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Dalle Metafore Ossessive al Mito Personale – Introduzione alla Psicocritica

Dalle Metafore Ossessive al Mito Personale – Introduzione alla Psicocritica

Titolo originale: Des métaphores obsédantes au mythe personnel

Autore/i: Mauron Charles

Editore: Il Saggiatore

introduzione dell’autore, traduzione di Mario Picchi.

pp. 464, Milano

Dopo nove anni di intensa e fortunata esistenza, La Cultura, la collana che ha rappresentato il perno della produzione del Saggiatore, pur serbando inalterata la sostanza del suo impegno muta veste e compie un ulteriore sforzo per ampliare e approfondire la propria ricerca.
L’uomo continua ad essere il centro degli interessi della Cultura: l’uomo, con la sua ansia di capire e di partecipare, non da sprovveduto o da fazioso, ma da individuo cosciente, spiritualmente aperto, attento alle fondamentali scoperte della scienza e del pensiero. La Cultura intende rispondere a questo bisogno dell’uomo di riatteggiare continuamente, dandole sempre nuovo equilibrio e significato, la sua presenza nel mondo e nella storia; di dialogare con i contemporanei ritrovandosi con essi su una piattaforma comune che consenta il superamento dei gerghi e della solitudine.
La Cultura rifiuta la nozione aristotelica del sapere come appannaggio di una élite, rifiuta anche la nozione di un «adattamento» del contenuto e del linguaggio dei temi culturali per i non «chierici». Per la cultura sono chierici tutti i desiderosi di conoscenza. Essa si propone quindi anche come un atto di fede nella necessità e possibilità di una cultura democratica che non escluda nessuno dal proprio dominio.
Il modesto prezzo dei suoi volumi è in armonia con questa impostazione.
Ora, dopo 108 titoli, individuati più chiaramente i propri destinatari e le loro esigenze, La Cultura può fare un altro passo, nel senso di una più complessa articolazione della propria produzione: non più quindi un’unica collana, ma molte collane che, restando ferma l’unità di impostazione e la severità delle scelte, esploreranno ciascuna una sfera culturale, differenziandosi anche nella veste grafica e offrendosi così con maggiore evidenza ai cultori delle varie discipline. Storia antica – storia medioevale e moderna – storia contemporanea – arte e letteratura – filosofia, psicologia e scienze umane – urbanistica – economia – scienze: queste saranno le voci della nuova Cultura.

