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Cronache di Architettura – Dal Bicentenario Americano al Centre Beaubourg

Cronache di Architettura – Dal Bicentenario Americano al Centre Beaubourg

Volume 20, 1976-1977 • (nn. 1131-1180)

Autore/i: Zevi Bruno

Editore: Editori Laterza

pp. 240, nn. fotografie e ill. b/n, Roma

«Restarono a parlare finché fu sera, finché nella stanza buia, divisi da quel tavolo, furono divisi anche dall’ombra; ma non propriamente divisi, poiché le loro voci avevano acquistato un diverso afflato, il loro parlarsi una nuova fraternità. La ricchezza, la povertà, il male, il bene. L’avere un potere, il non averne, il fascismo dentro di noi. il fascismo fuori di noi».
Così, nel Candido di Leonardo Sciascia, il dialogo tra il giovane comunista e l’arciprete, prolungato in un’atmosfera dove il sogno di mutamento si scontra con una realtà confusa, sfuggendo ad ogni schema interpretativo dogmatico.
Lo scompiglio si traduce in violenza depoliticizzata: rifiutando istituzioni e partiti, il «movimento» del ’77 abbandona gli ideali del ’68 e verifica la crisi del marxismo sulle tesi dei «nouveaux philosophes». La morte di Mao emblematizza la fine dei leaders carismatici; la lotta per la sua successione si conclude con l’arresto della «banda dei quattro» e l’affossamento della rivoluzione culturale.
In Germania, un’ondata repressiva segue le imprese del gruppo terroristico Baader-Meinhof. Strage di Tal-El-Zaatar in Libano. Con la vittoria delle sinistre nelle elezioni amministrative italiane, uno storico dell’arte, Giulio Carlo Argan, diviene sindaco di Roma (nn. 1154, 1176). Ma l’accentuarsi del bipartitismo Dc-Pci determina una situazione che sconfigge il fronte abortista. Il dramma ecologico sfocia nella tragedia di Seveso; il Friuli è distrutto dal terremoto. Al film di Sydney Lumet, Quinto Potere, corrisponde la liberalizzazione dell’etere, stimolando una contro-informazione di massa. In arte., l’empito eversivo di Claes Oldenburg (copertina) cede il passo alla body-art. Dopo l’esito deludente della conferenza di Vancouver sugli insediamenti umani (n. 1131), la temperie architettonica è segnata dalle celebrazioni del bicentenario americano (n. 1158) dalle polemiche sul Centre Beaubourg di Parigi (n. 1150) dalla spinta del femminismo (n. 1158). Tra gli eventi di maggior rilievo: il complesso polifunzionale ad lvrea, di Cappaie Mainardis (1139), la Sony Tower di Kurokawa ad Osaka (n. 1156) per la sistemazione dei Sassi di Matera (n. 1165). Suicidio del designer Alberto Rosselli (n. 1137).
La Royal Medal a Denys Lasdun (n. 1169).

Bruno Zevi, nato a Roma nel 1918, si è laureato in architettura presso la Graduate School of Design dell’Università di Harvard, presieduta da Walter Gropius. Membro dei gruppi clandestini  di «Giustizia e Libertà», negli Stati Uniti pubblica i «Quaderni italiani», prosecuzione di quelli parigini di Carlo Rosselli.
Rientrato in Europa nel 1943, partecipa alla lotta antifascista nelle file del Partito d’Azione.
Dal 1948 al ’63 insegna all’istituto universitario di architettura a Venezia e nella scuola di perfezionamento in storia dell’arte diretta da Lionello Venturi.
Dal 1963 è professore ordinario nella Scuola di storia dell’architettura nell’università di Roma e ne dirige l’istituto di Critica operativa. Premio Cortina-Ulisse per la critica d’arte, laurea ad honoris causa all’università di Buenos Aires, membro onorario del Royal Institute of Architects, accademico nazionale di San Luca, segretario generale dell’Istituto di urbanistica dal 1952 al ’68, è vicepresidente sin dalla fondazione dell’istituto nazionale di architettura (In/arch).
Tra i suoi libri: Verso un’architettura organica (Torino 1945), Saper vedere l’architettura (Torino 1948; decima edizione 1976), Architettura in nuce (Firenze 1960; seconda edizione 1972), saggi in Michelangelo architetto (Torino 1964), Erich Mendelsohn: opera completa (Milano 1970), Saper vedere l’urbanistica – Ferrara di Biagio Rossetti, la prima città moderna europea (Torino 1971; seconda edizione 1977), Il linguaggio moderno dell’architettura (Torino 1974; seconda edizione 1975), Storia dell’architettura moderna (Torino 1950; nuova edizione 1975).
Una bibliografia esauriente si trova in Zevi su Zevi (Milano 1977).
Dal 1955 dirige la rivista mensile «L’architettura – cronache e storia» e cura la rubrica architettonica del settimanale «L’Espresso». Gli articoli di questa rubrica sono raccolti in una serie di volumi UL, cui si aggiunge un fascicolo speciale che ne fornisce l’indice analitico generale.

Dal testo:
“Conclusa nella tarda serata dell’11 giugno 1976, la «Conferenza sugli insediamenti umani» sarà probabilmente ricordata come l’ultima grande assise indetta sotto il patrocinio delle Nazioni Unite. La drammatica spaccatura verificatasi sul testo della «dichiarazione di principi», sostituito e distorto senza preavviso da 77 paesi che sin dalle riunioni iniziali hanno strumentalizzato il dibattito per ribadire l’aberrante equazione «sionismo=razzismo», lascia scarse illusioni in merito alle prospettive di una proficua cooperazione internazionale. Ha prevalso l’intolleranza, la volontà di sconfiggere con un clamoroso colpo di mano l’Occidente e i suoi alleati: Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Repubblica Federale Tedesca e Stati Uniti, che hanno votato «no»; ed anche Austria, Colombia, Giappone, Honduras, Isole Figi, Paraguay, Portogallo, Spagna, Svezia e Svizzera, che si sono astenuti. A livello politico, dunque, fallimento completo, irreparabile; l’auspicato «dopo-Vancouver» (n. 1127) rischia di andare in fumo. Tutti i problemi rimbalzano all’assemblea dell’Onu, ripartendo da zero, in condizioni peggiorate dall’intransigenza e dai rancori delle parti in causa. Non si è neppure stabilito se l’ente preposto all’habitat avrà sede a New York, a Ginevra, a Nairobi o altrove.
Molti tecnici appena rientrati dal Canada esprimono un pessimismo largamente giustificato. Secondo i calcoli, la popolazione della terra raddoppierà entro l’anno 2000, toccando la cifra iperbolica di sette miliardi; ebbene, non è maturata alcuna intesa sul come produrre, in poco più di due decenni, strutture abitative pari a quelle realizzate nell’intero corso della storia fino ad oggi. Le sperequazioni sono macroscopiche e le ottiche sembrano inconciliabili: mentre le nazioni più avanzate si preoccupano di arginare i danni dell’urbanesimo cercando un diverso equilibrio tra città e campagna, il Terzo Mondo denuncia che nelle zone rurali si muore di fame, e la tragedia è determinata non dall’inquinamento, ma dalla carenza spesso totale di approvvigionamenti idrici.”

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