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Il Gioco dei Potenti – Grandezze e Debolezze, Stile e Mancanza di Stile di quelli che Contano

Il Gioco dei Potenti – Grandezze e Debolezze, Stile e Mancanza di Stile di quelli che Contano

Autore/i: Ottone Piero

Editore: Longanesi & C.

introduzione dell’autore.

pp. 424, Milano

«Vivono, come gli aristocratici di un tempo, in maniera diversa dai comuni mortali; tengono la loro corte nelle ville di Cape Cod o della Foresta Nera, o in palazzi di città, massicci, opulenti, inaccessibili… La loro potenza è il denaro.»

Negli ultimi quarant’anni, la scena italiana è stata dominata da alcuni protagonisti che hanno controllato i veri centri di potere. I più importanti, i più interessanti sono Enrico Mattei ed Eugenio Cefis, per il settore pubblico; con un tragico epigono, Roberto Calvi, il quale – pur essendo presidente di una banca privata – ha svolto una parte notevole nel campo del «capitalismo di Stato»; e, nel settore privato, Gianni Agnelli e Leopoldo Pirelli, in rappresentanza di un capitalismo che era delle grandi famiglie e oggi si sta trasformando e frazionando, anche per la spinta di uomini come Carlo De Benedetti. Conosciamo le gesta di questi personaggi. Ma chi sono essi in realtà? Quali sono state di volta in volta le loro motivazioni? Quali traguardi cercavano di raggiungere? Per capirli, bisogna studiare la loro mentalità, seguire le loro vicende personali, sorprenderli nei momenti meno noti della loro esistenza, come fossero i protagonisti di un romanzo: solo in tal modo è possibile tracciare di ciascuno un ritratto. D’altra parte, perché il ritratto sia verosimile, bisogna che il personaggio sia presentato in movimento, mentre fa le cose, non staticamente come fosse un busto di marmo. E quindi ecco, per fare qualche esempio, la rievocazione della guerra delle «sette sorelle», la scalata alla Montedison, l’acquisto del Corriere della Sera e di altre testate; ecco lo stuolo degli amici, dei collaboratori, dei consiglieri, da Boldrini a Vanoni, da Cuccia a Romiti. E si scopre che, se è vero che tutti giocano, ciascuno si muove a modo suo, con i suoi problemi e i suoi guai: che talvolta diventano, purtroppo, i guai di tutti noi.

Piero Ottone è nato a Genova nel 1924. Giornalista dal 1945 al 1977 presso il Corriere Ligure, La Gazzetta del Popolo, il Corriere della Sera, Il Secolo XIX, ha diretto Il Secolo XIX e il Corriere della Sera. Attualmente rappresenta Mondadori nella proprietà de la Repubblica. Fra i suoi libri: Gli industriali si confessano (1965), Fanfani (1966), La nuova Russia (1967), De speri (1968), Intervista sul giornalismo italiano (1978), Come finirà (1979) e, in questa stessa collana, La scienza della miseria spiegata al popolo (1980), Giornale di bordo (1982) e Le regole del gioco (1984).

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