Da qualche tempo, si stanno redigendo inventari, sempre più informati e motivati, delle «resistenze» che la cultura italiana ha opposte, e in parte ancora oppone, alla psicoanalisi. Nel campo della critica letteraria, quelle resistenze si sono spesso manifestate in forme addirittura allergiche. Era naturale d’altronde, che la psicologia del profondo apparisse mille volte sospetta, se già la vecchia psicologia, tanto più alla mano, era stata sconfessata dal maestro della nostra critica estetica, Benedetto Croce, come un ripiego arbitrario, storicamente incontrollabile, incapace di dare all’arte quello che è dell’arte. Ecco alcuni motivi che hanno consigliato di proporre alle discussioni, o eventualmente alle polemiche della cultura italiana questo libro, dove Charles Mauron accerta, in teoria e in pratica, l’applicabilità della psicologia del profondo alla critica letteraria.
Il Mauron non accampa pretese di pioniere: tutti sanno che Freud in persona e alcuni dei suoi discepoli avevano dato i primi esempi degli aiuti che la psiconalisi può fornire per una nuova e spesso più penetrante comprensione delle opere d’arte; mentre, con la psicologia analitica, Jung compiva prove analoghe su Joyce e su Picasso. Ma simili assaggi, nonostante i loro risultati spesso positivi, non valevano a fondare una coerente metodologia, che è viceversa il traguardo raggiunto dal Mauron con quella che egli battezza la psicocritica. Trent’anni di prove gli permetterebbero ormai di formularne, col massimo di generalità, le basi e i procedimenti; ma ancora adesso, in questo libro, egli preferisce attenersi al classico principio che il moto si dimostra camminando, e perciò aggancia il proprio discorso dottrinale a un gruppo di esperimenti condotti sia su poeti dell’eta «nevrotica» (da Nerval a Baudelaire a Mallarmè a Valèry) sia su poeti di tempi che convenzionalmente riteniamo più «sani» (Corneille, Molière, Racine).
Anche per il Mauron gli artisti sono coloro che creano «esseri di linguaggio»: la sua novità è che di questi «esseri» egli fa i suoi pazienti, li «prende in analisi», a differenza dei suoi predecessori che psicoanalizzavano l’artista per illuminare l’opera considerata come sintomo, o viceversa. Ma come ottenere da una poesia, da un romanzo, da un dramma il necessario flusso di libere associazioni, che il paziente in carne ed ossa fornisce all’analista? Il Mauron è arrivato a constatare che risultati in qualche modo equivalenti si conseguono in sede psicocritica, sovrapponendo i testi di un medesimo autore, fino a mettere in luce «reti autonome di immagini» nel caso della poesia, o di situazioni nel caso della narrativa o del dramma. Con ciò non presume di esaurire, in tutta la loro estensione, i compiti della critica letteraria: sussistono sempre ancora, con pieno diritto, la critica «classica».
Come il Mauron la chiama, comprendendovi quella estetica e quella storicistica) e critica tematica.
Per la critica classica, lo scrittore tiene una finestra, simmetrica, su quell’ambiente interiore che è l’inconscio. In confronto poi con la critica tematica, che cerca motivi, la psicocritica cerca strutture inconsce. Non è la pura coincidenza che la parola Struttura sta ad indicare come la psicocritica sia una tempestiva coetanea di quella critica strutturalista, che oggi gode di tanto favore. L’una e l’altra costruiscono, con elementi oggettivi dell’opera, sistemi di cui l’artista non prende coscienza, pur subendone l’impero. L’una e l’altra richiedono al critico, se vuol captare e riconoscere i tratti indispensabili a ricostruire quel sistema, la specifica attenzione che è indispensabile a tutti gli esercizi operativi ma, nel caso della critica, non si aguzza senza la sollecitazione della sensibilità, come un tempo si chiamava questa dote tuttora imprescindibile. Sovrapporre testi, come fa la psicocritica, o accostarli sincronicamente, come fa lo strutturalismo, rimangono atti meccanici di trasporto, sinchè la forza dello sguardo critico non vi scorge i rapporti, le analogie, gli echi, le rispondenze, che costituiscono già di per se stessi, come il Mauron chiede gli sia per lo meno riconosciuto, un «arricchimento della nostra lettura». E quale miglior collaudo di un metodo critico che una più intensa fruizione dell’opera?

Charles Mauron (Saint-Rèmy-de-Provence, 1899). Laureatosi in fisica, deve abbandonare l’attività di laboratorio per disturbi agli occhi. Si dedica a traduzioni dall’inglese, e in inglese pubblica tre opere originali di creazione e di ricerca, che si affiancano ad altre scritte in francese. Milita nelle organizzazioni antifasciste, dopo la guerra sarà per dieci anni sindaco della propria città, La perdita totale della vista (1940) sembra concentrarlo più profondamente sul mondo interiore con indagini, introspezioni, riflessioni che maturano il metodo della psicocritica, esposto in questo libro. Tappe precedenti: Mallarmè L’obscur (1941); Introduction a la Psychanalyse de Mallarmè (1950); Note sur la structure inconsciente de Van Gogh (1953); L’inconsctent dans oeuvre et la vie de Racine (1957); oltre un saggio in provenzale su Mistral: Estudi Mistralen (1953). Tappe successive: Psychocritique du Genre comique e Mallarmè par lui-mème (1964). Annuncia studi su Baudelaire e Hugo.

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