si calino nella vita dell’individuo, nelle sue azioni, nel suo modo di essere; egli traccia così un’immagine possente e angosciosa del nostro «grandioso ventesimo secolo» ossia del carattere sempre più totalitario della politica mondiale, che ingloba sempre di più la vita personale e sempre più ci minaccia col meccanismo oggettivo delle sue catastrofi. Sullo sfondo di questo meccanismo quasi automatico della produzione, delle crisi e delle guerre mondiali, che sempre più sembra diventare il nostro terribile Destino, Brunngraber raccoglie, con struggente e sofferta poesia, anche la piccola ma indistruttibile voce della resistenza a questo destino: la voce della dolorosa esistenza individuale, stritolata ma non cancellata dalle leggi dei grandi numeri che governano il mondo.

L’attività letteraria di Rudolf Brunngraber (1901-1960) si apre con un romanzo, Gli sradicati (1928), scritto al ritorno da un periodo di emigrazione in Svezia, per sfuggire alla crisi di disoccupazione scoppiata in Germania dopo la prima guerra mondiale.
La severa critica del sociologo Otto Neurath a quest’opera che aveva per tema il rapporto tra artista e società, giudicato marginale in confronto alla forza che la politica, l’economia e le fluttuazioni del mercato esercitano sul destino degli uomini, connessa alle esperienze subite nel periodo post-bellico contribuiscono alla maturazione di Karl e il ventesimo secolo (1932), in cui viene rappresentata l’impossibilità del singolo a dominare il proprio destino.
Dopo un grande successo iniziale la fortuna del libro si capovolge durante il periodo nazista in cui viene proibito anche Un angelo in Atlantide (1938). La guerra dell’oppio (1939) e Zucchero da Cuba. Romanzo di una febbre di denaro (1942) subiscono varie vicissitudini, mentre La via verso il labirinto, sulla repressione della rivolta operia viennese del 1934 ad opera di Dollfuss, rimane inedito fino al 1947. Del 1936 è Radio, romanzo di un elemento, frutto di una forzata dedizione ad argomenti estranei alla situazione politica del paese. Anche dopo la guerra i romanzi di Brunngraber subiscono alterne vicende, dovute ai continui riferimenti ad un passato troppo vicino per sembrare innocuo. In questo periodo lo scrittore, si rivolge al cinema collaborando alla sceneggiatura del film Il processo.

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Argomenti: Narrativa, Racconti,

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