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La Struttura della Fiaba

di
Editore: Sellerio Editore
Informazioni: prefazione di Antonio Buttitta, con un saggio introduttivo e traduzione di Donatella Ferrari-Bravo - pp. 140, Palermo
Stampato: 1977-05-01
Codice: 500000002128

"La storia della cultura europea da alcuni secoli ha cercato nelle fiabe una conferma ai suoi orientamenti estetici e scientifici, finendo con il proiettare in esse le proprie ideologie. L’utilizzazione del patrimonio favolistico tradizionale a livello letterario è tanto antica e così complessa da impedirci sostanzialmente di distinguere le frontiere tra il fabulare come dimensione naturale della cultura di determinati livelli sociali (quale, per venire a tempi a noi vicini, può essere quello dei conteurs medievali), e tra il fabulare letterario, criticamente consapevole di usare materiali della favolistica tradizionale (quale, per restare nell’orizzonte storico precedente, troviamo in Chretien de Troyes). E comunque evidente che col passare dei secoli la utilizzazione letteraria del patrimonio favolistico tradizionale è venuta acquistando via via maggiore consapevolezza, rendendosi sempre più percepibile. Questa crescita critica si può cogliere mettendo a raffronto due prodotti molto noti ma poco letti della nostra storia letteraria. I cantari leggendari e il Pentamerone. Nei primi non si riesce a distinguere bene in che misura l’autore continui un genere letterario proprio del suo mondo e in che misura utilizzi materiali narrativi di una diversa tradizione culturale. Nel secondo al contrario l’utilizzazione di materiali narrativi « altri » è dichiarata, voluta e immediatamente percepibile, sia pure tra le maglie di un linguaggio ricercato che tuttavia non riesce a nascondere un diverso sfondo culturale. Tanto nei Cantari leggendari quanto nel Pentamerone ovviamente si riflettono il mondo ideologico e le concezioni artistiche dei loro autori. Nei Cantari leggendari si intuisce il desiderio, di una società borghese in via di insignorimento, di riprodurre i modi del mondo culturale della nobiltà medievale, ripetendone la principale forma letteraria cioè la leggenda epica, ma privilegiando in essa gli elementi fiabeschi e trascurando quelli leggendari. Fenomeno abbastanza ovvio ove si rifletta che per la nobiltà francese del medioevo fatti e personaggi dell’epica avevano, dovevano avere, reale consistenza storica, mentre per la borghesia italiana del Rinascimento, più mercantile che guerriera, il mondo dell’epica veniva a perdere la sua dimensione eroica, acquistando contorni e colori fiabeschi. Mentre nei Cantari leggendari si riflette un mondo in crescita sociale che tende a ripetere forme di cultura egemone, nel Pentamerone è la cultura[...]"

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Argomenti: Fiabe, Cultura Europea,

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