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I Cristiani di Allah

I Cristiani di Allah

La straordinaria epopea dei convertiti all’islamismo nei secoli XVI e XVII

Autore/i: Bennassar Bartolomé; Bennassar Lucile

Editore: Rizzoli

prima edizione, presentazione di Salvatore Bono, traduzione di Sergio Atzeni.

pp. 502, nn. tavv. b/n f.t., ill. b/n, Milano

Tra il 1550 e il 1700 il Mediterraneo orientale è quasi un lago ottomano, quello occidentale è controllato dagli spagnoli; le due superpotenze devono però fare i conti con altre potenze: Venezia, anzitutto, e poi Genova o i piccoli stati corsari di Algeri, Tunisi, Tripoli.
A est c’è Malta, controllata dai Cavalieri. E poi ci sono portoghesi e francesi, anche se le loro rotte son volte all’Atlantico… Alla rivalità per il predominio navale, quindi politico ed economico, si accompagna, senza tregua, la lotta religiosa che oppone cristiani della controriforma e musulmani, e che tiene costantemente aperti due fronti – il bacino del Mediterraneo e l’Europa centrale – con tutti i possibili passaggi da un fronte all’altro e l’alternanza schiavitù/libertà che spetta in sorte, volontaria o involontaria, ai transfughi o ai «rinnegati».
Sulle tracce di questi ultimi si sono mossi gli autori, ricostruendo, attraverso gli archivi dell’Inquisizione spagnoli, portoghesi, veneziani, 1.550 processi mossi ai « cristiani di Allah». Essi rappresentano, a loro parere, solo lo 0,5 per cento dei rinnegati del periodo affrontato. Molti di quegli uomini (più raramente donne) spontaneamente 0 costretti dalla tortura evocano infatti centinaia, persino migliaia di altri rinnegati.
Una storia dalla parte dell’Occidente – non è stato possibile l’accesso agli archivi ottomani – ma che risulta sin d’ora sorprendente: la società musulmana dell’epoca è molto più aperta e accogliente di quella cristiana; la conversione all’Islam non è quindi solo necessità di sopravvivenza, ma opportunità vantaggiosa. I rinnegati raccontano infatti di destini e condizioni di vita che non avrebbero avuto in Europa, stante il loro ceto di provenienza: contadini o servi della gleba calabresi,. francesi, spagnoli che in terra d’Islam erano liberi e potevano diventare personaggi importanti. Perché qui mancava l’idea del «vile meccanico» o «vile mercante» contrapposto al « nobile» come nell’Europa del tempo; sotto questo profilo, come ha scritto Alessandro Bausani, «l’Islam non divenne mai moderno perché fu già in antico troppo moderno».
In ogni caso, che l’abbiano voluto o no, i rinnegati ebbero il ruolo di intermediari fra due civiltà, fra due culture che si detestavano molto meno di quanto si dica o si creda: seguire i loro cammini di fuga e d’avventura, di conversione e di ritorno da una sponda all’altra del mare, significa ripercorrere dal basso, nella concretezza di un esito (individuale, l’uguale concretezza e ricchezza di vite romanzesche, giocate e risolte, per virtù o per forza, in nome della fede.

Bartolomé Bennassar, professore di storia all’Università di Toulouse-le-Mirail, è uno specialista della storia spagnola dell’età moderna. Tra le sue numerose ricerche sono state pubblicate in Italia Storia dell’Inquisizione spagnola dal XV al XIX secolo (Rizzoli 1980) e Il secolo d’oro spagnolo (Rizzoli 1985).

Lucile Bennassar ha svolto attività di ricerca in campo storico e archivistico.

 

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