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Dialogo sull’Oratoria

Dialogo sull’Oratoria

Autore/i: Tacito

Editore: Rizzoli

testo latino a fronte, introduzione e commento di Luciano Lenaz, traduzione di Felice Dessì.

pp. 208, Milano

Il Dialogo «De Oratoribus» può essere considerato una sorta di tavola rotonda sui problemi dell’arte oratoria, quali potevano prospettarsi a Roma negli anni Settanta del I secolo: la situazione dell’eloquenza contemporanea, le cause della sua decadenza, il rapporto di valore fra oratoria e poesia: temi su cui sembra polarizzarsi, mascherandosi, il disagio dell’élite aristocratica di fronte alla realtà, amaramente accettata, dell’Impero. Nella trama di argomentazioni proposte dai brillanti interlocutori – retori famosi all’epoca della giovinezza di Tacito – si delineano le ragioni della crisi che spegne il vigore dell’eloquenza: non il declino delle scuole, ma lo stallo della vita politica, non l’abuso di retoriche declamazioni, ma l’assenza di libero dibattito. Solo nel fuoco della competizione politica, nella lotta dei gruppi e delle classi l’eloquenza trova materia che la alimenti: e per questo erano stati grandi gli oratori della Repubblica. L’Impero ha dato ordine e tranquillità sotto un unico reggitore, ma ha inesorabilmente ristretto, nella concordia civile, il campo proprio dell’oratoria. Il prezzo della pace è il silenzio.
Scritto in uno stile di stampo ciceroniano, lontano dall’incisiva asimmetria delle opere maggiori di Tacito, il «Dialogo» e lavoro tanto affascinante quanto ricco di problemi: dall’attribuzione, a lungo controversa, alla data di stesura, al reale punto di vista dell’autore sul quesito proposto. Con puntuale analisi Luciano Lenaz illustra, nella sua rigorosa introduzione, i percorsi della vicenda filologica e critica e i vari atteggiamenti di pensiero che non senza qualche sottesa ambiguità si intrecciano nel testo.

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