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Dante e il Simbolismo Pitagorico

Dante e il Simbolismo Pitagorico

Autore/i: De Regny Paolo Vinassa

Editore: Fratelli Melita Editori

premessa dell’autore.

pp. 192, ill. b/n, Genova

Dalla premessa dell’autore:
“Negli ultimi anni del secolo, al cui inizio era scomparso Dante, quel simpatico uomo e scrittore che fu Franco Sacchetti esclamava: «Come posso sperar che surga Dante se già chi ’l sappia legger non si trova».
Una quantità di nemici del Grande e dell’opera sua lavorava difatti ad impedire che Dante sorgesse, si ergesse per dirlo con parola Dantesca; e questo ostracismo dal più al meno si ripeteva (e direi che tenta di ripetersi anche oggi) nei secoli successivi.
Una antica leggenda profetica però avvertiva che Dante sarebbe stato compreso sei secoli dopo la morte sua.
La profezia pare si avveri. Gli studi su Dante si sono difatti rafforzati e ampliati. Il testo, grazie all’opera della benemerita Società Dantesca, è stato riportato il più possibile vicino al testo originale purtroppo perduto. Non altrettanto bene ha proceduto la interpretazione profonda dell’immane capolavoro. Sopra tutto si è trascurata o peggio si è spregiata tutta la tradizione pitagorica che in Dante fu grandissima. Di tale tradizione più che altro fu irriso al numerismo, che da Platone era passato a Virgilio, ai primi Padri della Chiesa giù giù sino al grande maestro di Dante, il santo francescano Bonaventura.
Ora, per tornare alla profezia tradizionale, fu appunto dopo sei secoli che cominciarono gli studi e le ricerche anche sul numerismo della Commedia. E se non faccio errore, fu primo il Petrocchi.
Agli studi dei miei predecessori si unirono sino dal 1928 i miei, che passarono tra la noncuranza o la benevola sopportazione dei ben pensanti dantisti professionali.
Non così agì Giovanni Papini, che anzi mi consigliò di riunire le sparse note in un tutto più organico.[…]”

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