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Il Medioevo Cinese – Dalla Dinastia Sung alla Dinastia Yüan

Il Medioevo Cinese – Dalla Dinastia Sung alla Dinastia Yüan

Autore/i: Průšek Jaroslav; Palát Augustin

Editore: Utet

unica edizione, premessa degli autori, traduzione dall’inglese di Giannantonio Dal Pozzolo.

pp. XI-624, riccamente illustrato b/n, Torino

Dalla premessa degli autori:
«Quando si dice, e con ragione, che la civiltà europea affonda le sue radici nell’antichità classica, arricchita poi dal Rinascimento, stupisce il fatto che gli Europei tendano a pensare (e ad esserne inconsciamente convinti) che tutto ciò che si verificava al di la dei confini delimitati dall’esperienza europea, dai tempi più antichi sin quasi ai nostri giorni, avesse un’importanza puramente locale e periferica nella formazione e nello sviluppo della civiltà e della storia del mondo. Non sempre coloro che erano intenti a classificare e interpretare l’immensa ricchezza di materiale, buona parte del quale determinante, sotto molti aspetti, per il mondo attuale, si rendevano sufficientemente conto o si interessavano dei legami diretti esistenti fra il mondo dell’antichità classica e la cultura del Vicino Oriente e del Nordafrica, né dell’apporto dato dalla cultura araba alla fioritura del tardo Medioevo europeo. Tutto ciò che stava al di là dei punti estremi raggiunti dagli eserciti di Alessandro Magno, o dall’orizzonte dei navigatori delle caravelle medioevali, veniva quasi considerato come appartenente al mondo della fantasia e della leggenda e tenuto vivo dai rari resoconti – a ragione o a torto non sempre creduti – di alcuni pellegrini curiosi e in cerca di emozioni, di missionari e mercanti, di marinai e componenti di missioni ufficiali pacifiche o dichiaratamente aggressive.
Né i lunghi viaggi di esplorazione, considerati tradizionalmente dagli storici come segno della conclusione dell’età medievale, né i secoli che videro la fondazione degli imperi sui quali il sole davvero non tramontava mai, valsero ad accrescere la nostra conoscenza di questi Paesi: da un lato si diffondevano voci di favolose ricchezze e magnificenze, dall’altro si avevano notizie sulla debolezza militare e l’incapacità di quelle lontane contrade a tenere testa agli imperi straordinariamente efficienti ed aggressivi e alle civiltà dell’Europa. Rare furono le occasioni in cui l’Europa si soffermò ad ammirare i tesori culturali di quelle terre lontane; la sua ammirazione si tingeva allora di desiderio per l’esotico e di nostalgia per qualche perduto paradiso terrestre. Oggetto, poi, di questa ammirazione erano di solito gli aspetti più eccezionali, più lontani dal gusto e dalle tradizioni europee. E questo, inevitabilmente, li riduceva al rango di puri elementi decorativi, di effetto ma vuoti di significato, trasferiti in modo innaturale e incongruo nell’ambiente europeo e perciò incapaci di rivelare nulla delle ricchezze della civiltà da cui provenivano, della gloriosa ascesa e della successiva caduta di un potente impero lontano dall’Europa, ed ancor meno della vita quotidiana del suo popolo.
Tuttavia se mettiamo a confronto la durata di molti di questi Stati, la molteplicità, l’alto livello e grado di elaborazione dei loro sistemi filosofici e il complesso delle loro tradizioni culturali, non sempre l’Europa esce troppo bene dal paragone.[…]»

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