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Il Melodramma e gli Italiani

Il Melodramma e gli Italiani

Autore/i: Nicastro Aldo

Editore: Rusconi

prima edizione, prefazione di Quirino Principe, avvertenza dell’autore.

pp. 324, Milano

Il melodramma è il Giano bifronte della musica italiana: popolare ed aristocratico, vissuto con realismo da osteria e lunare nei suoi archetipi e simboli, «tutto nostro» ma ormai più conosciuto e coltivato oltre frontiera. Anche il bifronte titolo di questo libro rischia di essere letto in due modi, e più, forse, in quello meno giusto. Aldo Nicastro ci presenta un oggetto musicale, e il suo discorso riguarda la storia della musica e la musicologia, non la sociologia. Non si offre, qui, un ritratto degli italiani attraverso il melodramma; si mira a un’identificazione del melodramma storicamente italiano mediante l’unica categoria mentale capace d’identificarlo, ossia il suo rapporto con un’«italianità» omogenea e convincente nel suo modo d’essere. Ma il libro può benissimo apparire una bottega d’antiquario, nella quale si è irresistibilmente attratti; e una volta entrati, ci si accorge di essere circondati da cose vecchie che sembrano tesori, e da tesori che sembrano bric-à-brac. Che cosa significa la congiunzione presente nel titolo, o, in altre parole, qual è il rapporto, oggi, tra gli italiani e il melodramma? Si direbbe che gli italiani provino sovente, di fronte al melodramma, un forte imbarazzo.
Nicastro divide il suo libro in cinque grandi parti: Rossini, il romanticismo (culminante in Donizetti e Bellini), Verdi, il verismo, Puccini. Una costruzione bene architettata, dovuta a una causa che il lettore troverà certo rasserenante, così come troverà refrigerante e limpido l’effetto: questo libro non è una raccolta-collage di saggi prima sparsi, è invece un disegno unitario e pensato come tale da cima a fondo. Questo carattere accosta Il melodramma e gli italiani ai saggi musicali «a tesi», tutti costruiti su una centrale idea generatrice, quali è possibile trovare soprattutto nella cultura francese: i saggi di un Machabey o di un Landormy. Rigoroso, il libro di Nicastro risulta perciò impietoso la sua parte, anzi, spesso, decisamente duro e puntuto, nonostante l’educatissima conversazione dell’autore. D’altra parte, dobbiamo ringraziare quegli appuntiti strumenti se queste pagine ci si rivelano, con vantaggio per il lettore, un ricco manuale d’idee; se comincia ad esser chiaro quale sia la cianfrusaglia, nella storia del melodramma, e quali siano le suppellettili preziose; se a un certo punto Mercadante ci si rivela imprevedibilmente «europeo», e Bellini affine a Chopin, e Donizetti confinante con territori weberiani, e Verdi ultima maniera manda un aroma di vecchi legni, e il dominio pucciniano limitrofo agli imperi musicali di Debussy e di Richard Strauss. Nicastro, che non vuole «far colpo», è meticoloso: mostra anche il già noto, procede con ordine, espone notizie e idee acquisite. Tuttavia, preferisce sempre mostrare di esse la faccia nascosta, ed è per questo che, aprendo il cassetto in cui era stato frettolosamente riposto il melodramma, ci cadono nelle mani tante novità.

Aldo Nicastro è nato a Catania nel 1936 e vive a Roma. Critico musicale, ha curato per la Radiotelevisione cicli su Beethoven, Mahler, Puccini e un’ampia serie di rubriche d’informazione. Nel campo, che è suo specifico, del teatro d’opera ha pubblicato saggi specialistici su guide ed enciclopedie musicali.

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