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Il “Peccato” in Cina

Il “Peccato” in Cina

Bene e male nel neoconfucianesimo dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo

Autore/i: Santangelo Paolo

Editore: Editori Laterza

unica edizione.

pp. 316, Bari

Nella storia dell’umanità l’idea di peccato è relativamente moderna, e varia a seconda dei contesti sociali. Peccato non è certo sinonimo di colpa, ma, da quando l’uomo esiste, il commettere qualcosa contro la norma corrente ha sempre determinato, nell’individuo che tale infrazione faceva, il sorgere di un senso di disagio interiore, che poteva, successivamente, essere annullato da un qualsiasi tipo di autogiustificazione.
Il caso della Cina solleva numerosi problemi, non soltanto per la nota contrapposizione fra il «senso di colpa» e il «senso di vergogna», ma per la complessità e peculiarità dei suoi sviluppi ideologici, dalle antiche concezioni autoctone al confucianesimo, al taoismo, al buddhismo, sino al sincretismo filosofico del neoconfucianesimo ed a quello religioso della vita popolare.
Esiste in Cina il concetto di «peccato»? Qual è il ruolo della responsabilità umana nella concezione cinese? In che misura possiamo parlare di prevalenza del senso di vergogna su quello di colpa? Se sono relativamente note le virtù confuciane, quali vizi sono invece considerati i peggiori? L’autore, attraverso un confronto con le idee occidentali ed alcuni riferimenti alla situazione attuale, nonché ai presupposti ideologici più antichi, fornisce una ricca documentazione ed una serie di strumenti interpretativi inediti, che permettono la comprensione di uno degli aspetti più interessanti di una civiltà diversa da quella europea. (Lionello Lanciotti)

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