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«Ho Ucciso Giovanni Falcone» – La Confessione di Giovanni Brusca

«Ho Ucciso Giovanni Falcone» – La Confessione di Giovanni Brusca

Per la prima volta il boss dei Corleonesi racconta se stesso: dalle stragi al pentimento

Autore/i: Lodato Saverio

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

terza edizione, introduzione dell’autore.

pp. 210, Milano

La foto più nota di Giovanni Brusca, riprodotta su tutti i quotidiani e trasmessa dalla televisione, risale al 20 maggio 1996, Da allora sono pochi coloro che hanno visto in faccia l’uomo che è stato definito il più feroce boss della mafia e ha confessato di essere il killer di Giovanni Falcone. Tre anni dopo il suo arresto Brusca è dimagrito di alcune decine di chili, ha coltivato una lunga barba e indossa un paio di occhialini cerchiati. Saverio Lodato, riconosciuto come uno dei più qualificati osservatori e storici di Cosa Nostra, lo ha incontrato in una cella blindata del carcere di Rebibbia e ne ha raccolto la testimonianza: la testimonianza del primo boss della «mafia vincente» che ha scelto la strada della collaborazione con la giustizia.
In. Queste pagine Brusca racconta la storia della sua vita: il padre mafioso, la breve esperienza da chierichetto, gli studi interrotti troppo presto, il primo omicidio commesso a diciotto anni, il viaggio di iniziazione dai «cugini» americani, il primo libro letto durante il Co giorno obbligato (Cuore di De Amicis). Brusca ripercorre la sua «brillante» carriera da semplice soldato a generale dei corleonesi, svelando le incredibili contraddizioni degli affiliati, che provocano orrore per gli
amici che tradiscono la moglie ma uccidono con disinvoltura una donna incinta e ordinano lo scioglimento nell’acido di un bambino, Giuseppe Di Matteo, la cui unica colpa era quella di avere un padre «pentito». Brusca non censura alcun particolare della sua autobiografia: spiega come si svolge la vita di un latitante (fra tacite protezioni e fughe improvvise), rivela i retroscena della sua cattura e di quella di Riina, i segreti e le connivenze politiche condivisi per vent’anni con boss come Riina e Bagarella, ricostruisce i giorni drammatici della preparazione della strage di Capaci, dove fu lui ad azionare il timer che fece saltare in aria i corpi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta.
Un monologo che si legge come un racconto crudo e serrato, un documento straordinario per capire cos’è la mafia, come ha reagito alla controffensiva dello Stato, e per intuire gli scenari futuri e le nuove strategie di Cosa Nostra.

Saverio Lodato è inviato dell’«Unità» e autore di numerosi liberi sulla mafia: Diciotto anni di mafia (Rizzoli 1990), Potenti. Sicilia anni novanta (Garzanti 1993), Dall’altare contro la mafia (Rizzoli 1994) e, con Attilio Bolzoni, C’era una volta la lotta alla mafia. Storia di patti e di ricatti (Garzanti 1998). In I miei giorni a Palermo (Garzanti 1992) ha inoltre raccolto la testimonianza del giudice Antonino Caponetto. Per la Rai ha scritto i testi di A. Palermo, sei anni dopo, andato in onda il 19 luglio 1998, in occasione del sesto anniversario della strage di via D’Amelio.

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