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Il Mondo come Ikebana

Il Mondo come Ikebana

Umanesimo scientifico dalla new-age al pan-islamismo

Autore/i: Quattrocchi Carlo

Editore: Fratelli Palombi Editori

presentazione dell’autore.

pp. 344, Roma

Il mondo come ikebana è un insolito saggio didattico-filosofico ricco di riferimenti storici, spunti politici ed accenni autobiografici.
Nell’affresco culturale di un seducente “umanesimo scientifico” si delineano le necessità e quindi i desideri di tutti noi. È un’opera lineare che con sottile malizia analizza il “gioco esistenziale” seguendo un criterio quasi scientifico. In un mondo che cambia in fretta si disvela la necessità di una proposta culturale antica nei contenuti, ma nuova nella forma. Gli eterni problemi dell’uomo sono infatti affrontati con parole volutamente semplici già pronte ad entrare nella immensa “deriva” del linguaggio mediatico. Le solide convinzioni etiche sono infine addolcite da riflessioni poetiche.
È un saggio culturale che coinvolge ed entusiasma poco a poco.
Senza accorgersene, si entra in un dibattito aperto ed avvincente al quale tutti si sentono in diritto di partecipare. Gli argomenti appaiono slegati, ma alla fine sono così concatenati da costituire un solido teorema o, più elegantemente, una bella composizione floreale, un ikebana.
È un audace catechismo laico che ha mantenuto la sua preziosa impronta cristiana.
È un armonico blog scritto da un intellettuale bright in cui si evidenzia quella irrequieta italianità che nei momenti critici mette tutto in discussione.

Carlo Quattrocchi, romano, nato nel 1936, docente in Clinica Ostetrica e Ginecologica, è stato medico-chirurgo ospedaliero per 36 anni.
È nonno di tre nipoti e di migliaia di bambini nati negli ospedali romani.
Sempre attratto da letture filosofiche, si ritiene modesto seguace dei nostri Croce ed Abbagnano, del tedesco Fromm ed in parte del francese Onfray. La sua cultura europea si è arricchita alla Harvard di Boston ed ama ancora rileggersi Bertrand Russell.
Se riesce a superare la sua innata timidezza, rivela agli altri una empatia ed una piacevole ironia di fondo per quella vita che egli considera irripetibile ed effimera, l’unico bene fugace che abbiamo. Dopo tanti anni di assiduo lavoro è riuscito a realizzare ancor di più il piacere di un colto viaggiare nei siti più interessanti e sperduti del mondo.
Idealista da sempre, ha precorso il ’68 sperimentando i primi progestinici, contribuendo così all’inizio del femminismo; ha condiviso con gli svagati “figli dei fiori” le prime ballate di Joan Baez e Bob Dylan.
Dopo un meritevole e lungo stacanovismo è diventato in maturità un esistenzialista ironico, un umanista utopico, un italiano disilluso ed un europeista convinto.

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